HORTI CALYCLANI







Gli Horti Calyclani erano antichi giardini situati a Roma sul colle Esquilino (Rione Esquilino), presso la chiesa di Sant'Eusebio. I giardini sono noti soltanto da tre cippi terminali, ove sono menzionati, in due casi, assieme ai confinanti Horti Tauriani.

Due cippi furono infatti  trovati in sito nel 1873 presso la chiesa di Sant'Eusebio, poco fuori la linea delle Mura serviane (agger), a nord di via Principe Amedeo. Essi erano posti a separazione fra i due horti, ma non si ha nessuna indicazione topografica per poter collocare l'uno piuttosto che l'altro ad est o ad ovest rispetto alla fronte dei cippi.

Un terzo cippo, con la menzione dei soli Horti Calyclani, fu trovato nel febbraio 1951 su via Giolitti quasi all'angolo con via Cappellini, sostanzialmente in allineamento con i due trovati nel 1873 e con il lato iscritto rivolto a sud-est.

Per l'associazione fra il Forum Tauri e la chiesa di Santa Bibiana sembra preferibile l'ipotesi che gli Horti Tauriani si estendessero verso oriente e gli Horti Calyclani a occidente rispetto alla chiesa di Sant'Eusebio.

Oscura rimane l'origine del nome: forse era un aggettivo derivante da Calycles, che sembrerebbe un nome greco, oppure da Calyx - calice - che potrebbe però essere un personaggio sconosciuto, oppure un grande vaso a calice che dette nome al luogo, o qualcos'altro.

La chiesa di s. Eusebio sorge sopra una domus romana, che qualcuno ha pensato fosse la casa stessa del santo martirizzato, C'è l'abitudine di reputare le chiese come un dono di un cristiano magari convertito di fresca data, il che non  è impossibile, ma nella maggior parte dei casi i templi cristiani sovrastavano i templi pagani per cancellarne le tracce, e pure per usufruirne dei marmi e degli ornamenti.

CHIESA DI S. EUSEBIO
Ma torniamo alla locazione degli orti Calyclani: dei resti corrispondenti alle fonti letterarie sono stati identificati appena fuori dalla porta Esquilina (o Porta di Gallieno), a nord della strada: questi resti potrebbero ben corrispondere a quelli del macellum Liviae.

Si è rinvenuto, infatti, un cortile aperto, che misura 80 per 25 metri, realizzato in opus reticulatum, disposto parallelamente alle mura serviane. Il cortile era circondato da un portico con botteghe per i vari tipi di generi. Sembra inoltre che, dal principio del III sec. d.c., la parte meridionale di quest'area fosse invasa dalla costruzione di edifici privati.

Si ritiene tradizionalmente che la costruzione della chiesa insista sulla domus del prete romano Eusebio (319-357), strenuo oppositore dell'arianesimo, condannato dall'imperatore Costanzo II a morire di fame rinchiuso in una stanza della propria abitazione..

L'epitaffio (iscrizione funebre) di un clericus trovato nelle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro ad duas Lauros dell'anno 474 è il documento più antico menzionante il titulus di Eusebio, ma il graffito funerario del lettore Olympus ne indizia la costruzione già nel IV secolo, probabilmente per volontà del pontefice Liberio (352-366) che, secondo la tradizione, lo consacrò nel 357.

Il titulus Eusebii (titolo cardinalizio) è anche ricordato nel 494 nel "Catalogo gelasiano" e i suoi presbyteri risultano fra i sottoscrittori dei sinodi romani del 499 e del 595. Titolo cardinalizio significa che a una chiesa viene dato il titolo di un cardinale che ne amministra i proventi.

Nel Chronicon di Benedetto di Sant'Andrea del Soratte dell'anno 921 si cita la "ecclesia sancti Eusebii iuxta macellum parvum" (presso il mercato piccolo), ovvero il Macellum Liviae realizzato da Augusto. 
Nel Liber Pontificalis, la chiesa di Santa Maria Maggiore è descritta come iuxta macellum Libiae (a fianco del mercato di Livia), mentre quella di San Vito è detta in Macello. 
Il percorso processionale descritto dal canone benedettino del Laterano, l'Ordo Benedicti del 1143, annota " intrans sub arcum ubi dicitur macellum Livianum " (entrando sotto l'arco nel luogo detto mercato liviano)

Nel 1627 il luogo di culto fu elevato da priorato ad abbazia. L'abate Ludovico Bellori così lo descrive nello "Stato temporale delle Chiese di Roma" (1662): " È della congregazione celestina dell'ordine di s. Benedetto. È situata nel rione dei Monti; è nominata fra i monasteri celestini nella bolla di s. Pietro Celestino V data in Aquila alli 27 di settembre 10 del suo pontificato ". 
La chiesa ha tre altari e 2 sepolture. Possiede molti horti, grangìe (aziende agricole) tra le quali una fuori di Ferentino donata da s. Pio V il 1 febr. 1568. Possiede case, cappelle in Roma, in Albano, censi, canoni, luoghi di monti, alberi, vigne ecc. ...con un'entrata di scudi 1608 (circa 25 milioni di lire annue)

CHIESA DI SANT'EUSEBIO

SOTTO LA CHIESA

Sotto la chiesa settecentesca sono presenti alcuni resti di una domus romana, sfruttata in parte per la costruzione dell'antico titulus. Le strutture, il cui stile indica una datazione di fine II sec., si trovano a sud del transetto e dietro l'abside medievale.

