PERGAMO - BERGAMA (Turchia)



RICOSTRUZIONE DI PERGAMO

Pergamo è un'antica città dell’Asia Minore, nell'Eolide (verso il sud-est della Troade e sud della Misia; e verso il nord dell'Ionia e nord-ovest della Lidia), posta a poca distanza dalla costa del Mar Egeo, su di una collina (l'Acropoli di Pergamo) che costituisce la principale località archeologica dell’area. La città attuale è nota col nome di Bergama (Turchia, Provincia di Smirne).

Fiorì particolarmente in età ellenistica, quando Lisimaco, un generale di Alessandro Magno, scelse e fortificò l'acropoli come sede del suo tesoro (di oltre 9000 talenti) e ne diede la custodia a Filetero, figlio di Attalo. Quando Lisimaco fu sconfitto da Seleuco I, Filetero divenne il capostipite della dinastia degli Attalidi.

La città divenne capitale dell’omonimo regno, raggiungendo il massimo splendore sotto la dinastia illuminata degli Attalidi (241-133 a.c.). La città divenne un importantissimo centro artistico, considerata quasi una seconda Atene ellenistica.





IL MITO

Il mito vede la città fondata da Grino, nipote di Telefo, figlio a sua volta di Eracle e di Auge, che avrebbe onorato l'amico Pergamo, figlio di Neottolemo e Andromaca e nipote di Achille, intitolando a lui la città.

Secondo altri invece, raggiunta la maggiore età, Pergamo aveva lasciato la terra natia emigrando in Teutrania (Asia Minore, Misia), alle foci del fiume Caico, e là, avendo sconfitto in singolar tenzone un certo re Areio, ne conquistò il regno, dedicando un monumento alla memoria di sua madre. Secondo il greco Pausania il Periegeta divenne così il fondatore e l'eponimo della città asiatica di Pergamo.

E' però più probabile che la città venne fondata solo da Grino, poichè Pergamo era legata alla memoria del nonno Telefo, i cui resti vennero posti in un grandioso complesso funerario di Pergamo. Inoltre sull'Altare di Zeus, uno dei capolavori dell'arte ellenistica edificato a Pergamo da re Eumene II, c'era un bellissimo e grande fregio dedicato alle gesta di Telefo.

Tra l'altro Eumene si proclamava discendente da una progenie divina (Telefo, in quanto figlio di Eracle, discendeva da Zeus).

La città viene citata per la prima volta da fonti intorno al 400 a.c., ma l'acropoli doveva già essere abitata in età arcaica. Presso la città aveva sede un importantissimo santuario di Esculapio, rinomato per la capacità taumaturgiche dei suoi sacerdoti ed importante sede di pellegrinaggi provenienti da tutta la Grecia.

TERRAZZAMENTO AGORA' SUPERIORE


I RE DI PERGAMO

Con il successore Attalo I (241-197 a.c.) la città esercitò la sua egemonia su gran parte dell’Asia Minore occidentale. Il sovrano rifiutò di pagare il tributo ai Galati, tribù celta stanziatasi nell'area dell'Asia Minore che aveva fondato il regno della Galazia, alleati di Antioco III seleucide. Questi mossero guerra ai pergameni, ma furono sconfitti nel 240 a.c. presso le fonti del Caico assieme alle truppe di Antioco. Pergamo riuscì quindi ad annettersi molti territori seleucidi dell’Asia Minore.

Ma è nel 232 a.c. con la vittoria sui Tolistoboi, altra tribù celtica della Galazia, preso il tempio di Afrodite della città di Pergamo che il re Attalo I libera le sue terre dalle incursioni celtiche. Seguirono altre guerre con seleucidi, finchè venne stipulata un'alleanza con i romani, di cui rimasero alleati dinastici e la città conobbe una notevole fioritura artistica.

A Filetero successe Eumene I, che rafforzò ulteriormente il regno contro i sovrani elleni seleucidi.
Eumene II (197-159 a.c.) successe ad Attalo I e sotto di lui il regno ebbe un’ulteriore espansione. Il re protesse le arti e la cultura, fondando la biblioteca di Pergamo ed erigendo il famoso Altare di Zeus.

Poco dopo Eumene cadde in disgrazia dei romani per essere sospettato di cospirare con Perseo di Macedonia e di conseguenza nel 167 a.c., i romani fecero un tentativo fallimentare di corrompere suo fratello Attalo II, come possibile pretendente al trono di Pergamo, dopo che Eumene si era rifiutato di andare a Roma a discolparsi.

Eumene II Sotere (221 – 160 a.c.) della dinastia degli attalidi, figlio di Attalo I Sotere e della regina Apollonide, salì sul trono di Pergamo nel 197 a.c. Il suo nome è legato a numerosi celebri monumenti dell'antichità, tra cui l'altare di Pergamo, oggi custodito al Pergamon museum di Berlino, la biblioteca di Pergamo, con i quali arricchì la sua capitale, e la stoà sull'acropoli ateniese.

Con la morte di Eumene II, salì al trono il fratello Attalo II (159-138 a.c.), tutore di Attalo III (il figlio minorenne di Attalo I), ma di fatto re di Pergamo. Egli, recatosi a Roma nel 159 a.c., non solo riuscì a discolparsi dalle accuse che i Galati gli avevano mosso, ma prima di tornare in patria, il senato romano lo colmò di onori e doni, consolidando l’alleanza con Pergamo.

« Il senato, infatti, quanto più si era staccato da Eumene e gli era ostile, tanto più cercava di rendersi amico Attalo e di rafforzare il potere di lui. »
(Polibio, Storie, XXXII, 1.7.)

Attalo II, nel 156 a.c. fu costretto a difendersi da un attacco di Prusia II, re di Bitinia, che riuscì ad avvicinarsi alla stessa Pergamo.
I Romani decisero di aiutare Attalo II contro Prusia II, dopo l'invasione di quest'ultimo ai danni del regno attalide, inviando prima presso i due re come legati, un certo Lucio Apuleio e Gaio Petronio (155 a.c.). La ragione fu riconosciuta ad Attalo e Roma diede l'ordine di sospendere definitivamente le ostilità a Prusia (154 a.c.).

ACQUEDOTTO DI PERGAMO

DA REGNO A PROVINCIA ROMANA

Con Attalo II (159-138 a.c.), fratello di Eumene II e tutore di Attalo III (figlio minorenne di Attalo I), ma di fatto re di Pergamo, il regno consolidò l’alleanza con i romani combattendo contro altri dinasti ellenistici.

Attalo III (138-133 a.c.) fu l’ultimo dinasta indipendente, poiché alla sua morte lasciò il regno in eredità ai romani, e il suo territorio venne a costituire la provincia romana d'Asia. Nel testamento Attalo lasciava alla città di Pergamo ed a altre città, la libertà ed i territori circostanti, oltre all'esenzione dei tributi, mentre a Roma lasciava i suoi tesori e le sue proprietà, ma soprattutto gran parte dei territori.

Roma effettuò un primo intervento nel regno (nel 131 a.c.), inviando un certo Publio Licinio Crasso, il quale però fu sconfitto. Poi fu la volta del console romano Marco Ebuzio Perperna, il quale riuscì invece a far prigioniero Aristonico,  per impadronirsi poi di Pergamo e del suo tesoro.

Il Senato romano inviò poi il console Manio Aquilio per sedare una rivolta e trasformare i suoi territori in prima provincia romana dell'Asia (129 a.c.). Sbarcato in Caria Manlio si diresse in Mysia dove riuscì ad espugnare alcune fortezze ribelli, grazie anche all'aiuto di alcune città greche. 

Con la successiva riorganizzazione la repubblica romana annetteva tutti i territori occidentali, quelli orientali, montuosi e difficili da controllare, furono concessi al regno del Ponto ed a quello di Cappadocia.

A questo testamento si ribellò un certo Aristonico, che assunse il nome di Eumene III e organizzò una strenue resistenza con i poveri e schiavi del regno. Frattanto a Roma, Tiberio Gracco aveva fatto votare che i tesori lasciati da Attalo III, fossero distribuiti al popolo romano, quale beneficio della sua legge agraria.

Il testamento era condizionato dall'assenso della Repubblica romana. Il senato, inizialmente restio, successivamente, non tanto per le proprietà reali lasciate a Roma (dal tesoro regio alle attività manifatturiere), ma soprattutto a causa di una rivolta interna, fu costretta ad intervenire ed annettere l'area, trasformandola in provincia romana.

ALTARE DI ZEUS


LA PROVINCIA ROMANA

In età romana Pergamo fu una città prospera, famosa per l’attività dei ceramisti, la produzione di unguenti e di pergamene, che prendono il nome dalla città.

Il declino della città seguì quello dell’Impero Romano. In età bizantina fu saccheggiata delle sue opere architettoniche e statuarie in gran parte demolite, e divenne sede di vescovado. Poi fu saccheggiata dagli arabi che di nuovo cancellarono opere romane, e l'imperatore Costantino V prelevò parecchi materiali del centro urbano per costruire una nuova cinta muraria. Poi la città venne presa dagli Ottomani, che vi edificarono diverse moschee, cancellando altre tracce romane.

I resti della capitale furono scavati a partire dal 1873.





I MONUMENTI

Fra le rovine più importanti rimaste visibili ai turisti sono da citare: l'Acropoli, parti del celebre Tempio di Zeus ed Atena, i templi di Demetra ed Era, gli edifici dedicati a Traiano e Caracalla, il teatro, l'altare di Esculapio, l'Asclepeio, il Ginnasio e la Biblioteca.
Poi, sempre sull'acropoli, sul lato sinistro, troviamo le tombe monumentali di età ellenistica, con a fianco dei negozi. Subito dopo i resti dei Propylon, le fondamenta delle porte monumentali erette da Eumene II. Passando per la piazza si notano i resti del tempio di Atena.

ALTARE DI ZEUS
Diversi scavi furono effettuati da tedeschi alla fine del XIX sec. ed infatti attualmente molti reperti dell'antica città sono a Berlino. Fra questi parti importanti del famoso grande fregio della Gigantomachia che in origine era formato da numerose (circa 100) lastre alle quali avevano lavorato moltissimi artisti dell'Asia minore. 

Alcune di queste lastre furono recuperate (grazie anche ai numeri che riportano) cercando pure fra le fortificazioni dell'epoca bizantina. 
Fra i fregi più interessanti che compongono la Gigantomachia, sono da evidenziare quelli detti di Telefo.

