HORTI DI CESARE



Molti Horti romani occuparono le rive del Tevere, comodo per avere un moletto e spostarsi con le barche, per avere il fresco l'estate e per la bellezza del fiume. Uno di questi giardini si trovava all'altezza dell'odierno Lungotevere della Farnesina. Pare appartenesse alla bellissima Clodia, la Lesbia di Catullo. Qui si rinvennero affreschi di soggetto isiaco in una villa antica, per cui alcuni li collegarono con il soggiorno romano di Cleopatra, nei giardini di Cesare.

Ma all'epoca le decorazioni e la religione isiache erano molto seguite. Comunque gli horti di Cesare, o  Horti Tiberini, o Horti Caesaris, ombreggiati da alti alberi e adorni di tempietti, fontane e statue, non dovevano trovarsi molto lontano da lì. Posti aldifuori delle mura urbane, sono localizzabili tra le propaggini ovest del Trans Tiberim (il Gianicolo) e la Piana di Pietra Papa, insomma appena girata l'ansa del fiume in direzione di Ostia. Di certo occuparono gran parte dell'odierna Villa Sciarra.

Verso il 49 a.c. il console Caio Giulio Cesare acquistò la proprietà fondiaria, per mettervi al pascolo allo stato brado la mandria ormai sacra dei cavalli con cui aveva attraversato il fiume Rubicone. Nel 47, come narra Cassio Dione, vi cadde un fulmine e un altro cadde sul Campidoglio, segni interpretati poi come divini. Nell’anno 46 Cesare, ormai padrone di un Egitto pacificato, prese la decisione di tornare a Roma, per occupare il posto maturato con le sue campagne e candidarsi al potere supremo nella Repubblica.

Cleopatra, desiderosa di conoscere quel faro di bellezza e civiltà che tanto era decantato in ogni angolo della terra conosciuta, decise di partire con lui e con il figlioletto Tolomeo Cesare, detto Cesarione, appena nato dalla loro passione. Dopo breve navigazione le navi di Caio Giulio gettarono l’ancora ad Ostia. Il console alloggiò Cleopatra poco al di fuori di Roma, nei suoi Horti sulla Riva Portuense. Cleopatra era pur sempre una straniera, e occorreva cautela nel presentarla ai Romani e alla moglie legittima, Calpurnia.

RITROVAMENTO DEGLI ORTI DI CESARE
Nella corte egiziana in Riva destra Cleopatra rimarrà due anni, dal 46 fino alla tragica morte dell’amante, console, dittatore alle idi di marzo del 44. Così Cesare ospitò negli Horti, lontano da occhi indiscreti, la regina Cleopatra, sua preda di guerra e sua amante.

Cesare tentò una legge ad personam che gli consentisse di avere due mogli, mentre il Senato premeva affinché ripudiasse Calpurnia e sposasse Cleopatra, allettato dalla prospettiva di acquisire l’Egitto (ancora formalmente indipendente) per via ereditaria. Chiusa nel suo silenzio, Calpurnia invece non fece mai parlare di sè, mai una reazione.

Il popolo di Roma poi era dalla parte di Calpurnia. Scrittori come Cicerone, graffiti murali e missive anonime la informavano che Cesare il Conquistatore era ormai conquistato da Cleopatra, che non era la sua prima amante ma di certo la più pericolosa. Eppure Calpurnia rimarrà a fianco del marito fino all’ultimo, al mattino delle Idi di marzo del 44.

Tra il 46 e il 44 a.c. la regina Cleopatra trasformò gli Horti di Cesare in una corte reale, sul modello della Corte egiziana di Alessandria. Della breve vita della Corte portuense, caratterizzata da ingenti opere edilizie, grande sfarzo e bellezza, rimangono oggi solo i racconti degli artisti e delle personalità che vi soggiornarono.

IMMAGINI DELL'ARCHIVIO STORICO
Le opere edilizie si concentrarono sulla villa alle pendici del Gianicolo, ampliata e trasformata in Palatium. Vennero innalzate colonne, marmi, vennero stesi mosaici e dipinti affreschi con episodi mitologici. Infine venne innalzata la statua colossale di un guerriero gallico, il nemico di sempre vinto da Cesare.

Nei campi portuensi passavano due strade: la Via Campana che taglia dritto verso le terme (oggi Pozzo Pantaleo), e la via alzaria che segue la riva del Tevere. I campi divennero giardini di delizia, con il barcone di Cleopatra all’àncora nelle darsene (presso l’odierno Ponte Marconi). Cesare seguì i lavori di persona, tanto che gli oppositori lo accusarono di trascurare gli impegni pubblici.

