MORGANTINA (Sicilia)


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DIO ADE DI MORGANTINA
Morgantina è un'antica città sicula e greca, oggi sito archeologico nel territorio di Aidone, provincia di Enna in Sicilia. La città fu riportata alla luce nel 1955 dalla missione archeologica dell'Università di Princeton (Stati Uniti). Gli scavi hanno permesso di seguire lo sviluppo dell'insediamento dalla preistoria all'epoca romana.

L'area visitabile conserva resti dalla metà del V alla fine del I secolo a.c., il periodo di fioritura della città. Da qui provengono la Dea di Morgantina (erroneamente chiamata "Venere"), custodita presso il museo archeologico di Aidone cui è giunta nel 2011 dopo la disputa fra Italia e Stati Uniti dove era esposta presso il Getty Museum a Malibù, e il Tesoro di Morgantina, anch'esso restituito.

La città antica sorgeva su un pianoro che saliva sul monte Cittadella (578 m s.l.m.), ideale per l'urbanistica di una città greca che pone a valle l'agorà e a monte l'acropoli, importante in quanto passaggio obbligato delle vie di comunicazione tra la costa orientale e l'interno della Sicilia.

- X sec. a.c. - Secondo la leggenda un gruppo di Morgeti guidato dal mitico re Morgete, fondò nel X secolo a.c. la città di Morgantina, integrandosi con le altre popolazioni affini dell'interno e prosperando grazie allo sfruttamento agricolo della vasta pianura del Gornalunga.

- VI sec. a.c. - un nutrito gruppo di Greci di origine calcidica giunse a Morgantina e si insediò nella città convivendo pacificamente con gli abitanti, e pian piano trasformò la Dea Madre degli indigeni nelle sue divinità greche Demetra e Persefone, come testimoniato dai famosi acroliti, teste, mani e piedi marmorei con il corpo in materiale deperibile risalenti al 525-510 a.c. 

- fine VI sec. a.c. - La città venne distrutta verso la fine del secolo, dal tiranno di Gela (prov. Caltanissetta), Ippocrate, il secondo tiranno di Gela che governò dal 498  a.c. alla morte.

IL SITO
- 459 a.c. -  la città venne invece distrutta da Ducezio, re dei Siculi dal 460 a.c. al 450 a.c., durante la rivolta contro il dominio greco e da questo momento venne abbandonata.

- 450 a.c. - Ducezio viene sconfitto e il territorio di Morgantina passò prima nel dominio di Siracusa e venne poi ceduta a Camarina (o Kamarina, colonia di Siracusa) nel 424 a.c. in cambio di una somma di denaro. 

- 396 a.c. - la città fu conquistata da Dionisio I, tiranno di Siracusa, uomo crudele ma pure colto e mecenate, si narra che Publio Scipione l'Africano, quando gli furono chiesti i nomi degli uomini più abili e più intelligentemente coraggiosi, abbia risposto «I siciliani Agatocle e Dionisio» ma nel 392 a.c. La città, per reazione al tiranno, accolse l'esercito punico guidato da Magone, figlio di Amilcare Barca. Nella guerra combattuta in Sicilia fra Dione di Siracusa, l'allievo di Platone, e suo nipote Dionisio II il giovane, tiranno di Siracusa, Morgantina parteggiò per Dione per riprendersi la propria autonomia.

- 340 a.c. - Timoleonte aveva sconfitto l'esercito punico e si era sbarazzato dei vari tiranni delle Polis. Salito al potere si impadronì del territorio e la città venne ricostruita sul pianoro di Serra Orlando, furono edificate le nuove mura e se ne delineò l'assetto urbanistico a schema ortogonale, un nuovo Santuario venne eretto in onore di Demetra e Persefone e fu impiantato l'Ekklesiasterion con il Bouleterion. 

- 317 a.c. - La popolazione aumentò parecchio con l'arrivo di nuovi coloni dalla Grecia. Agatocle chiedendo ed ottenendo l'aiuto di 1.200 soldati di Morgantina conquistò, nel 317 a.c., Siracusa e fece realizzare l'agorà di Morgantina. 