La città, all'epoca del suo maggiore sviluppo, cioè nell'età romana, era divisa in due principali complessi edilizi, quello della pianura, di età imperiale (purtroppo ancora tutto da scavare) che comprendeva abitazioni, terme, l'anfiteatro e lo stadio più antico, e quello della collina. Per il secondo dal teatro un'ampia strada porticata conduceva all'Asklepieion, grandioso complesso di edifizi comprendenti il tempio di Asklepios, portici, un teatro, varie sale e una fonte dalle acque salutari e miracolose. Fiorì nel II sec. d.c. e fu illustre per l'opera del famoso medico Galeno.

La città ellenistica ha inizio dalla cinta muraria costruita da Eumene II in regolare opera isodomica ai piedi della collina e comprende tre gruppi di edifici: il primo dell'agorà inferiore e delle abitazioni, il secondo della fontana della città, dei ginnasi, dei santuari di Demetra e di Hera, il terzo della vera e propria acropoli con la reggia e i monumenti principali. Seguiva poi la fascia muraria intermedia di Attalo I e una più antica sulla sommità del colle, come usava nelle città micenee e pelasgiche in genere. I tre nuclei erano collegati con una strada serpeggiante lastricata in trachite.

La porta principale della prima cinta muraria era costituita da un passaggio a vòlta fiancheggiato da due torri che immettevano nella corte quadrata dove si allenavano i militi.

意大利国立罗马博物馆馆藏著名雕塑 - - @小石頭@ - 小石頭
RICOSTR. STOA' DI ATTALUS II

La agorà inferiore era un grande rettangolo circondato da portici dorici e da botteghe; sul lato sud il dislivello permise la costruzione di un piano inferiore pure porticato. Gli edifizi dell'acropoli guardano verso ovest, cioè verso la valle del Selinus, e sono disposti seguendo un arco di cui la corda sottesa è costituita dalla terrazza del teatro.



I GINNASI

I ginnasî furono eretti su tre terrazze parallele nel rapporto di altezza di m 12 l'una dall'altra. Nella prima si esercitavano i pàides, nella seconda gli èpheboi, nella terza i neòi.

Nell'una il muro di fondo era ornato con nicchie e statue, nell'altra era un piccolo tempio tetrastilo dorico del II sec. a.c., l'ultima fu completamente rifatta nell'età romana. 
Il centro di essa è occupato da un portico a due piani di colonne corinzie; nel lato ovest vi sono varie sale e un tempio ionico con quattro colonne sul fronte, a nord c'è un auditorium che poteva ospitare mille persone, fornita di due absidi e addetta al culto dell'imperatore. A est invece sono collocate le terme disposte in undici ambienti.



SANTUARIO DI DEMETRA
RECINTO SACRO DI HERA

Sopra al complesso si erige il recinto sacro di Hera con un portico, un'esedra, e un tempio dorico a quattro colonne sul fronte dedicato da Attalo II.

Qui è stata rinvenuta una statua colossale acefala che secondo alcuni rappresenta Zeus, per altri Attalo II



SANTUARIO DI DEMETRA

Il contiguo santuario di Demetra esisteva già nel 270 a.c. e fu ampliato da Apollonide moglie di Attalo I e poi dai Romani che, in età antoniniana, fornirono il tempio ionico in antis di un vestibolo corinzio.

Esso è racchiuso fra portici e una scalinata, da cui si assisteva ai misteri.

IL TRAIANEUM

IL TRAIANEUM

La terrazza più alta è occupata dal Traianeum, tempio corinzio eretto su alto podio, con profondo vestibolo, una costruzione adrianea con sei colonne sulla fronte. Per ospitare il tempio la terrazza precedente fu ampliata verso ovest costruendo undici poderose concamerazioni a vòlta. 

Intorno c'erano i portici. Di età romana è anche la terrazza del teatro sostenuta da un poderoso muro a cinque riseghe e contraffortato. 

Nella terrazza c'era un altro tempio a sei colonne, però ionico e di età ellenistica, col fastigio del tempo di Traiano, dedicato a Dioniso Kathegemòn, protettore degli Attalidi. 
Dopo un incendio fu ricostruito agli inizî del III sec. e dedicato a Caracalla.



TEMPIO DI ATHENA POLIAS NIKEPHOROS

La terrazza del tempio di Atena Poliàs Nikephòros era contigua a quella dell'altare di Zeus ma 25 m più in alto. 

TEMPIO DI ATHENA
Il tempio in trachite, dorico e con sei colonne sul fronte, è riferibile al tempo di Filetero e comunque fu rispettato in qualità di antico monumento religioso.

Invece gli edifici costruiti all'intorno non si allinearono su di esso, bensì sui monumenti delle altre terrazze che in tal modo finirono distrutti.

Da qui dovrebbe provenire la statua di Athena Polias, munita della Gorgone che poggia con le sue ali sul virgineo seno, che si ammira nella foto qua affianco, di proporzioni circa doppie del naturale. 

Attualmente è conservata al Museo Nazionale di Pergamo a Pergamo. 

Sappiamo anche del donario di Attalo I che veniva custodito nel recinto sacro di Atena Poliàs, che comprendeva anche un gruppo statuario di Greci in lotta con Galati.

Il tempio, ovvero i suoi resti, posti sul terrazzamento superiore, sono fiancheggiati dalla Via Sacra che conduce al terrazzamento inferiore.

