TEMPIO DI ISIDE METELLINA



ISIDE
- Dea dalle molte facoltà, onore del sesso femminile.
Amabile, 
che fa regnare la dolcezza 
nelle assemblee, nemica dell'odio […],
Tu regni nel Sublime e nell'Infinito.
Tu trionfi facilmente sui despoti 
con i tuoi consigli leali. Sei tu che, da sola, 
hai ritrovato tuo fratello, che hai ben governato la barca, 
e gli hai dato una sepoltura degna di lui.
Tu vuoi che le donne si uniscano agli uomini.
Sei tu la Signora della Terra […] 
Tu hai reso il potere delle donne 
uguale a quello degli uomini! -

L'edificio templare, costruito in opus latericium con due nicchie absidate in facciata, è visibile a Roma tra l'incrocio di Via Villari e piazza Iside, come parte minima di una grandiosa struttura riconosciuta come un santuario dedicato ad Iside.

Il culto privato fin dall'era repubblicana e seguito dai patrizi, ma pure da liberti e schiavi, divenne pubblico in età imperiale, dalla II metà del I sec. d.c.

POSIZIONE DEI RESTI RINVENUTI RISPETTO
L'INTERO COMPLESSO
Trattasi dell'Isium Metellinum, il più antico e importante sacello privato quando fu privato, fondato tra il 74 e il 62 a.c.da Cecilio Metello Pio, console con Silla nell'80 a.c., ritenuto un "sillano di ferro" tanto più che aveva sposato la cugina di Silla. Metello, antagonista di Pompeo, assistito dalla sua Dea Venere (come del resto lo diverrà poi Cesare), dovendo costruirsi una sua Dea benevola verso di lui e la sua causa, scelse Iside.

Non a caso nelle vicinanze si snodava il Vicus Caput Africae a ricordare l'origine della Dea, ancora esistente oggi col nome di Via Capo D'Africa.

"Tetricorum domus hodieque extat in monte Caelio inter duos lucos contra Isium Metellinum pulcherrrima" Sembra dunque che di fronte alla famosa e ricca domus Tetricorum, confinante con la Domus Vectilia, la residenza di Commodo fervente adepto di Iside, si estendesse il vasto santuarium dell'Isium Metellinum, un edificio immenso e imponente, paragonabile al Tempio della Fortuna primigenia di Preneste, di cui ricordava un pò la struttura, fatta come quello a terrazze con fontane e giardini.

Nei documenti il santuario è ubicato presso le Mura cosiddette Serviane, lungo le pendici meridionali del Colle Oppio, nella III Regio Augustea. Un secolo dopo il tempio diventò pubblico sotto Caligola (37-41 d.c.), tanto più che la famiglia Caecilia Metella si era estinta nei primi anni dell'Impero. Nel IV sec. d.c., sotto Graziano, la festa del Navigium Isidis era ancora praticata con grande sfarzo.



NAVIGIUM ISIDIS

Il Navigium Isidis si celebrava il cinque marzo e segnava la riapertura della navigazione, posta sotto la tutela di Iside. In occasione del navigium le statue degli dei isiaci venivano portate in processione. La festa, già celebrata nell’Egitto dei Tolomei (III sec. a.c.), ebbe grande diffusione nell’epoca imperiale in tutto l’Impero Romano.

Sembra che Caligola festeggiasse il navigium con l’ausilio di due navi-palazzo, ormeggiate nel lago di Nemi.

Questa festa, insieme a tutte le altre celebrazioni pagane, scomparve nel 395 d.C., in seguito all’editto di Teodosio I, che dichiarava fuorilegge i culti pagani. Apuleio, scrittore romano del II sec. d.c., nelle Metamorfosi, ci fornisce una interessantissima descrizione del navigium.



IL CULTO

Il culto di Iside fu introdotto a Roma nel I sec. a.c., con qualche resistenza da parte dell'aristocrazia tradizionalista, cioè del Senato, che nel 53 a.c, giunse ad ordinare la demolizione dei sacelli privati costruiti dentro le mura. Lo stesso Iseo del Campo Marzio fu costruito nel 43 a.c, ma il suo culto venne sospeso prima da Agrippa, cioè da Augusto, nel 23 a.c., e poi da Tiberio. Il culto fu poi reintrodotto da Caligola, e da qui durò fino alla fine dell'impero.