- 275 a.c. - Il massimo splendore fu quindi raggiunto nel III secolo a.c. durante il lungo regno di Gerone II (275-215 a.c.) e la città arrivò a contare circa 10.000 abitanti.

ARGENTO DEL TESORETTO MORGANTINA
- 264 a.c. - Durante la I Guerra Punica (264 - 241 a.c.), Morgantina insieme a tutta la Sicilia orientale sotto Gerone II fu alleata dei Romani. Morto Re Gerone II, durante la II guerra punica Morgantina e le altre città siciliane passarono dalla parte dei cartaginesi. Narra Tito Livio che il giovanissimo Geronimo, nominato Re dal Consiglio dei 15 saggi istituito dal nonno Gerone II, sconfessò l'alleanza con Roma e ricevette alcuni emissari di Annibale, i due fratelli Ippocrate ed Epicide (di origini 
siracusane).

- 213 a.c. - muore Geronimo a Leontini e a Siracusa venne istituita la IV Repubblica dal Senato ma il potere assoluto era nelle mani di Ippocrate ed Epicide che cercarono di fronteggiare le legioni romane guidate dal Console Claudio Marcello.

Morgantina diventata la base operativa della lega siculo-punica si sbarazzò del presidio romano e nella zecca furono coniate monete della serie SIKELIOTAN. 
Sia l'esercito punico di Imilcone che quello siracusano di Ippocrate trovarono rifugio entro le mura fortificate di Morgantina.

- 211 a.c. - La città non si arrese neanche dopo la caduta di Siracusa nel 212 a.c. e fu assediata e poi distrutta nel 211 a.c., da Marco Cornelio Cethego che la consegnò all'ispanico Merico e ai suoi mercenari ispanici come premio per avere consentito al Console Claudio Marcello la conquista di Siracusa, difesa da Archimede. Viene coniata a Morgantina la serie di monete di bronzo HISPANORUM.

BUSTO DI DEMETRA V SEC: A.C.
Dopo la conquista romana le mura vennero abbattute e l'abitato si restrinse notevolmente, ma la città continuò a vivere come importante nodo commerciale per la produzione di terrecotte nelle fornaci e soprattutto per la produzione di cereali (grano, orzo), dell'olio e del vino ricavato dalla famosa Vite Murgentina.

Venne costruito al centro dell'Agorà il Macellum e molti edifici pubblici tra cui il Bouleterion e il Pritaneo, che furono utilizzati dai conquistatori romani come tabernae e termopolium. In breve la Polis venne progressivamente trasformata in un oppidum romano utilizzato dalle varie legioni di passaggio per la Sicilia.

- 135 a.c. - Diodoro Siculo ricorda che a Morgantina, ribellata a Roma come del resto anche Henna (Enna), venne tenuto prigioniero lo schiavo per debiti Euno, capo della rivolta servile del 135 a.c., repressa dalle legioni romane.

- 105 - 101 a.c. - Anche nella II guerra servile, Morgantina venne assediata dal capo dei ribelli Salvio e forse venne temporaneamente conquistata.

- 30 a.c. - Secondo alcuni autori Morgantina avrebbe parteggiato per Sesto Pompeo contro Ottaviano, ma Strabone, poco dopo, la ricorda tra le città scomparse e i dati archeologici confermano che, intorno al 30 a.c., essa venne gradualmente abbandonata.

IL TEATRO

GLI SCAVI

Morgantina venne scoperta verso la fine del XIX secolo dall'archeologo Paolo Orsi, studioso di gela e Kamarina, che però la identificò come Herbita, ma alcune alcune monete in bronzo rinvenute e i dati delle fonti permisero il riconoscimento con l'antica Morgantina. La zona archeologica occupa un'area di oltre venti ettari.

Di Morgantina sopravvivono intorno alla piazza dell'Agorà:

- "stoà nord", cioè il ginnasio, dove i giovani praticano esercizi atletici nudi
- "stoà orientale"
- "stoà occidentale",
- il pritaneo, l'edificio pubblico dove in origine era ospitato il primo magistrato, o pritano; ma pure gli ospiti di riguardo, e dove si custodiva il fuoco sacro della città.
- l'ekklesiasterion,
- il duplice "santuario dell'Agorà",
- il granaio pubblico,
- la "Grande Fornace",
- il teatro o koilon
- il Macello romano 

- case di abitazione, riccamente ornate da mosaici: 
- Mosaico "del Capitello dorico", 
- Mosaico di Ganimede, 
- Mosaico della Cisterna ad arco, 
- Mosaico delle Antefisse, 
- Mosaico dei Capitelli tuscanici, 
- Mosaico "del Magistrato", 
- Mosaico della "Casa Fontana"
- Mosaico della "Casa sud-est".


L'AGORA'

L'agora era suddivisa in una piazza alta a nord, delimitata da portici (stoài) su tre lati, e una piazza bassa a sud.



GYMNASIUM

L'agorà a nord un portico di 90 m identificato come gymnasium (ginnasio), destinato alle attività sportive dei giovani. Sul portico si affacciavano vari ambienti di servizio (spogliatoi e bacini per le abluzioni). Fu realizzato nel III secolo a.c., sotto il regno di Gerone II (Siracusa 308 a.c. - Siracusa, 215 a.c.).

LA FONTANA DELLE NINFE

IL NINFEO

Negli scavi del 1982-84 sono emersi i resti di una fontana monumentale (ninfeo) a doppia vasca, preceduta da un'ampia scalinata ed ornata con colonne a fregi dorici, datata alla seconda metà del III secolo a.c., e dedicata alle Ninfe. Venne distrutta violentemente, forse da un terremoto, alla fine del I secolo a.c.

Sul lato occidentale della piazza c'erano le botteghe, precedute da un altro lungo portico, di cui non è rimasto quasi nulla. Sul lato orientale restano le basi del colonnato del terzo portico (lungo 87 m). L'edificio era deputato alla giustizia, alla scuola e agli affari. 



BOULETERION

Alla sua estremità settentrionale, verso il ginnasio, ci sono i resti di un bouleuterion, il luogo di riunione del consiglio cittadino, a pianta bipartita, con all'interno un muro a semicerchio e un podio rettangolare, attorno al quale dovevano essere disposti i seggi dei membri del consiglio.

MACELLUM

MACELLUM

Nella piazza a sud, c'è un edificio di epoca romana (prima metà del II secolo a.c., con tredici botteghe uguali, disposte sui lati nord e sud di un cortile porticato, dotato al centro di un edificio rettangolare che contiene un'edicola circolare. 

Si tratta di un macellum o edificio per mercato, uno dei più antichi conosciuti. Il macellum non era il mercato delle carni, ma un mercato in generale, che poteva offrire anche carni quanto verdure ed altri generi alimentari.

Sul lato ovest, ove è l'ingresso, è inglobata un'area sacra greca preesistente, con ampio altare rettangolare. I greci difficilmente demolivano i vecchi templi, perchè le divinità in essi ospitate potevano non gradire la cosa, per cui li inserivano in qualsiasi edificio occorresse.

EKKLESIASTERION

EKKLESIASTERION

Dall'agorà bassa, fiancheggiata sul lato ovest dal teatro, che si appoggia alle pendici della collina occidentale, si passa, mediante una gradinata trapezoidale utilizzata per le riunioni dell'assemblea cittadina (ekklesiasterion), all'agorà alta.

TIMOLEONTE
La gradinata del teatro, verso la metà del IV secolo a.c. aveva una forma trapezoidale, rifatta poi con cavea a ferro di cavallo, tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.c., insieme alla scalinata utilizzata come ekklesiasterion, che ne riprende però, e che mantenne, la forma originaria. Dal nome ekklesiasterion il cattolicesimo ha derivato il termine "Chiesa".