LA VIA SACRA

LA VIA SACRA

Una Via Sacra entra nella fortezza muraria attraverso una porta, detta dell'acropoli, dividendo un complesso orientale che accoglie il palazzo reale, le caserme e gli arsenali. questa acropoli contiene la più antica agorà porticata a un solo piano. Sempre dalla Via si accede attraverso ingressi monumentali alle varie terrazze.

Poi la Via Sacra prosegue raggiungendo la cima della collina, chiusa ancora dalla fortezza superiore. Qui, nel lato occidentale sono collocati il teatro e le terrazze, che gradatamente si elevano, del mercato, dell'altare, del recinto di Atena e del Traianeum.

Sul lato meridionale, dove la strada piega a gomito e il dislivello è forte, la facciata è a tre piani, il primo con porte, il secondo con finestre, il terzo con pilastri. Nell'agorà è un tempietto in antis con colonne doriche dove le scanalature sono unite con ponticelli. Quattordici metri più in alto, collegata con una scala, è la terrazza dell'altare dedicato a Zeus e Atena Nikephòros che aveva certamente un pròpylon sulla strada, del quale però non si conosce l'aspetto.

IL TEATRO

IL TEATRO 

"Il teatro dell'acropoli di Pergamo è uno dei più impressionanti di tutta la Turchia e resta impresso nella memoria poichè scavato nelle scoscese pendici della montagna alla quale sembra aderire come una conchiglia."

E' in effetti un teatro unico, con cavea stretta ma altissima, composta da numerosi ordini di gradini in forte pendenza, che si estendono su 50 m di altezza offrendo un totale di 10.000 posti a sedere. Il teatro, di età ellenistica, aveva 83 ranghi di sedili di trachite e originariamente la scena in legno. Eumene II costruì la tribuna reale e i Romani la scena stabile in pietra.

E' il teatro più ripido dell'antichità, non raccomandabile a chi soffre di vertigini. Come tutti i teatri greci ha sfruttato al massimo la pendenza del terreno, visto che l'acropoli veniva eretta sulla cima del colle e il tetro sui suoi fianchi.
Oltre alla cavea restano parti minime della scena costituite da un rettangolo di pietra situato proprio sul bordo del precipizio. E' stato costruito nel terzo secolo a.c., ed ha subito alcuni cambiamenti architettonici durante il periodo romano sotto il regno di Caracalla.



LA BIBLIOTECA 

Pergamo fu sede di una biblioteca contenente, secondo Plutarco, circa ben 200.000 volumi. Costruita da Eumene II e situata nella parte settentrionale dell'Acropoli, divenne uno delle più importanti biblioteche del mondo antico.

Si dice che Marco Antonio donasse a Cleopatra tutti i 200.000 volumi di Pergamo per la Biblioteca di Alessandria come regalo di nozze, svuotando gli scaffali e ponendo fine al predominio letterario della Biblioteca di Pergamo. Ma non essendocene prova o citazione precisa, si ritiene una leggenda.

LA BIBLIOTECA
Non esiste oggi un indice o catalogo dei contenuti della biblioteca, rendendo impossibile conoscere la vera dimensione e la portata di questa collezione.

Resoconti storici narrano di una grande sala di lettura principale, allineata con molte mensole. Uno spazio veniva lasciato vuoto tra le pareti esterne e le mensole per permettere la circolazione dell'aria. Questo aveva lo scopo di evitare che la biblioteca diventasse eccessivamente umida nel clima caldo dell'Anatolia. I manoscritti erano scritti su pergamena, arrotolati e poi archiviati su questi scaffali. Una statua di Atena, la dea della saggezza, si trovava nella principale sala lettura.

Pergamo viene riconosciuta come la prima creatrice della pergamena (charta pergamena, cioè di Pergamo). Prima della pergamena, i manoscritti venivano trascritti su papiro, che era prodotto ad Alessandria. Quando i Tolomei d'Africa rifiutarono di esportare il papiro a Pergamo, il Re comandò che si trovasse un'altra fonte. 

La fondazione della biblioteca è infatti attribuita a re Eumene II, successore di Attalo, che chiamò a corte Cratete di Mallo, rappresentante della Scuola Pergamena, che perfezionò la tecnica per produrre la pergamena, in effetti già conosciuta ma non ben sfruttata. Secondo Plinio il Vecchio, questo supporto fu inventato dallo stesso Eumene II quando il sovrano egizio Tolomeo V vietò l'esportazione dei rotoli di papiro da Alessandria a Pergamo.

Ciò condusse alla produzione di pergamena, fatta di fogli sottili di pelle di pecora o capra. La pergamena ridusse la dipendenza dell'Impero Romano dal papiro egiziano e permise una maggior diffusione di conoscenza in tutta l'Europa e Asia. Con l'introduzione della pergamena Pergamo accrebbe più facilmente il patrimonio la Biblioteca di Pergamo, col vantaggio di poter esportare i manufatti da lei prodotti.

ALTARE DI ZEUS

ALTARE DI ZEUS

Dall'acropoli di Pergamo, terrazzata a più strati dai suoi 330 metri d'altezza, che dominava la vasta valle del Caico, si levava, visibile a km di lontananza, l'Altare di Zeus, scenografico e imponente, interamente costruito in marmo asiatico. L'immagine del fiume Caico, che dava il nome alla vallata, appare come giovane Dio fluviale sulle monete di Pergamo.

