IL GIARDINO ROMANO



RICOSTRUZIONE DI UN GIARDINO ROMANO

GLI HORTI PRIVATI

Epigramma di Patron
"Non rovi, non trifogli spinosi circondano la mia tomba né le svolazza intorno, ululando, il pipistrello; Ma alberi graziosi s'ergono da ogni parte intorno a me, al mio loculo, che tutto s'allieta di ramoscelli carichi di frutti. E vola intorno vola in giro il soave usignolo dal flebile canto e la cicala che dalle dolci labbra spande suoni delicati."

I Romani tenevano molto ai giardini, che ponevano perfino accanto ai mausolei e ai cimiteri. La via Appia antica era tutto un giardino, e così i fori e le domus romane.

Il giardino romano derivò dall'orto, hortus, il terreno dove si coltiva qualsiasi cosa, dal commestibile, all'aromatico, al curativo, all'estetico, e horti, quasi sempre al plurale, vennero chiamati i parchi romani.



LA STORIA

I giardini più rinomati del mondo occidentale antico furono i giardini di Tolomeo ad Alessandria e grande influenza ebbe la tradizione di giardinaggio importata a Roma da Lucullo. Le pitture murali di Pompei, insieme ai resti archeologici, sono testimoni degli sviluppi elaborati che portarono anche alla costruzione di enormi giardini grazie alla grande ricchezza dei romani. I resti di alcuni grandi giardini sono ancora oggi visibili, come ad esempio presso Villa Adriana a Tivoli.

Il giardino romano si articolava per cadenze geometriche con recinti di incannucciata e legno, con una organizzazione che converge verso il centro, dove troneggiava una statua o una fontana.

Le rappresentazioni su affreschi pompeiani e della Casa palatina di Livia sono esplicativi per gli oscilla, vasi, statue, vasca e tavolo in marmo, ornamenti vegetali, festoni in lauro e recinzione.

Il primo hortus romano è citato da Plinio che accenna ad un giardino di Tarquinio il Superbo, in effetti già i raffinatissimi Etruschi amavano i parchi e i giardini, le loro necropoli rupestri avevano infatti alberi, aiuole, fiori e pure giardinieri. Ma li amavano anche i Greci da cui i Romani sembra attingessero parecchio.

All'inizio del II sec. a.c. Ennio amava passeggiare negli horti di S. Sulpicio Galba, praetor nel 187 a.c., posti sull'Aventino (180 a.c.), dove oggi sorge la Villa dei Cavalieri di Malta, e secondo Cicerone, sarebbero stati questi invece i primi giardini di Roma.

Ma anche Ennio aveva i suoi horti, gli Horti Enniani, nel lato sud est dell'Aventino, estesi fino a Porta Capena, dove iniziava la proprietà degli Scipioni.

Nel I sec. a.c. i grandi personaggi di fine repubblica, oltre alle lussuose domus nel centro della città, avevano un hortus e, intorno al centro di Roma, si creò una fascia di grandi parchi alberati con una villa. 

Lucullo fu uno dei primi a iniziare questa moda, con la costruzione dei suoi horti sulla parte occidentale della collina del Pincio, chiamata per questo collis hortulorum, la collina degli horti. Gli Horti di Lucullo dopo vari passaggi di proprietà, nel quarto sec. d.c. divennero gli horti Pinciani, e Pincio si chiama ancora oggi il grande belvedere sulla Piazza del Popolo.

Il suo esempio venne seguito poco dopo da Sallustio, tra Quirinale, Viminale e Campo Marzio, descritti dalle fonti come i più grandi e i più ricchi del mondo romano.

Sulla direttiva che dal Pincio va verso l'attuale Porta Pia, sorsero infatti, ancor più fastosi, gli Horti di Sallustio, una parte dei quali occupò un giardino che Cesare aveva presso porta Collina.

Nel loro recinto che andava dalla porta Salaria a quella Pinciana, oltre ad un tempio di Venere Ericina del 180 a.c., vi era un magnifico ninfeo adrianeo i cui resti, posti oggi a ben 14 m sotto il livello stradale, si trovano al centro di piazza Sallustio.

Il parco che lo circondava era estesissimo e ricco di splendide statue. In esso vi era persino un circo talmente grande che vi si tennero i giochi quando le inondazioni resero inagibile il Circo Massimo.

Nel 20 d.c. questi famosi giardini, entrati a far parte della proprietà imperiale, furono il rifugio favorito di molti imperatori: Nerva vi morì e Vespasiano vi passò molto tempo. Aureliano li preferì addirittura al Palatino e li abbellì costruendovi un portico pavimentato di marmo giallo, il "porticus miliariensis", lungo mille passi, cioè 300 m, che occupava tutta la lunghezza dell'odierna via XX Settembre.

 Aureliano lo usava addirittura come luogo dove esercitarsi a cavalcare, e vi galoppava avanti ed indietro fino a che sia lui sia il cavallo non erano sfiniti.

Nel III secolo d.c. gli horti occupavano circa un decimo di Roma e formavano una corona di verde intorno al centro, soprattutto di sempreverdi: bosso, cipresso e leccio, ma pure ligustro, quercia, tasso, carpino e faggio, con siepi e caspugli di mirto, alloro, rosmarino, pruno, la classica macchia mediterranea.



Gli Horti sul Tevere

Molti occuparono le rive del Tevere, considerate allora periferia. Uno di questi si trovava all'altezza dell'odierno Lungotevere della Farnesina, Horti di Clodia, che sembra appartenessero alla bellissima Clodia, la Lesbia di Catullo.

Si diceva che l'odio di Cicerone verso di lei, accusandola di essere adultera, fosse dovuto soprattutto alla speranza di poter mettere le mani su quegli splendidi horti, visto che l'adulterio muliebre prevedeva la confisca dei beni, se non addirittura la morte. Ma se è vero gli andò male, perchè clodia si tenne i suoi amanti e i suoi Horti.

Ma non erano gli unici horti sulla riva del Tevere. Infatti nello scavo di una villa antica furono rinvenuti affreschi di soggetto isiaco, attribuiti alla villa di Cesare, dove appunto soggiornò Cleopatra, sostenitrice e divulgatrice del culto isiaco.

Ma c'erano anche gli Horti di di Damasippo, di Antonio, che si presume confinassero c on quelli di Cesare, di Tito e Cocceio Nerva, di Agrippina, dei Flavi, di Domizia nell'area vaticana, dei Pinci, di Pompeo, di Acilio, di Lucullo, di Messalla, di Sallustio, di Lollia, e poi della Domus Aurea. Ma anche gli Horti di Agrippina, all'altezza del Vaticano, godevano il Tevere da vicino, con un bel portico sulla riva del fiume.

La presenza del fiume, oltre al bel paesaggio e una darsena per l'imbarcazione privata, consentiva di irrigare a picere gli Horti, magari con canaletti che oltre a irrigare abbellivano il giardino, consentendo fontane, ponticelli ed erbe acquatiche o esotiche.

Comunque gli Horti di Cesare dovevano trovarsi appena girata l'ansa del fiume in direzione di Ostia.

Nella zona c'erano anche gli Horti di Antonio, ed anche loro si affacciavano sul sacro fiume, ma lo facevano dall'alto del Gianicolo, mentre i sottostanti Horti Agrippinae, posti all'altezza del Vaticano, godevano il Tevere molto più da vicino e lo costeggiavano con un bel portico posto proprio sulla riva del biondo fiume.


Gli Horti sull'Esquilino

Gli Horti di Mecenate, invece, si collocarono sull'Esquilino. Fu il primo a stabilirvisi e Orazio li lodò per la purezza della loro aria, la bella vista che si godeva sulla Sabina e sui Colli Albani e le loro lunghe passeggiate sulle mura serviane. In essi vi era un'altissima torre, che, si diceva, toccasse quasi il cielo. Secondo Svetonio, era questa la torre dall'alto della quale Nerone, assistendo all'incendio di Roma, aveva cantato la caduta di Troia. Qualcosa di questi horti di Mecenate si è conservato.

A parte qualche resto della grande piscina natatoria, è rimasto l'auditorium, un ninfeo tutto affrescato e con una gradinata con impianto di irrigazione per le piante in vaso.

Ma gli horti mecenateschi sono ancora da scavare, sotto via Merulana e sotto Palazzo Brancaccio, nel cui parco e bosco emergono resti romani.

Mecenate, morendo, lasciò i suoi horti ad Augusto, e Tiberio vi visse dopo esser tornato da Rodi. Nerone, poi, quando creò la sua Domus Transitoria, fece di essi il fulcro del suo progetto e li incorporò in essa.

