COMITIUM - COMIZIO



PLANIMETRIA DELL'AREA IN EPOCA REPUBBLICANA

Il Comitium, primo luogo di riunione della gente patrizia romana, per discutere sulle decisioni di Roma, fu costruito nel primo Foro, il Foro Romano, in epoca monarchica, sotto i Re di Roma.
Era il centro politico dell'Urbe, e poichè vi si discuteva di politica, è rimasto oggi come termine per indicare discorsi politici rivolti a tutti i cittadini.

Il Comizio accoglieva le più antiche assemblee dei cittadini: detti Comizi Curiati. Oggi ne sono visibili solo pochi resti, dopo le trasformazioni dell'epoca cesariana e augustea che lo fecero sparire. Anticamente occupava l'angolo nord-est del Foro, tra la basilica Emilia, l'Arco di Settimio Severo e il Foro di Cesare. Fu Cesare che la demolì in larga parte per edificarvi la nuova Curia Iulia.




LA STORIA

Si tramanda che dopo il ratto delle Sabine, Romani e Sabini stipularono un trattato di pace unendo i popoli e i due regni di Romolo e di Tito Tazio, conservando il nome dell'Urbe Roma. Per rispetto dei Sabini però anche i Romani assunsero il nome di Curiti, in ricordo di Cures, patria natia di Tito Tazio, inoltre il lago nei pressi del Foro Romano, in ricordo di quella battaglia e del comandante sabino scampato alla morte, Mezio Curzio, venne chiamato Lacus Curtius, e il luogo in cui si conclusero gli accordi fu chiamato Comitium, da Comite, l'incontro.


Nel Comizio si svolgevano le funzioni politiche della costituzione romana, basata su tre elementi:
l'assemble popolare, che si svolgeva nella piazza circolare munita di gradinate come un anfiteatro;
il Senato, che si riuniva nella Curia Hostilia e nell'area del Senaculum;
i magistrati, che avevano la propria tribuna nei Rostra.

Rimase il centro politico del Foro e di Roma dalla fine dell'età regia fino alla tarda età repubblicana, quando molte funzioni del Comizio passarono alla più ampia piazza del Foro e ad altri edifici che vi si affacciavano.

L'assemblea più antica fu quella dei comizi curiati, cioè dei patrizi, conservando però i comizi tributi, detentori del potere legislativo. C'erano poi i comizi elettorali, che si svolgevano in Campo Marzio, negli Ovilia o Septa.

Si pensa che le gradinate del Comizio servissero anche per spettacoli teatrali e di gladiatori, già attivi all'epoca.




DESCRIZIONE

Il Comitium era uno spazio aperto circolare e consacrato dagli auguri, orientato secondo i punti cardinali, di cui si conservano i pozzi rituali, il Lapis niger e i Rostra vetera. Terminava a sud coi Rostra, con accanto il Lapis Niger.

Il Comizio aveva una superficie di circa un ettaro, coi lati lunghi di circa 90 m. Tre volte nell' anno, il 24 febbraio, 24 marzo, 24 maggio, il re, o dopo la caduta dei Tarquinii, il repubblicano Rex sacrorum, compiva sul Comizio alcune cerimonie, il cui vero significato era oscuro già per i contemporanei di Cicerone, come il fatto che il rex, finita la cerimonia, si allontanava in fretta come un fuggiasco, dal Comizio.

La piazza del Comitium comprendeva la Curia Hostilia a nord; più a ovest la basilica Porcia, oltre la quale era collocato il Carcere Mamertino e più a sud la Colonna Menia. Il Senaculum (1), luogo di riunione dei senatori, doveva trovarsi sul lato ovest del comizio, mentre la parte sud era chiusa dalla Grecostasi, una piattaforma sopraelevata dove gli ambasciatori stranieri potevano assistere alle riunioni del Senato, cosiddetto forse perchè la maggior parte degli strnieri all'epoca erano greci. A sud-est, si trovavano i Rostra, la tribuna degli oratori, così chiamata da quando, nel 338 a.c., vi furono affissi i rostri delle navi catturate nella battaglia di Anzio.

Plinio il Vecchio narra che prima dell'introduzione del più antico orologio solare nel 263 a.c., durante la I guerra punica, le ore principali venivano annunciate da un araldo sui grandini della Curia Hostilia, annunciando il passaggio del sole tra i Rostra e la Grecostasi per il mezzogiorno e il passaggio tra la Colonna Menia e il carcere per il tramonto. Ciò ha permesso di collocare i Rostra repubblicani e il carcere Mamertino, la Curia a nord del Comizio, mentre Rostra e Grecostasi erano a sud.




