DOUGGA - THUGGA (Tunisia)




Nella mappa si osservano, attorno al foro, a est, da nord a sud, il Tempio di Mercurio e il Tempio della Pietas d'Augusto, il "Quadrato della Rosa dei Venti " e il mercato; a ovest, la piazza occidentale con il Campidoglio e immediatamente a sinistra del Campidoglio, le sostruzioni del Tempio di Massinissa; in grigio, il profilo del forte bizantino.

Tra i monumenti più famosi del sito ci sono il Campidoglio, il teatro, i templi di Saturno e di Giunone Celeste (Caelestis), il tempio di Mercurio e la piazza dei Venti, il Foro e la villa del Trifolium.
Dougga è uno dei siti architettonici più rappresentativi in ​​Tunisia e meglio conservati dell Nord Africa. Grazie al suo interesse storico, questa città romana del I secolo a.c. è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1997.

Situato a poco più di un'ora dalla capitale, quella antica si differenzia dal resto delle città romane, dal momento che la sua disposizione non è geometrica, ma troviamo strade, che assomigliano a una medina. Ciò è dovuto alla coesistenza tra Romani e Numidi per più di due secoli.
Il sito, che si trova nel mezzo della campagna, è stato protetto dall'invasione dell'urbanizzazione moderna, al contrario, ad esempio, di Cartagine, che è stata saccheggiata e ricostruita in numerose occasioni.

PLANIMETRIA DELLA ZONA CENTRALE DELLA CITTA'
Prima di essere una città romana fu una fortezza numida che godeva di grande prosperità attraverso Masinissa, il suo sovrano, che si alleò con i Romani piuttosto che con i Carthigiani, e la città, con i suoi probabili 10.000 abitanti, se ne avvantaggiò grandemente perchè godette il favore di Roma.
La Tunisia, in qualità di provincia dell'impero romano, era chiamata Africa proconsolare. Dougga insiste su un terreno di circa 70 ettari dove troviamo un notevole numero di monumenti in ottime condizioni, un esempio della prosperità e del buon gusto in passato. Grazie ai resti che sono rimasti fino ad oggi possiamo vedere le varie civiltà che si sono susseguite su queste terre, come il punico, il numidio, il romano e il bizantino.

Passeggiando per le sue strade incontriamo il magnifico teatro, i bagni, i bagni pubblici, l'anfiteatro, un mausoleo libico-berbero e diversi templi. Per la costruzione di questa città, i romani presero in considerazione, l'esistenza di acqua e di cave, da cui ottennero il materiale per la costruzione degli edifici . Thugga, come si chiamava in passato, era una piccola città, ma con una quantità incredibile di templi.



LA STORIA

I Romani, una volta conquistata la regione, concessero a Dougga lo status di città indigena (civitas), per poi annetterla all'epoca di Augusto, al territorio di Cartagine, divenuta colonia romana, e accanto a Dougga crebbe poi un pagus di coloni romani.

Dougga era abitata dai pregrini (abitanti delle provincie dell'Impero senza cittadinanza romana) e il pagus con i suoi cittadini romani, entrambi con istituzioni civiche romane - magistrati e un consiglio di decurioni per la città, un consiglio locale della fine del I secolo d.c., e gli amministratori locali per il pagus, subordinati alla colonia di Cartagine.

Cl tempo, la romanizzazione avvicinò le due comunità. Sotto Marco Aurelio, la città divenne di diritto romano, per cui i magistrati ricevettero la cittadinanza romana e i diritti degli abitanti della città furono simili a quelli dei romani. Il pagus a sua volta si sganciò sempre più da Cartagine.