Questi horti erano ricchi di viali alberati, di ringhiere marmoree, scalinate, ninfei adornati di pietra pomice, fontane e giochi d'acqua, ruscelli, statue preziose, tempietti, terrazze, vasche marmoree, mascheroni, erme e perfino tombe. Fu qui che nacque la famosa Ars Topiaria, l'arte di potare le piante in modo geometrico o facendone figure di animali e altro.

Questa arte e quella complessiva degli horti fu poi copiata nel Rinascimento e fu ripetuta nei secoli, e se ne può scoprire un valido esempio nella Villa d'Este di Tivoli. Il giardinaggio in ogni parte del mondo prese spunto dai giardini romani, da essi derivano il giardino all'italiana e il giardino alla francese. Insomma l'arte dei giardini nasce romana.



ELENCO DEGLI HORTI CONOSCIUTI
  • Horti Aciliorum
  • Horti Agrippae - lasciati da Agrippa al popolo romano nel 12 a.c.
  • Horti Agrippinae - di Agrippina Maggiore, sul lato destro del Tevere, che poi passò a Caligola nel d.c.. Occupavano l'attuale sito di S. Pietro, fino al Tevere, da cui erano separati da un portico e una terrazza.
  • Horti Alli Faletiani - conosciuti solo attraverso un'iscrizione.
  • Horti Anniani - conosciuti solo attraverso la copia di un'iscrizione del XV sec.
  • Horti Antoniani - sulla riva destra del Tevere, vicino agli Horti Caesaris.
  • Horti Aquili Reguli - i giardini di un crudele avvocato penalista, Aquilius Regulus, sulla destra del Tevere, con un grande portico e statue.
  • Horti Aronian - sempre sulla riva destra del tevere, conosciuti solo da un'iscrizione.
  • Horti Asiatici - giardini di Lucullo, si ispirò ai giardini dell'Anatolia, che i romani chiamavano Asia, ponendovi però splendide statue greche.
  • Horti Asiniani - posti alla fine dello specus Octavianus, un ramo dell'acquedotto Anio Vetus costruito da Augusto. era collegato alla porta Latina, e alla regio viae novae da Frontinus, scrittore del tempo di Traiano, ma non può essere riferito alla via Nova costruita successivamente da Caracalla.
  • Horti Atticiani - menzionati in una iscrizione.
  • Horti Caesaris
  • Horti Calyclani - sull'Esquilino, known conosciuti dalle iscrizioni su due cippi: "hi finiunt hortos Calyclanos et Taurianos". I cippi furono trovati nel 1873‑4, appena fuori delle mura serviane, a nord di Via Principe Amedeo, questi horti sembra si estendessero da qui a porta Tiburtina.
  • Horti Cassiani - menzionati una sola volta insieme agli horti di Lamia e Drusus. Stavano probabilmente sulla riva destra del Tevere.
  • Horti Ciloniae Fabiae - risultano da alcuni frammenti della Forma Urbis. Cilonia Fabia era moglie di Fabius Cilo, console nel 204 d.c.. probabilmente gli horti erano adiacenti alla Domus Cilonis, sull'Aventino, vicino a S. Balbina.
  • Horti Clodiae - sempre sulla destra del Tevere, citati spesso da Cicerone.
  • Horti Commodiani - gli horti dell'imperatore Commodus, ma di cui sono incerte la collocazione e l'esistenza.
  • Horti Coponiani - probabilmente sulla destra del Tevere, descritti da Cicerone come "villam et veterem et non magnam silvam Nobilem".
  • Horti Cottae - piccoli horti situati sulla Via Ostiensis.
  • Horti Crassipedis - appartenenti a Furius Crassipes, genero di Cicerone. Erano situati vicino al tempio di Marte sulla via Appia, appena fuori delle mura Aureliane.
  • Horti Cusinii - sulla riva destra del Tevere, menzionati da Cicerone.
  • Horti Damasippi - sulla riva destra del Tevere, come Cicerone afferma, di diversi iugera 'in ripa'.
  • Horti Dolabellae - i giardini di Gnaeus Dolabella, vicino agli accampamenti di guardia delle truppe germane.
  • Horti Domitiae - i giardini di Domitia, moglie di Domiziano, sulla destra del Tevere. Giungevano fino al mausoleo di Adriano, estendendosi finò a metà della piazza del nuovo Palazzo di Giustizia. Continuarono ad essere chiamati horti Domitiae anche al tempo di Aureliano.
  • Horti Domitiae Calvillae - i giardini di Domitia Lucilla, madre di Marco Aurelio, sul Celio. Calvilla dovrebbe essere un errore di lettura di Lucilla.
  • Horti Drusi - sulla destra del Tevere, menzionati frequentemente da Cicerone.
  • Horti Epaphroditiani - giardini sull'Esquilino, che Frontinus dice situati dove l'acqua Tepula riceveva un supplemento d'acqua dall'Anio novus, estendendosi in linea con la Tepula. Di proprietà del liberto Epaphroditus, che fu procurator a libellis sotto Nerone e Domitiano.
  • Horti Flaviani
  • Horti Frontonis - i giardini di Fronto che egli chiamava Maecenatiani, ma non si sa perchè.
  • Horti Galbae - i giardini privati dell'imperatore Galba sulla via Aurelia, a destra del Tevere.
  • Horti Getae - nella Regio XIVº, nel distretto della Lungara, tra la Porta Settimiana e la Porta S. Spirito, conosciuta nel medioevo come Septimiana, per cui forse Settimio Severo ebbe qui i suoi giardini sulle pendici del Gianicolo, chiamati poi horti Getae.
