LA STORIA
Il tempio di Iside fu diverse volte bandito o sospeso, dalla proibizione di Agrippa, nel 21 a.c., a Tiberio, che fece giustiziarne i sacerdoti e gettare la statua nel Tevere. Dopo la reintroduzione del culto da Caligola, e la completa ricostruzione di Domiziano in seguito all'incendio dell' 80 d.c., l'Iseo Campense ed il culto della dea Iside continuano la loro vita fino alla fine dell'età imperiale.

- 88 a.c. era in funzione a Roma un collegio di pastophori: una confraternita di sacerdoti che portavano nelle processioni piccole edicole con le immagini divine.
- 65 a.c. un altare dedicato ad Iside sul Campidoglio venne distrutto per ordine del Senato.
- 58, 54, nel 50 e 48 a.c. il Senato ordinò la distruzione di templi, altari e statue della dea.I seguaci di Iside, appartenenti a tutte le classi sociali, furono coinvolti nelle lotte politiche e sociali degli ultimi tempi della Repubblica.
- 50 a.c. il console Emilio Paolo non trovò nessun operaio disposto ad abbattere il santuario di Iside.
- 43 a.C. i triumviri (Antonio, Ottaviano e Lepido) promisero di consacrare un tempio isiaco a spese della Repubblica. Sul mantenimento della promessa ci sono pareri discordi, per alcuni fu edificato perchè il voto di un tempio era sacro per i Romani e romperlo significava attirarsi le ire della divinità, per altri se fosse stato promesso nel 43 ci sarebbero voluti anni per farlo, il che però non sarebbe stato un problema.
- Dopo la battaglia di Azio (31 a.c.) e la morte di Cleopatra (30 a.c.) e di Antonio (30 ac.) le persecuzioni contro i culti greco-egiziani ripresero.
- 28 a.c. Augusto proibì il culto di Iside entro il recinto sacro della città (pomoerium).
- 21 a.c. Agrippa, in assenza di Augusto, proibì i culti alessandrini entro un chilometro e mezzo dalla città.
- 19 d.c. Tiberio fece demolire il tempio di Iside e gettare nel Tevere la statua della dea.
- Caligola, pronipote di Augusto e di Antonio, costruì un grande tempio dedicato ad Iside in Campo Marzio: l'Iseo Campense.
- Claudio, Nerone e Vespasiano diedero il loro appoggio al culto della dea. Vespasiano, prima di festeggiare insieme al figlio Tito la vittoria sugli ebrei ribelli, trascorse una notte di preghiera nell'Iseo per ringraziare la grande dea. Nel 71 venne coniata una medaglia con l'Iseo Campense.
- Domiziano si salvò dai partigiani di Vitellio nascondendosi in una processione isiaca. Quando l'Iseo Campense venne distrutto da un incendio nell'80 d.c. Domiziano lo ricostruì.
- Nel II secolo d.c. Roma divenne il centro della religione di Iside: divenne la sacrosancta civitas secondo la denominazione di Apuleio nelle Metamorfosi.
- Adriano (76-138) volle costruire nella sua villa imperiale di Tivoli un Canopo in miniatura culminante in un Serapeo. Nel 126 inaugurò un santuario dedicato ad Iside a Luxor. Nel 127 fece costruire ad Ostia un Iseo.
- Marco Aurelio (121-180) invocò l'ausilio degli dei egiziani per salvarsi durante una crisi militare in Bosnia.
- Commodo (161-192) si fece rasare come un pastoforo. Le monete del suo tempo lo mostrano in compagnia di Iside e di Serapide.
- Settimio Severo (146-211) favorì il culto isiaco. Sulle monete di Julia Domna, seconda moglie dell'imperatore, si vede Iside che allatta Horus.
- Caracalla (188-217) riammise il culto isiaco entro i confini sacri della città di Roma. La religione della grande dea raggiunse il suo apogeo.
- Alessandro Severo (208-235) restaurò l'Iseo Campense e gli altri templi della dea.