IL DIO NETTUNO
Nel 205 dc, durante il regno di Settimio Severo (145-211), le due comunità si unirono in un unico municipio, col nome di Municipium Septimium Aurelium Liberum Thugga sostenuto spesso dall'evergetismo delle sue grandi e ricche famiglie, creando grandi e sontuosi edifici pubblici a loro spese. Dougga ottenne poi lo status di colonia romana con il titolo Colonia Licinia Septimia Aurelia Alexandriana Thuggensis

I monumenti di Dougga attestano la sua prosperità nel periodo dal regno di Diocleziano (244-311) a quello di Teodosio I (347-395), poi il cristianesimo del IV secolo d.c. la fece cadere in una profonda depressione cancellando divertimenti, arti e bellezza, minando commerci e traffici con conseguente caduta della ricchezza.

Cadde anche l'evergetismo, perchè gli unici edifici ammessi dai cristiani erano le chiese che vennero disseminate ovunque. Mentre nella religione pagana gli Dei andavano onorati in date prestabilite, e per giunta nessuno era obbligato a partecipare, nel cristianesimo si doveva partecipare a tutte le riunioni dei vescovi, e dal IV secolo si doveva andare a messa ogni domenica, pena l'additamento al popolo, l'accusa di essere pagano con conseguente perdita dei beni e pure la condanna a morte.

IL FORO

IL FORO

In origine questo foro doveva essere una bellezza, perchè era ornato da ben 35 colonne in marmo rosso/arancio di Chemtou con capitelli bianchi. Poco di questo è sopravvissuto fino ai nostri tempi.
Le fortificazioni bizantine hanno utilizzato gran parte delle pietre da costruzione del Foro per le sue strutture, il che spiega perché si tratta in gran parte solo di una grande piazza.

La città di Dougga conserva ancora un pavimento con il disegno a spina di pesce. La qualità del lavoro è impressionante, e darebbe punti a molti scalpellini moderni. Le case di Dougga erano di due tipi. Quello Cartaginese aveva un ingresso che conduceva in una corte, poi con l'ingresso laterale nel quartiere residenziale. Quello Romano invece, aveva accesso diretto all'abitazione.

IL CAMPIDOGLIO

IL CAMPIDOGLIO

Scendendo si trova il centro nevralgico del vecchio villaggio, il Campidoglio, un tempio romano dell'anno 163 dedicato ai culti ufficiali in onore di Giove, Giunone e Minerva. All'interno, possiamo vedere le tre nicchie dove erano collocate le statue delle tre divinità romane, con un approssimativo di 6 metri.

Le colonne sono monolitiche, cioè costituite da una singola pietra alta 8 metri con capitelli compositi ionici e corinzi. Nel frontone del tempio vediamo un'aquila scolpita, simbolo dell'imperatore, mentre nel fregio dell'ingresso si trova un'iscrizione dedicata all'imperatore del tempo, Antonino Pio.

Una statua colossale di Giove era posta sul fondo del tempio, edificato a spese di un cittadino di Dougga ( Thugga ), Lucius Marcius Simplex, e di suo figlio Lucius Marcius Simplex Regillianus nel 166 o 167. La sua costruzione è realizzata con la tecnica opus africanum, caratterizzata da pilastri verticali in mattoni alternati ad altri orizzontali, pieno di mattoni più piccoli tra loro, il suo nome deriva dalla provincia romana dell'Africa ed è abbastanza comune in Nord Africa.
 
Il tempio, elevato su alto podio, è preceduto da una piattaforma lastricata dove si riunivano i fedeli per le cerimonie. All'esterno una scala conduce al portico con quattro colonne con capitelli corinzi, poste sulla facciata e altri due su entrambi i lati, dopo di che c'è una stanza di culto di 13 x 14 metri, con tre nicchie sullo sfondo dove furono trovate al centro le sculture di Giove e ai lati quella di Giunone e Minerva. 

Nel frontone c'era un rilievo scultoreo, che rappresentava un uomo con un'aquila, il simbolo dell'impero romano per eccellenza, che qui simboleggiava l'apoteosi dell'imperatore Antonino Pio (138-161).

Il tetto, anche se oggi non c'è traccia, era con travi di legno e coperto di tegole. Come curiosità possiamo dire che i passi dei templi romani erano sempre numeri dispari. Grazie alla successiva fortificazione bizantina, il tempio fu preservato.




