LA MERIDIANA DI AUGUSTO



RICOSTRUZIONE DELLA MERIDIANA DI AUGUSTO

Sotto la sagrestia della basilica dei SS. Apostoli, nonchè sotto un palazzo in via Campo Marzio furono ritrovati i resti del grande orologio solare di Augusto.



PLINIO IL VECCHIO 

L'OBELISCO DELLA MERIDIANA,
OGGI DAVANTI IL PARLAMENTO ITALIANO (Roma)
"Is autem obeliscus, quem divus Augustus in circo magno statuit, excisus est a rege Psemetnepserphreo, quo regnante Pythagoras in Aegypto fuit, LXXXV pedum et dodrantis praeter basim eiusdem lapidis; is vero, quem in campo Martio, novem pedibus minor, a Sesothide. inscripti ambo rerum naturae interpretationem Aegyptiorum philosophia continent. Ei, qui est in campo, divus Augustus addidit mirabilem usum ad deprendendas solis umbras dierumque ac noctium ita magnitudinis, strato lapide ad longitudinem obelisci, cui par fieret umbra brumae confectae die sexta hora paulatimque per regulas, quae sunt ex aere inclusae, singulis diebus decresceret ac rursus augeresceret, digna cognitu res, ingenio Facundi Novi mathematici. is apici auratam pilam addidit, cuius vertice umbra colligeretur in se ipsam, alias enormiter iaculante apice, ratione, ut ferunt, a capite hominis intellecta. Haec observatio XXX iam fere annis non congruit, sive solis ipsius dissono cursu et caeli aliqua ratione mutato sive universa tellure a centro suo aliquid emota (ut deprehendi et aliis in locis accipio) sive urbis tremoribus ibi tantum gnomone intorto sive inundationibus Tiberis sedimento molis facto, quamquam ad altitudinem inpositi oneris in terram quoque dicuntur acta fundamenta. (Naturalis Historia, XXXVI, 73) 

 "All'obelisco che e' nel Campo Marzio il divino Augusto attribui' la mirabile funzione di segnare le ombre proiettate dal sole, determinando cosi' la lunghezza dei giorni e delle notti: fece collocare una lastra di pietra che rispetto all'altezza dell'obelisco era proporzionata in modo che,nell'ora sesta del giorno del solstizio d'inverno l'ombra di esso fosse lunga quanto la lastra, e decrescesse lentamente giorno dopo giorno per poi ricrescere di nuovo, seguendo i righelli di bronzo inseriti nella pietra: un congegno che vale la pena di conoscere, e che si deve all'acume del matematico Facondo Novio.

PARTE DELLA MERIDIANA
Questi aggiunse sul pinnacolo una palla dorata, la cui estremita' proiettava un'ombra raccolta in se', perche' altrimenti la punta dell'obelisco avrebbe determinato un'ombra irregolare (a dargli l'idea fu, dicono, la testa umana.

Questa registrazione del tempo da circa trent'anni non e' piu' conforme al vero, forse perche' il corso del sole non e' rimasto invariato, ma e' mutato per qualche motivo astronomico, oppure perche' tutta la terra nel suo complesso si e' spostata in rapporto al suo centro (un fatto che - sento dire - si avverte anche in altri luoghi), oppure semplicemente perche' lo gnomone si e' smosso in seguito a scosse telluriche, ovvero le alluvioni del Tevere hanno provocato un abbassamento dell'obelisco, anche se si dice che se ne siano gettate sottoterra fondamenta profonde tanto quanto e' alto il carico che vi si appoggia".

 In epoca romana per l'orario ci si regolava soprattutto con le meridiane, pere cui Augusto pensò bene di farne costruire una nel 10 a.c. , una grande e degna di Roma, sia per la grandezza e la bellezza architettonica, sia per la precisione di modo che i romani potesse avere un orario cui potersi appellare senza errore. Per ottenere ciò Augusto di avvalse del prezioso aiuto di Mecenate, uomo di gusto raffinatissimo ma pure di astronomi e matematici, non solo romani ma pure egiziani.

