DIOCLEZIANO





Nome completo: Gaius Aurelius Valerius Diocletianus
Nascita: Doclea o Salona, 22 dicembre 244
Morte: Spalato, 3 dicembre 316
Predecessore: Carino
Successore: Costanzo Cloro e Galerio
Coniuge: Prisca Serena di Roma
Figli: Galeria Valeria
Regno: 284-305 d.c.



LA NASCITA

Diocleziano nacque nel 237 sulla costa dalmata, forse a Salona. Fu chiamato Diocles, e ricevette una sommaria educazione letteraria con un certo senso di pietas romana, cioè la tollerante religiosità dei Romani unita a un profondo senso di onestà e giustizia. Sposò Prisca da cui ebbe la figlia Valeria, ambedue ritenute cristiane.

Dal 275 al 285 d.c. a Roma si succedettero una serie di imperatori che vennero eliminati violentemente uno dopo l'altro. Le rivolte non venivano dai barbari o dai partici che Roma combatteva ma dagli stessi militari, all'interno di quell'esercito che era romano solo formalmente, perchè dentro c'era di tutto. I militari chiesero una paga sempre più alta e l'acclamazione degli imperatori dipendeva dalle loro donazioni in oro. Così i generali romani divennero tra loro rivali del trono aprendo le guerre civili.

Ne profittarono Franchi, Alemanni, e Goti, e ad ovest i Sassanidi Persiani per invadere i confini, dando il via a un triste periodo di guerre interne ed esterne, finchè non giunse al potere Diocleziano. Egli aveva fin da giovanissimo seguito la carriera militare, percorrendola fino ai più alti gradi, distinguendosi per coraggio, prudenza e metodo; era stato console sotto Probo, poi governatore della Mesia. Nel 282, sotto Caro imperatore, fu nominato comandante della cavalleria e dei pretoriani. Nel 283 ottenne il Consolato. Sembra che una veggente, gli avesse predetto da giovane che sarebbe stato imperatore il giorno che avesse ucciso un cinghiale (aper). In effetti era arrivato alla corona quando, al cospetto delle legioni, uccise a Nicomedia quell'uomo che del cinghiale portava il nome (Apro).



L'ASCESA AL POTERE

« Diocleziano fu scaltramente costumato, inoltre sagace e d'ingegno assai sottile e tale che voleva saziare la sua severità con l'altrui invidia. Principe diligentissimo però e assai solerte e che primo introdusse nell'impero Romano forme più degne delle usanze regali che della libertà Romana e si fece adorare mentre prima di lui tutti ricevevano un saluto. »
(Eutropio, Breviarium historiae Romanae, ix.26)

Nel 284 d.c., dopo l'assassinio di Caro, prima Numeriano poi Apro si fecero acclamare imperatori, ma il primo morì in circostanze misteriose e il secondo, accusato di averlo assassinato, da imperatore campò poche ore. Carino rimase imperatore nell' ovest, ma Diocle fu acclamato imperatore sostituendo Numeriano. Nel 285 anche Carino morì e Diocleziano rimase padrone dell'impero. Così Caio Aurelio Valerio, illirico, da Diocle, sua patria, prese il nome di Diocleziano.

Diocleziano aveva 37 anni, con esperienza degli uomini, ormai maturo e riflessivo. Dopo la battaglia del Margus, in cui la vendetta di un ufficiale gli aveva data la vittoria (l'ufficiale aveva ucciso Carino vendicandosi per avergli violentato la moglie) Diocleziano si dimostrò magnanimo coi sostenitori di Carino: nessuno fu toccato o rimosso dalle cariche e lo stesso Aristobulo, prefetto del pretorio e creatura della Curia, rimase al consolato.
Se però all'interno aveva ottenuto pace, all'esterno c'erano serie minacce. Elpidio Achille fomentava la rivolta ad Alessandria; in Egitto minacciavano l'invasione i Blemmi; nella Numidia le tribù dei Bavari e dei Quinquangentanei razziavano il paese; nella regione danubiana Sarmati e Germani varcavano i confini; i Franchi invadevano i paesi del Reno, e le coste galliche del nord erano infestate dai pirati sassoni; in Gallia i Bagaudi saccheggiavano le campagne per ricostituire l' impero gallico.



LA TETRARCHIA DI DIOCLEZIANO

Diocleziano stabilì allora di dare all'impero una tetrarchia di governo, con due imperatori (Augusti), di cui uno più anziano e di maggiore autorità, e in sottordine due Cesari. Morto un imperatore, doveva succedergli il suo Cesare il quale, divenuto Augusto doveva nominarsi, a sua volta, un Cesare. I due Cesari, al pari dei due Augusti, dovevano avere la potestas tribunicia e l' imperium, ma non il potere legislativo, e potevano batter moneta e comandare eserciti in nome degli imperatori di cui erano luogotenenti con diritto alla successione.

Il Cesare che Diocleziano si scelse fu il dace Valerio Galerio, soldato rude e violento nativo di Sardica; quello di Massimiano fu Flavio Costanzo, detto Cloro per il suo pallore, originario della Dardanica, che discendeva da Claudio il Gotico ed era colto e mite.
Nel 293 i due Cesari ebbero le insegne, il primo a Nicomedia e il secondo a Milano. Per rinsaldare i vincoli, Galerio sposò Valerla, figlia di Diocleziano, Costanzo Cloro (già padre di Costantino avuto da una Giulia Elena di Bitinia) divenne marito di Teodora, figliastra di Massimiano.





  • Galerio ebbe il governo delle province illiriche, della Macedonia, della Grecia e di Creta con sede a Sirmio,
  • Costanzo quello della Gallia e della Britannia con residenza a Treveri.
  • Massimiano l' Italia, la Rezia, la Sicilia, la Sardegna e l'Africa,
  • Diocleziano prese l'Egitto e la Libia insieme alle province d'Asia.

Ora Costanzo aveva si avuto il governo della Gallia e della Britannia, ma quest'ultima era in potere di Carausio, che occorreva combattere insieme ai Franchi suoi alleati.

Costanzo sbarrò il porto di Gessoriaco con una diga e costrinse con la fame alla resa le navi e la guarnigione ribelle (293), poi sconfisse i Franchi, e mentre si preparava ad assalire in Britannia Carausio, questi fu ucciso dal suo ufficiale Alletto, che ne prese il potere.

Costanzo divise la flotta in due squadre, una era comandata da lui, l'altra dal comandante della guardia, Asclepiodoto, che riuscì ad approdare vicino Brighton.
Saputo dello sbarco, Alletto combattè contro Asclepiodoto, ma fu sconfitto ed ucciso; il suo esercito, gettatosi sulla città per saccheggiarla fu assalito dalle truppe imperiali e sterminato. Così Britannia tornò provincia dell' impero romano.

Costanzo si diresse poi alla frontiera renana, sotto la custodia di Massimiano che doveva recarsi in Africa, dove i Mauritani si erano ribellati: la Numidia era percorsa da Bavari e Quinquangentanei con il pretendente Giuliano che si era fatto proclamare imperatore.
Massimiano in Africa sconfisse i Mauri ribelli e Giuliano si suicidò.

Costanzo Clero intanto, mentre fortificava la frontiera tra Magonza e il lago di Costanza, seppe che gli Alemanni, superato il Reno, devastavano i villaggi. Così mosse contro di loro sconfiggendoli a Langres e a Vindonissa.

Galerio a sua volta dovette combattere contro Quadi, Jazigi, Bastami e Carpi per quattro anni, dal 293 al 296. Finalmente i Carpi, i nemici più pericolosi, più volte battuti, furono sconfitti e deportati come coloni, nella Mesia e nella Pannonia.

Diocleziano stava a Nicomedia quando seppe di un' insurrezione in Egitto. Corse ad Alessandria e l'assediò per otto mesi finchè non le tagliò gli acquedotti. Alessandria fu abbandonata alle truppe e saccheggiata, le Città di Koptos e Bosiris distrutte (296). Con i Blemmi nell'alto Egitto Diocleziano, dopo averli sconfitti, si accordò. Contemporaneamente nelle vicinanze di Siene venne stanziata la tribù dei Nobati che ebbe il compito di guardare i confini meridionali.

Intanto Narsete, successore al trono di Persia, invase l'Armenia costringendo Tiridate a ritirarsi in territorio romano, quindi penetrò in Mesopotamia (296).
Il comando della guerra contro i Persiani, in assenza di Diocleziano, fu assunto da Galerio che prese come collaboratore Tiridate, ma fu sconfitto pesantemente. A stento Galerio e Tiridate riuscirono a salvarsi e i Persiani avrebbero invaso la Siria se non fosse sopraggiunto Diocleziano.
Questi difese la linea dell' Eufrate (297) e mandò Galerio nell'Illirico per raccogliervi un nuovo esercito che sorprese i Persiani e li sconfisse. Narsete fuggì, ma la sua famiglia e i suoi tesori caddero nella mani dei vincitori.
Intanto che Tiridate percorreva l'Armenia punendo i nemici, Diocleziano entrato in Mesopotamia, si congiungeva a Nisibi con Galerio.

Narsete chiese allora la pace e Diocleziano accettò a patto che venisse restituita tutta la Mesopotamia, che cedesse cinque province, che l'Armenia tornasse sotto Roma e che sul trono fosse rimesso Tiridate. Una pace vantaggiosissima che assicurava le frontiere occidentali e le vie del Caucaso per i commerci.



LE RIFORME

La tetrarchia dunque, grazie a Diocleziano, assicurò la pace sperata, così l'imperatore si occupò di riforme.

  • Passò le antiche attribuzioni del Senato al Concistorium principis con tutte le questioni di carattere legislativo.
  • L'ordinamento provinciale venne mutato, dal lato territoriale e dal lato amministrativo, e il potere civile venne diviso dal potere militare. Ogni provincia aveva un praeses, un governatore civile, ed uno o più duces per il comando delle truppe. 
  • Portò il numero delle province da 57 a 96, creando gruppi di province, dette diocesi, governate da vicari. Si formarono così nel 297, 12 diocesi, 5 in Oriente e 7 in Occidente.
  • Lasciò le antiche coorti pretorie, creando però nuove guardie del corpo, reclutate specialmente in Illiria, per i due Augusti e i due Cesari.
  • L'esercito da 350000 fu portato a 500000 uomini, vennero ridotti i soldati delle legioni e accresciuto il numero degli ufficiali.
    Rinnovò il catasto e le imposte sui terreni, che vennero tassati a seconda della categoria. L'imposta fondiaria, in denaro o natura, veniva riscossa dai decurioni sotto loro responsabilità.
    Cadde così l'esenzione dell'Italia dalle imposte, che riguardò solo la urbicaria regio, il territorio che si estende fino a cento miglia dalle mura dell'Urbe.
  • Coniò nuove monete: l' aureus di grammi 5,45, l' argenteus di grammi 3,40 e il follis di bronzo, ma non potè togliere dalla circolazione i denari di bassissima lega.
  • Nel 301, fissò il massimo dei prezzi rerum venalium, con la pena di morte per i trasgressori. Ma poi lo revocò vedendone il pessimo effetto.


LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI

Gli ultimi anni dell' impero di Diocleziano furono insanguinati dalle persecuzioni contro i Cristiani.
Il Cristianesimo si era diffuso in tutto l'impero, e le chiese disponevano di ingenti beni con una potente gerarchia, che in certe città aveva una grandissima autorità anche fuori della comunità cristiana.

Il Cristianesimo divideva i cittadini credenti da quelli che professavano altre fedi, predicava l'astensione dalle pubbliche cariche, univa il romano al barbaro, era contrario alla guerra e all'esercito, e non riconosceva la divinità dell'imperatore.

Diocleziano non era un pagano fanatico e nei primi anni fu molto tollerante verso i Cristiani, ma quando due magistrati di Samosato si rifiutarono di sacrificare agli Dei per la vittoria sui Persiani, quando i sacerdoti affermarono che le viscere delle vittime consultate, non rispondevano per la presenza disturbatrice nell'esercito di soldati di altra fede, quando il suo consiglio privato si pronunciò per la persecuzione dei Cristiani e questa venne approvata dall'oracolo di Apollo, l'imperatore, istigato anche da Galerio che odiava i seguaci di Cristo passò alle persecuzioni.

Nel 303, il prefetto del pretorio, coi soldati, invase il tempio cristiano di Nicomedia, bruciò i libri sacri e distrusse la chiesa.
Seguì un editto che ordinava la distruzione delle chiese e dei libri cristiani, ne scioglieva le comunità, ne confiscava i beni, proibiva le riunioni, li escludeva dalle cariche pubbliche e dalla cittadinanza e rimetteva nella schiavitù i liberti se non ritornavano al paganesimo.

L'editto provocò in Oriente tumulti e resistenza dalle comunità cristiane, giunse allora un secondo editto per cui i Cristiani venissero ricercati ed obbligati a sacrificare agli dei e che tutti i vescovi e i preti che si rifiutavano di consegnare i libri sacri venissero messi in carcere. Con un terzo editto si accordava l'amnistia a coloro che, abbandonato il Cristianesimo, ritornassero alla fede pagana.

Nell'Occidente, per merito di Costanzo Cloro e della sua corte in gran parte convertita al Cristianesimo, la persecuzione si limitò alla distruzione di qualche chiesa e alla proibizione delle assemblee dei cristiani; in Oriente invece, più per opera di Galerio che di Diocleziano, gli editti vennero applicati con rigore fino alla crudeltà.

Molti cristiani abiurarono e sacrificarono ai vecchi Dei, parecchi vescovi consegnarono i libri sacri e ci furono anche di quelli che, dopo di avere fatto apostasia, aiutarono i magistrati a perseguitare gli antichi compagni di fede.

Il 20 novembre Diocleziano e Massimiano fecero il loro ingresso nell'Urbe sopra un magnifico carro tirato da quattro elefanti, seguiti da senatori, magistrati e ufficiali, da una selva di insegne, dai trofei delle vittorie e dalle figure di Narsete, delle sue donne e dei suoi figli. Le feste furono accompagnate da un'amnistia e da elargizioni alle principali città per un totale di trecentodieci milioni di denari.



L'ABDICAZIONE

Diocleziano rimase a Roma solo 28 giorni. Diocleziano però partì improvvisamente per Ravenna, e da qui fece ritorno a Nicomedia. Probabilmente stanco delle lamentele del popolo e infelice: la moglie Prisca non lo amava, e insieme alla figlia Valeria aveva abbracciato una religione intollerante e severa, aveva fallito il tentativo di alleviare la miseria con la disciplina dei prezzi e il popolo non gli era grato per tutto ciò che aveva fatto per la sua pace.

Da parecchi anni Diocleziano aveva iniziato la costruzione di un immenso palazzo a Solona (Spalato) in Dalmazia, per passarvi la vecchiaia. Così nel 305, a tre miglia da Nicomedia, abdicò proclamando Augusto Galerio e chiamandolo Cesare Massimino Caio.

Contemporaneamente, a Milano, Massimiano abdicò nominando come Augusto Costanzo Cloro col nome di Cesare Flavio Valerio Severo. Massimiano si ritirò in una sua villa in Lucania.

Costanzo prese per sé la Gallia, la Britannia e la Spagna; Severo l'Italia, l'Africa e la Pannonia; Galerio ebbe tutto il resto dell'impero eccettuati l'Egitto e la Siria che furono dati a Massimino Caio.



LA MORTE

Nel 308 Diocleziano fu invitato a riprendere la porpora, ma rifiutò e morì a Spalato nel 316, dopo aver invano pregato Massimino di rimandargli indietro moglie e figlia. Infatti dopo la morte di Galerio sua moglie e sua figlia, poichè cristiane, vennero esiliate in Siria, dove vennero giustiziate dall'imperatore Licinio nel 315.
Diocleziano venne sepolto nel mausoleo che s'era fatto erigere di fronte al tempio di Giove Ottimo Massimo. Di lui restano a Roma soprattutto le grandiose terme con splendidi ambienti ricchi di mosaici, decorazioni e statue.





ARTICOLI CORRELATI



2 comment:

aldoamico on 31 dicembre 2015 23:05 ha detto...

Diocleziano è stato un grande imperatore anche se non capì che ormai il Cristianesimo era diventato il culto dominante cosa che invece capì Costantino.

Anonimo ha detto...

Efffettivamente Costantino fu clemente verso i cristiani fino a permetterne il culto nell'impero.ma non fu mai un cristiano convinto;la politica benigna verso i cristiani è dovuta sia alla influenza materna(Elena,poi santificata dalla Chiesa)sia alla c.d.ragion di stato (non conveniva considerare ancora nemici i seguaci della nuova religione,che aumentava di giorno in giorno i propri proseliti).
Costantino ricevette il battesimo solo in punto di morte.
Non si dimentichi che si maschio' di orrendi crimini,come l'assassinio di alcuni suoi congiunti.

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero