PIAZZA ARMERINA ( Sicilia )





LA VILLA ROMANA DEL CASALE

In Sicilia, a circa 3 km. a sud-ovest di Piazza Armerina, provincia di Enna, immerso nell'amenità di una valletta che verdeggia di pini, olmi, pioppi, noccioli, si erge in questa splendida cornice il bel complesso monumentale noto come Villa Romana del Casale. Si tratta di una lussuosa dimora famosa in tutto il mondo per i suoi pavimenti in mosaico, recentemente riconosciuta dall'UNESCO e inserita nel "patrimonio dell'Umanità".

La Villa del Casale sorge presso il corso d'acqua, che diventerà più a valle il fiume Gela, sui resti di un insediamento rustico precedente.
Negli anni venti, trenta e quaranta del secolo scorso furono effettuati i primi sopralluoghi e con gli scavi degli anni '50 quando fu messo in luce tutto il monumento.

La Villa del Casale, ormai quasi completamente scavata, a parte le adiacenze della pars fructuaria che sono state ricercate nel 2004 a oriente dell'ingresso principale, ha la planimetria consistente in quattro raggruppamenti di sale con gallerie, peristilii, corti ed ambienti termali.

Si tratta di un grandioso complesso di edifici con un gradevole e scenico movimento di sinuosità, dislivelli, esedre, scalinate ed asimmetrie che obbedivano più che ad un criterio di organicità piuttosto a quello della specifica funzione. Il livello più basso della villa è costituito dal complesso termale e dalla grande latrina ad esedra; il secondo livello comprende il peristilio e le aree di soggiorno; il terzo livello comprende la sala triabsidata e l'antistante xystus; poi vi è un quarto gruppo di edifici che è formato dagli appartamenti privati e dall'aula basilicale che si apre su un lungo ambulacro.

Intorno al cortile interno si trovano circa cinquanta stanze, una diversa dall’altra per forma (circolari, rettangolari, quadrate) e decorazioni e disposte come in un labirinto: bagni, palestre, stanze da studio, stanze di soggiorno e camere da letto e perfino latrine perfettamente conservate.


Il contesto storico

Durante i primi due secoli dell’impero la Sicilia aveva attraversato una fase di depressione, dovuta al sistema di produzione del latifondo, basato sul lavoro degli schiavi: la vita urbana aveva subito un declino, la campagna era deserta e i ricchi proprietari non vi risiedevano, come la mancanza di resti abitativi di un certo livello sembrerebbe indicare. Inoltre, il governo romano trascurava il territorio, che divenne luogo d’esilio e rifugio di schiavi e briganti.

La Sicilia rurale entrò in nuovo periodo di prosperità agli inizi del IV secolo, con gli insediamenti commerciali e i villaggi agricoli che sembrano raggiungere l’apice della loro espansione e della loro attività, Tracce di attività costruttive restano nelle località di Filosofiana, Sciacca, Punta Secca, Naxos ed altrove.

Un segnale di trasformazione è costituito dal nuovo titolo assegnato al governatore dell’isola, da corrector a consularis. Le motivazioni sembrano dovute anzitutto alla rinnovata importanza delle province di Africa proconsolare e di Tripolitania per i rifornimenti di grano verso l'Italia, mentre la produzione egiziana, che aveva fino ad allora sopperito alle necessità di Roma, venne convogliata a Costantinopoli, dal 330 nuova capitale imperiale. La Sicilia assunse di conseguenza un ruolo centrale sulle nuove rotte commerciali fra i due continenti.

Inoltre i ceti più abbienti, di rango equestre e senatorio cominciarono ad abbandonare la vita urbana ritirandosi nei propri possedimenti in campagna, a causa della crescente pressione fiscale e delle spese che erano obbligati a sostenere per il mantenimento degli apparati pubblici cittadini. In tal modo inoltre i proprietari si occupavano personalmente delle proprie terre, coltivate non più da schiavi, ma da coloni.
Considerevoli somme di denaro furono spese per ingrandire, abbellire e rendere più comode le residenze extraurbane, o ville. Tra queste si possono citare oltre alla villa del Casale, la villa del Tellaro.


