CASTRA EQUITES PALAZZO LATERANI



LA STORIA

Una delle più antiche testimonianze sotto la basilica è la presenza di un caseggiato del I sec. d.c. della nobile e potente famiglia dei Laterani, di cui un esponente, Sesto Laterano, partecipò senza successo alla congiura dei Pisoni ordita contro Nerone, con la condanna a morte e la confisca dei beni da parte dell'imperatore. Successivamente i terreni con gli edifici furono restituiti ai Laterani da Settimio Severo, che vi aveva eretto nei pressi i Castra nova equitum singularium.

Quando l'imparatore Costantino sposò nel 307 la sua seconda moglie, Fausta, figlia dell'ex-imperatore Massimiano e sorella dell'usurpatore Massenzio, i terreni e i beni dei Laterani vennero in suo possesso. La residenza nota, a quell'epoca, con il nome di Domus Faustae, in quanto unica erede della famiglia, e Costantino ne dispose come proprietà personale quando vinse Massenzio alla battaglia di Ponte Milvio, nel 312.

Infatti, dopo la battaglia di Ponte Milvio, dove le truppe di Costantino sconfissero quelle di Massenzio, con cui il corpo della guardia imperale a cavallo si era schierato, la caserma venne rasa al suolo da Costantino, che dopo l' Editto di Milano del 313 d.c., donò il terreno a papa Melchiade e vi fece erigere la prima basilica cristiana a Roma dedicandola al Salvatore nel 314-318 d.c. Era l'annuncio del trionfo del cristianesimo sui culti pagani. Da allora inizierà la sistematica distruzione di icone e templi pagani, o la riedificazione delle chiese sui templi usandone le colonne i marmi e le decorazioni. Un incommensurabile e preziosissimo patrimonio artistico andrà così distrutto per sempre.

Nell'edificazione della Basilica cristiana i muri della caserma, come anche le altre costruzioni, servirono sia come piano d'appoggio che come camera di contenimento entro la quale, attraverso una grande opera di riempimento, si riuscì a creare una sorta di piattaforma per la costruzione della chiesa.



I RESTI

La zona del Laterano racchiude, oltre alle tracce visibili in superficie quali l'acquedotto neroniano, l' obelisco di Thutmosis II, i resti di un edificio termale ed il battistero, anche quelle invisibili della Roma imperiale e cristiana sotto il piano stradale e sotto la basilica di S. Giovanni.

Infatti, a quasi 6 metri di profondità rispetto alla quota della pavimentazione della basilica, troviamo una serie di costruzioni addossate le une alle altre nel corso di 2 secoli, i cui resti sono stati usati dagli architetti costantiniani come base per le fondamenta della basilica paleocristiana.


Domus Laterani

L'antico palazzo dei Laterani superava in estensione l'attuale palazzo Laterano, ma i suoi resti si riducono ad alcuni ambienti che si trovano alla maggiore profondità raggiunta dagli scavi, di un corridoio a pilastri decorati e ornato con pitture di IV stile. Certamente per scoprire altro occorrerebbe scavare ancora, ma tutta la Roma antica oggi visibile non è che la punta di un iceberg di cui sotto resta tutto da scavare. E meno male, perchè tutto ciò che fu scavato in passato fu rovinato o depredato, o venduto in ogni parte del mondo.



Castra Equites

A livello leggermente più alto e costruite per buona parte sopra le distrutte case dei Laterani, si trovano invece i resti del complesso delle caserme del corpo degli Equites Singulares, la guardia imperiale a cavallo, insigne corpo istituito da Settimio Severo verso la fine del II sec. d.c. che era appunto di stanza nella zona del Laterano.

I notevoli resti ancora visibili sotto la navata centrale della basilica, riguardano la zona centrale del castrum ed esattamente la zona del Praetorium, cioè l'area del comandante della caserma, disposta attorno ad un cortile rettangolare di 15 m. x 21,50, porticato su pilastri con architravi. Sull'altro lato è stata sta l'area del Sacrarium, dedicata ai tempietti col culto e le statue dei vari Dei, mentre sugli altri lati dovevano essere gli ambienti per gli ufficiali. Il dormitorio dei soldati, con le camere disposte su due livelli e tra loro parallele, coperte da volte a crociera, si trovava sotto l'attuale transetto della basilica.


Un capitello rovesciato con incisa la data del 2 giugno del 203 d.c., riporta una dedica a Settimio Severo e al figlio Geta dal Collegium degli Equites. L' iscrizione con la dedica a Getaè stata abrasa probabilmente per volere del fratello Caracalla, che dopo averlo ucciso ne cancellò il nome e le sculture in tutta Roma, come nell'Arco di Settimio Severo ai Fori e sull'Arco degli Argentari.