Si tratta di un muro in opera laterizia (lunghezza circa 20 m) che corre parallelamente a via Carlo Alberto, alla cui estremità sud-orientale si trovano due vani appartenenti ad un altro comparto dell'abitazione, i quali presentano interventi effettuati tra tardo antico e Alto Medioevo.

Intorno al IV secolo d.c. gli antichi "titoli" romani furono riconvertiti in chiese cristiane, e la zona si spopolò di nuovo, per essere occupata, da splendide dimore patrizie, da giardini, da conventi, e chiese. Sono del IV secolo d.c. la chiesa dei Santi Vito e Modesto, la chiesa di Sant'Eusebio, la chiesa di Santa Bibiana, ed altre chiese oggi scomparse. In questa fase potrebbe essersi insediato nella domus il primo luogo di culto cristiano. 

Presso la chiesa fu riportato alla luce sul finire del XIX secolo uno dei nuclei di tombe più consistenti della necropoli dell'Esquilino si ha notizia, inoltre, della presenza di sepolture arcaiche (in sarcofago o arca) anche nei sotterranei dell'edificio, il quale insiste su cave di tufo (latomiae) di incerta datazione. 

Nel 1873 furono trovati presso la chiesa due cippi di confine (terminatio) in sito menzionanti gli Horti Tauriani ed i Calyclani, a nord di via Principe Amedeo.

I cippi di confine in travertino, recano l'iscrizione
CIPPI HI FINIV[NT] / 
HORTOS CALYCLAN(os) / 
ET TAVRIANOS 
rinvenuti in sito alle spalle della chiesa di Sant'Eusebio. Questi cippi indicano che la proprietà confinante era riferibile ad un non meglio identificato Calycles e dove fosse collocato il limite occidentale degli Horti Tauriani (quello orientale è stato ipoteticamente situato in corrispondenza di Porta Maggiore).

Sotto la chiesa settecentesca sono presenti, ad ogni modo, alcuni resti di una domus romana, sfruttata in parte per la costruzione dell’antico titulus. Le strutture, il cui stile indica una datazione di fine II secolo, si trovano a sud del transetto e dietro l’abside medievale. Si tratta di un muro in opera laterizia (lunghezza circa 20 m) che corre parallelamente a via Carlo Alberto, alla cui estremità sud-orientale si trovano due vani appartenenti ad un altro comparto dell’abitazione, i quali presentano interventi effettuati tra tardo antico e Alto Medioevo.

La fase di IV-V secolo è attribuita da Krautheimer al momento in cui, in accordo con la testimonianza delle fonti, potrebbe essersi insediato nella domus il primo luogo di culto cristiano, successivamente azzerato per costruire la chiesa medievale.

Presso la chiesa fu riportato alla luce sul finire del XIX secolo uno dei nuclei di tombe più consistenti della necropoli dell'Esquilino; si ha notizia, inoltre, della presenza di sepolture arcaiche (in sarcofago o arca) anche nei sotterranei dell'edificio, il quale insiste su cave di tufo (latomiae) di incerta datazione. 

Nel 1873 furono trovati presso la chiesa due cippi di confine (terminatio). menzionanti gli Horti Tauriani ed i Calyclani, a nord di via Principe Amedeo. L’ Armellini, il profondo conoscitore delle chiese di Roma, quando vi fece i suoi scavi archeologici, trovò infatti un’iscrizione, risalente al IV secolo in cui vi è scritto

OLYMPI LECTORIS DE DOMINICO EUSEBII LOCUS

Sempre esplorando i sotterranei, vi è poi la prova dei lavori che secondo il Libro Pontificale, furono realizzati dai tempi di Papa Zaccaria a quelli di Gregorio IV. Lavori che partendo dal ripristino del tetto, coinvolsero anche la struttura stessa della chiesa.

Infatti, si vedono chiaramente i muri romani, realizzati a mattoni, sostituiti da quelli carolingi, costruiti con i blocchi ottenuti dalla demolizione delle mura serviane. Tra l’altro in quei muri appare quello che potrebbe essere un ingresso laterale, in che testimonierebbe l’invarianza della pianta della chiesa nei secoli o l’entrata nella cripta, contenente le reliquie di Sant’Eusebio.



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