FORO BOARIO





Il Foro Boario, o Forum Boarium o Forum Bovarium, cioè mercato dei buoi, era un'area che si estendeva lungo la riva sinistra del Tevere, tra Campidoglio e Aventino, un tempo paludosa poi bonificata con la Cloaca Massima. Lo stesso nome portava la piazza principale della zona, in cui si teneva il mercato del bestiame.
L'area era divisa tra le regioni augustee VIII (Forum Romanum) e XI (Circus Maximus).

Confinava con il Circo Massimo a sud-est, il Velabro a nord est, esattamente all'arco degli Argentari, con il vicus Iugarius, alle pendici del Campidoglio, a nord, il Tevere a ovest e l'Aventino a sud.

EMBLEMA DEL FORO BOARIO
La parte centrale di questa lunga fascia costiera era costituita dal Velabro, dove oggi sorgono l’Arco di Giano e le chiese di S. Giorgio e S. Teodoro. Qui il terreno si abbassava notevolmente e, per piene del Tevere, per alcuni mesi all’anno tutta la zona diventava una palude. Inoltre il letto del fiume si allargava in un’ampia ansa, il cui basso livello dell’acqua consentiva il guado tra le due sponde. L’esistenza di questo antichissimo «traghetto», e poi del primo bacino portuale in zona Velabro, raccoglieranno in quest’area i principali traffici commerciali della regione nel grande mercato del Foro Boario.
Si trattava dell'area degli emporii della città arcaica, locata dove confluivano le vie della valle del Tevere e quelle tra Etruria e Campania, che in origine superavano il fiume in corrispondenza del guado dell'Isola Tiberina.

Era frequentata da mercanti greci già all'epoca della fondazione della città, alla metà dell'VIII sec. a.c. e la riva del fiume costituiva un rudimentale porto fluviale, portus Tiberinus, esterno alle mura più antiche. Vi aveva sede un antichissimo santuario, l'Ara massima di Ercole, dedicato ad una divinità locale assimilata al Melqart fenicio e più tardi ad Ercole.

Tra il VII e il VI sec. a.c., col crescere delle abitazioni, il Velabro viene prosciugato con la canalizzazione della Cloaca Massima, il piccolo corso d’acqua sotterraneo che traversava il Foro Romano provenendo dalla Suburra, e che diverrà il maggior collettore della città. Nel VI sec. a.c. Servio Tullio, uno dei re Etruschi di Roma, fece ricostruire solidamente il vecchio Portus Tiberinus.

RICOSTRUZIONE DEL FORO
In età regia il guado venne sostituito dal ponte Sublicio, in legno, ad opera di Anco Marzio. Sotto Servio Tullio, ad imitazione del santuario rinvenuto nella città etrusca portuale di Pyrgi, nell'area del Foro Boario venne sistemato un secondo grande santuario, dedicato alla Fortuna e alla Mater Matuta i cui resti sono stati rinvenuti negli scavi dell'area sacra di Sant'Omobono.

L'emporio e il porto Tiberino restarono a lungo fuori del perimetro cittadino, anche se la parte più lontana dal fiume venne inglobata nell'allargamento della cinta difensiva nel IV sec. a.c. In zona venivano ammassate grandi quantità di sale (le Salinae), provenienti dalla foce.

 Nel 387 a.c., con la costruzione delle mura Serviane a blocchi di tufo, la zona del Foro Boario venne compresa nella nuova cinta urbana con tre porte: la Trigemina, situata presso la chiesa di S. Maria in Cosmedin, la Flumentana, posta sulla strada che conduceva al ponte Emilio e la Carmentale, presso l’area sacra di S. Omobono, che segnava il confine con il vicino Foro Olitorio.
Verso la fine del III secolo a.c., allo scopo di limitare i danni causati dalle piene del fiume, tutta la zona del Velabro viene rialzata con un grande terrapieno ricostruendo interamente i principali santuari: tempio della Fortuna, tempio della Mater Matuta, Ara Massima di Ercole, tempio di Portuno ecc. che sorgevano nell’area fin dai tempi più antichi.