  • Horti Lamiani
  • Horti Largiani - nella VII regia, ma è incerto se fosse sulla collina Pinciana o in campus Martius.
  • Horti Liciniani - i giardini dell'imperatore Gallieno. Non se ne conosce la locazione nè se fossero connessi al colosso eretto da Gallieno sulla sommità del Monte Esquilino, o al Palatium Licinianum, vicino a S. Balbina, o all'arco di Gallieno a porta Esquilina. Il ninfeo sull'Esquiline, chiamato tempio di Minerva Medica, si suppone appartenesse a questi horti. forse prima erano chiamati Horti Volusiani, acquisendo poi il nome da Ferox Licinianus.
  • Horti Lolliani - i giardini sull'Esquilino, al confine tra la Regio IV e la VI, come mostra un cippo trovato all'angolo tra Via Principe Amedeo e Piazza delle Terme. Sarebbero appartenuti a M. Lollius, console nel 21 a.c.., o a sua figlia, Lollia Paulina, la rivale di Agrippina.
  • Horti Luculliani
  • Horti Maecenatis
  • Horti Maiani - forse gli stessi Horti Lamiani.
  • Horti Marsiani - conosciuti solo attraverso un'iscrizione ora in possesso della American Academy a Roma, posta sul confine tra questi e gli Horti Volusiani. All'epoca appartenevano ad Aithalis, liberta di Augusto.
  • Horti Messalae Corvini - conosciuti da un'iscrizione travata a the villa Medici.
  • Horti Othonis - non si sa dove ma sulla riva destra del Tevere.
  • Horti Pallantiani - Giardini sull'Esquilino menzionati tre volte da Frontinus, del IV sec., e supposti essere stati occupati da Pallas, il ricco liberto di Claudio. Concordando con Frontinus, era nel punto in cui il rivus Herculaneus si incontrava con l'Aqua Marcia, circa 175 m a sud della porta Tiburtina, alla fine della Claudia e Anio novus, circa 250 m a nord della porta Praenestina. Stavano nel mezzo del triangolo formato dalla via Tiburtina vetus, la via Praenestina-Labicana, e la linea dell'aqua Marcia, a sud di Piazza Vittorio Emanuele.
  • Horti C. Passieni Crispi - Un'iscrizione fu trovata a ovest del Mausoleo di Adriano, sotto il Palazzo di Giustizia. fu console per la seconda volta nel 44 d.c.
  • Horti Peduceiani - di locazione sconosciuta, forse sulla Via Latina, fuori delle mura. Appartenevano a M. Peduceius Stloga Priscianus, console nel 163 d.c..; divenne più tardi proprietù imperiale.
  • Horti Pinci Probabilmente gli ex horti luculliani, con precisione i giardini erano locati dove ora sta la rinascimentale Villa Medici. I Pinci erano una nobile famiglia del IV sec. d.c.
  • Horti Pompeiani - I giardini di Pompeius Magnus in campus Martius. Furono donati ad Antonio da Cesare dopo la morte di Pompeo, chiamati pertanto Pompeiani.
  • Horti Pomponii Secundi - Giardini di incerta locazione appartenuti a P. Pomponius Secundus, consolr nel 44 d.c.
  • Horti Sallustiani
  • Horti Scapulani - Da qualche parte sulla riva destra del Tevere.
  • Horti Scatoniani - Conosciuti solo da un'iscrizione. Scato era uno dei cognomen dei Vettii, e forse questi giardini erano in relazione con la Domus Vettiorum.
  • Horti Scipionis - I giardini di Scipio Africanus, in qualche parte del campus Martius, forse accanto a villa Scipioni.
  • Horti Senecae - I giardini del filosofo, di locazione sconosciuta, ma di notevole estenzione, visto che Giovenale li citò come 'magnos Senecae praedivitis hortos'.
  • Horti Serviliani - Stavano probabilmente nella parte sud della Regio XII e conteneva famose opere d'arte.
  • Horti Siliani - Da qualche parte sulla riva destra del Tevere.
  • Horti Spei Veteris - menzionati una sola volta, stavano sull'Esquilino, vicino al tempio di Spes Vetus, ma non se na sa altro.
  • Horti Tauriani - I giardini di M. Statilius Taurus, console nel in 44 d.c.., costretto a suicidarsi nel 53 da Agrippina che voleva impossessarsi dei suoi horti. Erano sull'Esquilino accanto agli horti Calyclani.
  • Horti Terentii - I giardini del poeta Terenzio, sulla via Appia, vicino al tempio di Marte, con un'estenzione di 20 iugera.
  • Horti Thraseae Paet - Menzionati una sola volta e di locazione sconosciuta.
  • Horti Torquatiani - Giardini sull'Esquilino di cui si ignora il proprietario. Sono menzionati una sola volta, come situati in un posto chiamato Ad Gemellos, a sud della via Praenestina e ad ovest della Spes vetus.
  • Horti Trebonii - Giardini menzionati tre volte da Cicerone, probabilmente sulla riva destra del Tevere.
  • Horti Variani - giardini menzionati una sola volta, dove si contesta la locazione sulla collina Pinciana o vennero confusi con gli Horti Spei Veteris.
  • Horti Vettiani
  • Horti Volusiani - Conosciuti per un'iscrizione in possesso dell'American Academy di Roma, su una pietra dell'80‑120 d.c., posta tra questi e gli Horti Marsiani, dove si afferma appartengano a Ferox Licinianus, corrispondente a Cn. Pompeius Ferox Licinianus.