PIAZZA DELLA ROSA DEI VENTI

Ai piedi di questo tempio troviamo una costruzione rettangolare che si chiude in un emiciclo, essendo un'estensione per la crescita della città, conosciuta come la Piazza della rosa dei venti, poiché in essa possiamo osservare un cerchio con i 12 venti registrati.
La Piazza dei Venti, o della Rosa dei venti, ha una forma diversa dalle altre piazze romane, con il suo semicerchio che termina su un lato. Le decorazioni sul pavimento sono ciò che ha dato il nome alla piazza: nell'iscrizione fatta a compasso è elencato il nome dei 12 venti. 
Essa serviva come anemoscopio, cioè per comprendere la natura dei venti attraverso le direzioni in cui spiravano. Ciò era utile per l'agricoltura, l'immagazzinaggio e per le previsioni atmosferiche.

TERME LICINIANE

TERME LICINIANE

Le Terme di Licinia sono piuttosto interessanti per avere intatte molte delle sue pareti originali, oltre a un lungo tunnel utilizzato dagli schiavi che lavoravano nei bagni. Inoltre, dai bagni si godono alcune belle viste sulla valle e oltre.
I bagni furono donati alla città dalla famiglia Licinii nel III secolo per evergetismo nei confronti della città e della popolazione. Erano principalmente usati come bagni invernali. Colpisce molto per la sua eleganza il frigidarium con triple arcate alle due estremità e ampie finestre che assicuravano una splendida vista sulla valle.


TERME DEL SUD

Le terme del sud si distinguono un po' dal resto di Dougga, perchè anche se l'opera è grandiosa nelle dimensioni, nell'esecuzione non erano raffinate come le altre terme, e anche per il luogo dove sorgevano, cioè situate vicino alle cisterne. 
È evidente che queste terme erano più destinate al popolino che non agli abbienti, anche se era fornito anche di splendidi mosaici.


I TEMPLI
La religione romana era una religione aperta e tollerante, che permetteva il culto di molte divinità, a condizione che queste fossero viste nel contesto della vasta e comune religione romana. In territorio straniero, la necessità di venerare le divinità locali era rispettata, e così  avvenne anche a Dougga, dove sono sopravvissuti almeno 11 templi.


TEMPIO DI MERCURIO
Vicino a questa piazza vediamo il tempio di Mercurio, Dio dei mercanti, situato vicino a quella che è stata la piazza del mercato, dove ancora oggi vediamo i resti delle bancarelle. Questo monumento si distingue per le sue dieci colonne, tre stanze e le fondamenta di quello che era stato il tempio della Dea Fortuna. 
TEMPIO DI TELLUS

TEMPIO DI TELLUS
Templi come quelli di Mercurio e Tellus erano di dimensioni e decorazioni più piccole rispetto ai templi più grandi del Capitolium e di Mercurio, ma realizzati con un buon materiale da costruzione. Inoltre dovevano esserci un gran numero di templi più piccoli costruiti con materiali più poveri, come il legno o piccole pietre, che non sono sopravvissuti nei secoli.


TEMPIO DI MINERVA
Il Tempio di Minerva è della metà del II secolo d.c. e non si conservato bene, si che oggi ne resta solo l'impianto con poche pietre e alcune colonne.


TEMPIO DI SATURNO
Il Tempio di Saturno era di grande importanza e a tutt'oggi i suoi resti sono molto interessanti. Solo 6 colonne sono ancora in piedi, ma la piattaforma è in gran parte intatta.
Quando fu costruito nel 195, probabilmente si trovava su un più antico santuario dedicato a Baal-Hammon. In epoca romana, Baal-Hammon fu reinterpretato come Saturno.
I panorami, come si può vedere, sono splendidi. La vista deve essere stata di valore anche per i costruttori del tempio, e si suggerisce che questa di Dougga.

