CULTO DELLA DEA FERENTINA



DEA ITALICA
Ferentina era un'antica divinità prima italica e poi romana, venerata già dai Latini e dagli Ernici come Dea dell'acqua e della fertilità. Il nome di "Ferentina" deriverebbe dal verbo latino "fero", "porto, produco", perciò la Dea sarebbe "colei che è fruttuosa". Oppure viene dal termine Fera (fiera, belva), cosa che ci trova più concordi, in quanto Potnia Theron (la Signora delle belve).

Secondo alcuni studiosi anglosassoni, il culto di Ferentina sui Colli Albani potrebbe essere collegato al culto di Diana presso l'antica Aricia, sul lago di Nemi dove vigeva il "rex nemorensis", il sacerdote del tempio, che per installarsi nella carica doveva sfidare in duello e uccidere il sacerdote precedente. Ma non ci sono prove su questa ipotesi.



IL CULTO DELLA DEA

- Il principale luogo di culto di Ferentina era il bosco Ferentano presso il "Caput Aquae Ferentinum" sui Colli Albani, alle pendici dell'attuale Monte Cavo ("Mons Albanus" dei Latini), nel Latium, dove si svolgevano le riunioni annuali dei delegati della Lega Latina, collocato dagli studiosi presso la località Prato della Corte presso Marino. Secondo altri era presso Cecchina, frazione di Albano Laziale. identificata con lo sbocco dell'emissario di Nemi, dell VI secolo a.c.

- Ma erano legate al culto di Ferentina anche Ferentium (oggi Ferento), nel Lazio a 6 km da Viterbo, sulla strada Teverina verso la valle del Tevere. Sorgeva sull'altura di Pianicara, dove si insediarono gli sfollati della vicina città etrusca Acquarossa, distrutta intorno al 500 a.c. durante le guerre di espansione di Tarquinia.

Nel "Liber coloniarum" e in un passo dei "Gromatici veteres" (testi latini del V sec, sull'agricoltura) risalente al 123 a.c. è menzionata Ferento, in riferimento all'assegnazione di una colonia o alla spartizione di alcuni terreni demaniali. Dopo la guerra sociale (91-88 a.c.) Ferento divenne municipium.

IL TEATRO DI FERENTO 
- Ferentinum (oggi Ferentino), nella provincia di Frosinone (Lazio, Valle del Sacco), la cui fondazione, antecedente a quella di Roma di almeno 300 anni, è attribuita al Dio Saturno che, scacciato dall'Olimpo, si insediò in questo territorio diffondendovi le arti e le tecniche. 

Non a caso vi si ergono le mura ciclopiche, con massi posati a secco per circa circa 2.500 metri, con 12 porte. Fra il VI e il IV secolo a.c. Ernici, Volsci e Romani combatterono per il possesso della zona.

In seguito Ferentino divenne alleata di Roma, arricchendosi di grandi edifici pubblici, dei quali restano: un Mercato Coperto, un teatro, il Testamento di Aulo Quintilio Prisco, le terme, l'acquedotto e il basolato stradale della via Latina.

Ferentillo in Umbria, presso Terni, dal latino "Ferentum illi" ovvero "quelli di Ferento", sicuramente in ricordo della patria abbandonata. Il paese è attraversato dal fiume Nera che lo divide in due nuclei.

FERENTO DI VITERBO
Ferentum, città della Puglia, non molto conosciuta ma le dettero fama sia Diodoro che Livio. Fu posseduta dai Sanniti e poi spugnata dai romani.

Ferentana in Abruzzo, da Frentrum, il nome locale della capitale dei Frentani, popolo italico di lingua osca insediato sulla costa adriatica centrale, tra le foci dei fiumi Sangro e Biferno, strettamente affine ai Sanniti, negli attuali Abruzzo sud-orientale e nel basso Molise. Entrati in conflitto con Roma alla fine del IV secolo a.c., ne accettarono il ruolo di alleati con un certo margine di autonomia. Nel I secolo a.c., dopo la Guerra Sociale si giunse alla definitiva romanizzazione del popolo frentano.

- Secondo alcuni Ferentina aveva un altro centro di culto nella città di Aricia, situato tra il lago di Albano e il lago di Nemi (Nemorensis), un lago vulcanico, a poche miglia dal lago di Albano. Lì si trovava il famoso boschetto di Diana Nemorensis, nel quale cresceva un "ramo d'oro" in una quercia sacra, probabilmente vischio, e che figurava nel rituale con cui i suoi sacerdoti venivano sostituiti. Ma non vi sono prove di ciò.



L'AQUA FERENTINA

Ferentina è un'antica Dea latina dell'acqua e della fertilità della sorgente che prende il nome da Lei e non viceversa, vale a dire l'Acqua Ferentina, situata nei boschi vicino a Castrimoenium, l'attuale Marino, sulle sponde del Lago Albano (Lacus Albanus), situato nel cratere di un vulcano estinto.

Ella era anche la Dea protettrice della città chiamata Ferentinum, una città degli Hernici (una tribù sabina), posta a circa 45 miglia a sud-est di Roma, al largo della via Latina; secondo alcuni gli antichi confondevano questa città con il sito della sua sorgente e del suo boschetto, che poteva chiamarsi Ferentinum in suo onore.

