CULTO DI VACUNA



MONETA CHE RITRAE LA DEA VACUNA


SANTUARIO DI SAN MICHELE

La famosa grotta di S. Michele sul Gargano, rinomato santuario cristiano mèta di tanti pellegrinaggi, originariamente era un santuario dedicato alla dea Vacuna, divinità Sabina delle acque e dei boschi, come testimoniava una figura femminile scolpita in una grande stalattite che albergava nella grotta, scomparsa misteriosamente senza che ne sia stato fatto nè cenno nè denuncia 25 anni fa. Come sempre nei santuari pagani venne immesso un santuario cristiano, per paura che restasse un ricordo del paganesimo, la più grande rimozione freudiana che il mondo abbia mai subito. Nel resto del mondo le religioni si sono susseguite e sovrapposte ma sempre lasciando un residuo di quella antica, così i Veda sono ancora letti e rispettati, e l'induismo resta accanto ai Veda e al buddismo, e lo shintoismo resta accanto al confucianesimo e così via.

Invece la religione pagana scomparve completamente, abolita con la più grande violenza e intolleranza religiosa mai registrata nell'umanità. Essere pagani era punito con l'esproprio dei beni, con l'esilio, e alla fine fu proibito con la morte. Quaranta milioni di pagani, tanti ne conteneva l'impero romano, furono costretti a convertirsi con la violenza, violenza taciuta anche dai libri di storia.
Ed ecco la favoletta cristiana per l'esproprio del santuario di Vacuna, una delle più grandi divinità dell'Italia centrale, dal Lazio alle Marche, all'Umbria, all'Abruzzo, e alla Puglia.

La storiella racconta che, nel IV sec. d.c., la zona venne devastata da un drago il quale trovò rifugio nella grotta. Papa Silvestro, pregando una notte sul Monte Soratte, vide due angeli accompagnati da fulmini scendere dal cielo per sconfiggere il drago. Significato: ogni volta che deve essere detronizzata una Grande Madre si uccide un serpente o un drago, animali equiparati, ambedue simboli della Grande Madre Terra. Nelle religioni come nell'inconscio, serpente e drago sono simboli della terra. Ercole strangola i due serpenti in culla, Apollo uccide il serpente pitone, Horus in Egitto uccide il serpente Pepi, Tiamat babilonese, drago confinato negli inferi, viene ucciso dal Dio Marduk, S. Giorgio uccide il drago ecc. Insomma la Grande Madre viene cancellata, e il serpente nella religione cattolica diventa il demonio.

Oltre 2.100 anni fa nei boschi dei Monti Sabini veniva adorata la Dea della fertilità Vacuna, definita da Tacito “La Tacita” perché “silenziosa, incorruttibile e solamente intellegibile“. Di qui la sua assimilazione alla Dea romana Tacita, ma non solo. Qualcuno ha pensato che il tacitare derivasse dal comportamento degli uomini nei confronti delle donne costrette al silenzio, ma non è così. Le Grandi Dee erano spesso collegate al segreto dei Sacri Misteri, per cui sovente intimavano il silenzio, o avevano un bavaglio sulla bocca, come la Dea Fortuna, prerogativa iconica che passò poi, senza essere compresa, ma tanto per sostituire la Dea, ad Esculapio o Asclepio, il cui gesto di fare silenzio ponendo l'indice sulle labbra è in alcune immagini distorto, e l'Ascepio bambino si pone il polpastrello dell'indice davanti le labbra in segno di dubbio. Non a caso, imitando la Grande Dea, Asclepio ha un cesto sulla testa colmo dei beni della natura.



VACONE in Sabina

Il nome del paese di Vacone deriva dal culto della Dea Vacuna, anche perchè in questi luoghi doveva trovarsi il Fanum Vacunae, un altro grande santuario dedicato alla Dea. Il culto di Vacuna era molto seguito in tutta la Sabina tanto che Numa Pompilio, re sabino di Roma, insegnò al popolo romano a onorare questa divinità. Si dice che la Dea fosse protettrice dei villeggianti, di coloro che si davano ai divertimenti ritemprando la propria salute fisica negli spensierati ozi della campagna. Da ciò sarebbe quindi derivato il vocabolo latino vacare, cioè mancare al lavoro, o fare vacanza. Il termine vacanza deriva in effetti dalla Dea Vacuna (in lat. vacatio) ma era collegato ai giorni di festa che si osservavano in onore della Dea, un po' come le Feriae Auguste, per cui oggi si dice andare in ferie.

MONTEBUONO IN SABINA
Nel Castello di Rocca Giovane, in Sabina, un' iscrizione testimonia l'antico tempio di Vacuna, riedificato da Vespasiano in quanto rovinato dai secoli, tanto che Orazio dichiara: - fanum putre Vacunae -
L'iscrizione così enuncia:

IMO CAESAR VESPASIANUS
AUG PONTEFIX MAXIMUS TRIE
POTESTATIS CENSOR AEDEM VICTORIAE
VETUSTATE DILAPSAM SVA IMPENSA
RESTITUIT

Svetonio narra che Vespasiano lo riedificasse negli ultimi anni del suo impero e scrive Porphirius nel libro I:
" Vacuna apud Sabini plurimum colitur, quidam Minervam, alii Dianam, nonnulli Cererem et Bellona esse dixerunt, sed Marcus Varro in liber I rer. divin. Victoriam ait, et ea maxime gaudent hi qui sapientia vincunt"

Il Pantheon sabino aveva come divinità più importanti quelle femminili, come Vacuna e Feronia, ambedue legate alla natura e alla fertilità. I Sabini infatti non scindevano mai la divinità dall’elemento naturale, onorando le Dee dei boschi, dell’acqua, delle sementi e della fertilità, degli uomini, degli animali e dei campi.
Numa Pompilio portò dalla Sabina a Roma un grande senso religioso, che donò ai Romani anni di pace e di momenti di religiosità collettiva che placò i dissidi interni. Anche quando altre divinità Romane entreranno nell’ambiente sabino, la loro immagine ricalcherà le divinità preesistenti, legate indissolubilmente alla vita ed ai suoi cicli.



