LO SCUDO ROMANO


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LO SCUTUM
Lo Scudo romano, dal latino scutum, detto però anche clipeus, venne usato dall'esercito romano nel corso dei dodici secoli e oltre della sua storia, dalla fondazione della città nel 753 a.c. alla fine dell'Impero romano d'Occidente, del 476, fino alla caduta di Costantinopoli del 1453 subendo però molte modifiche sia nella forma, che nei materiali e nelle dimensioni.

La sua funzione era quella di coprire il corpo del fante e del cavaliere romano dalle armi d'offesa del nemico. I primi scudi erano in legno talvolta rivestiti con placche di bronzo, però ciò li rendeva molto pesanti.

Allora alcuni scudi romani vennero rafforzati rivestendo i loro bordi con una lega di rame, più leggero del bronzo in quanto più malleabile, cioè riducibile ad uno spessore più sottile, ma anche questo sistema alla fine fu abbandonato a favore dell'uso di cuoio grezzo cucito, che legava gli scudi in modo più efficace.

Gli scudi romani presentavano anche una prominenza, ovvero un umbone (lat. umbo), piuttosto spessa, rotonda, di legno o di metallo che deviava i colpi e serviva come incavo dove alloggiare l'impugnatura. Una delle sue peculiarità fu quella di consentire l'adozione della formazione difensiva, chiamata "a falange".

IL SOLDATO ROMANO AD INIZIO EPOCA MONARCHICA

L'OPLON E LA FALANGE

Hoplon e falange comparvero in una data che spazia tra l'VIII ed il VII secolo a.c..

MILITARE ETRUSCO-ROMANO 500 A.C.
Secondo lo storico Diodoro Siculo, l'hoplon e la falange sarebbero stati ideati nella città di Argo che li adoperò in battaglia per sconfiggere gli Spartani durante la Seconda guerra messenica, nel tentativo di rivolta dei Messeni iniziato probabilmente nel 685 a.c. e terminato attorno al 669 a.c. dopo la sconfitta inflitta a Sparta da Argo a Isie.

La sconfitta dei grandi guerrieri spartani fece epoca e i romani esaminarono immediatamente le armi e le strategie usate in battaglia. Il nuovo "scudo argivo" si diffuse nelle altre città della Grecia prima e poi in Sicilia, si propagò nella Magna Grecia e giunse nel VI secolo fino a Roma insieme alla formazione a falange. In Italia più a nord era già passata agli etruschi e da questi ancora ai romani.

Si trattava di un scudo in forma di disco concavo, del diametro di 90–100 cm, realizzato in legno di noce (legno molto compatto e resistente all'acqua) e rivestito, esternamente, da una lamina di bronzo ed internamente dal cuoio. Il peso complessivo arrivava a 9-10 kg. Pezze di cuoio potevano coprire il bordo inferiore onde evitare abrasioni sulla coscia dell'oplita durante la mischia.

L'impugnatura dell'oplon si trovava vicino al bordo esterno ed era in cuoio o corda. Un secondo passante, posizionato al centro dello scudo ed in forma di bracciale in metallo avvolgeva l'avambraccio del guerriero per maggior sicurezza.

Un intreccio di corda lungo il bordo interno permetteva poi di agganciare lo scudo quando non era imbracciato.



GLI EMBLEMI

L'HOPLON o OPLON
La superficie esterna degli oplon poteva essere liscia (scaramantica, per riflettere sull'avversario la malasorte) o decorata da un simbolo, spesso mitologico:

- Gli opliti spartani decoravano i loro scudi con una  maiuscola (Λ), corrispondente alla nostra lettera L che stava per Lacedemone;
- gli Ateniesi vi raffiguravano la civetta, simbolo della Dea Athena;
- i Tebani vi ponevano la sfinge o la clava di Eracle;
- gli Argivi vi raffiguravano un'idra su fondo bianco.



