CULTO DI FORTUNA - TICHE





TICHE GRECA

Nella mitologia greca, Tiche o Tyche è la divinità tutelare della fortuna, della prosperità e del destino di una città o di uno Stato. Originariamente la Dea greca distribuiva gioia o dolore secondo il giusto, poi scandalizzata dall'ingiustizia dei mortali li abbandonò ritirandosi sull'Olimpo.

Tiche era considerata una delle Oceanine, figlie del titano Oceano e della titanide Teti. In altre versioni è la figlia di Ermes ed Afrodite. Nell'arte medievale la Dea è raffigurata con una cornucopia e con la ruota della fortuna.

Ignorata dalla tradizione omerica, Tiche è menzionata invece da Esiodo, la sua importanza crebbe in età ellenistica, tanto che le città avevano la loro specifica versione iconica della dea, che indossava una corona raffigurante le mura della città stessa.

Ad Antiochia e ad Alessandria in particolare, viene venerata come Dea protettiva della città. Il suo culto è individuato a partire dalla seconda metà del V secolo a.c. Ad Antiochia, lo scultore Eutichide, realizza la famosa "Tiche" di Antiochia.

Tiche appare su alcune monete dell'era pre-cristiana, soprattutto della regione dell'Egeo. Nel medioevo la si rappresenta con il corno dall'abbondanza, con un timone ("è lei che pilota la vita degli uomini") ora seduta, ora in piedi, il più delle volte è cieca.

La Fortuna è stata definita per la prima volta rigorosamente da Aristotele. Per il filosofo la fortuna è una causa accidentale nelle cose ("in quelle cose che non avvengono nè sempre nè per lo più") che avvengono per scelta in vista di un fine. La Fortuna è una particolare forma di caso per Aristotele.

Il filosofo Severino Boezio, nel "De Consolazione philosophiae" paragona la Fortuna ad una ruota che fa girare la vita degli uomini, essi infatti a volte si trovano in una posizione favorevole, a volte no perchè la Fortuna, filosoficamente, rimanda alla casualità, a quel qualcosa contro cui la volontà umana nulla può fare.

Anche se è un po' equivalente sembra che la Dea Fortuna romana non attingesse alla Dea Tiche, che è Dea del Fato ma soprattutto nel senso della giustizia. La Dea Romana non ha di queste pretese e può essere tutto: malvola, benevola, lenta o veloce, passata o futura, di un popolo, di una classe o di un individuo. ebbe infatti un'infinità di nomi, di templi e di santuari. Solo a Roma ne contava 26.



FORTUNA ITALICA

Orazio - ode 35, alla Fortuna di Anzio, libro I:
Te semper anteit saeva Necessitas 
Clavos trabales et cuneos manu
Gestans aena, nec severus
Unqus afiest liquidunque plumbum. 

Te Spe et albo rara Fides colit
Velata panno nec comitem abnegat
Utcunque mutata patentes
Veste domo inimica linquis.

Te sempre precede la dura Necessità
portando nella sua mano di bronzo
chiodi da travi e cunei nè le manca
il fiero arpione e il piombo liquido.

Te accompagna la Speranza e la rara Fedeltà
di panno bianco velata, la quale non ti rifiuta
la sua compagnia allorchè tu, mutata veste e fatta nemica,
abbandoni le case dei potenti.

Dea primigenia di nascita, vita e morte. Come Dea della nascita assisteva ai parti e faceva nascere le piante. Come Dea della crescita faceva crescere le piante e gli animali, nonchè le persone assumendo il ruolo di medica, cioè guaritrice; come accrescitrice delle piante era Dea del raccolto, da cui la cornucopia.

Come Dea della morte era Dea della guerra e della giustizia che punisce i reati, da cui l'elmo da battaglia. Determinando la vita e la morte era legata agli oracoli.

Senza dubbio un'antica Dea italica prima che romana.
I romani però attribuivano l'introduzione del culto a Servio Tullio, il re che fu straordinariamente favorito dalla Fortuna, alla quale dedicò ben ventisei templi nella capitale, ciascuno con un'epiclesi diversa. Si narra che la Dea l'avesse amato, nonostante fosse un mortale e si introducesse nottetempo nella sua stanza attraverso una finestrella. Per questo una statua del re Servio Tullio si ergeva nel tempio della Dea.

