DOMUS FLAVIA - DOMIZIANA




Stazio:
"Bello e vasto è l'edificio, distinto non da un centinaio di colonne, ma come da tante spalle che potrebbero sorreggere gli dèi e il cielo, se Atlantide lasciasse la presa."

Il palazzo di Domiziano era il complesso di edifici imperiali più importante del colle Palatino, composto da tre distinti settori:
  • la Domus Flavia: l'area pubblica del Palazzo, dove incontrare ambasciatori, generali ed altri capi di stato. 
  • la Domus Augustana: la vera residenza privata degli imperatori.
  • lo Stadio palatino o Stadio di Domiziano: lo stadio personale dell'imperatore adibito anche a giardino o palestra privata. 
Il tutto edificato per la maggior parte negli ultimi decenni del I secolo d.c.

Taluni però invertono tale interpretazione:
la Domus Flavia, progettata e costruita dall’architetto dell’imperatore Domiziano, Rabirius, costituirebbe la casa privata della famiglia Flavia, mentre la Domus Augustana si indicherebbe, se non l’intero complesso, almeno la parte riservata alle funzioni pubbliche. L'imponenza del palazzo imperiale fu comunque tale da divenire per ben 300 anni la residenza ufficiale degli imperatori romani.

Il complesso occupò tutta la parte centrale del Palatino verso la fine del I sec., sostituendo edifici preesistenti,  le dimore imperiali di Augusto, Nerone e Tiberio, nonchè di alcune ville di epoca repubblicana, di cui restano testimonianze nei livelli stratigrafici inferiori.
Sorgeva sulle sella  fra i due rialzi del colle Palatino, posizione un po' problematica per l'edificazione. A ovest e a sud-ovest era limitata da monumenti già esistenti, nonchè dalle differenze di livello del terreno, con la necessità di due facciate opposte asimmetriche, una a nord verso la valle del Foro, e una a sud verso il Circo Massimo.

La sommità ad ovest del colle, la Germalus, era già ricca di abitazioni e luoghi di culto ma, la sommità più orientale, a causa del suolo molto ripido, rendeva difficili le opere edilizie.
L’architetto Rabirio, una delle personalità più brillanti vissute nel periodo imperiale, decise di livellare tutta la zona in cui sarebbe sorta la futura Casa di Domiziano, utilizzando una gran quantità di terreno da riporto per colmare il naturale dislivello tra le due cime e interrando, in questo modo, numerose costruzioni realizzate nel periodo della Roma repubblicana che grazie alla sua opera sono state protette dal trascorrere del tempo.

Insomma Rabirio fece raggruppare gli appartamenti ufficiali su una gigantesca piattaforma in parte naturale in parte con un colossale rialzato di terra, formando una ala occidentale indipendente, che dominava dall'alto il Foro; mentre la residenza privata occupava la fronte sul Circo Massimo, a un livello in parte inferiore. Il complesso era servito da un ramo dell'acquedotto costruito da Nerone per portare l'acqua alla Domus Aurea.

 I lavori vennero diretti dall'architetto Rabiro, iniziati poco dopo l'81 d.c., quando salì al potere di Domiziano, e vennero conclusi nel 92.

Comunque l' identificazione della residenza degli imperatori con il colle Palatino (Palatium), si radicherà a tal punto nell’immaginario collettivo dall’antichità a oggi, che in tutte le lingue europee, si indica con lo stesso nome, il palazzo, sia quello abitativo, sia di rappresentanza, di potere o altro.

Il palazzo smisurato faceva grande effetto sui contemporanei, come esprimono le lodi di Marziale e Stazio.

« Ridi, Cesare, delle reali meraviglie delle piramidi;
la barbara Menfi già tace sull'opere d'Oriente:
cos'è la gloria Mareotica di fronte alla reggia Palatina?
Mai niente di più bello vide il mondo.
Crederesti i sette colli innalzarsi l'un sull'altro,
il Pelio di Tessaglia sull'Ossa è meno alto;
il tuo palazzo entra fra i pianeti rilucenti,
il tuono rimbomba nelle nubi sottostanti
e il Sole l'illumina ancor prima
che Circe veda il volto di suo padre.
La tua dimora, Augusto, che sfiora le stelle,
vale il cielo ma non vale il suo signore.
 »
(Marziale, VIII, 36)

 La sua bellezza e validità architettonica fece si che nei secoli successivi non fu mai sostituito, restando la principale dimora dei successivi imperatori, che si limitarono solo a restaurarlo e persino dopo la caduta dell'impero molti re romano-barbarici insediarono qui la loro reggia.

