LA RINASCITA DEL PAGANESIMO



GIULIANO
«Restauriamo, quindi, i riti e i culti , che così lungamente protessero il nostro Stato. Possiamo certo noverare prìncipi seguaci dell’una e dell’altra fede: d’essi, i primi han professato la religione dei padri, altri, più vicini a noi, pur non professandola, non l’hanno soppressa. Ora, se non serve a voi d’esempio la religione dei primi, vogliate almeno ispirarvi alla tolleranza di quegli altri.»
(Quinto Aurelio Simmaco, 384)

Con l'espressione rinascita pagana nell'Occidente tardo-antico si indica quel fenomeno religioso e politico della tarda antichità imperiale, che emerse fra il IV e V secolo ma che fu solo una parentesi temporanea, all'interno di un progressivo e forzato declino dei culti della religione greca e romana, con il cristianesimo che diveniva religione di stato obbligatoria per tutti, pena la perdita delle cariche pubbliche, l'esilio, la confisca dei beni e la morte.



LA PERSECUZIONE DEI PAGANI

I decreti teodosiani furono una serie di decreti emessi da Teodosio I (391 - 392) per perseguitare i pagani, come attuazione dell'Editto di Tessalonica, (di Teodosio, Graziano e Valentiniano II nel 380), con cui si dichiarava il cristianesimo religione di Stato unica e sola dell'Impero Romano.

Contro i pagani

«L'Augusto Imperatore (Teodosio) ad Albino, prefetto del pretorio.
- Nessuno violi la propria purezza con riti sacrificali,
- nessuno immoli vittime innocenti,
- nessuno si avvicini ai santuari,
- nessuno entri nei templi e volga lo sguardo alle statue scolpite da mano mortale perché non si renda meritevole di sanzioni divine ed umane.
- Questo decreto moderi anche i giudici, in modo che, se qualcuno dedito a un rito profano entra nel tempio di qualche località, mentre è in viaggio o nella sua stessa città, con l'intenzione di pregare, venga questi costretto a pagare immediatamente 15 libbre d'oro ( una libbra equivaleva a 327,168 g per cui la multa era di 4,907,520, quasi 5 kg d'oro) e tale pena non venga estinta se non si trova innanzi a un giudice e consegna tale somma subito con pubblica attestazione. Vigilino sull'esecuzione di tale norma, con egual esito, i sei governatori consolari, i quattro presidi e i loro subalterni. Il che significava che se non si era in grado di pagare si veniva venduti come schiavi.

Milano, in data VI calende di marzo sotto il consolato di Taziano e Simmaco.»
APOTEOSI DI QUINTO AURELIO SIMMACO
Contro i lapsi 

(i cristiani che accettarono per paura della propria vita il paganesimo e che vogliono tornare cristiani)

«Gli augusti imperatori Valentiniano, Teodosio e Arcadio a Flaviano, prefetto del pretorio.

Coloro che hanno tradito la santa fede e hanno profanato il santo battesimo, siano banditi dalla comune società: dalla testimonianza siano esentati, e come già abbiamo sancito non abbiano parte nei testamenti, non ereditino nulla, da nessuno siano indicati come eredi. Coloro ai quali era stato comandato di andarsene lontano ed essere esiliati per lungo tempo, se non sono stati visti versare un compenso maggiore tra gli uomini, anche dell'intercessione degli uomini siano privati.

Se casomai nello stato precedente ritornano, non sia cancellata la vergogna dei costumi con la penitenza, né sia riservata loro alcuna particolare protezione di difesa o di riparo, poiché certamente coloro i quali contaminarono la fede, con la quale Dio hanno riconosciuto, e orgogliosamente trasformarono i divini misteri in cose profane, non possono conservare le cose che sono immaginarie e a proprio comodo. Ai lapsi ed anche ai girovaghi, certamente perduti, in quanto profanatori del santo battesimo, non si viene in soccorso con alcun rimedio di penitenza, alla quale si ricorre ed è solita giovare negli altri peccati.

A Concordia, in data V idi di maggio sotto il consolato di Taziano e Simmaco»


La pena di morte
«Gli augusti imperatori Teodosio, Arcadio e Onorio a Rufino prefetto del pretorio.

