CARISTIA - CARA COGNATORUM (22 Febbraio)



OFFERTE AI DEFUNTI

LE FESTE DEI VIVI E DEI MORTI

Il 13 febbraio comincia la serie di nove giorni dedicati ai morti che comprende:
- le feste Parentalia (feste funebri per i parenti defunti), 
- le feste Feralia (feste per i defunti in genere). 
- le feste Caristia o Cara cognatorum che si celebra il 22 febbraio e che è anch'essa una festa di famiglia.

"Una delle feriae privatae, non della famiglia propria, ma dei parenti, che si celebrava ai 22 di febbraio, sotto la quale data leggesi nei fasti di Philocalus semplicemente Caristia di Polemius Silvius: Cara cognatio vieo dicta, quia tunc etsi fuerint vivorum parentum odia, tempore obitus deponantur, (C. P p. 258 seg.) e nei Menologia rustica: Cara cognatio (C. P p. 280). Nella lex collegi Aesculapii et Hygiae (C. VI 10234 lin. 13) parimente: Item VIII K(alendas) Mart{ias) Die karae cognationit etc. Valerio Massimo (2, 1, 8) così descrive lo scopo della festa : ' "Convivium etiam sollemne maiores instituerunt idque caristia appellaverunt, cui praetor cognatos et adfines nemo interponebatur, ut si qua inter necessarias personas querella esset orta, apud sacra raeusae et inter hilaritatem animorum et fautoribus concordiae adbibitis tolleretur' cf. Oyid. fasti 2, 615 seg. Martial. 9, 55. Tertull. de idol. 10."

La festa Caristia, detta pure Cara Cognatorum è del tutto privata e familiare e Ovidio parla di semplici offerte di sale e vino che ciascuno fa sul sepolcro di famiglia, perché "parva petunt Manes". Le Caristia sono dunque celebrate dopo i Feralia. La cerimonia si conclude poi nei Parentalia in onore degli antenati morti e le famiglie si riuniscono in una festa comune. 

In questi giorni i riti sono celebrati tra parenti e sono interdette tutte le normali attività della vita quotidiana (cessano gli affari, non ci si può sposare, i templi sono chiusi). Si tratta in tutto di nove giorni, alcuni sostengono che la ragione risiedesse nel fatto che nove erano anche i giorni che intercorrevano ordinariamente tra la morte e la sepoltura. 

Naturalmente è errato, se non altro perchè massimo dopo due giorni il cadavere avrebbe puzzato... come un cadavere. Invece il nove era il numero sacro per i riti più arcaici della Grande Madre nei suoi aspetti sia vivificanti che mortiferi.

I riti per i morti secondo la tradizione romana risalirebbero a Enea, personaggio particolarmente devoto nei confronti dei genitori. Naturalmente ciò veniva creduto perchè i romani sostenevano di discendere dai gloriosi troiani e pertanto la figura del capostipite era particolarmente venerato.
(Ov. Fast. 2, 657)

CARISTIA CON L'IMMAGINE DEL DEFUNTO
Il 22 febbraio, giorno delle Caristia, i parenti si riuniscono per ricordare i morti della famiglia e ne approfittano per rinsaldare i legami di parentela: si cerca di sanare eventuali discordie, si fa un censimento dei familiari vicini e lontani ancora in vita. Durante questa riunione di famiglia si mangia tutti insieme e si fanno offerte di grano, uva, favi, focacce, vino e incenso ai Lari, ai Penati ed ai defunti. In questo giorno non sono ammessi estranei in famiglia.

Sebbene sia una festa ufficiale, essendo la festa delle famiglie, viene tenuta in ambito privato il 22 febbraio di ogni anno con banchetti e scambi di doni. Le famiglie si riuniscono per cenare insieme ed offrire incenso ai Lari, le divinità domestiche. 

E' anche un giorno di riconciliazione, perchè in tale data i disaccordi vanno superati e sci si riconcilia, anche il poeta Ovidio nota satiricamente che ciò poteva ottenersi solo escludendo i membri della famiglia che davano disturbo.

In questo giorno si fanno distribuzioni di pane, vino e sportulae (piccole somme di denaro, pegni o buoni), ai clientes e pure agli schiavi, perchè i clientes e gli schiavi sono considerati un po' come familiari.

