CAVALLERIA CATAFRATTA



CATAFRATTO ROMANO TARDO IMPERIALE


Il termine "catafratto", "cataphractus" in latino, significa "protetto profondamente", pertanto, in termini moderni, "corazzato".

- I primi riferimenti a cavalieri catafratti, “corazzati”, li troviamo in Senofonte, nell'Anabasi, come l'unità che accompagnava il re persiano Ciro, e riferisce che pure gli stati greci, adottarono in seguito questo tipo di cavalleria pesante.

- Successivamente durante la campagna di Alessandro Magno contro l'Impero Persiano furono impiegati i catafratti, come cavalieri a Guardia del Re dei Re, o di alcuni Satrapi. Erano pertanto una guardia di elite.

- L'esercito partico, anch'esso persiano, era formato da cavalieri leggeri con ottimo uso dell' arco e da cavalieri catafratti, con cavalli completamente protetti, armati di una lancia pesante. Essi funzionavano in cooperazione: quando i catafratti si schieravano per la carica, i legionari, per non essere travolti, dovevano schierarsi a battaglia. Allora intervenivano gli arcieri a cavallo, che li tempestavano di frecce fino a quando non rompevano la formazione per caricare i nemici, rischiando di essere travolti dai catafratti.

L'esercito parto poteva seguire da lontano l'esercito romano, privandolo delle capacità esplorative e di foraggiamento, ed obbligandolo a schierarsi per combattere quando voleva lui, per cui i generali romani preferivano marciare contro la Parthia in territorio montagnoso, inadatto alla cavalleria.
Ma i Romani introdussero una buona cavalleria leggera le sorti mutarono. Quando i legionari si schieravano, la loro cavalleria leggera, armata e protetta meglio di quella Partica, disperdeva gli arcieri a cavallo nemici.

A questo punto, da soli, i catafratti non potevano nulla, poiché caricare contro una salda formazione legionaria era un suicidio.

- Ma la cavalleria catafratta fu usata anzitutto durante l'ultimo grande dall'impero sasanide, l'ultimo iraniano prima della conquista musulmana, un'antica e gloriosa civiltà persiana che influenzò anche l'impero romano.



L'INTELLIGENZA ROMANA

La grande civiltà romana, ineguagliata nella storia per la civiltà delle leggi e dei costumi, ebbe il grande merito di non sentirsi eletta o superiore come razza o come fede, nè temeva di essere contaminata dai costumi o le credenze di altri popoli, per cui attingeva liberamente dagli altrui costumi, armi, armature, culti, espedienti di guerra, o di architettura o di religione, senza alcuna preclusione mentale.

CATAFRATTO ROMANO
Questa civiltà ineguagliata attinse indifferentemente da occidente e da oriente, tesa solo a procurarsi il meglio per il bene del popolo e dell'impero romano. Pertanto venuti i romani a contatto con l'impero sasanide ne vennero colpiti da una triste esperienza di combattimento.

Infatti il re sasanide Shapur sconfisse col suo esercito nel 252 d.c. i Romani a Barbalissos. I sasanidi espugnarono e saccheggiarono Antiochia, poi sconfissero i romani e li assediarono a Edessa dove fecero prigioniero l'imperatore Valeriano che rimase loro prigioniero a vita. La sconfitta era qualcosa che i romani non digerivano, avevano bisogno di frenare qualsiasi desiderio di riscossa dei paesi occupati.

Tanta possanza guerriera stimolò i romani a copiarne alcuni espedienti e tra questi la Cavalleria Catafratta. Il catafratto era dunque un cavaliere, armato di lancia, interamente coperto da un'armatura di lamine di ferro che lo copriva in battaglia, con un cavallo coperto nello stesso modo in lamine di ferro.

Questa pesante protezione fu adottata da persiani, parti, armeni, greci e romani, protraendosi fino nel medioevo. I catafratti divennero preponderanti nell'esito di una battaglia, e soprattutto nelle loro cariche. Venivano utilizzati come un ariete corazzato che travolgeva qualsiasi armata.

