JERASH - GERASA (Giordania)



L'ARCO DI ADRIANO
Qui sopra l’Arco di Adriano edificato nel 129 d.c. in onore dell’imperatore Adriano, un arco di trionfo in onore della visita dell'imperatore nella città. La visita di un imperatore romano in genere era di grande beneficio perchè egli osservava e comandava i nuovi edifici monumentali che faceva costruire nella città per aumentarne la bellezza, gli agi e lo sviluppo economico. Il Monumento, di splendida fattura, è un po' il simbolo di Jerash ed essendo stato eseguito in pietra locale, è interamente di colore ocra

Jerash, ovvero Gerasa, ovvero l'antica Antiochia di Giordania (c'è un'Antiochia anche in Siria) che si trova a circa 60 km da Amman, fu fondata successivamente alla morte di Alessandro Magno con il nome di Antiochia sul Fiume d’Oro, una notevole città importante di cultura greca, capitale e più grande città del Governatorato di Jerash, Giordania.

RICOSTRUZIONE DI JERASH
Venne conquistata dal pazzo e crudele Alessandro Ianneo nell'84 a.c., che, pur essendo di cultura greca, obbligò tutti i sudditi sia greci che siriaci, alla conversione all'ebraismo, finchè non venne sconfitto da Aulo Gabinio, governatore romano della Siria.

Si mantenne di profilo greco fino al 63 a.c. quando cadde sotto la dominazione romana che ne decise una totale ricostruzione. La pianta greca a raggiera venne pertanto eliminata e la città ricostruita secondo lo schema romano, vale a dire sulla scacchiera ricavata dall'intersecarsi a 90 ° del cardo e del decumano, dai quali si dipartivano le vie secondarie.

IL CARDO MAXIMUS

IL VIALE DI ACCESSO

E' una via colonnata, con basamenti e capitelli più o meno ben conservati, unitamente a qualche architrave, tutto in pietra calcarea locale, da cui svoltando si può raggiungere la piazza ovale. Essa costituisce il cardo massimo, che andrà a incrociare il decumano massimo secondo l'urbanistica romana usata in tutto l'impero.

RICOSTRUZIONE DEL CARDO MAXIMUS
Il viale inquadra l’Arco di Adriano, anche se non con molta precisione, tanto è vero che talvolta sia le pietre che le colonne sembrano avere leggere deviazioni per poi tornare all'Arco sul fondo.
Evidentemente le maestranze erano locali e non brillanti come quelle delle legioni romane che eseguivano qualsiasi lavoro di edilizia con grande ingegno e con grande precisione.

Le sue più importanti porte di accesso alla città erano: la Porta di Philadelphia a sud (verso Amman) e la Porta di Damasco a nord. In tutto le porte erano quattro.

LA PORTA DI PHILADELPHIA A SUD
La Porta Sud faceva da ingresso ai viaggiatori che arrivavano da Philadelphia (Amman). Le mura rimaste accanto alla Porta risalgono agli anni 60 - 70 d.c., costruite in difesa della città quando questa venne adattata adattata al sistema urbanistico romano. La parte di mura attualmente visibili risale al IV secolo, appunto di successive ristrutturazioni.
Come l'Arco di Adriano, la Porta Sud presenta una decorazione di foglie d'acanto, con scanalature e nicchie. Da qui si accedeva al nucleo monumentale di Gerasa, agli edifici di culto e a quelli istituzionali. La zona residenziale era collocata dove ora si estende purtroppo la città moderna.

Un’ulteriore evoluzione si ebbe nel 313 d.C. a seguito del riconoscimento della religione cristiana come ufficiale, fatto che diede il via alla costruzione di numerose chiese.

In questo periodo Jerash è una città ricca, un crocevia di commerci e culture provenienti dalle zone dell’Iraq, dell’Arabia Saudita e da tutto il Medio Oriente, pervasa da un clima di pacifica convivenza come dimostrano le testimonianze dell’esistenza di almeno venti chiese sul suo territorio.Nel 1747 infatti un terribile terremoto si abbatte sulla città radendola quasi completamente al suolo e lasciando i pochi abitanti sopravvissuti incapaci di porre rimedio a questa catastrofe. Il declino di Jerash fu inevitabile e la città venne dimenticata nei secoli, fino al 1900, anno della sua ‘riscoperta’.

Per l’esattezza una piccola parte di Jerash era scampata al cataclisma, ma rappresentava il passato e il ricordo di una città ormai scomparsa. La nuova Jerash crebbe a pochi chilometri di distanza ed è oggi visibile dal sito archeologico.

IL FORO OVALE
Avanzando lungo il viale all’ombra delle massicce mura ci si addentra in quello che un tempo era il cuore cittadino, un inusuale foro ellittico in buono stato di conservazione. Parecchie delle colonne che lo attorniano sono state riposizionate grazie all'utilizzo dell'esercito, che ha ripristinato la stupefacente scenografia di questo ampio spazio colonnato, che si prolunga elegantemente nel rettilineo del Cardo Maximus pure colonnato.

L'ampia spianata quasi ovale, che misura 90 metri nella sua parte più lunga e 80 metri nella parte più larga e si estende ai piedi dell'altura su cui svetta il tempio di Zeus è tutta lastricata in pietra calcarea. La parte centrale evidenzia una lastricatura ovoidale più antica, che si dice costituisse la primitiva piazza, di dimensioni ridotte, appartenente alla precedente città greca; l'espansione successiva della città romana portò alla necessità di un suo ampliamento alle dimensioni attuali.

Le colonne che la circondano hanno capitelli ionici del I secolo d.c., sui quali corre per tutto il perimetro un architrave decorato. Nella zona centrale più antica vi sono le fondamenta di una struttura quadrata, che si pensa fosse la base di un monumento, che nel VII secolo fu convertito in fontana.

L'IPPODROMO

L'IPPODROMO

E' l'impianto più grande della città con una lunghezza di 245 m e una larghezza di 51 metri, risalente ai secoli II - III d.c. dell'impero romano, quando poteva accogliere fino a 15.000 spettatori. Un lato corto dell'ippodromo è delimitato dall'Arco di Adriano.

Sulla strada che lo costeggia nel senso della lunghezza sono stati trovati i resti di un piccolo edificio di culto, la chiesa del vescovo Mariano, che si fa risalire al 570, sicuramente sorto su un preesistente tempio romano. Esso durò più a lungo del teatro perchè le corse dei cavalli e le scommesse erano ben tollerate dai cristiani, tanto più che, al contrario dell'epoca pagana, vi erano bandite le donne.

Comunque l'ippodromo è molto poco conservato avendo fatto da cava di pietre per le chiese e gli edifici successivi. Proseguendo lungo questa strada, in direzione del foro e del centro della città, si giunge alla Porta Sud e alle mura.

IL TEATRO SUD

IL TEATRO SUD

In cima all’altura si trova inoltre un altro edificio, è l’anfiteatro greco risalente al 90 d.c. che ci si presenta oggi quasi intatto nonostante gli avvenimenti.

Le sedute sono pressoché integre e la struttura ha mantenuto intatta la sua acustica, al punto che talvolta, sul palcoscenico (realizzato dai romani che vi aggiunsero i corridoi per gli attori) vengono messe in scena alcune rappresentazioni teatrali. Rinvenimenti fatti in loco evidenziano l’invenzione del biglietto e anche la partecipazione della donna alla rappresentazione teatrale.

In effetti fu il cristianesimo a demonizzare sia la donna che i teatri, essendo luoghi peccaminosi dove lavoravano le artiste che spesso sfoggiavano le loro forme procaci.

Risalgo le alte gradinate fino in cima, per osservare il teatro dall’alto, da quassù si vede benissimo la città nuova, mentre guardando dall’alto il sito archeologico vedo il colonnato lungo il cardo maximus e la piazza.

IL TEATRO NORD

IL TEATRO NORD

Il Teatro nord è più piccolo del Teatro sud, ed era utilizzato non per gli spettacoli teatrali come nel teatro sud, ma per esecuzioni musicali e declamazioni poetiche. La sua inaugurazione è datata al 164 - 165 d.c. e fu usato fino al V - VI secolo, venendo più volte ristrutturato. Sugli architravi si vedono iscrizioni in greco che citano personaggi della famiglia imperiale dei Severi. I posti a sedere sono numerati, oppure intitolati ad una tribù, e ciascuna fila di sedili della cavea è dedicata ad una divinità.

Ebbe vita più lunga del teatro sud non contemplando spettacoli di recitazione che vennero proibiti dal cristianesimo per tutto il medioevo, tanto che durante l'evo oscuro venne sostituito da teatrini itineranti, disprezzati ed ostacolati ancora dalla chiesa che definì guitti gli attori.

Lo stato di conservazione del teatro è molto buono, grazie ad un massiccio intervento di restauro e di ricostruzione, soprattutto della scena. La pavimentazione della zona centrale della cavea è stata rifatta, utilizzando in parte anche pezzi recuperati dell'antica pavimentazione originale.

TEMPIO DI ZEUS

IL TEMPIO DI ZEUS

Edificato su una altura su un precedente santuario dell'età del Ferro, il tempio di Zeus è uno dei più importanti monumenti della Gerasa antica e domina la città, fra la Piazza Ovale (Foro) e il Teatro Sud.
RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO DI ZEUS
Il tempio risale al 162-163 d.c., quando venne edificato dai romani. Si sale al tempio attraverso una monumentale scala che conduce ad una ampia terrazza con resti di un altare che pare risalire al precedente tempio.

Dal piazzale antistante i resti (la spianata di Zeus) si gode una splendida vista di tutto il sito archeologico, ed in particolare del sottostante Foro ellittico da cui si diparte il Cardo Maximus colonnato.

IL TEMPIO DI ARTEMIDE

IL TEMPIO DI ARTEMIDE

Una curiosità molto apprezzata dai turisti in questo tempio è che le colonne, realizzate ad incastro, oscillano molto lievemente, soprattutto nei giorni di vento, di modo che, invitati dalle guide turistiche, i visitatori, infilando nelle fessure un cucchiaino, ne osservano il dondolio.

RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO DI ARTEMIDE
Ma molto più interessante è la bellezza del tempio e delle colonne corinzie, dato che il santuario era molto seguito al suo tempo per cui venne ampliato ed abbellito, con due scalinate che dai propilei conducevano ad un ampio cortile porticato in stile corinzio.

Una monumentale scalinata conduceva al temenos. La scala di sette rampe, ognuna formata da sette scalini, era costruita in modo tale che guardandola dal basso sembrava che non ci fossero interruzioni fra le rampe, ma fosse una sola ininterrotta salita; guardandola dall'alto non si scorgono gli scalini, cosìcchè appare come una unica piattaforma. 

Questa ingegnosa illusione ottica era merito dei raffinati architetti romani in epoca bizantina e in epoca omayyade il tempio di Artemide ospitò botteghe di vasai; una parte della costruzione venne anche trasformata in castello dagli Atabeg di Damasco, castello che venne distrutto da Baldovino II, re di Gerusalemme. Il che dimostra che solo la religione romana fu tollerante con le altre religioni esistenti.

IL NINFEO

IL NINFEO

Il Ninfeo era un importante punto di ritrovo nel centro cittadino, per la sua bellezza, per il suo spazio e per la sua frescura, grazie all'acqua che fluiva dalla bella fontana grazie ad un ingegnoso sistema di condutture che la convogliavano qui da lontano.

RICOSTRUZIONE DEL NINFEO
Sgorgava da più bocche, e ricadeva in più bacini per poi scendere sulla strada dove, funzionando da pulizia della strada, veniva raccolta con un sistema di canali che la conduceva ai due lati opposti della strada, grazie alla sapiente pendenza dei canali sotterranei sotto il cardo maximus.

Il ninfeo, edificato nel II secolo d.c., era consacrato alle Ninfe divinità delle fonti, sormontato da una semicupola adorna di statue (di ninfe varie) e rivestita di marmi al piano terreno e di stucchi al primo piano. Naturalmente le statue furono, come negli altri monumenti, le prime a cadere sotto le mani degli iconoclasti cristiani prima e musulmani poi.

LA CATTEDRALE
Quasi al centro del cardo maximus, vicino al ninfeo, si possono vedere i resti della Cattedrale, che si ritiene sia stata edificata nel 365 nel medesimo luogo in cui sorgeva in epoca pagana il tempio di Dioniso, per quella abitudine cristiana di abbattere i templi pagani riutilizzandone pietre e ornamenti per il tempio del nuovo culto. Insomma fu il cristianesimo a decidere il culto dei cittadini e non i cittadini stessi. 

Si è conservata poca cosa però si riconosce la pianta basilicale della costruzione che presenta ancora un maestoso portale di accesso con ricche decorazioni a bassorilievo.  Sul retro c'è una zona ben pavimentata, con un portico a colonne ioniche e corinzie, che costituiva l'atrio della chiesa nella quale si celebrava la commemorazione annuale del miracolo delle nozze di Cana, nella vasca quadrata al centro, riedizione della festa del vino celebrata in onore di Dioniso.

PAVIMENTO CHIESA S. COSMA E DAMIANO

CHIESA SANTI COSMA E DAMIANO

Ed ecco qui in alto un bel pavimento mosaicale quale vestigia della chiesa bizantina dei santi Cosma e Damiano, dove erano aggregate altre chiese, anche se le immagini ricche di animali, personaggi, piante e motivi geometrici, senza il minimo accenno ad un'immagine cristiana, suggeriscono un pavimento laico, probabilmente appartenente ad una estesa villa romana.



TETRAPILO NORD

I Tetrapili erano archi a quattro fornici nelle quattro direzioni usati dai romani a guarnizioni di intersezioni stradali, dove si ponevano immagini degli Dei e dell'Imperatore.Il tetrapilo nord, costruito all'incrocio del cardo con il decumano nord, è opera del II secolo d.c. ed è dedicato a Giulia Domna, moglie dell'imperatore Settimio Severo.

È formato da quattro pilastri uniti da archi, con nicchie e mascheroni a testa di leone da cui sgorgava acqua, con bassorilievi ed incisioni delle divinità del sole e della luna. Evidentemente funzionava anche da fontana sia per bellezza sia per i bisogni della popolazione.

TETRAPILO SUD
Nella parte sud della città, all' incrocio del cardo con il decumano, realizzati nel I secolo d.c., c'è il Terapilo sud, costruito nel III - IV secolo d.c.; molto meno elegante del Tetrapilo nord, d'altronde siamo in periodo di decadenza, con quattro massicce basi quadrate e quattro colonne in granito, circondate da un marciapiede su cui prospettavano ambienti adibiti a bottega, che durante la successiva dominazione islamica furono usati come abitazioni.





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