MASSIMINO




Nome completo: Gaio Galerio Valerio Massimino Daia
Nascita: Illiria 275
Morte: Tarso 313
Predecessore: Massenzio
Successore: Costantino I
Regno: 308-313 d.c.














LE ORIGINI

Gaio Galerio Valerio Massimino Daia, nacque nel 275 in Dacia, avendo per madre la sorella di Galerio, il che gli facilitò non poco la strada.

Fu descritto da Lattanzio come un corrotto, licenzioso e autore di condanne ingiuste:
- Massimino Daia tenta impadronirsi dell´Impero e riprende a perseguitare i cristiani con maggior violenza - Sperperi pazzi e crudeltà di Massimino Daia - Immoralità e scandali di Massimino Daia - Massimino tenta sedurre Valeria vedova di Galerio - Due matrone amiche di Valeria condannate a morte di Massimino Daia - Valeria in esilio. - Diocelziano interviene inutilmente presso Massimino in favore degla figlia. - Tutto per dimostrare che Dio punisce chi perseguita la Chiesa.

Ma l'apoteosi fu la descrizione della morte di Massimino:
- Sotto l´incalzare delle truppe di Licinio il tiranno si era dato alla fuga. Anche a Tarso si trovò tra due fuochi perché non poteva fuggire né per terra né per mare senza possibilità di sfuggire alla morte che Dio gli comminiva: la morte era il suo ultimo scampo ed egli l´affrontò con la paura e la disperazione. Ma prima di prendere il veleno si rimpinzò di cibo e vino ben sapendo che quello era il suo ultimo pasto. Così l´efficacia del veleno, attutita per la quantità del cibo, non poté recare subito la morte, ma si cambiò in un malore simile alla pestilenza che fece sentire il dolore più a lungo senza liberare lo spirito. Alle fine il veleno si fece sentire con tutta la violenza del dolore e penetrando nelle viscere e corrodendole atrocemente lo portò a un punto tale di esasperazione e di rabbia che prendeva manate di terra e le mangiava come un affamato. Questo supplizio durò quattro giorni, nei quali egli, dilaniato da bruciature atroci, sbatteva la testa contro i muri fino a far uscire gli occhi dall´orbita. Poco prima della morte diventò cieco e nelle tenebre materiali ebbe una visione in spirito: Dio gli apparve circondato da angeli in atteggiamento severo. Allora egli gridava come uno che fosse sottoposto alla tortura: "Non sono stato io! Sono stati gli altri che hanno fatto tutto questo!" Poi, prostrato dalla sofferenza, si rivolgeva a Cristo e lo pregava che avesse pietà di lui. Così tra urli feroci e grida come se fosse stato bruciato vivo esalò con una morte detestabile il suo spirito crudele e colpevole. -


Eusebio di Cesarea, anch'egli cristiano, ne sparlò altrettanto ma studi più recenti considerano queste opinioni propaganda cristiana per colpire un nemico di Costantino. Sembra che Massimino avesse delle capacità e che la persecuzione contro i cristiani più che mirare alle persone tendesse a riappropriarsi dei numerosi beni che questi avevano ottenuto dalla stato.



LA STORIA

Nel 305, in seguito all'abdicazione degli augusti Diocleziano e Massimiano in favore di Galerio e Costanzo Cloro, fu nominato Cesare e suo successore al titolo di Augusto da Galerio, insieme all'altro Cesare Flavio Severo, scelto da Costanzo Cloro. Fu così un imperatore della Tetrarchia ed ottenne il governo delle province balcaniche.

Nel 308 spinse suo zio Galerio a conferirgli la nomina ad Augusto insieme a Costantino. La tetrarchia però visse diversi conflitti di potere, tra cui le discordie religiose, anche per l’editto di Costantino che poneva fine alla persecuzione dei cristiani.



LA MORTE

In seguito alla sconfitta di Massenzio da parte di Costantino I, combatté contro Licinio per la supremazia sulla parte orientale dell’impero e fu sconfitto nel 313 ad Adrianopoli in Turchia e poi a Tzirallum, in Asia. Si ritirò allora a Tarso e si suicidò, si narra, col veleno, per altri strangolandosi colle sue mani, il che è inverosimile, perchè al primo senso di asfissia le meni non avrebbero più la forza di strangolare. Si sospetta dunque che l'omicidio per strangolamento, molto usato dai Romani, sia stato spacciato per suicidio.


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