 Tutta l’area fu scavata fin da '700 (scavi del Bianchini e del Rancoureil), ma l’assetto attuale deriva dagli sterri del Rosa (1873), dagli scavi del Boni (1912) e soprattutto dall’attività del Bartoli negli anni '30 in cui si evidenziarono le strutture murarie, quasi tutte in laterizio, e si procedette ad un restauro, spesso discutibile, per ricostituire un ipotetico complesso unitario originario a scapito delle fasi costruttive più tarde, le cui murature sono state purtroppo eliminate. In realtà fu un barbaro saccheggio.

RICOSTRUZIONE DELLA FACCIATA DEL PALAZZO IMPERIALE DI DOMIZIANO

STRUTTURA

Il complesso era articolato in due blocchi principali connessi da due grandi corti colonnate, che insieme costituivano un asse traverso. Ad est fronteggiava il palazzo di rappresentanza un lungo giardino incavato, il cosiddetto stadio, dietro al quale furono aggiunte più tardi alcune strutture supplementari, fra cui un edificio termale.

Il primo blocco costruito è quello della Domus Flavia, il palazzo ufficiale di rappresentanza, seguito dalla Domus Augustana, l'abitazione privata dell'imperatore, e infine lo Stadio. Gli ambienti, come usava all'epoca, erano organizzati attorno a un cortile centrale, decorato da magnifiche fontane centrali, statue e piante.
Tra gli edifici accessori c'erano il Paedagogium, per l'educazione degli schiavi bambini, e la Domus Praeconum, la casa degli araldi.
Il fatto che si curasse la scuola per i figli degli schiavi la dice lunga sulla civiltà dei romani. Mentre l'alfabetizzazione a Roma era uguale a quella odierna, dalla caduta dell'impero al XX divenne quasi nulla. Le uniche scuole ammesse erano quelle della Chiesa, tutte le scuole pubbliche scomparvero, tutti diventarono analfabeti, e i nobili avevano per insegnanti privati i preti, che naturalmente non insegnavano gli antichi autori greci o latini. Non a caso il latino scomparve sostituito da mille dialetti, nessuno andava più a scuola, tranne i preti, gli unici a conoscere la lingua patria e ufficiale.

Così gli appartamenti di stato, disposti a terrazza, davano sulla valle che saliva dall'Arco di Tito; dietro ad essi un ampio portico-giardino, circondato su due lati da una serie di stanze minori, di cui non si conosce la funzione precisa; e, sul fondo del peristilio, la grande mole del triclinio. Gli appartamenti di stato formavano un blocco rettangolare praticamente indipendente, che si estendeva su tutta la fronte settentrionale, rivolto verso l'esterno e comunicante col peristilio soltanto attraverso porte secondarie.
Al limite orientale c'era una sala più piccola,  identificata come Larario, o cappella palatina, o forse un'anticamera della sala principale. Dietro a questa c'era una stanza di servizio, che dava accesso all'unica scala di cui esistono tracce in questa parte del palazzo. Lungo i lati a nord e ad ovest correva un portico esterno, con balconi sporgenti di fronte alle entrate delle tre sale principali.
Per la prima volta un unico complesso riuniva tutte le funzioni e le necessità della vita politica dello Stato, in modo organizzato e funzionale. La separazione tra ambiente pubblico e privato portava ad isolare e contemporaneamente innalzare la figura dell'imperatore.

Il primo ad essere costruito fu la Domus Flavia, il palazzo ufficiale di rappresentanza, all'estremità occidentale c'era la Basilica, nel centro la grande sala delle udienze, o Aula Regia, che doveva essere usata per cerimonie ufficiali come il ricevimento di ambasciatori stranieri. Seguiva la Domus Augustana, l'abitazione privata, e infine lo Stadio.
Costruito su massicce fondazioni, il complesso edificale era preceduto sul lato occidentale da un portico a colonne di marmo cipollino, in seguito sostituite da pilastri in mattoni dopo la depredazione delle colonne originali che doveva continuare anche sul lato nord dove si trovava l'ingresso principale.
Gli edifici imperiali erano costruiti in conglomerato, cioè un muro a sacco, con paramenti di mattoni interni ed esterni, intercalati da corsi orizzontali di tegole. Le pareti erano internamente rivestite di altri materiali: pannelli e ordini decorativi di marmo nelle sale principali, intonaco nelle stanze di servizio. Le volte erano sicuramente rivestite a stucco, probabilmente a tratti dorate e forse già in parte ornate di mosaici, per esempio nelle cupole delle absidi.




DOMUS FLAVIA

La Domus Flavia, ovvero gli appartamenti di stato, era un blocco rettangolare praticamente indipendente, che si estendeva in tutto il fronte verso l'esterno a nord,  comunicando col peristilio soltanto attraverso porte secondarie.

