L. AURELIO SIMMACO - L. AURELIUS SYMMACHUS



LA NIKE GRECA

Nome: Lucius Aurelius Avianius Symmachus
Nascita: -
Morte: 376, Roma
Padre: Aurelio Valerio Tulliano Simmaco
Figlio: Quinto Aurelio SimmacoProfessione: Politico


Figlio di Aurelio Valerio Tulliano Simmaco, console del 330, e padre di Quinto Aurelio Simmaco autore della famosa relazione sulla controversia riguardante l'altare della Vittoria.  

VITTORIA
Simmaco sosteneva la necessità di non abbandonare una tradizione che aveva dimostrato di saper proteggere così a lungo lo Stato, come quando un tempo aveva respinto Annibale dalle porte di Roma e i Galli Senoni dal Campidoglio, e il cui abbandono avrebbe favorito ora le invasioni dei barbari che premevano ai confini.

Ma il ripristino del culto della Vittoria, per Simmaco, sarebbe stato anche una manifestazione di tolleranza e della possibilità di convivenza di due culture che, pur diverse, esprimevano tuttavia la comune volontà di ricercare la verità nel grande mistero dell'universo:

«È giusto credere in un unico essere, quale che sia. Osserviamo gli stessi astri, ci è comune il cielo, ci circonda il medesimo universo: cosa importa se ciascuno cerca la verità a suo modo? Non c'è una sola strada per raggiungere un mistero così grande».

Ma la Vittoria fu spostata e in seguito distrutta.

Ebbe anche una figlia e altri tre figli, tra cui Celsino Tiziano, vicarius Africae. Fu un senatore pagano, e fu membro di diversi collegi sacerdotali, come i Pontefices Vestae e i Quindecemviri sacris faciundi (dal 351 al 375).



LA PERSONA

Aviano Simmaco venne descritto dal figlio come un appassionato lettore di ogni genere di letteratura. Fu infatti un uomo colto, equilibrato e onesto. Si rese conto che l'impero romano era giunto a una svolta che l'avrebbe fatto irrimediabilmente decadere, e ciò lo addolorava moltissimo.

Vide i segni  negativi delle nuove generazioni. Il poco amor di patria e di studio, il servilismo e la corruzione dilagante, l'ignoranza e l'avidità. Nel suo lavoro fu apprezzato ed elogiato per la sua intelligenza e il suo scrupolo, ma suscitò pure tante invidie e ingiustizie che lo amareggiarono non poco.

L'IMPERATORE GIULIANO
Compose anche un numero limitato di epigrammi di non eccelsa qualità stilistica e letteraria sui membri dell'epoca di Costantino I, tra i quali quelli dedicati ad Amnio Anicio Giuliano, console del 322 e Lucio Aradio Valerio Proculo, console nel 340.

Tra i suoi corrispondenti ebbe Vettio Agorio Pretestato, come Simmaco esponente dell'aristocrazia senatoriale pagana, e uno degli ultimi esponenti di rilievo della religione romana, che cercò di proteggere e custodire dall'avanzata del Cristianesimo; fu sacerdote e iniziato di molti culti, oltre che studioso di letteratura e filosofia.

- Lucio venne nominato Prefetto dell'Annona, cioè un funzionario equestre preposto alla supervisione dei rifornimenti di grano fino al gennaio 350.

- successivamente divenne vicarius urbis Romae.

- Nel 361 venne inviato dall'imperatore Costanzo II (317-361) ad Antiochia di Siria dove sembra conobbe l'oratore Libanio, filosofo pagano.

Probabilmente il Senato romano aveva voluto assicurare all'imperatore la propria fedeltà dopo aver ricevuto la lettera del cugino, l'imperatore Giuliano membro della dinastia costantiniana, che, Cesare in Gallia dal 355, un pronunciamento militare nel 361 e la contemporanea morte del cugino Costanzo II lo resero immediatamente imperatore.  Simmaco e il collega Valerio Massimo ritornarono dalla missione passando per Nassus, dove Giuliano li accolse con tutti gli onori.

- Nel 364-365 divenne praefectus urbi di Roma, sotto l'imperatore Valentiniano I. Da prefetto restaurò l'antico pons Agrippae sul Tevere (dove oggi è ponte Sisto), che prese il nome di pons Valentiniani; Simmaco finanziò anche una sontuosa festa pubblica per l'inaugurazione del ponte. Una iscrizione che celebra il restauro è ancora presente sul ponte. Lo storico Ammiano Marcellino dà un ottimo giudizio sul suo mandato.

VALENTINIANO I
La sua casa si trovava sulla riva destra del Tevere, a Trastevere, e venne bruciata dalla plebe durante una sommossa nel 377.  Ammiano Marcellino racconta che la causa della rivolta fu la diceria, messa in giro da un plebeo, che Simmaco avesse affermato, durante il proprio mandato di prefetto, che avrebbe preferito piuttosto «estinguere col suo vino le fornaci di calce, anziché venderla al prezzo che la plebe sperava»; la folla inferocita, dimenticando la prosperità avuta sotto la prefettura di Simmaco, gli mise a fuoco la casa trasteverina.

Aviano, offeso e demotivato, abbandonò la città a seguito di questa violenta aggressione causata dall'«invidia», che cercò di superare componendo un'opera letteraria. In seguito, però, i plebei, informati della realtà dei fatti, cambiarono idea, si ricredettero e fecero di tutto per riabilitarlo e sostenerlo, chiedendo la punizione dei facinorosi che avevano operato in malafede.

Anche il senato insistette per riaverlo e Simmaco alla fine dovette tornare a Roma dietro insistenza del Senato romano, il 1º gennaio 376; i senatori, anche quelli cristiani, lo proposero al nuovo imperatore Graziano come console e prefetto del pretorio per il 377.

Ma Aviano Simmaco non assistè alla sua riabilitazione perchè morì nel 376, da console designato; l'anno successivo venne onorato di una statua dorata, eretta per decreto imperiale dietro richiesta del Senato, il 29 aprile.



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