- Diocleziano (245-316), che regnò fino al 305 d.C. quando decise di abdicare, costruì probabilmente l'Iseo della III Regio di Roma. Fece coniare molte monete con la dea Iside.
In tutto l'Impero Romano si ritrovano simboli della dea su gioielli, spille, fermagli, anelli. Vennero costruiti santuari, statue e monumenti in molte località. Due solenni festività legate a Iside venivano celebrate nell'Impero Romano: il Navigium, o vascello di Iside, il 5 marzo e l'Inventio di Osiride, dal 29 ottobre al 1° novembre. Questa felice era ebbe termine nel 312 con l'avvento al trono di Costantino (280-336).
Il tempio di Iside fu diverse volte bandito o sospeso, dalla proibizione di Agrippa, nel 21 a.c., a Tiberio, che fece giustiziarne i sacerdoti e gettare la statua nel Tevere. Dopo la reintroduzione del culto da Caligola, e la completa ricostruzione di Domiziano in seguito all'incendio dell' 80 d.c., l'Iseo Campense ed il culto della dea Iside continuano la loro vita fino alla fine dell'età imperiale.

Lo stesso Apuleio dovrà accoratamente difendersi dall'accusa, sicuramente fondata, di aderire ai culti misterici della Dea, tanto amata da alcuni imperatori e tanto odiata da altri.
Il suo culto si diffuse a Roma portato dalle correnti dell'Ellenismo, e più precisamente dall'Egitto dei faraoni tolemaici; Il suo nome era infatti all'inizio Iside Euploia o Pelagia, “protettrice dei naviganti”. Ma la molteplicità delle divinità romane le permise di assumere svariate forme e denominazioni, e di diventare una delle principali divinità associate ai culti misterici. Iside è infatti chiamata Panthea, e “Dea dai mille nomi”, come sottolinea Apuleio nei versi successivi del suo inno a Iside.
- 65 a.c. un altare dedicato ad Iside sul Campidoglio venne distrutto per ordine del Senato.
- 58, 54, nel 50 e 48 a.c. il Senato ordinò la distruzione di templi, altari e statue della dea.I seguaci di Iside, appartenenti a tutte le classi sociali, furono coinvolti nelle lotte politiche e sociali degli ultimi tempi della Repubblica.
- 50 a.c. il console Emilio Paolo non trovò nessun operaio disposto ad abbattere il santuario di Iside.
- 43 a.C. i triumviri (Antonio, Ottaviano e Lepido) promisero di consacrare un tempio isiaco a spese della Repubblica. Sul mantenimento della promessa ci sono pareri discordi, per alcuni fu edificato perchè il voto di un tempio era sacro per i Romani e romperlo significava attirarsi le ire della divinità, per altri se fosse stato promesso nel 43 ci sarebbero voluti anni per farlo, il che però non sarebbe stato un problema.
- Dopo la battaglia di Azio (31 a.c.) e la morte di Cleopatra (30 a.c.) e di Antonio (30 ac.) le persecuzioni contro i culti greco-egiziani ripresero.
- 28 a.c. Augusto proibì il culto di Iside entro il recinto sacro della città (pomoerium).
- 21 a.c. Agrippa, in assenza di Augusto, proibì i culti alessandrini entro un chilometro e mezzo dalla città.
- 19 d.c. Tiberio fece demolire il tempio di Iside e gettare nel Tevere la statua della dea.
- Caligola, pronipote di Augusto e di Antonio, costruì un grande tempio dedicato ad Iside in Campo Marzio: l'Iseo Campense.
- Claudio, Nerone e Vespasiano diedero il loro appoggio al culto della dea. Vespasiano, prima di festeggiare insieme al figlio Tito la vittoria sugli ebrei ribelli, trascorse una notte di preghiera nell'Iseo per ringraziare la grande dea. Nel 71 venne coniata una medaglia con l'Iseo Campense.- Domiziano si salvò dai partigiani di Vitellio nascondendosi in una processione isiaca. Quando l'Iseo Campense venne distrutto da un incendio nell'80 d.c. Domiziano lo ricostruì.
- Nel II secolo d.c. Roma divenne il centro della religione di Iside: divenne la sacrosancta civitas secondo la denominazione di Apuleio nelle Metamorfosi.
