- CULTO DI PAX



PAX

«Poi Zeus sposò la lucente Themis, che diede alla luce Horai (Ora) ed Eunomia (Ordine), Dike (Giustizia) e la fiorente Eirene (Pace), colei che dà significato ai travagli dei mortali.»
(Esiodo, Teogonia, 901)


LA GRECA IRENE

La Dea Pax, o Dea Greca Eirene, figlia di Giove e della Dea Giustizia (Temi), che veniva associata a Eunomia (il buon governo) e a Diche (giustizia), per indicare il benessere di un popolo. La Dea era inoltre associata a Pluto bambino, che, in braccio a Eirene, personificava l'abbondanza recata dalla pace. Pluto era Dio dell'oltretomba ma lì custodiva enormi ricchezze.

Il culto e la mitologia dell'antica Roma molto derivarono dal Pantheon greco, come dal Pantheon Etrusco ma pure da quello italico. Pax derivò appunto dalla mitologia greca, ma venne in auge solo con l'impero di Augusto, avendo i Romani conosciuto molta guerra e poca pace durante la prima repubblica. Però la Pace non era una situazione naturale ma solo la conseguenza di una battaglia vinta sul nemico.

Il culto della Dea Pax fu voluto dall'imperatore Augusto che volle pacificare e stabilizzare l'impero da lui governato dopo gli anni delle guerre, civili e non, della tarda repubblica facendo costruire uno splendido altare a lei dedicato, la bellissima l'Ara Pacis.

LA DEA IRENE


Pax Romana o Pax (intesa come divinità romana) o Pax Augusti (la pace donata dall'imperatore al mondo romano), che in italiano significa Pace Romana, fu il lungo periodo di pace imposto sugli stati all'interno dell'Impero romano grazie alla presa del potere da parte di Augusto, chiamata per questo anche Pax Augustea. 

Infatti l'imperatore Augusto usò le immagini e il culto di Pax per aiutare a stabilizzare l'impero dopo gli anni di tumulti e guerre civili della tarda repubblica. A tal fine Augusto commissionò un altare della pace in suo onore, l' Ara Pacis e l'imperatore Vespasiano le costruì un tempio sul Campo Marzio chiamato il Forum Pacis.

La pace derivò dal fatto che il dominio romano e il suo sistema legislativo pacificarono le regioni che avevano sofferto per le dispute ininterrotte tra i capi tribali. Dopo varie guerre contro gli Stati e le tribù vicine, soprattutto le tribù germaniche e la Partia seguì un periodo di relativa pace per Roma che non subì né le grandi guerre civili, né grandi invasioni, e fu così che nell'11 a.c. Augusto ordinò di collocare una statua della Dea Pax a Roma.


LA FESTA DELLA DEA PAX

La Dea veniva onorata con una festa a lei dedicata il 3 - 4 e 3 gennaio, nella festa dei Compitalia e poi il 4 Luglio come Pax Augusta. 

In genere venne raffigurata con in mano rami di ulivo come offerta di pace, ma anche con altri simboli come: un caduceo, una cornucopia, un mais e uno scettro. 

La Dea venne anche spesso associata alla primavera come nuovo germoglio di vita e ricchezza dopo il sangue e le sofferenze della guerra.


PAX DEORUM
PAX AUGUSTI


Il mito romano dell'epoca era quello della Pax deorum (la pace degli Dei) per indicare una situazione di concordia tra la comunità dei cives e le divinità della religione romana. 

Ma la pace, che avrebbe permesso una sosta dalle tante guerre (che in realtà non ci fu mai), in sostanza era vista come la sottomissione alla superiorità romana, ed era il risultato della guerra non la sua assenza. La conquista portava alla pacificazione.

Naturalmente questo è il punto di vista dei Romani conquistatori, perchè i conquistati la pensano diversamente. 

