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GALLIENO - GALLIENUS


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Nome completo: Publius Licinius Egnatius Gallienus - Publio Licinio Egnazio Gallieno
Nascita: 218
Morte: Mediolanum (Milano), 268
Predecessore: Valerianus I
Successore: Claudius the Gotic
Consorte: Cornelia Salonina
Figli: Cornelius Valerianus, Cornelius Saloninus, Egnatius Marinianus
Padre: Valerianus
Madre: Mariniana
Regno: 260-268 AD.



ASCESA AL TRONO

Tra le fonti della vita di Gallieno, una delle più importanti è la Historia Augusta, la quale descrive le gesta di Gallieno dal punto di vista del Senato romano, e quindi mostrando ostilità verso questo imperatore.

Gallieno appartenne alla gens Licinia e nacque nel 218 da Valeriano, un membro della classe senatoria, ed Egnazia Mariniana, ed ebbe un fratello, Publio Licinio Valeriano. Prima del 242 sposò Cornelia Salonina, da cui ebbe almeno tre figli. Il Senato romano fu contento di ratificare la nomina di un optimate e nominò Cesare il figlio Gallieno. Giunto Valeriano a Roma, fece nominare il figlio coimperatore.

Molti imperatori avevano associato il figlio al trono, ma solo perchè troppo giovane per governare, con l'idea di lasciarlo come erede. Nel caso di Valeriano e Gallieno, invece, essendo adulti ambedue, ci fu un doppio governo e pure ben amalgamato. Così gli imperatori si spartirono l'amministrazione e il comando militare, Gallieno in Occidente e Valeriano in Oriente.



DIFESA DEI CONFINI OCCIDENTALI

Franchi, Alemanni e Marcomanni minacciavano i confini occidentali dell'impero. Gallieno aveva difeso questa frontiera fortificando le città di Augusta Treverorum (Treviri) e Colonia, baluardi contro le incursioni dei Germani. Strinse anche alleanza con una delle tribù barbare.

Dotato di buone qualità di strategia militare, Gallieno respinte le tribù germaniche, e dovette fronteggiare i Franchi scesi fino all'Hispania col saccheggio di Tarraco, mentre gli Alamanni si spinsero fino a Milano, sconfitti però ancora da Gallieno. 

Nel 260 si ribellò all'imperatore il comandante di queste regioni, ma Gallieno riuscì a sconfiggerlo insieme al suo successore Regaliano: poi strinse alleanza con i Marcomanni prendendo come ostaggio  Pipara, la figlia del re.


PIPARA

Quando i Marcomanni invasero la Pannonia, Gallieno stipulò un trattato con Attalo, per cui parte della Pannonia superior veniva ceduta ai Marcomanni, ai quali era affidato il compito di prevenire ulteriori incursioni oltre confine. All'imperatore fu data la figlia del re, la principessa Pipara o Pipa, come ostaggio. Mentre la Historia Augusta afferma che si trattava di un amore genuino che provavano l'uno per l'altro, Aurelio Vittore parla di una relazione di concubinaggio, ma sembra piuttosto prevenuto.



CONSEGUENZE DELLA MORTE DI VALERIANO

Nel 260 Valeriano fu sconfitto e fatto prigioniero, così i nemici dell'impero profittarono per minacciarne i confini, mentre le province, non potendo Gallieno difendere tutto il territorio, sostennero gli usurpatori locali che intendessero difenderli.
Quando l'imperatore Valeriano fu catturato, Gallieno non si scompose più di tanto dicendo: "ho sempre saputo che mio padre era mortale."

L'Impero delle Gallie, con Britannia, Gallia, Germania e Hispania e il Regno di Palmira, con le varie province orientali, si ribellarono, facendo correre Gallieno tra una frontiera e l'altra per difendere il suo impero.

In occidente si ribellò Postumo, il generale a cui Gallieno aveva affidato il comando delle truppe renane mentre combatteva la rivolta di Ingenuo.

L'impero era stato invece affidato al figlio di Gallieno, Cornelio Salonino, ma data la sua minore età, governava il Prefetto del pretorio Silvano. Sconfitti gli Alemanni, Postumo fu proclamato imperatore dalle truppe dopo la battaglia con le truppe di Silvano, in cui Silvano fu ucciso. Postumo non tentò di espandersi oltre l'Impero delle Gallie, ma Gallieno non riuscì mai a recuperarlo.

L'esercito sconfitto di Valeriano elesse imperatori i due figli di Macriano Maggiore, Macriano Minore e Quieto. Con l'appoggio del Prefetto del pretorio di Valeriano, Ballista, i Macriani tentarono di sconfiggere Gallieno, ma padre e figlio primogenito vennero sconfitti e uccisi dal generale di Gallieno Aureolo in occidente, mentre Quieto fu deposto da Odenato, re di Palmira.

Con l'approvazione di Gallieno, Odenato rafforzò i confini orientali sconfiggendo i Sassanidi, governando in autonomia la provincia che alla sua morte diventò il Regno di Palmira per volere di sua moglie Zenobia.



I PROVVEDIMENTI

A differenza del padre, che aveva perseguitato i cristiani, Gallieno promulgò la libertà di culto, compreso quello cristiano, restituendo ai cristiani alcune proprietà confiscate. Nel 260 Valeriano fu sconfitto e catturato dal re persiano Sapore II e Gallieno, in disaccordo con lui fin dal 257, non solo non cercò di liberarlo ma sconfessò subito la sua politica religiosa.

Ce ne informa la Storia Ecclesiastica di Eusebio che tramanda il testo del rescritto di Gallieno a Dionigi di Alessandria ed ai vescovi d’Egitto. Siamo all’inizio del 262, quando l’imperatore riuscì a riprendere il controllo della zona dell’Egitto già nelle mani di alcuni usurpatori. L’editto era esteso anche a questa regione, e tra i benefici c'era la restituzione ai vescovi dei luoghi di culto sequestrati in seguito agli editti di Valeriano.

Per mantenere le frontiere creò una riserva strategica formata da 150 equites, i comitatenses, pronti ad intervenire velocemente ove occorresse. Il numero fu poi aumentato a 750 per ogni legione.
I generali di questa riserva avevano un potere incredibile, infatti i futuri imperatori Claudio II e Aureliano ricoprirono questa carica prima del trono.

Però questi comandanti, spesso militari di carriera partiti dalla gavetta, badavano al massimo alla provincia d'origine, non a Roma. Contemporaneamente tolse la carriera militare ai Senatori, concedendola ampiamente agli equites.

Gallieno favorì la cultura e le speculazioni religiose: sotto di lui fiorì il Neoplatonismo, il cui maggior rappresentante, Plotino, fu amico personale di Gallieno e Salonina. Si ricollegò alla cultura ellenica come Adriano, recandosi in visita ad Atene, diventando arconte eponimo e facendosi iniziare ai misteri di Demetra. Di lui ci resta un bell'Arco di Trionfo nel quartiere Esquilino di Roma.

Di certo non amava la vita sobria: « ... in primavera si faceva preparare giacigli di rose, costruiva castelli di frutta, conservava l'uva per tre anni, in pieno inverno imbandiva dei meloni. Insegnò il modo di conservare il mosto per tutto l'anno ed offriva, anche fuori stagione, fichi verdi e frutta appena colta dagli alberi. Faceva sempre apparecchiare le tavole con tovaglie d'oro, facendosi preparare vasellame ornato di gemme e d'oro.... Banchettava in pubblico. »
(Historia Augusta - Due Gallieni, 16.2-5.)

« Beveva sempre in coppe d'oro, disprezzando il vetro, e affermando che nessun materiale era più comune. Cambiava sempre qualità di vino e nel corso di uno stesso banchetto non beveva mai due volte la stessa qualità. Le sue concubine sedevano spesso nei suoi tricilini. La seconda portata disponeva della presenza di mimi e buffoni. »
(Historia Augusta - Due Gallieni, 17.5-7.)

Ovunque l'imperatore si trovasse, specie in zone dell'impero minacciate, la zecca locale coniava monete in cui gli Dei proteggevano l'imperatore. Ebbe particolare venerazione per il culto del Sole Invitto, identificato come comes Augusti, "compagno dell'augusto". Il Sole Invitto, cioè Mitra, era molto seguito dai soldati, ancor di più da quelli orientali, dei quali Gallieno cercava il favore e il sostegno.

Anche Mitra aveva i suoi Misteri, infatti i suoi adepti dovevano seguire un cammino di sette gradi, si riunivano in templi sotterranei e venivano iniziati dopo un lungo apprendistato, inonfati dal sangue di un toro ucciso.