- Il primo manuale che parla dei kataphraktoi sono i Praecepta militaria di Niceforo Foca, secondo cui dovevano essere schierati in un gruppo di 384 o 504 uomini in 12 file, in una formazione a cuneo ottimizzata per spezzare il centro dello schieramento nemico.

- Lo storico e generale romano Ammiano Marcellino, che combattè sotto l'imperatore Costanzo II in Gallia e in Persia,descrive così la cavalleria catafratta degli avversari:
« Tutti i loro cavalieri sono ricoperti di metallo e ogni parte del loro corpo è rivestita di spesse placche, perfettamente aderenti alle loro membra. I loro volti metallici erano così perfettamente modellati sulle loro teste che le frecce che cercavano di colpirli, poiché i loro corpi erano interamente ricoperti di metallo, riuscivano a penetrare solo nelle strette fessure che utilizzavano per vedere o in quelle del naso da dove essi riuscivano a respirare un poco d'aria. »
(Ammiano Marcellino, Storie)

CATAFRATTO SASANIDE


LA LORICA ROMANA

Il nome Lorica indicava un'armatura che copriva petto, pancia, fianchi e schiena fino alla cintura, come una corazza. Erano eseguite sempre in acciaio.

Si componeva del corsaletto, o corazza che poteva essere:

- di cuoio
- di metallo, a sua volta: liscia o a lamine, o ad anelli, od a scaglia
- sempre con una camicia di lino interna.
- i vari pezzi erano assicurati alla persona con fermagli o fibbie su ciascuna spalla.

C'erano dunque vari tipi di lorica:


1) LORICA SQUAMATA

- fatta a lamelle poste l'una accanto all'altra; di origine orientale, probabilmente introdotta nell'esercito romano da ausiliari delle provincie orientali e usata dal I sec. d.c..

Era la versione romana della armatura a scaglie, composta da scaglie/squame di metallo di foggia e dimensioni variabili disposte a più strati sovrapposti su di un supporto (cuoio o stoffa) al quale erano agganciate ma non interamente fissate.

Le scaglie erano piastrine metalliche rettangolari con i bordi arrotondati, di ferro o di bronzo, lunghe dai due ai tre cm e forate ai bordi. Venivano stagnate a coppie e poi agganciate a un pezzo di filo di bronzo.

Ogni fila veniva quindi cucita su un tessuto, utilizzando gli stessi fori. Variando la lunghezza delle file di scaglie si poteva ottenere qualsiasi misura:inoltre era facile sostituire i pezzi danneggiati.

Copriva fino alle cosce ma lasciava libere le braccia, non essendo di enorme peso venne usata anche come cavalleria leggera anche se corazzata.


2) LORICA HAMATA:


- è la cotta di maglia di derivazione celtica usata dai legionari.

Oggi è stata rivalutata la tesi sostenuta dallo storico Marco Terenzio Varrone nel De Lingua Latina :

"Lorica, quod e loris de corio crudo pectoralia faciebant; postea subcidit gallica e ferro sub id vocabulum, ex anulis ferrea tunica"

che designava appunto i Celti come inventori della lavorazione "a maglia" del filo di ferro onde ricavarne un apparato difensivo per il tronco, dalle spalle alla coscia, ad un tempo solido ed elastico per proteggere il corpo del guerriero contro i colpi di spada, lancia e giavellotto.

Tra i cavalieri, al posto del rinforzo spallare classico, si diffuse l'uso di una mantellina che proteggeva la parte superiore del corpo, compresa la parte alta delle braccia, mentre per agevolare la posizione in sella veniva praticato un piccolo taglio laterale.
Usata largamente per i catafratti, rivestendo della stessa armatura anche i cavalli.