Era il settore pubblico dell'imperatore, il suo palazzo di rappresentanza, dove riceveva i dignitari romani e stranieri.
I lavori, diretti dall'architetto Rabirio, iniziarono da qui, proseguendo con la Domus Augustana, l'abitazione privata dell'Imperatore, e finendo con lo Stadio.

L'ala ufficiale si compenva di tre elementi: gli appartamenti di stato, disposti a terrazza, sopra la valle che saliva dall'Arco di Tito; dietro ad essi un ampio portico-giardino, circondato su due lati da una serie di stanze minori e, sul fondo del peristilio, la grande mole del triclinio.



LA SALA OTTAGONA

Per entrare all’interno della Domus Flavia bisogna percorrere un'aula ottagonale che, nella parete posta ad ovest, conduceva nella parte centrale dell’intera costruzione costituita da un vasto peristilio. Ne sono ancora visibili le basi del colonnato e frammenti dei capitelli e delle colonne in marmo numidico.

SALA OTTAGONALE
A sud del peristilio si apre una grande sala quadrangolare con abside poco profonda verso sud, con due sull’area retrostante; il pavimento marmoreo della sala è un rifacimento massenziano e fu sovrapposto a un ipocausto di età adrianea; evidentemente qui era il triclinio, la sala da pranzo estiva dell’imperatore. Oppure la fontana ovale allietava la vista dalla vicina sala da pranzo del palazzo imperiale che godeva di due splendide finestre panoramiche laterali su due ambienti simmetrici con fontane ovali.

Infatti un vano minore, con pavimentazione domizianea in lastre marmoree, ha al centro un'altra fontana ovale, il tutto sovrapposto a ninfei precedenti, sicuramente dell’abitazione di Nerone distrutta dall’incendio del 64 d.c. e sostituita dalla Domus Aurea. Sotto il pavimento domizianeo ne è stato infatti portato alla luce un altro, più antico, certamente tra i più straordinari esempi di pavimento marmoreo di età imperiale. Esso apparteneva ad un portico di un edificio ricoperto dal palazzo di Domiziano, nel quale si riconosce la più antica delle abitazioni di Nerone, la Domus Transitoria, distrutta dall'incendio.

La sala ottagona, con quattro absidi e due ambienti laterali simmetrici a pianta ellittica, costituiva un'ala di raccordo tra le due aree principali del Palazzo, la Flavia e l'Augustana. 

Nella Roma imperiale la sala ottagonale era d'uso, basti pensare a quella della Domus Aurea, una sala a pianta ottagonale con i due grandi cortili poligonali che vi si aprono ai lati, o quella a sud delle Terme di Traiano, quasi totalmente intatta con quattro nicchie semicircolari agli angoli e la cupola ad ombrello con occhio centrale anch'esso ottagonale. Infatti la sala ottagonale permise la creazione della cupola, un'invenzione tutta romana che dette luogo a una creativitù architettonica senza uguali.



Il PERISTILIO

La Domus Flavia aveva un enorme cortile con portico dagli archi lucidissimi per i marmi gialli di Numidia, tirati a specchio, si diceva, per poter vedere chi fosse presente durante le passeggiate dell’imperatore, che temeva pugnalate alle spalle.

RICOSTRUZIONE
Di forma rettangolare, in origine, il peristilio era racchiuso da un porticato realizzato con colonne corinzie in prezioso marmo giallo antico, il cosiddetto marmo numidico.

Al centro il peristilio disponeva di una stupenda fonte ornamentale di forma anch'essa ottagonale le cui piccole pareti in muratura rivestite di marmi policromi disegnavano il complesso percorso di un labirinto.

Nell'immagine della ricostruzione qui sopra si vede il peristilio quadrato con i padiglioni e il porticato ininterrotto che circondava la platea più bassa della fontana con scalette e muretti di contenimento per sedersi e prendere il fresco della fonte.

IL PERISTILIO OGGI
Il pavimento del peristilio era completamente rivestito di marmo, come i muretti e le pareti dei padiglioni.
Qui a fianco invece si può osservate ciò che resta dello splendido peristilio, vale a dire i muretti di mattoni del piccolo labirinto e della fontana nonchè alcuni muri dei padiglioni. Purtroppo i suoi marmi, i suoi fregi, le sue colonne e le sue statue furono trafugate per ornarne chiese e palazzi romani, e talvolta

semplicemente per farne calce da costruzione.



