LA DIVINAZIONE PUBBLICA ROMANA


0 comment


"Divinazione, definita da Una delle più antiche e delle più vane superstizioni nata dal furore che hanno sempre avuto gli uomini di voler conoscere l'avvenire. L'istoria antica è piena di tratti di questo fanatismo ed a vergogna dello spirito umano la moderna non ne è esente."



GLI ORACOLI

Presso i romani gli oracoli rispecchiavano la volontà degli Dei di comunicare qualcosa agli uomini.

AMULETO
Cicerone:"Quante volte il senato ordinò ai decemviri di consultare i libri sibillini! In quanto importanti e numerose occasioni obbedì ai responsi degli arùspici! Ogni volta che si videro due soli, e tre lune, e fiamme nell’aria; ogni volta che il sole apparve di notte, e giù dal cielo si sentirono dei rumori sordi e sembrò che la volta celeste si fendesse, e in essa apparvero dei globi. 
Fu anche annunziato al senato una grossa frana nel territorio di Priverno, quando la terra s’abbassò fino ad una profondità immensa e la Puglia fu squassata da violentissimi terremoti. E da questi portenti erano preannunciate al popolo romano grandi guerre e rovinose sedizioni, e in tutti questi casi i responsi degli arùspici concordavano coi versi della Sibilla."

- Gli Etruschi, come scrive Bloch, riponevano grande fiducia nei riti e nelle prescrizioni racchiuse nei Libri ( libri haruspicini, libri fulgurales e libri rituales ) e la lettura dei prodigi era altamente ritualizzata in Etruria, come testimoniano i pochi frammenti degli Ostentaria, tramandatici da Cicerone nel De Haruspicarum Responsum;

- I Greci, invece, avevano totale assenza di rituali scritti, di prescrizioni e espiazioni.

- A Roma è possibile individuare stadi successivi di questa credenza, la cui prima fase“mitica” è databile proprio all’età dei Tarquini, che sembrano aver introdotto a Roma l’arte divinatoria. Così i romani si affidarono agli Oracoli Sibillini, ma pure alla consultazione del destino, che si faceva nel tempio della Dea Fortuna a Preneste, esattamente nell'Antro delle Sorti, dove le sacerdotesse eseguivano un specie di lancio di dadi, che erano però tavolette di legno incise.



PRESAGI FUNESTI

LE FURIE
I Romani avevano moltissime cose le quali venivano da essi considerate come presagi dell'avvenire. Per esempio certe parole fortuite che venivano pronunziate senz'alcuna intenzione e che potevano riferirsi indirettamente a qualche predizione del futuro.

Quindi stavano perciò molto attenti all'espressioni usate nei loro ragionamenti per non dar motivo a presagi funesti.

Nominavano pertanto:
- la prigione: domicilio
- le Furie: Eumenidi
- i nemici: gli stranieri
- per dire che un uomo era morto dicevano: che aveva vissuto.



I PRESAGI DI GRANDI AVVENIMENTI

Gli antichi autori poeti e storici sono ripieni di presagi tratti da cose fortuite che non tengono relazione alcuna cogli avvenimenti se non quella che vogliono trovarvi. Virgilio riferisce i presagi che precedettero la guerra civile. Si videro a scorrere rivi di sangue. i lupi nel corso della notte spaventarono le città con urli terribili, mai più caddero fulmini in un tempo così sereno nè mai le spaventevoli comete atterrirono maggiormente i mortali.

Lucano mette in versi tutti i presagi della guerra civile.

Lo storico Tito Livio riporta fatti di malaugurio:
- ora le acque dei fiumi e dei laghi apparvero tinte di sangue
- ora un idolo cangiò situazione senza che alcun lo toccasse
- un'altra volta si udirono tuoni e scoppiarono fulmini in un tempo affatto sereno
- un bue pronunciò distintamente queste tre parole "Roma cave tibi" (Roma guardati).

- Nonostante il vulcano laziale si dica estinto 10000 anni fa, Livio (Ab Urbe Condita) riporta che sotto re Tullo Ostilio, il vulcano abbia ripreso la sua attività. Forse allude all'eruzione del 673 - 641 a.c. con una pioggia di lapilli sul Monte Albano, durata più giorni e per la quale venne istituito il Sacro Novendiale:
"Sconfitti i Sabini, quando ormai il regno di Tullo Ostilio e la potenza di Roma avevano raggiunto il vertice della gloria e della ricchezza, venne annunciato al re e ai senatori che sul monte Albano stavano piovendo pietre".
Siccome la cosa non era molto verosimile furono inviati dei messi a controllare il fenomeno. Anche in loro presenza cadde una spessa pioggia di pietre che "cadevano come chicchi di grandine ammucchiata dal vento sulla terra". Fatti del genere, durati parecchi giorni, sono noti in quell'epoca in tutta l'area dei Colli Albani. Si stabilì pertanto che ogni volta fosse accaduto lo stesso prodigio si sarebbero celebrati 9 giorni di festività dette Novendiales.