L'ASSETTO

Nell'esercito romano gli opliti della prima fila si coprivano in parte con gli scudi rotondi parzialmente sovrapposti, in modo che il loro fianco destro venisse protetto dallo scudo del vicino, armati di lancia e spada, con scudo, elmo e corazza. I comandanti romani erano spesso in prima linea, per dimostrare il proprio coraggio ai propri soldati, e incoraggiarli nella battaglia, rischiando spesso la morte.

L'obiettivo era di far cedere lo schieramento opposto e spezzarne le file. Le formazioni più arretrate si accalcavano e spingevano la prima fila contro la prima fila nemica. Qui l'avanzamento coraggioso del singolo combattente era pericoloso, potendo portare alla rottura dello schieramento con conseguenze disastrose. 

LA FALANGE OPLITICA GRECA

LA FALANGE OPLITICA

Riforma di Servio Tullio (580 a.c. circa)

Tito Livio racconta quale fosse l'ordine di marcia dell'esercito romano in territorio nemico, ovvero l'agmen quadratum, che prevedeva:
- in testa e in coda  le due legioni consolari,
- ai lati le ali dei socii
- al centro i bagagli di tutte le unità (impedimenta delle legio I e II e delle due ali).

Quest'ordine di marcia fu utilizzato fin dall'inizio della Repubblica, anche durante le guerre sannitiche, la guerra annibalica, la guerra giugurtina, e la battaglia di Carre. Mettere i bagagli al centro significava infatti evitare le scorribande nemiche che sottraevano parte dei bagagli, quindi armi, vettovaglie ecc., importantissime per la prosecuzione della guerra.
L'Oplon venne utilizzato fin dai tempi di Romolo, i romani avevano l'intelligenza di copiare sempre gli strumenti migliori, soprattutto in guerra. Fu solo a partire dal IV secolo a.c. che l'uso dell'oplon, insieme alla falange "classica", cominciò a tramontare.
Gli opliti (portatori di oplon) della prima si coprivano una parte con gli scudi rotondi parzialmente sovrapposti, in modo che il loro fianco destro venisse protetto dallo scudo del vicino, armati di lancia e spada, con scudo, elmo e corazza. I comandanti romani erano spesso in prima linea, per dimostrare il proprio coraggio ai propri soldati, e incoraggiarli nella battaglia, rischiando spesso la morte.

L'obiettivo era di far cedere lo schieramento opposto e spezzarne le file. Le formazioni più arretrate si accalcavano e spingevano la prima fila contro la prima fila nemica. Qui l'avanzamento coraggioso del singolo combattente era pericoloso, potendo portare alla rottura dello schieramento con conseguenze disastrose.



FALANGE OBLIQUA

Già nel IV secolo si ebbe una sostituzione della falange tradizionale con quella obliqua. Questa tecnica di combattimento fu inventata dal generale tebano Epaminonda (418 a.c. - 362 a.c.) e utilizzata per la prima volta nella battaglia di Leuttra (371 a.c.), in cui i Tebani sconfissero clamorosamente gli Spartani.

La falange obliqua era una variante della falange oplitica tradizionale, in cui si attaccava da sinistra la destra dell'avversario. La tattica consisteva nell'assottigliare il centro e la destra, al fine di sferrare un attacco massiccio con una profondità di 50 ranghi sulla sinistra (il lato debole nell'ordine di battaglia classico). Ma anche questa tattica tramontò perchè, combattendo con i sabini, i romani capirono che il loro scudo era più funzionale di quello romano.

MONETA CON AUGUSTO E SUL RETRO CAETRA E ARMI (TRA IL 500 E IL 300 A.C.)

CAETRA

C'era anche uno scudo usato dagli ausiliari detto Caetra, uno scudo circolare con umbone centrale, circondato da quattro settori semicircolari, che a loro volta comprendono due settori concentrici, con o senza un contorno punteggiato, oppure delle linee radiali. 
Era realizzato in genere in cuoio, o legno leggero rivestito in cuoio e venne usato dagli Iberici, i Celtiberi e i Lusitani, di un diametro tra i 30 cm e i 90 cm.



RIFORMA DI SERVIO TULLIO SULLO SCUDO 

Secondo la riforma operata da Servio Tullio:
- la prima classe venne munita di armamento pesante costituito da elmo, clipeus, scudo rotondo argolico, schinieri, corazza in bronzo o ferro; come armi d'offesa un'hasta ed una spada;
- la seconda aveva: elmo, lo scutum, scudo rettangolare o oblungo a maggior protezione per la mancanza di una corazza, oltre a schinieri; come armi d'offesa un'hasta e una spada;
- la terza era equipaggiata con elmo e scutum, scudo rettangolare o oblungo; come armi d'offesa avevano un'hasta ed una spada;
- la quarta e la quinta classe non avevano scudi ma solo armi da lancio.

L'EVOLUZIONE DELL'ARMATURA E DELLO SCUDO IN EPOCA MONARCHICO-REPUBBLICANA
(ILLUSTRAZIONE DI SANDRA DELGADO)

RIFORMA REPUBBLICANA

Durante la repubblica si usarono: 

- uno scudo ligneo, piatto e ovaliforme, con le parti superiore e inferiore tondeggianti, 

- oppure ovale italico o semi-circolare, percorsi da una nervatura rilevata (spina) in legno con al centro una borchia metallica (umbo), formato da due strati di legno, coperto da tela e pelle di vitello; copriva quasi interamente il soldato, misurando 120 cm x 75, con un peso dai 5 ai 10 kg. 

All'esterno era coperto da tessuto di lino e di pelle di vitello o pecora, con i bordi superiore e inferiore  rafforzati in ferro o rame, contro i colpi delle lame nemiche.

Se se ne attestano anche bronzei di altre fogge in epoca alto-repubblicana:

- rotondi i Villanoviani, Etruschi, Sannitici, Celtici, 
- a mezzaluna, come i peltasta Macedoni, scudo ligneo a forma di mezza luna, privo di bordatura, ricoperto in genere di cuoio o anche in feltro;

- trapezoidali, tutti riccamente decorati;

LEGIONARI ROMANI CON CLIPEUS

CLIPEUS

Le battaglie contro i sabini diedero il loro frutto. Si scoprì che lo scudo sabino era migliore di quello argivo, e veniva chiamato clipeus. Con l'abbandono dello schieramento a falange di tipo ellenico, i militi romani vennero dotati di un nuovo tipo di scudo con una forma ovale convessa, con due piedi e mezzo di larghezza e quattro in lunghezza. 
Lo spessore dell'orlo esterno poteva raggiungere il palmo. Lo scudo era formato da assi di legno, tenute insieme con la colla, ed aveva un umbone al centro che serviva a rinforzare lo scudo e a deviare i colpi da lancio. 
L'esterno dello scudo era ricoperto da un tessuto di lino con sopra un altro di cuoio di vitello. I bordi erano rafforzati da lamiera di ferro, che lo rendeva più resistente a colpi, e consentiva d'appoggiarlo a terra senza danno.

La fanteria leggera invece continuò ad adottare il tipico scudo rotondo, di tre piedi di diametro. Questo scudo fu probabilmente abbandonato quando ai soldati fu pagato per la prima volta lo stipendio, verso la fine del V secolo a.c.
GLI SCUTUM DELLE LEGIONI ROMANE E DEI PRETORIANI

LO SCUDO DEI CAVALIERI

All'epoca la cavalleria romana era una sorta di fanteria oplitica mobile. Tito Livio racconta che ancora nel 499 a.c., nella battaglia del lago Regillo, il dittatore Aulo Postumio Albo Regillense, ordinò ai cavalieri di scendere dai cavalli ed aiutare la fanteria contro quella dei Latini in prima linea.
«Essi obbedirono all'ordine; balzati da cavallo volarono nelle prime file e andarono a porre i loro piccoli scudi davanti ai portatori di insegne. Questo ridiede morale ai fanti, perché vedevano i giovani della nobiltà combattere come loro e condividere i pericoli. I Latini dovettero retrocedere e il loro schieramento dovette ripiegare
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, II, 20.)
I piccoli scudi sembra fossero all'epoca rotondi, del resto la cavalleria portò sempre scudi più piccoli per non intralciare il movimento sui cavalli. Ma mentre all'inzio i loro scudi erano in pelle di bue, di scarsa consistenza, vennero poi sostituiti con gli scudi greci, gli oplon, molto più solidi e saldi, utili sia contro attacchi da lontano, sia contro assalti da vicino.