AULA REGIA

RICOSTRUZIONE
Sul peristilio si affacciavano pochi grandiosi ambienti tra cui, sul lato settentrionale, la grandiosa Aula Regia, che comunicava con il peristilio tramite due porte, tra le quali si apriva un’abside realizzata ad arco di cerchio: al centro dell’abside era posto, poi, il trono dell’imperatore e da questa posizione egli concedeva udienza o riceveva gli ossequi di tutti coloro a cui era concesso giungere al suo cospetto.

Il suo nome risale agli scavi del XVIII sec. sul colle. Si tratta di un grande ambiente affacciato sul peristilio con la fontana ottagonale, sul lato nord, tramite due porte. Tra questi due accessi si trova, verso l'interno della sala, un'abside ad arco di cerchio.

Il lato opposto presenta invece una sola apertura centrale che dava su una piazza, l'"Area palatina" citata dalle fonti antiche. La sala si trova su di un podio sopraelevato, che è comune anche ai due ambienti laterali: la "basilica" absidata a sinistra e il "larario" a destra (le attribuzioni di nomi e funzioni sono tradizionali e non certe).

La copertura della sala era probabilmente piana, a travi o più probabilmente capriate nascoste da cassettoni, vista la notevole estensione dell'aula e la relativa sottigliezza dei muri. L'altezza dell'aula doveva raggiungere i trenta metri. Le pareti sono articolate con nicchie mistilinee, tra i capolavori del "barocco" flavio. In queste nicchie erano esposte statue in marmi colorati, scoperte nel XVIII secolo ed oggi a Parma. Le decorazioni a stucchi, pitture e/o incrostazioni marmoree che dovevano impreziosire l'ambiente sono tutte scomparse.

La vasta sala, di m 30,5 x 38,7, aveva colonne di marmo rivestite a loro volta con inserti di marmi policromi.

Questa parte del complesso, scavata fin dal XVIII secolo, è stata nei secoli molto depredata per sottrarne marmi, colonne, statue e fregi, soprattutto da parte del papato, si che oggi si può avere solo una pallida idea dell'antico splendore.

Sul lato nord dell’Aula Regia, opposto e di dimensioni minori rispetto a quello in cui era posto il trono dell’imperatore, un solo portale centrale permetteva l’ingresso all’interno di una pedana, posta ad un livello superiore, dalla quale l’imperatore poteva controllare la piazza sottostante, solitamente identificata con la cosiddetta Area Palatina.

Una specie di balcone imperiale da cui poteva mostrarsi alla folla.
Sull'altro lato corto, a nord, un'unica porta centrale dava su un podio, articolato in tre corpi sporgenti.

Le dimensioni dell'aula e la sottigliezza dei muri fanno pensare a una copertura a capriate, nascosta secondo l'usanza da un soffitto a cassettoni, alta almeno 30 m. sorretta da un colonnato aereo in marmo pavonazzetto.  Le pareti avevano diversi nicchioni con gigantesche statue in marmi colorati, scoperte nel XVIII secolo ed oggi a Parma. La funzione della sala appare di udienza e rappresentanza, una specie di sala del trono.

Le decorazioni a stucchi, pitture e/o incrostazioni marmoree che dovevano impreziosire l'ambiente sono tutte scomparse. La sala si trovava su di un podio sopraelevato, che è comune anche ai due ambienti laterali: la "basilica" absidata a sinistra e il "larario" a destra.

La distruzione ad opera di Papa Giulio III nel 1550

1550, 31 gennaio. « Licentia effodiendi dìio Hieronimo Sauli archiepiscopo Barensi, in platea existente ante domum habitationis tuae, quam ho: me: Ascanius card. Ariminensis inbabitabat ... et quoscumque lapides etiam pretiosos, nec non statuas etiam aeneas retinere per te libere et licite possis ». (A. S. Vat. Divers. tomo 159, e. 187).
Se ne hanno per fortuna eccellenti ricordi architettonici nelle schede fior, del Sangallo giuniore 930, 932, 1107, 1122, 1270; nel disegno del Palladio R. I. B. A., cartella XIV, tav. XI; nella scheda 626 di B. Peruzzi, ma sopra- tutto in quella segnata 1668 di Battista da Sangallo. Vedi anche Sangallo il vecchio, Barb. f. 4, 37, 39, 71 (« basa trovata di nuovo  apio delquliseo de saveli » forse del tempio di Apollo), e Siena 8, IV, 5, 14; volume Geymuller, Br. Mus. n. 52; Berlino, Kunstgew. Mus. gross. Samm. A, 377, 2 ; Cherubino Alberti, Cod. Borgo San Sepolcro, I, 29'-31, il quale trova la voluta del capitello ionico « fastidiosa a giralla co loconpasso », e dice di aver preso i disegni del teatro « cogra diligetia e piricolo » . 