LA DESCRIZIONE

Il santuario era molto esteso e si sviluppava principalmente su due terrazze, con un lunghissimo fronte meridionale di ben 260 m, un po' sullo stile del tempio della Fortuna primigenia a Palestrina, collegate tra loro con rampe e gradinate, con ringhiere, viali, erme, vasi a calice, statue, colonne, piccoli obelischi ed enormi fontane caratteristiche delle divinità salutari. Il fronte del tempio era ampissimo, si pensi che il diametro più lungo del Colosseo è di m 188, e il famoso Iseo Campense era lungo 240 m, meno dell'Iseo metellino.

LA VASCA DESTRA DELLA FONTANA FACEVA PARTE
DEL COMPLESSO DEL TEMPIO DI ISIDE
I ruderi di piazza Iside vengono interpretati come una fontana monumentale, visti i vari fori e le condutture per l'acqua, di cui si scorgono ancora le imboccature in argilla cotta, posti a diverse altezze. Sicuramente con una piscina centrale, ma, come usava per le terme, abbellita da vasche di marmi colorati, con colonne di granito, pomici, statue e stucchi, e con strutture che proseguono lungo Via Villari nella proprietà delle Suore del Buono e Perpetuo Soccorso, per l'antica abitudine di edificare luoghi di culto cristiani sopra i templi pagani, affinchè di questi non restassero traccia nè ricordi.

Dalla sua fondazione, nel II ventennio del I sec. a.c. il vasto complesso subì molti interventi e di restauro e di rifacimenti. Si suppone che fosse stato incluso da Nerone nella sua Domus Aurea, incluso, non distrutto ma sicuramente abbellito, visto che l'imperatore aveva gran simpatia per le divinità orientali.

Sicuramente poi venne restituito al pubblico da Vespasiano e dai suoi successori, con nuovo allestimento e nuova grande sistemazione. Infatti il popolo romano rimase sempre molto attaccato a questa divinità, tanto è vero che in mancanza di culto pubblico ve ne fu abbondantemente di privato. Quando in certe epoche fu poi proibito venne esercitato segretamente, a Firenze se ne scoprì tramite epigrafi uno privato e segreto che aveva ben 500 adepti.

Nel processo di cristianizzazione dell'impero dunque anche questo culto soffrì delle spoliazioni non di Costantino che al contrario di ciò che si crede non fu ostile ai culti pagani, ma di Massenzio, poi degli editti imperiali che ne vietavano il culto, e soprattutto di Teodosio, che abrogarono totalmente i culti pagani, trasformando Roma, da faro di civiltà per le leggi e la tolleranza delle diverse popolazioni e religioni, a sede di una religione intollerante e integralista. Per quanto demoliti i templi il culto rimase fino al VI VIII sec.d.c., conservato nei suoi resti nel segreto delle abitazioni e spogliato e riutilizzato per i nuovi palazzi, oggi conservate nei Musei Capitolini e nel Museo di Montemartini.

I resti tutt'ora visibili sono stati interpretati come residui di una fontana monumentale, il che dà la misura della grandezza, tanto più che la fontana bivalve sembra fosse solo una decorazione versa-acqua della fontana più grande. In questa fontana, che ha, come si osserva in foto, due valve diverse, la parte a conchiglia avrebbe rappresentato l'acqua marina e quella liscia l'acqua dolce.

Alcuni studiosi narrano che realmente venisse posto del sale nella parte a conchiglia, a ricordo e a venerazione di Iside Dea del mare e dei naviganti, e delle acque dolci dall'altro lato, e suppongono altresì che le acquasantiere in genere, infatti a forma di conchiglia, siano derivate dal culto di Iside.

La stragrande parte dei resti del Tempio Metellino giace però sotto i giardini e i palazzi delle Suore del Buono e Perpetuo Soccorso, che altro non è che un piano dei terrazzamenti che servivano inoltre a contenere il terreno molto scosceso e incastonato probabilmente da triportici come usava all'epoca, arricchiti da colonne di granito e una grande piscina, una specie di Lourdes dell'epoca dove ci si immergeva per chiedere le guarigioni miracolose, come riferisce lanciani che ancora alla sua epoca, cioè la fine dell'800, poteva ammirarli. Nel 1887 fu rinvenuto parte del portico alle pendici del Colle Oppio, in Via Labicana.



