PORTA CAPENA



PORTA CAPENA COL TEMPIO DELL'ONORE E DELLA VIRTU' (a destra)

La Porta Capena era situata nell’attuale piazza di Porta Capena a Roma, nell'area dove si incontrano i colli Celio, il Palatino e l’Aventino, probabilmente tra l'imbocco di via di Valle delle Camene e l'inizio di via delle Terme di Caracalla (la "Passeggiata Archeologica"), di fronte al lato curvo del Circo Massimo. Infatti una targa d'ottone è stata posta in terra a testimoniare la posizione dell'antica e famosissima porta.

PORTA CAPENA CON  IL CIRCO MASSIMO ALLE SPALLE
La valle delle Terme di Caracalla, ovvero la valle delle Camenae, era ricca di boschi, di spechi, di grotte e di leggende. Qui, come narra Livio, re Numa Pompilio, il successore di Romolo, aveva i suoi incontri notturni con la Dea (poi declassata a ninfa) Egeria, che gli insegnava i riti più graditi a ciascuna divinità, con gli uffici sacerdotali dovuti. Qui dunque nacque la liturgia della religione nell’antica Roma, accanto alla Porta Camena che si suppone pertinente alla Roma Quadrata, precedente a quella della cinta serviana, nella notte dei tempi, quando gli Dei scendevano tra gli esseri umani magari per amarli e non per sacrificarli come capretti.

Molti suppongono che la Porta si chiamasse in origine Camena, (da Camena a Capena il passo è breve)  in onore delle Dee preromane e romane. Pertanto sarebbe stata antecedente pure alle Mura Serviane, che d'altronde non esistevano prima di Servio Tullio, VI re di Roma ( 578-539 ac.) che le edificò. Il fatto che Egeria insegnasse a Numa i riti necessari ad ottenere la benevolenza degli Dei fa pensare a un retaggio matriarcale dove le donne, ovvero le sacerdotesse, detenessero il potere religioso, lasciando ai maschi quello amministrativo e militare.

Il primo accenno storico, o leggendario, risale a re Tullo Ostilio (metà del VII sec. a.c.), quando presso la porta Camena venne eretto il monumento funerario ad Orazia, sorella degli Orazi, uccisa perché colpevole di essersi innamorata di uno dei Curiazi. Era il tempo in cui un uomo poteva impunemente uccidere una sorella e in cui suo padre stava dalla sua parte, tanto valevano le donne, ma con l'impero il rapporto cambiò e fu civiltà.
Quando nel 312 a.c. venne realizzata la via Appia che, partendo da lì, doveva giungere fino alla città di Capua, il nome fu trasformato in Capena e divenne un punto di transito importantissimo con l’Italia meridionale.

ALTRA ANGOLAZIONE, LA PORTA CAPENA E' EVIDENZIATA DALLA FRECCIA

Giovenale nella Satira III dimostra la vicinanza del Luco delle Camene, e della fonte di Egeria alla porta Capena , v. 10. e seg. "Sed dum tota domus rheda componitur una , Suhstitit ad vdere; arcus madidumque Capenam"  Dunque alla porta Capena erano i congressi di Numa colla Ninfa, non a tre miglia e mezzo più oltre. Ma il Poeta prosegue che la grotta di Egeria non era lungi dalla strada come quella di oggi, la quale non è né sulla via Appia, né sulla Latina, ma fuori di strada fra le due vie almeno tre miglia contro l'autorità degli antichi, e contro il fatto posero nella valle della Caffarella  e presso di essa, pure era il Tejne mezzo distante dall'antica porta Capena. la vicinanza poi del fonte al Luco delle Camene oltre questo passo di Giovenale viene confermata da Simmaco nella Epistola XXI. del libro I -

Porta Capena deriva dunque il suo nome dalla corruzione dell'antico bosco sacro della Fons Camenorum (Fonte delle Camene), situato subito fuori della porta, alle pendici del Celio ed alla quale, secondo la tradizione, attingevano le Vestali per i loro riti sacri.

Ma Porta Capena è citata anche per un altro importante avvenimento che segnò la storia di Roma: dopo la disastrosa battaglia di Canne il senato si riunì, per valutare la situazione, “ad portam Capenam”, come riferisce Livio, che era una delle tre sedi di convegno dell’assemblea.  Le tre sedi erano dislocate in tre punti molto lontani tra loro, e sicuramente in posti strategici, affinche anche in caso di pericolo i senatori potessero adunarsi per prendere gravi decisioni. In realtà doveva trattarsi del tempio di Marte: "In templo ad Portam Capenam custoditor ancile, quod de caelo demissum dicitur" - In un tempio presso la porta Capena era custodito l'Ancile, che si dice caduto dal cielo, che si riteneva dono di Marte.

Attraverso la Porta Capena passò anche, sempre durante le guerre puniche, il corteo che introduceva in Roma la Dea Cibele, la Magna Mater che doveva secondo la consultazione dei libri sibillini, salvare Roma dai cartaginesi.

RESTI DELLE MURA SERVIANE CHE SI
CONGIUNGEVANO ALLA PORTA CAPENA
Essa era probabilmente a doppio fornice. Un ramo dell'acquedotto dell'acqua marcia passava proprio in questo punto, sopra la porta, tanto che Giovenale la definiva madidam Capenam.

Numerosi sono i monumenti ricordati in questo luogo, ora tutti scomparsi: il sepolcro di Orazia, il Tempio di Marte, l'aedes Honoris et Virtutis, il tempio di Mercurio, accanto al quale si trovava una fonte dove i mercanti andavano a purificarsi alle idi di maggio, per ottenere la buona fortuna nei prossimi commerci. Vi era poi l'ara della Fortuna Reduce, che fu eretta in onore di Augusto, (un'ara del Museo Capitolino rappresenta su un lato un'immagine della Fortuna e sull'altra la figura della via Appia) e il tempio delle Camene, come si può vedere in un disegno di Pirro Ligorio. Tutta la regio era ricchissima di acque e fin dai tempi più antichi esistevano bagni pubblici, dai quali derivò ad essa il nome di piscina publica.

Dalla porta si dipartiva anche la via Latina, che per un breve tratto cirreva affiancata all'Appia, per poi separarsi in corrispondenza dell’attuale piazza Numa Pompilio. Secondo Giovenale (I sec. dc.), la Porta Capena alla sua epoca era praticamente caduta in disuso e frequentata da mendicanti, soprattutto ebrei. Viene però da pensare che non fosse così poco frequentata perchè i mendicanti hanno tutto l'interesse a porsi nei punti di passaggio dove hanno più probabilità di ottenere l'aiuto richiesto.
Successivamente la porta divenne sostegno per il passaggio dell’acquedotto della Marcia, e per questo venne chiamata Madida, cioè la bagnata perchè dal suo arco gocciava l'acqua fino al suolo. Ma neppure questo è un segno di decadenza perchè gli acquedotti passarono sopra alla maggior parte delle porte romane, talvolta anche con due o tre acquedotti contemporanei.

Porta Capena fu distrutta e l’intera area ristrutturata dall’imperatore Caracalla (188-217) e l’accesso a Roma venne in seguito trasferito poco più avanti, attraverso la nuova Porta Appia, oggi Porta S. Sebastiano, che si apriva nelle mura aureliane. I suoi resti, oggi comunque non più visibili, furono rintracciati nel corso degli scavi effettuati nel 1867.


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