"Una vignetta du Perac n. 38 mostra come il passaggio per persone e bestie da soma tra piazza Montanara e il ponte quattro capi, passaggio oggi rappresentato dalla via di Monte Savello, traversava nel '500 i bellissimi avanzi dell'Aula Regia di destra, a loro volta di sostegno e di fondamento ad una casaccia a finestre bifore. Cresciuto il traffico della città, e fattasi sentire la necessità di migliorare il valico tra la piazza e il ponte, si propose in Consiglio di buttare a terra l'Aula Regia, con la sua soprastruttura medievale.
Ma la Congregazione delle strade adunatasi il 3 dicembre 1593 decretò « prò conservatione antiquitatù urbis » che non s'avesse a distruggere « l'arco de' Savelli, sotto a Monte Savello, vicino, alla porta di dietro di s Nicola in Carcere et hoggi è del sig. Aless. delli Atti ». Il decreto di protezione ebbe temporaneo effetto, perchè nelle vignette del principio del seicento, p. e. in quella di Alò Giovannoli II, 31, i viandanti passano ancora tra le colonne e sotto le volte dell'aula, mentre in quelle posteriori il taglio già apparisce eseguito".

Insomma la Chiesa fece distruggere gli avanzi ancora cospicui dell'Aula Regia per il passaggio delle pecore.



BASILICA

L'aula occidentale, detta Basilica, è una sala meno vasta, rettangolare,  anch’essa dotata di abside sul lato breve meridionale; con un doppio ordine di colonne che la divideva in tre navate e munita di una profonda abside semicircolare.

RICOSTRUZIONE DELLA BASILICA
Da qui l'imperatore impartiva la giustizia, era l’Auditorium del palazzo, luogo ove si riuniva il consiglio dell’imperatore.

Anche qui sia le pareti che i pavimenti erano rivestiti in marmo, i pavimenti con la famosa opus septilis che possiamo ancora ammirare nel Pantheon di Roma.

Questo vano venne realizzato sopra un precedente complesso di epoca repubblicana, l' Aula Isiaca, come si evince dalle pitture parietali, di epoca augustea.



AULA ISIACA

L’aula, scoperta nel XVIII sec., doveva appartenere a un complesso che si estendeva sul versante del colle, come dimostrato da successivi rinvenimenti che rivelarono altre strutture connesse all’Aula, incassata sul fianco del Palatino. Trattasi di un ambiente coperto a volta a botte di una casa repubblicana, che venne decorata all'inizio dell'impero in età augustea, tra il 30 e il 25 a.c. con pitture di II stile avanzato. L’ambiente subì rimaneggiamenti che ne modificarono la struttura e gli spazi.

Le pareti originali, del I sec. a.c., sono in opera reticolata con decorazione di II Stile e pavimenti in mosaico. Nella II metà del I sec. a.c. si introdusse sul lato orientale un’abside con pitture a soggetto isiaco, egittizzanti.  Al centro di uno dei lati lunghi si trova affrescata un'edicoletta sopraelevata, che incornicia un quadro di paesaggio. La fascia a media altezza è decorata da quadretti con scene di genere e figurette tra girali. In alto corre il fregio con urei egizi. Ai lati dell'edicola completano l'insieme due grandi paesaggi mitologici, uno dei quali rappresenta forse la Nascita di Elena.
Il nome dell'aula deriva infatti dai numerosi soggetti legati ai culti egiziani di Iside e Serapide. Le pitture sono state staccate e sono conservate oggi in una loggia dell'Antiquarium del Palatino. In una terza fase, in età giulio-claudia, si pongomo nuovi muri con paramenti in opera reticolata, che si sovrappongono in parte alla precedente decorazione parietale.
Il soffitto, conservato solo a tratti, presenta una decorazione con motivi nastriformi e simboli di Iside. Lo sfondo è bianco, sul quale i colori sono stesi con cura dei toni e delle sfumature.

Il complesso viene abbandonato in epoca neroniana (metà circa del I sec. d.c.), quando sul sito si realizzò una conserva d’acqua, probabilmente di M. Antonio, residente sul Palatino in una casa che dopo la sua morte sarebbe passata ad Agrippa e Messalla. A est della Aula Regia si giunge nel Larario, che poteva forse ospitare il corpo di guardia dei pretoriani che sorvegliavano l’ingresso alla reggia.



LOGGIA MATTEI

In uno di questi ambienti sono stati scoperti resti di pitture cristiane, oggi non più visibili, attribuiti all'Oratorio di San Cesareo realizzato in epoca tarda negli ambienti della Domus Augustana. In un altro degli ambienti intorno al peristilio superiore è ricavata la Loggia Mattei; impostata su colonne, trasformata in sala nel 1595 quando i Mattei la coprirono con una superficie voltata.