PIANTA DELLE PARTI VISIBILI
L'Horologium Solarium (o Augusti) era costituito da una vastissima platea circolare del diametro di quasi 180 metri, una piazza vastissima completamente lastricata in lastre di travertino, sulle quali erano incastrate linee e lettere bronzee per formare il quadrante.

 La meridiana è un orologio solare che si avvale di una quadrante, delle lettere romane da 1 a 12 e uno gnomone, cioè di un palo piuttosto alto che, al sole, avrebbe gettato un'ombra lunga e sottile come una lancetta che avrebbe toccato il numero dell'ora vigente. Occorre però riflettere che il sole non si leva all'orizzonte alla stessa ora nei vari mesi dell'anno, per cui il sistema era complicato.

 Le lettere, fuse in bronzo massiccio, erano lunghe 3 metri l'una, dunque gigantesche, e tali titaniche misure oltre a prevedere una piazza unica al mondo per la sua dimensione delle lettere uniche al mondo per la loro dimensione, necessitava di uno gnomone eccezionale.



 L'OBELISCO 

Infatti come gnomone fu utilizzato un obelisco egiziano, attualmente eretto nella piazza di Montecitorio e qui rinvenuto, che in pratica con la sua ombra funzionava da lancetta indicatrice delle ore. L’obelisco risaliva all'epoca del faraone Psammetico II (595-589 a.c.), ed era collocato nella città di Heliopolis in Egitto.

Venne portato a Roma nel 10 d.c. da Augusto, insieme all'obelisco Flamino, e collocato come gnomone dell'Orologio di Augusto in Campo Marzio, nell'area antistante all'Ara Pacis. Oggi però non si tende più a pensare a una piazza estesa per la meridiana bensì a una linea di bronzo incastonata su delle lastre di travertino e lunga circa 75 metri. La grande meridiana, che si ritiene inoltre frutto dell'ingegno del matematico Facondio Novo, procedeva, ai suoi lati, con la raffigurazione dei segni zodiacali, e con iscrizioni bronzee in greco, realizzando così un preciso calendario solare che prevedeva la diversa altezza del sole nelle varie stagioni.

 Plinio narra però che l'orologio funzionasse male, forse a causa dello spostamento dell'obelisco causato da un sisma, tanto che fu necessaria la riparazione sotto Domiziano. Rovinato al suolo non si sa quando nell’alto medioevo, l’obelisco venne ritrovato ridotto in più tronconi all’inizio del ‘500. A causa delle cattive condizioni in cui versava e per l'ignoranza dei tempi e delle genti di potere venne di nuovo abbandonato e riscoperto all’inizio del ‘700.

Nel 1792 per volere di Pio Vi venne restaurato ed eretto nel luogo in cui è attualmente, cioè a piazza Montecitorio a Roma. Anche qui venne realizzata una meridiana in cui l'obelisco potesse fungere da gnomone, ma tuttavia, meno abili degli antichi romani, i nuovo architetti non seppero costruirla in maniera inadeguata per forniva un’ora inesatta.

Con la nuova (e discutibile) sistemazione di Piazza Montecitorio, inaugurata il 7 giugno 1998, è stata tracciata sull'acciottolato della piazza una nuova meridiana, in memoria di quella di Augusto, che punta però verso il portone d'ingresso del palazzo dove ora risiede il parlamento. L'ombra dell'obelisco non punta, però, esattamente in quella direzione, e la sua funzione gnomonica è definitivamente perduta.

ANTICA STAMPA DEL RESTAURO DELL'OBELISCO
Del resto, a leggere Plinio, anche l'orologio originale aveva smesso di funzionare già dopo una trentina d'anni dalla sua installazione, cioè verso il 47. In effetti il frammento meridiana portato alla luce nei sotterranei di Campo Marzio sembrerebbe una linea di bronzo incastonata su delle lastre di travertino. Delle tacche di bronzo indicano la differente lunghezza dell’ombra dell’obelisco al passare dei singoli giorni.