SACRIFICIO SU MONTE ALBANO
Era di cattivo augurio:
- rovesciare vino, o olio, o acqua
- incontrare per strada muli con un carico di ipposelino (pianta che ornava i sepolcri);
- un cane nero che entrava in casa,
- varcare la soglia col piede sinistro
- rompere la correggia delle scarpe mettendosele, bastava per interrompere un affare incominciato o per rimettere a un'altra giornata quello che si proponeva di fare,
- un topo che faceva un buco in un sacco di farina,
- una trave della casa che si spaccava senza motivo,
- scendere dal letto col piede sinistro,
- se dei corvi beccavano l’immagine di un Dio,
- Plinio il Vecchio narra che ogni romano, senza esclusione, dopo aver sorbito un uovo ne spaccava il guscio, per evitare la sfortuna.
- molte case avevano sulla porta la scritta 'arseverse' (forse da 'averte ignem', contro il fuoco),
- Plinio narra che Giulio Cesare, dopo che il suo carro si era rotto durante la celebrazione del Trionfo, recitava sempre uno scongiuro che ripeteva tre volte per garantirsi la sicurezza del viaggio (carmine ter repetito securitatem itinerum aucupari solitum)
- se i pesci in salamoia, arrostendo, guizzassero come fossero vivi,
- se un toro in corsa infilava le scale di un caseggiato e si fermava al terzo piano,

- che a uno venisse uno starnuto nel momento in cui gli si porgeva il vassoio; l’unico rimedio era che cominciasse subito a mangiare.
- se a un commensale cadeva in terra del cibo che teneva in mano, il cibo doveva esser subito restituito al convitato che non doveva ripulirlo nè soffiarci sopra.
- Se il cibo cadeva di mano al Pontefice durante una cena rituale, si riponeva il cibo sulla mensa e si bruciava come sacrificio ai Lari.

SACERDOTE DI CIBELE

I SACERDOTI

I GALLI - Sacerdoti di Cibele così nominati da Gallo fiume di Frigia ove aveva avuto principio il culto di questa dea Essi erano eunuchi e avevano per capo uno del loro corpo che si chiamava Archigallo.

I sacerdoti nel corso del rito arrivavano a flagellarsi ed evirarsi come Attis, onorando la dea con preghiere, urla, danze ossessive che culminavano in un rapidissimo girare su se stessi. In preda al parossismo si sentivano allora invasi dalla Dea e vaticinavano. 

A loro veniva attribuito il potere di interpretare i sogni, il moto degli astri, il volo degli uccelli, e la capacità di esorcizzare. Giravano da un paese all'altro cavalcando un asino e trasportando l'immagine della Megalesia.

Invece Cicerone nel De Legibus e nel De Divinatione distingue tre ordini di pubblici sacerdozi:
- i vates,
- gli augures,
- gli haruspices etruschi
che sono i sacerdoti preposti ad interpretare i segni offerti dagli Dei alla collettività. Costoro non sono indovini invasati ma i depositari di una vera e propria arte che, sebbene possa essere in qualche caso ingannevole, il più delle volte conduce alla verità. Entriamo, così, nella prima sfera della divinazione, quella “artificiale”, poiché duo sunt enim divinandi genera, quorum alterum artis est, alterum naturae

L’altra tipologia è quella “naturale”, una forma di divinazione che si attua attraverso il contatto diretto con la divinità che impossessandosi di un uomo prescelto lo rende come folle e parla per sua bocca. Tuttavia, pur sembrando in apparenza distinte, tali due forme di divinazione spesso tendono a compenetrarsi reciprocamente ed ad influire in pari tempo sulla vita dell’Urbe essendo, per così dire, coeve alla sua stessa fondazione.



I LIBRI SACRI

Gli Etruschi – afferma Bloch – riponevano grande fiducia nei riti e nelle prescrizioni racchiuse nei Libri:
- libri haruspicini,
- libri fulgurales
- libri rituales
e la lettura dei prodigi era altamente ritualizzata in Etruria, come testimoniano i pochi frammenti degli Ostentaria, tramandatici da Cicerone nel De Haruspicarum Responsum; per i Greci, invece, mancavano rituali scritti, di prescrizioni e espiazioni.

PROFEZIE DELLA SIBILLA

I LIBRI DELLA SIBILLA

A Roma la  prima fase della divinazione è databile proprio all’età dei Tarquini, che sembrano aver introdotto a Roma l’arte divinatoria.

Una seconda fase corrisponderebbe alla tavola dei pontefici (III a.c.) come testimoniato da Livio che nei libri X e seg. descrive i prodigi accaduti ogni anno e riconosciuti dal Senato, seguito poi dall’elenco dei riti espiatori.