LA MORTE

Nel 268 l'imperatore riuscì a sconfiggere presso la foce del fiume Nestus una parte dei Goti che avevano invaso le provincie di Tracia, Macedonia ed Acaia. Intanto il suo generale Aureolo, che comandava una fondamentale unità di cavalleria a Milano, si era ribellato.

Gallieno assediò Milano, in cui Aureolo si era arroccato, ma Cecropio, il comandante della cavalleria dalmata, uccise Gallieno a tradimento mentre usciva dalla sua tenda. Tra gli organizzatori della congiura c'era il suo Prefetto del pretorio Aurelio Eracliano, i cui familiari vennero per vendetta assassinati.

Per altri Gallieno morì per una ferita durante l'assedio. Gallieno morì a cinquanta anni, dopo quindici anni di regno. Gallieno ottenne la Tribunicia potestas per 16 volte, il consolato per 7 volte, la Salutatio imperatoria per 12 volte, i titoli vittoriosi di: Germanicus, Restitutor Galliarum; Dacicus Maximus, Germanicus Maximus, Parthicus maximus, Persicus maximus, Pater Patriae, Pontifex Maximus.

Fu comunque divinizzato dal senato, per volere di Claudio.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - De Caesaribus -
- Aurelio Vittore - De Vita et moribus imperatorum romanorum excerpta - su thelatinlibrary.com. -
- Corpus Inscriptionum Latinarum - edidit Theodor Mommsen - Berolini - 1863 -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Lukas De Blois - The Policy of the Emperor Gallienus (in inglese) - Leiden - E.J. Brill - 1976 -
- John Jefferson Bray - Gallienus: A Study in Reformist and Sexual Politics - Kent Town - Wakefield Press - 1997 -



VALERIANO I - VALERIANUS I


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Nome completo: Publius Licinius Valerianus
Altri titoli: Germanicus maximus
Nascita: Jundishapur, 200 circa
Morte: Bishapur, 260 circa
Predecessore: Emiliano
Successore: Gallieno
Consorte: Egnazia Mariniana
Figli: Gallieno, Valeriano il giovane
Regno: 253-260 d.c.


LE ORIGINI

Publio Licinio Valeriano nacque a Jundishapur, nel 200 d.c. da famiglia romana di rango senatoriale; era sposato probabilmente con Mariniana e aveva un figlio, Gallieno.



CARRIERA

Sembra che nel 251, l'imperatore Decio volesse ripristinare la carica di Censore conferendole grandi poteri civili, per cui chiese al Senato di proporre un suo membro per la carica. Data la fama di uomo probo e fedele i Senatori scelsero all'unanimità Valeriano, e Decio acconsentì. Ma Valeriano rifiutò dicendo che un simile potere spettava solo all'imperatore.

Così almeno scrive l'Historia Augusta, avvalorata dagli Annali d'Italia che essendo di impronta cattolica non aveva interesse a mettere in buona luce Valeriano, che fu anch'egli un persecutore di cristiani.

Valeriano fu dunque Senatore e ricoprì sicuramente importanti cariche amministrative. Forse agì da reggente fino al trono di Treboniano Gallo. Durante la campagna gotica di Decio, a Roma si ribellò Giulio Valente Liciniano, ma Valeriano la soffocò rapidamente.

Fu Treboniano Gallo a nominare Valeriano governatore della Rezia, o quantomeno comandante delle truppe lì stanziate. Il che dimostra la fiducia che quest'uomo raccoglieva ovunque.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

ASCESA AL TRONO

Treboniano Gallo aveva chiesto aiuto a Valeriano nel 253, quando Emiliano, proclamato imperatore dalle truppe danubiane, marciò contro Roma. Valeriano allora marciò a sud con le truppe renane, ma non fece in tempo a salvare Gallo, sconfitto da Emiliano e ucciso dai suoi uomini; le truppe di Valeriano, però, non riconobbero Emiliano e acclamarono il proprio generale imperatore.

Così nel 253 gli eserciti di Valeriano ed Emiliano si scontrarono, ma i soldati di Emiliano decisero di abbandonarlo e lo uccisero vicino Spoleto, acclamando a loro volta Valeriano.



IL REGNO

Il Senato romano fu molto contento della nomina di un Senatore e nominò Cesare suo figlio Publio Licinio Egnazio Gallieno, poi Valeriano lo nominò coimperatore. Per la prima volta veniva associato al trono un figlio adulto si che ambedue gli imperatori erano in grado di governare e in perfetto accordo.

Infatti si spartirono l'amministrazione dell'Impero e le campagne militari, Gallieno in Occidente e Valeriano in Oriente. Valeriano fece divinizzare la defunta moglie Mariniana e portò a un solo anno la carica di Prefetto dell'Urbe.

Inoltre emanò due editti sulla confisca dei terreni e la condanna del clero cattolico, ma nessuna pena toccò ai fedeli. Tra le vittime vi furono papa Stefano I, papa Sisto II, il vescovo di Cartagine Cipriano, Dionisio di Alessandria, san Lorenzo martire. Indebitamente la storia cristiana vi aggiunse quelli di papa Lucio I, Novaziano, Rufina e Seconda, Gervasio e Protasio, Colomba di Sens, Rustico, Mercurio di Cesarea.



LE GUERRE (253-256)

Nel 253 il re sasanide Sapore I attaccò l'Armenia, uccidendo re Cosroe I e allontanando suo figlio Tiridate. Poi attaccò le province romane orientali.

Lasciata allora la parte occidentale dell'impero, minacciata dai Germani, al figlio Gallieno con cui divise l'esercito, Valeriano andò nel 254 alla frontiera orientale, dove Uranio Antonino si era proclamato imperatore contro i Sassanidi, per reclutare soldati e avere l'obbedienza dell'esercito.

Avvicinandosi Valeriano colle truppe però Uranio rinunciò al trono, tornando a servire l'imperatore che nel 257 riconquistò Antiochia. Intanto i Goti del mar Nero avevano attaccato le colonie grecoromane della Crimea con tre attacchi: sulla costa orientale del mar Nero, sulle coste settentrionali dell'Asia Minore, e quella del Mar di Marmara nel 256.

I Goti navigarono lungo la costa orientale del mar Nero, entrando attraverso il Bosforo nel mar di Marmara e saccheggiando molte città, tra cui Calcedonia e Nicomedia. In risposta Valeriano, impegnato alla frontiera orientale, inviò alcune truppe a difesa di Bisanzio, spostando il suo esercito in Cappadocia. Ne profittò re sasanide Sapore I, che conquistò Doura Europos e Circesio.

Valeriano dovette allora tornare in Oriente e impegnare le forze sasanidi, ottenendo probabilmente una vittoria nei pressi di Circesium. La prolungata campagna in Oriente, le incursioni dei Goti e una epidemia che colpì l'esercito scossero però le forze di Valeriano, il quale fece sempre più affidamento sul re di Palmira, Settimio Odenato, che si schierò coi Romani contro i Persiani.

Nel 260, l'esercito sasanide mise sotto assedio le città di Carre e Nisibis, obbligando Valeriano a combattere a Edessa. Non si sa poi se per una sconfitta o un tranello, ma Valeriano fu catturato insieme al suo stato maggiore.



LA MORTE

Lo scrittore cristiano del IV secolo Lattanzio scrisse un'opera intitolata De mortibus persecutorum ("La morte dei persecutori"), in cui mostrava come i persecutori del Cristianesimo fossero stati poi puniti con destini infamanti; riguardo a Valeriano, racconta che Sapore lo tenne con sé utilizzandolo come sgabello per montare a cavallo e che poi lo fece uccidere e scuoiare, riempiendo la sua pelle, tinta di rosso, con della paglia e affiggendolo in un tempio come trofeo.

"Valeriano si fermò moltissimo in Oriente e noi non possiam dire cosa v'abbia egli fatto fino alla sua disgrazia. Tutto quello che sappiamo si riduce allo ristabilimento di Antiochia di cui abbiamo qui favellato e alla sua tarda marcia per andare a scacciare dalla Bitinia gli Sciti, che n'erano usciti prima ch'ei giugnesse in Cappadocia. Alla fine costretto ad andare a soccorrere Edessa assediata da Sapore e inanimito dalla vigorosa resistenza che a faceva la guarnigione di questa piazza passò l'Eufrate e venne in Mesopotamia. 

Diede una battaglia nella quale ebbe un esito infelice. Se ne rigetta la colpa sul tradimento di un generale, in cui l'imperatore avea una piena fiducia, e se ne abusò per impegnare l'imperatore in un posto, dove nè il suo valore nè il buon ordine delle truppe romane potevano a nulla servire.

