CARMENTALIA (11/14 Gennaio)



CARMENTALIA
Carmenta (detta anche Nicostrata), antica Dea Indigens, cioè indigena, primitiva, venne onorata prima sul suolo italico e poi a Roma, nel I giorno di gennaio, poi spostata all'11. Gli Di indigetes erano un gruppo di divinità e spiriti della religione e della mitologia romana precedenti l'influenza etrusca a greca, non adottati da altre religioni. Successivamente vi si aggiunse la festa del 13 14 e 15 gennaio (14 secondo altri autori).

Originariamente chiamata Nicostraté o Nicostrata (Plutarco, Vita di Romolo, 21, 2) e, poi, alternativamente, Thémis, Tissandra o Telpousa, avrebbe avuto una segreta relazione con Hermès o Mercurio (il messaggero degli Dei), da cui sarebbe nato Evandro, un personaggio della mitologia romana che ritroveremo nell’VIII libro dell’Eneide.

I suoi miti però non sono concordi, alcuni la dissero Madre di Evandro, avuto da Mercurio (o da Pallante). Consigliò infatti il figlio Evandro, dopo che era approdato in Italia fuggendo da Troia, di fondare una città su un colle che chiamò in onore del padre Pallante: "Palatino".

Plutarco riferisce che altri la ritenessero invece una profetessa che si pronunciava in versi (infatti i Romani chiamano Carmina i componimenti poetici in versi, da Carmenta), in realtà chiamata Nicostrata.

Sempre Plutarco informa che alcuni ritenevano che Carmenta fosse la Moira addetta alla procreazione degli uomini, e che per questo la venerano soprattutto le madri. Comunque la versione che a Plutarco sembra più plausibile, è che il termine Carmenta significhi, priva di senno, a causa dei deliri provocati dall'essere posseduta dagli Dei. Carere in latino significa infatti essere privo, mentre per mentem si intende l'intelletto.

Fu comunque Dea maga e profetessa, protettrice della donne, della gravidanza e della nascita, patrona delle levatrici. 



IL TEMPIO

Presso la Porta Carmentale, nelle vicinanze del Campidoglio, le venne infatti eretto un tempio con un antico oracolo, istituiti fin dai tempi di Romolo e Tito Tazio dove si svolgeva il suo culto pubblico e si consultava un oracolo.

Diede il nome alla porta Carmentale ed alle feste in Roma dette Carmentalia, che erano celebrate soprattutto dalle donne l'11 e il 14 gennaio.

Nel suo tempio era proibito indossare abiti ed oggetti di pelle, in quanto erano le parti cadaveriche dell'animale ucciso. Anche se il nutrimento attraverso gli animali era tollerato, era proibito sacrificare animali e portare resti di animali uccisi. Le sacerdotesse si astenevano dai prodotti animali.

Il 14 gennaio era la seconda festa in onore di Carmenta, voluta dalle matrone romane per onorare la Dea che le aveva favorite nella battaglia contro il Senato che aveva proibito loro l'uso delle carrozze.

Per non essere costrette a casa o ad estenuanti camminate, le donne si coalizzarono negando ai mariti il piacere dei sensi finché non costrinsero il Senato a togliere il divieto.



LA DEA

Carmenta era anche Dea della musica e della danza e veniva rappresentata con sul capo una corona di fave (il frutto proibito da Pitagora, ritenuto da alcuno sacro ai morti) il frutto che nasconde i suoi semi per cui doveva possedere anticamente i Sacri Misteri.

Altro suo attributo era un'arpa con cui intonava le melodie dell'universo, attributo passato poi al Dio Apollo. Quando nasceva un bambino veniva portato al tempio perchè gli si profetizzasse il futuro. Al culto pubblico della Dea a Roma era preposto il Flamen Carmentalis, il flamine carmentale, ma gli oracoli li facevano solo le sacerdotesse.

Infatti, Carmenta o Carmentis per altri sarebbe stata solo una sacerdotessa oracolante, particolarmente reputata e stimata nella Roma arcaica, per i suoi infallibili oracoli e la precisa conoscenza che ella sarebbe stata in grado di dimostrare nel campo del destino degli uomini.