I MONUMENTI DEL COMIZIO
  • La Cappella della Concordia, in bronzo, nella Grecostasi, eretta nel 304 a.c. dall'edile Gneo Flavio;
  • La statua dell'augure Atto Navio, fatta erigere da Tarquinio Prisco;
  • Le statue di Alcibiade e di Pitagora, fine IV sec. a.c.;
  • Le statue delle tre Sibille, sui Rostri;
  • La statua di Camillo, sui Rostri;
  • Le statue di ambasciatori morti durante le missioni, in particolare quelli morti a Fidene dalla Regina Teuta, sui Rostri;
Purtroppo scomparsi i monumenti dell'epoca, tra cui anche il puteale e il fico sacro, a memoria del celebre augure Atto Navio, che secondo la leggenda, avrebbe prodigiosamente trasferito qui il fico ruminale dal Lupercale; una statua del medesimo augure trovavasi sui gradini dinanzi la Curia. Presso i Rostri si vedevano le statue in onore dei cittadini morti per la patria, e incisi in bronzo i documenti ufficiali importanti, come i trattati conclusi con popoli stranieri. La prima legge romana scritta, del 450 a.c., le XII tavole, dette di Romolo, furono affisse alla tribuna degli oratori.




LE XII TAVOLE

Le leggi delle XII tavole furono compilate nel 451-450 a.c. dai Decemviri addetti, con regole di diritto privato e pubblico. A parte le più antiche Mores e Lex regia, furono il primo diritto romano scritto.

Si tramanda che il codice fosse richiesto dalla plebe per porre fine ai soprusi dei patrizi all'inizio della repubblica e per mitigare le leggi contro i debitori insolventi. L'interpretazione del diritto era allora affidata al collegio sacerdotale e patrizio dei pontefici.



Storia delle XII tavole

Fu il tribuno della plebe Gaio Terenzilio Arsa, a proporre nel 462 a.c. la nomina di una commissione di magistrati per redigere il codice. Il Senato votò solo nel 454 a.c. tre membri, Spurio Postumio Albo, Aulo Manlio e Publio Sulpicio Camerino, nominati dai concilia plebis in Grecia, per studiare le leggi di Atene e delle altre città. (Tito Livio, Ab urbe condita).

Nel 451 a.c. fu istituita una commissione di decemviri legibus scribundis che rimpiazzò le magistrature ordinarie, sia patrizie che plebee, però scelti tra gli ex-magistrati patrizi: Appio Claudio, Tito Genucio, Publio Sestio, Lucio Veturio, Gaio Giulio, Aulo Manlio, Publio Sulpicio, Publio Curiazio, Tito Romilio e Spurio Postumio.

Furono nominati decemviri i tre della commissione inviata ad Atene, in qualità di "esperti" e "gli altri furono eletti per far numero", commentò Tito Livio.

Le XII Tavole vennero affisse nel foro, dove rimasero fino al sacco di Roma del 390 a.c.
Cicerone narra che ancora ai suoi tempi, I secolo a.c., il loro testo veniva imparato a memoria dai bambini, e Livio le definì “fonte di tutto il diritto pubblico e privato”.

Nel primo anno furono scritte dieci tavole, discusse in assemblea. La commissione dell'anno successivo, nuovamente eletta dai comizi centuriati, secondo Dionigi di Alicarnasso accoglieva tre plebei, mentre per Livio erano tutti patrizi. La seconda commissione fu dominata dispoticamente dal patrizio Appio Claudio, che scrisse le altre due tavole senza consultazione nell'assemblea.
Un episodio legato a Virginia, la fanciulla plebea che il padre preferì uccidere piuttosto che consegnarla ad Appio Claudio, scatenò la rivolta con il ripristino delle magistrature ordinarie.
I consoli dell'anno 449 a.c., fecero incidere le leggi su tavole esposte nel Foro.


Contenuto delle XII Tavole
  • TAVOLA I e II: Procedura civile.
  • TAVOLA III: Procedure esecutive.
  • TAVOLA IV: Genitori e figli.
  • TAVOLA V e VI: Eredità.
  • TAVOLA VII: Proprietà.
  • TAVOLA VIII: Illeciti.
  • TAVOLA IX: Principi costituzionali.
  • TAVOLA X: Funerali.
  • TAVOLA XI: Matrimonio.
  • TAVOLA XII: Crimini.
Il testo originale non è giunto integralmente perchè le tavole andarono perdute nel sacco di Roma dei Galli di Brenno nel 390 a.c., ma ne restano numerosi frammenti nelle fonti antiche. Le leggi erano diritto sacro, pubblico, penale, privato e processuale, una raccolta di usi e consuetudini preesistenti.
Le tavole riguardavano il processo civile e l'esecuzione, il diritto di famiglia, le successioni mortis causa, i negozi giuridici, le proprietà immobiliari, i delitti, i processi penali e il diritto costituzionale, e le ultime due, dette da Cicerone tabulae iniquae, vietavano il matrimonio fra patrizi e plebei.

(1) Il Senaculum non va confuso col Senaculum mulierum, il "Senato delle donne", istituito dall'imperatore Eliogabalo, autorizzato a decidere su argomenti limitati, che si riuniva sul Quirinale.




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