Questo Generale è senza dubbio Macriano di cui avremo motivo di parlarne a disteso. Valeriano la cui natural timidezza era anche cresciuta a conto della sua sconfitta fece dimandare la pace a Sapore pronto a comperarla con grandissime somme di danaro. Sapore che meditava una perfidia licenziò gli Ambasciatori Romani dichiarando loro che voleva trattar l'affare coll'Imperatore in persona.

 Valeriano ebbe l'imprudenza di esporsi ad un abboccamento senza condur seco una buona e forte guardia e i Persiani approfittandosi della sua sciocca credulità lo circondarono d'improvviso per ogni parte e lo fecero prigioniero. Ecco ciò che troviamo di più verisimile e di meglio fondato intorno a questo funesto e ignominioso avvenimento di cui fissiamo la data col Signor di Tillemont all'anno di Gesù Cristo 260.

Ognuno sa qual indegno e orribile trattamento abbia sofferto questo sciagurato Principe durante una lunga schiavitù. Fu coperto di vituperi e di obbrobri come fosse stato il più vile schiavo della terra. Il suo superbo vincitore lo strascinava dietro a se dappertutto carico di catene e vestito nel medesimo tempo della porpora Imperiale il cui splendore inaspriva maggiormente il sentimento della sua miseria e quando Sapore voleva salire a cavallo conveniva che lo sventurato Imperatore si curvasse fino a terra affinchè l'insolente suo padrone mettendogli il piede sulla schiena si servisse di lui come di staffa. 

A questo sì crudele oltraggio il barbaro Re aggiugneva sovente delle parole ingiuriose osservando con un riso di dileggiamento che questo era veramente trionfare e non trionfare semplicemente in pittura come facevano i Romani. 

Quello che rese compiuta la disgrazia di Valeriano fu la vile e malvagia indifferenza di un figlio ingrato il quale assiso sul trono de Cesari lasciava suo padre in un sì deplorabile stato senza fare verun tentativo per liberarlo. 
L'unico contrassegno di attenzione che gli diede Gallieno fu di metterlo nel numero degli Dei ad una falsa novella della sua morte. Anzi si osserva che lo fece suo malgrado e per condiscendere al desiderio del popolo e del Senato che gli resero quest'omaggio prescritto dal costume frivolo del pari che ridicolo in sè stesso e inopportuno rispetto alle circostanze. 

L'ignominia del Principe schiavo non finì colla sua vita. Languì in una così orribile schiavitù almeno tre anni e alcuni dicono anche nove e dopo la sua morte Sapore ordinò che fosse scorticato e che si tingesse la sua pelle in rosso che si empisse di paglia per conservarle la forma umana e che fosse in questo stato sospesa in un tempio come un monumento immortale dell'ignominia de Romani e quando riceveva Ambasciatori da Roma mostrava loro questo spettacolo affinchè imparassero a deporre il loro orgoglio. 

Tutti gli Autori Cristiani hanno guardata l'orribile catastrofe di Valeriano come un effetto della divina vendetta per lo sangue de Giusti e de Santi che questo Imperatore benchè naturalmente propenso alla bontà inumanamente versato. 

Dico ch'era naturalmente buono e di questo ci fanno fede parecchie lettere che ci furono conservate dagli Scrittori della Storia Augusta nelle di Macriano di Ballisto di Claudio II di Aureliano e di Probo. Scorgesi esse dappertutto un Principe che giustizia al merito con ischiettezza e sincerità mostra in esse talvolta sentimenti eroici e degni degli tempi di Roma..."

Valeriano aveva ottenuto la Tribunicia Potestas per 8 anni, il consolato per 4 volte, i titoli vittoriosi di Germanicus Maximus, Parthicus e Restitutor Galliarum, 254; Restitutor Orientis 253-260, Restitutor orbis 254-259. ottiene per tre volte la Salutatio Imperatoria, ottiene i titoli di: Pius, Felix, Pater Patriae e Pontifex Maximus.

Il racconto tramandato dalle fonti sasanidi vuole invece che Sapore abbia inviato Valeriano e alcuni suoi soldati a vivere a Bishapur, mentre il resto dei prigionieri romani avrebbero costruito un esempio dell'ingegneria romana, Band-e Kaisar, "la diga di Cesare", nei pressi di Susa. Valeriano aveva regnato dal 253 al 260. Ora restava suo figlio Gallieno.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - Epitome de Caesaribus -
 - Aurelio Vittore - De Vita et Moribus Imperatorum Romanorum -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita - IX -
- Giordane - De origine actibusque Getarum -
- Historia Augusta - I due Gallieni, I due Valeriani e Trenta tiranni -
- Lattanzio - De mortibus persecutorum -



EMILIANO - AEMILIANUS


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Nome completo: Marcus Aemilius Aemilianus
Nascita: Gerba, 207 circa
Morte: Spoleto, September 253
Predecessore: Treboniano Gallo
Successore: Valeriano I
Consorte: Cornelia Supera
Regno: 253 d.c.



ASCESA AL TRONO

Emiliano nacque a Gerba ed era di origine maura, oppure un libico; l'anno di nascita più probabile è il 207 circa, anche se un'alternativa possibile è l'anno 213. Sposò Cornelia Supera, di origini africane.

Divenne governatore o comandante militare della Mesia Inferiore nel 252. La situazione dell'area era segnata dalla pace con i Goti conseguente alla sconfitta e morte dell'imperatore Decio nella battaglia di Abrittus (251): il suo successore Treboniano Gallo aveva accettato una pace che imponeva ai Romani il pagamento di un tributo annuale ai Goti.

È noto che nel 253 Emiliano portò le proprie truppe alla vittoria contro i Goti: secondo le fonti potrebbe essere stato un attacco di sua iniziativa, per difendere le città della regione dalle incursioni dei barbari, o la conseguenza del rifiuto di pagare il tributo ai Goti.

CORNELIA SUPERA
Per quest'impresa i suoi soldati lo acclamarono imperatore (luglio 253), in opposizione a Treboniano, che non era stato in grado di opporsi né ai Goti, né ai Sasanidi in Oriente, né alla tremenda peste che stava colpendo Roma.

Emiliano decise di dirigersi sull'Italia e affrontare con le truppe a disposizione Treboniano, prima che Publio Licinio Valeriano, governatore della Rezia, giungesse a rafforzare l'esercito dell'imperatore con le truppe renane.

Penetrò allora in Italia, cosa che indusse il Senato romano, dietro richiesta di Gallo, a dichiarare Emiliano hostis, nemico dello Stato. Nello scontro avvenuto nei pressi di Interamna (moderna Terni) con l'esercito di Treboniano,

Emiliano risultò vittorioso, e Treboniano e Volusiano fuggirono con pochi seguaci, le loro guardie, fino a Forum Flaminii, dove però furono uccisi dai loro soldati, i quali tornarono da Emiliano per ricevere una ricompensa.



CADUTA

Cornelia Supera era la moglie di Emiliano, ed era di origine africana; venne proclamata augusta quando Emiliano fu proclamato imperatore.

Emiliano ottenne il riconoscimento dal Senato romano, inizialmente a lui avverso, ed è noto dai ritrovamenti numismatici che elevò al rango di augusta la moglie Cornelia Supera. Pare che abbia promesso al Senato di sconfiggere i Goti e i Sasanidi e poi di riconsegnare il potere per accontentarsi del rango di generale; il suo governo è ricordato come "mite".

Nel frattempo Valeriano, venuto a conoscenza della morte di Treboniano, si dichiarò imperatore e scese in Italia contro Emiliano con l'esercito renano. Nel tardo luglio/metà settembre 253 gli eserciti di Valeriano ed Emiliano si scontrarono, ma i solati di Emiliano decisero di abbandonarlo e lo uccisero vicino Spoleto o presso un ponte, detto dei Sanguinarii, tra Oricolum e Narnia.

Esiste la possibilità che l'usurpatore Silbannaco fosse in realtà un ufficiale lasciato da Emiliano a Roma, che prese il potere in città fino all'arrivo di Valeriano. Tra settembre ottobre del 253, dopo l'ascesa al trono di Valeriano, Emiliano e Cornelia Supera ricevettero la morte e la "damnatio memoriae."


BIBLIO

- Banchich, Thomas - "Marcus Aemilius Aemilianus (ca. July - ca. September, 253)" - De Imperatoribus Romanis - 
- Aurelio Vittore - Vite dei Cesari -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Giovanni di Antiochia - Cronaca -
- Giovanni Zonara - Epitome delle storie -



TREBONIANO GALLO - TREBONIANUS GALLUS


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Nome completo: Gaius Vibius Trebonianus Gallus
Nascita: Perugia, 206
Morte: Terni, agosto 253
Predecessore: Ostiliano
Successore: Emiliano
Consorte: Afinia Gemina Baebiana
Figli: Volusiano, Vibia Galla
Regno: 251-253 d.c.



