CULTO DI SORANUS



SURI, DIO LUPO ETRUSCO

Soranus, conosciuto come Sur ("il Nero") o come Suri ("del luogo nero" = gli Inferi) in lingua etrusca, fu un'antica divinità italica venerata da varie popolazioni dell'Italia centrale (Sabini, Latini, Falisci ed Etruschi) che venne poi adottata, come spesso in uso, dalla religione romana.



IL MONTE SORATTE  

Il centro del suo culto era il Monte Soratte, (Mons Sorax) nel Lazio, comune di Sant'Oreste nella provincia di Roma, alto 691 m. s.l.m. che era considerato sacro. Il monte si erge solitario a nord di Roma, in una zona caratterizzata da profonde cavità carsiche e da fenomeni sismici ma poco dannoso di vulcanismo. 

La più probabile origine di Suri-Soranus risale ad un primordiale culto del sole che, in speciali date era visto sorgere e tramontare dietro una particolare montagna sacra. Al Dio Sorano era dedicata pure l'antica Surina, che coinciderebbe con l'odierna Viterbo, ma pure Soriano nel Cimino, Sorano in Toscana e Monte Sorano, tutti centri dedicati a Suri il Dio del Sole.

Nel paese di Sant’Oreste, si tramandava una leggenda secondo cui sul Soratte si poteva incontrare una spaventosa capra con due teste, oppure, secondo una variante, una capra con la testa volta all’indietro. Qualcuno ha collegato la leggenda a Giano Bifronte, il Dio che guarda il passaggio tra l’anno vecchio e il nuovo. Ma la capra era sacra alla Signora delle belve, la Potnia Theron e dunque anche a Feronia.



IL SOLE NERO

Il Dio Soranus, adorato sul monte sacro di Soratte, venne identificato o confuso a volte con Dite, il Dio romano del mondo sotterraneo, o venne identificato con Apollo Soranus detto pure Apollo Catatonio o Apollo Summano, però un Dio solare infero più che celeste, difatti presumibilmente definito dagli Etruschi con il sinonimo di Tinia Calusna (Giove infero).

La sua paredra presso gli etruschi era chiamata la Dea Cavatha e per i Falisci era chiamata Feronia, il cui santuario maggiore (Lucus Feroniae) era collocato presso il Monte Soratte, ai confini del territorio di Sorano.

Feronia fu una Dea Trina (madre, vergine e anziana) associata ai tre mondi (terra, inferi e cielo) e i suoi luoghi di culto furono contigui a quelli di Soranus. Secondo alcuni studiosi dagli antichi culti del lupo e della capra, associati in età storica a Soranus e Feronia, deriverebbe la parola hirpus, che sarebbe composta da Hircus (capra) e Lupus (lupo).

Secondo altri studiosi invece i sacerdoti di Soranus venivano chiamati Hirpi Sorani, cioè "Lupi di Soranus", dalla lingua Osca-Sannita-Sabina hirpus = "lupo", e questa versione sembra più attendibile. Essi nel corso delle cerimonie, camminavano sui carboni ardenti, reggendo le interiora delle capre sacrificate. Sembra ci fosse un rapporto tra la brace ardente e il sole che brucia e dissecca. I Luperci nella religione romana hanno probabilmente avuto una derivazione da questi sacerdoti.

Sul monte Soriano dagli scavi del 2011 sono emersi i resti si un tempio montano, datato al 1500 circa a.c.. Resti di offerte e di fuochi rituali indicherebbero per gli archeologi la presenza di un “culto del fuoco”, il che potrebbe avere connessioni con la centralità dell’elemento igneo nel culto del dio-lupo connesso forse al Dio Sole.

CIVITA CASTELLANA E MONTE SORATTE

I SACERDOTI LUPO

I luoghi di Soranus e Feronia furono spesso sedi di importanti siti oracolari. Sulle pendici orientali del monte si aprivano infatti dei pozzi profondi da cui ancora oggi fuoriescono consistenti nebbie di condensazione che già molti autori romani come Servio descrivevano come vapori propri del culto di Apollo Sorano. Sembra che la leggera intossicazione dei sacerdoti o sacerdotesse permettesse loro di entrare in uno stato di trance e parlare per bocca del Dio.