I GIARDINI DELLE DOMUS

Ma anche le domus di città avevano splendidi giardini. Erode Attico al Quirinale aveva un boschetto dove soleva ricevere gli amici.
Emilio Crasso al Palatino disponeva di un vero e proprio parco nel quale tra l'altro vi erano 6 giganteschi lotos, alberi delle ulmacee talmente belli da passare alla storia. Crasso ne era così fiero che, quando vendette la proprietà, si riservò quella degli alberi.

Quando invece Nerone costruì sul colle Oppio la sua Domus Aurea ed occupò tutto il centro della città con un parco che, coprendo un'area di 80 ettari, visto che si estendeva dal Portico di Livia al Claudianum, includendo completamente il Palatino fino al limite del Circo Massimo, i cittadini si indignarono e fecero la rivolta.

Peccato che Nerone non abbia deciso di creare la sua splendida residenza fuori dal perimetro cittadino, come poi, imparata la lezione, fecero sia Domiziano che Adriano, perchè la Domus Aurea con il suo parco dovette essere una delle meraviglie del mondo antico, un monumento unico del quale, purtroppo, a noi è rimasta solo una minima parte.

Il palazzo principale, che si ergeva su una bassa collina al centro di esso, lo dominava tutto. L'ingresso al complesso imperiale, posto a sud, era un grandioso portico colonnato alto tre piani ed esteso su tre lati.

Al centro di questo portico giganteggiava la statua dorata di Nerone, un colosso di 40 m, la cui testa, cambiata in quella del Dio Elios, fu posto davanti all'anfiteatro Flavio, che per questo si chiamò Colosseo.