E' un complesso simile ad un teatro greco con una funzione analoga al comitium romano. Si suppone che sia stato realizzato alla fine del IV secolo a.c. da Timoleonte.

È un complesso di tre gradinate, tra le cui funzioni vi era anche quella di collegare l'agorà bassa a quella alta; ma soprattutto fungeva da sede all'assemblea cittadina.

Il podio dalla quale parlavano gli oratori era locato di fronte al Pritaneo (equivalente all'ufficio del sindaco). Questa disposizione indica che Morgantina era una Polis democratica.

Nell'anno 317 a.c. Agatocle, esule da Siracusa di cui era stato il tiranno, usò questo luogo per radunare un esercito di 1.500 soldati morgantini per riconquistare il potere in patria.

IL TEATRO RESTAURATO

IL TEATRO

Il teatro era stato edificato dal ricco cittadino Archela figlio di Eukleida e da questi consacrato a Dionisio, come si legge su un'iscrizione scolpita sull'alzata di uno dei gradini che formavano la cavea, che era dotata di un grande effetto acustico. Poteva contenere fino a 5000 persone.

L'attuale cavea del teatro fu costruita nel III sec. a.c. dove già sorgeva un altro edificio teatrale, di dimensioni più ridotte. 
Si accedeva all'orchestra, lo spazio del coro chiuso dall'edificio scenico, mediante due corridoi laterali (pàrodoi). 

Il proscenio era ornato da scenografie mobili sorrette da travi lignee, i cui alloggiamenti sono visibili su un grosso masso squadrato triangolare. 

La cavea, costruita in pietra calcarea, raggiunge il diametro di 57,70 metri. Era suddivisa in due settori: uno inferiore, costituito da sedici ordini di sedili, e uno superiore, in terra battuta. Poggia su uno spiazzo in leggera pendenza del dorsale roccioso, che venne rinforzato con materiale di riporto (sabbia e da terra). Questo materiale era contenuto dalle spesse mura di contenimento in blocchi ben squadrati, il cui peso era sostenuto da contrafforti.

Nei pressi  i resti di una conduttura d'acqua in elementi di terracotta ad incastro, provvisti di spioncino ellittico.

SANTUARIO DI DEMETRA E CORE

SANTUARIO DI DEMETRA E KORE

"Nelle vicinanze ha anche prati e boschi e intorno a queste
paludi, una ben ragguardevole spelonca  ha un'apertura
sotterranea e che è volta verso l'Orsa, dalla quale favoleggiano 
che Plutone essendo uscito col carro abbia rapito Core.
(Diodoro Siculo)

Accanto al teatro e in posizione elevata sorgeva il santuario di Demetra e Kore, le divinità protettrici della città. Il santuario si sviluppava lungo un pendio che presenta tre terrazzamenti, in ognuno dei quali sono ancora visibili diversi sacelli, adibiti al culto. Vi si accedeva dal lato occidentale, ed era costituito da due settori ben distinti, che sorgevano intorno a due cortili.

La parte settentrionale era dotata di una vasca per le purificazioni e una stanzetta per le offerte, con diversi ambienti, attorno all'ampio cortile in acciottolato, destinati alla sosta dei fedeli e alla fabbrica di d'oggetti votivi in terracotta, prodotta mediante una fornace che ancora si conserva nell'angolo nord-est. 

La parte meridionale era preposta al culto, ed era dotata di un grande altare cilindrico, che conserva ancora tracce dell'intonaco originario. Accanto all'altare, vi è un bothros o fossa sacra, circondata da un basso muretto circolare, per le libagioni e le offerte alle divinità dell'oltretomba e per le lucerne votive ritrovate in gran copia. 

Il cortile dell'altare era fiancheggiato ad est da un'esedra con sedili, ad ovest da un'esedra più piccola, dove probabilmente si svolgevano particolari scene di culto, e poi un piccolo sacello, forse destinato ad un'altra divinità. A sud del santuario si nota un secondo recinto sacro (temenos) ancora a pianta trapezoidale.