Il tempio di Ercole Vincitore o Ercole Olivario ha un peristilio circolare e risale al II sec. a.c. con un colonnato corinzio che circonda la cella tonda, con un architrave e un tetto poi scomparsi. La costruzione è sopravvissuta per secoli come tempio di Vesta reintitolato alla Madonna.

TEMPIO DI PORTUNNO
Il tempio di Portunno invece era rettangolare, costruito tra l'anno 100 e l'80 a.c.. con un portico terastilo e una cella montati su un alto podio con scalinata, costruito in travertino e decorato a stucco. Mentre le otto colonne ioniche del portico frontale sono libere, le sei colonne sui lati e le quattro dietro sono inserite nelle pareti della cella. Per secoli venne conosciuto come tempio della Fortuna Virile. Verso la fine dell'impero, l'area si riempì di negozi e i due templi vennero convertiti in chiese

Vi si tenne nel 264 a.c. il primo combattimento gladiatorio, in occasione dei giochi funebri in onore di Marco Giunio Bruto Pera. Nell'area era collocata una statua in bronzo dorato raffigurante un toro, che ne costituiva il simbolo, proveniente dal bottino di Egina ad opera del console Publio Sulpicio Galba Massimo nel 210 a.c.). 
Il Foro Boario era frequentemente soggetto a incendi: nel 213, 203 e 196 a.c., mentre la vicinanza al Tevere lo rendeva soggetto alle alluvioni (363, 202, 193 e 192 a.c.). In loco c'erano pure il tempio di Portuno e il tempio di Ercole Vincitore. A partire dal II secolo a.c. le strutture portuali e le relative infrastrutture furono spostate più a valle, sotto l'Aventino (Emporium), mentre l'area viene progressivamente occupata da abitazioni private e insulae. 

Le attività commerciali, tuttavia proseguivano e nel IV secolo d.c. venne costruito il cosiddetto arco di Giano per ospitarle. Con il medioevo i templi di Portuno e di Ercole Vincitore vennero trasformati in chiese e poco lontano sorse anche la chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Appunto nella cripta di quest'ultima chiesa è stato riconosciuto il podio dell'Ara Massima di Ercole.




ARCO DI GIANO QUADRIFRONTE

Con 12 m di lato e 16 di altezza, non era un arco di trionfo ma un arco con quattro fornici a croce, con sei facciate e numerose nicchie ospitanti altrettante statue di divinità.Serviva oltre che per il transito, per riparare i commerci da sole e pioggia.
Approfondimenti: Arco di Giano



S MARIA IN COSMEDEN

La chiesa fu costruita nell'VIII sec. sopra i resti del tempio di Ercole Pompeiano nel foro boario, utilizzando pure reperti della Statio annonae, uno dei centri di distribuzione di cereali romano.



BOCCA DELLA VERITA'

L'area del Foro Boario è oggi conosciuta come Piazza della Bocca della Verità, riferito a un famoso marmo in rilievo con la faccia di un nume forato nella bocca e negli occhi
Era in realtà il tombino romano che copriva una galleria della Cloaca, spostato poi nell'androne della chiesa Santa Maria in Cosmedin.

Secondo una leggenda medievale, chi poneva per giuramento la mano aprova della propria sincerità, se bugiardo veniva morso.
Approfondimrnti: Bocca della Verità



CASA DE' CRESCENZI

Nell'XI sec. la potente famiglia de Crescenzi si costruì una fortezza che guardasse il porto del Tevere
saccheggiando i resti del Foro Boario, dalle colonne, agli architravi, alle mensole e ai portali in marmo



ARCO DEGLI ARGENTARI

ARCO DEGLI ARGENTARI

Vi venne addossata la chiesa di S Giorgio al Velabro, eretto nel 204 d.c.dalla corporazione dei cambiavalute in onore di Settimio Severo e della sua famiglia.
Approfondimenti:  Arco degli Argentari



TEMPIO DI PORTUNNO

Tempio risalente al I sec. d.c., dapprima di Dea Portuna con pargolo, poi solo di Portunus.
Approfondimenti: Tempio di Portunno