Infatti la Dea aveva anche un aspetto erotico, il che la designa come ex Grande Madre, ma era preposta al fato e alle sorti, per cui nei suoi templi si prediceva il futuro. Il suo aspetto benevolo portava la buona sorte, e quello ostile la malasorte.



FORTUNA ROMANA

Marco Tullio Cicerone, De Divinatione:
"Gli annali di Preneste raccontano che Numerio Suffustio, uomo onesto e ben nato, ricevette in frequenti sogni, all'ultimo anche minacciosi, l'ordine di spaccare una roccia in una determinata località. Atterrito da queste visioni, nonostante che i suoi concittadini lo deridessero, si accinse a fare quel lavoro. Dalla roccia infranta caddero giù delle sorti incise in legno di quercia, con segni di scrittura antica. Quel luogo è oggi circondato da un recinto, in segno di venerazione, presso il tempio di Giove bambino, il quale, effigiato ancora lattante, seduto insieme con Giunone in grembo alla dea Fortuna mentre ne ricerca la mammella, è adorato con grande devozione dalle madri. E dicono che in quel medesimo tempo, là dove ora si trova il tempio della Fortuna, fluì miele da un olivo, e gli arùspici dissero che quelle sorti avrebbero goduto grande fama, e per loro ordine col legno di quell'olivo fu fabbricata un'urna, e lì furono riposte le sorti, le quali oggidì vengono estratte, si dice, per ispirazione della dea Fortuna."

Fortuna è una figura della religione romana, la Dea del caso e del destino, con attributi in parte di Tiche in parte di Ananke, il cui corrispettivo romano era il Fatum, il Fato.

Ma Fortuna era una divinità antica, forse precedente alla fondazione di Roma anche se i romani ne attribuivano l'introduzione del culto a Servio Tullio, il re che più, fra tutti, fu favorito dalla Fortuna, e forse effettivamente introdusse il culto già esistente di una Dea Italica. Servio Tullio dedicò ben 26 templi nell'Urbe alla Dea Fortuna, ciascuno con un diverso attributo della Dea.

Si racconta anche che ella l'avesse amato, benché egli fosse un mortale e che entrasse a casa sua attraverso una finestrella. Una statua del re Servio Tullio si ergeva per questo nel tempio della Dea.

Nel culto della Dea si intrecciavano sia i motivi della fertilità, del destino e quindi dell'oracolo. Nel santuario prenestino il culto ufficiale alla Fortuna era gestito dai patres e dai sacerdoti virili, mentre quello femminile delle matres era legato alla fecondità e all'oracolo. Sempre a Preneste furono venerate in coincidenza Fortuna e Iside, spesso sovrapposte tra loro come avveniva anche a Roma.

Le fonti antiche affermano che esistevano due statue della Dea Fortuna: una di bronzo dorato e una di marmo bianco, nella posa di allattare Giove bambino. Questo sottolinea il lato Primigenio della Dea, come antica Grande Madre da cui tutti gli Dei provengono.

Sulla più alta terrazza del tempio di Preneste, dove, secondo Cicerone, l’olivo avrebbe secreto miracolosamente del miele, si trovava la statua guerriera della Fortuna, posta ad un gradino più elevato di quella materna del santuario situato al livello inferiore, quindi Dea della guerra e della morte.
Ritorna dunque il triplice aspetto della Dea Primigenia, cioè la Natura: colei che dà la vita, che accresce e nutre, e coli che dà la morte.

La Dea romana secondo alcuni deriva dalla Tiche greca, per altri dalla Dea Fortuna etrusca, che nell'iconografia era sempre velata.

Dalla fine del terzo secolo a.c. sorse il culto di Stato della Fortuna Publica Populi Romani (La Buona Fortuna Ufficiale del Popolo Romano). Fu anche Dea del mare e protettrice dei naviganti per cui ebbe l'attributo del timone.
C'era un suo tempio a Roma e nelle altre città che era situato fuori dalle mura, quale Dea protettrice dalle incursioni estranee.



ATTRIBUTI

La cornucopia, la corona sul capo, a seno nudo con un elmo sulla testa, la sfera, la corona turrita, la corona di raggi solari. Più tardi la ruota, il timone, le corna di vacca.