Risulta che il sacello B poggi le sue fondazioni sopra di quelle di un naiskos più antico, di dimensioni più ridotte. Il naiscos è un piccolo tempio in ordine architettonico con colonne o pilastri e timpano. Si pensa pertanto che i primi sacelli votivi fossero sorti già nella seconda metà del VI sec. a.c.(prima fase edilizia) Sul pavimento di questo naiskos più antico sono stati rinvenuti: una statuetta fittile, un ago in bronzo, frammenti di statuette di offerenti con porcellino.

GRANAIO E FORNACE

GRANAIO PUBBLICO

LA FORNACE PIU' GRANDE
Collocato sul lato orientale della piazza inferiore, ai piedi della collina, il Granaio Principale è dotato di possenti mura e imponenti contrafforti. Esso era costituito da una serie di magazzini, dove si raccoglieva la produzione agricola e probabilmente le tasse dovute prima a Siracusa e poi a Roma. 
All'estremità settentrionale del granaio, è visibile una ben conservata fornace. 

Una seconda fornace più grande, a forma d'ampio cunicolo, spartito da arcate, è visibile all'angolo sud-est dell'agorà. Essa era destinata alla produzione di terrecotte per l'edilizia (mattoni e tubi per acquedotti).



PRYTANEION

Sul pendici della collina orientale, si ergeva un vasto edificio, con diverse stanze ed un ampio cortile pavimentato in cotto e affacciato sulla piazza sottostante.

E' il prytaneion (pritaneo), luogo destinato al magistrato supremo della città e che ospitava il fuoco sacro. Sono visibili tre grossi conci incavati per alloggiarvi grandi anfore per la conservazione dell'acqua e del vino, e il basamento di un forno domestico, con i mattoni ancora anneriti dal fumo.



LA ZONA RESIDENZIALE

All'ingresso del sito archeologico sono stati collocati alcuni mulini ad uso familiare, costituiti da due elementi ad incastro in pietra lavica, moltissimi esemplari dei quali sono stati rinvenuti fra gli arredi delle case d'abitazione.



CASA DEL CAPITELLO DORICO

Oltre il pritaneo si trovano in cima alla collina i resti della Casa del Capitello dorico, o Casa del Saluto, per un'iscrizione di benvenuto in greco rinvenuta sul pavimento:  Eyexei, anch'essa affacciata dall'alto sull'agorà.

Gli ambienti si articolano simmetricamente ai lati di un peristilio centrale che, oltre a dar luce agli ambienti interni, permetteva la raccolta dell'acqua piovana, convogliandola in due cisterne. 

Le colonne del peristilio sono realizzate con mattoni appositamente sagomati in forma anulare, una tecnica largamente usata ovunque, dai sanniti agli etruschi, quando il luogo non forniva una pietra di pregio e importarla era troppo costoso.

Per i pavimenti venne utilizzato il cocciopesto, anch'esso materiale poco costoso rispetto al mosaico, ottenuto mescolando cocci di terrecotte al cementizio, abbellito però da disegni geometrici realizzati in tessere di pietra bianca.

CASA DI GANIMEDE

CASA DI GANIMEDE

All'angolo sud della collina orientale affiorano i resti della Casa di Ganimede con grande peristilio rettangolare a colonne scanalate e capitelli di stile dorico. Sono conservate due piccole stanze, ricostruite dagli archeologi con intonaco dipinto in rosso sulle pareti, tuttora ben conservate, e pavimenti a mosaico, tra i più antichi dell'arte ellenistica in Magna Grecia (III secolo a.c.). 

Il primo riproduce il ratto di Ganimede ed il secondo un meandro prospettico, preceduto da un riquadro con un nastro annodato e foglie d'edera, simboli della vittoria in una competizione sportiva o letteraria. La dimora, appartenente all'epoca geroniana, venne riutilizzata dopo la presa della città da parte dei Romani e divisa in due parti con un muro che attraversava il peristilio.