FARFA

San Lorenzo Siro è considerato il primo fondatore di Farfa. Giunto in Italia dalla Siria con la sorella Susanna ed alcuni monaci, si stabilì sul monte Luco, sopra Spoleto, già lucus o bosco sacro e santuario dedicato a Giove fin dall’età romana (III secolo a.c.) inaugurandovi la vita eremitica, poi passò ad evangelizzare la Sabina con frequenti miracoli, onde fu detto l'Illuminatore per le guarigioni dalle malattie degli occhi e il Liberatore per la liberazione dai dragoni che infestavano quelle zone.
Anche qui guarda caso c'è una storia di dragoni da ammazzare, ma allora le cose sono due, o i draghi sono esistiti davvero o la chiesa ci racconta balle. Naturalmente pose lo sguardo sul monte Acuziano, alle cui falde c'era il tempio di Vacuna e una villa romana che andavano in rovina. Una volta distrutto il tutto, soddisfatto gettò le basi dell'Abbazia e del nuovo Santuario.



ROCCAGIOVANE in Sabina

Sullo spigolo di uno dei tanti fabbricati che circoscrivono il largo è scritto Piazza Vacuna; sulla fontana, di fronte ad uno zampillo che invita ad assaporare la fresca acqua, è posta invece questa iscrizione: “Limpida sorgente che saluta i ruderi del tempio di Vacuna allieta l’abitazione di Roccagiovine”.

BASSORILIEVO RAPPRESENTANTE VACUNA
Vacuna era un’antica Dea italica di carattere agricolo, identificata da Varrone con Vittoria, da altri con Cerere o Diana. I Romani e soprattutto i Sabini la considerarono la divinità del riposo e della festa dopo il duro lavoro dei campi. In suo onore a dicembre, erano celebrate le feste delle Vacunalia.

Qui sorgeva un antico tempio della Dea ricordato da Orazio in una lettera diretta ad Aristio Fusco: 
Haec tibi dictabam post fanum putre Vacunae, excepto quod non simul esses cetera laetus
Dettavo questa lettera per te al fresco, dietro il tempio diroccato di Vacuna; e tu solo mi mancavi a compiere la mia felicità -” (Epistularum – lib. I,X -II). 

Le notizie sull’ubicazione di questo tempio sono scarse, si può solo ipotizzare come individuazione l’area d’insediamento del castello Orsini, la Chiesa di S. Nicola o la piazza stessa dove sgorga la sorgente. Il tempio, descritto diroccato da Orazio, venne comunque ricostruito da Vespasiano (69-79 d.c.).

L’imperatore era infatti nativo di Rieti, e come tutti i Sabini legato alla divinità di quei luoghi. Un’iscrizione rinvenuta nel secolo scorso, attualmente murata sulla facciata del castello di Roccagiovine, ricorda questi lavori:

IMP. CARSAR VESPASIANUS 
AUG PONTIFEX MAHIMUS TRIB
POTESTATIS CENSOR AEDEM VICTORIAE 
VETUSTATE DILAPSAM SUA IMPENSA
RESTITUIT

RICOSTRUZIONE DEL BASSORILIEVO (immagine sopra)
Così l'epigrafe latina conferma Varrone, nell’identificazione di Vacuna con Vittoria. I numerosi reperti rinvenuti in più località; sarcofagi con iscrizioni in greco e latino, frammenti di statue, fistule plumbee, blocchi di marmo e laterizi, attestano non solo il tempio ma anche un aggregato urbano, come accade in genere quando un santuario è famoso per i suoi miracoli e pertanto molto frequentato dai pellegrini. Vi si accatastano attorno chioschi per il cibo, poi negozi di souvenir, termopoli, locande ecc. Di lì si forma il borgo.

Naturalmente il santuario venne fatto a pezzi, poi riutilizzato per le costruzioni medioevali. Un bassorilievo raffigurante l’Autunno, in realtà raffigura la Dea Vacuna, si riconosce come stipite in una finestra del castello Orsini. La colonna di granito, attualmente sormontata dalla croce con la data del 1655 scolpita dai sopravvissuti alla pestilenza, apparteneva al tempio ricostruito da Vespasiano, con l’identico materiale e stile delle colonne rinvenute in Subiaco appartenenti alla Villa di Nerone.

La ricostruzione del bassorilievo non è molto precisa: nell'originale la Dea, che ha un alto copricapo, poggia le mani sul ventre gravido, mentre quattro geni, probabilmente inerenti alle stagioni, tengono le fiaccole accese. Il resto dovrebbe alludere all'immagine interna del tempio, con le are, le fosse sacrificali e i sedili. Il fatto che la terza figura dei geni sia coperto da vegetazione, forse di vite, ha fatto pensare che il bassorilievo fosse dedicato all'autunno. In realtà doveva trattarsi della festa autunnale della Dea che segnava appunto la fine dei lavori con le sementi, quando il grano era già stato raccolto e i covoni allacciati.

All’interno del muniucipio è possibile vedere dei frammenti di una scultura femminile, ritrovata nella zona, con testa ricoperta di spighe, probabilmente della Dea Vacuna. La fontana della piazza è un’acqua sorgiva dei monti Lucretili, probabilmente attinente al santuario. Spesso la gente si immergeva o beveva l'acqua salutare e miracolosa della fonte dedicata alla Dea. Sembra che la parte superiore della fontana sia in effetti un piccolo labrum romano.




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