CULTO DI INTERCIDONA




INTERCIDONA ITALICA

Antica Dea italica e poi romana, rappresenta colei che separa, nella nascita dei bimbi, il piccolo dalla madre, tagliando il cordone ombelicale, e che separa anche il bimbo dal male delle influenze maligne che possono avvicinarsi alla culla Già questo fa capire che il culto era antichissimo e con risvolti magici e sciamantici nonchè scaramantici.
La Dea veniva rappresentata munita di ascia o di falcetto lunare d'argento. Naturalmente aveva anche un aspetto oscuro, che si perse nel tempo, come colei che recide anche il filo della vita. Ne resta un ricordo nell'immagine medievale della morte munita di falce. L'ascia, come il falcetto erano armi primitive, usate per tagliare la legna e l'erba, ma pure usate in tempo di guerra.

La Dea naturalmente sovraintendeva al taglio del cordone, invitando a cospargere l'ombelico con sale o schiuma di nitro, oppure in una mistura di miele, olio e sali sciolti. A Roma Intercidona, Pilumnus e Deverra proteggevanono la puerpera dopo il parto dalla crudeltà del Dio Silvanus avverso ai cuccioli.

Scrive infatti Varrone:
"Moltissimi Dei proteggevano la vita del bambino, dal momento in cui era rinchiuso nel grembo della madre. Infatti le due Carmente, di cui una era chiamata Postverta, l'altra Prorsa, si prendevano cura del nascituro quando stava per venire alla luce. Poichè in verità il Dio Silvano era ritenuto assai dannoso ai parti, la loro protezione era stata affidata agli Dei dell'Intercidona, Pilunno e Deverra, che scacciavano Silvano con una scure, con un giavelotto e con una scopa, se per caso si avvicinava ai letti durante la notte."

Il fatto che fossero tre divinità, di cui una maschile e due femminili, fa pensare a un mito con una Dea Madre, una Dea Figlia e un Dio giovane che sposa la fanciulla. Un po' come il mito di Cerere e Core, e dove c'erano queste tre divinità c'erano i Sacri Misteri anche se di questi come di tanti altri se ne è perduta memoria nel tempo.



INTERCIDONA ROMANA

In realtà la Dea romana presiedeva a tutte le attività per cui si doveva far ricorso alla scure, compreso il taglio degli alberi o la liberazione dai rovi, nonchè il taglio della legna, per cui fu anche protettrice dei tagliaboschi.  Le sue sacerdotesse iniziarono i loro culti nei boschi dove costruirono are e danzarono agitando i falcetti d'argento con cui tagliavano poi dei rametti.

Per ogni rametto tagliato si poneva un nastro colorato sull'albero, come simbolo della nuova nascita che segue alla  morte. Anticamente si offrivano alla Dea i rametti tagliati ritualmente con infilati dei dolci in origine di farro e miele, poi di grano e miele. Fu in seguito assimilata a Diana Intercidona, e pure a Giunone Interduca, colei che accompagna la sposa. Quest'ultima, facendo uscire dalla sua casa la sposa e conducendola alla nuova casa ne tagliava il vecchio stile di vita e la introduceva al nuovo.



ATTRIBUTI

I suoi attributi erano la scure, il ramo fiorito. la scopa di saggina e il falcetto d'argento. Il ramo fiorito era il simbolo della primavera e quindi della rinascita, della natura e dei vari cicli della vita, compreso quello degli uomini.
La scopa di saggina era invece legata allo spazzare gettando via, dunque in qualche modo legata alla morte, ma pure alla protezione della casa, nel senso di spazzare via gli influssi malefici. Questa protezione era pertanto legata alla padrona di casa, la domina, addetta ai sortilegi casalinghi.




LA TRIADE

Per alcuni Pilunno e Deverra erano i figli di Intercidona, per altri erano una Triade. Probabilmente in era molto antica Intercidona era una Dea madre con figli, con cui formò una Triade secondo l'uso etrusco.

Pilunno proteggeva i neonati nelle case, contro le malefatte del demone Silvano. Pilunno è il Dio "dei colpi di scure" contro le porte, per cacciare i demoni, Deverra era la Dea della scopa con cui si spazzava la soglia dopo la nascita di un bambino. Con l'avvento del cristianesimo l'attributo della scopa passò alle streghe, perchè tutto ciò che era pagano divenne demoniaco.

Pilunno deriverebbe il nome da pilon, pestello, col quale si colpiva la porta alla nascita di un bimbo. Scure, pestello e scopa erano anche simboli della coltivazione.
Pilunno, munito di pestello, avrebbe insegnato agli uomini a tritare il grano, mentre suo fratello Picumno avrebbe insegnato la concimazione dei campi ed era detto perciò Sterquilino ed anche Stercuzio.

Danae, fecondata da Giove sotto forma di pioggia d'oro, resa madre di Perse, secondo la leggenda italica, venne in Italia, fondò Ardea, sposò Pilunno e fu madre di Dauno, progenitore di Turno.

Deverra, assimilata poi a Giunone Deverona, proteggeva la proprietà, la casa, la sua pulizia e le nascite.
Per quell'attaccamento che i Romani avevano, soprattutto nei pagus, agli antichi Dei, attaccamento che molto appartenne anche all'imperatore Augusto ne ripristinò quanti ne poteva, e di questi antichi Dei all'interno dell'Urbe stessa venne conservato il culto di Intercidona, collegato poi ad un aspetto di Giunone protettrice della novella sposa.




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