In quest'ambito rientrano i Libri della Sibilla, che non sono oracoli ma "remedia", ricette e pratiche religiose per l’espiazione dei taetra prodigia. In un momento particolare nella vita e nella religione romana, costituito dalla crisi della Seconda Guerra Punica (217 a.c. e seguenti), momento in cui cresce la superstitio a causa della paura, aumentano i prodigi e occorrono regole sacre.

Il responso avviene così:
- gli Dei, tra cui Juppiter, Saturno, Nettuno, che sono i maggiori e i più collerici, e poi magari gli altri Dei, manifestano collera e biasimo.
- Perché? Per la negligenza degli uomini verso i riti, o per le discordie interne tra i cittadini.
- Come ? La collera si manifesta nel prodigio che produce danni, morte, pericolo per gli optimates (la plebe conta un po' meno) e per la città.

Solo i "responsa haruspicum" potranno fornire l’espiazione di cui si farà carico lo stato e ripristinare la "pax deorum". A volte occorre trovare nuove espiazioni o introdurre nuove divinità, quando una comunità corre un pericolo si deve conoscere l’avvenire, ed ecco il ricorso alla divinazione.

- Nel 216 Fabio Pittore è inviato a Delfi per conoscere la mantica greca e per ordine di Apollo vengono celebrati i Ludi del 212; le predizioni si propagano per Roma, e quelle di un indovino chiamato Martius sono ritenute “degne” di entrare a far parte della raccolta sibillina, poiché una di esse annunciava con precisione la disfatta di Canne.

LA SIBILLA
- Da questo momento in poi Libri Sibillini diventeranno indispensabili: quando nell’83 un incendio brucerà il raccolto, si invierà una commissione sul suolo italico e greco per reperire gli oracoli della Sibilla; di conseguenza gli haruspices verranno interrogati sulla procuratio prodigiorum, ma si occuperanno pure dei destini di Roma.

- Contemporaneamente verranno introdotti nei Libri Sibillini una raccolta di profezie ispirate di indovini, profetesse e Sibille, del mondo greco, latino ed etrusco, come ad esempio i Carmina Marciana, nonchè la costituzione tardiva di una leggenda sibillina cumana.

- I Carmina Marciana furono una raccolta di profezie attribuite a un certo Marcio, grande indovino,  utilizzata durante la guerra contro Annibale. Questi previde sia la sconfitta di Canne e sia i "remedia" alla sconfitta per ottenere la vittoria.

- I Libri Sibillini, come altri libri ispirati, dovevano sostituire il vaticinio delle sacerdotesse ormai esautorate dalla divinazione, essendo i sacerdoti maschi poco propensi a cadere in quella trance magica che caratterizzava il mondo delle vaticinanti. Pertanto, onde usare un mezzo in modo raziocinante e non ispirato, si rivolsero ai libri sacri, con il compito di interpretarli senza il contatto diretto con la divinità, caratteristico solo del mondo femminile.

- Le donne tuttavia ritrovarono un ruolo importante nel mondo greco come Sibille, sacerdotesse indipendenti e invasate dalla divinità che inviava loro oracoli profetici. Gli oracoli greci erano famosi anche a Roma, per cui gli ambasciatori romani dopo l’incendio del Campidoglio si recarono nella Magna Grecia e nella stessa Grecia per ritrovare gli oracoli della Sibilla.

- In questo contesto nascono i Libri Sibillini tanto che il prefetto di Roma, Fabio Macrobio Longiniano, si allarmò per le allusioni politiche in esso contenute. Infatti le profezie cristiane, tra cui quelle sibilline (una Sibilla di ascendenza giudeo-cristiana e orientale), annunciavano inesorabilmente la fine dell’Impero Romano. La Chiesa ci sperava per occupare alti posti di potere che era disposta a condividere sia pure con i barbari, purchè convertiti alla nuova religio cristiana.

- Gli Oracula Sibyllina contengono un mare di notizie, storiche e non, relative al passato biblico ed alla storia dei popoli e dei regni dalle origini fino all’attualità, esposte sotto forma di oracoli connessi alle calamità che coloro che opprimono i cristiani (e israeliti) dovranno patire. Pur provenendo la Sibilla dal mondo pagano, ella divenne (per volere e invenzione della Chiesa) profetessa del “popolo di Dio”.
Tra queste profezie un posto rilevante occupano il 90° libro degli oracoli, il più antico della raccolta, di età ellenistica, dove Roma appare come l’ultimo degli Imperii :

Immagine correlata
LA SIBILLA DELFICA
- « Sventura allora Dio regalò ai Titani. E tutte perirono le stirpi dei Titani e di Crono. Poi, col volger del tempo, sorse il regno d’Egitto, indi quello dei persiani, dei medi, degli etiopi e dell’assira Babilonia; poi dei macedoni e di nuovo il regno d’Egitto, quindi di Roma. »

Segue il «secondo l’oracolo del Gran Dio» che ordina alla Sibilla di «profetare in tutta la terra e il futuro in cuore di mettere ai re »:

