CULTO DI MURCIA



CIRCO MASSIMO

IL TEMPIO

Il Santuario della divinità arcaica Murcia (sacello:. Varrone, Ling 5.154) si attesta all'interno della traccia del Circo Massimo vicino al primo palo di svolta (la meta sud est) sul lato Aventino (Terz, De SPECT 5, 8.. ; sub monte Aventino: Festus 135).

Varrone riferisce che il piccolo santuario era un tempo circondato da un boschetto, ma questo era stato ridotto a un solo albero di mirto, ultimo vestigium dell'età augustea (Varrone, loc. Cit.). Nella tarda antichità la valle veniva chiamata Valle Murcia in onore della Dea, ma forse solo dopo che il suo santuario venne ampliato notevolmente (Humphrey 96-97; Coarelli; s.v. Vallis: Circo Massimo), vale a dire quando venne edificato in pietra il Circo Massimo..

Non si sa nulla dell'architettura augustea del santuario, e anche la sua posizione può essere solo approssimativa, però Plinio parla di una Murciae Metae, a Roma, dove era consacrato un altare alla Dea Murcia. E Festo ci informa che c'era un tempio a Roma, il Tempio Murco,  dedicato alla Dea Murcia. Secondo lo studioso Felice Ramorino (1852 – 1929) la Dea Murcia aveva un tempio ai piedi dell'Aventino presso il Circo Massimo, secondo alcune fonti voluto da Anco Marzio.

Il tempietto della Dea Murcia ancora è nominato da Tertulliano, il quale la crede la stessa Dea Venere. "Murtia quoque idolum fuit. Murtiam enim Deam amoris volunt cui in illa partem aedem vovere". E Festo nel libro XIX: "in Sellae, Sellae curulis loco, in circo datus est Valerio Dictatori posterisque eius honoris causa, ut proxime sacellum Murtiae spectarent, loca Magistratus."


L'AVENTINO (stampa del XVIII sec.)

L'AVENTINO

Sull'etimologia non ci sono molte notizie, in tempi antichissimi il colle Aventino, come informa Varrone, si chiamava Murcus, e Livio dice che il re Anco Marzio, avendo vinto molti latini, ne accolse alcune migliaia, ai quali vennero assegnate stanze presso il tempio di Murcia (ad Murciae datae sedes).

Fu la sede dei plebei, contrapposta al Palatino sede dei patrizi. Con la Lex Icilia de Aventino pubblicando, del 456 a.c. l'area del colle fu distribuita tra i plebei per costruirvi case, a causa dell'occupazione di suolo pubblico da parte dei patrizi, che aveva scatenato le proteste di questi. Il colle divenne pertanto un quartiere popolare e mercantile.
Secondo alcuni l'Aventino era detto Mons Murcus (che avrebbe dovuto significare Monte taglisto), ma anche Mons Murtus, dal nome della Dea Murtia.



LA DEA

Varrone parla di Venere Murcia, come Dea dell'amore, detta pure Venus Mirtea, che aveva cioè come attributo il mirto. La Dea Murcia però era anche la Dea che "ammolce", che carezza l'uomo e ne asseconda le voglie.

Più tardi fu assimilata a Mortea, o Murtea. cioè la Dea del Mirto, secondo alcuni simbolo di casto amore, in realtà il mirto era la pianta che si offriva ai morti, non a caso Mortea. Amore e morte sono state accoppiate da sempre, perchè il massimo dell'amore è la morte dell'io.

Ora molti associano Murcia all'aggettivo Murcidus, pigro e inattivo, e pertanto alla depressione, per cui Venere Murcia sarebbe collegata a colei che deprime gli animi, ma se così fosse non le avrebbero posto un tempio nel Circo Massimo, dove i cuori si elettrizzavano.

Ma come mai gli autori sono così discordi sulle qualità della Dea? Perchè Murtia fu identificata, oltre che con Venere, colla Bona Dea, che era Dea dei campi e delle messi.
Murtia, o Murcia o Mursia hanno la stessa matrice "mu" che sappiamo connessa con madre e morte.
Trattavasi di una Dea italica antichissima e triplice, con un lato donativo e uno distruttivo: amore e morte. Non è dunque strano che fosse Dea dell'amore e dell'abbandono, ma pure della tristezza e della depressione per la vecchiaia e la morte.

Inoltre, pur essendo la Dea indifferentemente chiamata Mursia, o Murcia, o Murtia, alcuni l'hanno chiamata anche Martia, ma si ritiene un errore di trascrizione. Si ritiene ma non ne sono certi.

Vien da pensare ai Marsi, abitatori della Marsica, in Abruzzo, di cui Appiano di Alessandria diceva:
« Nec sine Marsis nec contra Marsos triumphari posse » (Non si può vincere né senza i Marsi né contro di essi) Si dice si chiamassero Marsi in quanto adoratori di Marte, Dio della guerra, che in lingua sabellica si pronunciava "Mars" o "Mors".

Ma c'è di più, un importante collegamento tra tutti questi nomi, perchè risale al 150 a.c. il primo documento scritto in cui si parla di Venere dei Marsi, un paese d'Abruzzo tutt'ora esistente. Il documento recita: “Ebbe culto (la Dea) specialmente nell’attuale villaggio che da lei ha il nome Venere e verso l’anno 150 a.c. i Marsi costruirono un tempio sotto il titolo di Venere Mirtea." 

Il tempio fu eretto per celebrare la pace tra i Marsi, gli altri popoli italici e i Romani determinando il nome del paese. Capitelli e basamenti di stile Corinzio sono ancora oggi conservati nelle Chiese di Venere. Dunque Venere Mirtea è la Venere dei Marzi, non sarebbe strano che diventasse la Dea Marsia, e da qui magari Mursia o Murtia..



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