GIUNIO BRUTO





Nome originale: Marcus Iunius Brutus Caepio
Nascita: 85 a.c.
Morte: 42 a.c.
Padre: Marco Giunio Bruto, Giulio Cesare (adozione)
Madre: Servilia Cepione













LE ORIGINI

Marco Giunio Bruto Cepione, o Marcus Iunius Brutus Caepio, nacque nell' 85 a.c. e morì nel 42 a.c.. Fu un senatore romano della tarda Repubblica romana che passò alla storia in quanto uno degli assassini di Giulio Cesare.
Bruto fu per alcuni un grande eroe, ma con angolazioni molto strane. Una figura poco simpatica perchè apparentemente idealista ma in realtà con un grande livore immotivato nei confronti di Cesare, se non forse per un'invidia nascosta. Un uomo che cambiò spesso idee e partito ma con una tale veemenza che lo fece sembrare sincero ma pazzo.
Non ebbe vita serena, già rimasto orfano nelle lotte che si scatenarono alla morte di Silla, qui da parte del partito mariano, restò orfano.
Bruto era figlio dell'omonimo tribuno della plebe Marco Giunio Bruto e di Servilia Cepione, sorellastra di Catone Uticense e amante di Giulio Cesare. Alcune fonti accennano alla possibilità che Cesare fosse suo padre, difficile visto che Cesare al tempo della nascita di Bruto aveva quindici o sedici anni, ma non impossibile.
Il padre, appartenente ad una famiglia di grande fede democratica, combatté accanitamente contro Pompeo. Si era asserragliato a Modena e lì resistette fino a che non poté più sostenere l’assedio. Pompeo lo convinse che gli avrebbe risparmiato la vita e l'ingenuo si arrese. Gli venne data persino una scorta di cavalleria per accompagnarlo in una piccola città della valle Padana. Il giorno dopo però fu ucciso da Geminio, il sicario di Pompeo, che fu molto esecrato per questo, ma non se ne preoccupò più di tanto.



IL CARATTERE

Il ragazzo ebbe buoni precettori, poi gli studi ad Atene, infine tornò a Roma e sposò Claudia, la figlia di Appio Claudio Pulcro. Ormai, con il padre morto quando egli era un bambino, Bruto viveva sotto l’influenza del fratellastro della madre, Catone l’Uticense, conservatore rigido fino all'ossessione, e figura dominante nella politica e nella famiglia. Forse per questo Bruto, dimenticando le tradizioni familiari, si schierò coi patrizi Ottimati, contro il Primo Triumvirato di Crasso, Pompeo e Cesare.
Quinto Servilio Cepione, fratello della madre Servilia, lo aveva adottato, quando era ancora un ragazzo Bruto, che aggiunse il suo cognomen al proprio nome. La sua carriera politica cominciò quando divenne assistente di Catone, mentre questi era governatore di Cipro.
Dalle lettere di Cicerone, proconsole in Cilicia, sappiamo però che Bruto, avendo prestato una grossa cifra di danaro alla città di Salamina, ne esigeva un interesse del 4% mensile, vale a dire il 48% annuo, mentre quello fissato dalla legge era dell’1%, cioà il 12% annuo. Per esigere il suo credito da usuraio chiese a Cicerone di prestargli la cavalleria per costringere i debitori con la forza.
Successivamente però governò con saggezza e moderazione la Gallia Cisalpina, ma sempre con grandi sbalzi di umore. Piangeva commosso davanti alle rovine di una città distrutta e, pochi giorni dopo ne faceva distruggere un’altra.