- « Ché prima fra tutte la casa di Salomone dominerà sugli abitanti della Feniciae dell’Asia ed anche di altre isole, sulla stirpe dei panfili, dei persiani e dei frigi e dei carii, dei misi e dei lidi, ricchi d’oro. 
- Dopodiché sarà la volta dei greci tracotanti ed impuri, poi avrà il comando un altro popolo grande e vario di Macedonia: ...
- Poi sarà la volta di un altro regno bianco e dalle molte teste, dal mar d’Occidente, estenderà il suo dominio su molta terra, molti sconvolgerà ed a tutti i re in seguito incuterà timore, molto oro e argento rapinerà a molte città

Seguono le predizioni delle catastrofi che colpiranno Roma rea di aver portato ai Giudei lutti e sofferenze. Segue la fine del mondo con un giudizio finale e le pene eterne per i malvagi ma pure il paradiso per i buoni, tutto a causa delle iniquità e malvagità degli imperatori di Roma, per giunta pagani e causa della collera di Dio, con conseguente distruzione della città e invece salvezza del popolo eletto.

Il nucleo centrale è il più antico ed è databile tra il 163 ed il 140 a.c. La successione dei regni sembra seguire lo schema delle dieci generazioni: la generazione di Crono e dei Titani; gli otto imperi; il regno messianico.
- Vengono enumerate le sventure che si abbatteranno sui Titani,
- poi sui greci vittime delle tirannidi,
- su persiani e assiri,
- su tutto l’Egitto e la Libia e gli etiopi,
- per trasferirsi su tutti i mortali.
Non appena avranno fine le prime sventure, subito piomberanno sugli uomini le seconde:
- esse colpiranno anche gli uomini pii, il popolo del Gran Dio.
- Poi verrà la liberazione, ci sarà un nuovo Tempio, e Babilonia, l’Egitto, i paesi dell’Africa soffriranno nuove pene;
- la terra sarà deserta, piena di morti, di fame, di peste invasa dal popolo barbaro;
- ci sarà una moltitudine di prodigi
- verrà la rovina della stirpe funesta dell’Egitto
- e la fine di Roma, ultima di una serie di Imperii.
Come “quinto impero” Roma è descritta anche nel IV libro degli Oracula, composto dopo l’80 d.c.

« Ma quando l’umana stirpe sarà giunta alla decima,  allora dall’Italia un gran re scapperà (Nerone redivivo) come schiavo fuggiasco, in segreto, senza farsi vedere, attraverso il guado dell’Eufrate, quando oserà compiere un orrendo sacrilego delitto sulla madre e molti altri atti, deliberati e perpetrati con mano malvagia. Il sangue di molti bagnerà il terreno intorno al trono di Roma, quando costui sarà riparato nella terra dei parti.

Un principe di Roma (Tito) giungerà nella Siria e dopo aver dato alle fiamme il tempio di Gerusalemme ed aver compiuto grande sterminio, devasterà degli ebrei il grande paese dalle ampie strade. Il terremoto inonderà  Cipro nel suolo d’Italia si leverà un fuoco. Allora sarà dato conoscere l’ira del Dio dei cieli. Allora giungeranno a occidente la contesa della guerra destata ed il fuggiasco di Roma con una grande lancia, dopo aver varcato l’Eufrate con molte migliaia di uomini ».


Insomma questo Dio è perennemente rabbioso, collerico e vendicativo, nonchè critico e giudicante, non gli va mai bene niente e non gli piace nulla di ciò che piace agli uomini. Nell’VIII libro, dell’epoca di Marco Aurelio, si condannano i costumi sociali, le tradizioni politeiste, le capacità belliche della città e se ne preannuncia la fine imminente per mano del “figlio santo” che aprirà una nuova era di felicità (cioè il Medioevo, che allegria..).

Pertanto se gli antichi giuravano, come avvenne, che la statua di Apollo trasudava acqua, cioè lacrime, ed in un'altra occasione sangue, era menzogna e superstizione, ma se a versare lacrime o sangue è la statua di una Madonna, allora è un miracolo. Così come Cristo Salvatore è un dato di fatto, ma Giunone Salvatrice (Sospita) è menzogna e superstizione.

Secondo le Sibille la fine di Roma avverrà 948 anni dopo la sua fondazione, cioè nel 198 d.c.(!):

« Su te un dì piomberà, Roma dal collo elevato, un colpo pari dal cielo e tu, prima, la cervice piegherai. Rasa al suolo, il fuoco interamente ti consumerà, mentre giaci sulla tua terra rannicchiata. La ricchezza scompare e le tue fondamenta da lupi e volpi saranno abitate. Allora verrai completamente abbandonata, come se non fossi esistita. ... O altera signora, o prole di Roma latina: non più la tua arroganza fama ti procurerà, non più, infelice, ti riprenderai ma rimarrai prostrata. La gloria delle legioni, che l’aquila portano, cadrà.