 Sul lato orientale della linea sono presenti i segni zodiacali [ΛΕ]ΩΝ e ΠΑΡΘ[ΕΝΟΣ] (leone e vergine), e sul lato occidentale i segni [ΚΡΙ]ΟΣ e ΤΑΥΡ[ΟΣ] (ariete e toro). Vi si leggono anche alcune iscrizioni, come: ΕΤΗΣΙΑΙ ΠΑΥΟΝΤΑΙ (iniziano a spirare i venti etesii) in corrispondenza del passaggio tra Leone e Vergine (fine agosto), e ΘΕΡΟΥΣ ΑΡΧΙ (inizia l’estate) verso la fine del segno del Toro, cioè a maggio inoltrato.

La linea meridiana che vediamo non è quella originaria di Augusto: si trova, infatti, circa 1,5 m al di sopra del piano di campagna dell’epoca augustea. Al tempo di Domiziano, presumibilmente per cercare di porla al riparo delle inondazioni la meridiana fu rialzata e le lastre di travertino vennero riutilizzate rovesciandole.


LA PRECISIONE DI AUGUSTO 

Per avere un'idea degli orologi romani ricordiamo cheVitruvio nel IX libro del de Architectura elenca 13 tipi diversi di orologi solari. Però la meridiana di Augusto era eccezionale, non solo per la dimensione ma la sua precisione come calendario.

 Tre anni prima della sua costruzione, Augusto era subentrato a Lepido nella carica di Pontefice Massimo e tra i suoi compiti c’era quello di sovrintendere al calendario. Nella sua consueta precisione Ottaviano riguardò il tutto e si accorse che la riforma del calendario attuata dal suo padre adottivo Giulio Cesare non era stata applicata correttamente, cioè un anno bisestile ogni tre, invece che di quattro anni, il computo che adottiamo tutt'oggi. In ricordo della riforma gli venne dedicato il sesto mese Sestilius, che prese il nome di Augustus, e che diventò di 31 giorni, con la stessa distribuzione di mesi lunghi e brevi di oggi.

Forse non tutti sanno che in tutto il mondo civile si adotta la riforma del calendario voluta dall'eclettico Cesare, uomo geniale in molti settori. Su due lati della base dell'obelisco è posta la seguente iscrizione:

IMO. CAESAR DIVI FIL.
AUGUSTUS PONTIFEX MAXIMUS
IMP. XII COS. XI TRIB.POT. XIV
AEGIPTO IN POTESTATEMA POPULI ROMANI
REDACTA SOLI DONUM DEDIT 

(L'imperatore Cesare, figlio del divo [Giulio], Augusto, pontefice massimo, proclamato imperatore per la dodicesima volta, console per undici volte, che ha rivestito la potestà tribunicia per quattordici volte, avendo condotto l'Egitto in potere del popolo romano, diede in dono al sole).



L'OROLOGIO DI AUGUSTO 
 di Stefano Del Lungo

 BOLLETTINO TELEMATICO DELL'ARTE *coordinato da Stefano Colonna*

Partendo dalla viabilita' attuale, l'orologio solare di Augusto, noto nelle fonti come "horologium" e "solarium", o, in riferimento al proprio obelisco, come "gnomon" e "obeliscum", occupava lo spazio compreso tra le odierne Piazza del Parlamento, Piazza S. Lorenzo in Lucina, via del Giardino Theodoli e vicolo della Torretta. L'obelisco, utilizzato come asse indicatore del tempo (da cui i termini gnomon e gnomone), si trova attualmente davanti al palazzo di Montecitorio, un po' arretrato rispetto alla posizione occupata in antico.

S. MARIA DEGLI ANGELI,
SIMILE ALLA MERIDIANA DI AUGUSTO
Le indagini e gli scavi relativi all'orologio di Augusto condotti periodicamente dal 1975 al 1986 sono stati curati dall'Istituto Archeologico Germanico, in relazione ad una serie di interventi nel Campo Marzio e, in particolare, nella chiesa di S. Lorenzo in Lucina, per il suo avanzato stato di degrado architettonico.

