APPIO CLAUDIO PULCHRO - A. CLAUDIUS PULCHER



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LA GENS CLAUDIA

Nome: Appius Claudius Pulcher
Nascita: Roma 97 a.c.
Morte: Balcani 49 a.c.
Gens: Claudia
Professione: Politico e militare


Appio Claudio Pulcro (ovvero Appius Claudius Pulcher; Roma, 97 a.c. – Balcani, 49 a.c.), di origine sabina, appartenente ad un ramo patrizio della romana gens Claudia, figlio dell'omonimo Appio Claudio Pulcro, console nel 79 a.c.. Da non confondere con il coevo Publio Clodio Pulcro ( Publius Clodius Pulcher; Roma, 93-92 a.c. – Bovillae 52 a.c.), quello dello scandalo della Bona Dea in cui fu implicata la moglie di Cesare.

Dopo la morte del padre, nel 76 a.c., fu lui a prendersi carico delle notevoli difficoltà economiche che la sua famiglia dovette affrontare: aveva infatti due fratelli, Gaio Claudio Pulcro e Publio Claudio Pulcro, che cambiò più tardi il suo nome in Publio Clodio Pulcro, e tre sorelle, Clodia Pulcra Prima, Clodia Pulcra Seconda e Clodia Pulcra Terza.

Fu in effetti un ottimo amministratore, cercando di fare una brillante carriera politica ottenuta però attraverso la corruzione. Tanto fu corrotto nella politica favorendo se stesso e il fratello, tanto però fu onesto verso il suo generale e la sua patria, infatti non si lasciò corrompere dal re Tigrane.

Iniziò la sua carriera politica servendo in Oriente sotto Lucio Licinio Lucullo (117 - 56 a.c.) durante le guerre mitridatiche tra il 72 e il 70 a.c. e trattando, senza successo, la consegna dello stesso Mitridate con il re d'Armenia, Tigrane II. Plutarco racconta che, invitato dal re d'Armenia, Tigrane, ad attenderlo ad Antiochia, Appio poté mettersi in contatto con molti dei principi greco-orientali, stanchi di essere sottoposti al dominio armeno (come Zarbieno di Gordiene), ed a cui fu promesso l'aiuto del proconsole romano Lucullo. Plutarco riporta l'incontro tra Appio e Tigrane:

«Appio non era spaventato o stupito di tutto questo sfarzo e spettacolo, ma non appena ebbe udienza, disse chiaramente al re che egli era venuto a riprendere Mitridate, da utilizzare come ornamento per il trionfo di Lucullo, in alternativa era costretto a dichiarare guerra contro Tigrane. E anche se Tigrane fece ogni sforzo per ascoltare questo discorso con viso apparentemente sereno ed un sorriso forzato, non poté nascondere ai presenti la sua sconfitta alle audaci parole del giovane.

Egli rispose ad Appio che non avrebbe consegnato Mitridate, e che se i Romani avessero iniziato la guerra, si sarebbe difeso. Egli era indispettito da Lucullo il quale nella sua lettera lo aveva nominato con il titolo di Re soltanto, e non di "Re dei Re", e di conseguenza, nella sua replica, non avrebbe chiamato Lucullo, Imperator. Il re inviò, però, splendidi doni ad Appio, e quando non volle tenerli per sé, [il re] ne aggiunse altri. Appio allora accettò solo una ciotola, tra tutti quelli inviati dal re, non volendo che il suo rifiuto fosse interpretabile come una forma di inimicizia personale verso il re, ma rimandò il resto, e marciò con grande velocità per raggiungere il suo comandante


(Plutarco, Vite parallele, Lucullo, 21.6-7.)

LA SORELLA CLODIA PULCHRA - LA LESBIA DI CATULLO

Tornato a Roma, nel 63 a.c., durante la congiura di Catilina, collaborò con il console Cicerone, raccogliendo le deposizioni degli ambasciatori dei Galli Allobrogi che permisero di incriminare i complici di Catilina.

Nel 58 a.c. collaborò con il fratello Publio tribuno della plebe, e l'anno successivo ottenne la pretura. Cercò di favorire il fratello cercando di ostacolare il ritorno a Roma di Cicerone, e farlo eleggere edile curule per l'anno successivo.

Nel 57 a.c. fu propretore della provincia di Sardegna e Corsica, e nel 56 a.c. partecipò all'incontro dei triumviri Gaio Giulio Cesare, Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso presso Lucca, dove fece riavvicinare il fratello Clodio a Pompeo. Nel 55 a.c., dopo un'intensa campagna elettorale finanziata dal denaro reperito dal fratello Clodio in Oriente, fu eletto console per l'anno successivo; ma venne alla luce un complotto, con la complicità del collega Lucio Domizio Enobarbo per assicurarsi il proconsolato in una ricca provincia d'Oriente, dove intendeva rifarsi delle spese elettorali. Ottenne ugualmente il governatorato della Cilicia per il 53 a.c. e tornato a Roma, nel 52 a.c., si scagliò contro Tito Annio Milone, assassino di Clodio, fratello di Appio.

Nel 50 a.c. divenne censore, comportandosi in modo molto severo; l'anno successivo, dopo lo scoppio della guerra civile tra Cesare e Pompeo, raggiunse quest'ultimo nella penisola balcanica, ma morì di improvvisa malattia.



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