CULTO DI NEHALENNIA



NEHALENNIA
Nehalennia è una divinità di origine incerta, secondo alcuni, da attribuire al pantheon germanico, secondo altri a quello celtico, e pare venisse adorata inizialmente solo presso gli attuali Paesi Bassi e le coste germaniche del Mare del Nord.

La Dea era venerata come protettrice delle strade, custode dei viandanti e dei viaggiatori dei mari del nord. Spesso però invocata dal popolo per assicurarsi un dopo-morte felice, in quanto patrona di tutti coloro i quali ricercavano la via dello spirito.

Il suo nome significa "Signora della nave", ma anche "Timoniera, Guida". Numerosi altari o steli votive vennero realizzate con le donazioni di quei marinai o capitani che ne avevano invocato la protezione durante le tempeste.

ALTARE VOTIVO
Sotto l'Impero Romano il culto di Nehalennia si diffuse notevolmente, e nelle province della Gallia Belgica e della Germania Inferiore vennero edificati numerosi santuari e cippi votivi sempre a seguito di un viaggio per mare riuscito senza intoppi.

Ma la Dea proteggeva anche i lunghi viaggi, a piedi, a cavallo o in carrozza, che era anch'essi pieni di pericoli.
Anche i romani, seppure senza includerla tra gli Dei ufficiali romani, ebbero a venerarla diffusamente e offrirle ex voto e pure donazioni.

Col tempo però, avendo diversi attributi in comune con lei. come ad esempio protettrice delle strade (o dei crocicchi) e Dea degli Inferi, o per la presenza del cane nell'iconografia, finì a Roma con l'essere assimilata alla Dea Ecate.

Per quanto riguarda le sue raffigurazioni, esse erano legate al viaggio dell'anima che, attraverso le acque di un lago, giungeva ad Avalon, cioè l'Altro Mondo o Tìr Na Nòg irlandese, la Terra delle Mele, della Conoscenza, dei Morti e dei Saggi.

Insomma era l'anima dei volenterosi che andava ad esplorare il mondo dell'oltretomba, come accadeva in tutti i culti primitivi della Grandi Madri.

L'acqua del lago trasportava le persone che vi si imbarcavano all'isola di Avalon, oppure le faceva perdere nella nebbia per ritrovarsi al centro del lago senza scorgere alcuna isola. A questo punto non restava che tornare mestamente indietro senza aver scoperto nulla.

Infatti il viaggio non poteva esser fatto da chiunque. Solo le anime dei morti o i vivi che avevano percorso un particolare sentiero spirituale potevano scorgere l'isola e sbarcare su di essa.

ALTARE DI NEHALENNIA
L'isola era la terra di mezzo tra questo mondo e l'altro, e in momenti propizi, quando i confini tra i mondi diventavano sottili, spesso anche a seguito di rituali magici eseguiti dai vivi, delle anime potevano tornare nelle case in cui avevano abitato in vita. A volte invece tornavano per lamentare una trascuratezza nei loro confronti cui era necessario porre rimedio pena una certa invasione del defunto
nella casa attuale.

La visita delle anime poteva fornire ai vivi previsioni future e relativi consigli.

 Era ancora l'epoca in cui i morti non facevano tanta paura, si che anche a Roma venivano evocati due volte l'anno nella festa del Mundus Patet.

Poi, con l'avvento della cristianesimo, l'aldilà divenne un incubo infernale e si ebbe una paura panica del morire e dei morti.

Nell'altare qui a fianco si nota che la Dea è seguita come al solito dal fedele cane, elemento infero caro a Diana e ad Ecate.

Accanto alla Dea è posto un cesto di frutta, e un altro è collocato tra le sue braccia, chiaro simbolo della fertilità del suolo preposta alla divinità in questione.
Come tutti i culti riguardanti il mondo dell'Aldilà, il culto di Nehalennia ebbe a parte un culto più ristretto che riguardava dei Sacri Misteri, appunto per chi non temeva di guardare in faccia la morte.



I SACRI MISTERI

Le sue statue erano poste solitamente sotto un baldacchino a forma di conchiglia in compagnia di un cane, con una piccola nave in mano ed un cesto di mele ai piedi, raramente con in mano uno scettro; ma appare assai spesso mentre impugna un timone o in piedi sulla prua di una nave.

NEHALENNIA (Germania Inferior)
Il baldacchino a forma di conchiglia indica la nascita marina della Dea, esattamente come Afrodite.

Il fatto che la conchiglia stia sopra ha un velato senso misterico che allude allo scambio tra mare e cielo. Là dove il cielo è la mente asettica, va posto il mare ricco di istinti e sentimenti.

La presenza del cane, esattamente come Ecate, ma pure come Diana, indica la necessità che muove gli eventi. Il cane è l'animale al servizio dell'uomo, è l'istinto che lo spinge, cioè l'istinto di sopravvivenza.

E' necessario ad esempio che, per eternare la vita, vi siano nascita, crescita e morte, una trinità il cui svelamento era affidato solo ai Sacri Misteri.

Il simbolo della nave che ella padroneggia, che infatti tiene nella sua mano, è la capacità di scorrere sulle acque delle emozioni senza affondare. Naturalmente per il popolo era solo la protezione dei marinai.

Il cesto di mele ai suoi piedi indica la capacità di cogliere il frutto dall'albero, col significato del giungere a conoscenza.

Non a caso Adamo ed Eva vengono puniti per aver mangiato la mela dall'albero della conoscenza, conoscere è liberarsi, mentre l'ignoranza rende schiavi. E' evidente che Nehalennia avesse i suoi Sacri Misteri.

Lo scettro, attributo caro anche a Giunone, indica che lei guida tutto, quindi si delinea come un'antica Grande Madre, Signora dell'Universo, quindi di uomini, animali e piante. E' lei che stabilisce nascita e morte delle creature senzienti.

RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO DI NEHALENNIA

IL TEMPIO DI NEHALENNIA

A Colijnsplaat, nella Germania Inferiore, è stato fedelmente ricostruito il tempio della Dea Nehalennia, un tempio esastilo eseguito come una curia con due finestrelle in alto e un colonnato a poco più di mezza altezza. Sorgeva su un modesto podio di 4 gradini. Terminava con un tetto a tegole romane e aveva due finestrelle sulla facciata.



AVALON


Il primo documento scritto che ci parla di Avalon lo identifica come l' Isola delle Mele, ovvero il luogo misterioso della conoscenza.

NEHALENNIA (Colonia)
In tutta l'Europa, da nord a sud la mela ha avuto il significato della conoscenza, contrapposta al buio dell'ignoranza. 

Il termine Avalon si trova nella Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, storico e scrittore britannico medievale che scriveva però in latino.
Le sue opere sono tutte scritte in latino per cui questa è la traduzione più probabile di "Avalon", visto che in bretone il termine di "mela" è Aval, mentre in gallese è Afal, pronunciato però aval.

Inoltre il concetto di un'"isola dei beati", posta a occidente, nel luogo del tramonto, è presente anche altrove nella mitologia indoeuropea, in particolare nel Tír na nÓg, ("Terra del giovane eterno") è l'altromondo della mitologia irlandese e nel mito delle greche Esperidi, custodi, insieme a un drago-serpente delle preziose mele che vengono però loro sottratte dall'eroe Ercole..

L'isola di Avalon veniva chiamata anche "Inis witrin" (cioè "isola di vetro") per l'abbondanza di guado (insatis tinctoria), pianta che veniva utilizzata dai Britanni per tingersi il volto di quel blu/azzurro che rendeva il loro aspetto così terribile in battaglia.

L' Historia Regum Britanniae è una celebre cronaca in latino, scritta da Goffredo di Monmouth intorno al 1136. L'opera ripercorre la storia dei re britanni lungo un periodo di circa 2000 anni, da Bruto, discendente diretto di Enea conosciuto nelle leggende medievali come il fondatore e primo sovrano della Britannia, su cui avrebbe regnato per ventitré anni attorno al 1100 a.c, fino all'avvento degli Anglo-Sassoni in Gran Bretagna nel VII secolo.

Nel libro La Dea Nehalennia è la maga per eccellenza, è la Dama del Lago, la Signore delle acque profonde, colei che fornisce la spada con cui combattere, ovvero il coraggio di contrastare e svelare le nostre parti oscure, perchè, come dice merlino: "I peggiori nemici sono dentro di noi".



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