TEMPIO DI VESTA - ERCOLE

Tempio ritenuto di Vesta, ma per molti invece di Ercole Olivario, protettore dei mercanti d'olio.Approfondimenti: Tempio di Vesta



ARA MASSIMA

Era l'ara di Ercole Vincitore, la più antica ara che si ricordi, le cui tracce risiederebbero oggi sotto S Maria in Cosmeden.Approfondimenti: Ara Massima



GLI SCAVI
TEMPIO DI ERCOLE

Scavi del 1551

L'anno 1551 furono scoperti due piedistalli di travertino alti m. 1,34, larghi m. 0.89, l'uno a destra l'altro
a sinistra del tempio detto della Fortuna Virile. Vi erano incise le iscrizioni gemelle CIL. VI, 897, 898 dettate in onore di Caio e Lucio Cesari, nipoti di Augusto, dei quali forse sostennero le statue. Riferisco tale coppia di monumenti non al tempio, col quale nulla hanno che vedere, ma a quel misterioso fornice eretto da Augusto presso l'imbocco del ponte Emilio (CIL. VI, 878), del quale ha parlato, ma non con l'usata felicità, il comm. de Rossi nel Bull. Inst. 1853, p. 115. La più verosimile tra le congetture che si offrono alla mente, è quella che il re felices. e. della iscrizione di Augusto si riferisca non al fornice, rozza e modesta struttura di travertino, ma al ponte stesso il quale, a causa del difetto di costruzione in una curva del fìume, e in angolo col filone della corrente, è andato soggetto a danni periodici sino dalla prima sua origine.


Scavi '800

Nella zona del foro Boario, scavata a grande profondità tre anni or sono per la costruzione del collettore sinistro, si è ritrovato un doppio strato di ruderi. L'inferiore, composto di ceneri e di materie calcinate, porge splendida conferma al racconto di Livio XXIV, 47, circa il foedum incendium dell'anno 540, pel quale "solo aequata omnia inter Saliaas ac portam Carmentalem, cum Aequimelio Jugarioque vico". Il superiore serba invece, avanzi del foro Boario imperiale, simili a quelli veduti e descritti dal Crescimbeni quando si spianava per la prima volta la regione di Scuola greca.

Ma fra le due zone corre questa differenza, cioè, che rifabbricandosi "iater Salinas ac portam Carmentalem" l'orientazione degli edificii e delle strade fu girata di circa 30°, e messa in più stretto accordo con i muraglioni di sponda o rivae del Tevere; laddove nel versante esquilino le linee stradali e quindi la orientazione degli edificii rimasero le stesse.
 Negli scavi della casa Kohlmann è stato ritrovato un pezzo di fistola plumbea, con le lettere a rilievo
C A L P V R N I //, forse Calpurni anus fecit: bolli già noti dell'epoca di Adriano, ed uno di Teodorico con l'acclamazione felix Roma.
Più importante è la scoperta di una bella serie di busti iconici, di proporzione alquanto maggiore del vero, e di lavoro e conservazione assai buoni. I ritratti mi sembrano appartenere al gruppo delle Giulie di Elagabalo. Si conservano tutti presso il proprietario, insieme ai seguenti marmi scritti, rinvenuti nello strato di scarico.
 a) Cinerario marmoreo elegante con due festonciui appesi a maschere.

RITROVAMENTO DEL FORO BOARIO
Nella curva dei festoni, due targhette scorniciate, con la leggenda:
 DIS MANIBVS T • RVSTI EVEMEP/

 b) Frammento di lastra cemeteriale di m. 0,32 X 0,23 :
 jTORIA QVAe/ ATVOR Ef QVAEV/

Negli atti del notare Straballato prot. 1719 e. 7 si accenna vagamente ad una forum boaritim «cava sive fovea subtus Capitolium in Foro Boario»; ma questa denominazione comune presso dei tabellioni del cinquecento, si riferisce al Campo Vaccino non all'area «quae posito de bove nomen habet » .
Evvì una cava di marmi in campo vaccino, già Foro Boario.




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