FORTUNAE AEDES

Esistevano tre templi di Fortuna sul Quirinale, giusto entro porta Collina, che davano il loro nome al distretto.
Vitruvio III.2.2: "huius autem (sc. aedis in antis) exemplar erit ad tres Fortunas ex tribus quae est proxime portam Collinam" Crinagoras Anth. app. iv.40 = 48 ed. Rubensohn.

Infatti c'era la festa del Templum Fortunae Primigeniae in Colle, celebrata il 13 novembre in onore della Dea Fortuna Primigenia in Colle, ossia sul Quirinalis.

Il principale di questi tre sembra fosse quello della Dea prenestina che era conosciuta ufficialmente a Roma come  Fortuna publica populi Romani Quiritium primigenia (Fast. Caer. ad VIII Kal. Iun., CIL I2, p213, 319).

Eccone le epigrafi rinvenute:
- Fortunae p(ublicae) p(opuli) R(omani) Q(uiritium) in colle Quirin(ali);
Fast. Esquil. ad eand. diem, CIL I2 p211:
- Fortunae public(ae) p(opuli) R(omani) in coll(e);

e quelle citate:
Fast. Venus. ib.: Fortun(ae) Prim(igeniae) in coll(e);
Fast. Ant. ap. NS 1921, 96,
For. PRQ; Ov. Fast. V.729:
populi Fortuna potentis publica; Lydus de mens. iv.7).


Lanciani

Cherubino Alberti a e. 42 del tomo II dei disegni ha lasciato ricordo nell'aedes Fortunae di una sagoma elegante di cornice, accompagnato dalla seguente strana leggenda: « questo cornice ne ei tèplum Santa marie eziache sopra a 2 colonne anzi l'altare grande, nove m e più».



TEMPLUM FORTUNAE PUBLICAE IN COLLE QUIRINALI

Festa celebrata il 25 maggio in onore della dea Fortuna Publica Populi Romani. Si ricordava la dedicatio del tempio sul Quirinalis effettuata da Q. Marcius Ralla nel 194 a.c.
Il tempio era stato offerto da P. Sempronius Sophus nel 204 a.c. all'inizio della battaglia di Crotone contro il generale cartaginese Annibale, (Liv. XXIX. 36.8: si eo die hostis fudisset), e ridedicato nel 194 da Q. Marcius Ralla (Liv. XXXIV.53) probabilmente questo è il tempio a cui si riferiva. Il giorno della dedica fu il 25 Maggio, e dovrebbe essere il tempio in cui vennero osservati i prodigi del  169 a.c. (Liv. XLIII.13: "in aede Primigeniae Fortunae quae in colle est".



TEMPLUM FORTUNAE PUBLICAE CITERIOR IN COLLE

Il secondo di questi tre templi fu dedicato alla Fortuna publica citerior — che era più vicino degli altri all'urbe — e la sua festa cadeva il 5 Aprile,  in onore di Fortuna Publica Citerior in Colle, ossia sul Quirinalis. Si ricordava la dedicatio del tempio.
(Fast. Praen. ad Non. Apr., CIL I2, p235, 315:
Fortunae publicae citerio(ri) in colle;
Fast. Ant. ap. NS 1921, 91;
Ov. Fast. IV.375‑376),

ma nulla si sa della sua storia. Uno di questi due templi è forse quello riferito da Cassius Dio nel 47 a.c. che confinava, sempre che non fosse al loro interno, coi giardini di Cesare che stavano giusto vicino porta Collina.


FORTUNA PRIMIGENIA IN COLLE

Il terzo di questi templi sembra essere quello menzionato solo due volte, in Fast. Arval. ad Id. Nov., CIL I2, p215, 335: Fortun(ae) Prim(igeniae) in c(olle), e in Fast. Ant. ap. NS 1921, 117: Fortun(ae) Prim(igeniae), la cui festa si celebrava il 13 Novembre.

Uno di questi tre Templi è menzionato da Vitruvio come esempio di tempio  in antis, ma non si sa quale; e il podio e le fondazioni di uno degli altri due debbono essere stati scoperti all'angolo tra via Flavia e via Servio Tullio (LF 10; LR 421). Altre tracce si ebbero nei dintorni (BC 1872‑3, 201‑211, 233, 243, 248; see AZ 1872, 77‑79; WR 261; HJ 413‑414; RE VII.28‑29; Rosch. I.1516‑1518; Gilb. III.372).
Un epigramma è indirizzato al nipote e omonimo dello storico C. Sallustius Crispus, che aveva adottato  e che morì nel 20 d.c. (Pros. III.159.61; HJ 430, n104).


Uno di questi tre è menzionato da Vitruvio come esempio di tempio  in antis; e il podio e le fondazioni di uno degli altri due debbono essere stati scoperti all'angolo tra via Flavia e via Servio Tullio (LF 10; LR 421). Altre tracce si ebbero nei dintorni (BC 1872‑3, 201‑211, 233, 243, 248; see AZ 1872, 77‑79; WR 261; HJ 413‑414; RE VII.28‑29; Rosch. I.1516‑1518; Gilb. III.372).
Un epigramma è indirizzato al nipote e omonimo dello storico C. Sallustius Crispus, che aveva adottato  e che morì nel 20 d.c. (Pros. III.159.61; HJ 430, n104).


LA FORTUNA PRIMIGENIA


A Palestrina nel tempio della Dea Fortuna Primigenia, cioè la prima nata tra gli Dei, sulla "terrazza degli emicicli", davanti all'esedra di destra, si conserva un pozzo identificato con quello in cui, secondo Cicerone, il nobile prenestino Numerio Sufficio avrebbe rinvenuto le sorti, le tavolette di legno da cui si traevano auspici per il futuro.

POZZO DEGLI ORACOLI
Presumibilmente gli oracoli venivano redatti all'interno del pozzo da una invisibile sacerdotessa.

All'interno del pozzo si calava un fanciullo che, appena ricevuti i responsi, consegnava le tavolette a coloro che avevano posto le domande e che avevano fornito il pagamento dovuto.

Il gigantesco tempio già nel IV sec. occupava l’intero colle con un sistema di terrazze che saliva per gradi sino in cima, dove si trovava il tempio più interno, e ogni tappa del viaggio ascensionale era segnata da vari livelli, con scalinate, rampe, stazioni. Tutto il complesso aveva l’aspetto di un sistema geometrico costruito in asse col tempio più alto e con la statua della Grande Dea.

Fortuna non era solo la Dea con la cornucopia dell’abbondanza, e pertanto della fertilità e delle nascite, ma anche quella, ricorrente specialmente sulle monete, di una Dea con la corona sul capo che brandisce uno scettro, nonchè un’altra a seno nudo con un elmo sulla testa. Contrariamente alle ingenue disgressioni che vorrebbero il termine primigenia collegata alla protezione delle nascite, è evidente trattarsi della Dea primigenia, colei che nasce per prima e partorisce da vergine tutti gli Dei. Primigenia è la "nata per prima".

Tutte le Grandi Madri avevano tre aspetti:
  • Quella che dà la vita e pertanto connessa alla fertilità dei campi, nonchè della riproduzione di uomini e bestie e quindi preposta anche alla sessualità.
  • Quella che nutre e che fa crescere, facendo maturare le spighe e i campi.
  • Quella che fa morire, quindi Dea dell'oltretomba e pure Dea della guerra che appunto porta la morte.
Su questa trinità non c'erano dubbi anticamente, perchè la Dea era la natura. La religione romana traspose il concetto suddividendo la carica nella triade Capitolina, formata da un Dio e due Dee, la religione cattolica ne erediterà ancora il concetto di trinità abolendo la figura femminile e facendone un sacro mistero non riuscendo a spiegarlo in alcun modo.

Sulla più alta terrazza del tempio della Fortuna Primigenia, là dove, secondo Cicerone, l’olivo avrebbe secreto miracolosamente del miele, si trovava la statua guerriera della Fortuna, posta ad un gradino più elevato di quella materna del santuario situato livello inferiore, perchè la guerra era sostanziale per i Romani.

"Fortuna enim caeca est: iustitiam ignorat, misericordiae non obtemperat, saepe inimicitiarum livorisque causa est." Quindi la fortuna è cieca, ignora la giustizia e la misericordia, e spesso è causa di livore e inimicizia. Ma nonostante le lamentele i Romani adoravano la Dea, soprattutto le matrone.



NOMI

Fortuna Folianensis - del territorio di Fogliano.
Fortuna Primigenia - la Dea da cui provengono tutti gli Dei.
Fors Fortuna - santuario al primo miglio della via Campana. Le fonti latine attestano in Riva destra il culto pagano della Dea Fortuna, la forte, "Fors, huius aedes Transtiberim est". Ne sono noti tre templi: uno a Pietra Papa, uno al complesso arvalico della Magliana e uno agli Orti di Cesare.
Fortuna Virile - Dea della pudicizia e della fecondità, virile nel senso di forza, vir.
Fortuna Averrunca - che allontana la sventura. Detta anche Mala Fortuna, ma sempre propiziatoria.
Fortuna Barbata - che accompagna i ragazzi fino al raggiungimento della barba.
Fortuna Publica Populi Romani - che protegge il popolo romano.
Fortuna Privata - di un cittadino.
Fortuna Muliebris - che protegge le donne.
Fortuna Annonaria che protegge le scorte di grano.
Fortuna Brevis - che protegge in una singola situazione.
Fortuna Reducis - che protegge i reduci.
Fortuna Respiciens - che guarda indietro, sana i guai provenienti dal passato.
Fortuna Huiusce Diei - la fortuna del giorno presente, che provvede in quel giorno stesso.
Fortuna Bona - che procura la buona sorte.
Fortuna Comes - che precede il buon cammino, specie dei viaggiatori.
Fortuna Obsequentes - che segue.
Fortuna Volubilis - che cambia.
Fortuna Perpetua - che accompagna sempre.
Fortuna Felix - che dà prosperità.
Fortuna Libera - che protegge gli uomini.
Fortuna Liberarum - che protegge i figli maschi.
Fortuna Virginalis - che protegge le figlie femmine.
Fortuna Equestris - che protegge gli Equites, i cavalieri.
Fortuna Manens - che resta, non si allontana.




FESTE


Fortuna Redux

Festa celebrata il 15 dicembre in onore della Fortuna Redux, la divinità che proteggeva i combattenti e li faceva tornare a casa vittoriosi. Il senato fece costruire nel 19 a.c. un tempio dedicato alla Fortuna Redux per commemorare il ritorno dell'imperatore Augustus dall'Oriente. Un altro tempio venne consacrato dall'imperatore Domitianus nel 93 d.c. dopo la campagna contro i Germani.


Fortuna virilis

Si festeggiava il I aprile in onore della Dea Fortuna Virile.


Augustalia

Giochi celebrati dal 3 al 12 ottobre. Vennero stabiliti a ricordo del ritorno trionfale dell'imperatore Augustus dall'Oriente il 12 ottobre del 19 a.c. Ebbero anche il nome di Ludi Divi Augusti et Fortunae Reducis.


Templum Fortunae in Foro Boario

Festa celebrata l'11 giugno in onore della dea Fortuna. Si ricordava la dedicatio del tempio costruito nel Forum Boarium.


Templum Fortunae Muliebris in via Latina

Festa celebrata il 6 luglio in onore della dea Fortuna Muliebris. Si ricordava la dedicatio del tempio sito al quarto miglio della via Latina. Potevano partecipare al culto solo le donne sposate una sola volta, come nei Matralia.

Secondo la tradizione, la sacerdotessa di questo culto era una matrona maritata in prime nozze. La storia che narrano le fonti, pone la fondazione del santuario di Fortuna Muliebris nel contesto della guerra contro Coriolano: di fronte all’impotenza degli uomini, le donne guidate dalla madre e dalla moglie di Coriolano, si recarono in processione nel suo campo e riuscirono a fargli togliere l’assedio.

Per commemorare questo evento, le autorità romane decisero di accordare alle donne un privilegio che desiderassero: esse chiesero che un santuario di Fortuna Muliebris venisse costruito sul luogo che era stato il teatro del loro successo e che ogni anno avessero il diritto di celebrarvi un sacrificio. In tale contesto l’aspetto più significativo è rappresentato dal fatto che le matrone agivano come uomini nella guerra, così come nel culto effettuando sacrifici.


Templum Fortunae Primigeniae in Colle

Festa celebrata il 13 novembre in onore della Dea Fortuna Primigenia in Colle, ossia sul Quirinalis.