Oggi la Loggia Mattei conserva gli affreschi dell’Aula Isiaca, risalenti al’ultimo quarto del I sec. a.c., che raffigurano scene e personaggi appartenenti al culto di Iside e di Serapide. Nella foto si riconosce infatti l'immagine del ded egizio, una specie di albero della vita, ovvero l'immagine della Grande Madre aniconica, un po' come l'omphalos per i greci.

Verso nord vi sono tre sale grandi, quella centrale a base quadrata con esedre semicircolari ai lati e una nicchia rettangolare sul lato di fondo, mentre le laterali sono a pianta ottagonale, con cupola aperta e pareti con nicchie alternativamente semicircolari o rettangolari..
La facciata sud della Domus Augustana rivolta verso il Circo Massimo è costituita da una grande esedra colonnata, mentre a oriente della parte privata del palazzo è situato lo Stadio Palatino. I successivi ambienti posteriori a questo livello sono tagliati direttamente nella roccia.

Sempre dal cortile, sul lato occidentale, si accede a una sala che sporge in parte sul cortile, fiancheggiata da due grandi ninfei con vasche al centro. Da sinistra una scalinata a due rampe porta al piano superiore.

Le sale al secondo piano, delle quali si conosce solo la pianta, non sono molto ampie e presentano una pianta articolata, probabile la residenza dell'imperatore.



Il LARARIO

Ad est è un altro ambiente più piccolo,  il Larario, o cappella palatina, che ospitava, oltre al tempietto dei Lari, il corpo dei pretoriani, forse un'anticamera della sala principale dove sostavano le guardie personali dell'imperatore. Dietro a questa c'era una stanza di servizio, che dava accesso all'unica scala di cui restano tracce in questa parte del palazzo. Lungo i lati a nord e ad ovest correva un portico esterno, con balconi sporgenti di fronte alle entrate delle tre sale principali. Sotto il larario le indagini archeologiche hanno portato alla luce un'antica domus preesistente, la splendida Casa dei Grifi.



LA CASA DEI GRIFI

Al di sotto della Aula Regia sono stati rinvenuti i resti di una domus repubblicana, la Casa dei Grifi, il cui
nome deriva da uno stucco di due grifoni che sormonta uno dei passaggi tra due vani del complesso.
L'edificio venne costruito in opera incerta, con rifacimenti in opera quasi reticolata, con magnifiche pitture  databili tra la fine del II e l'inizio del I sec- a.c., anche se la casa è più antica. Le pitture migliori vennero staccate ed oggi sono conservate nell'Antiquarium del Palatino.

Si tratta dell'esempio di casa di epoca repubblicana meglio conservato a Roma, il cui nome deriva dalla decorazione a stucco di una lunetta con grifoni. La domus, non molto grande, venne tagliata dalle fondazioni dei palazzi di Nerone e di Domiziano, per cui oggi se ne vede solo una parte.

Costruita in opus incertum, con rifacimenti in opus reticulatum, la domus è famosa per le pitture databili tra la fine del II e l'inizio del I sec. a.c., ma la casa è più antica. Le parti migliori di queste decorazioni sono oggi conservate nell'Antiquarium del Palatino.

Tra i mosaici, una stanza rettangolare ha il pavimento con zona centrale quadrata a pietre e marmi policromi che costruiscono un disegno di cubi in prospettiva. Questa decorazione, detta opus scutulatum, è la più antica pervenutaci a Roma, e risaliva al modello originario del tempio di Giove Capitolino, composto tra il 149 e il 146 a.c.

L’abitazione era costituita da ambienti su due livelli; del primo, al piano terra, resta appena il segno di un atrio con impluvio, forse di epoca augustea. Scendendo la scala che già in antico collegava il piano seminterrato col piano terra, si raggiunge il livello ipogeo, del quale sono conservati sette vani, parzialmente tagliati dalle fondazioni di epoca imperiale. Gli ambienti sono in opera cementizia con cortine in opera reticolata di due tipi, tra il II e il I sec. a.c. Le murature hanno parte della decorazione parietale in intonaco dipinto del II Stile. I pavimenti sono ai mosaici con tessere bianche e nere a disegni geometrici. E' incerto il proprietario della ricca casa, anche se le fonti parlano di facoltosi aristocratici di epoca repubblicana, come Metello Celere o Quinto Ortensio, che dimoravano sul Palatino.



COENATIO IOVIS

All'altro lato del peristilio, a sud, c'era una sala enorme, la Cenatio Iovis, affiancata da due ambienti minori, con un'abside poco profonda, ai cui lati si aprivano due porte, che immettevano in ambienti successivi, tra cui le due biblioteche del Tempio di Apollo.