Gaio Vibio Trebonio Gallo nacque a Perugia nel 206 da nobile famiglia etrusca di rango senatorio. Sposò Afinia Gemina Baebiana da cui ebbe due figli: Gaio Vibio Volusiano e Vibia Galla.
Fu Console nel 245, nel 250 fu nominato Governatore della Mesia dall’Imperatore Traiano Decio.



I BARBARI

Nel 250 Cniva, re dei Goti, invase Dacia e Pannonia mettendole a ferro e fuoco. L’Imperatore Traiano Decio accorse con le sue truppe, e Treboniano Gallo col suo esercito avrebbe dovuto darli man forte, ma mancò al suo compito, non si sa per impossibilità o per tradimento.

La battaglia si svolse ad Abrutto iniziando con un grave lutto, la morte del figlio dell’Imperatore per una freccia. Decio incitò le truppe a proseguire il combattimento ma re Cniva portò i romani in un terreno paludoso che risultò fatale per le pesanti armature. I romani furono sconfitti e il corpo del loro imperatore non fu più ritrovato.

Furono le truppe della Mesia e della tracia a proclamare imperatore il generale Gallo, che dovette venire a patti coi Goti, ratificando un trattato umiliante con il quale l’Impero Romano rinunciava non solo al bottino ma alla restituzione dei prigionieri, impegnandosi per giunta a versare annui tributi ai barbari.

Tornato a Roma Treboniano fu confermato imperatore dal Senato con l'associazione di Ostiliano, figlio di Decio, al potere imperiale. Ma Ostiliano morì subito dopo di peste, e di peste fu sterminata almeno mezza città.



LA PESTE

La peste durò quasi dieci anni e comportò la morte di quasi un terzo della popolazione europea. Si dice che a Roma, all’apice del contagio, morissero cinquemila persone al giorno. Gallo garantì la cremazione dei corpi di coloro che non avevano i soldi per adeguati funerali.

Proseguì la persecuzione dei cristiani, all'incirca di 50000, con l’imprigionamento di papa Cornelio nel 252, poi esiliato a Centocelle dove morì nel 253. Anche S.Lucio Papa fu condannato all'esilio.

Rispettò Ostiliano e la moglie Herennia Etruscilla, che mantenne il titolo di Augusta, nonostante la moglie di Treboniano. Solo dopo la morte di Ostiliano, Treboniano associò all’impero il giovane figlio Volusiano. Qualcuno però ebbe il sospetto che la morte di Ostiliano fosse da imputare a Gallo.
Far morire la gente però non era una buona tattica, già ridotta dalle pestilenze e dalle guerre, perchè significava penuria di coltivatori della terra, e quindi fame, nonchè di artigiani, su cui l'impero si reggeva.



ALTRI BARBARI

Nel 252 i Persiani, comandati da Sapore I, traversarono le frontiere e sconfissero la guarnigione romana a Barbalisso. Treboniano non oppose resistenza alla loro avanzata, non avendo quasi più esercito. Così i Persiani occuparono la Siria, l’Armenia e Antiochia.
Anche i Goti, rompendo il trattato, invasero nuovamente la Mesia. L’esercito romano rimasto, sotto il comando del generale Emiliano, Governatore della Mesia, stavolta sgominò i barbari. I suoi legionari allora acclamarono Emiliano imperatore e mossero verso Roma.



LA MORTE

Treboniamo, con l’appoggio del Senato, richiamò un altro generale, Valeriano, poi futuro Imperatore, in suo aiuto e si preparò a resistere con le poche truppe disponibili vicino a Terni. All’arrivo del soverchiante esercito di Emiliano le truppe dell'imperatore si consegnarono a lui, uccidendo sia l'imperatore che suo figlio. Si dice che Treboniano avesse alla sua morte quarantasette anni.



LA SUCCESSIONE

Emiliano forse fu console, e comunque valente combattente. Valeriano, fedele a Treboniano e uomo integerrimo, per soccorrere i due imperatori radunò molto armati, ma una volta appresa la morte di Emiliano, anche lui si fece acclamare imperatore. Ma il governo di Emiliano fu così ingiusto che fu ucciso dai suoi stessi uomini, che acclamarono a loro volta Valeriano imperatore.



BIBLIO

- Aurelio Vittore - Vite dei Cesari -
- C. Santini (ed.) - Eutropius - Breviarium ab urbe condita - Leipzig - 1979 -
- Priscianus - in Catholic Encyclopedia - New York - Encyclopedia Press - 1913 -
- Scott Moore - "Trebonianus Gallus (251-253 A.D.) and Gaius Vibius Volusianus (251-253 A.D.)" - De Imperatoribus Romanis -
- Marina Silvestrini - Il potere imperiale da Severo Alessandro ad Aureliano in: AA.VV. - Storia di Roma - Einaudi - Torino - 1993 - vol. III - tomo 1 - Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de Il Sole 24 ORE - Milano - 2008 -



OSTILIANO - HOSTILIANUS


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Nome completo: Gaius Valens Hostilianus Messius Quintus
Altri titoli: princeps iuventutis
Nascita: ?
Morte: novembre 251
Predecessore: Erennio Etrusco
Successore: Treboniano Gallo
Padre: Decio
Madre: Erennia Cupressenia Etruscilla
Regno: 251 d.c.



LE ORIGINI

Figlio dell'imperatore Decio e di sua moglie Erennia Cupressenia Etruscilla. Suo fratello maggiore fu Erennio Etrusco. Insieme al fratello Ostiliano fu associato all'impero dal padre nel 250, col titolo di Cesare; ricevette anche il titolo di Principe della gioventù nel 251.

Erennio era l'erede designato di Decio, che infatti gli aveva dato il titolo di Augusto, sia perchè era il primogenito e lo seguiva nelle campagne militari, mentre Ostiliano rimaneva a Roma con Erennia (alcuni autori negano la presenza di una figlia di Decio, per latri i figli sono quattro).

Ostiliano non seguì il padre e il fratello nella campagna contro i Goti a causa della giovane età; entrambi, padre e fratello, perirono nella battaglia e Ostiliano restò solo.

L'esercito del Danubio nominò imperatore Treboniano Gallo, che per ingraziarsi popolo e Senato, decise di adottare Ostiliano. Giravano infatti voci per cui Gallo avrebbe procurato la sconfitta coi Goti per liberarsi dell'imperatore e occuparne il trono.



LA MORTE

Comunque Ostiliano morì poco dopo di peste ed Erennia fu esiliata.
Fu il primo imperatore dopo 40 anni a morire di morte non violenta.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - Vite dei Cesari -
- C. Santini (ed.) - Eutropius - Breviarium ab urbe condita - Leipzig - 1979 -
- Priscianus - in Catholic Encyclopedia - New York - Encyclopedia Press - 1913 -
- Fuhrmann, Christopher - "Herennius Etruscus (A.D. 251) and Hostilian (A.D. 251)"- De Imperatoribus Romanis -
- G. Costa - in De Ruggiero - Dizionario epigrafico - II -

ERENNIO L'ETRUSCO - HERENNIUS ETRUSCUS


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Nome completo: Quintus Herennius Etruscus Messius Decius
Altri titoli: princeps iuventutis
Nascita: anni 220
Morte: Abrittus, 1º luglio 251
Predecessore: Decio
Successore: Ostiliano
Padre: Decio
Madre: Erennia Cupressenia Etruscilla
Regno: 251 d.c.



LE ORIGINI

Quinto Erennio Etrusco Messio Decio era nato a Sirmio, in Pannonia. Suo padre era il generale Decio, poi imperatore romano, sua madre Erennia Cupressenia Etruscilla, matrona romana appartenente ad una importante famiglia senatoriale; ebbe anche un fratello minore, Gaio Valente Ostiliano.

Erennio accompagnò il padre, come tribuno militare, nel 248, quando Decio, per ordine di Filippo l'Arabo, andò nelle terre danubiane per domare la rivolta di Pacaziano, che poi fu ucciso dai suoi stessi soldati. L'anno successivo Decio accettò l'acclamazione a imperatore delle sue truppe dichiarandosi pronto a sottomettersi a Filippo, ma la rivolta culminò con la sconfitta e la morte di Filippo.

Decio portò Erennio con sé nelle campagne militari, mentre Ostiliano rimaneva a Roma. Diventato imperatore, Decio inviò Erennio in Illirico, per controllare la frontiera.