 Le ricostruzioni che precedentemente erano state date del complesso orologio-obelisco erano del tutto errate, tanto che nellla seconda meta' degli anni '70 il prof. E. Buchner, presidente dell'Istituto nella sua sede a Berlino, decise di intraprendere scavi accurati nella zona di S. Lorenzo, partendo dai calcolo compiuti dal suo collega prof. Rakob, direttore della sezione di Roma dell'Istituto.

 La campagna porto' al rinvenimento in via del Campo Marzio, a 8 metri di profondita', del livello augusteo e di un battuto che, subito, si penso' dovesse corrispondere al piano di giacitura delle lastre di pietra su cui poggiavano le strisce di bronzo della meridiana. Cio' confermava le stime del prof. àRakob per una superficie occupata dall'orologio di m 160 x 75, paragonabile a meta' della Piazza S. Pietro attuale, e che la meridiana non fosse lastricata su tutta la superficie, ma solo sulle linee piu' importanti, dove si trovavano delle strisce di bronzo della larghezza di 3-4 cm; la restante parte era ricoperta da prato, come mostrano gli studi di paleobotanica effettuati sul polline rinvenuto nello scavo.

 Scoperte ancor piu' importanti si ebbero nel 1979, quando nelle cantine dello stabile al n. 48 di via del Campo Marzio il medesimo prof. Buchner (3) trovo', quasi accanto allo scavo precedente ma, questa volta, a soli 6,30 m di profondita', sotto una falda d'acqua, un lastricato in travertino ricoperto da uno strato di cocciopesto, appartenente forse ad una vasca di eta' adrianea.

 Sulle lastre vi erano impressi con lettere di bronzo i nomi in greco dei segni zodiacali e un asse con una serie di tacche perpendicolari, interpretato come uno dei punti di riferimento dell'ombra dell'obelisco. Dato il dislivello con il piano augusteo, si penso' si trattasse di un rifacimento di fine I-inizi II sec. d.c., in cui si rialzo' in parte la superficie dell'orologio, si calcolarono le angolazioni delle ombre, si usarono a rovescio le vecchie lastre di travertino e vi si incastrarono, in base alle nuove misure, le strisce di bronzo augustee.

In previsione di nuove indagini, si calcolo' che il Mezzogiorno del 23 Settembre (giorno della nascita di Augusto) si trovasse sotto il bar posto a circa 40 m di distanza dal palazzo. Per adesso, comunque, gli scavi sono in corso sotto la sacrestia della chiesa di S. Lorenzo in Lucina, dove dovrebbe trovarsi l'ora Nona di un mese invernale non ancora noto.

Partendo da questi elementi e unendo le informazioni tramandateci dal Medioevo sull,orologio, si ha il seguente quadro storico:

 1) negli anni 10-9 a.c. Augusto realizza il primo orologio, sistemando il quadrante parte su travertino e parte sull'erba;

 2) dopo poco inizia la progressiva ricopertura dell'area con i detriti lasciati dalle inondazioni del Tevere e dalle acque di scolo dei colli del Quirinale, Viminale e Pincio.

 Nell'arco di 30 anni l'orologio non funziona più, essendosi spostato l'obelisco di qualche centimetro e apprestandosi il quadrante a sparire sotto uno spesso strato di terra;

L'AUGUSTO DI CESARE MINGHETTI
XVIIII SEC.
3) in un anno non precisato del principato di Domiziano (forse subito dopo l'80 d.c., quando un terribile incendio devasto' il Campo Marzio), su un accumulo di detriti di ben 2 m di spessore si rimonta l'orologio, con il quadrante tutto in travertino e parti in mosaico. Anche in questo caso, però, l'opera ha vita breve, visto che, poco dopo, di lei si perde ogni traccia e testimonianza, resta solo l'obelisco-gnomon, che diviene il simbolo del Campo Marzio, come si vede nella decorazione del basamento della colonna di Antonino Pio;