3) LORICA SEGMENTATA

Vi erano poi i clibanarii, cioè clibani o clivani. con delle spigolature sulle fasce di ferro (le uniche ad oggi ritrovate di epoca romana a presentare spigolature pericolose per il corpo umano). Si pensa corrispondessero appunto alla lorica segmentata.

La corazza a segmenti ferrei di Corbridge, rinvenuto a sud del Vallo di Adriano (120 d.c. circa) è composto da una serie di lamine di acciaio unite tra loro, all'interno, da strisce di cuoio a formare dei segmenti, da qui il nome segmentata.

Questo tipo di corazza risultava più leggera della Lorica hamata, ma meno confortevole rispetto a questa pur mantenendo liberi i movimenti di torso e braccia. Era una sostanziosa protezione che però appesantiva molto il combattente. I legionari loricati della colonna Traiana si dubita portassero corazze di metallo, sarebbe stato estremamente faticoso con indosso una corazza del genere per cui si crede che le armature effigiate fossero in cuoio.

Si presuppone pertanto che la lorica segmentata fosse esclusiva della cavalleria, per cui il loricato si muoveva solo sulla sua cavalcatura da cui agiva usando la lancia, e mai a piedi dove sarebbe stato molto imbarazzato dal peso dell'armatura.

In sintesi la lorica segmentata si suppone usata solo a cavallo e mai a piedi, anche se nelle raffigurazioni compare nella fanteria. Essa era corredata con un elmo altrettanto pesante ed era esclusiva della cavalleria.


4) LORICA MANICA

E' un'armatura di origine gladiatoria, si trattava di una manica d'acciaio che arrivava fino al gomito, per allungarsi poi nel periodo post-augusteo fino all'ascella proteggendo l'intero arto, dalla spalla fino alla mano.

Durante le guerre daciche le truppe romane indossarono la manica insieme alla lorica segmentata, provvista di maniche corte, per proteggersi dalla temibile falce dacica, la lunga spada ricurva che poteva aggirare o trapassare gli scudi romani.

Il suo uso, unitamente agli schinieri di metallo, è evidente nei numerosi bassorilievi che descrivono la campagna in Dacia, tanto nel Tropaeum Traiani ad Adamclisi (in Romania) quanto nella Colonna Traiana a Roma.

Si pensa che le costose loricae manicae, così come la lorica segmentata, venissero date in dotazione solamente ai legionari in possesso della cittadinanza romana e non anche agli auxilia.

Pensiamo però che la ragione non risiedesse nel costo ma nell'uso delle forze auliliari che dovevano essere molto mobili e pertanto leggere.

Sembra venissero usate nei catafratti, con i cavalli completamente ricoperti in lorica hamata, fino al garrese.

Reperti rinvenuti a Carlisle ed in Romania hanno confermato che la manica fosse impiegata presso l'esercito romano durante il I sec., a prescindere dalle guerre di Dacia. Una scultura ad Alba Iulia, in Romania, ne conferma l'uso da parte dell'esercito romano nel II – III sec. d.c.
Naturalmente non rientra nei catafratti la lorica musculata, usata solo dagli alti ufficiali o come armatura da cerimonia.

CAVALLERIA CATRAFATTA DI ISPIRAZIONE SARMATA

CAVALIERI SARMATI

I Sarmati, popolazione di origine Iranica, portarono questo modello di cavalleria nell'area Est e Centro Europea; e, come i loro predecessori Sciti, e a differenza dei catafratti ellenistici o parti, essi usavano non solo il kontos, ma anche l'arco, erano cioè armati in maniera duale.

Delle unità di cavalleria pesante di cavalieri Sarmati entrarono a far parte dell'esercito romano sin dal II sec., soprattuto per l'Imperatore Marco Aurelio (121-180) che formò un'unità di 5000 cavalieri sarmati, per la guarnigione di Bremetenacum Veteranorum, (Ribchester e Lancashire), destinati a presidiare il territorio della Britannia.

Si crede che la leggenda di Re Artù venne ispirata proprio dalle unità di cavalleria sarmata, protette da armature a scaglie e dotate di "staffe", innovazione assoluta per la cavalleria romana.