TEMPIO DI CAELESTIS


TEMPIO DI CAELESTIS


Il tempio di Caelestis fu eretto all'inizio del II secolo, non molto tempo prima che il cristianesimo cominciasse a prendere piede in Tunisia.
Si entra nel tempio da un'ampia scalinata. Il santuario ha una forma rettangolare che originariamente aveva colonne su tutti i lati. Molti di loro sono ancora in piedi. Intorno al tempio vero e proprio c'era un cortile semicircolare con colonne
Nella città si possono anche vedere bunker, il principale trovato sotto il forum, che furono costruiti dai Romani per rifugiarsi in caso di invasione. Poiché la sua costruzione era veloce, venivano usate pietre dai templi e dagli edifici vicini, motivo per cui attualmente osserviamo iscrizioni su alcune pietre. Dentro c'erano cibo e acqua e gli abitanti potevano resistere fino a diversi mesi in caso di doversi rifugiare lì.

TEATRO DI DOUGGA

IL TEATRO

Il bellissimo teatro, del II secolo a.c.,  è stato restaurato ed è oggi in ottime condizioni. Fu costruito sulla collina, il che facilitò molto la costruzione. Ha un fronte di bellissime colonne corinzie e un palcoscenico coperto di mosaici. Aveva una capacità di 3.500 persone. 

Non è tra i più grandi ma è il meglio conservato dell'Africa romana e consiste in una cavea, 19 gradini su tre piani divisi da gradini, un'orchestra e il palcoscenico. Attualmente è utilizzato ancora come teatro e vari concerti e spettacoli si svolgono durante l'estate. 

Il teatro di Dougga risale al 168 d.c., lo sappiamo perchè fu donato alla città da una delle sue famiglie più ricche. Tra le parti mancanti, c'era un portico in cima e il muro dietro la scena. Questa mancanza ha permesso di però ai visitatori uno splendido panorama sulla valle sotto Dougga.

I RESTI DL MERCATO

IL MERCATO

Il mercato era caratterizzato da bancarelle su entrambi i lati, ognuna delle quali misurava esattamente 2,8 metri per 2,7 metri. Al centro c'era una fontana. Il mercato fu costruito nel I secolo, e convertito in mercato della carne nel II secolo.

Intorno a Dougga ci sono i resti di alcuni mosaici, che non sono stati ancora rimossi ed esposti nel Bardo Musuem (Dougga). Una statua senza testa, che sembrerebbe di un magistrato, si trova lungo la strada che porta al Campidoglio. Molte pietre con iscrizioni giacciono ancora a terra da decifrare e porre nel museo.



LE CISTERNE

Le cisterne di Dougga costituivano un sistema favoloso per fornire a Dougga una costante erogazione d'acqua. Il sistema, che si chiama ora Aïn Mizeb, era costituito da sette camere a volta, ognuna lunga 35 metri, costruite in modo da essere assolutamente impermeabili. Ogni camera era separata dalle altre, in modo che gli eventuali problemi di una di esse non portassero all'interruzione dell'erogazione dell'acqua. 

L'acqua veniva fornita dall'acquedotto ma in estate l'acqua non veniva trasportata, se non in minima parte. Pertanto le cisterne supplivano per la stagione più calda, sia accumulando quella degli acquedotti, sia per raccogliere la rara acqua piovana. Ciò permetteva non solo l'uso umano ma pure l'irrigazione di giardini e campi.

ARCO DI ALESSANDRO SEVERO


L'ARCO DI ALESSANDRO SEVERO

L'arco di Alessandro Severo (208-235) era dedicato al pio imperatore il cui motto preferito era: «Quod tibi fieri non vis, alteri ne feceris», cioè «Non fare agli altri quel che non vuoi sia fatto a te». Come Antonino Pio, di carattere fu mite e buono, e anche quando giudicò su colpe gravissime, non comminò la pena di morte. Non fu però un buon generale e per questo le sue truppe lo uccisero a soli 28 anni.

