CULTO DELLE MUSE




"Noi sappiamo dire molte menzogne simili al vero,
ma sappiamo anche, quando vogliamo, il vero cantare"
(Esiodo, Teogonia)


LE MUSE GRECHE

Nella mitologia greca sono divinità olimpiche, (ma per altri poi divennero una specie di ninfe), figlie di Zeus e di Mnemosyne, cioè la Memoria, a sua volta figlia di Urano e di Gea) e sono al seguito di Apollo. Nella Grecia rappresentavano l'ideale dell'Arte, una delle massime rappresentazioni del divino.

"Per me desidero solo che le dolci Muse, come le chiama Virgilio, mi portino in quei luoghi sacri e alle loro fonti, lontano dalle ansie e dagli affanni e dalla necessità di fare ogni giorno qualcosa contro voglia" (Tacito)

Figlie di Zeus e di Mnemosine (che significa Memoria). Zeus si unì per nove notti con la dea figlia di Urano e di Gea e la Dea  partorìnove bimbe nella Pieria, ai piedi dell'Olimpo, per cui le Muse a volte vengono chiamate Pieridi.
Le muse presiedevano alla musica ed erano: Clio ispiratrice della storia, Euterpe la rallegrante, Talia la festosa, Melpomene la cantante, Tersicore che gode della danza, Erato stimolatrice di nostalgie, Urania la celeste, Polinnia la ricca di Inni e Calliope dalla bella voce.


Così ne parla lo storico Walter Friedrich Otto:
« Le Muse hanno un posto altissimo, anzi unico, nella gerarchia divina. Son dette figlie di Zeus, nate da Mnemosine, la Dea della memoria; ma ciò non è tutto, ché ad esse, e ad esse soltanto, è riservato portare, come il padre stesso degli Dei, l'appellativo di olimpiche, appellativo col quale si solevano onorare sì gli Dei in genere, ma - almeno originariamente - nessun Dio in particolare, fatta appunto eccezione per Zeus e le Muse »
(Walter Friedrich Otto. Theophania)

Le Muse erano invocate dai poeti come ispiratrici dei loro canti. Chi osava offenderle veniva severamente punito, come le figlie di Pierio, re della Tessaglia. Questi aveva nove figlie che hanno voluto gareggiare con le Muse nel canto e furono mutate, come racconta Ovidio in rauche gazze.

"Le muse sono le dee del canto e della musica. Le muse abitano in Beozia, all'ombra dei boschi presso le sorgenti. Lì giocano e danzano sull'erba con le Ninfe: intrecciano i capelli con ghirlande. I cittadini di Atene onorano moltissimo le Muse: i poeti all'inizio dei canti invocano le Muse, i giovani e le fanciulle durante la giovinezza offrono sacrifici alle muse e chiedono il dono della saggezza e della fama.Le muse non solo hanno cura del canto, ma anche della conoscenza: Urania è la Musa dell'astronomia, Clio della Storia."

Una leggenda racconta che le Muse impegnate in una gara di canto riuscirono, con le loro soavi melodie, ad arrestare il corso delle sorgenti e dei fiumi e che addirittura il monte cominciò a salire verso il cielo.

Esiodo, nel VII secolo ac., racconta di avere incontrato le Muse da giovinetto, mentre pascolava le greggi sulle pendici della montagna, dove Eros e le Muse avevano già allora santuari ed un terreno per le danze vicino alla vetta. Furono loro ad ispirargli la Teogonia, come è evidente dall' invocazione:

« Cominci il canto mio dalle Muse Eliconie, che sopra
l'eccelse d'Elicona santissime vette han soggiorno,
e con i molli pie' d'intorno alla cerula fonte
danzano, intorno all'ara del figlio possente di Crono.
Esse, poiché nel Permesso lavate han le tenere membra,
o d'Ippocrène nell'acque, oppur del santissimo Olmèo,
intreccian d'Elicona sui vertici sommi, carole
agili, grazïose: ch'è grande virtù nei lor piedi
»
(Esiodo, Teogonia, 1-8, trad.)


A volte erano definite anche Aganippidi, dal nome della fonte Aganippe, presso il monte Elicona, o Pimplee, da una fonte ad esse dedicata sul monte Pimpla, nella Tessaglia.