SCUTUM IMPERIALE

LO SCUTUM

Con l'inizio del I secolo l'armamento del legionario romano cambiò nuovamente, compreso lo scudo, ora di forma rettangolare per i fanti, mentre restò rotondo e più piccolo per la cavalleria, onde non intralciare il movimento dei cavalli.

LEGIONARIO CON SCUTUM
Lo scutum dei fanti legionari portava gli emblemi e il nome della propria legione, incisi sullo stesso per identificare un'unità. Ve ne erano tipi in pelle con rinforzo di piastre metalliche e tipi tutti in bronzo, i Romani elaborarono per la fanteria un'ottimo scudo di vimini intrecciato con rivestimento di metallo o cuoio.

Quest'ultimo si rivelò molto efficace in quanto molto resistente ma più leggero e parzialmente elastico per cui, anche se in piccola parte, attutiva il colpo nemico inferto sullo scudo.
L'unico esemplare di scutum scoperto e conservato a tutt'oggi, proviene da Doura Europos, antica città della Mesopotamia, oggi in Siria, databile al III secolo. Era costituito da tre strati di sottili strisce di legno incollati tra loro. La superficie interna era ancora rinforzata da altre simili strisce; al centro della più robusta parte centrale, in quanto vi era uno spessore maggiore di strisce in legno, era fissata l'impugnatura.

La tecnica delle strisce di legno, del tutto romana, sostituiva l'antico intreccio di vimini che se da un lato attutiva il colpo dall'altro si rivelava piuttosto fragile in quanto i vimini, col tempo, con la pioggia e con gli urti si sfilacciava. Peraltro la tecnica di incollate i diversi strati consentiva al legno di non deformarsi col tempo.

Infatti il legno per non incurvarsi (imbarcarsi in termine di falegnameria) o doveva essere stagionato per anni o doveva essere incollato uno strato sull'altro, come del resto fecero i mobili in legno del '900 che ricorsero all'impiallacciatura, incollando il legno di una qualità su un altro strato di legno diverso.

SCUDO DI DOURA EUROPOS
All'esterno e corrispondente all'impugnatura, c' era una grossa borchia metallica, un umbone, come ulteriore protezione. L'espediente non solo proteggeva ulteriormente la mano di chi imbracciava lo scudo, ma spesso deviava il colpo nemico facendolo scivolare dallo scudo, Il tutto era ricoperto di cuoio, sul quale era incollato uno strato di tela.

Queste due coperture servivano, oltre che a rinforzare lo scudo, ad attutire leggermente il colpo donando un minimo di elasticità. Viceversa l'umbone non veniva ricoperto ma veniva lasciato molto liscio per favorire, come già detto, lo scivolamento del colpo di spada o di lancia.

I bordi invece, per tutto il I e II secolo erano di bronzo, raramente di rame, mentre successivamente, per ovvie ragioni economiche, tali bordi vennero fatti di cuoio molto pesante, cucito nel legno. Al contrario le truppe ausiliarie, in particolare la loro cavalleria, e pure la cavalleria legionaria, portavano di solito scudi di forma ogivale (parma), o circolare (clipeus).

TESTUGGINE ROMANA

LA TESTUGGINE

L'allineamento a "testuggine" venne ideato appositamente per un drappello di legionari, armati con il gladio e con l'ampio e robusto scudo quadrangolare in dotazione alle legioni.
In questo allineamento i soldati della prima fila tenevano gli scudi alzati a protezione frontale, con lo scudo che arrivava sotto agli occhi, in modo da formare una barriera senza interruzioni. Lo stesso facevano i componenti laterali dello schieramento, coprendo il fianco e tutta la testa.