Narra una leggenda che ai tempi del Primo Sacrificio, in cima al monte Soratte un branco di lupi giganteschi rubò le carni delle vittime sacrificali, fuggendo via per la foresta. Degli uomini coraggiosi li inseguirono fino a una grotta che emanava vapori infernali. Questi vapori uccisero quasi tutti gli umani, ma non intossicarono i lupi. 

I sopravvissuti tornarono nel villaggio, dove in breve comparve un'epidemia che decimò la popolazione. Interpellato, l’Oracolo rivelò che i Lupi erano protetti da Dis Pater (Plutone), e che seguirli fino alla Caverna proibita aveva provocato la pestilenza. L’unico modo per purificarsi era quello in cui i sacerdoti si comportassero come lupi come lupi. Così nacquero gli Hirpi Sorani e lo stesso popolo passò alla storia come “irpini”.



APOLLO SORANO

Fu Virgilio che identificò l’oscuro Dio del Soratte con il biondo dio Apollo, il luminoso signore della profezia e nell’Eneide è scritto che sul Soratte si svolgevano riti in onore ad Apollo:

“…Apollo SOMMO FRA TUTTI GLI DÈI, CUSTODE DEL SANTO SORATTE, TE CHE NOI VENERIAMO DA SEMPRE, ALIMENTANDO I TUOI FUOCHI CON CATASTE DI PINO, E, TRA LE FIAMME, FIDENTI NELLA NOSTRA DEVOZIONE, PESTIAMO A PIEDI NUDI DISTESE DI BRACI…”

Nell’Eneide Arrunte, guerriero e sacerdote d’Apollo, rivolge la sua preghiera al Dio del Soratte prima di uccidere la vergine guerriera Camilla.                                                                                                          Nelle Guerre Puniche, Silio Italico chiama il guerriero Equano “figlio del Soratte” e lo descrive maestoso, corpulento, coperto d’armi scintillanti e in grado di accogliere il furore divino.

Gli Hirpi Sorani, i sacerdoti-lupo di Apollo Sorano, formavano un sodalizio di uomini che eseguivano riti purificatori, in onore del Dio Lupo, i mistici del culto di Soranus, che erano tuttavia uomini dediti alle attività di guerra e di rapina, cui si poteva accedere solo dopo aver superato un rito di iniziazione. Insomma mistici ma poco raccomandabili.

Come i lupi infatti, essi dovevano vivere di rapine e, durante le cerimonie del Dio, camminavano a piedi nudi sui carboni ardenti senza provare dolore, un po' come i fachiri indiani. Accendevano molta legna di pino e ne espandevano le braci ardenti camminandoci a piedi nudi senza percepire dolore per tre volte, saltando sulle braci come in una danza e portando in questo modo le carni, i doni, gli exta, offerte sacrificali fino all’altare del Dio Soranus, in un complesso rituale che si svolgeva al Solstizio d’Estate. 

Tracce dell’antico tempio si possono osservare nella cripta della Chiesa di San Silvestro. Sembra che i cultisti si vestissero di pelli di lupo e fossero in grado di “diventare lupi” essi stessi o che in seguito a una maledizione, erano costretti da poteri oscuri a diventare lupi essi stessi. Varrone narra che i sacerdoti riuscivano a camminare sul fuoco dopo essersi sfregati sulla pianta dei piedi “una droga che impediva l’azione del fuoco”.

Sotto Augusto la casta sacerdotale degli Hirpi Sorani assunse a nuova importanza nel programma di riscoperta delle divinità arcaiche; infatti, gli Hirpi ottennero dal Senato di Roma l'esenzione dal servizio militare e dal pagamento di altri tipi di spese, o come descrive Plinio " perpetuo senatus consulto militiae omniumque aliorum munerum vacationem habent"



BIBLIO

- Virgilio - Aeneid - XI -
- Plinio il Vecchio - Naturalis historia - III -
- Strabone - Geografia - 5 -
- Mika Rissanen - The Hirpi Sorani and the Wolf Cults of Central Italy" -
- U. Lugli - Miti velati. La mitologia romana come problema storiografico - ECIG - Genova - 1996 -
- Giovanni De Feo - Le città del tufo nella valle del Fiora - Guida ai centri etruschi e medioevali della Maremma collinare - Laurum Editrice - Pitigliano - 2005 -

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