CULTO DELLA VITTORIA - NIKE





NIKE GRECA

La Dea Nike, la Vittoria, è citata già in Esiodo:
Stige, figlia di Oceano, generò, unita a Pallante,
Rivalità e Vittoria dalle belle caviglie,
dentro il palazzo di lui, e Potere e Forza generò,
illustri suoi figli, lontano dai quali
di Zeus non c’è casa né sede,
né c’è via per cui ad essi il Dio non comandi,
ma sempre presso Zeus che tuona profondo
hanno la loro dimora.


La Teogonia narra che Stige rispose per prima alla chiamata di Zeus per lottare contro i Titani; per questo Rivalità, Vittoria, Potere e Forza risiedevano sempre presso Zeus. Secondo l’inno omerico ad Ares, invece, Ares era “padre di Nike gloriosa”.

Per gli orfici, Nike era “dal dolce suono”, un epiteto che in Esiodo aveva riservato alle Muse e le dedicarono un inno.

Nike è la vittoria e il trionfo, ma non li procura, bensì li sancisce, ponendo la corona d'alloro sulla testa del vincitore.


Iconografia

La rappresenta sempre alata, con le ali sulle spalle o ai piedi, anche se Pausania ne cita statue senza ali. In età arcaica è avvolta in una lunga veste agitata dal vento, con il ginocchio flesso nella corsa, come la Nike di Delo, purtroppo mutila, di Archemos di Chio, del VI sec. a.c..

Sembra che in origine questa statua avesse quattro ali alle spalle, due più grandi e due più piccole e altre due alle caviglie, arrotondate verso l’alto alla maniera fenicia, oggi visibile al Museo Nazionale di Atene.

In età classica diventò compagna di Athena, con cui, soprattutto ad Atene, fu identificata, infatti nei rilievi del tempio dell’Acropoli la Nike parla con Athena e sulla stessa Acropoli è edificato, fra il 430 e il 421 a.c. un tempietto ad Athena Nike.

La statua dell'Athena Partenos, seduta sul trono e incoronata, teneva sulla palma della mano la Nike alata con tanto di alloro in mano.

Ogni vincitore, Dio o eroe, ne aveva raffigurata una accanto in genere mentre gli consegnava una corona d’alloro o un ramo di palma.

La Dea in genere pareva portata dal vento con la veste aderente alla parte anteriore del corpo e fluttuante alle spalle.

Dopo le guerre persiane, il culto di Nike crebbe, ma non le fu tributato un culto individuale fino all’ellenismo, cioè fino all’epoca della morte di Alessandro Magno e della nascita dei regni ellenistici.

In questo contesto si colloca la celebre Nike di Samotracia, rinvenuta nel 1863 nell’isola di Samotracia, oggi al museo del Louvre. L’iconografia di questa Nike riprende quella della Nike di Paionos, dove la Dea è poggiata sulla gamba destra, sulla prua di una nave, nell’atto di posarsi o di prendere il volo, con la gamba sinistra arretrata e le ali aperte.


la corona di alloro

Nella mitologia greco-romana l'alloro era una pianta sacra e simboleggiava la sapienza e la gloria.

Una corona di alloro cingeva la fronte dei vincitori nei giochi Pitici o Delfici e costituiva il massimo onore per un poeta che diveniva un poeta laureato.
Da qui l'accezione figurativa di simbolo della vittoria, della fama, del trionfo e dell'onore.

Inoltre era un albero sacro poiché considerato l'albero del Dio Apollo, che tuttavia la sottrasse alla Dea Dafne, poi declassata a ninfa e tramutata in albero.

Il che fa pensare che la Nike fosse la riedizione di una Dea più antica, soppiantata dal culto iperboreo di Apollo.
Ma in Grecia questo è sicuro, perchè faceva parte degli antichi Dei Titani poi sconfitti dal pantheon di Giove. Era infatti una Titanide.

Comunque la corona offerta da Nike ai vincitori era di alloro intrecciata a rami di ulivo, da sempre simbolo della Dea Minerva.



VITTORIA ROMANA

I Romani introdussero il culto alla Dea Victoria molto tardi e per influssi ellenistici, e le prerogative della Dea appartenevano a Iuppiter Victor, Giove vincitore. 

La Dea personificava la vittoria in battaglia ed era associata a Bellona. Identificata con la greca Nike, era raffigurata come una giovane donna alata. A Roma aveva un tempio sul Palatino.

VITTORIA ALATA DI BRESCIA 250 A.C.
(Museo di Santa Giulia - Brescia)
A Roma fu spesso rappresentata mentre tocca con le mani un globo terrestre o conferisce all’imperatore l’alloro del trionfo, rappresentazione del potere imperiale.

Ma fu Silla, dopo la vittoria nella Battaglia di Porta Collina, che la introdusse a Roma come Victoria Sullana, e istituì giochi speciali in suo onore, come fece poi Giulio Cesare con la Victoria Caesaris, e altrettanto Ottaviano con la Victoria Augusta.


Nella curia del Senato romano, a partire dall'anno 29 a.c. in onore della disfatta di Antonio, c'era un altare con la statua tutta d'oro della Vittoria strappata ai Tarantini. La statua ritraeva un donna alata che portava una palma ed una corona di lauro.

Nel 382 d.c., l'imperatore cristiano Graziano decise di fare togliere l'altare della Vittoria, edificato per celebrare la vittoria di Augusto ad Azio, che stava nella Curia del Senato.

Questo fatto suscitò scalpore e oppose in aspra polemica il pagano senatore Quinto Aurelio Simmaco contro il vescovo Ambrogio di Milano. La Nike divenne per i romani la difesa del paganesimo contro l'intransigenza del cristianesimo che non concedeva libertà di culto.

Quinto Aurelio Simmaco con la sua relatio in Senato tentò di convincere l’’imperatore almeno dell’utilità pubblica di quel simbolo, ma inutilmente perchè la statua venne fusa e quindi distrutta per sempre.
Le vittorie alate sono alla base dell'iconografia cristiana degli angeli e la palma dei santi fu anch'essa tratta dalla Nike.

DEA VITTORIA A POMPEI


LE FESTE

Essendo connessa a Iuppiter Victor, probabilmente la sua festa veniva celebrata nello stesso giorno, il 15 aprile.



GLI ATTRIBUTI

Le ali spiegate, la veste svolazzante, con o senza mantello, la corona d'alloro sul braccio alzato o la palma in mano. Di solito era nell'atto di spiccare il volo, poggiando solo sulla punta di un piede.



TEMPLI

Il Tempio sul Palatino

La tradizione voleva fosse stato costruito da Evandro, ma era stato, in realtà, costruito da Lucio Postumio Megello con le multe che aveva comminato mentre era Edile, e dedicato il 1° agosto 294 a.c., anno in cui fu console.

Recenti scavi hanno individuato, a est del tempio della Magna Mater, sul Palatino, le fondazioni e i resti del podio del tempio, dove era stata conservata la pietra Nera.

Marco Porcio Catone nel 193 a.c. vi fece aggiungere un ambiente dedicato alla Victoria Virgo.


Sacello di San Silvestro

Nel sito di Villa San Silvestro di Cascia, presso Rieti, sono stati rinvenuti i resti di un santuario con una terracotta architettonica che decorava il sacello della Dea Victoria.


Nel Medioevo

Nel XII sec. ancora perdurava il suo culto:
In un erbario inglese del XII secolo conservato al British Museum e citato da Robert Graves, compare un'invocazione alla Dea Madre Terra, manifestazione neolitica della Dea Gravida Paleolitica:

"Terra, Dea divina, Madre Natura, 
che generi ogni cosa e sempre fai riapparire 
il sole di cui hai fatto dono alle genti; 
guardiana del cielo, del mare 
e di tutti gli Dèi e le potenze; 
per il tuo influsso tutta la natura 
si acquieta e sprofonda nel sonno. 
E di nuovo quando ti aggrada 
tu mandi innanzi la lieta luce del giorno 
e doni nutrimento alla vita 
con la tua eterna promessa; 
e quando lo spirito dell'uomo 
trapassa è a te che ritorna. 
A buon diritto invero tu sei detta 
Grande Madre degli Dèi; 
Vittoria è il tuo nome divino. 
Tu sei possente, Regina degli Dèi! 
O Dea io ti adoro come divina, 
io invoco il tuo nome, 
degnati di concedermi ciò che ti chiedo, 
in modo ch'io possa in cambio 
colmare di grazie la Tua divinità, 
con la fede che ti è dovuta.."




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1 comment:

Anonimo ha detto...

Ecco da dove il cristianesimo ha preso gli angeli..

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