L'altare ha una forma quadrangolare, con la facciata rivolta alla vallata, dotata di una ininterrotta scalinata sul fronte, per far luogo ai due avancorpi distanziati da una scalinata centrale, larga quasi venti m.

Dopo i gradini ininterrotti, si alzava sugli avancorpi un basamento alto circa 4 m, lungo il quale si sviluppava, per tutta l'altezza e la lunghezza, il "grande fregio" continuo con la rappresentazione in rilievo della Gigantomachia.

Si accedeva poi al livello superiore sul fronte, sempre tramite la prosecuzione della scalinata centrale, che conduceva a un grande vano, alto circa sei m, circondato da un colonnato ionico continuo, che proseguiva anche lungo gli avancorpi.

All'interno del vano correva lungo tutte le pareti un secondo colonnato, fatto a coppie di colonne unite da mura a formare delle sale. probabilmente qui vivevano i custodi del tempio con i loro magazzini con gli arredi per le processioni e i sacrifici in onore del Dio.

L'altare vero e proprio si trovava al centro e su di esso si trovava il "piccolo fregio", con le Storie di Telefo, figlio di Eracle, il fondatore della città, forse mitico o forse no.

L'Altare di Zeus di Pergamo è uno degli edifici più famosi e uno dei capolavori dell'arte ellenistica. Fu fatto edificare da Eumene II in onore di Zeus Sóter e Atena Nikephòros (Zeus salvatore e Atena portatrice di vittoria) per celebrare la vittoria sui Galati. Attualmente la parte anteriore dell'altare si trova conservata al Pergamon Museum di Berlino.

La realizzazione dell'altare fu iniziata da re Eumene II (197-159 a.c.), a cui si deve la trasformazione dell'edilizia pergamena dalla trachite al marmo. Il suo predecessore Attalo I aveva innalzato nella terrazza gruppi scultorei celebranti le vittorie sui Galati; ne restano le basi, di cui una era di forma rotonda e sopportava numerose statue di dimensioni superiori al normale e continuata dal successore Attalo II.



L'opera di Eumene volle celebrare la vittoria di Pergamo sui Galati, nel 166 a.c. e venne completato tra il 166 e il 156 a.c., nonostante il re Prusia II di Bitinia, intorno al 156 a.c., attaccasse la città.

In realtà l'anno della sua edificazione è solo dedotto ma lo studioso Kähler la pone fra il 181 e il 159 a.c., e diversi studiosi concordano con lui, perchè in quell'anno furono istituite o rinnovate le feste Nikephòria per la corona d'oro della dea Atena, riconnettendosi così i Pergameni con la tradizione delle Panatenee ateniesi nelle quali si offriva ad Atena una corona d'oro per la vittoria sui giganti.

Di certo non fu prima del 190 a.c. perché, per renderne possibile la costruzione, furono abbattute le mura dell'acropoli che avevano molta importanza prima che Eumene II costruisse la cinta inferiore. Quindi furono erette soltanto dopo la battaglia di Magnesia del 190 a.c. e, e non si ci sarebbe privati della cinta precedente per costruire un altare se non si avesse già provveduto alle nuove mura.

Varie iscrizioni ricordano la presenza nel cantiere di numerosi artisti, pergameni, ateniesi e forse rodi. Non si conosce però il maestro che orchestrò tutta l'opera. Qualcuno ha suggerito Firomaco, scultore e pittore, uno dei sette più grandi scultori greci.
Questa ipotesi, secondo alcuni, troverebbe una conferma stilistica in alcune scene, dove l'impostazione di Zeus e Atena che combattono, ad esempio, ricorda quella di Atena e Poseidon nel frontone occidentale del Partenone di Fidia. 

FREGIO DEL PARTENONE
Vi sono stati letti anche intenti politici, accumunando i pergameni agli ateniesi riaffermava l'appartenenza dei due popoli a un'unica stirpe, con gli stessi valori e la stessa cultura.

Il fregio fu distrutto durante le invasioni barbariche e ricostruito con i frammenti superstiti da archeologi tedeschi.

Nel 1886, l'altare fu portato da Pergamo a Berlino in Germania, col permesso del sultano Abdul Hamid II, alleato della Germania. La composizione dell`altare all`interno del museo fu affidata all`archeologo tedesco Otto Puchstein. Quasi un secolo dopo, nel 1948, il fregio dell'Altare di Zeus fu confiscato dall'Armata Rossa e portato da questa a Leningrado. Solo dieci anni più tardi, il fregio ritornò nella Germania dell'Est, come regalo da parte dell'allora Unione Sovietica.

La decorazione marmorea dell'altare fu rinvenuta frammentaria, murata in gran parte nelle fortificazioni bizantine. La ricomposizione del fregio della gigantomachia si deve a O. Puchstein e a R. Bohn che furono aiutati dagli scultori italiani Freres e Possenti. Essa fu resa possibile dal fatto che le lastre del fregio della gigantomachia erano numerate con cifre accoppiate, di cui una d'indice e l'altra di catena. Al di sotto del fregio sulla base erano iscritti i nomi dei giganti e quelli degli artisti; sulla cornice al di sopra del fregio i nomi degli dèi. Anche questi elementi resero possibile la ricostruzione che nel complesso è ben riuscita.