Davanti al colosso si estendeva il grande parco,con una depressione in cui gli architetti di Nerone, Flavio e Celere, avevano fatto confluire una serie di cascatelle artificiali e ruscelli alimentati da diramazioni degli acquedotti, formando un lago artificiale.

Il resto dell'area, con padiglioni marmorei, terme, statue bellissime, boschetti, prati e animali da pascolo, costituivano una rus in urbe, campagna in città, come fu definito dagli storici. Una splendida residenza, ma del suo giardino niente è rimasto.

Nel periodo imperiale i giardini principali erano gli Horti Agrippae ed il Campus Agrippae nel Campo di Marte ma in un raggio più ampio la città era circondata da una ricca cintura di giardini e parchi.

Tre gruppi di parchi facevano parte di questa cintura: la zona del Pincio-Quirinale, la zona dell'Esquilino, la zona della regione transtiberina.

La maggior parte di questi giardini, in particolar modo quelli delle cintura verde, divennero gradualmente nei primi due secoli dell'Impero proprietà degli imperatori.

Spesso l'imperatore vi risiedeva per cui l'ingresso sia vietato ai cittadini ma non agli Augustali, agli amici o ai confidenti dell'imperatore, o uomini illustri che entravano nelle sue grazie, gente privilegiata che però alla sua morte faceva testamento a favore dell'imperatore.

Dato dunque che nel periodo dell'Alto Impero i giardini del demanio imperiale erano chiusi al pubblico le uniche passeggiate possibili erano i parchi di proprietà pubblica.

  • Zona del Pincio Quirinale: Horti Domitiorum, Horti Aciliorum, Horti Luculliani, Horti Sallustiani.
  • Zona dell'Esquilino: Horti Maecenatis, Horti Taurini, Horti Lamiani e Maiani, Horti Torquatiani, Horti Pallantiani, Horti Epaphroditiani, Horti Liciniani
  • Gruppo della regione transitberina: Horti Caesarus, Horti Getae, Horti Agrippinae, Horti Domitiae, cui vanno aggiunti gli Horti Lolliani, sul Viminale e gli Horti Servilliani a sud dell'Aventino.


I GIARDINI PUBBLICI

Roma era ed è ancora un città verde ed a questo verde contribuivano molto i giardini pubblici che la munificenza dei ricchi patrizi, prima, e degli imperatori, poi, avevano creato per il popolo. Si trattava quasi sempre di grandi recinti, costeggiati da lunghissimi portici.

Nei giardini di Pompeo, un recinto di 180 x 135 m, c'erano bellissime fontane, filari di platani ed una splendida statua di fauno dormiente.
Il portico di Livia andava famoso per le sue viti: una di queste riusciva da sola a coprire tutta una pergola.
Il portico di Vipsania si fregiava invece dei suoi boschetti di allori.
Ma il più interessante è stato forse quello di Agrippa, posto ad ovest della Via Lata.

I Romani erano insomma abituati ad avere molti giardini in città. Ma la maggioranza di essi erano pubblici; quelli privati, gli horti, stavano in periferia e, anche se al centro di Roma qualche casa godeva di un pò di verde, si trattava sempre di aree di modeste dimensioni. La città restava quindi a disposizione del popolo.

Per avere un'idea di come potessero essere i giardini romani basta visitare Villa d'Este a Tivoli, cui si riferisce l'immagine qua sopra. La villa infatti fu ispirata ai giardini romani, con fontane, giochi d'acqua, canali che degradano in cascatelle, viali delimitati da alberi o da ringhiere di marmo, statue di divinità o di personaggi famosi, freschi ninfei con l'acqua che bagna la pietra pomice, il capelvenere e le statue delle ninfe, con piante sagomate secondo l'arte romana topiaria, con terrazzi col belvedere, panchine di pietra, boschetti e tempietti immersi nel verde.

Nella Roma imperiale c'erano quattro immensi giardini pubblici:



I GIARDINI DI CESARE

I Giardini di Cesare, in latino Horti Tiberini o Caesaris, sono una proprietà fondiaria romana extraurbana, posta nella regione transtiberina, localizzabile tra le propaggini ovest del Trans Tiberim (il Gianicolo) e la Piana di Pietra Papa.