Dov’è dunque la tua forza? Qual paese è il tuo alleato, che tu alle tue vanità hai asservito, senza diritto né legge? Confusione allora tra gli abitanti dell’orbe ci sarà, quando lui stesso sul trono compare, l’Onnipotente, per giudicare ciò che nel mondo esiste, dei morti e dei vivi le anime. ...Di Roma l’impero un tempo fiorente ora è tramontato: Roma, l’antica signora delle città che le stavano d’intorno. Non più il paese di Roma fiorente sarà vincitore, ... Tre volte trecento e ancor quarantotto anni tu compirai e infelice destino su te si riversa, il tuo nome con violenza completando. »

I Libri Sibillini rimasero presso il tempio di Apollo Palatino fino al V sec., dopo di che se ne persero le tracce. Però Rutilio Namaziano, l'ultimo autore del mondo letterario latino e pagano, che rifiuta i culti cristiani, estranei alla tradizione di Roma. nel suo poema De Reditu suo accusa aspramente il generale Stilicone, di origine vandala, di averli bruciati nel 408.
«Egli ordinò di bruciare gli oracoli salvifici dei Libri Sibillini, i garanti dell’eternità dell’Impero»

LUDI SECULARES

LUDI SECULARES

Pertanto, si può certamente affermare la netta distinzione che intercorre tra questa celebrazione dei Ludi Saeculares e le due antecedenti (quelle del 249 e del 149 ca.): nelle precedenti occasioni:
- Roma aveva celebrato i suoi Giochi in un momento di pericolo (la I Guerra Punica, l’ultimo scontro con Cartagine);
- nel 17 Augusto ha già sanato ogni situazione interna ed esterna ed ha ripristinato la pace: i suoi Giochi servono solo a segnare il cambiamento.
- Anche Claudio vorrà celebrare i Giochi: Tacito racconta la celebrazione dei Ludi Saeculares voluti da Claudio nel 47 d.c., 64 anni dopo quelli agustei e secondo Censorino nell’anno 800 a.u.c.; Zosimo ricorda che Claudio celebrò i Giochi senza seguire la datazione di Augusto, ma preferendo celebrare nell’VIII centenario della fondazione dell’Urbe, come fatto basilare e primario di Roma. Insomma i Ludi Secolari seguono il genetliaco dell'Urbe.

La celebrazione voluta da Claudio dovette ripetere quella voluta da Augusto, come Domiziano che fece celebrare i Giochi nell’88 d.c.. Censorino riporta che  tale celebrazione si svolse nell’anno 841 ab U.C., e Zosimo osserva che Domiziano rinunciò al computo usato da Claudio per ritornare a quello augusteo.
La consultazione dei Libri Sibillini, che diverrà sempre più formale, è limitata alla partecipazione al rito dei quindecemviri, ormai adattati all’ideologia imperiale. Tacito proclama con orgoglio la sua partecipazione ai Giochi: la presenza dei membri del collegio, infatti, ha ormai l’unico scopo di dare solennità alla celebrazione.

Tra le altre celebrazioni di Ludi, si ricorda quella dedicata alla Magna Mater Cibele, istituita nel 204 a.c., che verrà poi celebrata annualmente il 4 aprile a partire dal 191. L’oracolo che vuole l’introduzione di Cibele colloca la Dea tra le altre divinità salvatrici di Roma. La Madre frigia viene invocata dai fedeli come soteira, cioè salvatrice, in vita e in morte (termine che passerà poi alla Madonna).

DEA CIBELE

81 a.c. CIBELE A ROMA  

La leggenda vede una Claudia quale matrona prescelta ad accogliere la dea in virtù della sua castità. La fanciulla vestale sospettata di un incesto mai compiuto, dimostra la sua innocenza  mentre il simulacro della Dea entra a Roma su una nave sostando davanti alla casa di Scipione Nasica, il migliore degli uomini.
Anche Cicerone, quando si scaglia contro Clodio e ricorda la celebrazione dei Megalensia, ricorda che la Dea venne portata a Roma dal migliore degli uomini, Publio Scipione, e dalla più casta delle donne, Claudia.
La leggenda di Claudia, come quella di Sulpicia del 215, potrebbe secondo il Köves riporterebbe alla lotta politica tra la fazione dei Claudii e quella degli Scipioni: da un lato l’elezione del giovane Scipione rafforza la potenza della sua gens, dall’altro il miracolo di Claudia pende dalla parte dei Claudii. Secondo il Gérard, tuttavia, la leggenda di Claudia andrebbe datata tra il 50 e il 16 a.c. in corrispondenza alla condotta immorale di Clodio censurata da Cicerone.

