DECIO






Nome completo: Gaius Messius Quintus Traianus Decius
Altri titoli: Dacicus maximus, Germanicus maximus
Nascita: Budalia, 201 circa
Morte: Abrittus, 1º luglio 251
Predecessore: Filippo l'Arabo
Successore: Treboniano Gallo, Ostiliano
Consorte: Erennia Cupressenia Etruscilla
Figli: Erennio Etrusco, Ostiliano
Regno: 249-251 d.c.



LA NASCITA

Gaio Messio Quinto Traiano Decio nacque a Budalia, nella Pannonia inferiore, nel 201, e di lui si sa poco se non che appartenesse a una famiglia di rango senatorio. Fu il primo di una lunga serie di imperatori provenienti dalla provincia dell'Illiria.
Si sa che sposò Erennia Cupressenia Etruscilla, anch'ella di famiglia a rango senatoriale, da cui ebbe i figli Quinto Erennio Etrusco e Gaio Valerio Ostiliano.



L'ASPETTO E IL CARATTERE

Diversi autori lo descrivono di buon carattere, nobile nell'animo, non indulgente ai lussi, difficile all'ira e molto bravo nell'arte militare. Dalla statuaria emerge un volto triste e preoccupato, lungo e magro.



L'ASCESA AL POTERE

Si sa che verso il 230 fosse governatore della Mesia, e che Filippo l'Arabo lo inviò nella regione a sedare una rivolta. Forse perchè Filippo voleva allontanarlo in quanto romano e Senatore, mentre lui non era romano ed era stato proclamato imperatore dall'esercito e non era amato dai senatori; oppure perchè Decio era stato governatore nella regione, e quindi conosceva la terra e gli uomini.

Decio accettò l'incarico e, col figlio Erennio Etrusco, andò in Mesia a capo della Legio IIII Flavia Felix e della XI Claudia. Prima della battaglia, il capo dei ribelli Pacaziano fu ucciso dai propri soldati, che prevedevano la disfatta.
Anche i soldati delle armate pannoniche, tra cui la Legio X Fretensis, acclamarono Decio imperatore. Questi rifiutò l'onore ma Filippo non gli credette e volle eliminarlo.

Decio aveva il favore dell'esercito danubiano, e pure del Senato, comunque lo scontro avvenne a Verona, Filippo fu sconfitto e morì, non si sa se in battaglia o ucciso dai suoi uomini. Così Decio ebbe l'imperio.



I PROVVEDIMENTI

In qualità di patrizio senatorio Decio cercò di restaurare le antiche tradizioni, restaurando le cariche repubblicane e la magistratura della censura, assunse personalmente il comando delle truppe sul campo di battaglia e conferì onori ai soldati indipendentemente dal loro rango. Prese il Consolato ogni anno del suo regno

Si richiamò alla florida dinastia antoniniana assumendo il nome Traiano in riferimento al buon imperatore. Riprese, dopo vent'anni, un programma di edilizia pubblica a Roma: restaurò il Colosseo danneggiato da un terremoto e costruì le sontuose Terme Deciane sull'Aventino.

Cercò, infine, di dare vita ad una dinastia, come aveva fatto Filippo prima di lui: i figli Erennio Etrusco e Ostiliano ricevettero il titolo di cesare, con Erennio poi elevato al rango di augusto nel 251; Erennia Cupressenia Etruscilla fu invece nominata augusta.


Persecuzione dei cristiani

Sempre per la restaurazione proclamò l'editto del Libellus, per cui ogni famiglia doveva proclamare pubblicamente e attraverso un sacrificio, la sua devozione alle divinità romane. Questo dava diritto al Libello, un certificato che attestava il rispetto degli antichi culti e quindi l'appartenenza a Roma.

Chi rifiutava diventava nemico dello stato. Alcuni cristiani abiurarono alla loro religione e furono detti lapsi (dal latino lapsus, errore), altri cercarono di ricevere il Libello senza compiere il sacrificio ed altri scelsero il martirio. Tra questi ultimi papa Fabiano che morì imprigionato.

Questo editto ha fatto esecrare l'imperatore da parte dei cristiani, e non a torto, dimenticando però che sovente la chiesa cristiana ha ammazzato, torturato e bruciato eretici e streghe senza dare loro una possibilità di scelta. L'abiura serviva in genere a ottenere una morte meno orribile, tipo lo strangolamento prima di salire sul rogo.

Da Gli imperatori romani di Michael Grant:
"Sembra che i capi cristiani tendessero a distogliere i fedeli dal manifestare deferenza alla religione pagana, che era pur sempre la spina dorsale dello Stato e compartecipe del benessere nazionale. Dai cristiani non si pretendeva di rinunciare alla propria fede, ma non veniva tollerato il loro rifiuto di partecipare alle comuni pratiche rituali".

Il Libello non aveva come mira precisa il cristianesimo, perchè anche altre comunità religiose, dei culti egizi e asiatici, ebbero l'obbligo di sacrificare.

Comunque sconvolse i cristiani, anche perchè già tra loro erano nati movimenti discordanti che si dichiaravano eretici a vicenda, come il movimento dei Novaziani, per la diatriba sulla natura di Cristo; umana, divina, umana prima della morte e divina dopo, divina alla nascita e umana dopo, concepito umanamente o per opera dello Spirito Santo, umano e divino contemporaneamente ecc.



IL CENSORE

Ancora per la restaurazione nominò il censore (il primo fu Valeriano) con i seguenti compiti:
  • stabilire chi poteva essere fatto Senatore,
  • far tornare agli antichi privilegi l'ordine equestre,
  • stabilire i tributi e i dazi,
  • riformare l'esercito,
  • formulare leggi,
  • giudicare tutte le cause dei palatini, giudici, prefetti, consoli ordinari, re delle cose sacre, prima vestale. Valeriano però ricusò ribadendo che questi diritti spettavano solo all'imperatore. Così la nomina avvenne ma con poteri molto più ridotti.


LE GUERRE

L'usurpazione di Iotapiano, iniziata sotto Filippo l'Arabo, finì sotto Decio, sembra siano stati i suoi stessi soldati a ucciderlo e a mandarne la testa a Roma, nel 249.
Sembra che Decio avesse a suo tempo predetto a Filippo la caduta per mano dei loro stessi soldati degli usurpatori Iotapiano e Pacaziano.

Nel 250 Decio lasciò la capitale per affrontare i Carpi, che vinse e scacciò dalla Dacia. Poi i Goti, in un numero mai visto prima e comandati dall'abile sovrano Cniva, avevano attraversato il Danubio e premevano contro le province della Mesia e della Tracia.

I Goti furono attaccati di sorpresa dall'imperatore mentre assediavano la città di Nicopoli, ma fuggirono e, traversata la penisola balcanica, attaccarono Filippopoli. Decio li inseguì, ma fu sconfitto e Filippopoli cadde in mano ai Goti che la saccheggiarono ferocemente con spaventosa ferocia.

Il comandante della guarnigione romana, Tito Giulio Prisco, si autodichiarò imperatore sotto la protezione dei Goti stessi, ma non si sa che fine fece. A Roma, Giulio Valente Liciniano si ribellò col sostegno dell'aristocrazia senatoriale e di parte del popolo, ma fu ucciso poco dopo (250).

L'assedio di Filippopoli era costato tanto ai Goti che offrirono di restituire bottino e prigionieri a condizione di potersi ritirare indisturbati, ma Decio, che li aveva circondati e sperava di sbarrare loro la ritirata, rifiutò e li inseguì.



LA MORTE

Lo scontro finale fu la battaglia di Abritto, in Dobrugia, e i Goti, ebbero la meglio, sconfiggendo ed uccidendo prima il figlio di Decio poi Decio stesso, nel 251. Decio aveva cinquant'anni circa e aveva regnato per tre anni. Fu il primo imperatore romano morto in battaglia contro il nemico.

L'esercito scelse come suo successore Treboniano Gallo, poi confermato dal Senato romano, che si affrettò a far la pace coi Goti. Ostiliano, rimasto a Roma, fu associato al trono da Treboniano, ma morì poco dopo.





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1 comment:

aldo ha detto...

Triste primato per Decio essere ucciso dai barbari Goti.

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