Publio Cornelio Tacito vede la pax romana ottenuta dalla sottomissione dei popoli bellicosi, del resto lui è il genero del bellicoso e formidabile generale romano Agricola, nella cui vita Tacito riporta le parole di Calgaco (Calgax) capo dei Britanni nell'ultimo tentativo di opporsi alla conquista di Roma prima dello scontro:

« Auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant
« Rubare, trucidare, rapinare, quello che con falso nome chiamano impero, e dove fanno il deserto, la chiamano pace »

(Tacito, Vita di Agricola)


ARA PACIS AUGUSTAE (TELLUS)
  

Cicerone, che all'inizio del I secolo a.c. definisce la Pax come "tranquilla libertas" nelle Filippiche (II, 44, 113), ponendo dunque come presupposti della pace Libertas e Securitas. Insomma "si vis pacem para bellum" (se vuoi la pace prepara la guerra). Infatti i romani erano un popolo di guerrieri.

Ora è vero che i romani conquistavano ammazzavano e rubavano, ma da un lato erano meno feroci dei popoli tribali in cui i capofamiglia avevano potere di vita e di morte sui figli. Inoltre difficilmente erano crudeli o esosi coi popoli conquistati, mirando più a romanizzarli. Che furono un faro di civiltà è un fatto incontrovertibile.

"Quando tornai a Roma dalla Gallia e dalla Spagna, sotto il consolato di Tiberio Nerone e Publio Quintilio, portate felicemente a termine le imprese in quelle province, il Senato decretò che si dovesse consacrare un'ara alla Pace augustea nel Campo Marzio e ordinò che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero ogni anno un sacrificio".

E' con queste parole che Augusto nelle Res Gestae, suo testamento spirituale, ci ha tramandato la volontà del Senato di costruire un altare alla Pace, a seguito delle imprese vittoriose da lui portate a termine a nord delle Alpi tra il 16 e il 13 a.c.,

AUGUSTO


LA GRANDE PAX

La grande pace iniziò nel 29 a.c., quando Augusto dichiarò la fine della guerra civile romana del I secolo a.c., fino al 180, quando morì l'imperatore Marco Aurelio. A Roma la Dea della Pace venne celebrata con un tempio lungo la via Sacra, accanto al foro di Augusto, fatto costruire da Vespasiano nel 74 d.c. e definito all'epoca una delle meraviglie del mondo. Venne terminato sotto Domiziano e inaugurato nel 75 d.c. dopo il trionfo per la guerra giudaica.

In onore della Dea, Augusto le dedicò la Pax Julia che diventò Pax Augusta in Lusitania, e sulle monete comparve il busto di Augusto in un lato e la Dea Pax sul reverso. Il messaggio imperiale voleva sottolineare i benefici della Dea Pax dovuti dall'imperio di Augusto e al suo buon governo.

Ma l'idea non era nuova perchè prima Alessandro Magno, poi Pompeo e pure Giulio Cesare, l'avevano venerata come l'emanazione della forza e dell'influenza del re e dell'imperatore che provocavano pace e ricchezza non solo a Roma ma a tutti i popoli sottomessi.

RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO DELLA PACE

IUSTUM BELLUM

Il politeismo esisteva anche all'epoca del matriarcato, perchè la Grande Madre era La Madre degli Dei, i quali Dei poi divennero figli del Grande Padre, non a caso Iuppiter è Iovis-pater cioè Giove Padre. 
Rimasero però alcune leggi, come quella del non attaccare o uccidere senza una giusta causa, in cui la guerra doveva essere una specie di legittima difesa. Da qui nacque lo Iustum Bellum.

Però infine Augusto al popolo romano la pace la dette davvero, ovvero dette poche guerre e piuttosto brevi e lontane, un periodo unico e la Dea per l'occasione venne rappresentata anche sulle monete. 
La Pax di Augusto fu infine la Pax Romana (Hor.,Carm. saec., 57), con la consacrazione dell'Ara Pacis, ponendola tra le divinità ufficiali dello stato.


