ADRIANO




RICOSTRUZIONE DI KURT KRISTENSEN

Nome completo: Publius Aelius Traianus Hadrianus
Altri titoli: Pontifex Maximus, Pater Patriae
Nascita: Italica, 24 gennaio 76
Morte: Baia, 10 luglio 138
Predecessore: Traiano
Successore: Antonino Pio
Coniuge: Vibia Sabina, Antinoo (amante)
Figli: nessuno
Dinastia: Antonini
Padre: Publio Elio Adriano Afro
Madre: Domizia Paolina
Regno: 117-138 d.c.

Publio Elio Traiano Adriano, successe a Traiano, adottato da lui in punto di morte. Non se ne ha però alcuna prova e qualcuno pensò fosse opera di Plotina, moglie di Traiano, che aveva badato a lui come a un figlio.

Adriano, governatore della Siria, si trovava ad Antiochia quando ricevette la notizia dell'adozione, e due giorni dopo ricevette quella della morte dell'imperatore.



LA NASCITA

Come Traiano, Adriano era nato ad Italica, ma nel 76. Il padre, Publio Elio Adriano Afro, era imparentato alla lontana con Traiano, ma morì nell'86, quando Adriano aveva solo dieci anni, e sua madre era morta un anno prima, per cui divenne suo tutore Traiano, e la moglie Plotina si prese cura di lui come una madre.

Nel 98 Adriano aveva portato a Traiano, nella Germania superiore, la notizia della morte di Nerva; poco dopo aveva sposato la pronipote di Traiano, Sabina, ma il matrimonio andò a rotoli, e non solo non si sposò mai più ma sembra che abbia avuto rapporti con soli uomini.
Come avvenne per Giulio Cesare, che era però bisessuale con preferenza per le donne, i suoi soldati, nonostante l'avversione dei romani per l'omosessualità, non fecero caso a questa sua predilezione, ma si affezionarono a lui giustamente per le sue qualità.

Dal tutore aveva appreso l'arte della guerra seguendolo nella prima e nella Seconda guerra contro i Daci e in quest'ultima si era così distinto da meritare l'anello che Traiano aveva ricevuto da Nerva il giorno dell'adozione.

Per tre volte ricoprì la carica di tribuno militare presso la legione II in Pannonia, la XII in Mesia e la XXII in Germania. Fu anche Questore, Pribuno della plebe e Pretore.



LA PERSONA E IL CARATTERE

Adriano era alto, di solida corporatura e grande resistenza fisica. Era un camminatore instancabile, eccellente cavaliere, e provetto tiratore d'arco. Andava sempre a capo scoperto, col sole o la neve; aveva maniere semplici e modi spartani, frugale nel cibo e instancabile nei viaggi. Possedeva una memoria prodigiosa ed era molto affabile e piacevole nel colloquio.
Aveva poco dell'aspetto classico romano, con viso lungo e pieno e capelli folti e ricci, collo taurino e naso greco.

Dell’imperatore Adriano sono noti un numero molto elevato di ritratti, distribuiti fra i ventuno anni del suo lungo regno. Ben 150 esemplari, ma per Traiano ne sono stati individuati 130 e sui 135 per Settimio Severo, su Augusto poi circa 200.
Ciò dimostra l’attenzione dell’imperatore per la propria immagine; si dice che l’imperatore portasse sempre un anello con incisa la propria immagine. Un cammeo di corniola ritrae l’imperatore volto a sinistra, barbato e laureato, e il taglio del busto è poco al di sotto del possente collo; si tratta di un ritratto giovanile perché l’abbigliamento è ancora quello di un generale.

Un “paludamentum” sulle spalle è fissato da una fibula tonda, i capelli cadono liberamente, ma sono in rilievo sopra alla fronte. Di identica tipologia è una corniola gemmaria, della stessa epoca ed oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove l’imperatore, all’incirca quarantenne, è di profilo; i capelli sono assai morbidi ed ondulati in modo da formare i ricci sulla fronte; la barba è corta e ricciuta; sulla nuca e sulle spalle scendono sinuosamente i due capi di una benda che serra la corona sul capo.

Era alto e di potente muscolatura e fu il primo tra gli imperatori a portare la barba per seguire un'usanza greca: lo affermano il suo biografo, vissuto all'epoca di Diocleziano, Sparziano e lo storico Dione Cassio.
Nei ritratti scultorei i tratti del volto appaiono regolari, il volto è severo, il capo è eretto in atteggiamento fiero, una corta barba copre le gote ed alcuni riccioli voluminosi sono disposti a corona attorno alla fronte ed alle tempie.

Amava le armi, la caccia e gli uomini, anzi gli efebi. Molto celebrato fu il suo rapporto con il bellissimo greco Antinoo, che lo accompagnò nei suoi viaggi attraverso l'Impero.

Nell'ottobre dell'anno 130 "Antinoo affogò nel Nilo". Non si sa se sia stato un incidente, o un suicidio, o un assassinio o un sacrificio alle divinità. Adriano deificò l'immagine di Antinoo dedicandogli un'infinità di statue, scandalizzando i cristiani che fecero del tutto per demolirle, ma fortunatamente ne rimangono diverse immagini di squisita fattura. Dopo di lui Adriano ebbe altri amanti, mai donne.

Adriano non era solo un valente soldato, ma grande cultore di lettere ed arti: musica, pittura, scultura, architettura e filosofia, inoltre scriveva in prosa e in poesia, in greco e in latino; aveva anzi una stima reverenziale per la cultura ellenica tanto che a Roma lo chiamavano il "graeculus".



LA NOMINA

Appena ad Antiochia si seppe dell'adozione di Adriano e della morte di Traiano, le truppe lo acclamarono imperatore, ma Adriano prudentemente scrisse al Senato chiedendo conferma, giurando di esserne stato costretto dall'esercito e di voler governare solo per il bene dell'impero: «Il principe appartiene allo stato e non lo stato al principe » e chiedendo inoltre l'apoteosi di Traiano.

Il Senato accettò e Adriano promise che non avrebbe mai senza il consenso dell'assemblea firmato una sentenza di morte per un senatore. Poi fece le solite elargizioni al popolo e ai legionari per tenerli tranquilli.

Entrò a Roma nel 118, il Senato voleva donargli un trionfo ma Adriano lo riservò a Traiano. Nel 119, per il suo anniversario Adriano concesse giochi imponenti in cui purtroppo cento leoni e altrettante leonesse furono uccise nel circo. L'imperatore sapeva che così si conquistava il favore del popolo: a "panem et circensem" (a pane e circo).

In più ai cittadini condonò i debiti verso il fisco e stabilì che ogni quindici anni si facesse una revisione dei debiti e che le imposte, anziché col sistema degli appalti, venissero riscosse direttamente.



LA CONGIURA

Non tutti erano contenti di Adriano. Soprattutto la nobiltà guerriera che non amava l'ellenismo, nè una politica di difesa anzichè di espansione.

Fra questi Cornelio Palma, conquistatore dell'Arabia Pètrèa, e Lucio Quieto, valoroso generale sotto Traiano, ambedue deprivati del comando. A loro si erano uniti due consolari e insieme congiurarono contro l'imperatore. Scoperta però la congiura vennero tutti giustiziati per ordine del Senato.

Adriano fu spiacente della condanna, perchè avrebbe concesso la grazia. Così tolse la carica a chi li aveva condannati e rinnovò la dichiarazione che non avrebbe firmato per nessun senatore la sentenza di morte senza il consenso di tutto il Senato.



LE RIFORME DI ADRIANO


Riforme civili

Importantissima fu quella dell'Editto Pretorio, in cui un magistrato all'inizio del mandato comunicava i principi giuridici generali, che vennero man mano raccolti come guida per i processi. L'Edictum Vetus (vecchio editto) si arricchiva così di nuove applicazioni, per tutelare anche i rapporti non previsti dalla legge.

Adriano affidò la codifica dell'editto al giurista romano Salvio Giuliano, approvato poi da un senatoconsulto che lo rese Editto Perpetuo, insomma un codice civile e penale.
Inoltre dismise il sistema di Augusto che aveva consentito ad ogni imperatore di scegliere i suoi giuristi. Adriano creò invece il Consilium Principis, con ruolo indipendente dall'imperatore.

Cadde pertanto il favoritismo dei liberti cesarei sostituendoli con funzionari della classe dei cavalieri, preposti a: finanze, giustizia, patrimonio, contabilità, opere pubbliche ecc.
Le cariche divennero fisse, venne regolato il loro numero, assegnate le attribuzioni, stabiliti stipendi e carriera.

Creò così una segreteria generale formata da impiegati che consultavano libri, un ufficio di corrispondenza, uno di contabilità, per il patrimonio, per le acque, per le tasse sull'eredità. Creò inoltre un'avvocatura di Stato che difendesse in giudizio gli interessi delle finanze pubbliche, cioè il Fiscus, il Fisco.

Questa riforma dell'amministrazione dette grande impulso finanziario tanto che nonostante le ingenti spese iniziali Adriano mantenne sempre l'erario in equilibrio.

Fu molto tollerante con i cristiani, ancor più di Traiano, commise infatti agli accusatori dei cristiani l'onere della prova, e dovevan dimostrare che in quanto cristiani avessero commesso danni o reati contro lo stato. Per giunta ordinò la punizione per chiunque facesse nei confronti dei cristiani accuse ingiuste. e lo impose con una certa veemenza come risulta dal rescritto: «ma, per Ercole, se qualcuno accampa pretesti per calunniare, tu, stabilitane la gravità, devi senza indugio punirlo».
Le conseguenze di azioni contro i cristiani prive di prova, e pertanto diffamatorie e calunniose, dovevano ritorcersi per giustizia contro gli stessi proponenti.

Giuridicamente
  • Rinnovò il divieto dell'evirazione.
  • Tolse ai padroni il diritto di vita e di morte sugli schiavi.
  • Stabilì pene severe contro i padroni che maltrattavano i servi.
  • Proibì il commercio degli schiavi quando si offendeva il pudore e le leggi dell'umanità.
  • Tolse la pena di morte agli schiavi che, in caso di uccisione del padrone, erano così vicini a lui da potergli recare aiuto o danno mentre prima venivano condannati alla pena capitale tutti gli schiavi che abitavano nella casa del padrone ucciso.
  • In Italia e nelle province affidò la giustizia a speciali magistrati detti iuridici.
  • Si circondò di giureconsulti valenti per raccogliere ed ordinare le leggi, gli editti e i senato-consulti, per farne una scelta e farne un codice, l'Edictum Perpetuum.

L'esercito

L'esercito era molto cambiato, soprattutto alle frontiere più tranquille, dove regnava la corruzione, il lusso e i piaceri. Grotte artificiali e portici vi erano stati costruiti per riparare i soldati dalle piogge e dal sole, mancavano operosità, allenamento e disciplina.

Adriano dette un ottimo esempio nei suoi viaggi: rifuggiva dai cocchi, marciava a piedi o a cavallo, sotto la pioggia, tra le nevi o sotto al sole, si intratteneva coi soldati rendendosi conto delle loro condizioni e dei loro bisogni, non portava abiti ed armature sfarzose e soltanto la spada dall'impugnatura d'avorio lo distingueva dagli ufficiali. Proibì nei campi i venditori e le cortigiane, fece demolire le grotte e i portici, ordinò che i soldati vivessero frugalmente e si abituassero con giornaliere esercitazioni all'uso delle armi, alle fatiche e alle economie.

Regolò inoltre la ferma e le promozioni, proibì l'acquisto delle licenze, nella scelta degli ufficiali fece prevalere il merito alle simpatie delle truppe, tolse gli abusi, rinsaldò la disciplina, restaurò il rispetto verso i superiori, propose ufficiali probi ed abili agli ospedali ed ai magazzini, ordinò frequenti ispezioni alle armi, ai fossi, alle mura, ai depositi. Inoltre incaricò Apollodoro di scrivere un trattato sulle macchine da guerra, cui il celebre architetto portò grandi miglioramenti.

Narra Dione Cassio che avendo Adriano mandato il suo disegno del nuovo tempio di Venere e Roma all'insigne architetto Apollodoro, questi gli facesse osservare argutamente che le due dee erano così alte da spezzare la volta dell'edificio se si fossero alzate. Adriano, ferito dallo scherzo di Apollodoro, avrebbe ordinato che fosse messo a morte. Ma il racconto di Dione non trova conferma e sotto Adriano fiorirono ed ebbero onori uomini illustri, dalla letteratura alle opere d'arte. Nessun imperatore come lui empì il mondo di opere pubbliche e artistiche.

