PORTA QUERQUETULANA (Porte Serviane)



FIG.1
La porta Querquetulana, che si nota nel centro dell’immagine qui sopra, era una delle porte delle antiche mura serviane. Fu quindi in ricordo d’un bosco di querce che la porta venne chiamata Querquetulana, poichè conduceva al posto dove attraversava le vecchie mura serviane nella depressione tra l’Oppio del Esquilino ed il Celio. Qui doveva sorgere un querceto, probabilmente sacro a Giove o ad alte divinità.

Dove fosse locata questa porta non è certo perchè spesso gli autori confondono Porta Querquetulana con Porta Caelimontana, con Porta Clausa e perfino con l'Arco di Dolabella.



PALLANTE

Pallante fu un alleato di Enea (Aen. VIII 454-519) che, su suggerimento del Dio Tiberino, si era recato da Evandro per chiedere aiuto. Cadde per mano di Turno, re dei Rutuli, che restituì il cadavere al padre dopo averlo spogliato del balteo che, indossato come trofeo di guerra, fece tacere l'usuale compassione di Enea, inducendolo a non risparmiargli la vita di Turno per vendicare la morte dell'amico..

Una tradizione diversa da quella seguita da Virgilio voleva che Pallante seppellisse sul Palatino il padre Evandro, e secondo l'immagine qua sopra (fig.1) la Porta Querquetulana era a un miglio del sepolcro di Pallante.

Nella seconda metà del sec. XI si credé di aver scoperto in Roma la tomba e il corpo miracolosamente intatto di Pallante, appunto a un miglio della Porta Querqutulana, dal che si desume che detta porta fosse a un miglio dalla detta Porta.

Ma c'è di più. Scavi archeologici effettuati dal 1937 nell'area adiacente la chiesa di S. Omobono, all'incrocio tra le attuali via L. Petroselli e Vico Jugario, ai piedi del Campidoglio, hanno portato alla luce reperti di chiara origine greca, risalenti alla metà dell'VIII secolo a.c.. Si tende a credere pertanto che qui sia stato sepolto il corpo di Pallante, a un miglio dalla Porta Querquetulana.

RITENUTA PORTA QUERQUETULANA (IN REALTA' PORTA CLAUSA) - FIG. 2
Due porte della cinta cosiddetta serviana si aprivano sul Celio, chiamato in antico Mons Querquetulanus per la presenza di ampi boschi di querce, o alle sue pendici: la porta Caelimontana (identificata nei resti presso l’Arco di Dolabaella e Silano di età augustea) e la porta Querquetulana, localizzata tra la Caelimontana e la Esquilina. Le fonti ricordano la presenza di un sacello dedicato ai Lari Querquetulani sul colle Esquilino, adiacente al Celio.

La porta qui sopra, della fig. 2, viene infatti definita Porta Querquetulana, ma pure Porta Clausa (incisione di Giuseppe Vasi, 1750) " La presente tavola è la num. 5. Subito dopo i ""Castra Praetoria"" si apriva una porta di travertino, il cui nome originario è ignoto ma generalmente viene denominata ""porta Chiusa"", perchè sbarrata e messa fuori uso da un muro: da qui passava la via che, proveniente dalla ""porta Viminalis"" (nell'attuale Piazza dei Cinquecento), si congiungeva con la ""via Tiburtina". 

FIG. 3
Giusta l'espressione di Plinio, questa porta era presso il Viminale ma siccome Tacito assevera che il Celio fu in principio Querquetulano e Sesto Pompeo vuole che le Querquetulane erano cosi chiamate perchè presiedevano al Quer che era una specie di Selva situata entro la porta da quello chiamata Querquetulana cosi sembra più probabile che questa porta esistesse nel Celio o nelle sue vicinanze.

Il percorso della cinta muraria, quindi, da porta Esquilina proseguiva a Sud, nell’area compresa tra il monte Oppio (altura meridionale del colle Esquilino) e il Celio. Si aprivano a questo punto due porte: la Querquetulana e la Celimontana. La prima, più antica (appartenente alla cinta serviana del VI secolo a.c.), ha collocazione incerta a causa della mancanza di testimonianze archeologiche inconfutabili.

Essa poteva trovarsi nei pressi de’ SS. Quattro Coronati, dove sono stati riconosciuti tipici frammenti serviani; secondo più recenti ipotesi, la porta sarebbe sorta sensibilmente più a Est, ovvero nell’attuale via Labicana, poco distante dalla chiesa dei SS. Marcellino e Pietro. Secondo quest’ultima tesi, la Querquetulana sarebbe stata poi fatta coincidere con l’Arcus ad Isis, l’arco a tre fornici attraverso il quale si giungeva all’Iseo del monte Oppio.

In base alle rare fonti gli studiosi concordano che la porta Querquetulana fosse un'antica porta delle mura serviane aperta sul colle Caelio, e oggi concordano sul fatto che, delle due porte che si aprivano sul lato orientale del colle Celio, la Porta Caelimontana fosse quella più occidentale, mentre la Porta Querquetulana fosse quella situata più ad est.

Prima sembrava esatta la posizione contraria, tanto più che non se ne ha una notizia precisa dalle fonti classiche. Si pensava che entrambe le porte derivassero il nome dal colle su cui si erano collocate.

" Ne rimane adesso solo alcune vestigia delle mura e una porta abbastanza danneggiata. Una cappella dei Lari del Querquetulano (a) strapiombava sulla porta ed era vicina alla Moneta, l’officina della Zecca (b)."
TEMPIO DI GIUNONE MONETA - CAPPELLA DEI LARI - FIG. 4
Esiste però a Roma, esattamente nel quartiere Celio, una derivazione della Via Labicana, "Via dei Quercieti", che sicuramente deriva dal nome "Querquetulana" cioè una via che conduce a un bosco di querce (quercuus, cioè un bosco sacro), detto anche "Cerqueto".

Questa via non doveva essere distante dalla Porta Querquetulana, aldifuori della quale doveva esistere il bosco sacro. Taluni però ritengono che il suddetto bosco fosse all'interno della città. "In tale valle, conoscendosi esservi stato un'accesso alla città, si trova conveniente di stabilirvi la posizione della porta Querquetulana, la quale era in tal modo denominata da un querceto che gli stava vicino nell'interno delle mura."

Comunque oggi la posizione della porta è controversa. Gli studiosi ne ipotizzano la collocazione nella valle tra il Celio e il colle Oppio, o, più probabilmente, presso la chiesa dei Santi Quattro Coronati, in corrispondenza della antica via Tuscolana che si dirigeva a sud ovest dalla valle del Colosseo alla via Celimontana.

Però la cappella dei Lari corrisponde qui, nella fig. 4, al tempio di Giunone Moneta, o è un errore o il sacello dei Lari era ospitato nel tempio di Giunone, o addossato a questo. D'altronde il tempio di Giunone Moneta era sul Campidoglio (oggi chiesa dell'Ara Coeli)

Ora il fatto è che molti autori fanno coincidere la Porta Clausa con la Porta Querquetulana, e la Porta Clausa si apre sulle mura aureliane. La Porta Clausa era la porta meridionale del Castro Pretorio, la caserma dei pretoriani in cui l'imperatore Tiberio riunì le 9 coorti istituite da Augusto come guardia imperiale. Inoltre la Porta Clausa non ha certo l'aspetto di una Porta arcaica come quelle delle Mura Serviane, in semplice tufo e prive di ornamenti.

Querquetulum (con boschi di querce) era l'antico nome del colle Celio, Caelius; si suppone infatti che le porte siano state erette in tempi successivi, prima la Querquetulana e poi, per ampliamento del tracciato serviano, quindi ormai senza querce, la Caelimontana.

Esiste però ancora oggi una Via dei Querceti (già via Querquetulana), una via che si estende tra Via Labicana e Via Capo d'Africa, sul Celio, a memoria del querceto sicuramente sacro. Essa testimonia il querceto sul Celio d'epoca romana, perchè di certo in epoche successive non poteva esserci, essendo terreno da costruzione e quindi di certo non ne svalutavano l'uso.

L'AGGER SERVIANO ED IL MONTE DELLA GIUSTIZIA DURANTE LO SBANCAMENTO DEL 1862
SULLA CIMA LA STATUA ANCORA IN SITO - FIG. 5


L'AGGER

Della stessa epoca delle porte sono le mura serviane che le collegavano, con l’agger lungo tutto il tratto dei circa 1.300 m, dalla Porta Collina all'Esquilina. Un altro indizio dell'antichità di queste porte sarebbe il loro nome, che derivava dall'altura cui davano accesso, anziché derivare da altri monumenti come templi, altari, ecc. 

STATUA DELLA GIUSTIZIA - FIG. 6
Gli unici reperti rimasti appartengono alla porta più occidentale, tuttora esistente, trasformata nell'arco di Dolabella e Silano nel IV sec., ma risalente alle prime mura repubblicane: per cui secondo alcuni doveva essere la Querquetulana. Questa attribuzione fu però smentita, infatti Livio cita per la prima volta la porta Caelimontana (XXXV, 9) per riferire di un fulmine che la colpì nel 193 a.c.

Oggi dunque si pone la Querquetulana verso est, all'interno del perimetro dell'attuale ospedale di San Giovanni, nella zona di confluenza tra via dei Santi Quattro e via di S. Stefano Rotondo, e la Caelimontana più a ovest, all'inizio dell'attuale via San Paolo della Croce, sul tracciato dell'antico clivus Scauri.

La porta Querquetulana, infatti, come  la Viminale, l'Esquilina e la Collina, risale  ad un periodo molto più antico, circa un paio di secoli prima ancora delle mura serviane. 

Le quattro porte originarie sono da attribuire all'ampliamento della città operato da Servio Tullio, che aggiunse all'Urbe, oltre alle alture già inserite tra gli iniziali sette colli, anche il Quirinale, il Viminale, l'Esquilino e il Querquetulanus.

Due porte della cinta cosiddetta serviana si aprivano infatti sul Celio, chiamato in antico Mons Querquetulanus per la presenza di ampi boschi di querce, o alle sue pendici: la porta Caelimontana (l’Arco di Dolabaella) e la porta Querquetulana, localizzata tra la Caelimontana e la Esquilina. Le fonti ricordano la presenza di un sacello dedicato ai Lari Querquetulani sul colle Esquilino, adiacente al Celio. 

La posizione della porta è controversa. Gli studiosi ne ipotizzano la collocazione nella valle tra il Celio e il colle Oppio, o, più probabilmente, presso la chiesa dei Santi Quattro Coronati, in corrispondenza della antica via Tuscolana che si dirigeva a sud ovest dalla valle del Colosseo alla via Celimontana.

PORTA CLAUSA - FIG. 7

PORTA CLAUSA

La Porta Clausa, o Porta Chiusa, è una delle porte che si aprivano nelle mura aureliane di Roma. Se ne hanno scarsissime notizie, anche perché venne murata in epoca imprecisata ma comunque molto presto (da qui il nome) e così appare tutt'oggi, un'arco seminterrato, con conci di travertino, e delle finestre al piano superiore,  praticamente nascosta, all'altezza del civico 4-6 di via Monzambano.

Tuttavia non possiamo fare a meno di notare come appaia identica alla Porta Clausa (incisione di Giuseppe Vasi, 1750) di cui la foto riportata più in alto nella fig. 2.




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