 4) a partire dal 1463 si susseguono le segnalazioni di ritrovamenti fortuiti di parti della meridiana.
Il Lanciani per il 1484 cita la testimonianza di Pomponio Leto: "ubi est domus nova facta, quae est capellanorum cuiusdam capellae s. Laurentii" (l'autore si riferisce alla costruzione nel 1463 di una cappella in S. Lorenzo in Lucina ad opera del cardinal Calandrino) "fuit basis horologi notissimi" (ossia dell'obelisco). "Ubi est eph(ebeu)m capellanorum, ibi fuit effossum horologium, quod habebat VII gradus circum, et lineas distinctas metallo inaurato. Et solum campi" (cioe' del Campo Marzio) "erat ex lapide amplo quadrato et habebat lineas easdem, et in angulis quattuor venti ex opere musivo cum inscriptione ut Boreas spirat, etc.";

 5) gli ultimi ritrovamenti casuali del piano dell'orologio avvennero un po' prima del 1876. Infatti, i curatori della prima parte del Corpus Inscr. Lat. vol. VI, e. Bormann e G. Henzen, a proposito dell'iscrizione posta su due lati della base dell'obelisco, scrissero: "...Senonche' i vicini, che intorno ad esso" (cioe' l'obelisco) "hanno le case, asserivano che quasi tutti loro, nel corso degli scavi compiuti sulle rispettive proprieta' per realizzare cantine, avevano trovato vari segni celesti di ottima fattura bronzea, posti su un pavimento intorno allo gnomone...
" Accanto ai risultati degli scavi, l'unica fonte antica utile per apprendere la tipologia, l'aspetto e le modalita' di funzionamento dell'orologio e' Plinio il Vecchio. Innanzi tutto bisogna capire se e' venuto prima l'obelisco o l'orologio: Augusto, cioe', ha portato a Roma l'obelisco al fine di usarlo come ago (gnomon) per il suo orologio, oppure, una volta a Roma l'obelisco, ha pensato solo in un secondo momento di servirsene come gnomon?

L'iscrizione della base dell'obelisco non menziona minimamente l'orologio (quindi ci si avvicinerebbe alla seconda ipotesi) ma le prime righe del testo pliniano non aiutano certo a risolvere il dubbio; infatti, le seguenti parole: "Di quello che si trova nel Campo Marzio il divino Augusto fece un uso degno di ammirazione", possono essere a favore tanto della prima che della seconda ipotesi. E' anche vero, pero', che l'obelisco in Egitto e' il simbolo del Sole e a tale divinita' Augusto fa riferimento nell'iscrizione della base, riportandoci all'idea della meridiana.

Altrettanto dubbia e' l'identita' del progettista dell'orologio. I manoscritti dell'opera pliniana riportano due diverse versioni, accettate dagli editori solo in base a scelte personali:

1) "...et ingenio fecundo Novi mathematici..." ("degna...dell'ingegno fecondo del matematico Novus"). Si congettura una lettura di Novus per Nonius, identificando il matematico con il cavaliere romano C. Nonio, accusato al tempo di Claudio di congiura ai danni dell'imperatore e condannato a morte; oppure con il questore Novio Nigro, implicato nella congiura di Catilina;

2) "...et ingenio Fecundi Novi mathematici..." ("degna...dell'ingegno del matematico Fecundo Novo"); questa e' la versione piu' seguita, anche con variazione di Fecundo in Facundo. A proposito della costruzione del piano della meridiana. Plinio distingue diverse fasi.

All'inizio, per determinare l'estensione del quadrante si osservo' l'area coperta dall'ombra dell'obelisco nel giorno del solstizio d'inverno (21 Dicembre), momento in cui, raggiungendo il sole il punto piu' basso sull'orizzonte, l'ombra e' alla sua massima lunghezza e oscura con la sua rotazione una porzione maggiore di terreno che nel resto dell'anno. L'indicazione dei giorni di ogni mese fu data da un reticolo di linee orizzontali-curve (percorso seguito dall'ombra nell'arco di una giornata) e verticali-rette (lunghezza dell'ombra in relazione alla minore o maggiore altezza del sole sull'orizzonte).