All'interno della testuggine, a partire dalla seconda fila e a file alternate, perchè ogni scudo orizzontale copriva due uomini, gli scudi venivano tenuti sollevati in modo da proteggere in alto i fanti sottostanti sia della fila immediatamente precedente che di quella immediatamente successiva.

Con questa formazione si poteva avanzare fino al contatto con le prime file nemiche riparandosi da frecce e proiettili e occultando il reale numero dei componenti, magari con un effetto sorpresa. Nello schieramento, di forma rettangolare o quadrata, si susseguivano più file di fanti pesanti, dotati dei grandi scudi rettangolari e allineati spalla a spalla.


In questo modo si presentava al nemico una massa compatta e protetta in modo impenetrabile (gli unici lati vulnerabili erano quello posteriore e quello inferiore, corrispondente alle gambe dei soldati) somigliante al carapace delle tartarughe, da cui il nome di testuggine.

I legionari potevano così marciare in modo sicuro e agevole, senza affaticarsi troppo, fino a una distanza minima dalle linee nemiche, quando lo schieramento veniva rotto e si iniziava il combattimento corpo a corpo. Ciò evitava soprattutto la pioggia di pietre e frecce che i barbari usavano copiosamente colpendo da lontano mentre la schiera romana avanzava.

Ovviamente la testuggine era una formazione lenta, che era spesso utilizzata negli assedi, per avvicinarsi alle mura avversarie, oppure in battaglia in campo aperto, quando si era circondati da ogni lato, come accadde nella campagna partica di Marco Antonio.

Viene ricordata ancora da Livio durante le guerre sannitiche o da Gaio Sallustio Crispo durante la guerra giugurtina. Ma questa figura bellica per essere realizzata e restare efficace al massimo, richiedeva anzitutto un grande affiatamento di reparto, ma anche una perfetta coordinazione nei movimenti che solo dei soldati precisi, razionali, ordinati, obbedienti e nello stesso tempo valorosi e tenaci come i romani potevano ottenere.

SCUDO ESAGONALE

LO SCUDO ESAGONALE

Erano presenti comunque in epoca imperiale e tardo imperiale, anche scudi esagonali, probabilmente di origine germanica, che sarebbero stati utilizzati sia dalla cavalleria ausiliaria romana fin dal I sec. a.c. che dai pretoriani.



NEL III SECOLO

Dalla seconda metà del III secolo d.c. l'esercito, a causa delle numerose immissioni nell'esercito romano di soldati barbari poco inclini all'allenamento e alla disciplina, era diventato sempre più barbarizzato e di conseguenza molto meno efficace.

AUSILIARIO CON CLIPEO - COLONNA TRAIANA
La ragione di tali reclutamento risiedeva nel fatto la popolazione era stata decimata dalla peste e dal fatto che l'avanzare del cristianesimo aveva cambiato la mentalità guerriera dei romani, molto più occupati a salvarsi l'anima che non di salvare la patria.

In parte anche perchè gli ausiliari, stranieri, venivano pagati molto meno dei soldati romani.

La tipica uniforme venne sostituita da una cotta di maglia portata sopra la tunica, il gladio spesso venne sostituito con la spada, e, al posto del pilum e dello scutum presero posto:

- lancia e parma (scudo tondo) 
- oppure un clipeus rotondo o ovale, composto di assi di legno con rinforzi di ferro munito di umbone, 
- oppure un clipeus totalmente metallico, con un rinforzo piatto e tondo, sovrastato da un altro rinforzo più piccolo quadrato;
- rimase comunque lo scutum rettangolare con rilievo metallico trasversale e umbone ancora all'inizio del III secolo.
MILIZIA CON PARMA

LA PARMA

Parma o parmula era un tipo di scudo rotondo o ellittico usato dall'esercito Romano, specialmente durante il tardo periodo Imperiale. Veniva usato in particolare dai cavalieri per ragioni di movimento e di bilanciamento.

