DOMUS TIBERIANA






L'area settentrionale del Palatino è occupata dalla vasta spianata a forma rettangolare degli attuali Giardini Farnesiani, ultima testimonianza degli insediamenti cinquecenteschi sul colle.

In effetti, il grande pianoro non è altro che una sorta di giardino pensile che copre i resti della dimora dell'imperatore Tiberio (14-37 d.c), figlio naturale di Livia e adottivo di Augusto.

Il successore di Augusto cercò di imitare il suo grande predecessore, un po' come Augusto cercò di imitare il grande Cesare.

Così, come Augusto scelse il Palatino per la sua reggia, altrettanto fece Tiberio e tutti i suoi successori. Ormai il colle era diventato il più lussuoso e caro di Roma, ma Tiberio non prese da Ottaviano nè la grande intelligenza nè la semplicità.

Da Tiberio in poi le reggie, al contrario di quella molto semplice e contenuta di Augusto, diventeranno enormi e ricchissime.

Infatti la Domus Tiberiana che doveva avere uno sviluppo planimetrico di 150 m di lunghezza e 120 di larghezza, per un'altezza di oltre 20 m, fu la sede preferita degli imperatori Antonimi, con una biblioteca e l'archivio imperiale, che bruciarono durante il regno dell'imperatore Comodo (176-192 d.c).

Era uno splendore di giardini con statue, ninfei e fontane all'esterno, con terrazze, balconate contenute da grate scolpite nel marmo, da scalinate, da viali alberati, da aiuole, e all'interno era decorata con affreschi e pavimenti musivi, portali preziosi, colonne e decorazioni.

Si ritiene che sia stato il primo palazzo imperiale eretto sul colle Palatino e sembra che fosse stato eretto sul luogo occupato in precedenza dalla casa natale di Tiberio, inglobando abitazioni vicine del periodo tardo-repubblicano.

La Domus Tiberiana fu poi amplificata da Caligola che la orientò verso il Foro Romano, terminata poi dall’imperatore Nerone e, successivamente, restaurata ad opera di Domiziano.

In questo risanamento venne creato l'ingresso munumentale sul Foro, dove aveva la sua sede la guardia pretoriana istituita da Augusto e mantenuta da Tiberio; sede che andò distrutta quando vi venne eretta sopra la chiesa di Santa Maria Antiqua.

Della parte centrale si conosce solo un grande peristilio circondato da stanze che ne traevano aria e luce, e dal quale si dipartiva un corridoio che finiva probabilmente presso gli ambienti scavati nei pressi del tempio della Magna Mater; altri corridoi dovevano sbucare poi nel criptoportico della Domus Transitoria neroniana, dove si vedono alcuni passaggi ancora da scavare.

Resta invece ben conservato il lato sud, verso il tempio e la più antica Casa di Livia, con 18 stanze rettangolari realizzate totalmente in laterizio e coperte a volta. Queste possono attribuirsi al periodo di Nerone e certamente risanate dopo l’incendio del 64.

L'ottava stanza da destra conserva un tratto di volta dipinta con riquadri che contengono scene figurate, tra cui una figura femminile, una pantera e degli uccelli, databili al III sec. d.c..

Sempre su questo lato, all'angolo sud, si trova una vasca ovale di marmo con gradini, forse un vivarium dove erano tenuti dei pesci.

Le stanze appartenenti a questa zona della reggia occupano una superficie di 150 x 120 m circa. Esse si sviluppano in salita presso il Clivus Victoriae con due tempi di realizzazione.

Il primo risale all'età di Domiziano ed ha la caratteristica di avere tutte stanze terminanti su un lungo loggiato, sorretto da grandi mensole in travertino e chiuse da grate di marmo. Il secondo è d’età adrianea, con successive strutture i cui vani si estesero sempre più superando il Clivus Victoriae con enormi arcate.

I graffiti presenti sulle pareti intonacate di questi ultimi edifici, in cui sono riconoscibili alcune liste di calcoli matematici e le denominazioni di alcune monete, fanno pensare che all’interno di questi ambienti si svolgessero anche le funzioni del fisco imperiale e soprattutto quelle relative alla distribuzione delle nuove monete.
Successivamente, invece, questi vani furono impiegati come magazzini.



IL CRIPTOPORTICO

Lungo il lato sudorientale della Domus Tiberiana fu ricavato un corridoio sotterraneo lungo circa 180 m e illuminato da una serie di lucernari.

Il lungo criptoportico, oggi percorribile, si collegava con la Casa di Livia, la madre di Tiberio, e, attraverso una deviazione trasversale, raggiungeva anche la Domus Flavia.

Questo cripotoportico e gli altri, scoperti o parzialmente individuati, rappresentavano una serie di vere e proprie strade di servizio percorribili con carri che collegavano tutti i palazzi imperiali per i vari rifornimenti o per spostare il personale di servizio.

È ancora possibile notare, all’interno del criptoportico, le piccole finestre a bocca di lupo realizzate soltanto su un lato della volta, alcuni frammenti di intonaci parietali caratterizzati da forme geometriche, gli stucchi sulla volta, un tempo tutto a cassettoni di cui restano frammenti, e in cui sono raffigurati amorini con temi vegetali, di cui un pannello è conservato nell'Antiquarium del Palatino. La pavimentazione, mantenuta in più parti, è realizzata con mosaici a tessere bianche con cornici semplici a tessere nere.



LA DEPREDAZIONE

Nel corso del VIII sec. d.c. la Domus Tiberiana era ancora tanto magnifica che fu scelta come dimora dal pontefice Giovanni VII, che naturalmente da un lato la restaurò e dall'altro la snaturò.

Nulla purtroppo rimane di quel rifacimento, perchè a partire dal X sec., il palazzo fu abbandonato e i suoi materiali vennero depredati e pure calcinati per l’innalzamento di chiese e palazzi patrizi. Purtroppo neppure il Rinascimento fece apprezzare all'alto clero e patriziato romano le bellezze di Roma antica, seppure grandi artisti, come Raffaello e Michelangelo supplicassero per la salvezza degli antichi reperti.


Durante il XVI sec. infatti, tutto ciò che era ancora in piedi della Domus Tiberiana fu inesorabilmente interrato per la realizzazione, sulla cima del Palatino, degli Orti Farnesiani, voluti da Alessandro Farnese, il cardinale nipote di papa Paolo III.

Il potente principe si fece assegnare dallo zio la proprietà della zona, fece ricoprire di terra e detriti la Domus Tiberiana, e incaricò il Vignola di realizzarvi un cortile. Così nacquero i famosi Horti Palatini Farnesiorum. Il noto architetto realizzò il cortile organizzandolo su tre terrazze, facendone tre confortevoli viali su cui passeggiare, collegati gli uni agli altri attraverso un complesso architettonico di salite e gradinate.
In realtà il Vignola, forse consapevolmente, molto copiò dagli Horti romani, che spesso usavano giardini a terrazzi per il bel panorama e il gioco di scalinate, ringhiere marmoree, terrazze, statue e fontane che ne facevano un percorso da sogno.

La decadenza degli Orti Farnesiani avvenne con la famiglia dei Borbone, gli ultimi proprietari, i quali decisero di trasferire a Napoli la maggior parte delle statue, delle decorazioni e dei marmi che caratterizzavano il giardino, in seguito al loro interesse storico ed artistico per l’arte e le opere classiche, distruggendo, invece, tutte le costruzioni rinascimentali.
Così, come i papi avevano distrutto la Domus Tiberiana, i Borbone distrussero gli Horti rinascimentali farnesiani.

 
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