In Teocrito sono definite "Pieridi", poiché una tradizione collocava la loro nascita nella Pieria, in Macedonia.

Il più importante e il più splendido fra tutti i santuari dedicati alle Muse in Grecia fu quello dell'Elicona, nel quale ogni cinque anni si celebravano grandi feste che comprendevano principalmente concorsi musicali e poetici; in seguito si arricchirono di tragedie, commedie, drammi satireschi. Si celebrarono fino al tempo di Costantino.

Le Muse non possiedono un loro ciclo leggendario. Intervengono come coro in tutte le grandi feste degli Dei; il loro canto più antico è quello che esse intonarono dopo la vittoria degli Olimpici sui Titani, per celebrare la nascita di un ordine nuovo; sono presenti alle nozze di Teti e Peleo, a quelle d'Armonia e Cadmo e in altre occasioni.



I NOMI

I nomi secondo l'ordine di Erodoto (Storie):

Clio, colei che rende celebri, cioè la Storia, seduta e con una pergamena in mano;
Euterpe, colei che rallegra,  cioè la Poesia lirica, con un flauto;
Talia, colei che festeggia, cioè la Commedia, con una maschera, una ghirlanda d'edera e un bastone;
Melpomene, colei che canta, cioè la Tragedia, con una maschera, una spada ed il bastone di Eracle;
Tersicore, colei che si diletta nella danza, cioè la Danza, con plettro e lira;
Erato, colei che provoca desiderio, cioè la Poesia amorosa, con la lira;
Polimnia, colei che ha molti inni, cioè la Mimica, senza alcun oggetto;
Urania, la celeste, cioè l'Astronomia, con un bastone puntato al cielo. Urania (ma per altri Tersicore) è considerata madre di Lino, il quale era un musico notevole, che osò rivaleggiare con lo stesso Apollo e questi, indignato, lo uccise.
Calliope, colei che ha una bella voce, la Poesia epica, con una tavoletta ricoperta di cera e uno stilo; Calliope è madre di Orfeo, il più famoso poeta e musicista mai esistito. Apollo gli donò la lira e le Muse gli insegnarono a usarla. 





LE ORIGINI


I genitori

- Secondo Pausania, Zeus generò in Mnemosine tre muse giacendo con lei per nove notti: Melete (la pratica), Mneme (il ricordo) e Aede (il canto), che unite assunsero il nome di Mneiai.
Mnemosine era una delle Titanidi, esseri immortali, detentrici in coppia coi Titani della settimana e delle sette potenze planetarie dell'epoca.
«Ma quando il culto dei Titani fu abolito, in Grecia la settimana cessò nel calendario ufficiale, certi autori, Esiodo, Apollodoro, Stefano di Bisanzio, Pausania e altri, modificarono il numero di tali divinità da quattordici a dodici, probabilmente per farlo corrispondere ai segni dello Zodiaco.»

- Per altri erano figlie di Urano e Gea, 
- altri ancora credevano che Armonia, figlia di Afrodite, fosse la loro antenata e che fossero nate ad Atene.
- Eumelo di Corinto, poeta dell'VIII sec. a.c., cita altre tre muse, Cefiso, Apollonide e Boristenide, dichiarandole figlie di Apollo.
- Mimnermo, del VII sec. ac., riferisce due generazioni di muse, figlie rispettivamente di Urano e Zeus.
- Altri le considerano figlie di Pierio e della ninfa Antiope, (ma per altri ancora questi sono i genitori di nove fanciulle che, sconfitte dalle Muse in una gara, vennero trasformate in uccelli). Da Pierio prende il nome la Pieria, presso il monte Olimpo in cui Esiodo colloca l'unione tra Zeus e Mnemosyne. 


