PANORMUS - PALERMO (Sicilia)





I NOMI

Palermo anticamente ebbe diversi nomi:

- Mabbonath -  che in fenicio significa "alloggiamenti"
- Zyz -  (la "z" pronunciata come "s" sonora), che in fenicio significa il fiore oppure la splendente: molte monete provenienti da Palermo del periodo punico riportavano la legenda Zyz, e visto che Palermo era una delle tre città puniche della Sicilia menzionate dalle fonti, probabilmente con una propria zecca. Il nome potrebbe derivare dalla conformazione della città che, tagliata da due fiumi, ricordava il profilo di un fiore.
- Panormos -  (dal greco παν-όρμος, "tutto-porto"): chiamata così dai Greci perché i due fiumi che la fiancheggiavano (Kemonia e Papireto) creavano un grande approdo naturale. Questo nome si diffuse con il rafforzamento dell'influenza greca sull'isola.
- Panormus -  i Romani mantennero, con una lieve modifica di pronuncia, la denominazione greca della città.
- Palermo -  il nome definitivo e attuale della città che riprende quello latino.


Prima dell'insediamento dei Fenici, a Palermo vivevano:

- i Sicani (autoctoni o provenienti dalla Spagna) nel terzo millennio,
- i Cretesi nella II metà del secondo millennio,
- Gli Elimi (provenienti, secondo la tradizione, dalla distrutta Troia) intorno al primo millennio.
- i Greci intorno al 700 a.c.

LE MURA PUNICHE

PALERMO FENICIA

Prima dell'arrivo dei Fenici, l'area era stata utilizzata come emporio commerciale e base d'appoggio per la Sicilia nord-occidentale. La città combatté in diverse occasioni contro i Sicelioti, in quanto rappresentava un'importante alleata di Cartagine nelle guerre greco-puniche.

Palermo fu fondata come città-porto dai coloni Fenici di Tiro (Libano) tra il VII e il VI secolo a.c., su un promontorio di roccia vicino al mare contornato da due fiumi, dove ora sorgono la cattedrale di Palermo e la villa Bonanno. I fenici la chiamarono Mabbonath, che in fenicio significa “alloggiamenti”, e divenne ben presto la più importante del cosiddetto triangolo fenicio, comprendente Mozia e Solunto, ricordato anche dallo storico ateniese Tucidide.

Poi venne chiamata Zyz che in fenicio significa fiore, come è riportato da parecchie monete ritrovate a Palermo. I Fenici sfruttarono la sua posizione strategica, una grande conca verde (Conca d'Oro) circondata dai monti con tre fiumi, il Kemonia, il Papireto e l'Oreto.

Le prime notizie storiche di Palermo, risalgono al 480 a.c., quando i Cartaginesi, in guerra contro le città alleate greche, dovettero rifugiarsi qualche giorno nel porto prima dell'assedio di Imera, ci mostrano questa città già fiorente di commerci, ben difesa dai Fenici e con un enorme approdo naturale.



LA CONQUISTA ROMANA

Palermo rimase sotto i fenici fino alla I guerra punica (264-241 a.c.), dopodiché la Sicilia venne conquistata dai Romani. Palermo venne presa nel 254 a.c. quando la flotta romana assediò la città, costringendola alla resa e rese schiava la popolazione che dovette riscattare la sua libertà. Asdrubale tentò di recuperare la città ma venne sconfitto da Quinto Cecidio Metello, il console romano.

Ci riprovò Amilcare nel 247 a.c., ma la città era ormai fedele a Roma dalla quale aveva ottenuto il titolo di Pretura, l'Aquila d'oro e il diritto di battere moneta, restando una delle cinque città libere dell'isola; così i cartaginesi rimasti dovettero abbandonare Palermo. Il periodo romano fu portatore di prosperità e pace e la città fece parte della provincia di Sicilia, con capitale Siracusa.

