ARCO DI SAN LAZZARO




Venendo dal lungotevere, all’inizio di via Marmorata, sulla sinistra, si nota un imponente arco di mattoni di epoca romana che data la sua vicinanza all'Emporium, potrebbe essere un'arcata di un horreum (magazzino) connesso alle attività commerciali del Tevere, e comunque collegava i magazzini con i complessi residenziali della pendice meridionale dell’Aventino e la piana del Testaccio.

- L’arco, realizzato in opera cementizia con cortina in laterizi e definito da una doppia ghiera di bipedali (mattoni quadrati di circa 59 cm di lato), è ubicato lungo la via Marmorata, più o meno il tracciato della via Ostiensis, antica arteria di collegamento del Porto Tiberino con Ostia.

- Nel Medioevo l'arco venne chiamato "di Orazio Coclite", per la sua vicinanaza al ponte Sublicio, dove l'eroe romano esplicò le sue gesta.

- Prima che la via Marmorata venisse allargata, l’arco era a cavallo della via e sotto di esso sfilavano i pellegrini che si recavano a visitare la tomba di San Paolo nella basilica romana, nonchè, durante la settimana santa, sfilava la processione della Via Crucis che partiva dal numero 37 di via Bocca della Verità, proseguiva alla casa dei Crescenzi, passava per gli archi della Salara e di San Lazzaro e terminava sul monte Testaccio, che rappresentava il Calvario.

- Nel Quattrocento a fianco dell’arco fu edificata una chiesuola dedicata a San Lazzaro, protettore dei lebbrosi, cosicchè l'arco prese il nome attuale "di San Lazzaro". La chiesa, costruita nel XV sec. di fianco al fornice, serviva di raccolta delle offerte per il sostentamento del lazzaretto sorto fuori Porta Angelica, alle pendici di Monte Mario.

FOTO DELLA FINE DELL'800
- Nel Rinascimento, però, l’arco veniva chiamato anche "delle Sette Vespe" o dei Vespilloni, probabile riferimento a decorazioni che ornavano l'arco, oggi non più visibili. Sulla base di documenti archivistici del Cinquecento, Rodolfo Lanciani identificò infatti il fornice con il cosiddetto “arco delle Sette Vespe” o “arco dei Vespilloni”.
Da notare che mentre l'ape era considerato un insetto sacro, la vespa era collegata al dolore della puntura, e le sette vespe costituivano un passaggio di prove dolorose che fu poi trasposto alla Vergine Maria trafitta da sette spade, detta la Madonna dei sette dolori.

- La chiesa di San Lazzaro era ancora attiva alla fine del Settecento, com’è attestato dalla sua presenza nell’elenco delle parrocchie che correda la pianta di Roma di Antonio Barbey (1798). Nel Romitorio, come lo chiamava il Nibby, si raccoglievano le offerte per il lazzaretto che si trovava a lato della via trionfale, alle pendici di Monte Mario.

- L’arco fu tra i soggetti preferiti da pittori e incisori soprattutto dal Seicento. Nell'ottocento invece fu celebre l’acquerello di Ettore Roesler Franz. Il pittore lo aveva fotografato più volte in una giornata serena, con un andirivieni di uomini e carretti. Nell’acquerello, invece, l’atmosfera cambia radicalmente. Il cielo è plumbeo e tra i sampietrini si allargano vaste pozzanghere in cui si riflettono le due donne in primo piano e i viandanti sullo sfondo.

Nel 1932, nei pressi dell'arco fu trovato un anemoscopio romano (un congegno che segnala la direzione del vento), descritto nei particolari dall'archeologo Ludwig Pollak.



ROBERTO LANCIANI

1555, 5 decembre. R- Xl HORREA?  Licenza di scavare
« mag. D. Fulvio Amedeo: regionis Pontis, familiari nostro intimo, in monte aventino in loco publici iuris, vulgo nuncupato "l'arco delle sette vespe" , circum circa vineam suam » con la condizione che, degli oggetti da rinvenirsi, due parti spettassero al concessionario, una alla Camera [A. S. Vat. Divers. tomo 209, 147].

RESTI DEGLI HORREA
Quella stessa vigna è forse nominata in una carta del not. Stefano Aniaimi del 1526, con la formola:  "vinca intra menia prope arcum sette vespe euudo ad Campum Testacielo" (Prot. 74, e. 146, A. S.].

Nel prot. 1189. e. 59 del not. Pacilieo Pacifici, che data dal 1623, vien descritta altra vigna venduta da « don Alfonso Contreras laico spagnuolo abitante in r/ Ponte a donna Livia Mazzatosta, sita entro le mura in detto Arco de septe Vespe».

Nel testamento di Giacomella Capomacstri dottato nell'anno 1497 a favore delle religiose signore della beata Francesca Ponziani, è pure nominato un canneto alle sette Vespe [not. Taglienti, prot. 1720, c'J.



ARCO S. LAZZARO
Di Roberto Lanciani

TESTA DI CIBELE
Si tratta manifestamente dell'arco di san Lazzaro, che anche oggi rimane in piedi sulla via maestra del Testaccio.

Il membro più illustre della famiglia Omodei è certamente il Gaspare, che tanta parte ebbe nell'amministrazione della città per oltre un quarto di secolo, e il cui nome ricorre tanto spesso nei ricordi Capitolini, anche sotto la forma di Amadei.

Egli fu anche collettore di marmi di scavo, come attesta Ulisse Aldovrandi a p. 281 ed. Mauro: « in casa di M. Gasparre de gli Amadei à le boteghe oscure. Si vede nella sala di questa casa una bella statuetta di Cibele vestita con una corona di torri in testa etc. "





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