CULTO DI CLOACINA


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VENERE CLOACINA 
La Dea Cloacina era una divinità di origine etrusca protettrice delle paludi e delle fognature che insegnava a bonificare o ad edificare e mantenere. I romani impararono da loro a bonificare i colli di Roma, a eseguire le fognature e gli acquedotti. Cloaca però viene dal greco col significato di lavare, pulire.

Nella foto della moneta di Venere Cloacina al diritto appare una testa coronata dai raggi solari, molto strano associata a una divinità dei sotterranei. La corona solare era propria di Elios, Apollo, Sol, Mitra e Medea, in quanto figlia del Sole.

Sembra che all'inizio la Dea delle cloache fu appunto Cloacina che apparve poi insieme a Venere,  forse in qualità anche di Dea delle acque in quanto la Dea dell'amore e della bellezza venne generata dal mare, anche se sembra un po' tirata. Viene da pensare però che in qualche modo per farne una festività pubblica la Dea doveva essere assimilata a qualche divinità romana.

Quindi per esclusione, dato che nè Giunone in qualità di Regina, nè Minerva in qualità di Dea della guerra, nè Diana in qualità di cacciatrice, nè Vesta che presiedeva al fuoco, potessero assimilare l'antica Dea etrusca, pertanto come divinità femminile di tutto rispetto non rimaneva che Venere, che in alcune zone era considerata Dea del mare, giusto dove convogliavano le varie acque reflue.


Comunque sulla Via Sacra, presso dell'area delle Tabernae Novae, poi demolita per far spazio alla Basilica Emilia, venne eretto un  tempietto a Venere Cloacina, ovvero alla Dea Venere, insomma ad ambedue in quanto protettrici dei luoghi deputati alle acque, per quanto gli etruschi non assimilarono mai Cloacina alla Dea dell'amore, che presso di loro si chiamava Turan (la Signora).

Invece la Dea Cloacina venne mano a mano assimilata a Venere, dando luogo appunto a Venere Cloacina, il cui culto era legato alla Cloaca Maxima, la più importante delle fognature dell'antica Roma, che proprio in questa zona si dirigeva verso il Foro Romano. Secondo alcuni lì c'era l'ingresso del sistema fognario, ma non ce ne sono prove, perchè aldisotto non è stato mai scavato (e non si capisce perchè).

Secondo altri invece il soprannome di Cloacina le derivò da cluere, purificare, per la cerimonia usata da Romani e Sabini nel riconciliarsi purificandosi dal sangue che aveano sparso tra loro. Ma è anche vero che la cloaca purificava l'urbe dalle acque nere, per cui aveva anche qui un compito di purificazione.

CLOACA MASSIMA
Comunque, del suddetto sacello sulla Via Sacra, oggi resta solo un basamento circolare in marmo e lievemente rialzato a ovest della gradinata della basilica Emilia, e se non c'è una guida non esiste un cartello che lo racconti.

Che le due Dee, Cloacina e Venere, all'inizio convivessero e in seguito divennero una sola, è dimostrato dal retro di una moneta, emessa durante il secondo triumvirato (quello di Ottaviano), dove si osserva il tempietto a cielo aperto, con un basso recinto circolare metallico che conteneva due statue di culto, citate da Servio commentatore di Virgilio come appunto Cloacina e Venere.

Ma nella ricostruzione tuttavia emerge il nome Sal.. che dovrebbe completarsi in Salus, ovvero la Dea Salus, la Dea della Salute.

La Dea Salus sarebbe del tutto coerente con la Dea Cloacina, in quanto bonificava l'area togliendo almeno la malaria se non le pestilenze, mentre lo sarebbe un po' meno Venere.

SACELLO DI CLOACINA ANCORA INTERRATO
I relitti del santuario riemersero tra il 1899-1901 davanti alla Basilica Emilia; esso era rotondo come in genere lo erano i santuari più antichi, con una base di marmo rotonda di un diametro di 2,40 m, appoggiata su una lastra di travertino e otto anelli di vari tipi di pietra.

La composizione di questi anelli mostra che la fondazione è stata gradualmente sollevata man mano che il suolo si sollevava per i rifacimenti della basilica. Cloacina, Dea della Cloaca Massima e del sistema fognario, era così preposta all'igiene della città, al fine di prevenire epidemie.

Il santuario mostra due divinità femminili. Quello di sinistra sembra sollevare un ramo di mirto, simbolo di purificazione e di passaggio (del rito nuziale e della morte). Quello di destra sembra identico ma privo di attributi.

Ma in via più generale, Cloacina era adorata anche come Dea sia della pulizia pubblica che di quella privata, per cui una sua immagine veniva talvolta effigiata nei bagni romani per una buona soddisfazione dei bisogni corporali.

RICOSTRUZIONE DEL SACELLO
Accanto al sacello si svolsero due eventi legati alle origini di Roma:
- uno, come racconta Plinio il Vecchio, e pure Tito Livio, è la purificazione, con rami di mirto sacri a Venere, delle truppe romane e sabine al termine della battaglia a causa del Ratto delle Sabine,
- l'altro è la purificazione per l’omicidio di Virginia commesso dal padre Lucio Virginio per proteggerne l’onore dal tentativo di stupro del decenviro Appio Claudio.

Livio: "Virgino trae la figlia e la nutrice presso il sacello di Cloacina alle taberne che ora son dette nuove ed ivi, preso da un macellaio un coltello, esclama: “Solo in questo modo, o figlia, posso restituirti in libertà”. 
Quindi trafigge il petto della fanciulla e volgendosi al tribunale dice: “Te e la tua testa, o Appio, io consacro alla vendetta con questo sangue”. Perchè una donna violentata era disonorata comunque.

La parte oggi ancora conservata del sacello è un basamento rotondo con zoccolo di marmo e i resti di una piccola scala sul lato occidentale. Il terreno nasconde una sostruzione tufacea che discende fino a tre metri sotto il livello del suolo dell'età imperiale, purtroppo non ancora scavato.

Essendo Venere venerata con culto di stato, erano a lei preposti dai sacerdoti che invocavano il suo nome insieme ai suoi altri nomi nel culto a lei dedicato. Ma come Dea Cloacina non aveva, per quel che sappiamo, culti particolari se non invocazioni e preghiere.



 

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