Verso il 49 a.c. il console Caio Giulio Cesare ne acquistò la proprietà, per mettervi al pascolo allo stato brado la Mandria sacra di cavalli con cui aveva attraversato, vittoriosamente, il fiume Rubicone.
Plutarco attesta che verso le pendici del Gianicolo sorgeva il Palatium di Cesare, in posizione elevata ed era circondato da alti e odorosi pini.

Cesare fece costruire gli splendidi giardini su terreni già di sua proprietà, e a sue spese, giardini che l'imperatore lasciò nel suo testamento proprio ai cittadini dell'urbe. Questi giardini erano immensi, almeno da 1500 a 200 m di lunghezza per 500 m di larghezza e avevano un lussuoso apparato di edifici e di costruzioni, munite di lunghi e ombrosi portici, sotto cui poter passeggiare riparati da sole e pioggia.

Vi erano stati eretti due templi, quello della Fortuna Virile, si dice per ringraziare la Sorte benevola in occasione della nomina a dictator perpetuus (dittatore a vita), e quello del Dio Sole di Palmira, e c'erano ombrosi boschetti, con biblioteche e sale pavimentate di marmi, alabastri e mosaici, oltre ai ninfei, aiuole, siepi, statue, vasche marmoree, ringhiere di marmo, stele e fontane.

Qui Cesare fece costruire la splendida villa che accolse la Regina Cleopatra durante il suo soggiorno a Roma, nell’anno 46 Cesare e per due anni. Anche se Cesare risiedeva ancora nella Regia sul Foro, specie negli ultimi tempi, frequentò spesso la villa dove vivevano Cleopatra e suo figlio Cesarione, accogliendo lì uomini di cultura. Proprio ai piedi delle terrazze della Villa, stava il circo con una spina, terminante in una immensa ninfea semicircolare. Dopo l’arrivo di Cleopatra il Palatium viene ampliato con un peristilio, sontuosi affreschi e la statua colossale di un guerriero gallico.

Nel 46 Caio Giulio Cesare, ormai padrone di un Egitto pacificato, era tornato infatti a Roma, per candidarsi al potere supremo nella Repubblica. La regina era partita con lui e con il figlioletto Tolomeo Cesare, detto Cesarione, appena nato. Dopo breve navigazione le navi di Cesare gettarono l’ancora ad Ostia. Il console alloggiò Cleopatra poco al di fuori di Roma, nei suoi Horti sulla Riva Portuense, perchè era pur sempre una straniera, e occorreva cautela nel presentarla ai Romani.
In quanto alla moglie legittima, Calpurnia, non c'erano problemi, abituata alle amanti di Cesare e inoltre era sterile, ma Cesare non avrebbe mai ripudiato una moglie per sterilità.

I giardini si aprivano sul Tevere con ormeggi e darsene portuali, in cui era alla fonda ora anche il barcone egizio di Cleopatra. Nella corte egiziana in Riva destra Cleopatra rimarrà due anni, dal 46 fino alla tragica morte dell’amante, console, dittatore alle idi di marzo del 44, che renderà pubblici i giardini trasteverini, attraverso una donazione al Popolo di Roma, contenuta nel suo testamento.



I GIARDINI DI AGRIPPA

Citati da molte fonti storiche, tra cui Dione, Sesto Rufo e Plinio, i grandi giardini di Agrippa (Horti Agrippæ) erano contigui alle Terme Neroniane, e nel centro di questi giardini era sistemato un immenso stagno, Stagnum Agrippae, circondato da un portico, il Portico Bonus Eventus. Quest'ultimo, insieme al tempio Bonus Eventus, di fine I sec. a.c., stavano nel luogo oggi occupato dalla chiesa Santa Maria in Monterone.

Di età augustea, questi horti erano dislocati tra la Via Lata e le terme di Agrippa, splendidi per la ricca vegetazione e arricchiti di numerosi capolavori d'arte, tra cui il leone morente di Lisippo.

Erano un capolavoro di architettura, campo in cui Agrippa era eccellente, ed erano attraversati da un canale, l'Euripo, che seguiva pressappoco il tracciato dell'attuale Corso Vittorio, alimentato dall'Aqua Virgo e da un lago, lo Stagnum Agrippae, di 300 x 180 m., che si gettava poi nel Tevere "non per chiavica ma scopertamente a fine di maggior vaghezza"

Quest'ultimo occupava tutta l'area tra il Pantheon e Piazza Navona, su cui Nerone organizzò le sue naumachie private. La gente andava a nuotare nella loro acqua gelida e Seneca usava tuffarvisi in occasione del primo dell'anno. A sud il parco, piantato ad alberi, era poi terminato da un lunghissimo portico, l'Hecatostylon. Tuttavia la distanza dal centro urbano li rendeva poco fruibili per gli abitanti dei palatii centrali.