Il proprietario

Il problema che suscita maggiore interesse negli studiosi e nel grande pubblico è quello di individuare il proprietario o il committente della Villa romana del Casale.

Negli anni ‘50 vennero alla luce i mosaici nel loro imponente complesso, tutti gli studiosi ipotizzarono che si trattasse una Villa Imperiale e si pensò all’imperatore Massimiano Erculeo, sulla base di alcuni elementi, come il tipo di ceramica rinvenuta sotto i pavimenti, il vestiario della figure mosaicate, le monete bronzee rinvenute con l’effigie di Maximianus, che hanno portato a datare la costruzione della Villa tra la fine del III sec. d. c. e l’inizio del IV, in pieno periodo tetrarchico, cioè quando l’impero romano era governato da quattro imperatori: Diocleziano e Massimiano gli Augusti, Galerio Costanzo Cloro i Cesari.

Successivamente altri studiosi hanno proposto l’attribuzione della Villa ad un latifondista, ovvero ad un “consularis”, cioè il governatore della Sicilia IV sec. d. c.. Qualcuno ha immaginato che fosse la residenza di un esattore delle “decimae”.

C’è, perfino, chi ha ritenuto che si trattasse una casa di piacere o, più semplicemente, di un postribolo. Sembra probabile un’influenza delle famiglie imperiali romane nella costruzione della Villa e, conseguentemente, nell’ispirazione di taluni mosaici, integrati anche in periodi successivi al primo impianto dell’edificio.


I mosaici

Ma la fama della villa, è dovuta soprattutto ai numerosi e magnifici pavimenti a mosaico, formati da tessere di marmo di un’infinità di colori. Essi furono quasi certamente opera di maestranze nordafricane, lo si deduce dall’autenticità con cui sono rappresentati i vari luoghi dell’Africa. I mosaici coprono una superficie gigantesca, più di 3500 mq, e rappresentano delfini e pesci, scene di caccia e cattura di animali, immagini della vita quotidiana, ma anche episodi tratti dai racconti omerici.
Sono molto note le ‘ragazze in bikini’, cioè in subligar, come dire in mutandine e reggiseno, giovani donne intente a giocare a palla, correre, sfidarsi in gare sportive. La libertà delle romane fu potentemente castigata dal cattolicesimo che considerava il corpo un peccato. Bisognerà entrare nella seconda metà del XX sec. perchè le donne possano di nuovo mostrarsi in bikini.

I mosaici della Villa del Casale sono così vivaci e verosimili che possono essere considerati un vero e proprio libro sulla vita dei patrizi romani. Sono inoltre una dimostrazione del fatto che i romani erano un popolo pratico, che non amava idealizzare la realtà, ma la rappresentava con esattezza. Con una modernità sorprendente, i mosaici mostrano la terza dimensione, con figure grandi al vero.

La villa, con oltre 3.500 mq. di pavimenti musivi, ci offre il più straordinario e ampio testo conosciuto di decorazione a mosaico che, per complessità dell'apparato iconografico non trova confronti neppure nel grande raggruppamento dei mosaici delle ville romane tunisine. E di area africana erano le maestranze che, tra il III e il IV sec. d.c., fornivano all'impero le più fiorenti scuole di decorazione musiva.
Così, sulla base di dati stratigrafici, confermati da dati storici e fonti letterarie, la datazione della villa è stata fissata entro il 340 d.c.


Descrizione

Si accede al complesso attraverso un ingresso monumentale a sud, costituito da una porta a tre fornici. L'ingresso era intonacato e affrescato, ne resta qualche traccia, e ornato da statue. Si accede ad un cortile porticato e colonnato che immette nel portico quadrangolare a nord-ovest oppure ad ovest verso il quartiere termale.

Dal cortile si può accedere, attraverso due spogliatoi, alla palestra la cui decorazione musiva descrive una scena di gara con quadrighe ambientata nel Circo Massimo di Roma.

