AULO ATILIO CALATINO - A. ATILIUS CALATINUS


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SCUTA RES PUBLICA

Nome: Aulus Atilius Calatinus
Nascita: Caiazzo
Morte: 216 a.c.
Gens: Atilia
Consolato: 258 a.c., 254 a.c.
Dittatura: 249 a.c.


Aulo Atilio Calatino, ovvero Aulus Atilius Calatinus (i fasti capitolini danno Caiatinus) apparteneva alla gloriosa gens Atilia, che trasse origine dal popolo tirrenico dei Volsci, grandi nemici di Roma prima, e diventati del tutto romani dal 345 a.c. dopo la spartizione economica e politica della zona fra Roma e i Sanniti.

Da ricordare che il primo Atilius a diventare console fu l'eroe Marcus Atilius Regulus Calenus nel 335 a.c., dieci anni dopo. La gens Atilia ebbe 19 consoli al servizio di Roma, di cui ben 12 nell'arco delle tre guerre puniche e solo tre in età imperiale, epoca in cui evidentemente questa gens divenne meno influente.

GENS ATILIA
Aulo Atilio nacque a Caiazzo non si sa in quale data e morì, ma non se ne conosce la località, nel 216 a.c. Fu un politico e generale romano che combatté durante la I Guerra Punica.

- 259 a.c. - Aulo Atilio Calatino era succeduto nella conduzione della I guerra punica al console del 259 a.c., Gaio Aquillio Floro: dopo avere attaccato Palermo espugnò Mistretta (Mytistratus) ed altre città, ma non le isole Lipari.

- 258 a.c. - Fu eletto console per la prima volta nel 258 a.c., durante la I guerra punica, e condusse vittoriose operazioni di guerra in Sicilia, ma, sorpreso in una stretta dal nemico, il suo esercito fu salvo solo per il sacrificio di un eroico tribuno militare (chiamato Quintus Caedicius in Gellio, III, 7, Laberius o Lucius o Marcus Calpurnius Flamma da altri) e di 400 uomini (secondo altri autori 300). Il tribuno, vedendo l'esercito consolare accerchiato, trascinò con sé alla morte 400 volontari per aprire alla legione una via di scampo. Atilio prese tuttavia Camarina, Enna e altre città, ma fu l'anno successivo che celebrò il trionfo come pretore.

- 257 a.c. - Infatti secondo i fasti trionfali nel 257 a.c. celebrò il trionfo come pretore, e in maniera splendida. Si giustifica il rango pretorio del trionfo con il fatto che Aulo Atilio, pur essendo stato console nel 258 a.c., era pretore al momento della celebrazione.

- 256 a.c. - Rimase in Sicilia l'anno seguente come proconsole, e trionfò de Poenis nel gennaio 256. 

- 254 a.c - Fu poi (di nuovo) console nel 254 a.c., insieme a Gneo Cornelio Scipione Asina (310 - 245 a.c.), con cui espugnò Palermo, ma solo Asina ottenne il trionfo. Strano, visto che precedentemente Scipione era stato sconfitto alle isole Lipari dai cartaginesi.

- 249 a.c. - - Doveva tuttavia avere un grande prestigio perchè dopo il disastro della battaglia di Trapani fu eletto dittatore e guidò un esercito in Sicilia. Venne infatti nominato "dictator rei gerundae causa" cioè per governare lo Stato in situazioni di difficoltà, essendo così il "primus dictator extra Italiam exercitum duxit", cioè il primo dittatore che guidò un esercito. 

- 247 a.c. - Divenne censore con A. Manlius Torquatus nell'anno 247 a.c.. Non sappiamo esattamente quando (e se in relazione al trionfo) abbia dedicato il tempio della Fides e votato quello della Spes.

- Eresse un tempio a Spes nel Foro Olitorio e uno alla Fides sul Campidoglio. Cfr. LA ROCCA 1990: 327: "... il tempio di Fides sul Campidoglio, probabilmente votato da A. Atilio Calatino nel 258 a.c., è dedicato dopo il trionfo sui Cartaginesi del 257 a.c.

"Fides è la personificazione in un primo momento dell'attitudine benevola degli Dei nei confronti degli uomini.

Essa divenne molto presto una virtù, il patto sacro che lega tra loro le popolazioni, forse in opposizione alla fides Punica ed in riferimento, secondo una suggestiva ma non verificabile ipotesi, alla tragica e disumana sorte del parente di Calatino, Marco Atilio Regolo, preso prigioniero nel 255 a.c. ed ucciso dopo l'ambasciata a Roma del 250 a.c."

- Parte del suo epitaffio viene citato da Cicerone nel suo Cato maior de senectute.

Cicerone
- E quanta ve ne fu in Lucio Cecilio Metello, quanta in Aulo Attilio Calatino! Per il quale (fu scritto) quel famoso epitaffio: "La maggior parte degli uomini concorda che quest'uomo fu il primo del suo popolo." È noto l'intero carme inciso sul suo sepolcro. Dunque (era) a buon diritto autorevole lui, sulle cui lodi era concorde l'opinione di tutti -

SEPOLCRO ARIETI

II SEPOLCRO DI ATILIO CALATINO PRESSO PORTA ESQUILINA

Il Museo Montemartini di Roma conserva alcuni affreschi di tombe aristocratiche a camera di età medio repubblicana, tra cui delle pitture con scene di combattimento e di corteo trionfale provenienti dalla cd. Tomba Arieti.