TRICLINIO
La Cenatio conserva una parte del ricco pavimento marmoreo a lastre policrome, issata su un ipocausto dove nei mesi freddi veniva fatta circolare aria calda, che la rivela una cenatio invernale, riconosciuta come il triclinio e citata nelle fonti col nome di Coenatio Jovis.
La sala aveva sul fondo un'abside semicircolare elevata sopra un gradino e si apriva ai lati con grandi finestre su due ninfei simmetrici con fontane ovali.

Insomma del superbo triclinio imperiale del Palazzo dei Flavi, opera del famoso architetto di Domiziano, Rabirio, rimangono solo tracce della ricca pavimentazione policroma e i ruderi di un grande ninfeo. Queste  bastano però a intuire la straordinaria bellezza della Coenatio Jovis, la vastissima sala straricca di marmi colorati, aperta con grandi archi su di un vasto peristilio, circondato da portici e adorno di giardini e di fontane, e con ampie finestre laterali, attraverso le quali due colossali ninfei a pianta ovale allietavano con i loro getti d'acqua, che si rinfrangevano in vasche di marmi policromi, i banchetti della Corte imperiale.



FONTANA OVALE

Ai lati vi sono due ambienti simmetrici, con al centro una monumentale fontana ovale che presentava delle nicchie nel corpo centrale, dove presumibilmente stavano statuette di marmo riproducenti divinità.

Attraverso le grandi finestre che si aprivano verso il triclinio, la fontana poteva essere ammirata dai convitati a banchetto. Quello che si vede oggi della fontana ovale è in larga parte frutto del restauro moderno, fedele però all'aspetto antico.



DOMUS TRANSITORIA

Sotto alla pavimentazione in marmo è stata rinvenuta una pavimentazione sempre marmorea ma più antica, che sembra riconoscibile nella Domus Transitoria, una delle più antiche abitazioni dell’imperatore Nerone, che fu rasa al suolo dall’incendio del 64 d.c.




DOMUS AUGUSTANA

Ripercorrendo il peristilio con fontana ottagonale e attraversando alcuni ambienti a est di difficile interpretazione, si passa alla Domus Augustana, anzitutto in un’ampia area quadrangolare con scarsi resti murari, attualmente sistemata a giardino e bordata sui quattro lati da un colonnato che le conferisce il carattere di peristilio; al centro è un grande bacino ornamentale sul cui lato settentrionale fu innalzato un tempietto raggiungibile da un ponticello in muratura, forse di Minerva, divinità cara a Domiziano.

Spesso si confonde questo palazzo con la residenza di Augusto, era in realtà il palazzo dove gli augusti imperatori romani risiedevano stabilmente con i propri famigliari e la corte. Al contrario della parte pubblica, la Domus Flavia, composta da pochi ambienti di grandi dimensioni, la Domus Augustana era formata da stanze piccole alternate da ambienti ampi tutti disposti intorno ai peristili.

Il confine tra le due parti del complesso non è chiaro e alcuni suppongono che solo la parte meridionale della Domus Augustana, quella a contatto con il Circo Massimo, fosse la residenza privata dell'imperatore e che il resto fossero altri ambienti di rappresentanza. Si suppone anzi che questa parte sia stata costruita in un secondo momento, ad opera di un architetto diverso da Rabirus.

Le strutture a nord del peristilio non sono facilmente decifrabili, per alcuni trattasi di un terzo peristilio, per altri uffici adibiti al pubblico. Invece a sud, verso il Circo Massimo, l'ambiente abitativo, sviluppato su due livelli era all'epoca su più piani. Quello superiore attualmente conservato, adiacente al peristilio, è accessibile da una porta che immette in una sala semicircolare e in un vano rettangolare, ai cui lati due gruppi simmetrici di stanze, di pianta e dimensioni diverse e di varia destinazione, conducono all’affaccio sul livello inferiore. Questo, posteriore al resto delle strutture palaziali, ha un portico a pianta quadrata su due piani sovrapposti, e al centro un’ampia vasca a quattro corpi a forma di pelta, anticamente decorati.

Per l'andamento degradante del colle, questa zona settentrionale, purtroppo la più danneggiata, si articolava su due livelli principali, collegati da scalinate e strutture a gradoni: uno superiore, a livello della Domus Flavia, e uno inferiore posto circa 12 metri al di sotto.

Il piano superiore era disposto intorno a un grande peristilio colonnato, di cui restano solo le basi, con al centro un'isoletta e un tempietto su alto podio probabilmente dedicato a Minerva a cui Domiziano era particolarmente legato, collegati alla terraferma mediante un ponticello.

