CULTO DI CAELUS




CIELO COME DIES

La parola proto-indo-europea per ‘paradiso’ o ‘cielo’ cioè dieu̯ s̯, era anche il nome della divinità principale del pantheon, la Dia, la Grande Madre che poi diventò Diana, da cui il termine Dio, e ha riflessi in ogni branca dell’indoeuropeo. Si tratta di un derivato in -u della radice dei̯- ‘brillare’ e quindi dieu̯ s̯ era il luminoso cielo del giorno. La ritroviamo in lat.  diu ‘di giorno’ e subdiū (CIL 6.2028.c.40; Lucr.  4.211) ‘sotto il cielo’. Come Dies è il giorno, la luce.



I CIELI

NELLA STATUA DI AUGUSTO DI PRIMA PORTA, E'
RAPPRESENTATO CAELUS NELLA PARTE IN ALTO AL CENTRO
Curiosamente il plurale di caelum, caela non si trova mai. Secondo Cesare (Anal. fr. Gell. 19.3.8) caelum non va mai messo al plurale:
(10) Gaius Caesar enim ... in libris quos ad M. Ciceronem de analogia conscripsit harenas vitiose dici existimat, quod numquam harena multitudinis numero appellanda sit neque caelum neque triticum.
Questo perchè  caelum in realtà si diceva  al plurale, come  harenae e  tritica e sia Cicerone  che  Lucrezio e forse anche Varrone usano forme plurali, non neutre, ma maschili.
(11) secundum Epicureos qui uolunt plures esse caelos ut Cicero in Hortensio (Cic.Hort. frg. 31)
(12) Quis pariter caelos omnis conuertere et omnis (Lucr. 2.1097)

O nella tradizione grammaticale:
(13) nominum generi numero saepe plurali mutantur ... neutra in masculinum, ut ... caelum (Diom. GL 1.327.5)
(14) Caelum in singulari neutrum est, in masculinum plurali, hi caeli. (Cledonius GL 5.39.25)

Esiste una variante maschile singolare caelus attestata in Ennio e altrove, usata proprio per il Dio del cielo divinizzato o almeno per trasmettere un certo grado di personificazione. Nella lingua latina nel periodo classico, quando si parlava di “cieli” si usava la forma maschile. Varrone scrive anche che i greci chiamano Caelum (o Caelus) l'Olimpo.

E, in effetti, una simile duplice divisione del cielo si trova in Varrone Ling. 5.17:
Caelum sic et pars eius, summum ubi stellae, et id quod Pacuuius cum demonstrat dicit:
Hoc uide circum supraque quod complexu continet terram
Cui subiungit: id quod nostri caelum memorant.

Anche nel paragrafo precedente di Varrone (5.16):
(20) loca natura⟨e⟩ secundum antiquam divisionem prima duo, terra et caelum, deinde particulatim utriusque multa. Caeli  dicuntur loca supera et ea deorum, terrae loca infera et ea hominum. Ut Asia sic caelum dicitur  modis duobus. Nam et Asia quae non Europa in qua etiam Siria et Asia dicitur prioris pars Asiae in qua est Ionia ac provincia nostra.
 “i luoghi del cielo sono chiamati loca supera e questi sono degli dei, i luoghi della terra sono chiamati loca infera e questi sono degli uomini”.  oppure: “I cieli  sono in loca supera e quelli degli dei e le terre sono ì loca infera e quelle degli uomini.”
Varrone semplicemente introduce la duplice divisione del cielo che egli spiegherà più diffusamente (summum ubi stellae = ea deorum), e l’atmosfera (= loca supera). Le due terre sarebbero la superficie (ea hominum) e il regno ctonio (loca infera). Una divisione tra terrestre e ctonia è menzionata in un certo numero di fonti riguardanti la pratica sacrificale.
Infine c’è una terza possibilità. Come Varrone  ha notato, la prima divisione dell’universo è in due, terra e caelum. La terra e il cielo possono essere concepiti come due metà speculari dell’universo intero.



CAELUS

CAELUS
Caelus, o Coelus, invece è il Dio, un Dio dei primordi dei miti romani, ed è generalmente considerato il padre di Saturnusm e secondo Varrone il Cielo e la Terra sono gli Dei più antichi, come nella maggior parte delle cosmogonie. Esso compare nell'iconografia e nella letteratura, come Caelum nel senso di celestiale, ma anche come divinità maschile.  Il Dio personificazione del cielo appare tardi nella mitologia, si dice nel sec. VII di Roma come importazione della teologia grcca.

Per i Romani Caelus era la divinità corrispondente al Dio Uranus della cosmogonia greca. Varrone cita cielo e terra come pater e mater, definendoli Grandi Dei (dei magni) bella teologia dei Misteri di Samotracia. Sebbene Caelus non risulti avere avuto un antichissimo culto a Roma, era però associato a Summanus, il Dio del fulmine notturno, un culto prettamente romano, che poi passò a Giove.

