HERACLEA LYNCESTIS (Grecia)


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Heraclea Lyncestis, detta pure Herakleia Lynkestis, fu un'antica città greca, le cui rovine giacciono a 2 km (1.2 mi) a sud dell'odierna città di Bitola, nel North della Macedonia. Essa venne fondata da Filippo II di Macedonia (regno 359 - 336 a.c.) verso la metà del IV secolo a.c., dopo che aveva conquistato la regione circostante della Lincestide e l'aveva inserita nel suo Regno di Macedonia.

La città venne così chiamata in onore del grande e mitico eroe Heracles (o Eracle, Ercole). Il nome Lynkestis invece originò dal nome di un antico regno, conquistato da Filippo, su cui la città venne costruita, e i cui abitanti venivano chiamati Lyncestae o Lynkestai.

ATHENA PARTHENOS
La regione di Lynchestia fu governata da re e capi indipendenti o semi-indipendenti fino a quando i sovrani Argead di Macedon (Aminto IV, Filippo II) neutralizzarono l'indipendenza di Lynchestia con alleanze dinastiche e la pratica di allevare i figli dei capi tribali nei palazzi di Filippo II.

I ricchi re di Lynkestis risalivano ai re Bacchiad che vennero espulsi da Corinto nel VII secolo a.c.. Durante la guerra del Peloponneso (431- 404 a.c.) Arrhabaeus, re di Lyncestis, mosse guerra contro Perdicca II di Macedonia (regno 451-413 a.c.) nella battaglia di Lyncestis nel 423 a.c..

Secondo Strabone, Irra era la figlia di Arrhabaeus e sua nipote era Euridice, madre di Filippo II, pertanto il trono era di diritto per lui.

Heraclea era una città importante dal punto di vista strategico nel periodo ellenistico, visto che si trovava al limitare del confine fra Macedonia ed Epiro a ovest e del mondo non-greco verso nord, fino a quando i Romani conquistarono la Macedonia nel II secolo a.c. e la divisero in 4 regioni. Heraclea si trovava nella IV regione, nella provincia di Macedonia Prima.

La principale strada romana della zona, la Via Egnatia, attraversava Eraclea, ed Eraclea era una città importante che molto si avvantaggiò per questa via di comunicazione che facilitava i viaggi e soprattutto il commercio. La prosperità della città si sviluppò principalmente a causa di questa strada. Gli oggetti scoperti dal tempo del dominio romano a Eraclea sono monumenti votivi, un portico, le terme, un teatro e le mura cittadine.

Inoltre, all'inizio del periodo cristiano, Eraclea era un'importante sede episcopale. Alcuni dei suoi vescovi sono menzionati nei sinodi di Serdica e in altre città vicine. La città fu gradualmente abbandonata nel VI secolo d.c. a seguito di un terremoto e di invasioni slave.

LA GRANDE BASILICA

I MONUMENTI ROMANI

La principale strada romana nell'area, la Via Egnatia, passava per Heraclea, e fu citata anche da Giulio Cesare nel De Bello Civili. L'imperatore romano Adriano, nella sua lunghissima visita ai possedimenti imperiali, fece costruire, per la romanizzazione del popolo, un teatro nel centro della città, su una collina, ordinando anche il restauro di molti edifici nella provincia romana della Macedonia.

Il teatro cominciò ad essere usato durante il regno di Antonino Pio. Nel 1931, venne rinvenuta una tavoletta che era un biglietto per un posto nella XIV fila (su XX file), cosa che fornì la prima prova all'epoca dell'esistenza del teatro. Infatti il teatro stesso non fu scoperto fino al 1968.

All'interno del teatro c'erano tre gabbie per animali (per gli spettacoli venatori) e nella parte occidentale c'era un tunnel per il loro transito fino all'arena. Il teatro andò in disuso durante la fine del IV secolo d.c., quando furono banditi i combattimenti dei gladiatori nell'Impero romano, a causa della diffusione del cristianesimo, della formulazione dell'Impero Romano d'Oriente e dell'abbandono di tutto ciò che allora venne percepito come pagano sia nei rituali, sia nell'arte, che negli spettacoli e nell'intrattenimento.


IL PERIODO BIZANTINO

All'inizio del periodo bizantino (dal IV al VI secolo d.c.) Eraclea conquistò una nuova importanza, divenendo un notevole centro episcopale. Il quest'epoca il potere e la ricchezza erano in gran parte nelle mani della Chiesa. I nobili non miravano più a diventare generali per arricchirsi ma si gettavano sulla redditizia carriera ecclesiastica. Alcuni dei suoi vescovi vengono ricordati negli atti dei Concili della Chiesa come Evagrius di Eraclea negli Atti del Concilio Sardica che si svolse dal 343 al 344 d.c.

Di questo periodo abbiamo resti notevoli: una piccola e una grande basilica, la residenza del vescovo, una basilica funeraria e la necropoli. Tre navate nella Grande Basilica sono ricoperte da complessi mosaici policromi con immagini umane, animali e floreali; questi mosaici ben conservati sono spesso considerati ottimi esempi del periodo dell'arte paleocristiana, anche perchè il resto di quest'arte degenerò dimenticando totalmente le prospettive e le forme.

Altri vescovi di Eraclea sono noti tra il IV e il VI secolo d.c. come il vescovo Quintilino menzionato negli Atti del Secondo Concilio di Efeso, dal 449 d.c. La città venne saccheggiata da Ostrogoti e Visigoti, comandata da Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti dal 474 d.c. e, nonostante un grande dono che il vescovo della città gli fece, nel 479 d.c. fu nuovamente saccheggiata. La città fu restaurata verso la fine del V e il principio del VI secolo d.c.



TEODORICO IL GRANDE

I numerosi successi di Teodorico portarono l'imperatore Zenone a riconoscere al re ostrogoto lo stato di federato romano e a eleggerlo a console nell'anno 484 (alcuni anni dopo gli fu anche eretta una statua equestre a Costantinopoli), accettando così "corum populi" il predominio ostrogoto sull'area balcanica.

La presenza di Teodorico stava diventando però sempre più minacciosa per Zenone, ma nel contempo Odoacre in Italia si stava inserendo pericolosamente minacciando gli interessi di Bisanzio.
Così Zenone pensò di risolvere i suoi problemi mettendo in conflitto fra di loro i due re barbari, per cui, con l'aiuto di Bisanzio, nell'autunno del 488 Teodorico preparò la spedizione verso l'Italia, varcando le Alpi orientali nel 489 con al seguito un esercito di circa 100.000 Ostrogoti.

Condusse per 5 anni una guerra cruenta contro gli Eruli, un insieme di tribù germaniche che, entrate al servizio dell'Impero romano in qualità di mercenari, ne decisero infine la sorte infelice. I grandi legionari romani non esistevano più, tra la decimazione delle pesti e il nuovo credo cristiano per cui si dovevano amare i propri nemici. Così nel 476, fu il re Odoacre a deporre l'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augusto, e assunse il controllo dell'Italia. Il regno degli Eruli fu però di breve durata, perchè nel 493 venne cacciato dagli Ostrogoti di Teodorico.

IL TEATRO
Teodorico, una volta conquistato il potere, lasciò ai Romani che gli si dimostrarono fedeli gli impieghi amministrativi e politici che già detenevano, riservando ai Goti i compiti di sicurezza e difesa. Inoltre riscattò i cittadini romani fatti prigionieri da altri popoli barbari e procedette alla distribuzione delle terre, mai suoi luogotenenti, non furono altrettanto onesti.

Venne varata una legge, presa dai costumi germanici, che permetteva ai contadini vittime di atti di schiavismo di uccidere i padroni come legittima difesa. Si scatenò l'eccidio dei proprietari terrieri latini che vennero uccisi e le terre passarono ai goti o a latini collaborazionisti.
Diminuì così la produzione agraria, perchè i barbari poco capivano dei sistemi di coltivazione e molti latini, per la crescente prepotenza degli Ostrogoti che avevano occupato i possedimenti agricoli, ripararono nell'Impero Bizantino. La popolazione si ridusse pian piano alla fame.
Quando un terremoto colpì Eraclea nel 518 d.c., gli abitanti abbandonarono gradualmente la città. Successivamente, alla vigilia del VII secolo, i Dragoviti, una tribù slava spinta dagli Avari verso il nord, si stabilirono nell'area. L'ultima emissione di monete risale a ca. 585, il che suggerisce che la città fu catturata dagli slavi. Di conseguenza la civiltà svanì completamente e al posto del teatro della città deserta furono costruite diverse capanne.



LA PICCOLA BASILICA

La cosiddetta Piccola Basilica è stata scoperta in scavi effettuati prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale tra il 1936 e il 1938. All'inizio si pensava che fosse un antico palazzo, ma nelle ricerche successive, dal 1960 al 1964, si è capito che si trattava di una basilica paleocristiana.

All'interno della basilica era stato montato un mosaico pavimentale decorato ad "opus sectile", poi sono state scoperte diverse stanze dopo di quella. La prima sala veniva utilizzata per il battesimo, mentre la seconda sala aveva un altro mosaico pavimentale realizzato ad "Opus tessellatum".



LA GRANDE BASILICA

La Grande Basilica era un edificio monumentale con una sala di portici aperti, una sala di esonartece (un tipo di nartece rivolto verso l'esterno della chiesa), una di nartece (vestibolo porticato interno riservato ai catecumeni o ai fedeli), due annessi a nord e una sala di tre annessi a sud.

I pavimenti di queste sale hanno mosaici con disegni geometrici e floreali. Il mosaico del nartece è di arte protobizantina, una grande composizione a 100 m. con uccelli, alberi, cespugli, un cane rosso (secondo alcuni simbolo del paradiso, ma è molto opinabile) e altri animali della terra. Questo mosaico risale alla fine del VI secolo.

Dopo che il complesso della Grande Basilica era stato realizzato, la funzione di questi ambienti venne modificata. Con la scoperta delle pareti, la plastica architettonica e i pavimenti sono stati ricostruiti elettronicamente.

La Grande Basilica però è stata costruita sopra un'altra preesistente che si ritiene sia stata edificata tra il IV e il VI secolo. Il pavimento a mosaico della Grande Basilica è raffigurato sul retro dei denari macedoni.

Nella Basilica Maggiore, tre navate sono ricoperte di mosaici con iconografia a base di motivi floreali molto ricchi e figurativi; questi mosaici ben conservati sono spesso presi come bell'esempio del periodo iniziale dell'arte cristiana. Sono noti anche altri vescovi di Heraclea vissuti tra il IV ed il VI secolo d.c., come il vescovo Quintilinus menzionato negli Atti del Secondo Concilio di Efeso del 449 d.c..



LA RESIDENZA EPISCOPALE

La residenza episcopale è stata scavata tra il 1970 e il 1975. La parte occidentale è stata scoperta per prima e il lato sud è vicino alle mura della città. Le camere di rappresentanza si trovano nella parte orientale. La II, III e IV stanza hanno tutte pavimenti a mosaico. Tra la III e la IV stanza c'è un buco che portava all'ingresso orientale della residenza. Il foro è stato creato appositamente tra il IV e il VI secolo.


IL PERIODO BIZANTINO

Al principio del periodo bizantino (dal IV al VI secolo d.c.), dunque Heraclea fu un'importante sede episcopale. Alcuni dei suoi vescovi sono stati citati negli atti dei Concili della Chiesa, come il vescovo Evagrius di Heraclea negli Atti del Concilio di Sardica del 343 d.c.. Dove c'erano vescovi c'era potere e ricchezza e fiorivano le opere d'arte.

L'arte perse la prospettiva, la sinuosità dei movimenti, la capacità di ritrarre con pochi tratti i volti, i corpi, le espressioni e i movimenti, divenne statica e inespressiva, si colmò di ori e dette però degli ottimi mosaici. .



 

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