Dopo gli Osci e i Greci, Neapolis fu romana. Nel VIII sec. a.c. il primo stanziamento avvenne sulla collina di Pizzofalcone e sull'isolotto di Megaride da parte dei Cumani, sviluppandosi in un centro abitato chiamato Partenope, dal nome della Sirena vinta da Ulisse, il cui sepolcro, secondo le fonti, fu ritrovato sulla costa napoletana, col corpo ancora intatto.Non è difficile comprendere che Partenope, nome indubbiamente greco, era un'antica Dea del mare, certamente sirena visto che le antiche Dee emergevano dalle acque ed avevano coda di pesce, anzi in genere erano bicaudate. Con l'avvento del patriarcato se ne è serbato il ricordo, ma come divinità minore.
Infatti Dionisio di Alicarnasso (I sec. d.c.) definisce la città sepolcro di Parthenope e Strabone narra che anche al tempo suo ne era onorata la tomba e si celebravano feste annuali in suo onore.
Numerose sono le testimonianze della fondazione cumana: Scimno di Chio, vissuto nel II sec. d.c., la dice fondata in ossequio ad un oracolo e Strabone, anteriore a lui di un secolo, la fefinisce colonia dei Cumani.
| TEATRO GRECO |
Alcune monete rinvenute nella necropoli di Porta Capuana raffiguranti la sirena Partenope e la Dea Athena, confermano che Neapolis già esisteva nel 470 a.c., e che alla fondazione della nuova città avrebbero partecipato oltre ai Cumani, anche coloni Phitecusani, cioè siracusani dell'isola di Ischia e forse anche Ateniesi, grandi adoratori di Athena.
Col tempo però l'influenza ateniese decadde a partire dal 420 a.c., mentre il porto della città divenne uno dei più importanti del Mediterraneo, con uno sviluppo urbanistico che rimase tale sino alla metà del I sec. a.c.
NEAPOLIS ROMANA
Quando i Romani iniziarono a penetrare in Campania, la posizione di Napoli si fece sempre più pericolosa per cui i Napoletani dichiararono guerra a Roma nel 328 a.c., ottenendo alleati dai Sanniti e da Nola.
Il console romano Publilio Filone pose allora il campo fra le due città in modo da tagliare le comunicazioni tra loro, e strinse d'assedio la parte vecchia della città. Infine i due magistrati supremi della città, Charilaus e Nymphius, consegnarono la città in mano al nemico a causa di discordie fra i cittadini ed i loro alleati. Inapoletani non opposero resistenza, e il Senato Romano decretò a Publilio il trionfo sui Sanniti, in qualche modo aveva vinto.Da questa resa incondizionata i Napoletani ebbero però una pace favorevole: com'era suo costume Roma lasciò alla città ampie autonomie, lasciando intatti i suoi costumi, la sua lingua e le sue tradizioni greche, creando un patto di solidarietà e di soccorso in guerra soprattutto per la flotta partenopea, nonchè di scambi commerciali, il cosiddetto Foedus Neapolitanum.
Nonostante però i tentativi di Annibale di sobillare i suoi abitanti contro Roma, Neapolis rimase fedele a Roma e fu promossa a municipio romano, perdendo parte delle sue autonomie, sebbene restassero ancora in vigore le fratrìe e le figure di arconti di tradizione greca, ma guadagnando lustro, arte e ricchezza.
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| TERME ROMANE |
Nell'82 a.c., nella lotta fra Mario e Silla, Neapolis parteggiò per Mario e la vendetta sillana fu terribile. Neapolis fu saccheggiata, devastata, sommersa dal sague delle stragi e la sua flotta venne confiscata o distrutta, condannandola ad un periodo di decadenza. Silla era ben lontano dalla illuminata clemenza mostrata poi dalla gens Iulia.
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| FORO CON MACELLUM |
Con la successiva trasformazione da municipio romano a colonia, in città andò affermandosi la lingua latina e si ebbe una graduale ripresa dal periodo di decadenza, come narra Petronio nel Satyricon, con un aumento della popolazione e dei commerci dovuto ai contatti via mare soprattutto con Alessandria nel I sec. a.c.
I romani coltivarono e protessero la cultura ellenistica di Neapolis ed onorarono i filosofi ed i retori che continuamente giungevano a Napoli dalla Grecia. Per questo già in quell'epoca gli abitanti del luogo avevano fama di intenditori e severi critici delle arti e del canto perciò Nerone decise di presentare in anteprima, la sua produzione canora nell'Odeon napoletano prima di esibirsi in Grecia.
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| TABERNAE |
Nella splendida villa che era stata di Lucullo trovò la morte nel 476 l'ultimo imperatore, Romolo Augustolo, relegato da Odoacre in esilio.
I MONUMENTI
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| MUSEO DI NAPOLI |
L’accesso principale alla citta rimane la Porta Capuana, cosi chiamata perchè conduceva all'importante città di Capua. La linea della costa napoletana iniziò ad avanzare per l’afflusso dei detriti e per il gioco delle correnti. Il porto greco e poi romano iniziò ad insabbiarsi fino ad essere chiuso.
Durante l'epoca romana si ebbe un notevole mutamento sull'impianto urbanistico del V sec., e la città che si espanse sia verso il porto che oltre le mura, con l'estendersi di abitazioni soprattutto nella zona ad ovest dell'attuale via Duomo.
Il Tempio dei Dioscuri, nel decumanus major, l'attuale via Tribunali, si ergeva al centro di una zona molto frequentata in quanto prossima al Foro, decisamente ricco e importante.
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| TEMPIO DI SERAPIDE |
Non mancavano i Ginnasi, le biblioteche e gli edifici termali, di cui restano dei ruderi in vico Carminiello ai Mannesi (Mannese, in Napoletano, vuol dire idraulico/stagnino).
Dopo una regressione dell'espansione urbanistica dovuta alla crisi del III sec, nuove fortificazioni sorsero nel V sec. per opera di Narsete che fece allungare le mura sino al porto, nel 556 d.c..
Ed ecco come le nostre opere d'arte giacciano abbandonate senza cura sul suolo italiano:NAPOLI - Valore Inestimabile. Eppure una statua in marmo acefala effigiante un imperatore romano giaceva nell'androne di un palazzo a Napoli. Grande lo stupore dei condomini dello stabile del quartiere Fuorigrotta quando i carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale hanno posto sotto sequestro il cimelio. La scultura in marmo bianco priva di testa faceva bella mostra nel cortile del palazzo sin dagli anni ’30. La statua ritrae un imperatore di epoca antonina.







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