LA PARMA
Misurava 1 metro o meno e l'intelaiatura era in ferro. Il vantaggio del ferro sul bronzo era la maggiore leggerezza unita a una maggiore resistenza agli urti e ai tagli.

Aveva altresì lo svantaggio della ruggine, ma nello zaino dei soldati c'era sempre una riserva di grasso o di olio per ungere armi e scudo, cosa che facevano scrupolosamente.

Nella parte frontale vi era il famoso umbone metallico con funzione di rinforzo e a protezione della mano che sosteneva la parma, ma questo si tendeva a conservarlo in bronzo.

Era usata inizialmente dai velites, poi principalmente dalla cavalleria e dalla fanteria ausiliaria, i legionari però preferivano il più pesante e più protettivo scutum.

Il parma era inoltre lo scudo caratteristico del signifer, il portainsegne.

SCUDI DEL 320 D.C. EPOCA COSTANTINIANA

IMPERO BIZANTINO

L'impero bizantino dominò dal V al XV secolo. Per la maggior parte di questo periodo, l'Impero ebbe l'esercito più formidabile di tutta l'Europa, altamente organizzato, eccezionalmente ben armato e diviso in diverse unità. L'esatta armatura e le armi che i soldati dovevano usare in ciascuna unità bizantina erano ben definite nei manuali bizantini.

Come altri accessori, anche gli scudi sono stati specificati per i soldati di diverse unità allo scopo di servirli al meglio sul campo di battaglia. La progettazione e lo sviluppo di scudi nell'impero bizantino accettarono influenze da una varietà di fonti. 

Il disegno di scudo di base che l'Impero bizantino usò nei primi secoli fu per lo più derivato direttamente dal disegno di scudo del soldato romano. Col tempo, l'Impero sembra aver preso in prestito disegni di scudi dall'Impero Occidentale e dall'Asia Minore.
SKOUTARION  IV - V SECOLO

LO SKOUTARION

Gli scudi rotondi chiamati skoutaria erano tra i tipi più popolari di scudi usati dai soldati bizantini.
Questo tipo di scudo era piuttosto leggero e veniva perciò spesso trasportato dai cavalieri bizantini sul campo di battaglia per la libertà che comportava.

La forma di tali scudi era tipicamente a cupola o, in alcuni casi, addirittura conica. Il diametro medio degli scudi rotondi era di 90 cm.
Vi sono prove piuttosto importanti sul fatto che i fanti bizantini abbiano usato anche scudi così leggeri e di forma rotonda nelle loro battaglie nei Balcani.

SCUDO A MANDORLA - DAL X SECOLO

SCUDO AQUILONE O SCUDO A MANDORLA

La corazza di tipo lamellare fa la sua comparsa nell'estremo oriente già dal V sec. a.c. e si diffuse via via tra le popolazioni asiatiche mongole, poi passò all'impero persiano, e infine si diffuse nell'impero romano d'oriente nelle forme e nelle varietà più disparate. 

SAN GIORGIO, XI SEC. - MONASTERO DI VATOPEDY (GRECIA)
Nel X secolo le lamelle vengono dapprima fissate su delle strisce di cuoio mediante un rivetto nella parte alta arrotondata. In seguito le "righe" vengono unite l'una all'altra mediante lacci di cuoio fatti correre attraverso fori praticati nelle lamelle dell'una e dell'altra "riga". 

Cambiata la corazza cambia pure lo scudo che diventa meno ingombrante, di diverse fogge ma di dimensioni ridotte.

Il tipo più comune di scudo utilizzato dai soldati bizantini tra il X e il XII secolo fu lo scudo aquilone, originariamente evoluto da una specie di scudo bizantino di forma triangolare e abbastanza lungo da proteggere le gambe del soldato.