Restano testimonianze della ricca e monumentale “Panormus” romana gli edifici dell'epoca della zona di Piazza Vittoria fra cui il teatro esistente fino al tempo dei Normanni e mosaici scoperti nel 1868 in Piazza della Vittoria. In epoca imperiale fu colonia romana, come ci narra Strabone, ed era ancora il granaio di Roma. 



LA FINE 

Panormus venne conquistata nel periodo delle migrazioni germaniche nel 445, da Genserico, re dei Vandali che conquistò la città, fino al dominio di Odoacre e Teodorico capo degli Ostrogoti.
Tuttavia nel 535 il grande generale bizantino Belisario espugnò con la sua flotta navale Palermo, cacciando definitivamente gli Ostrogoti, dando così inizio al periodo bizantino che durò fino all'830 quando gli Arabi, sbarcati a Marsala quattro anni prima, ne fecero la capitale del loro regno in Sicilia. 



IL GIALLO ARCHEOLOGICO 

L'anfiteatro e/o teatro di Palermo si trovava nella città antica, ma dove non si sa, per cui Paolo Storchi, dell’Università di Bologna, ha avanzato alcune ipotesi. Purtroppo a Palermo le vicende urbanistiche a partire dalla dominazione islamica hanno occultato o cancellato le tracce degli edifici di età romana, non solo teatri, anfiteatri e circhi ma fin anche il Foro. 

Storchi ripercorre così la storia del tracciato della città fenicia, e poi Palermo elevata al rango di colonia cui non poteva mancare un anfiteatro, oltre all’iscrizione commemorativa rinvenuta a San Cataldo a proposito di un certo Aurelianus che aveva offerto ai suoi concittadini - in due diversi edifici - giochi gladiatori e venatori, proprio a Panormo. 

Qualcuno ipotizza che già in età fenicia potesse sorgere un teatro secondo il modello greco, con la cavea cioè adagiata su un pendio naturale, altri invece pensano a un edificio costruito con le tecniche romane, con la gradinata quindi sostenuta da archi e volte. La prima ipotesi concerne la favoleggiata Aula Verde del Palazzo normanno di Ruggero, da alcuni storici come Nino Basile e Michele Amari individuata come teatro o come circo, di cui il domenicano Tommaso Fazello ne narra nel 1558 la rovina definitiva quando, spogliata dai marmi e usata come cava, venne infine spianata. 

A favore, giocano la possibile vicinanza col Foro tra le attuali piazze Vittoria e del Parlamento e la continuità d’uso, importante nelle vicende urbane; contro, la probabile pianta quadrangolare di quello spazio porticato, analoga semmai a quello delle basiliche. La seconda e meno convincente, formulata attraverso una incisione francese ottocentesca che riproduce un lavatoio dalla struttura semicircolare simile a quella di un teatro senza però alcuna individuazione topografica. 

Nella terza ipotesi l’area è compresa tra le attuali vie Monteleone, via Roma, via San Basilio e piazza San Domenico. Qui, il disegno ad arco di alcune coperture e il tracciato a raggiera delle strade potrebbe ricalcare i cunei di un anfiteatro, edificato aldilà del confine del Papireto e della cinta muraria, vicino all’antico porto e alla via Valeria così da favorire l'afflusso e il deflusso degli spettatori. 


BIBLIO 

- AA.VV. - Palermo punica - Palermo - Sellerio - 1996 -
- AA.VV. - Palermo città d'arte - Palermo - Ariete - 1998 -
- AA.VV, Palermo l'arte e la storia, 2016, Edizioni d'arte Kalós.
- Adriana Chirco - Palermo - Tremila anni fra storia ed arte - Palermo - Flaccovio - 2006 -
- Mannino G. - Le grotte di Palermo" - AA.VV., Storia di Palermo dalle origini al periodo punico-romano - Epos - Palermo - 1999-
- Pietro Todaro - Guida di Palermo sotterranea - Palermo - L'Epos - 2002 -
- Lipario Triziano - Le Porte della città di Palermo - Palermo - Stamperia ùA. Gramignani - 1732 -


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