IUVANUM (Abruzzo)



IUVANUM, RICOSTRUZIONE DEL FORO
Iuvanum è un sito archeologico di epoca romana posto nello splendido scenario della Majella orientale, e si trova nelle campagne di Montenerodomo, in provincia di Chieti. I monumentali resti dell’antica Iuvanum costituiscono uno dei più importanti siti archeologici della regione.

Dell’insediamento originario, dei Sanniti-Carricini, rimane il santuario arcaico, con due templi affiancati, e il piccolo teatro con scena e gradini in pietra. All’età romana risale invece la gran parte dei resti archeologici oggi visitabili: strade lastricate, la grande piazza centrale (il foro), pavimentata con lastre di pietra e circondata da botteghe ed edifici pubblici, e poco distanti le terme.

A ridosso del sito, un moderno edificio ospita il Museo Archeologico, che dispone di un percorso appositamente pensato per gli ipovedenti, e il Museo della Storia e Trasformazione del Paesaggio.

Sono resti di un insediamento romano successivo alla guerra sociale (91-88 a.c.) un foro, un tempio e una basilica e si pensa che il nome derivi dal fatto che il centro fosse abitato inizialmente da iuvenes ("giovani").

IL SITO ARCHEOLOGICO
Nel Liber Coloniarum Iuvanum viene elencato come Jobanos e Plinio il Vecchio afferma che Juvanenses è una derivazione di Lanuenses, ma si pensa non abbia a che fare con Iuvanum che probabilmente dovette il suo nome invece da un santuario dedicato a Iuventas, la Dea della gioventù.

Il centro originario si trova lungo l'odierna strada che da Montenerodomo porta a Torricella Peligna. E' probabile che il primo nucleo si trovasse su una sorgente ove i pastori dediti alla transumanza facevano abbeverare le loro greggi.

Nell'età repubblicana è da ricercare l'oppido preromano che si è sviluppato sulle colline limitrofe tutt'intorno. Già prima della guerra sociale risulta essere municipio romano. Il municipio comprendeva i seguenti paesi:

- Montenerodomo (antica città frentana-carecina che, verso il IV-III secolo venne spostata a valle ove divenne municipio romano)
- Torricella Peligna (La fondazione di Torricella si fa risalire secondo la tradizione locale ad un esodo dagli esuli di Juvanum, durante le guerre bizantine del VI secolo d.c.)
- Taranta Peligna (epoca preromana e romana)
- Palena (epoca preromana e romana)
- Gessopalena (In Monte San Giuliano sono stati ritrovati resti di mura megalitiche di epoca preromana, Durante la costruzione della via Peligna, venne ritrovata una statua raffigurante una sfinge).

LA FONTE
Reperita un'iscrizione di Juvanum dove un certo Poppedius fu "Patronus Munic(ipii) Iuvanens(is)". Il municipio fu iscritto alla tribù Arniensis e fu gestito da quattuomviri. Nel centro abitato vi erano dei seviri augustales (magistrature minori in genere a carattere onorario) e la divinità principale era Ercole, culto gestito dal collegium Herculaniorum (congregazione di pii dedicati al culto di Ercole). Nel 325 vennero restaurate le mura dal governatore provinciale Fabio Massimo il quale restaurò le mura e fece erigere il secretarium.

La città romana fu attiva fino al IX secolo d.c. circa, quando si spopolò per la costruzione di nuovi centri fortificati per difendersi dalle incursioni barbariche. Nacquero così i castelli di Montenerodomo e Torricella Peligna. 

La città romana fu spogliata, inoltre, per l'edificazione di case pastorali, e per la costruzione della vicina Abbazia di Santa Maria in Palazzo. Fino alla seconda metà del '900, la città romana era caduta in oblio, e l'erba l'aveva interamente ricoperta, tranne le colonne di alcuni templi, che furono prelevate nel 1933 per il restauro della chiesa parrocchiale di San Martino di Montenerodomo. Il sito è stato completamente riportato alla luce negli anni '90.

Grosso modo Juvanum era composto da un foro posto al centro dell'abitato, una basilica posta a destra del foro, a sinistra si apriva la via Orientale e sullo sfondo si elevava la collina dell'acropoli.

ISCRIZIONE DELLA PIAZZA

IL FORO

Il Foro, luogo di aggregazione sociale e di mercato, mostra una grande piazza rettangolare, tutta lastricata, che misura metri 64 x 27,50. Alcuni lastroni del pavimento del foro recano delle incisioni.

L'intera piazza del foro è circondata quasi per intero da portici che costeggiavano delle tabernae, con botteghe artigianali e commerciali, sostenuti da 13 colonne sui lati maggiori e 8 su quelli minori. Le colonne erano 8 x 18, mentre l'intercolumnio misurava 3,90 metri. Nella piazza vi erano anche delle statue come si può ipotizzare da alcuni basamenti ritrovati.
Naturalmente assunse la sua forma monumentale solo in età augustea, quando si realizzo il foro lastricato, con le statue poste tra le colonne e si edificarono importanti edifici pubblici.Sono state infatti rinvenute molte le iscrizioni che celebravano fatti e personaggi influenti.

Una iscrizione pavimentale con lettere in bronzo fuse nella pietra su tre righe caratterizzava la piazza, che era dedicata ad un uomo politico, un tale Herennius Capito che nella metà del I sec. d.c. realizzò la pavimentazione del foro a sue spese. Capitava sovente tra gli antichi romani che un influente personaggio facesse una grossa donazione alla sua città per conquistare voti elettorali.
All'epoca questo fenomeno era detto evergetismo e veniva usato spesso per venire eletti in un'importante carica pubblica. era una forma di pubblicità, ma non era corruzione perchè ne usufruivano tutti i cittadini.