Templum Fortunae Publicae in Colle Quirinali

Festa celebrata il 25 maggio in onore della dea Fortuna Publica Populi Romani. Si ricordava la dedicatio del tempio sul Quirinalis effettuata da Q. Marcius Ralla nel 194 a.c. Il tempio era stato offerto da P. Sempronius Sophus nel 204 a.c. all'inizio della battaglia di Crotone contro il generale cartaginese Annibale.


Templum Fortunae Publicae Citerior in Colle

Festa celebrata il 5 aprile in onore di Fortuna Publica Citerior in Colle, ossia sul Quirinalis. Si ricordava la dedicatio del tempio.




TEMPLI


Tempio di Fortuna Publica Populi Romani Quiritium Primigenia

Si tratta di uno dei tre templi di Fortuna sul Quirinale, dove si adorava la Fortuna Primigenia, divinità protettrice di Preneste (oggi Palestrina). Il tempio, come narra Livio, era stato votato nel 204 a.c. dal console Publio Sempronio Tuditano, prima della battaglia di Crotone contro Annibale e dedicato il 25 maggio 184 a.c. da Quinto Marcio Ralla. Si tratta probabilmente del tempio dove venne riportato un prodigio nel 169 a.c.: sempre Livio riporta come un custode del tempio di Fortuna sul Quirinale avesse assistito a un albero di palma nascere miracolosamente nel tempio e a una goccia di sangue cadere in pieno giorno, mentre in un altro tempio di Fortuna un diverso custode aveva osservato l'apparizione prodigiosa di un serpente crestato.


Tempio della Fortuna Virile

Il Tempio della Fortuna Virile sorge a vicino all'antico porto fluviale di Roma, il Portus Tiberinus, nella zona del Velabro, all'interno del foro Boario, fra i colli Quirinale e Aventino, molto vicino al tempio di Vesta. Per alcuni invece sarebbe dedicato a Portunus, antica divinità del fiume e dei porti.

E' un tempietto rettangolare, costruito su un podio in muratura rivestito di travertino con semicolonne ioniche addossate alla cella in blocchi di tufo. Dalla gradinata (rifatta) del tempio si giunge al pronao con quattro colonne ioniche scanalate e con una colonna sui due lati, con basi e capitelli in travertino. Le colonne e le semicolonne erano anticamente rivestite con intonaco per imitare il marmo. Il cornicione è ornato da dentelli di pietra.

Il tempio è uno dei pochi dell'età repubblicana arrivati integri, grazie alla trasformazione in chiesa nel 9° secolo d.c.
È nota l'esistenza di questo tempio a partire dal VI secolo a.c., ricostruito insieme ad altri templi verso la seconda metà del II secolo a.c. a causa del pericolo di inondazioni del Tevere: tutta la zona fu rialzata con un terrapieno verso la fine del III secolo a.c. Un rifacimento del I secolo a.c. gli ha conferito l'aspetto attuale.


Tempio della Fortuna Huiusce Diei a Largo Argentina

Il tempio in questione è il tempio rotondo, dedicato alla Aedes Fortunae Huiusce Diei, cioè "La Fortuna del Giorno Presente", fatto costruire dal console Quinto Lutazio Catulo, collega di Gaio Mario, per celebrare la vittoria contro i Cimbri del 101 a.c. a Vercelli.

Oltre al basamento ne rimangono sei colonne, che originariamente circondavano tutto il tempio. Il podio è modanato, la cella è circolare e in opera incerta. Le colonne erano in tufo coperte di stucco con le basi e i capitelli in marmo.

In un secondo periodo si abbatterono le pareti della cella e si costruirono dei tramezzi in tufo tra colonna e colonna, si allargò il podio e poi si chiuse anche la facciata esterna. La Dea doveva essere rappresentata dalla gigantesca statua i cui resti marmorei, testa, armi e gambe, oggi conservati presso la Centrale Montemartini, sono stati ritrovati accanto al tempio. Le altre parti del corpo, coperte da una veste di bronzo, sono andate perdute.

Approfondimenti: AREA SACRA TORRE ARGENTINA



Tempio della Fortuna Respiciens

Un tempio localizzato nella parte centrale del versante orientale del Palatino (vedi)


Tempio della Fortuna Dubia

"Il Ligorio stesso ne parla più volte. Cod. paris. 1129, e. 384: Nella XIII regione dell'Aventino presso la riva del Tevere fu il tempio della Fortuna Dubia nel quale i nostri cristiani edificarono la chiesa di sant'Hermo la quale ai nostri giorni è stata anco spianata da monsignor Consaga decano della reverenda camera apostolica per essere detta chiesa già abandonata et privata delle sue entrate et ridotta senza tetto et senza custodia. Fu dunque il tempio della Fortuna in questo luogo dove è il giardino del Signor Alfonso Consaga ».
Nella casa di M : Achille Mafeo si trova questa base (Ti. CI. Severo decuriali lictori patrono corporis piscat. et urinat.) la quale fu trovata presso la ripa tiberina alle rovine del tempio de Portumno già consecrato à san Hermo, et ultimamente annullato la chiesa et ridotta in privato uso la dove è il casamento dell'Orto di Consaga » .
Ligorio nomina una terza volta questi luoghi nel tomo XXIII « presso la riva del Tevere (fu la chiesa) di s. Hermo sotto le radici del monte Aventino ove ora è ridotta in piano et fatto giardino della nobilissima et illustre famiglia Conzaga». Vedi Armellini, Chiese, p. 609 e CIL. 1872. 

Sotto il pontificato di Pio IV furono cavati alla Marmoràta infiniti marmi e fusti di colonne grezzi di cava, come sarà descritto a suo luogo. Forse a questi tempi appartiene il ricordo 94 del Vacca: « vicino il Tevere della banda verso Testacelo in una vigna del cavalier Sorrentino (vedi tomo II, p. 25, e 84) furono cavati gran quantità di mischi africani, e porta santa, abbozzati ad uso di cava, e colonne di marmo saligno e cipollino pure abbozzate; e due Lupercali bellissimi, li quali tenevano grappi d'uva in mano, appoggiati ad un troncone, nel quale vi era attaccata una pelle di Caprio, e dentro a detta pelle vi erano involti alcuni conigli. Vi fu trovata anche una testa di marmo d'un colosso, che dal mento al cominciar de capelli era sette palmi: e la comprò uno scarpellino vicino l'arco di Portogallo ».


Tempio della Fortuna Euelpis

Detto anche tempio della Bonae Spei, della "Buona Speranza" era un tempio di Roma antica, situato sul colle Quirinale, lungo il Vicus Longus, equivalente all'attuale via Nazionale. Si tratta di uno dei templi di Fortuna che Plutarco attribuiva alla fondazione di Servio Tullio. L'edificio sacro era vicino al tempio di Spes, secondo un'accoppiata tra le divinità nota anche su alcune monete. Non si conoscono ulteriori notizie e la localizzazione esatta del tempio è ancora ignota.


Tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina

Il tempio si stendeva su tutta la superficie ora occupata oggi da Palestrina e incominciava da Via degli Arcioni rastremandosi verso l'alto, ricco di gradinate, di portici, di esedre, di archi, di colonne, di statue, di fontane.

Poggiava su di un muraglione in opus quadratum preceduto da un portico. A mezzo di scale laterali si accedeva al 1° ripiano, ove ora sono il parco e le rovine del palazzetto Barberini distrutto dalla guerra.

Da qui una gradinata portava al 2° ripiano detto delle aule perché vi risiedeva l'oracolo. Per altre scalinate si giungeva al 3° al 4° ripiano dove troneggiava un porticato rettangolare con un grande emiciclo coronato a volta, da un tempietto con la statua della dea, oggi Palazzo Baronale dei Barberini e sede del Museo.

 Il complesso monumentale risale probabilmente alla metà del II° sec. a.c., ma già Silla lo restaurò nel secolo seguente. Secondo la testimonianza di Cicerone, vi si potevano raccogliere gli oracoli della Dea Fortuna.


Tempio della Fortuna a Pompei

In Via della Fortuna, a Pompei, si trovava il Tempio della Fortuna Augusta, eretto a spese del duoviro Marco Tullio, su suolo di sua proprietà. Il tempio sorgeva su un podio ed era preceduto da una gradinata con platea per l'ara.

La cella, preceduta da un pronao con quattro colonne sulla fronte e tre sui lati, aveva sul fondo un'edicola per la statua della Fortuna, e ai lati quattro nicchie per statue onorarie.





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