LUCIO QUINZIO FLAMININO - L. QUINCTIUS FLAMINIUS





Nome: Lucius Quinctius Flamininus
Nascita: -
Morte:
Gens: Quinctia
Consolato: 192 a.c.
Professione: Generale di terra e mare


Lucius Quinctius Flamininus, fratello di Tito Quinzio Flaminino, console nel 198 a.c., fu augure nel 213 a.c., edile curule nel 200 a.c. e pretore urbano nel 199 a.c.



II GUERRA MACEDONICA

Nel 198 a.c., quando al fratello Tito Quinzio Flaminino venne affidato il comando dell'esercito nella guerra contro Filippo V di Macedonia, a Lucio, suo fratello minore, fu affidato il comando della flotta, con il compito di proteggere le coste italiane dalle incursioni nemiche.

Egli con la sua flotta si recò a Corcira, dove prese le consegne per dirigersi verso il Pireo, unendosi alle altre navi a protezione di Atene. Dopo pochi giorni giunsero le flotte alleate di Attalo I, re di Pergamo, e della città di Rodi, che posero l'assedio ad Eretria, la principale città dell'Eubea, presidiata da una guarnigione macedone. Lucio conquistò la città con una inaspettata e ben congegnata sortita notturna e riuscì ad ottenere un ricco bottino, soprattutto per le squisite opere d'arte che ornavano Eretria. 

L'ALBERO GENEALOGICO
Allora cittadini di Karystos (Eubea - Grecia), constatata la clemenza dei romani verso coloro che deponevano le armi, si arresero senza combattere, così in pochi giorni Flaminino occupò le due principali città dell'isola di Eubea, poi si diresse su Cencrea, il porto di Corinto, dove iniziò l'assedio alla città. 

I Romani furono sconfitti ma, non appena giunsero i rinforzi della lega Achea, riuscirono a continuare l'assedio. La difesa di Corinto fu disperata, anche perché tra i difensori vi erano numerosi Italici che avevano disertato durante la II guerra punica e che si erano lì rifugiati dopo la sconfitta di Annibale. Lucio infine tolse l'assedio e con la flotta si portò a Corcira (Corfù), mentre Attalo I andò a proteggere il Pireo con il suo porto.

Come Tito, anche Lucio mantenne il comando della flotta romana per il 197 a.c. e accompagnò ad Argo il fratello all'incontro con Nabide, re di Sparta, per farlo desistere dall'alleanza con Filippo V di Macedonia e portarlo dalla parte romana.

Poco prima della battaglia di Cinocefale, Lucio seppe che la lega Acarnana (l'alleanza tra più città dell'Acarnania, una regione greca, fondata nel V secolo a.c..) voleva abbandonare l'alleanza con la Macedonia e passare dalla parte di Roma.
Per questo con la flotta si diresse a Leucade, la loro città principale (nelle isole ionie), onde verificare la notizia, ma gli abitanti di Leucade si difesero strenuamente e gli abitanti della Acarnania si batterono contro i Romani anche dopo la caduta della città; si arresero definitivamente solo dopo la definitiva vittoria romana a Cinocefale.

Dopo la sconfitta, Filippo dovette: 
- cedere ai romani il controllo della politica greca, 
- disarmare la flotta, fornire ostaggi al Senato romano 
- pagare una grossa indennità di guerra. 
La Macedonia, seppure alleata di Roma, divenne uno stato periferico della Repubblica romana. 

T. QUINZIO FLAMININO LIBERA LA GRECIA

GUERRA CONTRO NABIDE

Nel 195 a.c., quando il fratello Tito venne inviato contro Nabide, re di Sparta, a Lucio venne consegnato di nuovo il comando della flotta, composta da 40 navi romane, da 18 navi di Rodi, comandate da Sosila, e dalle navi di Pergamo inviate dal nuovo re Eumene II.
Appena giunto in Laconia, si arresero volontariamente a Lucio diverse città costiere. Poi avanzò verso il porto e l'arsenale navale spartano di Gytheio mentre le forze terrestri attaccavano la città, che malgrado le macchine da assedio, riusciva a resistere.

Dexagoridas, uno dei due comandanti della guarnigione, fece sapere al comandante romano che voleva arrendersi e cedere la città, ma l'altro comandante, Goropas, lo scoprì e lo uccise. Goropas continuò a resistere fieramente finché Tito Quinzio Flaminino non giunse con altri 4000 soldati per cui fu costretto ad arrendersi, però con la garanzia che la sua guarnigione e lui stesso non sarebbero stati toccati e che avrebbero potuto tornare a Sparta.


CONSOLE E PROCONSOLE

Poi Lucio Flaminino venne eletto console nel 192 a.c. con Gneo Domizio Enobarbo, grazie ai suoi successi militari e navali, ma nel 184 a.c. fu costretto a dimettersi dalla carica di senatore da Catone il Censore, perché accusato di aver fatto crudelmente giustiziare un nobile, della popolazione gallica dei Boi, mentre era proconsole della Gallia cisalpina. 

Secondo l'annalista Valerio Anziate (I secolo a.c.) la condanna sarebbe stata pronunciata per soddisfare il capriccio di una donna, con cui Flaminio stava banchettando, che voleva assistere all'esecuzione. Nella versione della storia resa da Tito Livio, invece, non è una donna la responsabile della richiesta ma un amasio (amante) di nome Filippo, un cartaginese, un amante che amava e che aveva attratto da Roma alla sua provincia di Gallia con la promessa di grandi doni.

Questo episodio fu uno dei più importanti durante il conflitto tra gli Scipioni, a cui i Flaminini erano legati, ed i loro oppositori guidati da Catone. Entrambe le fazioni erano nobili ma mentre gli Scipioni erano innovativi e all'avanguardia, i Catoniani erano conservatori e severi propugnatori degli antichi costumi, i "Mos Maiorum".



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