I RITROVAMENTI

Le statue ritrovate in zona furono in gran parte egizie e in parte romane.
  • Un'iscrizione a Isidi Reginae  (Berlino 1969 n. 730). La navicella-fontana di S. Maria in Domnica, detta per l'appunto piazza della Navicella, scoperta nel '600, o Navigium Isidis, la cui copia orna oggi l'omonima piazza.  
  • Nel 2007, durante uno scavo in via Labicana fu rinvenuta una testa di fanciulla molto ben conservata, che le caratteristiche formali attribuivano all'età severiana. Il ritratto, in marmo greco di altissima qualità, per i tratti del volto e il tipo di acconciatura fu riconosciuta come Annia Aurelia Faustina, discendente di Marco Aurelio e terza moglie di Eliogabalo, Augusta per pochi mesi verso la fine del 221. La testa gettata in uno scarico e il contesto di ritrovamento si colloca secondo alcuni nell'Iseo Metellino. 
  • La fontana posta nella piazza antistante sembra facesse parte del santuario, fu rimossa nel 1960 e solo dopo molti anni venne restaurata assemblando i pezzi originali con sbarre di ferro e resine. la parte superiore e la sfera dello zampillo sono invece rifatte in travertino, ma secondo il modello originale.
  • Un bel busto di Iside.
  • Marmi, colonne e travertini, di cui la maggior parte ancora interrati.

I RINVENIMENTI

Imponente triportico con bacino idrico centrale (piscina) rinvenuto su un ampio terrazzo sulle pendici
meridionali del Colle Oppio, nella probabile posizione dell'Iseum Metellinum e del santuario di Iside e Serapide della Regio III.

ALCUNI RINVENIMENTI
Questa identificazione trova conferma nel gran numero di reperti statuari isiaci sparsi in quest'area. Due iscrizioni trovate in Via Labicana menzionano Iside (CIL VI 35571, 30915). Numerose sculture di Iside e altre divinità egizie sono venute alla luce vicino alla Chiesa dei SS. Pietro e Marcellino, in Via Merulana-Via Buonarroti e Via dello Statuto a N, e in punti sparsi sull'Esquilino (catalogati da Malachia e Roulet, cfr Lanciani 1897, Häuber 1990, 48 con n.108, de Vos 1997, 115-29, 132-36; ead. 1994, 145-47 con figura 7; ead. 1993, 88, 91).

Eppure nessuno di questi reperti è stato scoperto in situ. La più grande concentrazione di statue isiache fu trovata in un muro a 100 m a ovest della chiesa dei SS. Pietro e Marcellino (Visconti). Nel 1897 Lanciani sostenne che la statua era stata dispersa da una posizione originaria nella zona sud di Via Curva, in alto, sopra Via Labicana, dove si concentravano la maggior parte dei reperti Isiaci (de Vos 1994, 132; Häuber 1990, 48, mappa 1 ). Su questa zona terrazzata, sulle pendici sud dell'Oppio, sono emersi anche importanti resti architettonici.

I disegni di scavo di Lanciani mostrano un ampio cortile rettangolare fiancheggiato da almeno tre portici di colonne di granito (Häuber 1990, 45-48 fichi, 28-31, cartina 1). L'orientamento del portico è solo approssimativo, ma le sue dimensioni sono note: 58 x 76 m (Häuber 1990, 45-46, de Vos 1997, 100, 147-49, fig. 207, 212, ead 1994, 132). L'uso di colonne di granito suggerisce una data nel periodo imperiale; Lanciani datò la Porticus-Piscina tra il periodo Sullan e il I sec. A.D. (Häuber 1990, 100 con n.337). Al centro del cortile c'era una piscina: 37 x 7 m (Häuber 1990, 46; de Vos 1994, 132).

