TOMBE DELLA DRUGSTORE GALLERY





Costruita nella prima metà del I sec. d.c., la via romana metteva in comunicazione Roma con la città di Portus, l'attuale Fiumicino, e i porti di Claudio e Traiano. Prima di essa ci si affidava alla antichissima Via Campana, legata al trasporto del sale indispensabile per i commerci e la sopravvivenza.
Il tracciato della Via Portuense ricalcava per un tratto, dall'uscita della città fino a Pozzo Pantaleo, la Via Campana. Qui le due strade si biforcavano: la Campana proseguendo lungo la sponda destra del Tevere, la Portuense passando sulle colline, proseguiva verso Portus. Il paesaggio dell'area era caratterizzato dalle cave di tufo lionato, attive già in epoca repubblicana, per il materiale da costruzione.
Furono le gallerie di estrazione abbandonate, a favorire l'impianto di una vasta necropoli, con semplici tombe individuali, colombari o edifici funerari in mattoni per sepolture multiple, ipogei monumentali, in parte ricavati nel banco di tufo.



IL COLOMBARIO

Il colombario è una costruzione funeraria ad uso collettivo, suddivisa in file orizzontali con nicchie contenenti le urne cinerarie dei defunti. I colombari si diffusero soprattutto tra metà I sec. a.c. e il I sec. d.c., cioè il periodo della pratica della cremazione. Infatti il Colombario Portuense è una grande camera sepolcrale ad uso collettivo, in uso tra fine I sec. d.c. - inizio II e primi decenni del III sec. Ma venne usato con modalità diverse fino al IV sec. d.c.

Il 14 aprile 1966 Emanuele Gatti scrive... 
"Nel cantiere e' in corso uno sbancamento con mezzi meccanici, per la costruzione di 4 villette. Si nota, ai piedi della parete tufacea... la parte superiore di un colombario scavato nel tufo, e quasi completamente interrato. Si vede la volta a sesto ribassato, dalla quale l'intonaco e' quasi completamente caduto... Nella parete di fondo si notano resti di intonaco dipinto (fondo grigio, fiori paonazzi). Sulla parete di sinistra si vede appena la parte superiore di una porta o arcosolio. Una parte del colombario e' stata certamente demolita durante l'attuale sterro". 

Il colombario giace oggi sotto il Drugstore, un locale di 400 mq che custodisce, aldisotto di un edificio degli anni '60, i monumentali sepolcri romani risalenti ad un periodo che va dalla II metà del I sec. al IV sec. d.c.  Questo tipo di sepoltura infatti - estremamente funzionale ed economico, potendo contenere in spazi limitati le ceneri di molte persone - è tipico dei contesti urbani in rapida espansione ed incremento demografico, come lo era in effetti il Suburbium del I-II sec. d.c.




LE TOMBE DELLA DRUGSTORE GALLERY

- Scoperta nel 1966, la porzione di necropoli musealizzata, è stata per anni condannata alle più disparate destinazioni, da salone per autovetture a drugstore, fin quando è stata acquisita dalla Soprintendenza Archeologica di Roma che ne ha avviato il lento ma incessante recupero. 

Il sito ha cinque ambienti sepolcrali, due dei quali preceduti da un recinto e affreschi con motivi geometrici alle pareti. " Il sito archeologico del Drugstore Portuense di Roma apre gratuitamente per tutti i fine settimana. Uno spazio che sorge accanto ai reperti di un vasto impianto termale individuato a pochi m, sotto l'attuale cavalcavia, nel corso dei lavori di raddoppio stradale conclusi nel 2015."

Il colombario del Drugstore è decorato in basso da uno zoccolo color porpora, ed è organizzato in quattro file di nicchie, ciascuna delle quali è contornata, nell’archetto, da una fascia anch’essa di color porpora. Sull’intonaco sono spesso graffiti i nomi dei defunti. Nella fila inferiore, sopra l’arco dell’ottava nicchia, si trova l’epigrafe di Ianuaria («Ianuariae») e, poco prima, sopra la quarta, l’epigrafe curvilinea di Brigantina (senza genitivo).



GLI SCAVI

Durante gli anni Ottanta è iniziato lo scavo archeologico, recuperando tutta l'area monumentale. Sono emersi così 5 ambienti sepolcrali, due dei quali preceduti da un recinto. In origine occupavano parte della collina tufacea utilizzata come cava sin dall'età repubblicana. 