IL TRONO

Nel 250 entrambi i fratelli furono nominati cesari. Erennio ricevette anche il titolo di Principe della Gioventù, che Ostiliano ricevette solo nel 251, anno in cui Erennio fu associato al trono dal padre, ricevendo il titolo di Augusto.

Poi padre e figlio tornarono nelle province danubiane, invase dai Goti guidati dal re Cniva. I Goti che già avevano chiesto la pace, si stavano ritirando quando Decio li affrontò nella battaglia di Abrittus, nella quale i Romani furono sconfitti.



LA MORTE

Erennio morì colpito da una freccia, prima che morisse il padre; alla notizia della morte del figlio, Decio rispose all'esercito scoraggiato che la morte di un solo soldato non doveva pesare sugli animi, e fece continuare la guerra, lasciandoci a sua volta la vita.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - Vite dei Cesari -
- C. Santini (ed.) - Eutropius - Breviarium ab urbe condita - Leipzig - 1979 -
- Priscianus - in Catholic Encyclopedia - New York - Encyclopedia Press - 1913 -
- Fuhrmann, Christopher - "Herennius Etruscus (A.D. 251) and Hostilian (A.D. 251)"- De Imperatoribus Romanis -


DECIO - DECIUS


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Nome completo: Gaius Messius Quintus Traianus Decius
Altri titoli: Dacicus maximus, Germanicus maximus
Nascita: Budalia, 201 circa
Morte: Abrittus, 1º luglio 251
Predecessore: Filippo l'Arabo
Successore: Treboniano Gallo, Ostiliano
Consorte: Erennia Cupressenia Etruscilla
Figli: Erennio Etrusco, Ostiliano
Regno: 249-251 d.c.



LA NASCITA

Gaio Messio Quinto Traiano Decio nacque a Budalia, nella Pannonia inferiore, nel 201, e di lui si sa poco se non che appartenesse a una famiglia di rango senatorio. Fu il primo di una lunga serie di imperatori provenienti dalla provincia dell'Illiria.
Si sa che sposò Erennia Cupressenia Etruscilla, anch'ella di famiglia a rango senatoriale, da cui ebbe i figli Quinto Erennio Etrusco e Gaio Valerio Ostiliano.



L'ASPETTO E IL CARATTERE

Diversi autori lo descrivono di buon carattere, nobile nell'animo, non indulgente ai lussi, difficile all'ira e molto bravo nell'arte militare. Dalla statuaria emerge un volto triste e preoccupato, lungo e magro.



L'ASCESA AL POTERE

Si sa che verso il 230 fosse governatore della Mesia, e che Filippo l'Arabo lo inviò nella regione a sedare una rivolta.

Forse perchè Filippo voleva allontanarlo in quanto romano e Senatore, mentre lui non era romano ed era stato proclamato imperatore dall'esercito e non era amato dai senatori; oppure perchè Decio era stato governatore nella regione, e quindi conosceva la terra e gli uomini.

Decio accettò l'incarico e, col figlio Erennio Etrusco, andò in Mesia a capo della Legio IIII Flavia Felix e della XI Claudia. Prima della battaglia, il capo dei ribelli Pacaziano fu ucciso dai propri soldati, che prevedevano la disfatta.

Anche i soldati delle armate pannoniche, tra cui la Legio X Fretensis, acclamarono Decio imperatore. Questi rifiutò l'onore ma Filippo non gli credette e volle eliminarlo.

Decio aveva il favore dell'esercito danubiano, e pure del Senato, comunque lo scontro avvenne a Verona, Filippo fu sconfitto e morì, non si sa se in battaglia o ucciso dai suoi uomini. Così Decio ebbe l'imperio.



I PROVVEDIMENTI

In qualità di patrizio senatorio Decio cercò di restaurare le antiche tradizioni, restaurando le cariche repubblicane e la magistratura della censura, assunse personalmente il comando delle truppe sul campo di battaglia e conferì onori ai soldati indipendentemente dal loro rango. Prese il Consolato ogni anno del suo regno

Si richiamò alla florida dinastia antoniniana assumendo il nome Traiano in riferimento al buon imperatore. Riprese, dopo vent'anni, un programma di edilizia pubblica a Roma: restaurò il Colosseo danneggiato da un terremoto e costruì le sontuose Terme Deciane sull'Aventino.

Cercò, infine, di dare vita ad una dinastia, come aveva fatto Filippo prima di lui: i figli Erennio Etrusco e Ostiliano ricevettero il titolo di cesare, con Erennio poi elevato al rango di augusto nel 251; Erennia Cupressenia Etruscilla fu invece nominata augusta.


Persecuzione dei cristiani

Sempre per la restaurazione proclamò l'editto del Libellus, per cui ogni famiglia doveva proclamare pubblicamente e attraverso un sacrificio, la sua devozione alle divinità romane. Questo dava diritto al Libello, un certificato che attestava il rispetto degli antichi culti e quindi l'appartenenza a Roma.

Chi rifiutava diventava nemico dello stato. Alcuni cristiani abiurarono alla loro religione e furono detti lapsi (dal latino lapsus, errore), altri cercarono di ricevere il Libello senza compiere il sacrificio ed altri scelsero il martirio. Tra questi ultimi papa Fabiano che morì imprigionato.

Questo editto ha fatto esecrare l'imperatore da parte dei cristiani, e non a torto, dimenticando però che sovente la chiesa cristiana ha ammazzato, torturato e bruciato eretici e streghe senza dare loro una possibilità di scelta. L'abiura serviva in genere a ottenere una morte meno orribile, tipo lo strangolamento prima di salire sul rogo.

Da Gli imperatori romani di Michael Grant:
"Sembra che i capi cristiani tendessero a distogliere i fedeli dal manifestare deferenza alla religione pagana, che era pur sempre la spina dorsale dello Stato e compartecipe del benessere nazionale. Dai cristiani non si pretendeva di rinunciare alla propria fede, ma non veniva tollerato il loro rifiuto di partecipare alle comuni pratiche rituali".

Il Libello non aveva come mira precisa il cristianesimo, perchè anche altre comunità religiose, dei culti egizi e asiatici, ebbero l'obbligo di sacrificare.

Comunque sconvolse i cristiani, anche perchè già tra loro erano nati movimenti discordanti che si dichiaravano eretici a vicenda, come il movimento dei Novaziani, per la diatriba sulla natura di Cristo; umana, divina, umana prima della morte e divina dopo, divina alla nascita e umana dopo, concepito umanamente o per opera dello Spirito Santo, umano e divino contemporaneamente ecc.



IL CENSORE

Ancora per la restaurazione nominò il censore (il primo fu Valeriano) con i seguenti compiti:
  • stabilire chi poteva essere fatto Senatore,
  • far tornare agli antichi privilegi l'ordine equestre,
  • stabilire i tributi e i dazi,
  • riformare l'esercito,
  • formulare leggi,
  • giudicare tutte le cause dei palatini, giudici, prefetti, consoli ordinari, re delle cose sacre, prima vestale. Valeriano però ricusò ribadendo che questi diritti spettavano solo all'imperatore. Così la nomina avvenne ma con poteri molto più ridotti.


LE GUERRE

L'usurpazione di Iotapiano, iniziata sotto Filippo l'Arabo, finì sotto Decio, sembra siano stati i suoi stessi soldati a ucciderlo e a mandarne la testa a Roma, nel 249.
Sembra che Decio avesse a suo tempo predetto a Filippo la caduta per mano dei loro stessi soldati degli usurpatori Iotapiano e Pacaziano.

Nel 250 Decio lasciò la capitale per affrontare i Carpi, che vinse e scacciò dalla Dacia. Poi i Goti, in un numero mai visto prima e comandati dall'abile sovrano Cniva, avevano attraversato il Danubio e premevano contro le province della Mesia e della Tracia.

I Goti furono attaccati di sorpresa dall'imperatore mentre assediavano la città di Nicopoli, ma fuggirono e, traversata la penisola balcanica, attaccarono Filippopoli. Decio li inseguì, ma fu sconfitto e Filippopoli cadde in mano ai Goti che la saccheggiarono ferocemente con spaventosa ferocia.

Il comandante della guarnigione romana, Tito Giulio Prisco, si autodichiarò imperatore sotto la protezione dei Goti stessi, ma non si sa che fine fece. A Roma, Giulio Valente Liciniano si ribellò col sostegno dell'aristocrazia senatoriale e di parte del popolo, ma fu ucciso poco dopo (250).

L'assedio di Filippopoli era costato tanto ai Goti che offrirono di restituire bottino e prigionieri a condizione di potersi ritirare indisturbati, ma Decio, che li aveva circondati e sperava di sbarrare loro la ritirata, rifiutò e li inseguì.