L'ernico Ferentinum, oggi chiamato Ferentino, si trova in effetti a circa trenta miglia dalla sua sorgente a Castrimoenium, ma ciò non toglie che il culto non potesse estendersi a tale distanza e anche molto oltre. In origine Ferentino era una città dei Volsci, di origine umbra od osca, ma in seguito fu abitata dagli Hernici, una tribù sabina.

Il nome Ferentinum deriva secondo alcuni dal verbo fero, "portare" o "produrre", da cui deriva la parola ferax, "fecondo" o "fertile". Pertanto, Ferentinum significherebbe"il luogo che è fertile"; e la Dea "Colei che è feconda". Ferentinum era conosciuto nell'antichità come una tranquilla città di campagna, dove si poteva sfuggire al trambusto e ai rumori della città, insomma un luogo di villeggiatura per i ricchi romani.

Ma sul suolo italico c'erano altre città con nomi simili, come Ferentana, situata nel Sannio, e Ferentum, una città in Puglia. Sia la Puglia che il Sannio erano regioni dell'Italia antica situate sulla costa orientale (adriatica); esse confinavano tra loro, e il Sannio era un vicino del Lazio, la regione in
cui si trovavano Roma, il lago Albano, Ferentinum e Castrimoenium.

Ci si chiede se questi luoghi si chiamassero così in onore di Ferentina e la risposta viene affermativa; lo stesso culto di Feronia richiama la Dea Ferentina, la cui sorgente si trovava in un boschetto sacro in una valle fittamente boscosa, e un tratto di bosco a Marino è ancora oggi chiamato bosco di Ferentina.

Dunque una Dea dell'Acqua e delle Sorgenti, ma soprattutto la Ninfa di una sorgente centrale per i popoli latini; e le sorgenti sono tradizionalmente simbolo di origine, nascita e connessione con gli Inferi, in quanto emergono direttamente dal sottosuolo. Lei è una Dea della Terra e dei poteri della fertilità, della fecondità e della nascita; quindi legata all'agricoltura, e per estensione ai poteri civilizzatori dell'agricoltura, proprio come Cerere. Veglia sul suo popolo, i latini, e protegge le città che la onorano. Ma ci sono anche accenni di un lato più oscuro di Lei, nell'associazione di entrambe le sorgenti e della terra oscura con la Terra dei Morti.

Quella che si presume essere la sua sorgente si trova attualmente in un piccolo parco chiamato Parco di Colonna; scorre ancora abbastanza abbondantemente e dà origine ad un ruscello chiamato Marrana del Pantano; evidentemente il torrente ha scavato un fosso paludoso. L'area intorno a questa sorgente è stata abitata fin dall'epoca preromana, e la popolazione locale aveva stabilito il commercio con gli Etruschi a nord.

IL VOLTO DELLA DEA

LA LEGA LATINA

In questo boschetto Ferentina aveva un santuario, famoso come luogo d'incontro della Lega Latina, una confederazione di città laziale dei primi tempi di Roma. La Lega Latina vi si riuniva regolarmente fino alla metà del IV secolo a.c., quando le città laziali, da tempo in contrasto con Roma, furono sconfitti da quella città e assorbite nel suo territorio in continua espansione.

Tradizionalmente c'erano 30 città membri della Lega Latina, per cui il santuario dove riunirsi doveva essere di buone dimensioni; in tempi moderni si diceva che ci fossero rovine romane vicino alla sua fontana, anche se oggi ne è rimasto ben poco.



L'OMICIDIO DI TURNUS

Tarquinio il Superbo, l'ultimo re di Roma prima della Repubblica avrebbe punito il leader latino Turnus Herdonius, il delegato latino di Aricia, che aveva parlato contro di lui; mentre i latini erano tutti riuniti al santuario di Ferentina, Tarquinio insinuò che Turnus avesse complottato contro gli altri latini e se stesso accogliendo armi nella casa di Turnus. I latini, che comunque non amavano molto Turnus, dopo aver trovato le armi (appositamente inserite) non ascoltarono neppure la difesa di Turnus, e lo giustiziarono annegandolo nella sorgente di Ferentina.

Nell'omicidio di Turnus i latini si assicurano doppiamente che se ne sia andato mandandolo direttamente agli Inferi non solo attraverso la sua morte, ma anche attraverso una sorgente, considerata una porta per gli Inferi e un luogo adatto per inviare sacrifici agli Dei; e i tradizionali rituali purificatori eseguiti nel suo boschetto sono anche legati all'assassinio di un leader o di un Re.



LA PESTE A ROMA

In un'altra tradizione romana dei primi tempi, stabilita da Plutarco ( I-II secolo d.c.), Roma sarebbe stata visitata da una peste perché Romolo, il primissimo re, non aveva cercato giustizia nell'assassinio di Tito Tazio, l'ex re dei Sabini, che per un certo periodo aveva governato Roma insieme a Romolo. Alla fine fu persuaso a compiere i necessari riti di purificazione e la peste si calmò. Plutarco dice poi che questi riti erano ancora in corso nel boschetto di Ferentina ai suoi tempi.


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