- Adriano (76-138) volle costruire nella sua villa imperiale di Tivoli un Canopo in miniatura culminante in un Serapeo. Nel 126 inaugurò un santuario dedicato ad Iside a Luxor. Nel 127 fece costruire ad Ostia un Iseo.
- Marco Aurelio (121-180) invocò l'ausilio degli dei egiziani per salvarsi durante una crisi militare in Bosnia.
- Commodo (161-192) si fece rasare come un pastoforo. Le monete del suo tempo lo mostrano in compagnia di Iside e di Serapide.
- Settimio Severo (146-211) favorì il culto isiaco. Sulle monete di Julia Domna, seconda moglie dell'imperatore, si vede Iside che allatta Horus.
- Caracalla (188-217) riammise il culto isiaco entro i confini sacri della città di Roma. La religione della grande dea raggiunse il suo apogeo.
- Alessandro Severo (208-235) restaurò l'Iseo Campense e gli altri templi della dea.
- Diocleziano (245-316), che regnò fino al 305 d.C. quando decise di abdicare, costruì probabilmente l'Iseo della III Regio di Roma. Fece coniare molte monete con la dea Iside.
In tutto l'Impero Romano si ritrovano simboli della dea su gioielli, spille, fermagli, anelli. Vennero costruiti santuari, statue e monumenti in molte località. Due solenni festività legate a Iside venivano celebrate nell'Impero Romano: il Navigium, o vascello di Iside, il 5 marzo e l'Inventio di Osiride, dal 29 ottobre al 1° novembre. Questa felice era ebbe termine nel 312 con l'avvento al trono di Costantino (280-336).
IL DECLINO E LA FINE
Dopo l'editto di Costantino (313 d.c.) i cristiani iniziarono a perseguitare le altre religioni.
- Nel 380, con l'editto di Tessalonica, Teodosio (347-395) dichiarò il cristianesimo religione di stato. Tutti gli altri culti furono proibiti, i templi distrutti, le statue abbattute, i sacerdoti e i fedeli processati dalle autorità o linciati dalle folle guidate da vescovi e monaci fanatici.
- Nel 391 Teofilo, il patriarca cristiano di Alessandria, chiamò i monaci a "purificare" la città del Serapeum.- Nel 394 vennero celebrati gli ultimi riti ufficiali in onore di Iside a Roma.
- Nel 396 il barbaro Alarico, re dei Goti, al cui seguito erano gli "uomini vestiti di nero" (i monaci cristiani), incendiò il santuario di Eleusi.
- Nel 415 un gruppo di monaci cristiani, seguaci del patriarca di Alessandria, Cirillo, linciò Ipazia (370-415), donna che aveva raggiunto una grande fama nella filosofia e nella matematica, figura rilevante della scuola neoplatonica, esponente del mondo intellettuale pagano. Con la sua morte iniziò il declino di Alessandria come centro culturale.
- Nel 536 l'imperatore Giustiniano (483-565) ordinò la chiusura dell'ultimo tempio di Iside, situato nell'isola di File sul Nilo ai confini con la Nubia, e lo fece trasformare in una chiesa cristiana.
- Nel 431 i vescovi cristiani si erano riuniti ad Efeso, la città sacra alla dea Artemide, una delle manifestazioni della Grande Madre. Il Concilio, stanco di uccidere e crocifiggere i seguaci della Dea (circa 30000) decretò che Maria, madre di Gesù, doveva essere chiamata Theotokos, Mater Dei, Madre di Dio. L'antico titolo della grande dea Iside.
LO SPLENDORE
"Io sono la genitrice dell'universo, la sovrana di tutti gli elementi, l'origine prima dei secoli, la totalità dei poteri divini, la regina degli spiriti, la prima dei celesti; l'immagine unica di tutte le divinità maschili e femminili". (Apuleio, Metamorfosi XI, 5)
L'Iseo e Serapeo campense, sicuramente il tempio egizio più antico e più ricco e più esteso di Roma, si trovava nella zona tra il Pantheon e la chiesa di Sant'Ignazio, e misurava ben m 240 x 60. L'obelisco che si trova in piazza della Minerva, su cui è stato posto il celebre elefantino, fu realizzato nel VI secolo a.c. in Egitto e portato a Roma da Domiziano come decorazione per l'Iseo Campense.