Purtroppo del sepolcreto esquilino non è rimasta neppure una pianta con le posizioni  delle sepolture rinvenute anche dopo il 1882, data della scoperta della necropoli, a parte la Forma Urbis Romae del Lanciani (tavv. 23 e 24) e le piante successive di Giovanni Pinza.

Presso la Porta Esquilina erano stai rinvenuti nel 1875 i resti di un sepolcro affrescato, a pianta rettangolare, edificato in blocchi di peperino, detto 'Arieti' dal nome dello scopritore. Sulle pareti c'erano scene di battaglia e una processione trionfale, che fu copiato ad acquarello. Vi è effigiata una quadriga che traina un carro trionfale, preceduta da sei littori che indossano il caratteristico "sagum", l'abito portato in guerra e nel trionfo, con in mano il fascio delle verghe.

Inoltre i littori sono sei e non dodici, e i fasci littori sono rivolti verso l'alto per cui non è una processione funebre, perchè i fasci sarebbero rivolti verso il basso. Insomma tutto fa pensare che il personaggio sepolto nella tomba del campo Esquilino celebrasse un trionfo come pretore.
Sembra si tratti della tomba di Atilio Calatino, console nel 258 a.c., anche per la vicinanza con la tomba dei Fabii, ritenuta di Quinto Fabio Massimo Rulliano, di cui Calatino era nipote diretto.

La tomba dovrebbe essere anteriore alla fine del III sec. a.c.
                                                   
SEPOLCRO ARIETI
COARELLI 1976: 28 ha collegato lo stile delle figure del sepolcro Arieti a quel che ci viene detto della sommaria tecnica del pittore Theodotos, attivo a Roma nella seconda metà del III secolo a.c., il quale con un nerbo di bue dipingeva sulle are per le feste Compitali figure di Lari danzanti (FESTUS, p. 260 L, s.v. penis = NAEVIUS, fr. 99:
Theodotus qui aras Compitalibus
sedens in cella circumtectus tegetibus
Lares ludentes peni pinxit bubulo).

In realtà infatti lo scudo oblungo, che in seguito venne sostituito dallo scudo a tegola, viene rappresentato anche a Delfi  in tutt'altro registro stilistico  sul monumento di  L. Aemilius Paulus, vincitore della battaglia di Pidna. (Cfr.  COARELLI  1976: 27;  LA ROCCA 1984: 44).

Nei Fasti triumphales coloro che celebrarono il trionfo con rango pretorio furono due:

1) A. Atilius A.f. C.n. Calatinus: console nel 258 a.c., secondo i fasti trionfali nel 257 a.c. celebrò il trionfo come pretore

2) Q. Valerius Q.f. P.n. Falto: pretore urbano per il 242 a.c., mandato in Sicilia con il console Caius Lutatius Catulus. A causa della inabilità di Lutazio il ruolo avuto da Valerius Falto nella vittoria del 242 a.c. presso le isole Egadi fu decisivo, per cui richiese per sé un trionfo come quello del console. Come arbitro venne scelto Aulo Calatino che, fatta riconoscere a Quinto Valerio Faltone la sua inferiorità rispetto all'auctoritas del console, aggiudicò il trionfo a Lutazio.                                 


L'Epigrafe:

ATILIUS A.F. C.N. CAIATINUS PR(aetor) AN(no) CDXCVI EX SICILIA DE POENIS XIIII K. F[ebr.].
C. AATILIUS M.F. M.N. REGULUS COS. AN(no) CDXCVI DE POENEIS NAVALEM EGIT VIII k[ -   -   -  ].

Si ricorda l'aneddoto del tribuno Calpurnius Flamma, il quale, vedendo l'esercito consolare accerchiato, trascinò con sé alla morte 300 volontari per aprire alla legione una via di scampo, cfr. ad es.  [AURELIUS VICTOR], de viris illustribus 39,
1 -  Atilius Calatinus ...
2 -  Panormum cepit. Totamque Siciliam pervagatus paucis navibus magnam hostium classem duce Hamilcare superavit.
3 -  Sed cum ad Catinam ab hostibus obsessam festinaret, a Poenis in angustiis clausus est, ubi tribunus militum Calpurnius Flamma acceptis trecentis sociis in superiorem locum evasit, consulem liberavit; ipse cum trecentis pugnans cecidit. Postea ab Atilio semianimis inventus et sanatus magno postea terrori hostibus fuit. Atilius gloriose triumphavit.

D'altronde il campus Esquilinus, sul lato opposto della via Prenestina rispetto alle fosse comuni dette puticuli, rimase destinato, sino alla fine della repubblica, a tombe di prestigio, per personaggi meritevoli nei confronti dello stato. Sia  A. Atilius Calatinus che  Q. Valerius Falto avevano meriti nei confronti della repubblica,  ma mentre Calatinus veniva trasmesso come un esempio di eroe, Valerius Falto  venne quasi dimenticato. Anche per questo si ritiene appartenesse ad Aulo Atilio Calatino.   

