PORTA NAEVIA (Porte Severiane)



LA FRECCIA IDENTIFICA LA POSIZIONE DELLA PORTA NAEVIA
ALL'ANGOLO DELLE TERME DI CARACALLA

"Tre delle porte susseguenti (alla Porta Capena) possonsi determinare principalmente con la scorta di Varrone da Ling. Lat. lib. IV 163, il quale pone primeriamente la Porta Nevia, così detta dai boschi Nevii:
- quod in memoribus Naeviis, -
boschi che Festo distingue dalla Selvia Naevia, che stata quattro miglia fuori:
- Naeviam sylvam vocitatam extra urbem ad miliarum IV, quod Naevii cuiusdam ibi domus fuerit, a quo NEMORA NAEVIA appellata etiam fuisse, Verrius ait -
e riporta poco dopo le parole di Catone nella orazione contra Marco Celio:
- Orsus iter eram a Porta Naevia, a domo procul Naevia. -
Quindi come da sotto la falda del Celio la Porta Capena aveva tratto nome dal lucus Camoenarum, così sotto la falda del falso Aventino, o del colle di S. Sabina, la Nevia lo aveva tratto - in memoribus Naeviis. -
Che poi questa porta fosse in tale situazione lo prova con Vittore, e col piedistallo esistente sul portico del palazzo de'Conservatori, sul quale leggesi il Vico della porta Naevia dopo quello della Porta Rudusculana nella regione XII, o della Piscina Publica, come pur si nota in Vittore; e perciò mal si apposero i topografi del secolo XVI, che credettero essere la Porta Nevia corrispondente all'attuale Porta Maggiore, tanto distante da S. Balbina."

(Antonio Nibby - Roma nell'anno 1838)


La Porta Naevia era una delle porte nelle Mura repubblicane di Roma. Le notizie che la riguardano sono scarse. Ora scomparsa, si trovava sul cosiddetto Piccolo Aventino, alle spalle delle Terme di Caracalla, all'incirca a metà del percorso delle mura tra la porta Capena e la porta Raudusculana, probabilmente in corrispondenza dell'attuale largo Fioritto, sebbene non siano stati rinvenuti resti archeologici che possano confermarlo.

Dalla Porta Naevia si dipartiva la strada per Ardea, l'Ardeatina. lunga 28 km, corrispondenti a 25 miglia romane. Il suo nome, sicuramente connesso a quello della gens Naevia, è citato da Livio nel 508 a.c., e deve quindi appartenere alla cinta muraria più antica, cioè la Serviana.

Secondo Festo, il prenome Gneo originariamente si riferiva ad una voglia, che era naevus in latino classico. Questa etimologia è generalmente accettata dagli studiosi moderni. Nel suo trattato "Origin of Roman praenomina", Chase cita le Gnaivos come termine arcaico antecedente a Naevius.

Tuttavia, come con altri praenomina, Gneo era diventato un nome di famiglia, indipendentemente dagli angiomi dei bimbi. Dalla parola Naevus o Gnaeus deriva il termine italiano neo.

Sembra che i Naevii Balbi fossero di origine fenicia stabilitisi nei tempi antichi in Spagna a Gades, dove erano diventati famosi per la loro ricchezza. Non essendo romani erano plebei, e non vengono menzionati fino alla II Guerra Punica, (218 - 202 a.c.), quando uno dei suoi membri, Q. Naevius Matho, fu nominato pretore ma nessuno dei suoi membri ottenne il consolato durante la repubblica, fino al 30 d.c., quando L. Naevius Surdinus, ordinato console, fece rifiorire la fama e l'onore della sua gens. I principali nomi sotto la repubblica furono Balbus e Matho, con i cognomi Crista, Pollio, Turpio, Balbus, Capella, Surdinus. (Eckhel, vol. v. p. 259.) C. Nevio Balbo, del monetario per il 80 a.c., era un sostenitore di Silla.

Della porta Naevia si trova una sola citazione in Livio, II 11, una in Varrone, LL V.163 , che ne fa derivare il nome dalla sua posizione ai margini o all'interno dei "boschi Nevii", o "Nemora Nevii", il che fa nuovamente pensare al nome dei Nevii che evidentemente avevano vasti possedimenti in zona, e una terza nei Cataloghi delle Regiones in cui Augusto aveva suddiviso la città, nei quali si precisa come la porta fosse raggiungibile dal vicus portae Naeviae, per proseguire poi in quello che doveva essere l'antico tracciato iniziale della via Ardeatina.

DENARIO RAFFIGURANTE LA GENS NAEVIA
Dalla base dei vicomagistri è possibile ricostruire parte della viabilità interna. In direzione delle porte sono attestati, un vicus portae Naeviae, ad andamento rettilineo, e un vicus portae Raudusculanae, entrambi si distaccano dal vicus Piscinae Publicae che attraversa la valle tra Aventino Maggiore e Minore.

Il vicus Altus è localizzato a seguito di scavi, a nord dell’attuale via di Santa Sabina il cui percorso ricalcherebbe quello del vicus Armilustri o, secondo un’ipotesi recente, del clivus Publicius, altrimenti ritenuto corrispondente all’attuale via di Santa Prisca.

Il punto dove l'antica strada sembra traversare il confine delle fortificazioni serviane è a est delle pendici dell'Aventino, tra S. Saba e S. Balbina, un poco più a sud della chiesa di S. Balbina (Jord. I.1.233; HJ 185; Merlin 119‑121; Mitt. 1894, 327; BC 1914, 81‑82).



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