Cinquecento anni fa vennero scoperte 10 tra le sculture che componevano il cosiddetto Piccolo Donario Pergameno, un complesso scultoreo riproduceva parte del più articolato ex voto per le vittorie ottenute da Attalo I (269 – 197 a.c.), la cui versione originale in bronzo si trovava sull’Acropoli di Atene.

HEKATE CONTRO KLYTIOS

LA GIGANTOMACHIA

Athena contro Alcione:

Il fregio sulla base del monumento è lungo ben 120 m e scolpito con mirabile maestria su pannelli alti 2,28 m e piuttosto stretti, circa 70–100 cm ciascuno. Questa circostanza, dovuta probabilmente alle condizioni della cava, impose una grave limitazione al maestro ideatore, ossia quella di evitare il più possibile gli schemi diagonali perché le suture non cadessero su parti preminenti del corpo, ad esempio sui volti.

Il fregio fu lavorato fuori opera, in varî cantieri; ciò è dimostrato dal fatto che nessuna figura oltrepassa l'angolo e che in alcuni luoghi si nota lo sforzo compiuto per contenere le figure nell'esiguo spazio di una sola lastra.

Gli scultori che le lavorarono, secondo le iscrizioni purtroppo molto frammentarie giunte fino a noi, appartennero a diversi centri artistici, a P. stessa, ad Atene, a Tralles e forse anche a Rodi. Noi conosciamo i nomi di Dionysiades, Menekrates, Melanippos, Orestes e Theorretos e frammenti d'iscrizioni per almeno altri 7 artisti, ma furono di più. Dalle iscrizioni sappiamo che almeno 6 maestri lavorarono in coppia; gli scultori furono in tutto 23 o 24.

Esso rappresenta la mitica battaglia tra le divinità dell'Olimpo e i Giganti, figli del Cielo e della Terra che avevano osato sfidare la sovranità di Zeus dando l'assalto al sacro monte.
Ma nelle scene erano appositamente mescolati i fatti della guerra appena vinta contro i barbari Galati. 

Questi infatti usavano acconciarsi i capelli in piccole ciocche irrigidite da un impasto di gesso, chiamato tìtanos, molto vicino al termine Titànes, i Titani, simili ai giganti.

Mentre nella parte orientale del fregio i Giganti lottano con le divinità olimpiche, nei restanti lati si raccolgono un folto gruppo di divinità minori: a nord gli Dei della notte, a sud gli Dei della luce, a ovest le divinità marine e Dioniso.

Nello stile il grande fregio riprende i grandi maestri dei decenni precedenti, come i nudi di Fidia, il plastico movimento delle figure di Skopas, ancor più evidenziato da linee oblique e divergenti, che generano azioni convulse.

Appare accentuata anche la tragicità delle figure, come in una scena di teatro. Ciò venne reso anche grazie a un maggiore ricorso del trapano, che crea effetti di chiaroscuro più accentuati, e con l'alternarsi dell'altorilievo a parti lisce.

NEREO E OCEANO
L'altorilievo è molto ricco di effetti pittorici, soprattutto nelle pieghe delle vesti, il che, con la diversità dei piani e delle direzioni, dà a queste sculture un aspetto che si può quasi definire barocco.

Accanto al fregio della gigantomachia del grande altare si devono collocare alcune statue di donne panneggiate sedute o in piedi, ritrovate sull'acropoli, fra le quali si può citare come uno degli esempi migliori la cosiddetta Tragedia (Alt. v. Perg., vii, tav. xiv) col chitone altocinto e la spada a tracolla.

Due grossi rotoli di stoffa convergono sul fianco sinistro, le ampie pieghe dell'abito si allargano ai piedi formando una vasta base. La statua è in sostanza frontale ma l'impeto ascensionale si dichiara nella parte superiore più mossa.

Con l'aiuto di quelle iscrizioni e per congetture si riconoscono a partire dal fianco meridionale della scala, proseguendo lungo i lati sud, est e nord, e ovest, le seguenti divinità: le ninfe, Sileno, i satiri, Dioniso, Semele, Rhea-Cibele, Efesto, con Cabiró e Cadmilo, Eos, Helios, la titana Theia, Selene, i titani Astreo e Iperione, le titane Themis, Phoibe e Asteria, la titanide Ecate, Artemide, Latona, Apollo, una lacuna con altre divinità dell'Olimpo, Hera col cocchio trainato da quattro cavalli alati, i quattro venti, Eracle, Zeus, Atena, Nike, Ares, Afrodite, Eros, Dione, varie costellazioni, fra cui l'Engonasin, Orione, la Vergine e Boote. Nel centro del lato nord è la Notte che impegna come arma la costellazione dell'Idra, alla sua sinistra le Erinni e le Graie; delle Gorgoni forse solo Medusa, il pesce Ketos, moglie di Phorkys il quale doveva precedere Posidone rappresentato sul carro trainato da ippocampi. Ultimi Tritone, Anfitrite, Nereo con la moglie Doris, l'Oceano e Teti.

Questo tempio-altare, in base agli scavi archeologici tedeschi compiuti alla fine dell’Ottocento, è stato ricostruito, nelle parti superstiti, all’interno del Pergamonmuseum di Berlino.