Nessuno,  sia di nascita nobile sia di condizione umile, in alcun luogo, in nessuna città scolpisca simulacri mancanti di sensazioni o offra vittima innocente o bruci segretamente un sacrificio ai lari, ai geni, ai penati, accenda fuochi, offra incensi, apponga corone. Poiché se si ascolterà che qualcuno avrà immolato una vittima o consultato viscere, sia accusato di reato di (lesa) maestà e accolga la sentenza competente (la morte). È sufficiente infatti per l'accusa di crimine il volere contrastare la stessa legge, perseguire le azioni illecite, manifestare le cose occulte, tentare di fare le cose interdette, cercare una salvezza diversa, promettere una speranza diversa.

Se qualcuno poi ha venerato opere mortali e simulacri mondani con incenso e, ridicolo esempio, teme anche coloro che essi rappresentano, o ha incoronato alberi con fasce, o eretto altari con zolle scavate alle vane immagini: ha tentato una ingiuria alla piena religione, è reo di violata religione, sia multato nelle cose di casa o nel possesso, essendosi reso servo della superstizione pagana. Tutti i luoghi poi nei quali siano stati offerti sacrifici d'incenso, siano associati al nostro fisco. Se poi in templi e luoghi di culto pubblici o in edifici rurali qualcuno cerca di sacrificare ai geni, se il padrone di casa non ne è a conoscenza, 25 libbre di oro di multa si propone di infliggere (al sacrificante), è bene poi essere indulgenti verso lui (il padrone) e la pena trattenere.

Poiché poi vogliamo custodire l'integrità di giudici e ufficiali delle varie città, siano subito denunciati se sono creduti nascondenti favori o negligenze. Coloro poi che assolvono (gli accusati di idolatria) con finzione, saranno multati di 30 libbre di oro, sottostando anche agli obblighi che derivano da un loro simile comportamento dannoso.

Costantinopoli, in data VI idi di novembre, sotto il consolato di Arcadio e Rufino.»
IL CONVITO DI GIULIANO
IL RITORNO AL PAGANESIMO

Le cause della rinascita sono da ricercare nel senso di giustizia e di liberalità che provenivano dai culti pagani che non obbligavano alla vita cupa della eterna preghiera e penitenza cui incitava la chiesa romana, ma pure al bisogno di difendere la patria, ormai dimenticata dai cristiani che miravano solo ad assicurarsi il paradiso. Ormai i romani non combattevano più assoldando per lo scopo i mercenari, soprattutto germani che si trovarono a combattere contro la stessa terra natia e certamente non di buon animo. 

C'era poi la lotta per la supremazia religiosa e politica, visto che il potere religioso era legato a quello imperiale e che appartenere all'alto clero era più remunerativo che combattere in battaglia come generale. Le principali famiglie patrizie di roma cercarono disperatamente di assicurare nelle proprie famiglie vescovi, cardinali e papi portatori di grandi beni terreni.

Tra i seguaci del paganesimo vi furono esponenti politici di rango senatorio, come :

- Vettio Agorio Pretestato, uno degli ultimi esponenti di rilievo della religione romana, che cercò di proteggere e custodire dall'avanzata del Cristianesimo; fu sacerdote e iniziato di molti culti, oltre che studioso di letteratura e filosofia.
- Gaio Ceionio Rufio Volusiano, detto Lampadio, malgrado di famiglia pagana, è probabile fosse invece cristiano, per lo meno durante il regno di Costantino I, i cui funzionari erano scelti prevalentemente tra i cristiani.
- Quinto Aurelio Simmaco, il più importante oratore in lingua latina della sua epoca, paragonato dai contemporanei a Cicerone; la sua famosa relazione sulla controversia riguardante l'altare della Vittoria fu però fallimentare, e insieme alla sua opposizione all'imperatore cristiano Teodosio I lo obbligarono ad allontanarsi dalla vita politica.
- Nicomaco Flaviano, che servì sotto l'imperatore Teodosio I, l'usurpatore Eugenio, l'imperatore Onorio e l'imperatore Valentiniano III, ricoprendo, tra le altre, le cariche di praefectus urbi di Roma (tre volte tra il 392 e il 408) e di prefetto del pretorio d'Italia (431).

Si dice che durante il governo di Simmaco e Nicomaco Flaviano si aggiunsero nuove festività pagane al calendario Romano, come la celebrazione della nascita di divinità quali Quirino, Castore e Polluce. Strana critica dato che i cristiani inventarono da capo il loro calendario mettendoci in buona parte gente mai esistita, tanto è vero che giovanni Paolo II ne fece un'epurazione notevole. Per non parlare della festività della nascita di Cristo che venne sovrapposta a quella del Sole invitto.