Da qui si accede al frigidarium di forma ottagonale con sette nicchie a esedra di cui, quella a sud è una vasca da bagno triabsidata e quella a nord è una piscina absidata. Le nicchie sono decorate con scene di vestizione ed abluzione, il frigidarium con scene marine, le due vasche con pareti e pavimenti rivestiti di marmi.
Dal frigidarium si passa al tepidarium e quindi al calidarium che manifesta il sistema di riscaldamento con suspensurae e praefurnia.

Se si torna indietro al portico d'ingresso, si può accedere, attraverso un ambiente rettangolare che reca un frammento di mosaico con scena di benvenuto, al grande peristilio centrale che rappresenta l'anello di congiunzione di tutti i corpi della villa. Esso è costituito da un vasto spazio quadrangolare, delimitato da colonne di granito a capitello corinzio, che chiude un vasto giardino con grande fontana monumentale. Il lato destro del peristilio costituisce il percorso cerimoniale mentre quello sinistro costituisce il percorso privato.

Sul lato nord, con orientamento est-ovest si aprono, gli appartamenti privati con decorazioni sia geometriche che di scene teatrali, erotiche, di pesca o di caccia. La cosiddetta "piccola caccia" descrive una scena di caccia disposta su diversi registri: in alto una scena di caccia alla volpe; in quello di mezzo il sacrificio alla Dea della caccia e altre scene di caccia al cinghiale e alla lepre; in quello inferiore scene di caccia al cervo e al cinghiale.

Una piacevole scena al centro della sala è quella del riposo dei venatores che, seduti in una radura su una tovaglia a righe all'ombra di un drappo (il parapetasma), dopo aver legato agli alberi i cavalli, attendono di consumare un volatile che arrostisce sulla brace. L'aspetto descrittivo della scampagnata, ora con l'uso di verghe, o con lance e pietre, o col vischio e il falcone, o con i cani e i cavalli, ora con le reti, si dipana come in una lunga striscia fumettistica.

Nei mosaici di Piazza Amerina sono stati individuati e campionati 21 tipi di pietre di colore diverso e 16 tipi di tessere di pasta vitrea e vetro anch'essa, di diverso colore.
La sostituzione di pezzetti di vetro artificiale alle pietruzze naturali, veniva come conseguenza del fiorente sviluppo dell'industria del vetro; e, benché questo materiale venisse prodotto soprattutto in Egitto, gli esempi più notevoli di pareti ricoperte completamente a mosaico vitreo che siano giunti sino ai nostri giorni, provengono da Pompei e da Ercolano.



VILLA DEI PATTI

Nel corso degli anni settanta due importanti scoperte hanno gettato nuova luce sulla realtà del latifondo tardo romano, consentendo di collocare in una più chiara prospettiva storica anche la grande villa del Casale di Piazza Armerina.

La villa di Patti è stata scoperta nel 1973, durante i lavori di costruzione di un tratto d'autostrada, quando due piloni hanno distrutto parte del lato nord della villa a 6 km di distanza da Tindari. Anche se le operazioni di scavo sono tuttora in corso e molti vani attendono di essere scavati fino al livello del pavimento, la configurazione generale della villa è piuttosto chiara.

La parte esplorata corrisponde al nucleo centrale della villa, con al centro una corte a peristilio intorno alla quale ruota la zona residenziale della villa. I vani maggiormente rappresentativi, tipici dell'edilizia privata tardoantica, sono costituiti dall'aula absidata, che si apre al centro dell'ala ovest e dal triconco, vero punto focale dell'ala sud, che dal peristilio guarda verso il mare. Il mosaico dell'aula absidata è andato distrutto, ma le pavimentazioni del peristilio e quelli del triconco sono in eccellente stato di conservazione.