Morta, all’eccezionale età di all’incirca 110 anni, Carmenta sarebbe stata sepolta alle falde Sud-Est del Campidoglio, presso la porta Carmentale, edificata già all’epoca di Romolo e di Tito Tazio (Plutarco, Vita di Romolo 21, 1), ed immediatamente divinizzata ed accolta a furor di popolo tra gli Di Indigetes (Dei ed Eroi primitivi e nazionali).

Ella era rappresentata come una giovane e leggiadra donna dai lunghi capelli ondulati, a loro volta decorati, sul giro fronte/tempie/nuca, con un vegetale e rigoglioso diadema di foglie pennate, fiori (bianchi, macchiati di nero) e baccelli di fave (Vicia faba), ed avente ai suoi piedi un’arpa, simbolo del carattere profetico e divinatorio che era attribuito a quest’antica veggente.

I FLAMEN CARMENTALIS

Le Carmentalia a Roma si fusero poi con le sibille, delle quali molto famosa fu quella di Cuma.
Ambedue le Dee erano considerate divinità oracolari. La prima conosceva il passato e s'invocava per riparare i mali incorsi. La seconda prediceva l'avvenire e s'invocava per prevenire i mali venturi ed erano comunque ambedue invocate nei parti. Da lei tutte le donne che profetavano si dissero Carmente.

Secondo un'altra tradizione invece era una festività osservata principalmente dalle donne; e, in epoche più antiche, solo femminile, anche se non sono noti particolari della celebrazione.

Carmenta sarebbe stata invocata con gli epiteti di Postvorta e Antevorta, in riferimento alla sua capacità di guardare indietro al passato e in avanti al futuro. Sicuramente questo riguardava il mito più antico, nel mito successivo Postvorta e Antevorta vennero sostituite dalle sibille.

In realtà sembra che le Carmemtae fossero quattro:

- Egeria, l’ispiratrice del secondo re di Roma, Numa Pompilio, di stirpe sabina e promotore della concordia fra le prime tribù romane (dopo il ratto delle sabine ce n'era bisogno). 

- Carmenta (Carmentis), da cui il termine "carme" la poesia.

- Antevorta e Postvorta, che sarebbero anch'esse personificazioni legate al parto, in quanto Dee Indigetes, invocate perché il feto si presentasse nella giusta posizione (con la testa in basso), e fosse salvato se si fosse presentato al contrario. A loro venivano talvolta attribuite facoltà profetiche e più generalmente “ispiratrici”.

Sempre secondo le antiche fonti tradizionali, la medesima Temi o Thémis, per la sua audace relazione, sarebbe stata costretta ad abbandonare l’Arcadia ed a rifugiarsi con suo figlio Evandro in Italia, dove Faunus, mitico re del Lazio (Latium), li avrebbe entrambi benevolmente.
Quella che i Romani, da lì a poco, inizieranno a chiamare Carmenta o Carmentis (da Carmen = ‘canto magico’ o ‘formula prodigiosa’ o ‘incantesimo’ o ‘oracolo’), nel corso della sua attività pubblica e dei suoi spostamenti – secondo la mitologia – sarebbe stata costantemente accompagnata, da due Ninfe delle sorgenti e dei boschi o Camènes:
– Antevorta (o Anteverta) una specie di ‘spirito/genio del passato’;
– Postvorta (o Postverta) una specie di ‘spirito/genio dell’avvenire’.



LA FESTA

Durante la festa più antica era proibito l'uso delle carni, ma successivamente nel banchetto festivo questo uso venne tollerato. Però era proibito sacrificare animali. C'erano canti e danze e processioni eseguite dalle stesse sacerdotesse a cui si univa la popolazione.

La festa durava dal mattino al tramonto. Sembra che anticamente proseguisse anche di notte e che alle danze e alle libagioni per la Dea seguissero anche accoppiamenti sessuali rituali, usanza poi severamente proibita.



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