Costruito nel 43 a.c., e spesso restaurato e arricchito di opere d'arte dai diversi imperatori, alloggia i suoi resti sotto il Palazzo del Seminario e le chiese di Santa Maria sopra Minerva, di Santo Stefano del Cacco e di S. Ignazio. Qualche anno fa si sono compiuti dei lavori sotto la piazza della Minerva e i passanti hanno potuto scorgere, a notevole profondità, una scalinata con enormi lastroni in travertino, sicuramente traccia di un tempio di notevoli dimensioni.
Ma tutto è stato precipitosamente ricoperto, e ci si chiedeva perchè non si potesse scavare più in là, pur sapendo che sotto la chiesa c'era il tempio di Minerva calcidica, e accanto l'Iseo e il Serapeo egizi.
Il Tempio colossale era formato da tre parti: una piazza rettangolare decorata nei lati lunghi da una sequenza di obelischi e sfingi; una area centrale con monumentali archi di ingresso sui due lati corti, (verso Piazza del Collegio Romano e Via di S. Caterina da Siena). e una struttura semicircolare sul fondo con portico e cella, proprio dove oggi c'è la chiesa di S. Stefano del Cacco il cui nome deriverebbe dal ritrovamento di una statuetta del dio egizio Anubis con la testa di cane.
Il nome popolare di macacco, storpiatura di macaco, poi abbreviato in "cacco", indicava in epoca medievale un personaggio strano e un po' spregevole, visto che il medioevo aveva cancellato ossessivamente ogni residuo antico e romano come epoca diabolica. Secondo altri la statua apparteneva al Dio Toth, sotto forma di cinocefalo, e sembra si trovasse proprio sulla facciata della chiesa di S. Stefano, evidentemente un lastrone con statua riutilizzato come ampiamente si usava all'epoca. Nello stesso luogo è stata rinvenuta una dedica a Serapide (IG XIV 1031).
Grazie ad una moneta dell’età di Vespasiano sappiamo che il tempio era tetrastilo, con una raffigurazione della Dea a cavallo della stella Sirio scolpita sul frontone, mentre alcune sculture egiziane, sorrette da basamenti, inquadravano la scalinata principale.
La statua di culto era raffigurata nell’atto di libare, con un recipiente, sembrerebbe una coppa, nella mano destra. Nell VII-VIII sec. cominciò la progressiva distruzione dell'Iseo e, a poco a poco, gli edifici della Roma medievale e moderna si sono sovrapposti all'antico monumento: i resti del tempio sono tra i 5 e gli 8 m. al di sotto delle strade attuali.
A cominciare dal VII-VIII sec. era cominciata la progressiva distruzione dell'Iseo e, a poco a poco, gli edifici della Roma medievale e moderna si sono sovrapposti all'antico monumento. I resti del tempio sono tra i 5 e gli 8 m al di sotto delle strade attuali. Il monumento era arricchito da sculture di varie dimensioni e da obelischi: sprsi per le vie di Roma e in vari musei.
Dall'Iseo e Serapeo campense provengono gli obelischi di Piazza della Rotonda (la Piazza del Pantheon), Piazza della Minerva, Piazza dei Cinquecento a Roma e quelli portati nel XVIII secolo a Firenze e a Urbino.
Le sculture sono numerosissime, ma tra le più importanti sono da ricordare:
- la Statua del Nilo (Museo Chiaramonti in Vaticano)
- la Statua del Tevere (Louvre).
- Il rilievo di Nectanebo II di granito grigio e rosa, in cui il faraone fa un'offerta a tre Dei (Museo Nazionale palazzo Altemps).
- I due leoni che decorano la Fontana dell'acqua Felice (angolo via XX settembre)
- i due leoni ai piedi della scalinata che porta a Piazza del Campidoglio (si tratta di copie, gli originali si trovano rispettivamente nel Museo Egizio vaticano e nel Museo Capitolino di Roma).