QUARTIERE RESIDENZIALE DA SCAVARE

Sulle pendici dell'opposta collina occidentale, raggiungibile costeggiando i resti delle fortificazioni a sud dell'abitato, si trova un secondo quartiere residenziale, non ancora interamente scavato, che mostra chiare evidenze dell'impianto urbanistico regolare ed ortogonale di Morgantina, articolato su una serie d'isolati d'uguali dimensioni (110 × 37,50 m). Lungo le strade che separano gli isolati correvano stretti canali di drenaggio, per lo smaltimento delle acque piovane.



CASA DEL MAGISTRATO

Procedendo da sud verso nord, s'incontra una grande dimora di ben ventiquattro stanze, molto verosimilmente appartenuta ad uno dei governanti della città (da qui il nome di Casa del Magistrato). Vi s'accede da un ampio ingresso sul lungo muro orientale ed è divisa nettamente in due settori: quello privato a nord e quello di rappresentanza a sud. 

Quest'ultimo si articola sui due lati di un cortile porticato, su cui si affacciano un atrio preceduto da due colonne, con pavimento riccamente decorato, ed una grande sala quadrata con lo spazio sufficiente per nove tricilini, destinata a ricevimenti e banchetti. 

Uno stretto corridoio a destra dell'atrio immette nella parte privata, ove un secondo peristilio disimpegna le numerose camere che lo circondano. In epoca romana, la casa fu frazionata ed occupata da un vasaio, le cui fornaci, ancora integre, sono visibili all'angolo nord-ovest.



CASA DEI CAPITELLI TUSCANICI

Oltre questa casa una grande arteria centrale in acciottolato, larga 6,40 m, con direzione ovest-est, divide il quartiere in due settori. Lungo il suo percorso si incontra per prima la 'Casa dei Capitelli tuscanici, disposta su più livelli e rimaneggiata nel corso del I secolo a.c., con l'inserimento d'elementi architettonici di tradizione italica. Un cortile delimitato da quattro colonne ne costituiva ad est l'atrio monumentale, mentre un lungo e stretto peristilio la chiudeva ad ovest.



CASA SUD-OVEST

Affiancata alla Casa dei capitelli tuscanici c'è la Casa sud-ovest, articolata attorno ad un peristilio a dodici colonne, sul quale si apre un soggiorno esposto a sud, costituito da un vano centrale di 35 m² e due vani simmetrici laterali, il tutto pavimentato con un raffinato cocciopesto, arricchito da meandri di tessere bianche e da stelle a più colori.


CASA DELLE BOTTEGHE

L'isolato successivo comprende quattro case, la prima delle quali, detta Casa delle Botteghe, fu trasformata in epoca romana con l'inserimento di più tabernae (negozi), composti da un vano per la vendita ed un retrostante deposito.



CASA DEL PALMENTO

Segue la Casa del Palmento, che conserva i resti di un locale per la produzione di olio.


CASA PAPPALARDO
Segue poi la Casa Pappalardo, con peristilio a dodici colonne e splendidi pavimenti a mosaico. Risale alla metà del III secolo a.c. e misurava ben 500 m². Lungo il muro perimetrale est della casa, è visibile l'estremità del canale fognario che serviva tutto l'isolato. 


CASA DELLE 44 MONETE D'ORO

L'ultima delle abitazioni portate alla luce in questo settore è la Casa delle quarantaquattro monete d'oro, dove venne rinvenuto un ripostiglio monetale con monete dell'epoca accumulate da un vero collezionista. Trattasi di monete di Filippo II di Macedonia (359-336 a.c.), di Alessandro Magno (336-323 a.c.) di Agatocle (304-289 a.c.) di Icetas (287-280 a.c.) e di Pirro (280-278 a.c.).

CASA DELLA CISTERNA AD ARCO

CASA DELLA CISTERNA AD ARCO  

Sulla parte più settentrionale della collina si trova un altro isolato, metà del quale è occupato dalla Casa della cisterna ad arco, con ingresso sul lato occidentale e con ambienti dai pavimenti a mosaico articolati attorno a due peristili.