L'arco era a un solo fornice, e molte delle sue pietre giacciono ancora a terra. Dougga ha due archi trionfali, di cui quello di Alessandro Severo è in ottime condizioni e risale a circa 225 anni fa.
Di quasi 20 anni più vecchio è l'arco trionfale di Settimio Severo, un imperatore di origine libica, l'arco celebrava che Dougga era stato reso dai romani un municipum. Oggi è purtroppo in uno stato rovinoso.

VILLA DEL TRIFOLIUM

VILLA DEL TRIFOLIUM

La villa Trifolium, che prende il nome da una stanza a forma di trifoglio che fu senza dubbio utilizzata come triclinio, è la più grande casa privata finora scavata a Dougga. La casa aveva due piani, ma non è rimasto quasi nulla del piano superiore. 
Questa residenza, risalente al II o III secolo d.c., si trova a valle dei quartieri che circondano il Foro e i principali monumenti pubblici della città, in un'area dove le strade sono tortuose secondo l'antico uso orientale. 
Qui i romani non hanno potuto impiantare il solito metodo di sistema ortogonale delle vie, nei cui spazi venivano ricavate le insule, perchè hanno dovuto adattarsi all'abitato preesistente, di tipo libico punico che per qualche motivo non si sono sentiti di abbattere. 
Evidentemente la colonia romana non era abbastanza vasta da giustificare la ricostruzione totale della città, ma forse c'era anche il fatto che le stradine molto strette riparavano meglio dal sole cocente e dal vento sabbioso proveniente dalla zona desertica.
La casa, posta a sud della città, e a metà della collina, è particolarmente interessante per il modo in cui è costruita per allinearsi con la conformazione del terreno; l'ingresso degrada verso il cortile attorno al quale sono stati disposti i vari ambienti.



APOTROPAICO O BORDELLO?

Per molto tempo le autorità locali hanno fatto finta che questa struttura non fosse affatto lì, o non avesse proprio quello scopo, ma con i tempi moderni il bordello di Dougga è diventato una delle parti di Dougga che incuriosisce la maggior parte dei visitatori.


È affascinante vedere un bordello costruito così pragmaticamente e senza mezzi termini per servire la sua funzione: una sala aperta per le scelte e le contrattazioni e le stanze immediatamente disponibili per i servizi sessuali.

L'edificio stesso ha una strada che porta diritto ad esso, permettendo forse alle donne di intrattenere i clienti incerti fuori dell'entrata.
Il segno fuori della porta allude a simboli sessuali, a Roma usava porre i falli per le strade con scopo apotropaico, infatti i negozianti prima di aprire le taberne gli davano un'allisciata perchè portava fortuna, o almeno allontanava le disgrazie, ma qui sopra al fallo vi sono due seni che nulla hanno a che vedere.
E' come se avessero abbinato il senso apotropaico del fallo con un altro simbolo sessuale per far capire che in quel locale c'era altro, insomma non solo apotropaico ma bordello.


LE NECROPOLI ROMANE

Le diverse necropoli segnano le zone di insediamento a Dougga. Ci sono cinque aree che sono state identificate come necropoli: la prima a nord-est, attorno al Tempio di Saturno e la Victoria Church, la seconda a nord-ovest, una zona che comprende anche i dolmen sul sito, la terza a ovest, tra le cisterne Aïn Mizeb e Aïn El Hammam e al nord del Tempio di Giunone Celestis, il quarto e il quinto a sud e sud-est, uno intorno al mausoleo e l'altro intorno all'arco trionfale di Settimio Severo.

Queste necropoli sono quasi tutte ancora da scavare, come d'altronde la maggior parte del sito di Dougga. Oltre alla villa romana del Trifolio per esempio sono emerse altre ville con splendidi mosaici, ma prima di scavare forse si devono riassettare le numerosissime pietre che giacciono ovunque in ordine sparso e che andrebbero ricollocate al loro posto con un attento e paziente lavoro di ricostruzione archeologica.





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