Anche dopo gli editti di Teodosio, che resero il cristianesimo l'unica "religio licita", sopravvissero nell'impero (soprattutto in Occidente, dopo il 395) sentimenti pagani e segreti riti pagani soprattutto nelle campagne.
Il miracolo del restauro dei culti pagani avvenne sotto l’imperatore Flavio Claudio Giuliano, dal 361 al 363, che fu tollerante verso qualsiasi religione, cristiana compresa, togliendo però al clero cristiano gli immensi guadagni assicuratigli dalle leggi di Teodosio.

Nei decenni successivi fino ai primi anni del V secolo, sotto i regni di Gioviano, Valente e Valentiniano, ai sacerdoti pagani venne tolta qualsiasi indennità di mantenimento che venne ridata in pieno al cristianesimo, senza però le persecuzioni di prima.


LA CONDIZIONE FEMMINILE

Le donne romane soprattutto persero quell'autonomia e quella libertà, anche se relative, che l'impero aveva loro accordato, perdendo la possibilità non solo del sacerdozio cristiano (per quanto asseriva l'uguaglianza tra gli uomini, non asseriva quella tra uomini e donne), si che era loro proibito perfino di parlare nelle assemblee cristiane.
Già nell'antica Grecia gli uomini vietavano alle donne di parlare nelle assemblee pubbliche e le escludevano da qualsiasi attività politica. 
Aristotele pensava che la libertà delle donne spartane causasse rovina dello stato e negò che le ateniesi fossero schiave o soggette a proprietà, sostenendo che "la natura ha distinto tra la femmina e lo schiavo", ma considerò legittima l'idea della compravendita delle mogli.
Nel Paradiso del Patriarcato D. G. Hunter sostiene che l'Ambrosiaster (pseudo-Ambrogio, in latino Ambrosiaster, autore di un commentario sulle lettere di Paolo di Tarso) propenda per una relazione gerarchica e legittimata dal contesto patriarcale contro l'uguaglianza tra uomo e donna. Tesi diffusa a Roma dal movimento ascetico femminile del IV secolo contro cui si vedeva nella verginitå un viaggio assicurato per il paradiso, se poi supportato dal martirio era la santità.

L'Ambrosiaster reagirebbe proprio contro il pericolo di sganciare ascete e vergini da ogni autoritå maschile e in particolare dal controllo del clero che vuole la donna sotto i piedi dell'uomo.

GIULIANO

GIULIANO IMPERATORE

Fu chiamato l'Apostata dai cristiani, che lo presentarono come un persecutore, ma in realtà fu esattamente il contrario, molto tollerante nei confronti di tutte le religioni, comprese le diverse dottrine cristiane. Scrisse infatti che nel fondo di ogni religione c'è una via iniziatica che porta all'illuminazione, purchè si sappia cogliere. A suo avviso ogni religione riportava all'unità del cosmo.

Scrisse però di avere trovato più la ferocia del cristianesimo che nel paganesimo, tanto più che erano stati proprio i cristiani a sterminargli tutta la sua famiglia. Scrisse molte opere filosofiche, religiose e critiche, soprattutto verso il cristianesimo per la sua intolleranza. Nei suoi scritti infatti rivela la segretezza della sua fede pagana, per timore che se fosse stata svelata ne avrebbe rischiato la vita. Per molto tempo la coltivò infatti in segreto piangendo e soffrendo, come scrisse, visto che suo zio Costantino I e il di lui figlio Costanzo II si erano mostrati favorevoli, seppure non convertiti, al cristianesimo.

Nel suo breve regno Giuliano cercò di ripristinare la libertà di culto e il paganesimo, di ristrutturare tombe e templi, ricostruire altari e statue, riattuare le antiche cerimonie a cui attese personalmente, compresi i sacrifici animali, come faceva il Pontifex Maximus dell'Impero Romano, e cioè l'imperatore.

Obbligò coloro che avevano distrutto una chiesa appartenente ad una setta avversaria a ricostruirla a proprie spese. Vennero restituiti alle autorità cittadine le terre che Stato e Chiesa avevano sottratto, a un indennizzo per il danno subito. I templi pagani vennero riaperti. Furono loro restituite le proprietà confiscate dagli imperatori cristiani.