Sono stati anche trovati impianti di stoccaggio dell'acqua (Häuber 1990, 48). A sud dell'ala est del Portico-Piscina sorgeva una rotonda (13,6 m), le sue pareti esterne costruite in tufo, le sue pareti interne in mattoni (de Vos 1997, 135, 144, fig 207) 6) . Nonostante l'assenza di dati affidabili sulle sue tecniche di costruzione, questa rotonda è mostrata sulla nostra mappa; de Vos sostiene una data anticipata sulla base del tufo usato per le sue pareti esterne; sostiene inoltre dal confronto architettonico che la forma tholos era associata a Iside (de Vos 1997, 134-35).

A sud dell'ala ovest della Porticus-Piscina, all'angolo tra Via Bonghi e Via Poliziano, c'era una struttura rettangolare con un'abside interna, le sue due mura superstiti costruite in opus reticulatum di tufo (de Vos 1997, 136, 147 con la fig. 211). Sulla cresta della valle a sud c'era una serie di muri paralleli est-ovest tra Via Bonghi e Via Muratori che si estendevano lungo la larghezza della Porticus-Piscina (Lanciani, FUR pl 30). Questi resti non sono datati in modo sicuro, ma qui sono state trovate piccole tracce di muri di opus reticulatum (de Vos 1997, 144-45).

Questi muri sono mostrati sulla nostra mappa, dal momento che hanno fornito supporto strutturale per la piattaforma sopra; allo stato attuale, la differenza di altezza tra la piattaforma e la valle è c. 10 m, ma nell'antichità era forse c. 20 m (de Vos 1997, 115).

Poiché il limite S della piscina non è stato accertato da Lanciani, si ipotizza che alcune di queste pareti formassero la sezione trasversale di una piscina a forma di T nilotica (de Vos 1997, 135); l'acqua era particolarmente importante per Iside e Serapide (de Vos LTUR).

De Vos interroga la rappresentazione di Lanciani di un quadriportico chiuso (FUR pl 30) e propone un triportico con una vista sulla terrazza, quindi simile all'Iseo di Pompei (de Vos 1994, 133).

È molto probabile che la Porticus-Piscina, insieme con l'area sopra la sottostruttura trovata alla E (s.v.  Iseum Metellinum: Substructure), fosse parte di un unico Iseum a nord della Via Labicana (s.v.  Iseum Metellinum).


SOSTRUZIONI

Una lunga sottostruttura con contrafforti e una serie di 18 volte (L. 112 m circa, H. 2,5 m circa) trovò a nord di Via Pasquale Villari sulle pendici sud dell'Oppio nella probabile posizione del Metsefinio d'Iseo. È ancora visibile in Via Villari (de Vos 1997, fig. 144, nn. 1-13), e sotto il Convento delle Suore del Buon e Perpetuo Soccorso (de Vos 1997, fig. 144 n. 14-18). La nostra mappa mostra l'intera serie di 18 baie, poiché sono state osservate pareti in opus reticulatum di data tardo-repubblicana (de Vos 1997, 102, 106-7, fig. 152-56, 166-69, 1993, 84 -85). C'è anche una piccola scalinata in Via Villari, fiancheggiata da muri di tufo in opus reticulatum (de Vos 1997, 115, 143, 145 fig. 208, ead. 1993, 88). Proprio a ovest sorgeva un ninfeo originariamente con 3 (ora 2) nicchie absidali datate da marchi di mattoni a A.D. 123 (Caruso; Häuber 1998, 103).

Gli scavi hanno rivelato una terrazza preesistente di data tardo-repubblicana o augustea, con almeno una nicchia absidale (de Vos 1997, 106, 110 fig 171); la nostra mappa segna questa terrazza con una schematica linea singola. De Vos ha mostrato che due rilievi in stucco flaviano, conosciuti dai disegni di Cassiano del Pozzo ora nel castello di Windsor, originariamente ornavano la sottostruttura di Via Villari (de Vos 1994, 151-53, Häuber 1998, 101-2). Uno, da una lunetta, mostra un'epifania di Iside; l'altro è costituito da una serie di pannelli da un caveau (de Vos 1994, 154). L'immagine isiaca e la data delle prime fasi della sottostruttura in Via Villari attestano l'esistenza di un Iseo di età augustea o prima sulla terrazza sovrastante. Questo faceva parte di un santuario di Iside molto più grande (Iseum Metellinum).





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