- Il Torso Ludovisi di granito grigio scuro.
- Frammento di una statua colossale di basalto nero di cui restano un piede e l'iscrizione sullo zoccolo. (Museo Nazionale palazzo Altemps).
- Naoforo, cioè sacerdote egizio che porta tra le mani un bacile rituale, cui manca il busto e un piede, il tutto in breccia verde. (Museo Nazionale palazzo Altemps).
- Testa maschile in granito grigio di età tolemaica, ritrovata sotto il palazzo Poste telegrafi nel 1930. (Museo Nazionale palazzo Altemps).
- Sfinge della regina Hatshepsut, che ha sul capo la parrucca di Hator e il cartiglio di Tutmosis III sul petto. (Museo Barracco)
- La cosiddetta "Madama Lucrezia", una delle statue parlanti a cui il popolino oppresso dal potere dei Papi affidava i fogli scritti delle proprie proteste, in Piazza San Marco, che in realtà rappresenta Iside o una sua sacerdotessa.
- La statuetta di una gatta in marmo murata sul primo cornicione all'angolo di palazzo Grazioli, sull'omonima piazza Grazioli, e che dà il nome a via della gatta, facente parte dello stesso tempio.
- Una clessidra di basalto, ornata di fregi e geroglifici, prima metà III sec. a.c. (Museo Barracco).
- Due statue con teste di cane seduti su un alto cubo con un'iscrizione al faraone Nactanebo. (Musei Capitolini)
- Un grande piede di marmo che apparteneva ad una statua di culto egizio e che si trova all'angolo di una via che si chiama, appunto, via del Pie' di marmo, che ancora si trova presso l'incrocio con via Santo Stefano del Cacco. Si presuppone parte di una gigantesca statua di Iside.
- Il "cacco" fu rimosso dalla chiesa ed è attualmente esposto nella sezione egizia dei Musei Vaticani.
- La statuetta di una gatta in marmo murata sul primo cornicione all'angolo di palazzo Grazioli, sull'omonima piazza Grazioli, e che dà il nome a via della gatta. la parte sud-orientale del Campus Martius, chiamata Isis et Serapis dai due famosi templi dedicati a queste divinità egiziane.
- La seconda via prende il nome da una chiesa, Santo Stefano de Pinea (cioè "della pigna"), chiamata dal popolo Santo Stefano del Cacco. La pigna, ritrovata presso le terme d'Agrippa e firmata da un Publio Cincio Salvio, decorava probabilmente una fontana presso il tempio di Iside e Serapide e gettava acqua dalle punte; nel Medioevo dette il nome al rione Pigna e più tardi venne collocata nell'atrio dell'antica basilica di S. Pietro, dove alimentava il «cantharus». La fiancheggiano le riproduzioni di due pavoni in bronzo (gli originali si trovano nel Braccio Nuovo) che si ritengono provenienti dal mausoleo di Adriano; sotto, due leoni accovacciati, in basalto, sul cui basamento è il nome del faraone Nectanebo I
GLI SCAVI del '600 e dell'800
Siamo nel XVI sec. ISEVM ET SERAPEVM R. IX. n. 1882. Cornicione di buon intaglio « isendo fori della chiessia di s. Stefano del chacho inquela piazeta ». n. 1538. Altra trabeazione intagliata nel solo dentello « questa chornixe fu trouata di quella chava apresso a san Stefano dell chacho i nella via ». Gli scavi erano stati intrapresi per conto della fabbrica di s. Pietro. Vedi scheda n. 1541: «questa chornice fu trovata allarcho di chamilgiano, ed io la mixurai a sanpietro, io e giadominicho (Gian Domenico) mentre se faceva la chasa in piaza di sanpietro cholitori».
Siamo nel 1898 e un certo Pietro Tranquilli, ricostruendo le fondamenta della sua casa in via di s. Ignazio n. 23, scoprì il pavimento del peribolo del tempio d'Iside, cosparso di stupendi avanzi di sculture egizie, o di stile imitante l'egizio, tutte sommerse sott'acqua. Scorreva nei canaloni di travertino, i quali una volta doveano raccogliere gli stillicidi del portico.
Successivamente fu data una breve descrizione dello scavo operato dal sig. Tranquilli nella sua casa situata nel vicolo dietro la tribuna di S. Maria sopra Minerva, nel luogo preciso del tempio d'Iside :
L'Iseo e Serapeo campense, sicuramente il tempio egizio più antico e più ricco e più esteso di Roma, si trovava nella zona tra il Pantheon e la chiesa di Sant'Ignazio, e misurava ben m 240 x 60. L'obelisco che si trova in piazza della Minerva, su cui è stato posto il celebre elefantino, fu realizzato nel VI secolo a.c. in Egitto e portato a Roma da Domiziano come decorazione per l'Iseo Campense.Costruito nel 43 a.c., e spesso restaurato e arricchito di opere d'arte dai diversi imperatori, alloggia i suoi resti sotto il Palazzo del Seminario e le chiese di Santa Maria sopra Minerva, di Santo Stefano del Cacco e di S. Ignazio. Qualche anno fa si sono compiuti dei lavori sotto la piazza della Minerva e i passanti hanno potuto scorgere, a notevole profondità, una scalinata con enormi lastroni in travertino, sicuramente traccia di un tempio di notevoli dimensioni.
Ma tutto è stato precipitosamente ricoperto, e ci si chiedeva perchè non si potesse scavare più in là, pur sapendo che sotto la chiesa c'era il tempio di Minerva calcidica, e accanto l'Iseo e il Serapeo egizi.
Il Tempio colossale era formato da tre parti: una piazza rettangolare decorata nei lati lunghi da una sequenza di obelischi e sfingi; una area centrale con monumentali archi di ingresso sui due lati corti, (verso Piazza del Collegio Romano e Via di S. Caterina da Siena). e una struttura semicircolare sul fondo con portico e cella, proprio dove oggi c'è la chiesa di S. Stefano del Cacco il cui nome deriverebbe dal ritrovamento di una statuetta del dio egizio Anubis con la testa di cane.
Il nome popolare di macacco, storpiatura di macaco, poi abbreviato in "cacco", indicava in epoca medievale un personaggio strano e un po' spregevole, visto che il medioevo aveva cancellato ossessivamente ogni residuo antico e romano come epoca diabolica. Secondo altri la statua apparteneva al Dio Toth, sotto forma di cinocefalo, e sembra si trovasse proprio sulla facciata della chiesa di S. Stefano, evidentemente un lastrone con statua riutilizzato come ampiamente si usava all'epoca. Nello stesso luogo è stata rinvenuta una dedica a Serapide (IG XIV 1031).
Grazie ad una moneta dell’età di Vespasiano sappiamo che il tempio era tetrastilo, con una raffigurazione della Dea a cavallo della stella Sirio scolpita sul frontone, mentre alcune sculture egiziane, sorrette da basamenti, inquadravano la scalinata principale.La statua di culto era raffigurata nell’atto di libare, con un recipiente, sembrerebbe una coppa, nella mano destra. Nell VII-VIII sec. cominciò la progressiva distruzione dell'Iseo e, a poco a poco, gli edifici della Roma medievale e moderna si sono sovrapposti all'antico monumento: i resti del tempio sono tra i 5 e gli 8 m. al di sotto delle strade attuali.
A cominciare dal VII-VIII sec. era cominciata la progressiva distruzione dell'Iseo e, a poco a poco, gli edifici della Roma medievale e moderna si sono sovrapposti all'antico monumento. I resti del tempio sono tra i 5 e gli 8 m al di sotto delle strade attuali. Il monumento era arricchito da sculture di varie dimensioni e da obelischi: sprsi per le vie di Roma e in vari musei.
I REPERTI
Dall'Iseo e Serapeo campense provengono gli obelischi di Piazza della Rotonda (la Piazza del Pantheon), Piazza della Minerva, Piazza dei Cinquecento a Roma e quelli portati nel XVIII secolo a Firenze e a Urbino.
Le sculture sono numerosissime, ma tra le più importanti sono da ricordare:
- la Statua del Nilo (Museo Chiaramonti in Vaticano)
- la Statua del Tevere (Louvre).
- Il rilievo di Nectanebo II di granito grigio e rosa, in cui il faraone fa un'offerta a tre Dei (Museo Nazionale palazzo Altemps).
- I due leoni che decorano la Fontana dell'acqua Felice (angolo via XX settembre)
- i due leoni ai piedi della scalinata che porta a Piazza del Campidoglio (si tratta di copie, gli originali si trovano rispettivamente nel Museo Egizio vaticano e nel Museo Capitolino di Roma).
- Il Torso Ludovisi di granito grigio scuro.
- Frammento di una statua colossale di basalto nero di cui restano un piede e l'iscrizione sullo zoccolo. (Museo Nazionale palazzo Altemps).
- Naoforo, cioè sacerdote egizio che porta tra le mani un bacile rituale, cui manca il busto e un piede, il tutto in breccia verde. (Museo Nazionale palazzo Altemps).
- Testa maschile in granito grigio di età tolemaica, ritrovata sotto il palazzo Poste telegrafi nel 1930. (Museo Nazionale palazzo Altemps).
- Sfinge della regina Hatshepsut, che ha sul capo la parrucca di Hator e il cartiglio di Tutmosis III sul petto. (Museo Barracco)
- La cosiddetta "Madama Lucrezia", una delle statue parlanti a cui il popolino oppresso dal potere dei Papi affidava i fogli scritti delle proprie proteste, in Piazza San Marco, che in realtà rappresenta Iside o una sua sacerdotessa.
- La statuetta di una gatta in marmo murata sul primo cornicione all'angolo di palazzo Grazioli, sull'omonima piazza Grazioli, e che dà il nome a via della gatta, facente parte dello stesso tempio.
- Una clessidra di basalto, ornata di fregi e geroglifici, prima metà III sec. a.c. (Museo Barracco).
- Due statue con teste di cane seduti su un alto cubo con un'iscrizione al faraone Nactanebo. (Musei Capitolini)
- Un grande piede di marmo che apparteneva ad una statua di culto egizio e che si trova all'angolo di una via che si chiama, appunto, via del Pie' di marmo, che ancora si trova presso l'incrocio con via Santo Stefano del Cacco. Si presuppone parte di una gigantesca statua di Iside.- Il "cacco" fu rimosso dalla chiesa ed è attualmente esposto nella sezione egizia dei Musei Vaticani.
- La statuetta di una gatta in marmo murata sul primo cornicione all'angolo di palazzo Grazioli, sull'omonima piazza Grazioli, e che dà il nome a via della gatta. la parte sud-orientale del Campus Martius, chiamata Isis et Serapis dai due famosi templi dedicati a queste divinità egiziane.
- La seconda via prende il nome da una chiesa, Santo Stefano de Pinea (cioè "della pigna"), chiamata dal popolo Santo Stefano del Cacco. La pigna, ritrovata presso le terme d'Agrippa e firmata da un Publio Cincio Salvio, decorava probabilmente una fontana presso il tempio di Iside e Serapide e gettava acqua dalle punte; nel Medioevo dette il nome al rione Pigna e più tardi venne collocata nell'atrio dell'antica basilica di S. Pietro, dove alimentava il «cantharus». La fiancheggiano le riproduzioni di due pavoni in bronzo (gli originali si trovano nel Braccio Nuovo) che si ritengono provenienti dal mausoleo di Adriano; sotto, due leoni accovacciati, in basalto, sul cui basamento è il nome del faraone Nectanebo I
GLI SCAVI del '600 e dell'800
Siamo nel XVI sec. ISEVM ET SERAPEVM R. IX. n. 1882. Cornicione di buon intaglio « isendo fori della chiessia di s. Stefano del chacho inquela piazeta ». n. 1538. Altra trabeazione intagliata nel solo dentello « questa chornixe fu trouata di quella chava apresso a san Stefano dell chacho i nella via ». Gli scavi erano stati intrapresi per conto della fabbrica di s. Pietro. Vedi scheda n. 1541: «questa chornice fu trovata allarcho di chamilgiano, ed io la mixurai a sanpietro, io e giadominicho (Gian Domenico) mentre se faceva la chasa in piaza di sanpietro cholitori».