Comunque i Romani venerarono per secoli «la Rhea frigia venuta ad essi da Pessinunte» e praticarono anche a Roma i suoi riti, «il dolore su Attis secondo il costume frigio», un penthos rituale terminante con il rito della lavatio, che nel cerimoniale romano costituiva la rievocazione del bagno rituale cui era stato sottoposto l’idolo metroaco appena giunto nella città. A queste celebrazioni luttuose, probabilmente a partire dal I sec. d.c., sarebbe seguita una cerimonia a carattere gioioso, gli Hilaria, rievocante la letizia di Cibele dopo il lutto. Il che sarà ripreso pari pari dalla morte del Cristo e relativa Resurrezione.

A partire dal 204 e fino a tutta l’età imperiale il culto metroaco fu introdotto all’interno della religione romana,regolamentato secondo la tradizione e posto sotto il controllo sacerdotale.
I decemviri, e poi i quindecemviri, deterranno fino alla fine del paganesimo il controllo di questo culto e dei riti adesso connessi. La celebrazione delle feste, posta sotto l’autorità del pretore urbano e degli edili curuli, sarà patrocinata dalle famiglie patrizie.

ANTRO DELLA SIBILLA

LA FINE DEL MONDO

Tuttavia, cerimonie e riti anatolici si svolgeranno, almeno fino al I-II sec. d.c., nel recinto del santuario costruito sul Palatino e consacrato nel 191, ad esclusione della processione che durante i Megalensia accompagnava la Gran Madre al suo bagno nell’Almone (il 27 marzo) al limite del territorio cittadino. annunciando la morte di Mundo. Esso annunciava che quando l’Africa sarebbe stata conquistata «il Mondo con la sua prole sarebbe finito»: "Africa capta Mundus cum natoperibit". La fine del mondo è una caratteristica delle religioni monoteiste.

Spiega Procopio che la Sibilla avrebbe predetto la fine di Mundo e del figlio Maurizio. L’oracolo, probabilmente, doveva essere espresso in forma metrica: Africa capta sedet: Mundus natusque peribit; in latino l’interpretazione  risulta ambigua, circolante in ambienti bizantini militari, che lo reinterpretano nel suo significato “greco”.

Il soggetto della profezia sarebbe allora Mundo, principe dei Gepidi, militante tra le schiere di Teodorico. Nel 510 aveva ricevuto il dominio di un territorio della Mesia, nel 529 era divenuto magister militum per Illyricum, impegnato dal 528 nelle guerre contro i Goti 111, durante le quali trovò la morte insieme al figlio.

Ci troveremmo, allora, di fronte ad un vaticinio ex eventu del genere della sibillistica giudaica, nato in ambiente bizantino e redatto in latino, la cui ambiguità fu voluta ai fini apocalittici tanto cari al cristianesimo. Nelle vicende relative alla Guerra Gotica, inoltre, Procopio cita però gli oracoli della Sibilla favorevoli ai Romani, annuncianti la sconfitta finale dei barbari.

Quando racconta l’episodio dell’assedio di Roma, ad esempio, descrive un prodigio: i piedi del mosaico dedicato a Teodorico posto nella piazza della città di Napoli si staccarono; «il prodigio – afferma Procopio – indicò la fine del regno teodoriciano».

In quell’occasione alcuni Romani «tirarono fuori gli oracoli della Sibilla» ed affermarono che la città sarebbe divenuta salva nel mese di luglio: i Romani avrebbero avuto allora un altro re e non avrebbero più dovuto temere nulla dal Geta.

A questo punto segue l’oracolo della Sibilla in latino, purtroppo corrotto, probabilmente espresso in versi metrici: Quintili mense  rege nihil Geticum iam . «Delle cose annunciate – scrive Procopio – non ebbe luogo nessuna. I Romani non ebbero un nuovo re, l’assedio si prolungò fino all’anno seguente, Roma corse nuovi pericoli sotto un altro re goto, Totila. Probabilmente l’oracolo si riferiva ad un altro episodio, ad un attacco dei barbari avvenuto in passato o anche ad un evento futuro»

114 . Procopio precisa che la Sibilla non racconta i fatti ordinatamente, in successione, né li organizza sintatticamente; pertanto, la mente umana non riesce ad afferrare pienamente il significato delle sue profezie. Esso sarà comprensibile solo "post eventum", non prima. Ciò permetterà al lettore di dare una sua personale interpretazione.

Quindi Procopio riporta una sequenza di “morti” in relazione alla distruzione del mosaico: quando si staccò la testa morì Teodorico, quando si staccò il busto morì Atalarico, quando si staccò il ventre morì Amalasunta... Ora si staccano i piedi: è la distruzione dei Goti.

Secondo l’antica tradizione pagana che collocava le Sibille in un tempo primordiale, Procopio trova naturale che la profetessa abbia annunziato molto tempo prima la morte di un generale bizantino e l’oscura conclusione dell’assedio di Roma 281 189 a.c.