La grande sala di soggiorno (tablinium) affacciata sul peristilio meridionale è stata ricostruita per proteggerne l'intonaco dipinto delle pareti ed il mosaico pavimentale.

Sulla parete occidentale è conservata l'imboccatura di una cisterna, con volta in conci squadrati e vasca in terracotta. Dai resti di una scala si è desunta l'esistenza di un secondo piano, presente in più di una casa di Morgantina. 



CASA DELLE ANTEFISSE

Altre due abitazioni, molto meno lussuose (Casa delle antefisse e Casa sud-est), completano l'isolato, ma i resti allo stato attuale sono poco leggibili.



LA CITTA' PIU' ARCAICA

La collina, ad est del pianoro su cui sorge la città, a circa un km, è il sito dell'antica città, distrutta da Ducezio, i cui edifici, non ancora del tutto identificati, occupano i terrazzamenti a nord e ad ovest. Sulla sommità sono i resti di un tempio dalla pianta assai allungata, databile alla seconda metà del VI secolo a.c.,

La ripida pendice orientale è occupata da una serie di tombe a camera scavate nella roccia e, in più tratti, sono anche visibili tracce delle mura di fortificazione, costituite da due cortine in pietra, riempite all'interno di terriccio.

DEA MORGANTINA

IL MUSEO

Il museo archeologico di Aidone si trova nell’ex Convento dei Padri Cappuccini, risalente ai primi del '600 e conserva soprattutto uno dei grandi capolavori dell’archeologia mondiale: la statua in pietra calcarea della Dea (precisiamo: non è in marmo e non si ritiene più che sia una Venere) di Morgantina del V sec a.c., solenne e sinuosa, alta 2,24 metri e di autore ignoto, ma addirittura c'è chi la sospetta di Fidia.

Le mancano i capelli, i veli del capo, il piede sinistro e il braccio, le dita della mano destra, il braccio sinistro e il piede sinistro, vandalizzata a colpi di mazza dall'iconoclastia cristiana, ma anche fatta in tre pezzi per trafugarla da Morgantina nella seconda metà del Novecento, per essere poi venduta al Paul Getty Museum di New Jork che l’acquistò ad un’asta a Londra per 28 miliardi di lire. 

Dopo decenni di processi i restauratori esperti del Paul Getty Museum effettuarono il suo montaggio ancorandola ad una solida base antisismica, e il 17 Marzo 2011 ha fatto il suo ritorno trionfale a casa: cioè a Morgantina.

La statua presenta un aspetto solenne ma non statico. Solenne per l'atteggiamento regale, il viso sereno che guarda "oltre" gli affanni umani, ma non ha un aspetto statico perchè la sua posa e la sua veste sono in movimento.

DEMETRA E CORE
E' la posa cosiddetta a chiasma, cioè col braccio destro e il ginocchio sinistro avanzati, donando una posa rilassata e morbida ma imponente. Il cosiddetto “effetto bagnato” del vestito, che mette in risalto i lineamenti del corpo, ed il ricco panneggio che forma ampie pieghe contribuiscono all'effetto movimentato seppure in posa.

Comunque bellissima ma fragile: con decreto della Regione Siciliana n.155 /2013 la Dea di Morgantina è stata inserita nell’elenco delle opere giudicate inamovibili. Chi la vuol vedere va a Morgantina.

Altro stupendo reperto del museo sono gli acroliti, un tipo di statua che presso gli antichi Greci veniva realizzata solo nella testa, nelle braccia o mani e nei piedi, utilizzando pietra, marmo o avorio.

Tutto il resto della statua veniva realizzato con materiale meno pregiato o deperibile (forse legno) o non esisteva affatto, trattandosi unicamente di una struttura di sostegno o di una impalcatura che manteneva le estremità scolpite. 

DEMETRA E CORE
Questa struttura veniva poi rivestita con veri panneggi in tessuto. la particolarità di questi acroliti è la loro espressione: il sorriso onnisciente e un po' beffardo di colei che sa, e che non è toccata dagli affanni dei comuni mortali: occhi a mandorla privi di pupille, labbra carnose e taglienti. 