Ancora oggi passeggiare nel foro di Iuvanum è un'esperienza emozionante, sono visibili i fori delle iscrizioni in bronzo colato, il perimetro della piazza e la base del porticato, le fondamenta degli edifici, la basilica e le strade.

LE MURA MEGALITICHE

LE MURA

Le mura poligonali risalgono al IV e III secolo a.c. erano atte a difendere un'area di culto forse dell'acqua. Erano situate presso un colle roccioso nelle vicinanze del borgo vecchio della città di Montenerodomo ed erano mura poligonali con pietre a secco di epoca sannitica. Nel III secolo a.c. l'abitato venne spostato più a valle, ove sorse Juvanum.

I TEMPLI

I TEMPLI

Intorno al III sec a.c. si sviluppò sulla cima di una collina nei pressi di Montenerodomo il santuario di Iuvanum, forse su un preesistente luogo di culto legato all'acqua.

Sulla sommità dell’acropoli, nella prima metà del II secolo a.c. i Carricini, una delle quattro tribù che componevano il popolo sannita, edificarono un tempio, su alto podio in opera quadrata rivestita da lastre in pietra con scalinata centrale e quattro colonne con capitello dorico.

Il tempio conserva delle tracce di antico podio con dei pezzi di travertino. Le misure del pavimento dovevano essere di 21,30 X 12,60 metri, mentre l'ingresso era di 9 x 2,6 metri. Le misure possono essere imprecise, dato che sopra il tempio, intorno all'anno mille, i benedettini edificarono un'abbazia, Santa Maria del Palazzo utilizzando le pietre dell'antica città e del tempio che divenne la fondamenta del nuovo edificio di culto.

IL SANTUARIO DEL III SEC: A.C.
Successivamente, ma sembra nello stesso secolo, l’area sacra venne ampliata con la costruzione di un secondo tempio più piccolo, anch’esso su podio, con cella unica preceduta da un pronao con gradinata, ora scomparsa. Intorno al II secolo a.c. venne costruito un 2° tempio ad una distanza di 3,9 metri dal tempio precedente. Di questo tempio rimane solo il podio. 

Le epigrafi citano i culti di Eracle, Diana, Vittoria e Minerva. I due templi sono di influenza ellenistica importata da alcune maestranze campane e la diffondono in tutto il Sannio-Pentro tramite richiesta di alcuni committenti, (i pentri erano una delle quattro tribù sannite stanziate nel Sannio settentrionale, a cavallo delle attuali province di Isernia, Campobasso, L'Aquila e Chieti, tra Molise e Abruzzo).

A sud-est della collina con l'acropoli è stata trovata la cavea del teatro, di impianto sannita, risalente al II secolo a.c. di cui sono rimaste le prime 7 file di gradini costruito con delle pietre più piccole ai lati e più grandi al centro. La frons scenae è a tre nicchie. Il teatro, posto al di sotto dell'area dei templi non è in simmetria con i teatri sulla parte alta del sito.



LE TERME

Poco distante troviamo le fondamenta di un imponente edificio, oggetto di scavi negli ultimi anni, probabilmente utilizzato per attività termali.

LA BASILICA

LA BASILICA

La basilica era a pianta absidale (struttura architettonica a pianta semicircolare o poligonale con volta generalmente a semicupola) e pavimento a lastre di marmo, vi si praticava secondo alcuni il culto imperiale, secondo altri, e con più probabilità, i processi e la giustizia.

A sud est del foro sono stati ritrovati alcuni vani:

- il vano W aveva funzione, forse, di cucina, come pare attestare la presenza di un focolare al centro;
- il vano B è una taberna di un medico dato il ritrovamento di attrezzi medici usati anche nel campo della cosmetica e farmaceutico;
- il vano K probabilmente era la stanza di una ornatrix come paiono attestare oggetti ivi rinvenuti appartenenti al mundus muliebris celati da bipedali.

- A sud est del portico del foro, si apre la città giulio-claudia. Uno degli altri ambienti ha ridato alla luce una mola olearia utilizzata per il riempimento della pavimentazione. Alcuni ritrovamenti sotto la città romana fanno ipotizzare un antico insediamento rurale.

- Due delle vie di Juvanum vengono chiamate in modo fittizio, dato che non si conosce il loro nome reale, "Via del Foro" e "Via Orientale". Le due vie non sono strutturate con vie ortogonali e non attraversano il foro.
- La Via del Foro era pavimentata con delle lastre a struttura regolare. La lunghezza della via era di 5,30 metri.

I RESTI DEL TEATRO
- Della Via Orientale ne rimane un tracciato di 90 metri di lunghezza per 3 metri di larghezza. I lastroni di pavimentazione sono delimitati da argini.

Varie ceramiche a patera del II e I secolo a.c., mentre tra il I secolo a.c. ed il I secolo d.c. vengono realizzate le coppa da mensa in sigillata italica liscia o con decorazioni di barbottine (legante semliquido, ottenuto dall'impasto di acqua e argilla).

Delle fibule ad arco semplice del tipo Aucissa, della fine del I secolo d.c. che prende il nome di un fabbricante celtico iscritto sulla fibula.

Una tomba di un bambino con due bronzetti raffiguranti Ercole recante una lamina d'argento con un'incisione riempita a niello (lega metallica nera usata come intarsio nell'incisione di metalli).

Delle statue di togati di cui uno con una bulla, forse raffigurante un membro della famiglia imperiale, un altro con un mantello.

Nel Museo archeologico di Juvanum sono conservate alcune suppellettili di Juvanum. È stato inaugurato nel 2006. Nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo di Chieti vengono conservati frammenti architettonici di Juvanum.



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