- Consacrazione di una statua nel tempio di Ercole.
- Oracolo: Manlio Vulsone non deve superare il Tauro.
- 188 a.c. - Espiazione di prodigi annuali in seguito ad una eclissi di sole: tre giorni di "supplicationes" da celebrare in tutti i crocevia ed un "novemdiale sacrificium".
- Pestilenza: celebrazione di una "supplicatio pro valetudine populi per triduum" e delle "Feriae Latinae"
-183 a.c. - Celebrazione di una rogativa pubblica in seguito ad una pioggia di sangue.
- 181 a.c. - Espiazione di molteplici foeda prodigia: una "supplicatio" di tre giorni per "totam Italiam" e la celebrazione delle Feriae.
- 180 a.c. - Pestilenza: offerta di doni e statue dorate in onore di Apollo, Asclepio e Salus; celebrazione di una "supplicatio".
- 179 a.c. - Espiazione dei prodigi avvenuti nell’anno: diverse cerimonie espiatorie, tra cui sacrifici, una "supplicatio" della durata di un giorno, e la celebrazione di Ludi votivi.
- 174 a.c. - Pestilenza: una rogativa pubblica e la promessa di celebrare una festa e un’azione di grazia per due giorni nel  caso in cui la pestilenza continui ad affliggere Roma.
- 173 a.c. - Espiazione dei prodigi annuali: diverse cerimonie, tra cui una rogativa pubblica.
- 172 a.c. - Celebrazione di una rogativa pubblica e offerta di piacula a Giunone dopo il suicidio di Quinto Fulvio Flacco. Celebrazioni espiatorie in seguito alla distruzione della columna rostrata sul Campidoglio. Giochi in onore di Juppiter Optimus Maximus.
- 169 a.c. - Espiazione dei prodigi annuali: varie cerimonie, tra cui una rogativa pubblica celebrata secondo il rito greco, cui partecipano tutti i magistrati.
- 167 a.c. - Espiazione dei prodigi dell’anno: un giorno di "supplicatio".
- 166 a.c. -  un sacrificio di cinquanta capre nel foro.
- 165 a.c. - Pestilenza: la sospensione di ogni attività e l’offerta di sacrifici ai crocevia e nei sacelli.
- 149 a.c. - Celebrazione dei quarti Ludi Saeculares.
- 144/40 a.c. - La questione dell’Aqua Marcia e l’opposizione dei decemviri.
- 143 a.c. - Oracolo: la sconfitta di Appio Claudio.
- 142 a.c. - Pestilenza e nascita di un androgino: una "supplicatio" ed altre espiazioni.
- 133 a.c.- Cerimonie in onore di Cerere ad Enna.
- 125 a.c. - Il caso di un androgino: espiazione.
- 122 a.c. - Il caso di un androgino: espiazione.
- 119 a.c. - Il caso di un androgino: espiazione.
- 118 a.c. - Sacrificio ad espiazione dei prodigi dell’anno.
- 117 a.c. - .Il caso di un androgino: espiazione.
- 114 a.c. - Sacrificio di una coppia di galli e di una coppia di greci.Costruzione del tempio di Venere Verticordia.
- 108 a.c. - Espiazione dei prodigi dell’anno: un sacrificio da offriresull’isola Cimolia ad opera di trenta fanciulli e altrettante vergini, patrimi et matrimi.
- 104-03 a.c. - .Il caso di un androgino: espiazione.
- 100 a.c. - La fondazione di Eporedia (Ivrea).
- 99-98-97 a.c. - Casi di androgini: espiazione.
- 98 a.c. - Prodigi funesti durante il sacrificio dei decemviri nel tempio di Apollo.
- 95 a.c. - Il caso di un androgino: espiazione.
- 92 a.c. - Il caso di un androgino: espiazione.
- 89 a.c. - Vendita dei loca publica del Campidoglio.
- 87 a.c. - Oracolo: Cinna espulso da Roma.
- 83 a.c. - Incendio sul Campidoglio: i Libri Sibillini vengono distrutti.
- 83/79 a.c. - Silla porta a quindici il numero dei membri del Collegio.
- 76/69 a.c. - Seconda collezione dei Libri Sibillini. La nuova collezione è depositata nel tempio di Giove Capitolino.
- 63 a.c. - L’oracolo del catilinario Lentulo.
- 56 a.c. - Oracolo su Tolomeo Aulete.
- 49 a.c. - Un albero sprofonda nel territorio cumano: è l’annuncio della guerra civile.
- 44 a.c. - Oracoli su Pompeo e Cesare. 283
- 44 a.c. - Cesare aumenta il numero dei quindecemviri a sedici.
- 38 a.c.Purificazione della statua di Virtus .
- 28/12 a.c. - Inaugurazione del tempio di Apollo sul Palatino; deposito e custodia della nuova collezione di oracoli.
- 17 a.c. - I Giochi secolari di Augusto.
- 15 d.c. - In seguito ad una inondazione, Tiberio si oppone allaconsultazione dei Libri .
- 22 d.c.- I quindecemviri prendono parte ai sacrifici per la salute di Livia.
- 32 d.c. - Tiberio si oppone all’inclusione di un nuovo libro nel canone dei Libri Sibillini.
- 47 d.c. - Galba membro del Collegio. I Giochi secolari di Claudio.
- 66 d.c. - Trasea Peto, quindecemvir , accusato di tradimento da Nerone.
- 64 d.c. - I Libri Sibillini e l’incendio di Roma. Oracolo su Nerone matricida .
- 79 d.c. - La Sibilla plutarchea annuncia l’eruzione del Vesuvio.
- 88 d.c. - I Giochi secolari di Domiziano.
- 98 d.c. - Adriano riceve un oracolo sul suo futuro.
- 222/235 - d.c.Severo Alessandro a favore del Collegio dei quindecemviri .
- 241 d.c. - Cerimonie per allontanare un terremoto al tempo di Gordiano III.
- 262 d.c. - Cerimonie per allontanare un terremoto al tempo di Gallieno: un sacrificio offerto a Juppiter Salutaris .
- 270 d.c. - Devotio di Claudio il Gotico.
- 271 d.c. - Oracolo su Aureliano.
- 282 d.c. - Oracolo: la excellentia di Probo.
- 312 d.c. - Oracolo: Massenzio sconfitto da Costantino. Costantino ed i Libri Sibillini .
- 363 d.c. - Un terremoto proibisce a Giuliano di attraversare le frontiere.
- 284 363 d.c. - I Libri Sibillini distrutti nell’incendio del tempio di Apollo sul Palatino.
- 408 d.c. - I Libri Sibillin i sono definitivamente distrutti da Stilicone ed il Collegio viene sciolto.
- VI d.c. - Profezie sibilline sulla Guerra Gotica.