L'edificio meglio conservato sta sotto l'attuale abside della basilica, di cui si notano i muri di fondazione, e corrisponde ad una costruzione del III sec d.c., disposta attorno ad un cortile-cavedio porticato di vaga forma trapezoidale, con grande fontana circolare semidistrutta al centro ed ornato da uno straordinario mosaico a disegno geometrico in tessere bianche e nere. Alcuni degli ambienti che si disponevano attorno al cortile conservano ancora le tracce delle decorazioni a fresco sulle pareti, a riquadri dipinti. La costruzione confinava con l'originaria via Tuscolana, come dimostrarono gli scavi eseguiti nella metà del secolo scorso ad opera dell'architetto Virginio Vespignani, per il rifacimento ottocentesco della primitiva abside con deambulatorio medievale.


Domus Faustae

Tra via dell’Amba Aradam e via dei Laterani, sotto l'attuale palazzo dell’INPS, è tornato alla luce, a circa dieci metri di profondità, un complesso costituito da strutture databili tra il I e il IV sec. d.c., nel quale si è riconosciuta la Domus Faustae, cioè la casa di Fausta, infelice moglie dell’imperatore Costantino che la fece affogare nel bagno, e che le fonti antiche indicano appunto in questa zona. L'dificio costruito in parte su terrazzamenti è composto da due diversi nuclei edilizi del I secolo d.c., probabilmente pertinenti alle case dei Pisoni e dei Laterani espropriate durante il regno di Nerone e che nel IV secolo furono unificati in un unico complesso. La parte finora scavata è costituita da un grande corridoio lungo circa 27 metri, e un'esedra. Il corridoio presenta una serie di finestre sul lato meridionale e pareti decorate con figure di personaggi più grandi del vero, probabilmente membri della famiglia imperiale.
L'attuale Battistero della Basilica sfruttò le sottostanti Terme di Fausta.


I reperti

Palazzo Laterani era ricco di importanti sculture di epoca classica, oggi trasferiti altrove. Il caso più celebre è quello della statua dell'imperatore Marco Aurelio, noto nel Medioevo come Caballus Constantini e attualmente conservato nei Musei Capitolini. Il gruppo equestre, in bronzo dorato, doveva originariamente trovarsi presso la Colonna Antonina; fu trasferito al centro del Campus Lateranensis all'inizio del IX secolo e posto su un piedistallo sorretto da leoni.

La prima menzione medioevale della scultura nel Medioevo risale al 965, quando il prefetto di Roma Pietro, avverso al papa regnante Giovanni XIII subì il supplizio presso il Caballus Constantini. Il bronzo rimase nel Campus Lateranensis fino al 1538, quando, per ordine di papa Paolo III (1534-1549), venne spostato sulla sommità del colle capitolino, davanti al Palazzo Senatorio.

Nel 1582 anche i leoni furono trasferiti in Campidoglio e collocati ai piedi della scalinata.
Altri importanti bronzi classici del Laterano furono la Lupa; la statua dello Spinario d'età augustea; una testa di caprone; la tavola della Lex de imperio Vespasiani; tre frammenti di una statua colossale, raffigurante l'imperatore Costantino o Costanzo II, costituiti da una mano, un globo e una testa colossale. Tutti questi pezzi, compresa la Lupa, furono restituiti nel 1471 da papa Sisto IV al popolo romano e pertanto trasferiti in Campidoglio.


Si sa che in zona Laterani si estendevano pure gli Horti di Domizia Lucilla, madre di Marco Aurelio, il che spiega la presenza della statua dell'imperatore sulla piazza. Sembra che l'imperatrice abbia trascorso qui la sua giovinezza, nell'antica redidenza che durò dal I al IV sec. d.c., i cui resti sono stati in parte ritrovati sotto l'ospedale dell'Addolorata.

Sotto l’Addolorata è emersa anche la domus dei Valeri, ricchissima famiglia senatoria con esponenti noti dalle fonti storiche quali Valerio Publicola Balbino Massimo, Arcadio Rufino Valerio Proculo e Valerio Severo, prefectus Urbis nel 382 d.C.. Successivamente appartenne al figlio Valerio Piniano e a Melania che tentarono di venderla all’inizio del V sec. per devolverne il ricavato ai poveri; a pochi anni dopo risalgono tracce d’incendio dovute al sacco dei visigoti.

Una parte della domus era già nota ma nel corso di recenti lavori è apparso un corridoio che affacciava su un cortile di 4 m x10 d'età medio imperiale su resti di età augustea. La parete è decorata ad intonaco con uno zoccolo rosso e grandi riquadri bianchi con fregi vegetali e piccole figure umane e di animali, il pavimento è a mosaico. L’intero ambiente fu distrutto, con demolizione delle volte e scarico sul pavimento di grandi quantitativi di intonaci dipinti e stucchi che i restauratori hanno recuperato e stanno ripristinando.

Sotto Santo Stefano Rotondo, tra le grandi domus di Domitia Lucilla, madre di Marco Aurelio, e dei fratelli Quintili proprietari anche della omonima Villa sull’Appia, giacciono i ersti dei Castra Peregrinorum.


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