DINASTIA GIULIO-CLAUDIA

I successori della dinastia giulio-claudia, continuarono a diffondere la Dea come protettrice dell'impero e sotto Claudio la Dea diventa lata acquisendo il carattere della Nike, la Vittoria. Venendo meno la Pace Augusta che Ottaviano era riuscito bene o male a mantenere, occorreva insistere sul tema della Vittoria. 

Il culto di Pax continuò con Vespasiano e la dinastia dei Flavi, ponendo fine alla terribile guerra civile dell'"Anno dei Quattro Imperatori" che tanto i romani ebbero a soffrire. 

Vespasiano costruì il Foro della Pace, Forum Pacis, nel 75 d.c. in onore della Dea e continuò a collegare la dea Pax al Dio Giano visto il tempio di Giano Quadrifronte vicino al Foro Pacis sanciva, con la chiusura delle sue porte la fine della guerra e l'inizio della nuova pace. Se la Pax era diventata Pax Augusta sotto Augusto, successivamente sarebbe diventata la Pax romana.

TEMPIO DELLA PACE

Intanto l'Impero diffondeva nei territori occupati le sue leggi, i suoi costumi e la sua civiltà, riducendo sempre più ribellioni e pirateria soprattutto sotto l'imperatore Adriano e la dinastia Nerva - Antonina. 

Scrive Plutarco: “Per quanto riguarda la pace, i popoli non hanno attualmente bisogno delle statue; perché tutta la guerra, sia greca che straniera, è stata bandita da noi ed è scomparsa ”.


LE IMMAGINI DELLA PAX

Sulle monete della Repubblica si trovano riferimenti alla Pax attraverso dei simboli prima del 44 a.c., ma ma privi di raffigurazione. Le prime immagini della Dea sulle monete fu nei denari del 137 a.c., emesse nel trattato tra Roma e l'Epiro, dopo le guerre sannitiche. 

La Dea appariva circondata da animali da fattoria e sul retro due soldati si fronteggiano tenendo un maiale in sacrificio. Nel 49 a.c. venne coniato un denario con una corona di alloro, un caduceo e una palma della vittoria, simboli di gloria, di armonia e di vittoria che insieme producono la Pax. 


Se la guerra produceva ricchezza attraverso la conquista dei nuovi territori, la pace portava ricchezza attraverso il commercio con questi territori. Nell'immagine di Pax furono aggiunti frutti e cereali, simbolo di prosperità. Pax è stata anche raffigurata con due gemelli, a memoria dei due fatidici allattati dalla lupa. 

Le immagini di mucche, maiali e pecore sull'Ara Pacis mostravano l'abbondanza del bestiame durante la Pax Romana e il loro sacrificio alla dea a Pax. Alla Dea venne attribuita anche una cornucopia come simbolo di ricchezza e abbondanza.

Augusto fu un grande assertore della Pace, ma avvertiva pure con un motto: "Si vis pacem para bellum", "Se vuoi la pace preparati alla guerra".



BIBLIO

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- Roberts, John - Ara Pacis - Oxford Dictionary of the Classical World - Oxford University Press - 2007-
- Zanker, Paul - The power of images in the Age of Augustus - Translated by Alan Shapiro. Ann Arbor, Mich. - University of Michigan Press - 1990 -
- Crow, Charlotte - The Ara Pacis" - History Today - 2006 -
- Holliday (December 1990) - "Time, History, and Ritual on the Ara Pacis Augustae" - The Art Bulletin. 72  -
- Weinstock, Stefan - "Pax and the 'Ara Pacis'" - The Journal of Roman Studies - 1960 -
- Gaius Stern - The new cult of Pax Augusta 13 BC – AD 14 - in Acta Antiqua Academiae Scientiarum Hungaricae - vol. 55 - marzo 2015 -
- Nancy Thomson de Grummond - Pax Augusta and the Horae on the Ara Pacis Augustae - in American Journal of Archaeology - vol. 94, n. 4 - 1990 -
- Stefan Weinstock - Pax and the 'Ara Pacis' - The Journal of Roman Studies - vol. 50 - 1960 -


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