Una delle varianti più notevoli dello scudo aquilone fu uno scudo a forma di mandorla che aveva una cima leggermente rialzata e che era abbastanza popolare nell'impero bizantino durante l'XI secolo. 

Sebbene di grandi dimensioni, lo scudo a mandorla non era troppo pesante e poteva essere portato da un soldato sulla schiena quando non doveva usarlo, molto utile soprattutto nelle usuali lunghe marce dell'esercito.

CAVALIERE BIZANTINO XIII - XIV SECOLO

SCUDO AQUILONE PIATTO

Intorno alla metà a fine del XII secolo, gli scudi aquilone tradizionali sono stati in gran parte sostituiti da una variante in cui la parte superiore era piatta, e non arrotondata. Questo cambiamento rese più facile al soldato il tenere lo scudo in posizione verticale, senza limitare il suo campo visivo. 

IMPUGNATURA DELL'ENARMES
Gli scudi aquilone piatti furono poi eliminati dalla maggior parte degli eserciti dell'Europa occidentale a favore di scudi molto più piccoli e più compatti. Tuttavia, furono in uso ancora tra i fanti bizantini durante il XIII secolo.

Per compensare la loro natura scomoda, gli scudi aquilone erano dotati di enarmes, delle impugnature che fissato lo scudo saldamente al braccio, potevano mantenerlo in posizione anche a braccio rilassato; questo è stato un grande cambiamento dalla maggior parte degli scudi circolari, che possedevano una sola maniglia.

La schermatura del riscaldatore (o scudo a forma di ferro da stiro) è una forma medievale di scudo europeo, mentre per lo sviluppo del medievale scudo aquilone dobbiamo attendere il XII secolo, come raffigurato nella grande tenuta di Riccardo I e Giovanni. Il termine è un neologismo, creato da antiquari vittoriani a causa della somiglianza nella forma ad un ferro da stiro.

Questo scudo, era più piccolo ma più maneggevole e poteva essere utilizzato sia montato che a piedi.

MILIZIA BIZANTINA DEL XIV SECOLO CON SCUDI A MANDORLA E SCUDI AQUILONE

GLI SCUDI DI FERRO

La maggior parte degli scudi utilizzati dai soldati bizantini erano realizzati con materiali relativamente leggeri come il legno. Tuttavia, ci sono alcune menzioni storiche di scudi di ferro usati dai soldati bizantini durante il combattimento navale.

Ciò era in genere reso necessario dal frequente pericolo di lancio di frecce infuocate durante i conflitti navali, per cui gli scudi di ferro erano più adatti alla difesa. In ogni modo, questi scudi erano significativamente più pesanti delle loro controparti in legno.

Ciò probabilmente ha dettato la costruzione di scudi di ferro più piccoli che sarebbero stati usati solo occasionalmente durante i conflitti navali. Tuttavia non bisogna dimenticare che i romani conoscevano già un tipo di acciaio.



ACCIAIO ROMANO

CATAFRATTO BIZANTINO DEL IX - X SECOLO
CON PICCOLO SCUDO CIRCOLARE
Per ottenere il “ferro duro” o acciaio, i romani usavano carbone di legna in pezzi più grossi e in maggior quantità di quanto usato per produrre il ferro normale. In tal modo si prolungava il tempo di fusione e si riduceva il tiraggio fino a ottenere il grado di carburazione desiderato.  

I Romani, con i loro forni a tino, suole e forge adattate per le varie operazioni, come la fusione, la carburazione e la saldatura, seppero abilmente perfezionare processi tramandati dai fabbri dell’antico Vicino Oriente e della Gallia. Tuttavia in generale lo Stato romano era autosufficiente per quanto riguardava i metalli: soltanto alcuni prodotti speciali, come l’acciaio serico e quello persiano, venivano importati. 

Ma oltre a queste costose importazioni, piuttosto limitate, vigeva nell'impero l’antico processo di cementazione, che consentiva di ottenere, mediante carburazione in una forgia, uno strato esterno di acciaio sul ferro saldato che lo rendeva molto resistente ai colpi e alla ruggine, e questo veniva prodotto a un costo non elevato, per cui era molto diffuso anche per gli scudi che in tal modo diventavano molto più leggeri e resistenti. 