Sono le divinità arcaiche di Demetra e Kore, madre e figlia, su cui vennero basati i Sacri Misteri della discesa nell'Ade e nel ritorno sulla terra. I due acroliti erano stati trafugati negli anni Settanta del '900 dal sito archeologico di Morgantina da tombaroli esperti per venderle a mercanti d’arte che le piazzarono sul mercato americano. 

Stranamente in questi furti manca sempre la responsabilità dei direttori dei musei, musei talmente ignorati che i ladri possono impiegare giornate indisturbati per segare statue, o imbracarle in modo complicatissimo (ci vogliono ditte altamente specializzate per trasportarle) e portarle via con la gru, vedi la statua di Vibia che era alta 4 metri e mezzo e se ne andò indisturbata dal museo italiano.

ARGENTI DI MORGANTINA
Altro interessante reperto è quello costituito dal tesoro degli argenti: i cosiddetti "argenti di Eupolemo". Si tratta di 15 pezzi d’argento di inestimabile valore, risalenti al III sec. a.c., scoperto casualmente nel 1998 nei pressi di un edificio, probabilmente nascosto per via del saccheggio della città per mano romana. 

Alcuni studiosi affermano sia appartenuto allo ierofante, il sommo sacerdote di Demetra e Persefone. Gli argenti vennero sottratti al museo di Morgantina dai tombaroli e venduti al Metropolitan Musem di NewYork, che acquista spesso chiudendo un occhio, e talvolta tutti e due, in tutta tranquillità.



LA MONETAZIONE

La monetazione di Morgantina va dal V al II secolo a.c., pregevolissima sia per la varietà  dei coni, sia per l'alto livello artistico dell'incisione.

- 465-460 a.c.  - Una piccola litra d'argento (ca. 0,70 g) con una spiga di grano e la scritta MORCAИTINA venne coniata negli anni 465-460 a.c. poco prima della conquista di Ducezio e pare secondo alcuni studiosi che l'effigie raffigurata sia quella del mitico re Morges, il fondatore calcidico della città.

LITRA MORGANTINA
La moneta di bronzo coniata dalla zecca che divenne il simbolo della polis siculo-ellenizzata è quella con Athena elmata con la scritta greca MORGANTINON e il leone che sbrana il cervo, una simbologia che richiama non solo le divinità Demetra e Persefone ma anche il programma politico del condottiero Dione (l'allievo di Platone) che sbarcò in Sicilia con il suo esercito nel 357 a.c. e chiese l'aiuto dei morgantini per combattere il nipote Dionisio il giovane.

Si possono identificare tre fasi, una di tipo greco, del V e  IV secolo a.c. (MOΡΓANTINΩN), una seconda fase durante la II Guerra Punica con monete siceliote-puniche (SIKELIOTAN) ed una dei mercenari Iberici (HISPANORVM).
Al tempo dell'alleanza siculo-punica, vennero coniate monete con l'iscrizione "dei Sicelioti" (SIKELIOTAN).

Narra Tucidite che durante il Congresso di Gela, nel 424 a.c. per sancire la pace tra le città siceliote dopo la guerra di Leontini, Ermocrate disse:
«Non è un disonore che dei compatrioti facciano delle concessioni ad altri compatrioti: Dori ad altri Dori e Calcidesi ad altri della stessa stirpe; e che in generale si facciano concessioni popoli vicini che abitano la stessa identica terra circondata dal mare, e che con un sol nome sono chiamati Sicelioti»

Sino al 213 a.c.,  in Sicilia si utilizzarono come unità di misura la litra, frazionabile in dodici once e corrispondente ad un quarto di dracma.
Morgantina è l'unica città interna dell'isola, che abbia emesso un tetradramma durante il periodo di Agatocle (317-289 a.c.), moneta che, per il suo alto valore, testimonia una notevole potenza economica.





 

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