FREGIO TELEFO

IL FREGIO MINORE (o di TELEFO)

Esso era alto m 1,57 e si stendeva per m 79 sulle pareti del portico superiore. Si sono ritrovati frammenti di 125 figure con cui è stato possibile ricostruire m 34,60 di fregio.

Dalle ricomposizioni del Robert e dello Schrader appare che tutta la storia delle avventure di Telefo narrate nel fregio:
FREGIO TELEFO
- la consultazione dell'oracolo da parte di Aleo re di Tegea alla nascita di Telefo,
- l'arrivo di Auge in Misia, seguita più tardi da Telefo, che non conosceva la madre,
- la lotta di Telefo coi Greci sbarcati in Misia,
- la riconciliazione coi Greci,
- la fondazione di Pergamo,
- La costruzione dei culti della città ecc.

È il primo esempio di composizione narrativa continua nella scultura, ripresa poi nella Colonna Traiana di Roma, derivata sicuramente dalla grande pittura dell'epoca.

Nel fregio viene reso con maestria lo spazio ambientale, collocando le figure su varî piani, largheggiando nei paesaggi con figure più piccole nella parte più alta del rilievo e maggiori in quella inferiore, in modo da rendere l'effetto della lontananza.

FREGIO TELEFO
Il fregio di Telefo si distingue da quello maggiore della gigantomachia, dove le figure non sono immerse nel paesaggio bensì rilevate su un fondo piatto; il che evidenzia che siano opere di autori diversi. Il fregio minore fu opera di scultori più giovani di quelli della gigantomachia ma con identico indirizzo artistico; esso fu una grande figurativa pittorica resa col basso e l'alto rilievo.
Il fregio della gigantomachia fu invece un rilievo più uniforme nelle proporzioni, con figure di uguale altezza su un fondo senza rilievi, per uniformarsi alla levigatezza dello zoccolo

Anche i maestri del grande fregio sentivano la costrizione del quadro regolare del rilievo, con le frequenti impostazioni oblique dei corpi e staccando dal fondo le immagini col lavoro del trapano. Sul fianco sinistro della scala, dove manca la base inferiore, una figura sembra uscita del tutto dal fondo ed è veramente inginocchiata su un gradino.



LA STOA' 

Tutta la zona delle rovine è situata sulla sommità di un alto colle che domina la piana sottostante. Dopo l'ingresso vi sono i resti appena visibili della biblioteca, del Palazzo di Eumene II e del tempio di Atena, di cui restano solo colonne mozze e basamenti.

Ciò che resta decisamente impresso nella memoria è il teatro scavato nelle scoscese pendici della montagna: 10.000 posti e ottanta ordini di gradini che salgono a un'altezza di 50 metri. È piuttosto ben conservato. Oltre il teatro vi sono i templi di Dioniso e l'altare di Zeus, per meglio dire ciò che dell'altare gli archeologi tedeschi hanno avuto la delicatezza di lasciare qui, visto che formelle, fregi e sculture sono esposti al Museo di Berlino.

ASKLEPION

TEMPIO ASKLEPION

Venne costruito fuori dalle mura della città, giù a valle: si trattava di uno dei più famosi sacrari dedicati al Dio della medicina, Asklepion (Esculapio). La sua fama raggiunse il massimo nel II secolo d.c. grazie al grande medico e chimico Galeno, nato appunto a Pergamo (129 - 201 d.c.).

TUNNEL DELL'ASKLEPION
In seguito si trasferì a Roma dove lavorò prima come chirurgo dei gladiatori e infine come celebratissimo medico dell'imperatore Marco Aurelio.

Il grande merito di Galeno fu di riuscire ad accumulare e assimilare tutta la scienza medica del suo tempo e riorganizzarla rendendola fruibile a tutti quelli che volessero studiarla.

Non è difficile immaginare che tra le metodologie curative fondamentali dell'Asklepieion aveva grande rilievo l'assoluta fede e abbandono al Dio.

Per raggiungere l'area si percorre la Via Tecta (via Sacra), una via coperta che porta al vasto complesso dove si trovano stoa (cortili porticati), il tempio rotondo dedicato a Zeus Asclepio, molte vasche e piscine e un fabbricato d'incerto impiego che si articolava su due piani collegati da una scala, incredibilmente agibile tuttora.



TEATRO DELL'ASKLEPION

Piccolo ma ben conservato, coi sedili ad angolo stondato e le scale affiancate da sculture a zampa di animale.

TEATRO DELL'ASKLEPION

BAGNI DI PERGAMO

L'acqua del pozzo dell'Asklepieion non ha, come accertato, proprietà curative, ma la cura con l'acqua aveva un ruolo psicologico e religioso immenso, come del resto non le ha nemmeno Lourdes.

BAGNO DI PERGAMO
L'insieme era completato da un piccolo teatro molto ben conservato e dal tempio di Telesforo, dove i pazienti venivano messi a dormire sulla nuda terra, nella speranza che il Dio medesimo o le sue figlie, Hygiea e Panacea, apparissero loro in sogno per indicare il mezzo per guarire.

Una curiosità è data dalle latrine collettive. Un po' ovunque si noteranno fregi e bassorilievi raffiguranti un serpente, l'animale simbolo di Esculapio.

Con l'avvento dei romani le vasche del tempio si tramutarono in parte in terme, per quello spiccato senso degli affari che distingueva questo popolo, poco fanatico ,a molto pratico e organizzato. Per cui il santuario mano a mano divenne un grosso business.