LA MORTE

Lo scontro finale fu la battaglia di Abritto, in Dobrugia, e i Goti, ebbero la meglio, sconfiggendo ed uccidendo prima il figlio di Decio poi Decio stesso, nel 251. Decio aveva cinquant'anni circa e aveva regnato per tre anni. Fu il primo imperatore romano morto in battaglia contro il nemico.

L'esercito scelse come suo successore Treboniano Gallo, poi confermato dal Senato romano, che si affrettò a far la pace coi Goti. Ostiliano, rimasto a Roma, fu associato al trono da Treboniano, ma morì poco dopo.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - Vite dei Cesari -
- C. Santini (ed.) - Eutropius - Breviarium ab urbe condita - Leipzig - 1979 -
- Priscianus - in Catholic Encyclopedia - New York - Encyclopedia Press - 1913 -
- Nathan, Geoffrey -  "Trajan Decius (249-251 A.D.) and Usurpers During His Reign" - De Imperatoribus Romanis -



FILIPPO L'ARABO - MARCUS IULIUS PHILIPPUS


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Nome completo: Marcus Iulius Philippus
Altri titoli: Parthicus Adiabenicus, Persicus maximus,
Parthicus maximus, Germanicus maximus,
Carpicus maximus
Nascita: Shahba, 204 circa
Morte: Verona, 249
Predecessore: Gordiano III
Successore: Decio
Consorte: Marcia Otacilia Severa
Figli: Marco Giulio Severo Filippo, Severina
Padre: Giulio Marino
Regno: 244-249 d.c.


Marco Giulio Filippo, detto l’Arabo, in quanto nato in Traconitide da un capo arabo di nome Marino che era entrato nell’ordine equestre, non fu amato come il suo predecessore. Si sa che era cristiano e che lo era anche suo figlio, che aveva associato al trono nel 247 con il suo stesso nome, ma che viene citato dagli storici come Filippo II.

Divenne Imperatore nel 244 d.c. e fu assassinato insieme a suo figlio nel 249 dal primo degli Imperatori illirici Decio.

Molti vi videro la vendetta divina dell'assassinio di Giordano ritenuto opera sua. Fra i suoi titoli, come risulta dalle iscrizioni, ebbe oltre ai Padre della patria e Pontefice massimo, il Persico massimo, il Partico massimo, il Germanico massimo e il Carpico massimo per le vittorie militari.

Ebbe tre consolati nel 245, 247, 248 e sei tribunicae potestates, una per ogni anno di regno.

Fu Prefetto del pretorio dell’Imperatore Gordiano III, da lui probabilmente ucciso, mentre si trovava al suo seguito durante la campagna contro i Persiani, con i quali stipulò poi frettolosamente la pace, per recarsi a Roma, dove fu riconosciuto.

In seguito al trattato con i Persiani Roma perse il controllo dell’Armenia Maior, conservando però quello sull’Armenia Minor e sulla Mesopotamia. L’Imperatore si fregiò allora del titolo di Persicus Maximus, propagandando l’evento con la dicitura nelle monete di “pax fondata cum Persis”.

Dopo il duro periodo di Massimino il Trace, il Senato aveva trovato pace col giovane Imperatore Gordiano III, che fin dall’inizio aveva regnato in armonia con il Senato. L’arrivo sulla scena politica di un nuovo uomo d’armi, di umile origine e per di più straniero non dovette essere di facile digestione per il Senato.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

I SOSPETTI

Filippo fu tacciato di sedizione e di assassinio, però fece divinizzare Gordiano, ne lasciò intatti statue e monumenti e fece costruire il suo cenotafio, ma non si sa la verità, perchè alcuni sostengono lo facesse per sviare i sospetti.



LE FONTI STORICHE

Lo storico Eutropio infatti asserisce che Gordiano III fu ucciso a tradimento da Filippo e poi i due Filippi insieme celebrarono con grande solennità il millenario della città, prima di essere uccisi, uno a Verona e il figlio a Roma.

L’Epitome dei Cesari è concorde sull'uccisione di Gordiano da parte di Filippo, poi ucciso a Verona dall’esercito, mentre il figlio veniva ucciso a Roma.

Altrettanto per Aurelio Vittore (Liber de Caesaribus), Gordiano III sarebbe stato ucciso da Filippo, e lui e suo figlio uccisi rispettivamente a Verona ed a Roma.

Si sa che la casa dei Gordiani, la bellissima villa di Gneo Pompeo, fu confiscata sotto Filippo dal fisco imperiale, a cui di certo Filippo non era estraneo.



LE IMPRESE MILITARI

Combatté contro i Carpi che minacciavano i confini dell’impero già dal 244. Non essendo i legati imperiali riusciti a respingerli, l’Imperatore assunse il comando supremo della guerra nel 245, sconfiggendoli e costringendoli alla pace, assumendo il titolo di Carpicus Maximus e con monete celebrative.

Tornato a Roma conferì al figlio, già Cesare a sette anni, i titoli di Augustus e Pontifex maximus, per essere certo della sua successione al trono.
Intanto aveva lasciato il fratello Prisco come governatore della Mesopotamia col titolo di Rector Orientis, ed aveva elevato la moglie Marcia Otacilia Severa al rango di Augusta, in seguito - Mater Augusti et castrorum et senatus et patriae. -
Al fratellastro dette un importante comando militare e fece divinizzare il padre Marino.
Insomma sistemò tutta la famiglia.



IL MILLENARIO DI ROMA

L’avvenimento più importante del suo regno fu comunque nel 248 la celebrazione delle feste per il millenario della fondazione di Roma. Secondo Varrone infatti Roma sarebbe stata fondata il 21 aprile del 753 a.C. Il 21 aprile 247 l’Imperatore era impegnato nelle campagne militari. Tornato a Roma nel 248, chiudendo le celebrazioni secolari, inserendosi in una tradizione di feste secolari precedenti di grandi Imperatori come Augusto, Antonino Pio e Settimio Severo, volle anche celebrare la fine delle guerre.

Dette feste durarono tre giorni e tre notti con grande fasto, con cerimonie religiose e giochi circensi con le belve esotiche che Gordiano III aveva catturato durante la spedizione contro i Persiani: leoni, cervi, alci ed ippopotami.

Il millennio venne poi ricordato con emissione di monete con su scritto SAECVLARES AVGG., SAECVLVM NOVVM e AETERNITAS AVGG. e l'immagine di un elefante, simbolo di stabilità.



I PROVVEDIMENTI
  • In Egitto alleviò le imposte e fece ripartire più equamente l’onere delle liturgie.
  • Fondò in Traconitide, dove era nato, la colonia di Filippopoli.
  • A Roma migliorò l’approvvigionamento idrico dei quartieri al di là del Tevere.
  • Fece costruire strade e ne restaurò altre.
  • Combattè il brigantaggio in Umbria.
  • Fece leggi contro la castrazione e l’omosessualità.
  • Autorizzò le case di tolleranza e le tassò.
  • Decise che i figli dei decuriones erano obbligati a ricoprire cariche onorifiche e ad adempiere a doveri pubblici nelle comunità dei loro padri.


I PRETENDENTI AL TRONO

Verso la fine del suo regno comparvero vari personaggi che vennero acclamati imperatori dai seguaci:
Pacaziano (che coniò monete con la legenda Romae aeternae anno millesimo et primo),
Iotapiano (forse imparentato con la dinastia di Severo Alessandro), Giulio Aurelio Sulpicio Uranio Antonino,
In Mesia e Pannonia il centurione Marino, e un tentativo di ribellione di un certo Silbannacus.

Filippo se ne lamentò in Senato, dichiarandosi disposto a lasciare il trono. Il senatore Decio allora rispose che non valeva la pena di valutare persone così poco oneste e dignitose e Filippo colpito dalla sua onestà gli assegnò la Mesia e la Pannonia come governatorato.

Decio lo supplicò di evitarglielo ma Filippo non udì ragioni. Durante il suo governatorato Decio, che aveva conquistato il benvolere delle truppe, fu acclamato contro il suo volere imperatore. Temendo le ritorsioni Decio scrisse segretamente all'imperatore di esservi stato costretto e che sarebbe venuto a Roma a riconsegnare la porpora.

Filippo però non gli credette e, dopo aver lasciato i Pretoriani a guardia del figlio, con un'armata marciò contro di lui, mentre Decio marciava verso Roma.
Filippo fu sconfitto e venne ucciso, e così il figlio dodicenne.


BIBLIO

- Ammiano Marcellino - Res Gestae - libro XXVII -.
- Aurelio Vittore - Epitome de Caesaribus -
- Aurelio Vittore - De Vita et Moribus Imperatorum Romanorum -
- Eusebio di Cesarea - Storia ecclesiastica -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita - IX  -
- Giordane - De origine actibusque Getarum - XVI -
- Michel Grant - Gli imperatori romani, storia e segreti - Roma - 1984 -



GORDIANO III - GORDIANUS III


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Nome completo: Marcus Antonius Gordianus Pius
Nascita: Roma, 20 gennaio 225
Morte: Circesium, 11 febbraio 244
Predecessore: Balbino e Pupieno
Successore: Filippo l'Arabo
Consorte: Furia Sabina Tranquillina
Madre: Antonia Gordiana
Regno: 238-244 d.c.



LA NASCITA

Gordiano era figlio di Antonia Gordiana, figlia di Gordiano I e sorella di Gordiano II, e di un Senatore; il nome di suo padre è sconosciuto, avendo Gordiano assunto quello del nonno nel 238.
Era di bell'aspetto, di cultura letteraria, di spirito allegro, volto regolare, viso pieno, naso greco, un fanciullo appena tredicenne. Aveva le simpatie dei militari e del popolo che lo chiamava: - Figliolo - e - Nostra delizia -



L'ASCESA (238)

Dopo l'uccisione di Alessandro Severo fu acclamato imperatore Massimino malgrado nè il Senato nè il popolo lo volessero.

Contro di lui nel 238 si ribellarono nella provincia d'Africa Gordiano I e Gordiano II, nonno e zio di Gordiano III, che furono nominati coimperatori dal Senato.

Capeliano però, seguace di Massimino li sconfisse, Gordiano II fu ucciso e Gordiano I dal dolore si dette la morte. Il popolo però li amava come uomini di cultura amanti della pace, per cui si ribellò al Senato quando questi elesse coimperatori Pupieno e Balbino.

Reclamò che il potere fosse dato al figlio tredicenne di Antonia Gordiana, col nome del nonno, Marco Antonio Gordiano e che fosse nominato Cesare. Sotto la pressione popolare il Senato accettò.

Ancora una volta a Roma comandava il popolo, cosa che non è più accaduta nel mondo, neppure nei paesi più democratici, dove il popolo comanda apparentemente, in realtà manovrato dai suoi stessi eletti.

Pupieno e Balbino sconfissero Massimino Trace che fu assassinato. A Roma scoppiò la guerra civile finchè anche Pupieno e Balbino furono uccisi, stavolta dai pretoriani e condannati dal Senato, che aveva prima desiderato la loro nomina, alla damnatio memoriae, mentre Gordiano, giovanissimo, fu proclamato imperatore, accettato infine pure dal Senato.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

IL REGNO (238-244)

Coll'imperio di Gordiano III le famiglie optimates senatorie che avevano dominato sotto i Severi mantennero il potere controllando il giovanissimo imperatore. Ma nel 240 Gordiano dovette subire l'usurpazione del proconsole Sabiniano in Africa, che stavolta però non ebbe il sostegno delle altre province, la rivolta fu sedata e Sabiniano ucciso.

Giordano III nominò allora Gaio Fulvio Sabinio Aquila Timesiteo Prefetto del pretorio, e a diciotto anni ne sposò nel 241 la figlia Furia Sabina Tranquillina cui fu dato il titolo di Augusta. Timesiteo, uomo coltissimo, di grande prudenza, onestà e giustizia era uno nobile e venerato personaggio dell'epoca, si che il Senato gli conferì il titolo di Protettore della Repubblica. Come capo dei pretoriani e suocero di Gordiano, Timesiteo diventò il vero imperator di Roma, data la giovane età di Gordiano.



LE GUERRE

Intanto le tribù germaniche minacciavano i confini lungo il Reno ed il Danubio. Altrettanto i Sasanidi lungo il confine dell'Eufrate, con l'intento di riconquistare la Mesopotamia settentrionale.
Infatti nel 241 il sovrano sasanide Sapore I invase la Mesopotamia, conquistando Hatra, Nisibis e Carre.

Gordiano III fece aprire, per l'ultima volta della storia, le porte del tempio di Giano e nel 242, a capo dell'esercito, marciò verso oriente, avendo come braccio destro Timesiteo e il consiglio dell'altro Prefetto del pretorio, Gaio Giulio Prisco.

Alla spedizione partecipò anche il filosofo Plotino. Fu merito dell'avvedutezza di Timesiteo che l'esercito avesse provviste per almeno due mesi in avanzo.

I Persiani vennero sconfitti e si ritirarono, Carre e Nisibis furono riconquistate. Gordiano già progettava la campagna del 244, per traversare l'Eufrate e invadere il territorio nemico, quando Timesiteo morì di malattia.

Senza di lui anche la vita dell'imperatore era a rischio, alcuni ruiferiscono che Marco Giulio Filippo organizzasse sedizioni contro di lui, non facendo artatamente giungere le navi con le provvigioni per l'esercito. Comunque, su consiglio del Prefetto Prisco, Gordiano nominò Marco Giulio Filippo detto Filippo l'Arabo, nuovo Prefetto del pretorio al posto di Timesiteo. Così la campagna riprese.



LA MORTE

Gli storici persiani riportano che nel 244, nella battaglia di Mesiche, i Romani furono sconfitti. Il re Sapore I cambiò il nome della città in Peroz-Shapur (Sapore vittorioso) asserendo di aver ucciso Gordiano.

Gli storici romani invece, non fanno cenno alla battaglia, e parlano invece di gloriose vittorie, e riferiscono la morte di Gordiano nel 244 senza però citarne la causa, nonostante ci fossero forti sospetti su Filippo l'Arabo che gli succedette al trono. L'esercito romano costruì un mausoleo a Gordiano sulla riva dell'Eufrate.

Gli storici romani sembrano stavolta i più affidabili, perchè i Sasanidi non conquistarono altre città, oltre ad Hatra, e per otto anni non intrapresero nuove campagne.

La giovane età ed il buon carattere, insieme alla morte di suo nonno, dello zio e la sua tragedia per mano di un usurpatore, avevano accattivato a Gordiano III il favore del popolo e del Senato. Infatti, malgrado l'opposizione del nuovo imperatore, fu divinizzato a furor di popolo. Perchè a Roma, nonostante ciò che è stato scritto sul prepotente impero romano, governava il popolo.


BIBLIO


- Ammiano Marcellino - Storie - XXIII -
- Aurelio Vittore - Vite dei Cesari - XXVI -
- Erodiano - Storia romana - VII-VIII -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita - IX -
- Historia Augusta - Vita dei tre Gordiani - XVII - XXXIV -
- Zosimo - Storia nuova - I -.
- Michael Meckler - Gordian III (238-244 A.D.) - in De Imperatoribus Romanis -



PUPIENO E BALBINO - PUPIENUS / BALBINUS


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PUPIENO

Nome completo: Marcus Clodius Pupienus Maximus
Nascita: 178 circa
Morte: Roma, 29 luglio 238
Predecessore: Gordiano I e Gordiano II
Successore: Gordiano III
Figli: Tiberio Clodio Pupieno Massimo Pupiena Sestia Paolina Cetegilla, Marco Pupieno Africano
Regno: 238 d.c.



LE ORIGINI

La sua famiglia, in parte romana e in parte ateniese, era composta dal figlio Tiberio Clodio Pupieno Massimo e dalla figlia Pupiena Sestia Paolina Cetegilla. Comunque apparteneva agli optimates e contava alcuni Senatori.

Passò velocemente da centurione a Tribuno militare, Pretore, Proconsole di Bitinia, Grecia e Gallia Narbonense, console suffetto e ordinario. Combatté nell'Illirico contro i Sarmati e da governatore della Germania contro i Germani. Nel 234 divenne Prefetto, con fama di severità ed onestà.



I DUE COIMPERATORI

Nel 238 il Senato romano, che aveva da sempre odiato il rozzo Massimino Trace eletto dall'esercito, colse l'occasione di una rivolta in Africa per nominarne imperatori Gordiano I e Gordiano II e dichiarare Massimino "nemico dello Stato".

Quindi il Senato formò una commissione, di Venti Viri, tra cui Decimo Celio Calvino Balbino per difendere la città da Massimino.

Capelliano però, govenatore di Numidia e seguace di Massimino, sconfisse l'esercito dei due Gordiani a Cartagine, spegnendo la rivolta.

Non sapendo più come salvarsi il Senato si riunì nel Tempio di Giove Capitolino ed elesse due nuovi imperatori, Balbino e Pupieno.



IMPERATORE UNICO

Ma il popolo di Roma non era d'accordo, I gordiani erano molto rimpianti per cui vollero imperatore uno della loro famiglia. Pupieno e Balbino nominarono allora il figlio di Antonia Gordiana, sorella di Gordiano II e quindi figlia di Gordiano I, che fu acclamato come Gordiano III. A scanso ripensamenti Pupieno, che era un militare, fu inviato contro Massimino alla testa dell'esercito, mentre Balbino rimaneva a Roma. Tenendoli separati scongiurarono eventuali accordi per riprendersi il trono.

Intanto i militari di Massimino Trace erano allo stremo. La scarsità di viveri e il costo dei molti caduti nell'assedio di Aquileia spinsero la Legio II Parthica a ribellarsi uccidendo Massimino e si arresero a Pupieno.



LA MORTE

Pupieno pagò le truppe di Massimino e rientrò, ma a Roma c'era la guerra civile e le case erano in fiamme. Per le strade si battevano i seguaci di Balbino contro quelli di Gordiano.
Balbino e Pupieno non si fidavano l'uno dall'altro e forse questo gli fu fatale. Organizzarono due campagne, Pupieno contro i Parti e Balbino contro i Germani, ma si combattevano anche fra loro.

I Pretoriani, per timore di essere licenziati e sostituiti dai germani di Pupieno, organizzarono la congiura. Pupieno, avvertito, chiese a Balbino di convocare la guardia germanica, ma questi, temendo un tranello rifiutò. I pretoriani li trovarono pertanto indifesi e li uccisero. Quando giunse la guardia germanica, i pretoriani avevano già acclamato imperatore Gordiano III.

Avevano regnato insieme poco meno di tre mesi. Le monete emesse sotto di loro mostrano due mani allacciate per indicare il loro potere congiunto, che però così non fu, portandoli alla rovina.








BALBINO (238)

Nome completo: Decimus Caelius Calvinus Balbinus
Nascita: 165 circa
Morte: Roma, 29 luglio 238
Predecessore: Gordiano I e Gordiano II
Successore: Gordiano III
Regno: 238 d.c.



ORIGINI E CARRIERA

Forse discendente da Publio Celio Balbino Vibullo Pio, console ordinario nel 137. Comunque di famiglia patrizia e figlio di Celio Calvino, legato in Cappadocia. Fu console per due volte: console suffetto nel 203 e console ordinario nel 213.



I COIMPERATORI

Proclamati imperatori Gordiano I e Gordiano II, il Senato nominò una commissione di venti uomini, tra cui Balbino, per combattere Massimino il Trace.
Saputo poi della morte dei Gordiani il Senato elesse Balbino e Marco Clodio Pupieno Massimo imperatori.

Ma la folla si ribellò, chiedendo l'elezione di un parente dei Gordiani. I due neonominati tentarono di lasciare il tempio scortati dalle guardie, ma la folla ingrossava per cui temendo per la vita, i due neoimperatori lasciarono la corona al giovane Gordiano III, conferendogli il titolo di Cesare.

Balbino settant'anni, era ricco ed era senatore, pertanto aveva seguito. Mentre Pupieno andava a combattere contro Massimino, Balbino rimase a Roma. Qui però nacquero tumulti tra l'esercito e il partito dei Gordiani, causando un incendio che consumò mezza città.

Ma il ritorno di Pupieno non calmò le acque perchè Pupieno sospettò che Balbino volesse ucciderlo, così vissero in parti differenti del palazzo imperiale.

La Guardia pretoriana era abituata alla scelta degli imperatori nell'esercito e non in Senato, in più temeva di essere sostituita dalla guardia germanica di Pupieno. Così portarono i due imperatori al campo e li uccisero, proclamando Augusto Gordiano III.



SARCOFAGO DI BALBINO

Il sarcofago di Balbino è uno dei pochi di epoca imperiale. Venne ritrovato sulla via Appia e restaurato. Sul coperchio, come nell'uso etrusco, erano raffigurati Balbino e la moglie sdraiati.


BIBLIO

 - Zosimo - Storia nuova - I -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita - IX -
- Historia Augusta - Massimo e Balbino - V -
- Historia Augusta - I due Massimini - XX -
- Mc Mahon, Robin - "Pupienus (238 A.D.) and Balbinus (238 A.D.)" - De Imperatoribus Romanis -
- Maurice Sartre - Le Dies Imperii de Gordien III: une Inscription Inèdite de Syria - in Syria 61-



GORDIANO I e II - GORDIANUS


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GORDIANO I E GORDIANO II

GORDIANO I (padre)

Nome completo: Marcus Antonius Gordianus Sempronianus Romanus Africanus
Nascita: 159 circa
Morte: aprile 238
Predecessore: Massimino Trace
Successore: Pupieno e Balbino
Figli: Gordiano II, Antonia Gordiana
Regno: 238 d.c.




GORDIANO II (figlio)

Nome completo: Marcus Antonius Gordianus Sempronianus Romanus Africanus
Nascita: 192 circa
Morte: Cartagine, 12 aprile 238
Predecessore: Massimino Trace
Successore: Pupieno e Balbino
Padre: Gordiano I
Regno: 238 d.c.



Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano Africano, meglio noto come Gordiano I, fu imperatore romano per poche settimane nel 238, assieme al figlio Gordiano II.

GORDIANO I - RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

ORIGINI

Gordiano I proveniva da una ricca famiglia dell'ordine equestre imparentata con alcuni senatori. Il nome Gordiano suggerisce un'origine anatolica, dalla città di Gordio, e in genere si ricorreva al luogo d'origine quando non c'era riferimento a un antenato illustre.

Gordiano II era suo figlio, per alcuni di madre sconosciuta; per altri la madre fu una nipote di Erode Attico. Ebbe una sorella Antonia Gordiana, che fu la madre di Gordiano III. Sembra che la famiglia fosse molto legata e che Gordiano accettasse in vecchiaia l'imperio solo a patto che vi fosse associato il figlio, cui sarebbe pertanto spettata la successione.



CARRIERA

La carriera politica di Gordiano I iniziò come Questore sotto Eliogabalo e come Pretore e Console sotto Alessandro Severo, già famoso però insieme al figlio, nel campo letterario.

Era di buon carattere e si guadagnò popolarità con giochi e spettacoli che produceva come Edile, scrivendo contemporaneamente, sempre insieme a suo figlio, un poema epico intitolato Gli Antoniniani che celebrava Caracalla.

Come militare comandò la Legio Scythica in Siria. Ricoprì la carica di governatore in Britannia nel 216 e fu console suffetto sotto Eliogabalo. Il fatto che il suo nome sia stato cancellato da alcune iscrizioni in Britannia suggerisce fosse caduto in disgrazia e poi riabilitato.

Nel 237, Gordiano II andò nella provincia d'Africa come legato sotto il comando del padre.

GORDIANO II - RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

ASCESA E CADUTA

L'imperatore Massimino non seppe conquistarsi il popolo, soprattutto per le tasse esose, provocando la ribellione in Africa del 238. Gordiano, accettò l'imperio offerto dai militari che volevano soppiantare il rustico e feroce Massimino, e pure il titolo di Africano, ma solo a patto che gli venisse associato il figlio, Marco Antonio Gordiano (Gordiano II).

Gordiano entrò così a Cartagine con l'acclamazione della folla e dei politici, mentre a Roma fu assassinato il prefetto dei Pretoriani e la rivolta riuscì. Il Senato felicissimo di esautorare Massimino confermò il nuovo imperatore e la maggior parte delle province si schierarono con lui.

Però Capeliano, governatore della Numidia e sostenitore di Massimino Trace, che controllava l'unica legione della zona, la Legio III Augusta, invase la provincia di Africa con la Legio III Augusta, composta da veterani.

Gordiano II, che non aveva soldati allenati e ben preparati, fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Cartagine: in seguito alla morte del figlio, Gordiano I si suicidò, impiccandosi con una cinta. Avevano regnato per soli venti giorni.

Essendosi macchiato del sostegno a Gordiano, il Senato aveva ora due nemici, Gordiano e Capelliano. Allora nominò Pupieno e Balbino coimperatori. Tuttavia per la fine del 238, l'unico imperatore riconosciuto fu Gordiano III, figlio di Antonia Gordiana.


BIBLIO

- Meckler, Michael - "Gordian I (238 A.D.)" - De Imperatoribus Romanis -
- Meckler, Michael - "Gordian II (238 A.D.)" - De Imperatoribus Romanis -
- Historia Augusta - I tre Gordiani -- Giuseppe Cascarino, Carlo Sansilvestri - L'esercito romano. Armamento e organizzazione - Dal III secolo alla fine dell'Impero d'Occidente - Rimini - Il Cerchio - 2009 -



 

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