PUTEAL SCRIBONIANUM AL FORO ROMANO




(Cicerone) "Puteal locus erat in Foro, ad quem conveniebant mercatores et feneratores ad tradendum et recipiendum. Alii dicunt fusse pro Rostris, ubi tribunal erat praetoris"

"Il puteal era posto nel Foro, a cui convenivano mercanti e usurai per prendere o dare. Alcuni dicono fosse presso i Rostri, dove c'era il tribunale col pretore."

Il Puteal Scribonianum (Scribonian Puteal) o Puteal Libonis (Puteal di Libo) era una struttura che si trovava nel Foro Romano. Si chiamavano puteal nell'epoca più antica le chiusure poste sui pozzi affinchè nessuno potesse caderci dentro. 

Queste chiusure potevano essere in marmo, metallo o legno. Poi il puteal divenne la vera del pozzo, ma anche il muretto circolare che si elevava su di esso e che terminava poi con la vera, cioè l'anello di pietra su cui poggiare il secchio per l'acqua. Il pozzo e il suo puteal potevano essere sia tondi che quadrati.

Talvolta il puteal poteva essere scolpito in un solo blocco, in marmo o pietra che fosse, oppure in terracotta. Come si può vedere a Pompei, il puteal veniva posto nell’atrium, attorno alla bocca di estrazione della cisterna sotterranea dove confluiva l’acqua raccolta nell’impluvium, divenendo così un elemento di arredo della casa.

Il puteal signatum  era il suo corpo cilindrico scolpito e decorato, in genere con cimase, ovuli, dentelli, scanalature a mo’ di fusto di colonna, a rilievi con soggetti figurati, spesso eseguiti da botteghe neo-attiche.

- 9: Tempio di Cesare
- 10: Regia
- 10': Fasti consolari
- 11: Tempio di Vesta
- 12: Pvteal Scribonianum
- 13: Via Sacra
- 14: Arco d'Augusto

Lo Scribonian Puteal fu dedicato o restaurato da un membro della famiglia Libo, secondo alcuni il pretore del 204 a.c., o il tribuno del popolo nel 149 a.c.. Il pretore del Tribunale veniva convocato lì vicino, essendo stato rimosso dal comizio nel II sec. a.c. Così era diventato un luogo dove convenivano litiganti, usurai e uomini d'affari.

Secondo le antiche fonti lo Scribonian Puteal era un bidentale, cioè un posto sacro in quanto colpito da un fulmine. In realtà un luogo era chiamato bidentale perchè doveva purificarsi con una o più pecore che erano dette appunto bidentali.

I bidentali erano preti che eseguivano rituali per segnare un luogo colpito da un fulmine creandogli un recinto sacro come a un tempio. Essi dovevano sacrificare una pecora di due anni, e tale posto veniva chiamato bidentale. Non era stato permesso camminarci, ed era chiuso con un muro, o palizzata, con un altare eretto su di esso.

Ecco la moneta con la riproduzione del Puteal Scribonianum sul retro di un denario fatto produrre da Lucius Scribonius Libo nel 62 a.c., con al diritto la testa della divinità Bonus Eventus, inteso in genere come conclusione felice di qualcosa, o ritorno dalla guerra, operazioni economiche ecc.

RAPPRESENTAZIONE DEL PUTEAL DEL FORO ROMANO

Il puteal prese il suo nome dal cordolo in pietra o bassa recinzione intorno al pozzo che si trovava tra il tempio di Castore e Polluce, e il Tempio di Vesta, vicino al portico Iulia e l'arco dei Fabii. Non resta del puteal, Tuttavia, fu scoperto. 

Un tempo si pensò che il cerchio irregolare di blocchi di travertino trovato vicino al Tempio di Castore facesse parte del puteal, ma questa idea è stata abbandonata nel XX sec.

Una moneta emessa nel 62 a.c. da Lucio Scribonius Libo (console nel 34 a.c.) descrive questa pietra, che egli aveva rinnovato. Somiglia a un cippo o a un altare, con corone di alloro, due lyre e un paio di pinze oltre a un martello e delle tenaglie sotto le corone. 

Per altri tuttavia le due lyre altro non erano che due finestre, per altri ancora due labari. 

Da specificare che qualcuno credette che il puteal del Foro fosse non un pozzo per l'acqua ma una fossa in cui venivano calati i rei di gravi delitti per ascoltarli dall'alto. 

RAPPRESENTAZIONE DEL PUTEAL TRATTO
DA UNA MONETA ROMANA
Questa ultima ci sembra una bella invenzione, i romani non avevano ragione di tali paure, e non esitavano a strangolare o a gettare nel vuoto le persone imputate di gravi delitti, nè aveano tali contorsioni mentali. 

Il carcere era unico, per i condannati e per quelli in attesa di giudizio. I condannati morivano e gli altri uscivano, o assolutamente liberi o con multe e o esilio e confisca dei beni.

La moneta datata nel 62 a.c. fece si che molti attribuissero il puteal a questo personaggio ma c'è un altro Lucius Scribonius Libo, tribuno della plebe nel 149 a.c. e membro di una familia senatoriale. Fu quello che accusò il console Servius Sulpicius Galba di oltraggi perpetrati sui Lusitani.

Per lo più si crede sia stato lui a far costruire il Puteal Scribonianum. Secondo alcuni non si tratta di un pozzo ma di un cippo aperto sopra come un pozzo. Anni più tardi sarebbe stato riparato e ridedicato da un altro Libo, pretore nell'80 a.c. che l'avrebbe restaurato appunto nel 62. a.c..

La versione e la congettura più probabile è che nel Foro Romano non ci fosse alcun pozzo. In un luogo corrispondente alla city odierna non c'erano abitazioni ma luoghi pubblici e uffici, circondati da statue e fontane. 

Non c'era pertanto bisogno di pozzi anche perchè ce n'era quasi sempre uno in ogni isolato, nessuno sarebbe andato fino al foro per attingere acqua. Per ogni necessità momentanea di acqua sarebbe bastata una fontana, a parte le tabernae che vendevano ogni sorta di bevande.

Invece si creava un puteal, cioè una specie di pozzo, un luogo circondato da pietre o colonnette con un coperchio sopra, quando un luogo era stato maledetto o benedetto dagli Dei che avevano colpito quel punto con un fulmine. Potevano aver colpito perchè i romani avevano violato delle regole oppure perchè desideravano onori o un tempio o un'ara. 

Stava ai sacerdoti interpretare il presagio, il signum. Comunque il luogo non poteva essere calpestato per cui veniva protetto rendendolo simile a un pozzo. Del resto se di pozzo si fosse trattato non si sarebbero curati di restaurarlo nell'identico modo dell'antico. Sarebbe bastato un qualsiasi recinto chiuso.

Le due immagini laterali sembrano effettivamente due lyre, come dimostra questo rilievo greco di Apollo con le due lyre e due alberi di alloro, che descrive l'oracolo di Delfi. Viene allora da chiedersi cosa avesse a che fare Apollo col puteal colpito dal fulmine.

E se fosse un piccolo santuario?

La risposta ce la danno gli oggetti in rilievo scolpiti sulla base del puteal a destra, dove sono i diversi strumenti che si utilizzano per la fabbricazione delle monete: un martello, pinze e un'incudine. Sul disegno di un altro puteal c'è invece il crogiolo, evidentemente la parte posteriore dello stesso puteal. 


Questa rappresentazione degli strumenti utilizzati per forgiare monete sarebbe un'allusione alle attività monetarie legate al fuoco come avviene nella fucina di Vulcano per la fabbrica dei fulmini. Come dire che il fulmine lanciato viene trasformato in denaro per Roma, un malo evento che diventa un buon evento, da cui l'associazione del Dio Bonus Eventus col fulmine scagliato nel Foro.

Ma Apollo che c'entra?

Apollo c'entra perchè è il Dio dell'alloro, e bruciare rami di alloro dava secondo la tradizione romana il potere di proteggersi dai fulmini, ma pure di trarre responsi dal fulmine caduto. E chi meglio della Pizia di Apollo sapeva trarre responsi da un fulmine caduto?



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