APOLLO E LE NINFE

LE DIVINITA' PREDITTIVE


DIO CLITUNNO

Il fiume Clitumno in Umbria dava oracoli, il solo tra i fiumi che avesse tal privilegio. Plinio dice di questo Dio Clitumno da cui si può prendere ancora l'oracolo essendovi alla sua sorgente un tempio antico e rispettabile. Clitumno ivi era vestito alla romana. Il suo potere e la sua presenza è indicata dagli oracoli. All'intorno v'erano diverse cappelle ed alcune aveano fontane e sorgenti. Esso è come il padre d'altri piccoli fiumi che si uniscono a lui. Un ponte divide le acque sacre dalle profane.


DEA PROVIDENTIA

La Dea Providentia (Provvidenza) era presso i romani la personificazione divina dell'abilità di prevedere il futuro. Rappresentava una delle virtù romane che facevano parte del culto imperiale. In realtà la divinità romana ebbe un'antesignana, la Pronoia, un concetto greco caro ai filosofi ma soprattutto agli stoici, per cui la provvidenza era l'Ananke, il Fatum, un fato divino ma pure razionale, che governa i vari cicli della vita terrena, prevedendo il modo con cui si svolgerà il corso degli eventi ma pure provvedendo a che esso si svolga nella migliore forma possibile, al meglio o al meno peggio.

DEA NENIA

DEA NENIA

Nenia era una antichissima Dea preromana oltre che romana, che si occupava di predire la malattia o la guarigione, insomma se la persona malata sarebbe guarita o sarebbe morta. Sembra che la Dea venisse rappresentata con un biflauto da cui faceva uscire le note calmanti e sonnifere, e un serto di mirto (la pianta dei morti) tra i capelli. Di solito veniva onorata, oltre che con rami di mirto, con rose appassite unite a boccioli, segno dell'avvicendarsi ciclico di vita e morte.

Proprio per questo doppio filo la Dea veniva deputata anche al canto che faceva addormentare i neonati, quindi collegata al sonno e alla morte che era a sua volta una specie di sonno. Le si offrivano anche papaveri rossi immersi nel vino che venivano in parte bevuto dai sacerdoti e in parte versato sulla statua della Dea.

In tempi più antichi c'era una sacerdotessa preposta al culto che si dedicava anche alla divinazione, come il culto si trasferì dalle campagne a Roma, la sacerdotessa venne soppiantata da un sacerdote e venne cessata la pratica della divinazione.


DEA FORTUNA PRIMIGENIA

Culto risalente all'VIII secolo a.c., affermato soprattutto per il suo potere oracolare, si che da ogni parte del Lazio accorrevano i pellegrini per accogliere i responsi delle sue sacerdotesse nell'Antro delle sorti, dove le sacerdotesse facevano uso di alcune tavolette di legno che forse avevano dei simboli, mediante cui prevedevano il futuro.



VATICINII CELEBRI

Cesare turbato da un sogno della notte precedente (aveva sognato infatti di violentare sua madre) fu incitato a nutrire le più grandi speranze dagli stessi indovini che gli vaticinarono il dominio del mondo quando gli spiegarono che la madre, che aveva visto giacere sotto di lui, altro non era che la terra stessa, considerata appunto madre di tutti.



 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero