ARCO DI SCIPIONE



Orazione ciceroniana contro Lucio Calpurnio Pisone:

"Così costui, che dopo tre anni lasciava un tale esercito e una tale provincia col titolo di imperator conquistato in Macedonia, fece ritorno nell'Urbe più solo del più oscuro dei mercanti. E tuttavia, da uomo capace a difendersi, mi ha ripreso proprio su questo punto. Io ho detto che è entrato per la [porta] Celimontana e lui, uomo dai riflessi pronti, mi ha sfidato a scommettere di essere entrato per l'Esquilina: come se io fossi tenuto a saperlo o qualcuno di voi ne avesse mai sentito parlare o avesse qualche importanza da quale porta sei entrato, purché non si tratti di quella trionfale, la porta che prima di te si è sempre aperta ai consoli di Macedonia; tu sei il solo, tra quelli investiti di potere consolare, a non trionfare di ritorno dalla Macedonia."

L'ARCO DI SCIPIONE,
VICINO AL TEMPIO DELLA FORTUNA CAPITOLINA
Dunque nessuna porta dell'Urbe, nessuna strada o area urbana, può dare prestigio ad un personaggio pubblico, tranne una porta trionfale. A distinguere l’arco trionfale dalla porta monumentale non è la forma o gli elementi architettonici, ma la dedica, le insegne e le statue. L'arco trionfale è la celebrazione di una vittoria, ascritta al vincitore ma pure a tutta la sua familia, e perfino alla sua gens.

L'espressione arcus triumphalis compare nel III sec. d.c. nelle dediche degli archi delle province romane in Africa e si ritrova su un testo nell'opera dello storico del IV secolo d.c. Ammiano Marcellino. Tuttavia l'arco trionfale risale all'epoca repubblicana mentre a partire dall'età augustea, il triumphus militare di età repubblicana diventa festa di celebrazione delle vittorie riportate dall'imperatore assistito dai suoi generali. In definitiva il vincitore è sempre l'imperatore. Questo affinchè l'esercito non si affezionasse troppo ai suoi generali magari fino al punto di inserirli sul trono.

Però ai tempi della repubblica il pericolo non c'era e i generali vittoriosi si potevano innalzare degli archi a perpetuo ricordo delle proprie vittorie. Ne beneficiava la familia, gli avi e i discendenti. Un parente vittorioso apriva le porte a una carriera politica o almeno militare.

SCIPIONE L'AFRICANO
Tito Livio - Ab Urbe condita "Cornelius Scipio Africanus, priusquam proficisceretur, fornicem in Capitolio aduersus uiam, qua in Capitolium escenditur, cum signis septem auratis et equis duobus et marmorea duo labra ante fornicem posuit."

(Cornelio Scipione l'Africano, prima di partire, eresse un arco sul Campidoglio, di fronte alla via per la quale si sale in Campidoglio stesso, con sette statue dorate e due cavalli, e due vasche di marmo davanti all'arco.)

Livio nulla riferisce sulla struttura del fornix che Scipione fece erigere per il suo trionfo sui cartaginesi, trionfo meritatissimo perchè aveva davvero salvato Roma, e per la gloria della sua gens nel 190 a.c., fornendo invece notizie esatte sulla collocazione, che contribuiva alla funzione e al senso dell'edificio, e sull'ornamentazione, in questo caso ricchissima.

L'arco di Scipione l'Africano fu uno dei più antichi archi di trionfo di Roma, non più esistente. Come ci riferisce Livio, si trovava nei pressi del tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio ed era stato eretto da Scipione l'Africano.

Il fornice unico dell'arco era posto sulla via che saliva al Campidoglio non distante dalla casa di Publio Cornelio Scipione, detto l'Africano, praticamente dove sorge la Basilica Giulia, ed era decorato con sette statue di bronzo dorato e due statue equestri, dove erano raffigurati i membri più importanti della famiglia degli Scipioni. Davanti si trovavano due fontane marmoree con vasche a semicerchio (labra). Un arco splendido dunque, che aveva richiesto condutture d'acqua, marmi, bronzi e dorature come all'epoca si usava, affinchè le statue brillassero in lontananza.


ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero