IL TESORO DI CARTAGINE (Tunisia)


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Il mito vuole che Cartagine sia stata fondata dalla regina Didone la quale fuggì dalla città di Tiro dopo che il fratello Pigmalione le uccise il marito per impossessarsi delle sue ricchezze. Approdata sulle coste tunisine, fondò la città convincendo il capo dei locali, Iarba, a concederle i terreni contenuti nella pelle di un bue.

Come è noto, lei la tagliò in tanti pezzetti sottilissimi e quindi ottenne un enorme spazio. La collina, infatti, si chiama Byrsa, con una straordinaria assonanza con il termine greco βυρσα che significa bue.

Nel 146 a.c. Cartagine fu distrutta dai romani, ma sorse dalle sue ceneri divenendo una delle colonie dell’impero Romano più floride e ricche di sempre. 

PATERA CON AL CENTRO UN'ISCRIZIONE LATINA
Ma oggi da Cartagine è risorto un tesoro di 1600 anni fa, ricco per il suo metallo prezioso ma soprattutto come reperto archeologico, unico e irripetibile.

Il Tesoro di Cartagine è un tesoro d'argento romano che è stato ritrovato a Tunisi, in Tunisia, nel sito dell'antica città di Cartagine. Il tesoro consiste principalmente di articoli per la tavola e gioielli in argento, la maggior parte dei quali è ora conservata al British Museum di Londra.

Il tesoro è stato portato alla luce nel diciannovesimo secolo nella collina di St. Louis a Cartagine, che al momento in cui il tesoro venne occultato era la più grande città dell'Africa Proconsolare, la provincia romana della costa nord ovest africana che venne stabilita nel 146 a.c. a seguito della sconfitta di Cartagine nella Terza Guerra Punica.

La maggior parte del tesoro fu acquistata da Sir Augustus Wollaston Franks (20 marzo 1826 - 21 maggio 1897) che era un antiquario oltre che l'amministratore del celebre museo inglese.

Franks fu descritto da Marjorie Caygill, storica del British Museum, come "probabilmente il più importante collezionista nella storia del British Museum e uno dei più grandi collezionisti della sua epoca".

L'anziano curatore del British Museum, tanto era appassionato d'arte e tanto era generoso, che lasciò il tesoro in eredità al museo alla sua morte nel 1897.
Tuttavia, una piccola parte del tesoro si trova al Louvre, compresa una delle ciotole ricoperte d'argento. Il Tesoro di Cartagine, risalente alla seconda metà del IV secolo d.c., comprende 31 oggetti diversi.


Si tratta soprattutto di oggetti di lusso per la tavola e gioielli in argento che dovevano appartenere ad una ricca famiglia romana che per qualche motivo aveva deciso di seppellirla per custodirla e riprenderla più tardi, quando il pericolo, presente o temuto imminente, fosse passato. Questo occultamento potrebbe essere avvenuto a causa dei Vandali che sotto il loro capo Genserico, attraversarono lo Stretto di Gibilterra in Africa e catturarono Ippona Regius nell'agosto del 431, che divenne la capitale del loro regno.

Nonostante la difficile pace con i Romani, Genserico fece poi un attacco a sorpresa contro Cartagine nell'ottobre del 439. Dopo la cattura di Cartagine, i Vandali misero la città al sacco e ne fecero la nuova capitale del loro regno.

CIOTOLA CON BASSORILIEVI DI PASTORI
Conquistarono quindi tutta la provincia, instaurando un regno esteso da Ceuta a Tripoli. Cristiani, ma tuttavia ariani, i Vandali erano sempre in conflitto con la popolazione locale, che era o romana o berbera romanizzata, e pure cristiana cattolica, che diventò pertanto oggetto di persecuzioni.
Inscritto nel centro di uno dei piatti attorno al tondo è inciso DD ICRESCONI CLARENT, che è associato con i Cresconii, una potente famiglia romana nordafricana a Cartagine, che sono ben noti da atti e registri di detentori di uffici in questo momento.


Il tesoro comprende un paio di piatti (uno dei quali identifica la famiglia), due ciotole con scene pastorali inseguite e martellate in rilievo sul bordo, con i piedi affusolati alti (due dei quali hanno ancora le loro coperture), una ciotola poco profonda con manico e incisa al centro, dodici cucchiai d'argento e poi una collezione mista di gioielli.

Tra questi un anello per le dita, un cammeo, un paio di orecchini, diversi intagli e due collane, una d'oro, l'altra con pietre preziose. La collana ingioiellata è composta da dodici smeraldi poligonali, tredici zaffiri, abbinati a venticinque perle unite da maglie dorate.

La famiglia avrebbe posseduto due collezioni di argenti: una conosciuta come "argentum potorium", che era il set che serviva per le bevande, quindi bicchieri, coppe, bottiglie e caraffe. Poi c'era un'altra collezione di argenti che serviva invece per mangiare, ed era chiamata "argentum escarium" che comprendeva piatti, insalatiere, tegami, fruttiere, ciotole e posate.

Tra questi ritrovamenti c'erano diverse ciotole con coperchio semisferico d'argento che misurano 12 cm di altezza e 12 cm di diametro.

Il design elegante delle ciotole include di solito una basetta che completa il culmine del coperchio della ciotola. Sopra questa basetta di regola siede un putto o un animale che fa da maniglia per sollevare il coperchio.

Le ciotole, di discreta grandezza, a volte presentano sfaccettature sulle superfici curve anzichè essere a tutto tondo. In più sono ornate a sbalzo e con incisioni per tutta la parte superiore. Ciotole simili sono state trovate nel sito romano di Viminacium vicino alla moderna città di Kostolac, in Serbia.


 

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