 Delle orizzontali solo una linea era retta, quella il cui tracciato conduceva direttamente all'Ara Pacis il 23 Settembre (giorno dell'equinozio di Autunno e, come si e' gia' detto, della nascita di Augusto). Delle verticali, invece, quella centrale, perpendicolare all'obelisco e corrispondente alle h 12 di ogni giorno, non solo era piu' corta delle altre, ma anche era munita, in totale, di 182 barrette orizzontali, poste a distanze uguali e regolari, corrispondenti, ciascuna, a due giorni.

 Accanto a queste erano incastrati nella pietra i nomi in greco delle costellazioni zodiacali e alcune indicazioni astronomiche, come "ETHESIAI PAUONTAI" (Etesi'ai pa'uontai), cioe' "cessano i venti Etesii", oppure "QEROUS ARCH" cioe' "inizio dell'Estate". Di queste note colpisce come si riferiscano a fenomeni celesti e meteorologici riscontrabili solo nella parte orientale del Mediterraneo, e automaticamente viene da pensare alla presenza di un modello alle spalle dell'orologio, da ricercare in Egitto, sulla costa siro-palestinese, in Asia Minore o in Grecia. Infine, raffigurazioni a mosaico dei venti, come ci viene testimoniato nel Medioevo, dovevano trovarsi ai margini del quadrante. In generale, partendo proprio da queste indicazioni, si e' concordi nel ritenere che:

SOLARIUM AUGUSTI
1) la posizione della meridiana nel Campo Marzio, a circa meta' strada tra il Mausoleo di Augusto, l'Ara Pacis e il Pantheon di Agrippa non e' casuale, ma obbedisce a precise regole propagandistiche;

2) il corredo nel quadrante di iscrizioni in greco e non in latino, come sarebbe piu' logico a Roma, unitamente ad indicazioni astronomiche tanto particolari quanto inutili per l'Italia, puo' essere la prova che si tratti della copia esatta da un originale alessandrino, riprodotta sulla scia di quel gusto egittizzante che gia' aveva ispirato Augusto per gli altri obelischi e per il suo Mausoleo, e che rientrava nel piano di assomigliare sempre piu' ad Alessandro Magno.

 L'obelisco, divenuto poi gnomon dell'orologio, risaliva al faraone Psammetico II (VI sec. a.c) e si trovava ad Heliopolis, in Egitto. Augusto lo fece portare a Roma nel 10 a.c, forse contemporaneamente o anteriormente agli altri tre obelischi, presi sempre in Egitto e posti uno sulla spina del Circo Massimo e due innanzi al proprio sepolcro. Era un monolite di granito rosso, alto quasi 22 m e ricoperto di geroglifici su tutti e quattro i lati.

Per quanto la sua funzione di gnomon venisse presto meno, l'obelisco rimase ancora in piedi per molti secoli. Cadde in una data ignota (forse a causa del sisma dell'Aprile dell'849 (14) o nel 1048, durante l'assedio di Roma da parte di Roberto il Guiscardo, dopo che la sua base, ben raggiungibile tramite l'accumulo di macerie che aveva ricoperto il piedistallo, era stata arrotondata dall'azione del ferro e del fuoco) e si ruppe in cinque pezzi. Per la gran quantita' di detriti depositatisi al di sopra, se ne perse presto ogni traccia.

Solo la memoria di questa pietra bizzarra e della relativa ombra rimasero nella piazza antistante S. Lorenzo, dando vita ad una leggenda. Si racconta, infatti, che ivi si ergesse una statua con il braccio e l'indice destro tesi, e sul dito la scritta "Percute hic", ossia "Batti qui". Questa versione della leggenda si trova in S. DELLI, Le strade di Roma, Roma-Newton Compton 1988, p. 230 sg. Il Tomassetti (G. TOMASSETTI, La Campagna Romana nel Medioevo, Archiv. Soc. Rom. St. Patria 23-1900, p. 153), suggestionato dal racconto e convinto che comunque abbia una base reale, tende a ricondurre alla stesso motivo la notizia di una localita' "ad digitum Solis" (IX sec.), situata tra le citta' di Ostia e di Porto.