Adriano per la politica estera seguì la politica di pace di Augusto e di Tiberio. La situazione era difficile: la rivolta nell'Oriente partico e in Palestina, in Armenia, in Mauritania, tra i Sarmati e i Rossolani, e in Scozia.
Adrìano restrinse perciò i confini, munendoli di difese e presidiandoli con un esercito forte e disciplinato: costruì fortini agli sbocchi delle valli carpatiche per la sicurezza della Dacia e dell'angolo tra il Danubio e il Reno, fondò una piazzaforte a Tresmi, fortificò Figizio, Carmuntum a Vindobona ed altre importanti fortificazioni condusse tra il Reno e il Danubio.

Adriano riportò il confine dell' impero all'Eufrate. L'Armenia, da Traiano ridotta a provincia, fu di nuovo innalzata a principato sotto il protettorato romano, ma sorseo liti tra il nuovo re e Farasmane II, re degli Iberi, che invase e devastò la Media; Farasmane poi si recò a Roma a far le scuse all'Imperatore, ma l'Armenia era ancora un pericolo.
L'Assiria e la Mesopotania furono sgombrate, Partamasate fu deposto dal trono partico ed eletto re degli Osroeni; la Parzia ritornò sotto Cosroe e a questo venne restituita la figlia. Questa politica provocò un grave malcontento nell'aristocrazia provinciale.




I VIAGGI DI ADRIANO

I viaggi di Adriano avevano lo scopo di osservare le condizioni delle province provvedendo ai loro bisogni e al loro sviluppo. Egli non le considerava terre di sfruttamento, ma da arricchire con città e monumenti e difese alle frontiere, promovendovi artigianato e commercio, migliorandone viabilità e amministrazione.

Cominciò col visitare la Gallia nel 119. Le tre province galliche erano romanizzate, il druidismo era stato sostituito dal paganesimo e cristianesimo. Vi erano una estera rete stradale, grandi città ricche di templi, teatri, biblioteche, bagni, scuole, artigianato e commercio.
La Gallia era legata alla vita dell'impero, cui forniva buoni soldati e generali. Era inoltre sicura dalle incursioni barbariche per le fortificazioni imponenti tra Reno e Danubio.

A Lugdunum (Londra) venne infatti coniata una medaglia dedicata al "Restauratore della Gallia", e altre ne verrano da altre province con la stessa dedica.
Poi Adriano si recò nella Germania superiore e nell'inferiore, dove fortificò le frontiere, riportò la disciplina nelle legioni e la sicurezza nei campi militari.
Anche la Britannia stava romanizzandosi, con larghi proventi dalle miniere di stagno, rame ed argento e l'esportazione di prodotti locali, ma a nord era esposta alle incursioni dei Caledoni che vi avevano sterminato una legione (la IX). Adriano ordinò una difesa con trincee e fortini e strade di collegamento. Fu il famoso Vallum Hadriani, terminato nel 124, di cui si conservano importanti resti.



IL VALLO DI ADRIANO

Il Vallo di Adriano era una fortificazione in pietra, che anticamente segnava il confine tra la provincia romana occupata della Britannia e la Caledonia (l'attuale Scozia). Questa fortificazione divideva l'isola in due parti.

Il nome viene ancor'oggi talvolta usato per indicare il confine tra Scozia e Inghilterra, anche se il muro non seguiva il confine attuale. Fu il confine più settentrionale dell'Impero Romano in Britannia e inoltre il più pesantemente fortificato dell'intero impero. Probabilmente le porte di accesso attraverso il vallo servivano anche come dogane per la tassazione delle merci.

Una porzione del vallo è ancora esistente, soprattutto nella parte centrale, e costituisce la principale attrazione turistica dell'Inghilterra settentrionale, dove è noto semplicemente come Roman Wall (muraglia romana). Il Vallo di Adriano è diventato patrimonio dell'umanità dell'UNESCO nel 1987.

Se ne contano 17 fortini nell’elenco di quelli che si trovavano lungo la cima del muro; ma di essi solo 14 furono poi uniti alle mura. Degli altri tre, due rimangono più a sud tanto del muro quanto del Vallo, sulla Stanegate, e risalgono certamente ad Agricola; il terzo (a Castlesteads nel Cumberland) si trova fra il Muro e il Vallo.

I nomi dei forti da est a ovest:
  • Wallsend Segedunum
  • Newcastle Pons Aelii
  • Benwell Hill Condercum
  • Rudchester Vindobala
  • Halton Chesters Hunnum
  • Chesters Cilurnum
  • Carrawburgh Procolitia
  • Housesteads Borcovicium
  • Chesterholm Vindolanda
  • Great Chesters Aesica
  • Carvoran Magnae
  • Birdoswald Amboglanna
  • Castlesteads
  • Stanwix
  • Burgh-by-Sands
  • Drumburgh
  • Bowness
Di questi, Cilurnum, Borcovicium, Aesica ed Amboglanna sono quelli che oggi permettono di studiare la costruzione e la pianta dei forti. Il luogo esatto del forte a Burgh fu scoperto nella primavera del 1922.
L’area compresa nelle cinte dei forti varia da uno a due ettari. Il piano è sempre a forma di parallelogramma con angoli arrotondati. Lo spessore del muro di cinta era almeno di 1,5 m., con un fossato, e quattro ingressi: a nord, est, sud, ovest. Erano a doppio portale, con archi a tutto sesto, e porte di legno a due battenti, che giravano su cardini di ferro.



IL VIAGGIO PROSEGUE

Poi Adriano passò in Spagna, ricca di belle città molto romanizzate, con scuole, strade ampie e sicure, fiorenti culture di olio, vino e i cereali esportate nell'impero; ricca l'estrazione mineraria.

Adriano si trovava a Tarracona, quando un'insurrezione in Mauritama lo costrinse a passare in Africa. Anche qui prese provvedimenti per la difesa militare e iniziò la costruzione di un vallum. Inoltre trasferì i quartieri della Legione III Augusta a Lambese.

Poi passò in Egitto e in Oriente, dove il re dei Parti preparava la guerra. Adriano lo rassicurò e gli restituì la figlia. Passò ad altre province asiatiche, ancora poco romanizzate, come in Asia Minore, ricca di foreste, campi di foraggio e armenti, con esportazione di legname e lana.

Ispezionò poi la costa ovest, dalla Cilicia all'Ellesponto, con numerose le città e artigianato fiorente, soprattutto le tessiture.
Ma la cultura orientale non si era trasformata nè ai Greci nè ai Romani, la sua letteratura era fantasiosa, molle, verbosa; la religione una caotica mescolanza tra l'ellenica, l'egizia, giudaica e cristiana, oltre ai culti asiatici di Mitra, di Cibele, di Attis: questi ultimi tre travasati a Roma.
Soprattutto ebbe presa il culto misterico di Mitra che accoglieva in specie i soldati romani, con un percorso iniziatico di sette gradi, un culto che si sovrappose ad Elios, il Dio sole, a sua volta importato dai Greci.
Adriano vi soggiornò parecchi mesi, costruendo e abbellendo: grandi porti, strade, archi, fontane, edifici.

Poi tornò in Grecia, la provincia che amava di più, ma di molto decaduta. Rifece di Corinto la principale città greca, arricchendola di terme, di una magnifica via militare che attraversava l'istmo e di un acquedotto.
Nomea fu dotata di un ippodromo, Mantinea di un superbo tempio a Nettuno. Argo di un pavone d'oro collocato nel tempio di Giunone e rimise in vigore le corse equestri dei giochi Nemei.
Ma ad Atene, che lo nominò cittadino ed arconte, completò il tempio di Giove Olimpico, e sul piano dell'Ilisso fece costruire un grande quartiere, con un arco trionfale con la scritta: «Questa è Atene, l'antica città di Teseo» e dall'altro lato: «Questa è la città di Adriano». Vi fece erigere il tempio della Fortuna con portici e biblioteca, un ginnasio sorretto da cento colonne e il tempio Panthellenion per le feste nazionali dei Greci. Fondò poi una nuova città Tracia che si chiamò Adrianopoli.

Tornò a Roma nel 126, fino al 128. In questi due anni abbellì Roma:
  • Fece ricostruire l'antico tempio eretto inizialmente da Agrippa successivamente distrutto, poi divenuto l'odierno Pantheon.
  • Costruì il tempio di Venere presso il Colosseo.
  • Arricchì di splendidi edifici il Foro Traiano.
  • Fece edificare sull'altra sponda del Tevere il suo Mausoleo, la Mole Adriana, rivestita di marmo pario e coronata di statue, l'odierno Castel S. Angelo.
  • Sul Campidoglio fondò l'Ateneo per insegnare filosofia, retorica e giurisprudenza.


VILLA ADRIANA

Presso Tivoli edificò una villa grandiosa, la Villa Adriana, una villa più grande di tutta Pompei, a 17 km. da Roma, dentro la quale fece riprodurre le meraviglie del mondo antico, come:
- Le Terme, con le grandi e le piccole Terme.
- Il Pecìle, ricostruzione della "stoà poikìle" (portico dipinto) il centro politico e culturale di Atene.
- Il Teatro marittimo, innalzato su un laghetto formato da un canale, con un isolotto al centro di 45 m. di diametro accessibile con un ponte movibile. Si dice che Adriano, stanco della corte si rifugiasse sovente in questo isolotto alzando il ponte.

Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999 patrimonio dell'umanità, con questa motivazione:
« Villa Adriana è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell'antico mondo mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono la Villa Adriana ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell'architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco. Essa ha, inoltre, profondamente influenzato un gran numero di architetti e disegnatori del XIX e del XX secolo.»





IL NUOVO VIAGGIO

Nel 128 Adriano si rimise in viaggio: Mauritania, Grecia e Asia. In Siria giunse a Palmira, la città del deserto, che dotò di importanti edifici ed elevò al grado di colonia, poi scese nella provincia d'Arabia fino a Petra che in onore dell'imperatore prese il suo nome. Lì fece costruire strade che l'allacciarono con Siria, Palestina ed Egitto.
In Egitto poi fece costruire il villaggio di Antinoopoli, con un magnifico tempio e un nuovo culto in onore di Antinoo, l'amante perduto.

Nel 131 Adriano fece ritorno a Roma, dove consacrò il tempio di Venere e Roma e fece approvare dal Senato l'Editto Perpetuo, base di ogni sistema legislativo moderno, soprattutto inglese.
Nel 132 tornò in Palestina per una nuova insurrezione, per cui istituì a Gerusalemme una colonia militare,la Elia Capitolina, e ricostruì la città distrutta in stile greco-romano con templi pagani; sul tempio di Jehova pose un tempio a Giove Capitolino.

Questa costruzione offese molto gli Ebrei facendo scoppiare di nuovo la rivolta in tutta la Giudea. Il gran rabbino Akiba mise alla testa della rivolta Bar Kokeba, considerato il Messia. Il legato Tìneo Rufo tentò di domare la rivolta, ma venne sconfitto, e così altri due generali romani.
Adriano allora corse in Palestina e mise a capo dell'esercito il più valoroso generale del tempo, Sesto Giulio Severo. Si dovette combattere fino al 136 per domare la rivolta. Questa guerra costò perdite enormi ai ribelli: 50 fortezze furono espugnate e 985 paesi distrutti; oltre 500.000 combattenti vennero uccisi; i superstiti vennero venduti come schiavi e i capi della ribellione, specie i rabbini, furono uccisi. Gli Ebrei non ebbero più nè patria nè la loro città santa.



MORTE DI ADRIANO

Nel 135 Adriano fece l'ultimo ritorno a Roma. Per la successione scelse Cejonio Commodo Vero, di costumi corrotti e malaticcio, malvisto da tutti. Quattrocento milioni dì sesterzi, spesi in donativi ai soldati e al popolo, gli costò quell'inutile adozione perchè Cejonio fu mandato in Pannonia a comandarvi le legioni e vi morì nel 138.
La morte di Cejonio venne accolta con gioia specialmente dai Senatori. Dopo vari pretendenti Adriano adottò Tito Aurelio Fulvio Antonino nel 138 che divenne Tito Elio Antonino con la potestà tribunizia e l'impero preconsolare.
Non avendo questi alcun figlio gli ordinò che adottasse a sua volta il figlio del defunto Cejonio, e Marco Vero, nipote di Antonino, diciassettenne.
Intanto il male di Adriano, l'idropisia, si aggravava. La sofferenza era tale che più volte tentò di suicidarsi.
Mormorò durante l'agonia: "I troppi medici uccisero il principe, non la morte."
Morì finalmente a Baja nel 138. Aveva regnato per venti anni, di cui due terzi passati in viaggio. A lui il mondo deve tante bellezze architettoniche, come Villa Adriana, che a tutt'oggi conserva il suo splendore.


Il Tempio di Adriano a Roma

Costruito in onore dell'imperatore Adriano, considerato un dio, dal suo successore Antonino Pio nel 145 d.c. I suoi resti sono inseriti in un edificio del XVII secolo, oggi in piazza di Pietra.
Su un podio di peperino, alto circa 4 metri, poggiano le 11 colonne corinzie in marmo bianco, appartenenti al lato destro dell'antico edificio, alte circa 15 metri. Al di sopra è conservato anche un tratto dell'architrave, in parte rifatto modernamente.

Il muro della cella, in opera quadrata di peperino, era in origine rivestito di lastre di marmo, come risulta chiaramente dai fori di fissaggio. L'edificio aveva 8 colonne sui lati corti e 15 sui lunghi, preceduto ad est da una scalinata. All'interno si possono vedere i resti della cella, che era priva di abside, coperta da una volta a botte e decorata tutt'intorno da una serie di pilastri, poggianti su zoccoli. In questi erano rappresentate in rilievo le province romane, mentre negli spazi intermedi vi erano i trofei. I rilievi sono esposti oggi nel cortile del Palazzo dei Conservatori. Intorno al tempio era una grande piazza porticata con colonne di giallo antico.


L'Ateneo di Adriano

L’Ateneum di Adriano imperatore, noto dalle fonti storiche, mai trovato. Ecco cosa rappresenta, anzi di cosa fa parte, la scalinata imperiale emersa a piazza Venezia durante gli scavi per la metro C. A 5 m di profondità, proprio di fronte al Vittoriano, è emersa l'ultima straordinaria novità dei ritrovamenti archeologici a Roma: il posto in cui anche a Roma, come ad Atene, si discuteva e si effettuavano rappresentazioni pubbliche.

La scalinata individuata due anni fa ha una consorella, proprio di fronte, appena scoperta e purtroppo nascosta sotto il palazzo delle assicurazioni in cui è stata interrata: in mezzo, un pavimento a marmi policromi che fungeva da cavea. L’esatta riproduzione dell’Ateneum che l’imperatore Adriano aveva fatto erigere ad Atene, accanto alla grande biblioteca eretta nel 132 d.c.,un auditorium per rappresentazioni e dibattiti, per la recitazione di retori e poeti.

Tutto è iniziato col ritrovamento di una prima grande scala, in cemento romano, ricoperta in marmo. Cinque gradoni imponenti, per una larghezza di 15 metri, riemersi due anni fa grazie agli scavi per l’uscita della Metro C a piazza Venezia.

I gradoni scendono verso il palazzo delle Assicurazioni Generali e atterrano davanti a una pavimentazione in granito e marmi gialli. L’impianto è chiuso da entrambi i lati da pilastri in laterizi che sono collassati, probabilmente a causa di un terremoto. I laterizi sono fatti da mattoni «bipedali» romani, cioè quei grandi e spessi quadratoni giallognoli di lato 59 cm Sui pilastri ci sono i segni di un grande incendio, probabilmente quello del 390 d.c.

Adriano era solito dire «a sud dell’Acropoli c’è l’Atene di Teseo, a nord dell’Acropoli c’è l’Atene di Adriano». Ad Atene la Biblioteca di Adriano si trova sul confine del Foro romano, a nord. Costruita dall’Imperatore nel 132 a.c. è l’edificio più grande di Atene. Accanto alla biblioteca l’Ateneum era un luogo molto caro all'imperatore. Lo si conosce dalle descrizioni storiche, il suo gemello romano rappresenta dunque un soccorso inaspettato per la conoscenza archeologica imperiale.





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3 comment:

Anonimo ha detto...

Grande Adriano, un imperatore di cui si parla poco ma che ha fatto tanto per l'impero.

Anonimo ha detto...

Grande grandissimo, ce l'avessimo oggi gente come questa che si prodigava per l'impero, oggi ai nostri politici, di qualsiasi partito siano, non gli importa nulla che crolli tutta Pompei e che l'Italia vada a rotoli, pensano solo a riempirsi le tasche.

Kurt Kristensen on 25 agosto 2016 01:57 ha detto...

Laprima immagine è una mia creazione, Kurt Kristensen
http://kurtkristensen.eu/

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