LA PROTEZIONE DI CESARE

Di lui Cesare aveva detto "Bruto quando vuole qualcosa la vuole intensamente". ma a Roma si diceva "Bruto non sa sempre quello che vuole, ma quando lo vuole, lo vuole intensamente"
Cesare, di solito grande estimatore di uomini, con Bruto non fu spassionato, probabilmente perchè figlio di Servilia, amante di Cesare che l'amò sopra ogni altra. Quando Bruto nacque nella vita di Servilia c’erano sia Cesare sia il marito. Per Plutarco, Appiano ed altri Bruto era certamente il figlio di Cesare, o comunque Cesare lo credette suo figlio. Questa è la sola spiegazione possibile di quanto egli sempre fece per cavarlo dai guai, dal 59 a.c. e dalla congiura di Vettio, un informatore di Cicerone, che aveva denunciato un complotto, in cui era incluso il nome di Bruto, per irrompere nel Senato con i gladiatori di Gabinio ed uccidere Pompeo.
Probabilmente era un'invenzione di Cicerone che accusava Bruto per colpire Cesare. Però all'epoca Cesare era console e, finita la seduta, si portò a casa Vettio “per interrogarlo”. L’indomani non soltanto il nome di Bruto era scomparso dalla lista, ma al suo posto vi era un'accusa contro Cicerone.
Ma Bruto non fu mai riconoscente a Cesare. Qunado vi fu guerra tra Cesare e Pompeo, Bruto, dimentico dell'assassinio del padre, seguì lo zio Catone nella battaglia di Farsalo, dalla parte di Pompeo. Arresosi poi a Cesare questi lo perdonò di cuore, dandogli cariche ed onori. Lo nominò governatore della Gallia in occasione della sua spedizione in Africa all'inseguimento di Catone e di Metello Scipione. L'anno successivo, nel 45 a.c. lo nominò pretore. La pace sembrava fatta e neppure il suicidio dell’amatissimo zio Catone ruppe il legame tra Cesare e Bruto, che tuttavia covava nell'ombra.



L'ASSASSINIO

Nel 45 a.c. Bruto divorziò da Claudia per sposare la cugina Porcia, la figlia di Catone. Contemporaneamente congiurò contro Cesare insieme al cognato Cassio. I congiurati speravano che Bruto diventasse il capo della congiura, tanto più che Porcia voleva la testa di Cesare. Per reinstaurare la repubblica occorreva uccidere Cesare, questo era l'ideale. Bruto tentennò molto ma alla fine cedette.
Alle idi di marzo del 44 a.c., dopo l'eccidio di Cesare nella Curia di Pompeo, i congiurati si aspettavano di esser accolti da una città riconoscente. Invece i Romani pieni di sgomento per la fine odiosa dell'amato imperatore li avrebbero linciati.



LA MORTE

Agli inizi furono salvati da un’amnistia voluta da Antonio, ma Roma non li vedeva come i salvatori della Repubblica e rischiavano l'accusa di tradimento, per cui Bruto e gli altri cospiratori fuggirono in Oriente. Antonio ed Ottaviano intanto avevano trovato una momentanea intesa contro gli assassini di Cesare. Sembra che mentre Bruto preparava il viaggio della sua armata dall'Asia in Europa, gli apparve il fantasma di Ceasare.

IL SUICIDIO DI BRUTO
L’apparizione, che disse essere il genio di Cesare gli annunciò: “Ci rivedremo a Filippi”, e coraggiosamente Bruto accettò la sfida. A Filippii congiurati sconfitti incontrarono la morte: Cassio in battaglia. Bruto suicidandosi con la sua spada.
Sembra che all'esortazione dei suoi amici a fuggire rispondesse "Fuga, sì, ma questa volta con le mani, non con i piedi". Detto questo, si uccise.

Così commentò Napoleone dal suo eremo di S. Elena:

"Immolando Cesare, Bruto ha obbedito a un pregiudizio educativo che aveva appreso nelle scuole greche. Lo assimilò a quegli oscuri tiranni delle città elleniche che, col favore di qualche intrigante, usurpavano il potere. Non volle vedere che l’autorità di Cesare era legittima perché necessaria e protettrice, perché era l’effetto dell’opinione e della volontà del popolo.

Forse perchè Bonaparte in Cesare ci si rivedeva parecchio.
Marco Antonio trovato il suo corpo esanime, lo pianse. Poi lo avvolse in un mantello di porpora, lo arse su una pira e inviò le ceneri alla madre.
La storia si era conclusa e Bruto si era finalmente incontrato con i Mani di Cesare.



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1 comment:

Anonimo ha detto...

interessante, io su questo blog ho fatto la ricerca e ho preso10

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