Infatti, a proposito del curioso toponimo afferma: "deve significare una statua relativa al sole, con un dito in alto, statua che doveva decorare l'orologio solare del porto. Ed aggiungo che anche nell'orologio monumentale del Campo Marzio in Roma si ricorda una statua ma col dito abbassato... Forse due statue decoravano due antiche meridiane, l'una col dito in alto, da Levante, l'altra col dito in basso, da Ponente".

PUNTA DELL'OBELISCO
Dopo che molti avevano eseguito l'ordine della statua senza che nulla accadesse, vi provo' il grande negromante Gerbert d'Aurillac (meglio noto come papa Silvestro II - 999-1003), ma in un modo del tutto particolare: attese il Mezzogiorno e segno' il punto dove cadeva l'ombra dell'indice, poi, la notte stessa, assistito da un servitore, apri' con un sortilegio la terra e si trovo' in una reggia d'oro, piena di ricchezze e di statue di re, di dignitari e di altri personaggi celebri, anch'esse d'oro e poste a guardia dell'immenso tesoro.

I due avendo tentato di sottrarre i gioielli e gli altri beni facilmente trasportabili, si videro circondati dalle statue, improvvisamente animate, e furono costretti alla fuga, non potendo portare con se' nulla. Il tesoro da loro visto era quello dell'imperatore Ottaviano Augusto, che naturalmente non fu piu' rinvenuto. L'obelisco venne ritrovato per caso nel 1502; i suoi avanzi erano riuniti in una cantina del Largo dell'Impresa (strada non piu' esistente) e furono scoperti da un barbiere che ivi aveva il suo negozio. Dopo gli infruttuosi tentativi di Sisto V di rimontare l'obelisco e di rialzarlo, Benedetto XIV nel 1748 fece raccoglierne i frammenti, che rischiavano di andare perduti, e li mise in salvo nel cortile di un palazzo in via della Vignaccia (strada anch'essa scomparsa).

 Solo tra il 1789 e il 1792 Pio VI riusci' a restaurarlo, ricorrendo anche a pezzi presi dalla base di Antonino Pio, e a innalzarlo in Piazza Montecitorio, sullo stesso piedistallo antico dove tuttora si trova. Nonostante la grandiosita', l'importanza e l'eccezionalita' di un monumento come l'orologio di Augusto, le fonti sembrano, in generale, non avere mai sentito parlare di esso. Se proprio un accenno deve essere fatto, questo va, seppure in breve, all'obelisco.

Lo stesso Plinio tratta dell'orologio in funzione dell'obelisco, in quanto quadrante di uno gnomon (non a caso la descrizione e' collocata all'interno del capitolo dedicato agli obelischi di Roma). Naturalmente questo e' un argomento "ex silentio", poiche' dal naufragio della letteratura classica nel Medioevo a noi sono giunte per la maggior parte opere e frammenti di autori che di topografia e tecnologia si interessano poco o nulla; ma e' anche una constatazione. 

Infatti, escludendo Plinio (23-79 d.c.), non si capisce come mai Strabone (I sec. d.C.), Ammiano Marcellino (330-400 d.c.) e i Cataloghi Regionarii (IV sec. d.c.) tacciano del tutto dell'orologio; in piu' e' strano che tra il I e il IV sec. d.c. gia' vi sia il vuoto completo di notizie. Pur non conoscendo le vicende dell'orologio dalla fine del I sec. d.c. in poi, sono proprio gli scavi compiuti dai tedeschi a suggerirci la risposta. Come si e' visto, tra la fase dell'orologio di Augusto e quella del successivo rifacimento domizianeo vi e' un dislivello di 2 m, creatosi nell'arco di quasi un secolo a causa delle piene del Tevere e delle acque di scolo dei colli circostanti.

 E' possibile, allora, che il progressivo interramento di questa parte del Campo Marzio sia proseguito inesorabile anche dopo il ripristino del quadrante della meridiana e che gia' nella meta' del II sec. d.c. l'orologio si trovasse ad una profondita' tale da non essere piu' visibile: dell'intero complesso solo l'obelisco sarebbe rimasto a provarne l'esistenza e il passato splendore.





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