CAMPUS AGRIPPAE

Era al di fuori dei confini originali della città e non faceva parte dei sette colli, tuttavia si trovava all'interno delle mura costruite dall'imperatore Aureliano tra il 270 ed il 273. Faceva parte della VII regio augustea.

Molte ricche famiglie romane avevano dimore e giardini sul Pincio nell'ultimo periodo repubblicano: tra i personaggi noti, vi avevano proprietà Scipione Emiliano e forse Pompeo. Sicura invece la presenza di possedimenti di Lucullo, gli Horti Lucullani, gli Horti Sallustiani, proprietà in origine dello storico Sallustio e in seguito unificati agli horti luculliani in un'unica proprietà detta in Pincis nell'era imperiale, gli Horti Pompeiani, e gli Horti Aciliorum, degli Acilii.

Il colle era noto nell'antichità come il Collis Hortulorum (il colle dei giardini). Il nome attuale viene da una delle famiglie che l'occupò nel IV sec, i Pincii: la loro villa, con quella degli Anicii e degli Acilii, occupava la parte settentrionale della collina e un resto delle sostruzioni di queste residenze è il cosiddetto Muro Torto.

In epoca augustea la regio subì un'intensa urbanizzazione: qui Agrippa fece edificare il Campus Agrippae (dedicato nel 7 a.v.), una villa e la sua tomba, mentre sua sorella Polla fece edificare la Porticus Vipsania, sempre nella VII regio augustea, alle pendici del Pincio, lungo le arcate dell'Acqua Virgo, per rendere più belli e comodi i giardini. In prossimità di piazza Santi Apostoli si trovava la caserma della I coorte dei vigili e poco lontano era il mercato della carne suina, il Forum Suarium.

Il Porticus correva lungo il perimetro occidentale, contro la Via Lata, affacciandosi su un bacino d'acqua dove si svolgevano le regate. Fu proprio Augusto, dopo averli ricevuti in eredità da Agrippa, ad aprirli al pubblico, eccetto la Porticus Vipsania e il Diribitorium.



GIARDINI DEL CAMPO DI MARTE

Campo Marzio occupava un'area di circa 2 km² che prese il nome dall'ara dedicata a Marte, Dio della guerra, innalzata dopo la caduta di Tarquinio il Superbo. Era costituita da un'ampia area pianeggiante compresa tra il Tevere e la zona collinosa, all'esterno dei confini urbani fino alla costruzione della seconda cinta muraria da parte di Aureliano, nel 275 d.c., dove all'inizio si praticavano prevalentemente attività militari e sportive.

Poi tra la fine dell'età repubblicana e l'inizio di quella imperiale, con l'espansione della città, nel Campus Martius sorsero numerosi edifici pubblici, soprattutto nella sua parte meridionale: circhi per le gare di atletica, palestre, una naumachia (stadio navale), diversi obelischi, templi di ogni genere e sacrari dedicati a Marte e a molte altre divinità.

Divenne pertanto una zona residenziale suburbana: molti antichi romani ricchi e influenti vi si facevano costruire grandi ville, a cui appartenevano anche vasti giardini, che coprivano la gran parte dell'estensione del colle. Qui vennero edificati due importanti monumenti: il Mausoleo di Ottaviano Augusto e l'Ara Pacis, entrambi della prima metà del I sec. dc.

I giardini del Campo di Marte erano quelli che circondavano con un'area molto vasta il Mausoleo di Augusto, Come scrisse Orazio, nel Campo di Marte i giovani fidanzati si davano appuntamento, e si trasformarono ben preso nel luogo preferito di ritrovo dei Romani, per la loro bellezza e superbe decorazioni di statue, ninfei, viali, alberi e piante.




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1 comment:

Anonimo ha detto...

sto sbarellando, troppo bello, ma perchè non ne rifanno almeno uno di giardino romano a Roma? A Cnosso hanno rifatto il palazzo e noi nemmeno un giardino??
Pasquale

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