TEMPIO DI TELESFORO

L'entrata sotterranea al tempio di Telesforo nella parte romana di Pergamo. Stava sulla Stoà



TEMPIO DI SERAPIDE

TEMPIO DI SERAPIDE
In turco è chiamata Kizil Avlu (Corte rossa) ed è quanto resta di un grande tempio costruito nel secolo II d.c. in onore del dio egizio Serapide, il cui elemento sacro era l'acqua.

Infatti le sua fondamenta erano (e sono) posizionate sopra due gallerie dove scorre il Selino, breve fiume locale.

In epoca bizantina fu trasformata in una chiesa dedicata ai santi Giovanni e Paolo. Oggi Kizil Avlu è una piccola moschea.



LA SCULTURA PERGAMENSE

Dell'età del fregio di Telefo è una bella testa di giovane (Alt. v. Perg., vii, tav.xxxiv), dal modellato
morbidissimo e dall'espressione patetica contenuta in una misura classicheggiante.


La scultura pergamense non si limitò a imitare Fidia e Skopas, ma ci si ispirò alle loro opere per costruzioni di diverso gusto, più aereo nei movimenti ma più passionale nella carnalità delle figure. questa spontaneità confluirà nel virtuosismo veristico dell'ultimo ellenismo e pure sull'arte romana.

Nomi di scultori pergamensi. sotto la dinastia degli Attalidi sono tramandati dalle iscrizioni e da Plinio  il quale informa che "le battaglie di Attalo e di Eumene contro i Galli furono rappresentate da Isigonos, Phyromachos, Stratonikos e Antigonos". Altre iscrizioni riportano Epigonos, scultore citato da Plinio come autore di un tibicine e di un gruppo di una madre morta e di un fanciullo che l'accarezza.
Non si sa se il suo "tibicine" sia identificabile nell'archetipo del Gallo capitolino, certamente replica di un bronzo dell'Asia Minore, perché il marmo è asiatico. Egli è caratterizzato come galata dal tipo etnico, dai forti zigomi, dalla chioma ispida, dai baffi, dal torques al collo. Ferito e caduto a terra siede sullo scudo di forma gallica e sulla tromba guerresca. 
Secondo alcuni l'anatomia non appare sufficientemente curata per un grande scultore. In realtà l'invenzione è bella sia per il ritmo serrato, sia per l'inequivocabile espressione del combattente ferito e agonizzante e non può essere di un artista minore.

Nella seconda metà del II sec. a. c. si seguì il gusto neoclassico, come nella bellissima figura di danzatrice di Pergamo (Alt. v. Perg., vii, 1, p. 23). Ritornarono in quel tempo gli schemi di figure appoggiate scomparsi durante il barocco. 
DANZATRICE
Fra le copie di opere d'età classica ritrovate a Pergamo vanno ricordate l'Hermes propỳlaios di Alkamenes illustrato qua sotto, una copia romana dell'originale di pergamo.

Ma non si deve dimenticare neppure l'Atena Parthènos fidiaca, più rielaborazione che replica della Athena di Pergamo.

Del I sec. a.c. invece è il gruppo di Eracle che libera Prometeo (Alt. v. Perg., vii, tav. xxxvii), per la sua frontalità e la composizione paratattica. Si pensa che sia un monumento votivo per Mitridate Eupatore (88 a.c.).
Dell'età romana sono, fra l'altro, ritratti. Ne va citato uno molto bello di Domiziano (Alt. v. Perg., vii, 2, p. 280).

Particolare la statua romana il cui originale, probabilmente bronzeo, faceva parte insieme all’altrettanto celebre Galata suicida del grandioso donario dedicato nel 223 a.c. dal sovrano Attalo di Pergamo.

Si pensa che artisti pergameni siano stati inviati in Grecia per copiare pitture. Un piccolo dipinto pompeiano, dove un guerriero armato e coronato alza insieme a Nike un trofeo, deriva probabilmente da un dipinto pergameno dove il generale vincitore era Attalo I.

La celebre pittura ercolanese del ritrovamento di Telefo da parte di Eracle in presenza dell'Arcadia, si riferisce sia per il soggetto sia per la grandiosità dei nudi e del panneggiamento a un dipinto pergameno.Da un ciclo pittorico col mito di Telefo esistente a Pergamo derivano alcuni dipinti pompeiani, fra cui uno della Casa dei Vettii, che rappresentano Auge scoperta da Eracle.

Vennero convocati artisti pergameni da Eumene II e da Attalo II, in onore della loro madre Apollonide, nel tempio a lei dedicato a Cizico, sua patria. Era anche questa arte celebrativa come appare dalla descrizione contenuta in 19 epigrammi i quali, sotto il nome di Carmina Cyzicena, si trovano nell'Anthologia Palatina. 

A partire dall'angolo sud ovest del tempio erano rappresentati appunto 19 esempî di pietà filiale, fra i quali appariva anche quello di Romolo e Remo che salvavano la madre Silvia.Per quanto riguarda i mosaici va ricordato che Sosos eseguì a P. il suo asàrotos òikos, imitato nell'età imperiale romana. Hephaistion firmò un mosaico pavimentale del palazzo di Attalo II. I frammenti musivi ritrovati nei palazzi reali pergameni rivelano maturità artistica e grande coloritura variegata





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