Ai lati del peristilio si aprono ambienti a pianta mistilinea tra cui una grande aula a due absidi e dei bacini d'acqua. La parte settentrionale del peristilio si presenta scoperta con pavimento a bipedali, probabilmente un vestibolo di accesso alla domus. Nel fondo del peristilio si può vedere l'ingresso con colonne che porta a una sala semicircolare. Ai lati sono situati gruppi simmetrici di locali (sale, bagni e cubicoli) separati da ambienti di passaggio.

Sul lato nord di questo peristilio si aprono tre sale: due laterali ottagonali, con pareti ornate da nicchie rettangolari e semicircolari e con volte di copertura a padiglione; quella centrale di forma trilobata, con esedre curve ai lati e rettangolare sul fondo; sul retro di questi ambienti ve ne sono altri più piccoli. Il lato ovest del peristilio ha un ambiente centrale avanzato verso la vasca e due ampi bacini ai lati, con nicchie alle pareti interne.

Nell’angolo nord-occidentale, fiancheggiato da un’altra vasca rettangolare, uno scalone monumentale univa questo livello e quello superiore a nord, mentre un accesso analogo era sul lato orientale. Nessuna comunicazione doveva invece esservi a questo livello con la gigantesca fronte della reggia rivolta verso il Circo (il passaggio attualmente visibile fu arbitrariamente creato dal Bartoli), conformata a esedra con un portico antistante di cui restano le sole fondazioni; sul retro di essa si trovano vari ambienti di uso incerto.



PEDAGOGIUM

Un più piccolo edificio, non aperto al pubblico, situato a ovest dell'esedra della facciata della Domus Augustana e di epoca domizianea è stato identificato come il Paedagogium, dove si curava l'educazione dei figli degli schiavi. L'edificio era situato al livello sottostante l'esedra della facciata della Domus Augustana ed era formato da due file di stanze separate da un cortile. E' stato oggetto di ampi restauri effettuati con materiali della sovrastante Domus Augustana e solo la colonna superstite è connessa all'edificio. A nord presenta un'esedra, non in asse al centro dell'edificio, circondata da nove ambienti, alcuni decorati con pitture di terzo stile.

Interessanti i graffiti sulle pareti, di critica al nascente cristianesimo tra cui quello famoso dell'Asino crocifisso (Graffito di Alessameno) con l'iscrizione in greco "Alexamenos adora il (suo) dio", oggi conservata all'Antiquarium del Palatino. I nomi su questi graffiti sono quasi sempre in greco, il che conferma trattarsi di schiavi scolari. Ricorre spesso la formula "exit de Paedagogio" ("esce dal Pedagogio"), che ha fatto nascere l'attribuzione del nome all'edificio. Qui infatti dovevano infatti istruiti gli schiavi imperiali, a ben parlare e scrivere ed al buon comportamento, una specie di scuola per paggi di corte.



PERISTILIO INFERIORE

Al livello inferiore, attualmente chiuso, si può accedere da una scala antica situata dietro al Museo Palatino che, scendendo, costeggia uno stretto cortile ad arcate. Tramite uno stretto corridoio, si giunge fino al peristilio inferiore, di forma quadrata, originariamente circondato da un portico a due piani colonnato ma oggi spoglio di colonne e rivestimenti. 
Al centro del peristilio è posta una fontana con motivo a peltae (scudi amazzonici) contrapposte, rivestite in marmi di colori diversi dal fondo della fontana si che l'acqua vi scivolava suscitando vari colori. La vasca era inserita in un ambiente ornato con aiuole, arbusti e statue. L'area aperta era circondata da sale di soggiorno e da ninfei.



DOMUS PRAECONUM

La Domus Praeconum, altro edificio indipendente ma facente parte del palazzo, era situata tra il Paedagogium e il Circo Massimo.
Orientato in maniera leggermente diversa dal soprastante Paedagogium, si dislocava attono a un piccolo cortile rettangolare anch'esso circondato da un portico ma stavolta fatto a pilastri in mattoni anzichè colonne.

Sul lato nord presenta tre ambienti coperti a volta, uno centrale più grande e due laterali, che probabilmente sostenevano un secondo piano.

L'edificio, che doveva essere la casa degli araldi, spiccava per i decori di pitture e mosaici (oggi nell'Antiquarium del Palatino) e risale all'epoca severiana In particolare è il soggetto di un mosaico con araldi che ha fatto ipotizzare la destinazione dell'edificio, confermata anche da un'epigrafe che parla dei nuntii circi muniti di vessilli, che precedevano i corti nel vicino Circo Massimo




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