MEDUSA ROMANA SU PASTA VITREA


MARCO CALPURNIO FLAMMA

Marcus Calpurnius Flamma fu un grande eroe della I Guerra Punica (264 - 241 a.c.). Flamma era un tribuno militare che condusse 300 volontari in missione suicida per liberare un esercito consolare da una trappola in cui erano stati chiusi dai cartaginesi. Flamma, alla fine del combattimento, venne trovato gravemente ferito sotto una pila di corpi, ma sopravvisse.

Secondo Livio, fu il console Atileo Atilio Calatinus che "condusse le sue truppe in un luogo dove vennero circondati da cartaginesi". Flamma chiese allora 300 volontari per un attacco che deviasse l'attenzione dalla legione consolare. Il bello fu che 300 legionari risposero all'invito di immolarsi per l'esercito romano, ovvero per Roma. Il senso della patria e dell'onore era vivissimo all'epoca, e morire per Roma era grande lustro per la propria famiglia e grande onore che non verrebbe mai dimenticato.

Livio scrive:

" Calpurnius Flamma, nella prima guerra punica, questo accadde quando eravamo giovani, parlò ai suoi trecento volontari che stava conducendo alla cattura di un' altezza situata al centro stesso della posizione del nemico: "Noi andiamo a morire, miei compagni d'arme, noi moriamo e con la nostra morte salviamo le legioni bloccate dal loro pericoloso nemico".


Scrive Frontinus:

"Questo uomo, visto che l' esercito era entrato in una valle, i lati e tutte le parti dominanti di cui il nemico aveva occupato, chiese di ricevere dal console trecento soldati volontari. Dopo aver esortato a salvare l' esercito per il loro valore, si affrettò al centro della valle. Per schiacciare lui e i suoi seguaci, il nemico discendeva da tutte le parti, ma, essendo tenuto sotto scacco in una lunga e feroce battaglia, offrirono così al console l' opportunità di liberare il suo esercito".

Plinio il Vecchio dichiara che Marco Calpurnio Fiamma venne insignito della corona d'erba. La corona ossidionale (corona obsidionalis), ovvero la corona d'erba (corona graminea), era una onorificenza romana usata nella Repubblica e nell'Impero. Era il massimo simbolo di valore militare elargibile ad un eroe e spettava al comandante che avesse salvato un esercito assediato o a colui che
avesse, con il proprio intervento, salvato un esercito dalla sicura distruzione.

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, Liber XXII, 11.
"Praeter hos contigit eius coronae honos Marcus Calpurnio Flammae tribuno militum in Sicilia, centurioni vero uni ad hoc tempus Cneo Petreio Atinati Cimbrico bello. primum pilum is capessens sub Catulo exclusam ab hoste legionem suam hortatus tribunum suum dubitantem per castra hostium erumpere interfecit legionemque eduxit. invenio apud auctores eundem praeter hunc honorem adstantibus Mario et Catulo coss. praetextatum immolasse ad tibicinem foculo posito"

"Ne scamparono per la virtù segnalata di Calpurnio Flamma tribuno de soldati il quale con schiera scelta di trecento occupò l'altura infesta e cinta da nemici dandone briga ad essi finchè l'esercito intero si liberasse. E con tale uscita bellissima uguagliò la fama di Leonida e delle Termopile ma fu di questo il nostro più illustre sopravanzando e sopravvivendo a tanta spedizione quantunque niente avesse scritto col sangue.
Ed essendo la Sicilia già divenuta suburbana provincia del popolo Romano e serpeggiando la guerra via via più da largo egli passa con Lucio Cornelio Scipione in Sardegna e nella Corsica annessa e là spaventò gli abitanti con le rovine di Olbia e qui della città di Aleria e sconfisse in tal modo per terra e per mare tutti i Cartaginesi che non altro restava se non l'Africa alla vittoria." 

La corona graminacea veniva realizzata da un serto d'erba o fiori selvatici intrecciati, colti nei pressi del campo di battaglia, secondo la consuetudine arcaica di premiare il vincitore nelle gare atletiche con una manciata d'erba del terreno di gara.

Plinio il Vecchio ci fornisce una lista di persone cui venne tributata la corona d'erba:
- Lucio Siccio Dentato
- Publio Decio Mure (con due corone: una dal suo stesso esercito ed una dalle truppe che salvò quando circondate)
- Fabio Massimo (dopo l'espulsione dall'Italia di Annibale)
- Marco Calpurnio Flamma
- Scipione Emiliano
- Gneo Petreio di Atina (centurione primus pilus durante la Guerra Cimbrica)
- Lucio Cornelio Silla (a Nola, durante la Guerra Sociale)
- Quinto Sertorio, parente di Mario,
- Augusto (al quale la corona venne presentata dal Senato romano come omaggio politico, più che militare)
                                                                                                                                     


 

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