Il Numero

Rispetto al numero delle Muse le tradizioni non concordano.
- Tre muse venivano venerate a Sikyon e Delfi,con i nomi di Mese, Nete e Ìpate. 
- Cicerone narra di quattro muse: (Telsinoe, Melete, Aede, Arche),
- Invece sette  muse erano venerate a Lesbo (città natale di Saffo), 
- otto secondo Cratete di Mallo (filosofo del II sec. a.c.), 
- e per altri nove, tra questi Omero ed Esiodo per cui nove restarono nella religione greca. Esiodo le cita nella sua Teogonia, ma senza specificare di quale arte siano le protettrici:
« le nove figlie dal grande Zeus generate,
Clio e Euterpe e Talia e Melpomene,
Tersicore e Erato e Polimnia e Urania,
e Calliope, che è la più illustre di tutte.
»
(Esiodo, Teogonia, incipit, 76-79)


Paese natale

- Alcune fonti collocano la venerazione per le muse come originaria della Tracia,
- altri nella nella Pieria, 
- successivamente si diffuse in Beozia, dove si trova il monte Elicona, luogo a loro consacrato, per cui erano dette anche Eliconie, e la regione era abitata dagli Aoni, per cui venivano anche chiamate Aonie. 
- Esiodo le pone infatti sul monte Elicona, in Beozia, dove erano particolarmente venerate.   . 
- Molti erano i luoghi a loro sacri: la sorgente di Aganippe,
- e la fonte di Ippocrene, creata per loro dal cavallo Pegaso che batté gli zoccoli a terra. 
- Altri luoghi erano il monte Parnaso, 
- la fonte Castalia posta a Delfi
- e lo stesso Olimpo. 
- Poi passò ad Ascra (Beozia), 
- Sicione 
- e Lesbo,
- Si conoscono diversi luoghi dove sorgevano altari a loro dedicati come l'Ilisso,
- in seguito il loro culto si diffuse in tutto il mondo greco, a Eleutere, nell'Attica e in tutta la Grecia. Lo troviamo ad Atene, a Corinto, a Trezene, a Sparta, a Messene, a Olimpia, a Megalopoli; nelle isole a Creta, Lesbo, Paro, Tera; nelle colonie greche di Sicilia e della Magna Grecia, a Siracusa, Crotone, Taranto, Turii.


Il canto delle muse

- Spesso facevano da coro ad Apollo e venivano invitate alle feste degli Dei e degli eroi perché allietassero i convitati con canti e danze, spesso cantando insieme. 
- Il loro canto più antico fu per la vittoria degli Dei contro la rivolta dei titani. 
- ma allietarono pure le nozze di Cadmo e Armonia 
- e le nozze di Teti e Peleo, celebrate dinanzi alla grotta di Chirone sul monte Pelio.
- Spesso allietavano Zeus, loro padre, cantandone le imprese. 
Le Muse erano considerate anche le depositarie della memoria (Mnemosine era la dea della memoria e secondo altre fonti anche quella del canto e della danza) e del sapere in quanto figlie di Zeus. Il loro culto fu assai seguito dai Pitagorici. Cantarono tristemente invece alla morte di Achille per diciassette giorni e diciassette notti.


MELPOMENE

MELPOMENE (LOUVRE)
Melpomene era la musa del canto e dell'armonia musicale e, successivamente, la musa della tragedia, forse per il suo rapporto con Dioniso. La tragedia è una delle forme più antiche di teatro, ereditata dalla tradizione poetica e religiosa della Grecia antica, dove nacque intorno al VI secolo a.c., in onore del dio Dioniso, il quale veniva festeggiato con danze, canti e feste.
Viene raffigurata riccamente vestita, dallo sguardo grave e severo, con in mano una maschera tragica e calzata di coturni, tradizionali sandali tragici, con in mano uno scettro ed un pugnale insanguinato. Secondo alcune tradizioni, dall'unione di Melpomene con il dio fluviale Acheloo sono nate le Sirene,  con testa di donna e corpo di uccello, (per altri con corpo di pesce), la cui voce seducente attirava i marinai per farli morire. Altre fonti ci indicano in Melpomene la madre del musico Tamiri.

Le Muse, sue sorelle, sono Calliope (musa della poesia epica), Clio (musa della storia), Euterpe (musa della poesia lirica), Tersicore (musa della danza), Erato (musa della poesia erotica), Talia (musa della commedia), Polimnia (musa degli inni) e Urania (musa dell'astronomia).




LE SFIDE

Le Sirene

Guai a chi osasse sfidarle: le sirene furono private delle proprie ali, utilizzate poi dalle stesse Muse per farsene delle corone. Le Pieridi, nove come le muse, le sfidarono al canto, chiedendo in caso di vittoria le fonti sacre alle avversarie, dopo la prova delle Pieridi fu Calliope a partecipare per le muse e dopo un lungo canto vinse e le donne vennero tramutate in uccelli.

La loro magnificenza incantò Pireneo, che, dopo aver conquistato la Daulide e parte della Focide, morì al loro inseguimento.
Apollo le convinse ad abbandonare il monte Elicona portandole a Delfi, per cui il Dio fu detto Musagete. 


Tamiri 

Il cantore Tamiri proveniente da Ecalia, si vantava della sua abilità nel canto e le sfidò a Dorio, proponendo in caso di vittoria il sesso con tutte, mentre se avesse perso loro avrebbero potuto disporre del suo corpo. Conclusa la gara con la sconfitta di Tamiri, fu privato della vista e dell'abilità del canto. Euripide invece narra di gravi ingiurie alle Muse fatte da Tamiri e per questo punito con la cecità.

Le muse avevano insegnato il famoso indovinello alla sfinge, il mostro generato da Echidna con Tifone, che proponeva ai Tebani che passavano per il monte Fichio.


Orfeo

Orfeo, figlio della musa Calliope, e del sovrano tracio Eagro, venne fatto a pezzi e gettato in mare dalle Baccanti, ma le Muse ne raccolsero le membra sparse seppellendolo a Libetra, presso le pendici del monte Olimpo.


Aristeo

Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, venne accudito dalle muse che gli offrirono in sposa Autonoe, da cui ebbe due figli, Atteone e Macride. Le muse gli insegnarono le arti mediche, della guarigione e la capacità di profetare, in cambio Aristeo badava alle loro greggi che pascolava nella pianura  di Ftia. Egli si innamorò inutilmente di Euridice, poi sposa di Orfeo.


Apollo e Marsia

Marsia era un satiro, figlio di Eagro che possedeva un flauto magico trovato per caso, con cui poteva suonare melodie al pari dell'abilità della lira della divinità. Sicuro della vittoria volle sfidarlo e si decise che venisse giudicato da Zeus alla presenza di Atena e delle Muse. Però le Muse non sapevano decidersi ed evidentemente neppure Zeus e Atena.

Dopo aver assistito ad entrambe le esibizioni le muse non seppero assegnare la vittoria a nessuno dei contendenti, allora Apollo, per continuare la gara, decise di suonare la lira e insieme cantare, impossibile col flauto e quindi le muse decisero che la vittoria fosse sua. Apollo per punire Marzia lo scuoiò vivo!..



IL CULTO

I sacrifici a loro dedicati prevedevano l'uso di acqua, latte e miele. Si racconta che i primi ad onorare le muse dell'Elicona fossero i gemelli Efialte e Oto.  A Trezene venne fondato un santuario da Ardalo, uno dei figli di Efesto e di Aglaia.

Pitteo fondò poi a Trezene il più antico tempio greco, quello di Apollo Teario, dove si adoravano anche le Muse.
A seconda delle regioni e delle località predilette le Muse vennero adorate con epiteti svariatissimi: Parnassidi, Eliconidi, Pindidi, Pimpleidi, Castalidi, Ippocrenidi, Aganippidi, Pieridi.

Le Muse sono oggetto di grande devozione in tutti i campi dell'arte, fra le più antiche, si ricorda la base di Mantinea attribuita a Prassitele, ed oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Atene. Nel mondo romano sono noti moltissimi dipinti provenienti da Pompei, e mosaici, alcuni dei quali conservati al Museo del Bardo di Tunisi.



LE MUSE ROMANE


Plutarco racconta che nel VI sec. a.c. fu scoperta la tomba di Alcmena, madre di Ercole, e che dentro vi si trovò un messaggio in lingua sconosciuta che venne inviato in oriente per essere decifrato. Sulle tavolette c’era un invito ad organizzare un agone in onore delle Muse.

I Romani assimimilarono le Muse con le loro antiche divinità locali chiamate Camene e che erano ninfe delle sorgenti e delle acque venerate presso il boschetto di Porta Capena. I sacrifici dedicati a loro prevedevano l'uso di acqua, latte e miele, come quello delle ninfe. Benché non fossero oggetto di vera e propria divinazione, erano comunque considerate come protettrici delle Arti, considerate parallelamente alle Camene.

Il culto delle Muse dalla grecia passò a Roma, e benché non fossero oggetto di vera e propria devozione, erano comunque considerate come protettrici delle Arti;  considerate un po' come le Camene.
Plutarco dice (Cono/ano, 1,5) che la miglior azione esercitata dalle Muse sugli uomini è questa, che esse nobilitano la natura umana mediante il senno e la disciplina, liberandola da ogni smoderatezza.

Con la letteratura greca le Muse entrarono anche in Roma, e secondo la tradizione Numa Pompilio per primo avrebbe consacrato loro un'edicola sul Celio e un boschetto irrigato da fonti, specialmente dalla celebre fonte della ninfa Egeria. Scarsa fu la loro importanza nel culto. Un unico tempio fu loro innalzato da Fulvio Nobiliore, ove erano associate a Ercole, e solo contribuì a renderle più popolari la loro identificazione con le Camene, divinità indigene dell'ispirazione profetica, già avvenuta quando Fulvio dedicò il suo tempio.

La filosofia pitagorica, fece anche a Roma delle Muse il motore dell'etere fra i pianeti: garantendo i movimenti armonici planetari esse assicurano che tutto sia pervaso da ordine, sapienza e armonia.

Anche se nell'Urbe il loro culto non era molto seguito, se non dai poeti, gli scrittori e i musici che si rivolgevano a lei per l'ispirazione, fu più sentito nei villaggi dove divennero una sorta di ninfee benevole.

Per cui si dedicò loro nei pagus delle offerte mai cruente, come d'altronde avveniva con le ninfee. Si offriva loro latte, vino e miele.

Il culto delle Muse venne così a fondersi con quello delle camene e delle ninfee. Pertanto a Roma le Muse persero la qualità di Dee come avevano in Grecia e vennero praticamente onorate come e insieme alle ninfe.

Il poeta Quinto Ennio (239. – 169 a.c.) nomina, come sue ispiratrici, le Muse, in polemica letteraria contro i predecessori che invece si ispiravano, come Livio Andronico, alle Camenae.

Il riferimento alle muse è anche significativo perchè nel 179 a.c. il nobile Marco Fulvio Nobiliore, allora censore, aveva fatto erigere il primo tempio romano dedicato alle Muse, che sanciva l'introduzione a Roma del culto di queste divinità.

Peraltro nello stesso anno in cui il collega censore, Marco Emilio Lepido, aveva fatto erigere il tempio di Apollo in Circo, le Muse e Apollo erano strettamente legati.

Il nobiliore del resto aveva  dedicato il tempio di Hercules Musarum, Ercole delle Muse, in cui furono collocate le famose Muse di Ambracia, prelevate appunto ad Ambracia, capitale dell'Etolia, regione vicina all'Epiro greco.

Spesso furono effigiate in affreschi e statue, ed ebbero un culto pubblico a carico dello stato, perchè a roma possedevano due templi, ed un terzo era dedicato alle Camene, ad esse assimilate.

Venivano immancabilmente invocate nei banchetti con un brindisi, oltre che come ispiratrici. furono i romani e non i greci ad attribuire ad ognuna delle Muse un'ispirazione specifica nelle varie arti musicali.

Villa Adriana dopo esser stata saccheggiata da Totila, conobbe lunghi secoli di oblio, durante i quali venne ridotta a cava di mattoni e di marmi per la vicina città di Tivoli, importante sede vescovile.

Alla fine del Quattrocento, Biondo Flavio la identificò nuovamente come la Villa dell'Imperatore Adriano di cui parlava l'Historia Augusta, e nello stesso periodo Papa Alessandro VI Borgia promosse i primi scavi all'Odeon. Negli scavi papalini (1492 - 1503) emerse il ciclo delle Muse sedute, purtroppo venduto dagli Odescalchi alla Spagna per 50000 scudi, e che giace pertanto al museo del Prado.





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