Siamo nel 1898 e un certo Pietro Tranquilli, ricostruendo le fondamenta della sua casa in via di s. Ignazio n. 23, scoprì il pavimento del peribolo del tempio d'Iside, cosparso di stupendi avanzi di sculture egizie, o di stile imitante l'egizio, tutte sommerse sott'acqua. Scorreva nei canaloni di travertino, i quali una volta doveano raccogliere gli stillicidi del portico.
Successivamente fu data una breve descrizione dello scavo operato dal sig. Tranquilli nella sua casa situata nel vicolo dietro la tribuna di S. Maria sopra Minerva, nel luogo preciso del tempio d'Iside :- Colonna di granito rosa, di m. 1,50 di diametro, lunga sino alla frattura m. 5.00. Il terzo inferiore del fusto, scolpito a rilievo, rappresenta una cerimonia isiaca.
- Iside in forma di vacca allattante Horus, in granito rosso. Manca di tutta la parte anteriore. la parte superstite è alta m. 1,50, lunga, dalla coda alla frattura m. 0,75. Nel plinto sono incisi segni geroglifici.
- Una figura molto picccola, inginocchiata per terra viene allattata dalla vacca. La scultura è accompagnata da alcuni geroglifici dipinti in rosso in una forma poco curata. Non si è potuto ben determinare che la formula finale riprodotta alla fine di due righe, il cui inizio è stato distrutto per sempre, come il sole.
- Una statua inginocchiata, naophora, di cui manca la parte superiore. Sul piedistallo dei geroglifici il cui stile nonchè il soggetto della statua sembrano appartenere alla 26 ma dinastia (Saitica).
- Sfinge di granito verde alta 0,54, lunga 0,78 con targa geroglifica nel petto. Manca delle estremità delle zampe anteriori. Nel geroglico il re offre al sole au soleil, dio benefico, signore delle due terre, sole governatore del mondo: Rè-men-to, che è il prenome di Thoutmès IV, lostesso nome effigiato sull'obelisco di S Giovanni in Laterano
- Sfinge intatta di granito rosso, senza geroglifici, lunga 1,85 alta 0,68.
- Pastoforo di basalte alto m. 1,32 , con geroglifici sul dorso e nel giro del plinto.
- Frammento di panneggio di statua in marmo greco, alto m. 0,78.
- Metà di un capitello a cista, alto m. 1,35, di diametro corrispondeste a quello della colonna.
I RESTI
L'arco d'ingresso est del tempio, detto Arco di Camilliano, è stato rinvenuto nel 1969 nella casa d'angolo tra via S. Ignazio e piazza del Collegio Romano, conservato dalle cantine al primo piano, in opera quadrata di travertino.Nel 1590 Flaminio Vacca ebbe l’occasione di vedere, durante uno scavo, le colonne in marmo giallo, gli altari per i sacrifici e gli arieti dell'iseo. Un unico frammento è oggi ancora visibile, un piede di marmo, forse pertinente all'acrolito del culto, situato all'incrocio con la via a cui dà il nome.
Uscendo da via S. Stefano del Cacco ci troveremmo in corrispondenza dell’arco di Camigliano, ora scomparso, identificato con l’Arcus ad Isis del rilievo degli Haterii .
L’arco carmilliano fu mutilato a più riprese, fino alla totale demolizione alla fine del XVI sec., ma alcuni blocchi in travertino del fornice settentrionale sono stati riscoperti nel 1969 e nel 1980-81 in via del Piè di Marmo. Se ne ha testimonianza nell’archivio della Compagnia della Ss. Annunziata, allora proprietaria dello stabile. In una pianta del 1563, si menziona il “massiccio anticho”, cioè il pilastro settentrionale, all’interno dell’ambiente.
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