Caelus inizia ad apparire nell'arte augustea e in connessione col culto di Mitra durante l'impero. Vitruvio lo include tra gli Dei celesti, per cui le aedes sarebbero appositamente state costruite a cielo aperto onde beneficiare della sua influenza. Come Dio dei cieli venne poi identificato con Jupiter, come appare in un'iscrizione in cui si legge Optimus Maximus Caelus Aeternus Iuppiter.



GENEALOGIA
  • Secondo Cicerone e Igino, Caelus era figlio dell'Etere e di Dies. 
  • Caelus e Dies erano nella tradizione antica i genitori di Mercurio. 
  • Caelus ed Hecate furono anche i genitori del Dio Janus, 
  • Ma furono anche i genitori di  Saturno e Opi. 
  • Caelus fu il padre di una delle tre forme di Jupiter, e altri suoi padri furono Aether e Saturno. 
  • In un'altra tradizione, Caelus e Tellus erano i genitori delle Muse, come Urano nella motologia greca.
  • Per alcuni Caelus è fratello della Terra e del Mare, 
  • Per altri è figlio di Ophion, 
  • o è figlio di Oceanus, 
  • o di Nereus e dell'antica Thetis. 
  • Secondo Cicerone è il padre di luppiter II, Vulcanus I, Mercurius I (o II), e di Venus I.


NELLE EPIGRAFI

Come si è detto il suo culto cominciò tardi, come si vede dalle iscrizioni, nelle quali ora è chiamato semplicemente Caelus, o Caelum, ora Caelus aeternus. In una epigrafe gli si danno i predicati soliti di Giove, specialmente: Optimus maximus Caelus aeternus. Nelle epigrafi è citato insieme a varie altre divinità:
  • a luno Regina, 
  • a Minerva, 
  • a Sol, 
  • a Luna, 
  • a Fortuna, 
  • a Mercurius, 
  • al Genius lovis, 
  • al Genius Martis, 
  • ad Aesculapius, 
  • a Lux, 
  • a Sommus, 
  • a Venus, 
  • a Cupido, 
  • ai Castores, 
  • a Ceres, 
  • al Genius Victoriae, 
  • oppure con Jupiter, Juno Regina e Minerva tutti insieme, 
  • oppure con Terra Mater, 
  • con Mercurius menestrator, 
  • con Jupiter, 
  • con Juno, 
  • con Sol e Luna insieme, 
  • con Hercules, 
  • con Mars, 
  • con i Campestres, 
  • con Terra e Mar, 
  • con Neptunus.


ICONOGRAFIA

In Heddernbeim è stata rinvenuta una sua immagine scolpita sopra un'ara che stava in un Mitreo. Tra il frontone e la scultura si legge : "Deo invicto M(ithrae)" sotto la scultura: "Pietram genetricem Senilius Carantinus.." ; a sinistra: "Cautopiat"; sotto, l'aquila di Giove sopra un fulmine, sostenuto da una sfera celeste con le stelle e i circoli meridiani, e sotto Caelum con altri Dei.
Caelus appare nella parte superiore della corazza, giusto sotto al collo, nella statua dell'Augusto di Prima Porta, contrapposto alla Terra che è scolpita invece  nella parte inferiore della corazza mentre allatta i fatidici gemelli. Queste due figure sono state identificate anche come Saturno e la Magna Mater, a rappresentare la nuova era di Saturno "Età dell'oro" dell'ideologia augustea.
In genere Caelus compare sopra ai quattro cavalli della quadriga del Dio Sole. Si presenta come un maturo uomo con la barba che tiene un mantello sopra la sua testa in modo che si gonfia formando un arco,  che richiama la volta del firmamento.
Su un altare dei Lari oggi in possesso del Vaticano, Caelus sul suo carro appare insieme con Apollo-Sol sopra la figura di Augusto.



LETTERATURA

Caelum a Roma è attestato per la prima volta in Nevio, come la parte del mondo che sta sopra la terra e contiene i corpi planetari:

(2) vertitur interea caelum cum ingentibus signis (Enn. Ann. 205 Sk)
(3) quid nunc supina susum caelum conspicis? (Plaut. Cist. 622)

È la sorgente del fulmine:
(4) si de caelo uilla tacta siet (Cat. Agr. 14.3)

È il maximus che il suono può raggiungere:
(5) tollitur in caelum clamor exortus utrimque (Enn. Ann. 428 Sk)
(6) boat caelum fremitu uirum (Plaut. Am. 233)

E' la dimora degli Dei:
(7) manusque susum ad caelum sustulit suas rex Amulius (Naev. Poet. 24 (25,1)
(8) si hic natus pridie foret quam ille est, hic haberet regnum in caelo. (Plaut. Mil. 1083)

E' l'altro polo rispetto alla terra, tipo a terra ad caelum:
(9) volo ego hanc percontari-a terra ad caelum quidlibet (Plaut. Per. 604)





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