Il poeta Marziale scrisse due composizioni sullo scambio di doni per l'occasione; in uno si scusa scherzosamente con i familiari Stella e Flacco, avvertendoli che non avrebbe inviato loro nulla perché non voleva offendere coloro che si aspettavano regali dalla sua parte ma e che non ne avrebbero ricevuti.


Il desco familiare è assimilato all’ara sacrificale e alla terra feconda, in quanto offre i cibi e tale prerogativa lo rende in grado di riunificare le forze spirituali che rischiano di disperdersi o che si contrastano. "Convivium etiam sollemne maiores instituerunt idque Caristia appellaverunt" (Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri, II, 1, 8)

Diversamente dalle feste pubbliche, i Caristia, in qualità di feste osservate privatamente potevano eseguirsi nei giorni con numeri pari sul calendario romano. La Cara Cognatio restò nel calendario anche quando l'impero romano era divenuto cristiano. Appare nel cronografo del 354.

L'usanza c'era presso molti popoli, a cominciare dagli Etruschi; se visitate la necropoli di Norchia, o quella di Castel d'Asso, due preziose necropoli abbandonate all'incuria, vi accorgete che le tombe hanno una camera inferiore dove si inumava il corpo del defunto, e una superiore dove i parenti si raccoglievano per il pasto sacro.

Infatti dal piano inferiore si saliva in una scala di solito molto stretta, su cui salivano i parenti uno alla volta portando con sé cibo e bevande, ma pure tavoli e lettini, si pensa che si coricassero a terra con cuscini e pelli come gli Etruschi erano soliti fare, e non solo, perchè associavano spesso anche spettacoli e giochi gladiatori.

NORCHIA
La Cara Cognatio restò al calendario molto tempo dopo che l'impero romano divenne cristiano perchè, in quanto festa dell'amore, i Caristia non erano incompatibili con le abitudini cristiane, ed alcuni studiosi hanno notato delle influenze di Parentalia e Caristia sulla festa cristiana delle agapi, come il consumo di pane e vino presso la tomba sostituito dall'Eucaristia. Nel V secolo alcuni sacerdoti cristiani addirittura incoraggiarono la partecipazione ai pasti dei funerali.
Nel calendario dello scrittore romano Polemio Silvio del 449 d.c. alla festa viene aggiunta la commemorazione del seppellimento dei santi Pietro e Paolo. Nella prima metà del VI secolo alcuni Gallo-Romani seguivano ancora una parte della festa con offerte di cibo ai morti e un pasto rituale.

Quindi fino al VI secolo si proseguì a fare banchetti familiari offrendo cibo ai defunti, in alcune zone si lasciava un posto libero nel banchetto dedicato all'ultimo defunto della famiglia (oppure al defunto più caro o all'avo ritenuto più protettivo), apparecchiandogli il piatto come commensale invisibile a cui venivano dedicati anche dei brindisi. 

La Chiesa però mal tollerava i residui delle feste pagane ritenute peccaminose e diaboliche, per cui con il Concilio di Tours nel 567 venne considerata profanazione la festa della Cara Cognatio in quanto si sovrapponeva a quella che era diventata la festa di san Pietro, quando in realtà era avvenuta la sovrapposizione della festa cristiana sulla pagana.

Il vescovo Cesario di Arles condannò l'usanza come una scusa per l'ebbrezza, la danza, i canti ed altri comportamenti indecenti, dimenticando che la festa evocava solo dei defunti e non c'erano giochi nè attori, ma solo feste familiari e commemorazione di morti. La soppressione della tradizionale commemorazione dei morti faceva parte degli sforzi crescenti della Chiesa per controllare e monopolizzare il comportamento religioso nella Gallia merovingia e in ogni dove.

Ma il termine "profanazione" usato dal vescovo Cesareo, che nulla aveva a che vedere con la festa, fu però quello che fece decadere la festa immediatamente, perchè di per sé era un reato che comportava la pena di morte. Naturalmente per la sua intransigenza il vescovo fu fatto santo.


BIBLIO

- Fasti di Ovidio - Karistia - edizione Teubneriana - Stoccarda - 1952 -



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