Giuliano venne molto criticato per avere riammesso il sacrificio di sangue degli animali innocenti, sacrificio abituale di ogni società come quella di oggi. Gli animali uccisi venivano mangiati (tranne rarissime eccezioni) esattamente come si fa oggi solo che non lo si ritiene sacro. Si sacrificano continuamente animali alle mense attuali ma solo se si faceva ritualmente era considerato un crimine.

Il vescovo Porfirio denunciò l’usanza del sacrificio di sangue, riconducendolo a culti demoniaci causa di disastri e di pene per l'animo umano. Tertulliano additò queste credenze come un "tentativo del diavolo di ridicolizzare la chiesa, trasformando le sue cerimonie in riti pagani" Dimenticava che il paganesimo era antecedente al cristianesimo che ne ha copiato feste, riti e preghiere.

Vedi anche: FLAVIUS CLAUDIUS IULIANUS
LA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA

LA FINE DEL PAGANESIMO

Nel 394 presso le sponde del fiume Frigidus, l'esercito pagano dell’usurpatore del trono Flavio Eugenio si scontrò contro l'imperatore romano d’oriente Teodosio I a capo dell'esercito cristiano. Teodosio I, vincitore della battaglia del Frigidus, si fece promotore del Cristianesimo come religione di stato instaurando una feroce repressione nei confronti dei pagani, e così avvenne ad Alessandria d'Egitto con la catastrofica distruzione del tempio di Serapide e della Biblioteca di Alessandria ad opera di fanatici cristiani. 

Il IV Concilio Ecclesiastico di Cartagine del 398 proibì a tutti, inclusi i vescovi cristiani, lo studio dei libri pagani. Praticamente tutta la civiltà è bandita. Porfirius, vescovo di Gaza, demolisce quasi tutti i templi pagani della città. In Occidente e Oriente innumerevoli libri filosofici e scientifici del mondo precristiano vengono dati alle fiamme.

Con un nuovo editto del 13 giugno 399, l'imperatore Flavio Arcadius ordina la distruzione immediata di tutti i templi pagani principalmente nelle zone rurali che in parte si erano salvati. Crolleranno in macerie opere d'arte grandiose che nessuno saprà più edificare.

Ad Alessandria la popolazione cristiana, istigata dal vescovo Cirillo martirizzò, smembrandone da viva il corpo verginale, la famosa Ipazia di Alessandria, capo scuola della saggezza alessandrina, grande matematica, astronoma e filosofa. I pezzi del suo corpo, portati per le vie di Alessandria dai cristiani della città, vennero bruciati insieme ai suoi libri nella piazza chiamata Cynaron. Cirillo fu fatto santo.

Il 30 agosto 415 cominciarono nuove persecuzioni contro tutti i sacerdoti pagani del nord Africa, che finiscono crocifissi o bruciati vivi.

A Costantinopoli venne condannato a morte il governatore Anatolius ed altri pagani, dati in pasto ai leoni. Poichè le belve non li sbranarono, forse già sazie di altre stragi, vennero crocefissi ed i loro
cadaveri furono trascinati per le strade dalle folle cristiane e lasciati insepolti nella polvere.

L'imperatore Giustiniano nel 528 proibì i giochi olimpici sostituiti da quelli di Antiochia, ed ordinò l'esecuzione, tramite il rogo, la crocifissione o lo smembramento mediante artigli di ferro, di tutti coloro che praticavano "la stregoneria, la divinazione, la magia o l’idolatria", proibendo tutti gli insegnamenti dei pagani affermando:
“…è una sofferenza davanti alle insane bestemmie degli ellenici".

Il Medioevo oscuro e barbaro si protrasse fino al Rinascimento, ma le persecuzioni del San'Uffizio terminarono solo con l'Illuminismo.


BIBLIO

- Roberts, E. Walter, Michael Di Maio, "Julian the Apostate (360-363 A.D.)" - De Imperatoribus Romanis - 2002 -
- Giuseppe Ricciotti - L'Imperatore Giuliano l'Apostata - Milano - Mondadori - 1956 -
- Claudio Mutti - Giuliano e gli eroi - su centrostudilaruna.it.
- Claudio Mutti - Unus Deus. Giuliano e il monoteismo solare, su centrostudilaruna.it -
- Claudio Mutti - La paideia secondo Giuliano, su centrostudilaruna.it -
- Claudio Mutti - Giuliano e la Mater Deorum, su centrostudilaruna.it -
- Ilaria baratta - La rinascita del paganesimo antico di Aby Warburg - Nuova Italia - 1996 -


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