La prima scoperta fu di una tomba a camera ricavata nel tufo con nicchie destinate al contenimento delle urne cinerarie e successivi lavori di adattamento per passare al rito cristiano dell'inumazione. Nel 1983, nel corso dei lavori di sistemazione del sepolcro stesso, sono stati individuati altri quattro edifici sepolcrali, in parte ricavati nel tufo ed in parte edificati in laterizio, un complesso databile fra la fine del I - inizi II sec. d.c. e poi del III sec. d.c.

Emersero così cinque ambienti sepolcrali, due dei quali preceduti da un recinto, affreschi con motivi geometrici alle pareti, mentre sulla volta a botte sono motivi floreali, decorazioni di stucco a forma di conchiglia, mosaici pavimentali con satiri vendemmianti. 

I primi insediamenti sono della metà del I sec. d.c. fino al IV-V sec. d.c. A partire dalla metà del I sec. d.c. fino al termine del III sec. d.c., infatti, la necropoli appare in piena espansione, poi le nicchie dei colombari diverranno loculi per gli inumati, mentre si realizzeranno nuovi arcosoli, si amplieranno i vecchi, si distruggeranno i pavimenti per creare nuove fosse sepolcrali. 



I QUATTRO SARCOFAGI
La parete in muratura, lunga circa otto m, si presenta oggi, all’esterno, priva di finiture, con i resti di un piccolo avancorpo per proteggere l’ingresso. Lo studioso Nibby, che visita il colombario nel 1827, attesta invece che all’epoca era ancora inpiedi una «facciata di colonne, architrave, fregio e cornice, tutto di terracotta ».
Dal piccolo avancorpo, scesi tre gradini, si accede all’ambiente sepolcrale, parzialmente ipogeo. La facciata interna, intonacata di colore giallo chiaro, ha una struttura a columbarium (colombario).
Nel Colombario Portuense sono stati ritrovati, in tutto, quattro sarcofagi.


LA TOMBA A
- La tomba A, la prima ad essere individuata, è una tomba a camera quadrangolare addetta ad accogliere le spoglie di un unico nucleo familiare: presenta resti di affreschi con motivi geometrici alle pareti, mentre sulla volta a botte sono motivi floreali, mentre all'interno delle nicchie vi sono nature morte.

Decorazioni in stucco, come quella della volta della nicchia centrale a forma di conchiglia, arricchivano il sepolcro. Il pavimento, in mosaico a tessere bianche e nere, è ben conservato: al centro di ogni lato sono satiri vendemmianti, mentre agli angoli quattro kantharoi (grandi vasi) dai quali si dipartono dei tralci di vite.

Al centro la figura maschile che brandisce un'ascia è stata identificata con Licurgo, personaggio del mito di Dioniso, il quale assale la ninfa Ambrosia che, per difendersi, si trasforma in un ramo di vite.

Sul un lato dell’ingresso venne rinvenuto un sarcofago in marmo, poggiato sopra un bancone in muratura addossato alla parete d’ingresso, sulla sinistra. Il marmo, sprovvisto di coperchio e datato alla stessa epoca del sarcofago di Selene, presenta al centro un occhiello con il clipeo e una dedica per una donna che aveva superato i 40 ma non ancora raggiunto i 50 anni. Il dedicante è il marito.Il sarcofago è stato datato ai primi decenni del III sec. d.c. È oggi conservato al Museo Nazionale Romano.




LA TOMBA B
La tomba B, la seconda ritrovata, è in parte ricavata nel tufo ed in parte in muratura, presenta nicchie per l'alloggiamento delle olle cinerarie. Anch'essa conserva tracce di affreschi con motivi geometrici e floreali.
Il sarcofago in esso rinvenuto si trovava anch’esso su un bancone, simmetrico a quello del sarcofago n. 1 rispetto all’ingresso. È anch’esso in marmo, senza coperchio e datato ai primi decenni del III sec. d.c. È decorato a lenos, con due clipeicon all’interno, due bassorilievi dei busti delle divinità Helios e Selene, sole e luna.

Nel sarcofago gli archeologi hanno rinvenuto lo scheletro di una bambina di dieci anni con il suo corredo: un braccialetto d’oro e due orecchini, anch’essi in oro. Sia il sarcofago n. 2 che il corredo si trovano oggi al Museo Nazionale Romano.

LA TOMBA C

- in marmo, senza decorazioni, si trovava accanto al n. 2. Gli archeologi vi hanno rinvenuto, all’interno, i resti di un bimbo di 7 anni, senza corredo. Il sarcofago è ancora conservato nel Drugstore.

LA TOMBA D

La tomba D, un colombario a pianta rettangolare, presenta un lato in muratura in opera mista: su questa parete si aprono quattro file di 10-13 nicchie ciascuna con foro rettangolare per la deposizione delle ceneri dei defunti.

Addossati alla parete, su un bancone in muratura, sono stati ritrovati due sarcofagi in marmo decorati con bassorilievi (conservati presso il Museo Nazionale Romano), uno di marmo senza decorazioni ed un quarto in terracotta, e anch’esso privo di decorazioni. Gli archeologi vi hanno rinvenuto due scheletri di età adulta, privi di corredo. Ambedue questi sarcofagi sono stati lasciati nel Drugstore.

La camera è di forma rettangolare (stretta e lunga), con tre lati intagliati nel tufo. La tomba è stata danneggiata dall’edificazione dell’edificio sovrastante e dal passaggio di una conduttura fognaria: si conserva integra la parete d’ingresso in muratura, con la facciata interna organizzata a columbarium, con nicchiette per le urne cinerarie disposte in file ordinate.

Successivamente vi vennero ricavati loculi per l’inumazione e banconi per i sarcofagi. Esternamente è stato individuato un focolare (con resti di ossa animali e frammenti ceramici) per i banchetti in onore dei defunti.


LA FAMIGLIA

Si pensa che i defunti del Colombario Portuense siano i componenti di un’unica famiglia allargata (clan familiare), compresi affini, schiavi, liberti, clientes (persone in rapporti d’affari) e persino amici sprovvisti di una tomba propria. Nei colombari, come nella vita dell'epoca, non si badava tanto al legame di sangue quanto ai rapporti di cooperazione e affettività avuti in vita.

Altre volte il vincolo è dato dall’appartenenza della medesima corporazione (anche se non sembra questo il caso), e infine, soprattutto nei contesti extraurbani, talvolta i colombari finivano per andare oltre i confini del clan, aprendosi a tutti i componenti della comunità locale (ipotesi che al Drugstore potrebbe anche essere verosimile). Infatti sembrerebbero tombe di individui di un ceto medio e basso, legati al Transtiberim, XIV Regio Augustea, per lo più da artigiani e commercianti soprattutto liberti, fra cui molti stranieri, ma anche barcaioli, scaricatori di porto, pescivendoli, mugnai coi mulini posti lungo il fiume.


LA TOMBA  PIU' ANTICA
Ma c'è un'altra sorpresa: il pezzo più antico, risalente al neolitico, tra il 3700 e il 2300 a.c. , la sepoltura di un giovane guerriero ritrovato alla Muratella e qui accolto insieme alla zolla che raccoglieva le sue armi, delle quali si conservano le punte delle frecce allineate accanto alla salma.

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TOMBA DEL GUERRIERO
"La sepoltura è intatta nel suo scheletro e nel suo corredo di frecce, che non ha riscontri con nessun altro ritrovamento. Sepolto con le gambe flesse, aveva 25 anni al momento della morte. 

La tomba venne trovata nel corso di indagini archeologiche preventive nel 2006 nel territorio esteso sul poggio della Muratella, in località Casale Somaini, nei pressi di Via della Magliana. Era una sepoltura isolata a grotticella scavata nel locale strato argilloso. L'inumato era un individuo adulto, deposto supino con gli arti superiori flessi, le mani sul pube e gli arti inferiori piegati verso destra.
LE PUNTA DI FRECCIA ACCANTO AL DEFUNTO
«Dalla posizione dei femori e delle tibie si deduce che l’individuo è stato deposto con le gambe flesse. Il corredo funebre è composto da punte di freccia di differenti dimensioni ed utensili sia in selce che in rame; tra questi ultimi è presente una lama d’accetta».

L’aspetto straordinario di tale rinvenimento è che il cadavere «era stato deposto sopra una struttura in materiale deperibile di cui si è conservato solo il calco di forma rettangolare, che potrebbe essere interpretata come una sorta di “lettiga” funebre in legno». Data l’importanza del rinvenimento, la sepoltura è conservata all’interno di una teca climatizzata.

Le gambe flesse erano un aspetto simbolico del ritorno dell'adulto che ritorna bambino al grembo della madre terra, che l'accoglie nella morte per ridargli vita in qualche forma.


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