Nella Corte risiedevano stabilmente 200 dignitari, 30 cortigiani, il corpo armato della Guardia reale e una folta schiera di ancelle e servi. Cleopatra aveva chiesto a Cesare ben 1000 dignitari e 200 cortigiani, ma Cesare la convinse a non rivaleggiare in sfarzo con i suscettibili patrizi della Reggia palatina. Fioccavano nell’Urbe le critiche e i chiacchiericci: sia per aver concesso a una straniera onori regali, sia per averle riconosciuto lo status divino di reincarnazione di Iside.

Nella piccola reggia si parlava greco, si discorreva di filosofia e si declamavano poesie. Cleopatra, al contrario delle romane, era molto istruita, sapeva ben parlare ed aveva una voce suadente. Dal canto suo anche Cesare era istruito e parlava il greco correntemente.

Tra i poeti vi comparvero spesso Sallustio, Asinio Pollione, Lucio Apuleio e i due giovanissimi Virgilio e Orazio. Quest’ultimo, di appena 21 anni, non amava la Regina che invece si annoia mortalmente nel sentire Sallustio declamare il Bellum Iughurtinum, ma quando Orazio raccontava le avventure amorose delle sue eroine lo ascoltava rapita.

Agli occhi dei poeti Cleopatra appare concordemente bellissima. Cleopatra, racconta Lucio Apuleio, indossa solitamente una conturbante tunica di lino, simile a quelle delle sacerdotesse egizie; possiede anche vesti elaborate, nei colori tradizionali di Roma, il rosso e il giallo, tutte assai discinte rispetto alla moda romana, ma molte donne la emulano. Alla Corte risiedono anche danzatori mimi e attori, tra i quali Publilio Siro, e lo scultore greco, Arcesilao, che fuse in euricalco una statua della regina nelle vesti di Iside.

Tra i personaggi pubblici agli Horti sono frequentatori abituali Bruto, Antonio e il giovane Ottavio, dall’indole severa e assai critico. Ci sono anche Tolomeo XIV, il fratello-sposo di Cleopatra di appena 13 anni, e l’infante Cesarione. Il grande assente dalla Corte portuense di Cleopatra è Cicerone: per il Padre della Patria Roma ha un’unica corte regale, quella sul Palatino. Alla morte di Cesare, nel 44, gli Horti dovevano diventare di proprietà pubblica, attraverso una donazione al Popolo di Roma contenuta nel suo testamento. In realtà gli Horti passarono a Sallustio e solo alla morte di questi tornarono al demanio imperiale e in parte al popolo.

VILLA SCIARRA
La struttura edilizia degli Horti è nota solo attraverso la descrizione degli storici. Plutarco attesta che verso le pendici del Gianicolo sorgeva il Palatium, un edificio di medie dimensioni non archeologicamente noto. Esso si collocava in posizione elevata ed era circondato da alti e odorosi pini.

Dopo l’arrivo di Cleopatra il Palatium è ampliato, per adeguarsi al rango di una regina: si aggiungono un peristilio, sontuosi affreschi e la statua colossale di un guerriero gallico.

Nei rigogliosi giardini c'erano il tempio di Iside e un tempietto dedicato alla Dea Fortuna, voluto da Cesare per ringraziare la Sorte favorevole in occasione della nomina a dictator perpetuus (dittatore a vita). I giardini si aprivano sul Tevere con ormeggi e darsene portuali, in cui era alla fonda il barcone egizio di Cleopatra.

 « Mi ricordo che fuori della . . . porta Portese lontano circa mezzo miglio, (HORTI CESARIS), dove è la vigna di Antonio Velli, vi fu trovato un Pasquino sopra un piedistallo di tufo ... ma perchè detto Pasquino avanzava dalla cintura in su sopra il piano della vigna, dando noia a piantare lo viti, si crede che i villani con zappe e ravanare lo rompessero . . , ma il gladiatore che gli muore in braccio vi era ancora tutto . . . quando venne a Roma il gran duca Cosimo vedendo il suddetto Pasquino lo comprò per 500 scudi e lo condusse a Fiorenza, accompagnandolo con l'altro che ebbe da Paolo Antonio Sederino, trovato nel mausoleo d Augusto » Vacca, Mem. 97.




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