ACCIAIO NORICO

L'acciaio norico (lat. chalybs noricus) era un acciaio pregiatissimo, ad alto contenuto di carbonio, quindi durissimo, dell'antica regione norica e famoso in tutto l'Impero romano, dove era impiegato per la produzione di armi.

La proverbiale durezza dell'acciaio norico è espressa da Ovidio: "durior ferro quod noricus excoquit ignis" cioè "Più duro del ferro temperato dal fuoco norico". Il minerale ferroso era estratto da due montagne ancora note come Erzberg, "montagne minerarie", una a Hüttenberg, in Carinzia (oggi Austria), l'altra a Eisenerz, in Stiria (Austria), a 70 km di distanza l'una dall'altra.

Una spada ritrovata a Krenovica, in Moravia (Repubblica Ceca, risalente circa al 300 a.c., è stata identificata da Buchwald come un esempio primitivo di acciaio norico. Un'altra spada, del 100 a.c. e rinvenuta a Zemplín, nella Slovacchia orientale, lunga quasi un metro (0,95m) reca inciso in latino una dicitura tradotta in "bella spada in acciaio norico".

SCUDI TRATTI DALLA NOTITIA DIGNITATUM (TARDO IMPERO)

GLI ORNAMENTI

In ogni epoca gli ornamenti furono certamente riservati ai soldati più ricchi e corrispondentemente di grado più elevato. Basti pensare in epoca omerica allo scudo di Achille. 

I romani però non furono mai troppo esagerati, per quel principio che era sostenuto anche e soprattutto dalla nobiltà per cui si richiedeva continenza e sobrietà. 

Ciò che distinse gli scudi dei grandi generali era l'emblema della propria gens, in genere un animale spesso mitico o un essere mitologico riferito alle origini della casata. Il tutto lavorato a sbalzo con fregi vari e dorature, ma in genere nulla di più.

Le cose cambiano per i bizantini, dato il notevole influsso orientale, che indulge nelle dorature, nei ricami e nelle volute che occupano tutto lo spazio possibile. Molto articolato e spesso di ottima fattura, ma senza più la classica bellezza e sobrietà del gusto romano occidentale.

Il materiale di base utilizzato nella costruzione della maggior parte degli scudi bizantini era il legno. Altri materiali come una vasta gamma di pelli e pezzi metallici sono stati spesso utilizzati per rafforzare questa struttura di base. Lo scudo di aquiloni più grande era realizzato quasi interamente in legno poiché l'uso di qualsiasi altro materiale lo avrebbe reso troppo pesante per un pratico combattimento.

La pelle indurita è stata usata per rafforzare lo scudo di aquiloni senza incorrere in un peso eccessivo. Lo scudo rotondo è stato realizzato principalmente in legno con sporgenza in ferro utilizzata nel design. I soldati bizantini potrebbero aver usato strisce di metallo per rafforzare i loro scudi rotondi che in genere non pesavano molto e sarebbero stati pratici per l'uso anche con significativi rinforzi metallici.


BIBLIO

- Diodoro Siculo - Bibliotheca historica -
- Erodoto - Le Storie -
- Ateneo di Naucrati - I Deipnosofisti o I dotti a banchetto -
- Pausania il Periegeta - Periegesi della Grecia -
- Cassio Dione Cocceiano - Storie - XLIX -
- Tito Livio - Ab Urbe condita - I e II -
- David Edge, John Paddock - Arms & Armor of the Medieval Knight - New York - Crescent Books - 1988 -
- George Grazebrook - The Dates of Variously-shaped Shields With Coincident Dates and Examples - 1890 -- Peter Connolly - The Greek Armies - Macdonald Educational -1977 -
- Peter Connolly - The Roman Army - Macdonald Educational - 1975 -


 

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