Indubbiamente i catafratti romani impararono parecchio sulle loro tecniche di combattimento.

ALTRO ESEMPIO DI CATAFRATTO ROMANO


IL CATAFRATTO ROMANO

Il catafratto comparve nell'esercito romano solo tra il II ed il III sec., derivato anzitutto dagli antichi nomadi delle steppe la cui cavalleria pesante, riservata alla nobiltà, era stata ereditata dai popoli del Medio Oriente. Similmente ai catafratti Seleucidi e Parti quelli Romani erano completamente protetti, erano dotati di kontos e non usavano l'arco.

I catafractarii romani furono in uso fino al V sec., ma a loro si affiancò, durante il III sec. o gli inizi del IV, un altro tipo di soldato a cavallo, il Clibanarius, di origine Persiano sassanide, principalmente armato con un arco, che soppiantò in larga parte la precedente cavalleria catafratta partica.

Anche i Romani formarono unità di Clibanarii, anche se presso di essi non doveva esserci molta differenza, alla fin fine, tra Clibanarii e Catafractarii.

RIFACIMENTO DI KLIBANION
I primi quattro ranghi dei catafratti erano composti da mazzieri, mentre nei ranghi successivi vi erano, nelle file esterne, soldati armati di una corta lancia (kontaria) o della mazza.

All'interno della formazione stavano i giavellottisti e gli arcieri, questi ultimi protetti solo dal corsetto e dall'elmetto.

L'armamento di un catafratto romano poteva avere:

- un'armatura di piastre,
- un'armatura di maglia,
- un'armatura lamellare
- ma sempre con scudo,
- a sua volta il cavallo aveva un rivestimento pesante.

Secondo i Praecepta i soli occhi dovevano rimanere scoperti, e così il corpo era protetto da una corazza lamellare chiamata klibanion, con protezioni in maglia per la parte inferiore del corpo mentre gli schinieri proteggevano braccia e gambe; il tutto era ricoperto da uno spesso indumento in cotone (epilorikion)..

L'elmetto era completato da numerosi strati di maglia che coprivano faccia e nuca.

Il cavallo era anch'esso protetto integralmente, fatta eccezione per occhi, narici e la parte inferiore delle zampe, da una spessa bardatura in tessuto o da un'armatura in pelle di toro lavorata. Infine erano dotati di uno scudo circolare di circa 80 cm di diametro.

Le formazioni dei catafratti erano sempre molto serrate e procedevano nella cosiddetta punta di lancia, o kontos, insomma dei lanceri. Cavaliere e cavallo indossavano la lorica squamata, formata da "scaglie" di metallo; o la lorica hamata, fatta da anelli del diametro di 3-9 mm.


ORIGINALE LORICA SQUAMATA CON ELMO
La cavalleria:pesante, come gli equites cataphractarii o equites clibanarii erano dotati di una lunga e pesante lancia, chiamata contus, usata a due mani mani, poiché a volte raggiungeva i 3,65 metri di lunghezza.

Il Kontos, Contus in latino, era un termine greco che indicava un tipo di lancia da cavalleria in uso presso i nomadi Sarmati, poi i catafratti dell'Impero romano e dell'Impero persiano, e poi ancora dell'Impero bizantino. La cavalleria catafratta era una cavalleria ausiliaria formata da provinciali e alleati, i cosiddetti peregrini della riforma augustea, che divenne corpo permanente nell'esercito romano. Erano formate da unità altamente specializzate, arruolate in aree territoriali di antiche tradizioni.

I catafratti venivano usati dopo un certo periodo di combattimento, quando gli uomini erano stanchi e faticavano a mantenere gli assetti di combattimento. I catafratti gli davano l'ultimo colpo. Lanciavano infatti i loro cavalli al massimo del galoppo, investendo i nemici con il loro slancio e il loro peso.

Infatti il peso delle armature dell'uomo e del cavallo rendevano ancor più inarrestabile la corsa che non si sarebbe potuta arrestare nemmeno volendo. Di solito la carica della cavalleria si faceva a combattimento inoltrato affinchè gli uomini stanchi e poco lucidi non tentassero di colpire i cavalli ai garresi, un colpo temutissimo ma che doveva essere vibrato con grande destrezza e lucidità, cosa molto poco probabile con gli uomini stanchi dal lungo combattimento.

I catafratti diventavano una specie di mandria impazzita che col suo peso schiacciava tutto ciò che incontrava e a nulla servivano gli scudi che cadevano a terra come il cavaliere che lo imbracciava.
L'unica salvezza per i fanti era la fuga.
Era una carica molto difficile perchè doveva avvenire con un certo ordine, infatti le file secondarie
dovevano porre attenzione a non investire i cavalieri che l'avevano preceduti e dovevano essere pronti a saltare dai cavalli e cavalieri caduti, rischiando altrimenti, non solo di calpestare cavaliere e cavallo caduto, ma di inciamparvi e cadervi sopra a propria volta, divenendo inoltre ostacolo per i cavalieri successivi.

L'abilità richiesta era enorme, tanto che all'inizio solo gli ausiliari orientali erano chiamati a questo compito, abituati come erano a guidare i cavalli con la sola voce e a colpire dal cavallo in corsa, nonchè a fare notevoli evoluzioni sul cavallo stesso.

Una delle abilità richieste era anche quella di riuscire a saltare dal cavallo colpito da arma nemica prima che crollasse al suolo sopra al suo cavaliere. Saltare di lato con una pesante armatura sulle spalle non era un'impresa facile, ma i catafratti sapevano farlo.

Inutile dire che in seguito anche i cavalieri romani appresero l'arte della cavalleria pesante catafratta, e non furono da meno dei loro predecessori orientali. La precisione e la durezza dell'addestramento romano potevano copiare qualsiasi abilità o disciplina.

Mentre si ricordano poche unità di Cataphractarii nell'esercito del Principato (da Augusto fino a Diocleziano, (27 a.c. - 285 d.c.).), furono invece molto più numerose quelle nel tardo Impero romano, soprattutto in Oriente. Se ne registrano ben 19 unità secondo la Notitia Dignitatum, una delle quali era una schola, reggimento di guardie a cavallo imperiale. Tutte queste unità, tranne due, appartennero al Comitatus, con una minoranza tra i Comitatensi palatini, mentre ci fu solo un'unità militare di arcieri catafratti.

CATAFRATTO VII - VIII SEC.

 CATAPHRACTARII NEL TARDO IMPERO ROMANO
Forze militariStanziamentoNome dell'unitàN.  unitàN.  effettivi
BisanzioSchola scutariorum clibanariorum1500
COMITATUS PRAESENTALIS INiceaComites clibanarii
Equites cataphractarii Biturigenses
Equites I clibanarii Parthi
31,500
COMITATUS PRAESENTALIS IIAdrianopoliEquites Persae clibanarii
Equites cataphractarii
Equites cataphractarii Ambianenses
Equites II clibanarii Parthi
42,000
COMITATUS ORIENTISAntiochiaComites cataphractarii Bucellarii iuniores
Equites promoti clibanarii
Equites IV clibanarii Parthi
Cuneus equitum II clibanariorum Palmirenorum
41,750
COMITATUS THRACIAEMarcianopoliEquites cataphractarii Albigenses1500
LIMES THEBAIDOSThebesAla I Iovia cataphractaria1250
LIMES SCYTHAECuneus equitum cataphractariorum1250
TOTALE ORIENTE156,750
COMITATUS PRAESENTALISMilanoComites Alani
Equites sagitarii clibanarii
21,000
COMITATUS AFRICAECartagineEquites clibanarii1500
COMITATUS BRITANNIARUMLondraEquites cataphractarii iuniores1500
TOTALE OCCIDENTE42,000




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