I mosaici

Il mosaico del peristilio consiste in una griglia di pannelli quadrati inseriti in una cornice continua di ghirlande d'alloro arricchite da motivi ornamentali e floreali. Il mosaico del triconco ha medaglioni circolari e ottagoni dai lati curvilinei includenti protomi animali. Il livello non elevatissimo tanto del disegno quanto della policromia sembrano indicare nel mosaico il prodotto di un'officina siciliana piuttosto che africana.

Ulteriori risultati delle indagini di scavo saranno fondamentali per definire con maggior precisione la cronologia della villa che, sorta nel IV secolo a.c., fu distrutta da un violento terremoto intorno al 400 d.c.



VILLA DEL TELLARO

La villa del Tellaro, nei pressi di Noto, è una ricca residenza extraurbana della tarda età imperiale romana. Pur non trovandosi a Piazza Armerina ha molto in comune con lo stile e le decorazioni della Villa del Casale.

I resti, rinvenuti a partire dal 1971, si trovano in un fertile comprensorio agricolo, su una bassa elevazione presso il fiume Tellaro, sotto una masseria sette-ottocentesca.
Si tratta dei resti di una villa romana del IV sec. d.c., dimora di una famiglia di latifondisti, i cui pavimenti erano ricoperti da straordinari mosaici che, per raffinatezza di stile, sono tra i più significativi dell’epoca. Gli scavi hanno portato alla luce i resti di una villa di 6000 mq.


La pianta

Il corpo centrale era costituito da una corte circondata da un portico sul quale si affacciavano vari ambienti. Il camminamento era ricoperto da un mosaico a tappeto con festoni e motivi geometrici, ben conservato per 15 m. Ma il ritrovamento eccezionale riguarda i pavimenti di tre stanze tappezzati con scene mitologiche, di caccia e danze, realizzate con milioni di tessere in pietra calcarea e cotto dai colori naturali intensissimi. Storie piene di animali, fiori e volti talmente vivi che sembrano schizzare fuori dal disegno.

La residenza romana bruciò in un incendio, probabilmente alla fine del IV secolo. Forse fu una conseguenza della calata dei barbari. Sullo strato di macerie e cenere abbandonato per secoli, nel 1700 venne costruita una fattoria, tranciando i mosaici scampati alla distruzione e seppellendoli sotto 50 cm di terra e pietre.


Descrizione

Il corpo centrale della villa, più piccola di quella di Patti, si articola intorno ad un vasto peristilio. Il tratto del portico sul lato settentrionale presentava una pavimentazione a mosaico con festoni d’alloro che formano cerchi e ottagoni con i lati inflessi includenti motivi geometrici e floreali.

Su di esso si affacciano altri due ambienti che conservano i mosaici figurati. Nel primo di questi ambienti il mosaico, molto danneggiato, conserva un pannello con la scena del riscatto del corpo di Ettore: Ulisse, Achille e Diomede, identificati da iscrizioni in greco, sono impegnati nella pesatura del cadavere dell’eroe. La figura di Priamo è perduta; il corpo di Ettore, frammentario, si trovava su un piatto della bilancia; l’oro del riscatto era nell’altro piatto. Quest’episodio, non ricordato nell'Iliade di Omero, deriva probabilmente una tragedia di Eschilo.

Il pavimento musivo del secondo ambiente presenta una scena di caccia, con un banchetto all’aria aperta tra gli alberi ed una figura femminile interpretata come personificazione dell’Africa.

Le scene del secondo ambiente richiamano i mosaici di caccia della Villa del Casale a Piazza Armerina, ma con figure più stilizzate e bidimensionali, dalle proporzioni incerte, che rendono l'effetto grandemente diverso. Probabilmente i mosaici sono opera di maestranze africane. Sulla base dell’evidenza numismatica, i mosaici vennero realizzati dopo la metà del IV sec, d.c..

La villa del Tellaro è stata oggetto negli ultimi anni di una serie di progetti di ristrutturazione e riqualificazione dell'area. Il 15 marzo 2008, oltre trenta anni dopo gli scavi, la villa del Tellaro è stata finalmente inaugurata e resa fruibile al pubblico.


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